L’orrore economicoForrester Viviane
€ 15,00
2010, 186 p., brossura
Ponte alle Grazie (collana Saggi)
Quando venne pubblicato in Francia per la prima volta nel 1996, questo libro-denuncia sembrava soltanto un isolato grido d’allarme e suscitò forti polemiche. Ciononostante, questo non bastò ad arrestare il suo successo e, a distanza di oltre un decennio, di fronte a una crisi economica mondiale e a logiche di globalizzazione che hanno umiliato i lavoratori senza produrre vera ricchezza e benessere, l’analisi di Viviane Forrester si dimostra più attuale che mai. Infatti, continuiamo a vivere immersi in un’illusione magistrale, in un mondo scomparso che ci accaniamo a non voler riconoscere come tale, e che false politiche e politici bugiardi pretendono di perpetuare. I nostri concetti di lavoro, e quindi di disoccupazione, attorno ai quali ruota (o finge di ruotare) la politica, non hanno più sostanza: milioni di vite sono dilaniate, annientate da questo anacronismo. L’estinzione del lavoro viene presentata come una semplice eclisse quando invece l’insieme degli esseri umani è sempre meno necessario al piccolo numero che governa l’economia e detiene il potere. E gli uomini e le donne esclusi dal mondo del lavoro, in numero sempre crescente, vengono umiliati, trattati come falliti, rifiuti di una società della quale, invece, sono il prodotto principe.
Il lavoro che ammalaRossi Giampiero
€ 8,00
2010, 116 p., brossura
Ediesse (Collana Arte & Lavoro)
Eugenio ha respirato veleni per anni, senza che nessuno gli dicesse che quello stanzino era saturo di sostanze pericolose. Poi gli è venuto il morbo di Parkinson e soltanto dopo un lungo processo ha avuto (almeno) giustizia. Giorgio spingeva enormi bobine con la sola forza fisica, senza strumenti, fino a quando la schiena non ha più retto. Grazia continua a sollevare materassi, emarginata soltanto perché ha tentato di tutelare la propria salute dopo che le sue mani si sono arrese a uno sforzo pesantissimo, ripetuto molte volte al giorno, per molti anni. E poi c’è Vittoria, che adesso fa fatica a compiere semplici gesti della sua quotidianità domestica. Ma prima che le sue braccia venissero schiantate dai pesi che muoveva in legatoria era orgogliosa del suo lavoro. Dopo l’hanno cacciata… Certe malattie professionali riportano a tempi che sembrano lontani. Ma per molti lavoratori sono l’ergastolo con cui fare i conti per il resto dei propri giorni, magari con l’aggiunta di oltraggi e umiliazioni, perché quando ti fai male non servi più e allora… Questo libro racconta alcune di queste storie di malattia sul lavoro. E i protagonisti, al di là della rabbia e dell’ansia di giustizia, hanno qualcosa da dire ai tanti altri lavoratori che rischiano ogni giorno la salute.
I crimini delle multinazionali
Werner Klaus; Weiss Hans
€ 12,90
2010, 333 p., ill., brossura
Newton Compton (collana Controcorrente)
Al giorno d’oggi il valore di un marchio, e quindi il potere di una multinazionale, non si misura in termini di qualità del prodotto, ma è sempre più una questione di immagine. Per questo le aziende investono in grandiose campagne pubblicitarie volte a costruire e promuovere una facciata affidabile, che rassicuri il consumatore. Quest’immagine così sapientemente costruita però nasconde una realtà ben diversa: a lavorare “per noi”, di fatto, sono uomini, donne e bambini sfruttati e sottopagati, che vivono in condizioni disumane per garantire alle grandi aziende utili milionari. Nei cosiddetti “Paesi in via di sviluppo”, il lavoro coatto e l’impiego minorile sono all’ordine del giorno; le stesse rassicuranti multinazionali che nei Paesi industrializzati difendono il loro integerrimo codice etico, in Africa, in Asia, in America Latina e nell’Europa dell’est inquinano l’ambiente, corrompono i governi, sfruttano e talvolta addirittura incoraggiano crisi e conflitti armati. In questo libro, Klaus Werner e Hans Weiss mettono a nudo il vero volto delle multinazionali, le loro colpe e le loro vergogne, e indicano una via alternativa a quella globalizzazione incontrollata del commercio e dei flussi finanziari che genera conflitti sociali e terrorismo. Se vogliamo mantenere la nostra qualità di vita, la nostra libertà e le nostre possibilità di crescita personale, dobbiamo globalizzarne i presupposti: stabilire delle regole eque per la convivenza di tutti gli uomini.


























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