Sono passati otto mesi da quando il Governo ha proclamato lo stato di emergenza penitenziaria. Al di là delle vuote promesse e degli sterili annunci del ministro Alfano l’esecutivo si è dimostrato incapace di mettere in campo serie politiche di prevenzione e sicurezza. Le carceri sono al collasso. Pochi giorni fa a Brindisi, un detenuto di nazionalità tunisina si è suicidato, facendo salire a 40 il numero dei detenuti che dall’inizio dell’anno si sono tolti la vita. Il doppio del 2009. Secondo l’Osservatorio permanente sulle morti in carcere il totale dei detenuti morti nel 2010, tra suicidi, malattie e cause “da accertare” arriva a 112. Sovraffollamento e carenze di organico rimangono i nodi irrisolti. I dati forniti dal Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria, aggiornati al 31 luglio, e diffusi dall’associazione “Ristretti Orizzonti” parlano chiaro: I detenuti nei 206 istituti di pena sono 68.121 a fronte di una capienza regolamentare di 44.576 posti. I condannati in via definitiva sono 37.219 a fronte di ben 28.941 persone ancora in attesa di giudizio. Le associazioni “Antigone” e “A buon diritto” denunciano: presenze doppie, quando non triple rispetto al consentito. Proprio per questo motivo l’Italia è stata condannata dalla Corte europea dei diritti dell’uomo. L’allarme è condiviso anche dal sindacato autonomo di polizia penitenziaria (Sap): troppi detenuti, pochi agenti, esigue le strutture carcerarie. In media un agente deve controllare 150 detenuti. Questo spiega perché da gennaio sono stati aggrediti e feriti 121 agenti.Il senatore del Partito Democratico Ignazio Marino presidente della Commissione d’inchiesta sul sistema sanitario nazionale dopo un’ispezione nelle strutture psichiatriche giudiziarie ha presentato una relazione in cui emergono le precarie condizioni igenico-sanitarie, il degrado delle strutture e l’insufficienza dei servizi erogati ai detenuti. La relazione richiama l’attenzione su una situazione drammatica, “ottocentesca”, a cui bisogna aggiunre la cronica mancanza di figure sociali, educatori, psicologi, assistenti. In genere, in molte strutture penitenziarie, si soffre il freddo d’inverno e il caldo d’estate, manca persino l’acqua e le ore d’aria sono ridotte. Anche quest’anno per approfondire la difficilissima situazione delle carceri italiane, i radicali hanno lanciato l’iniziativa bipartisan “Ferragosto in Carcere”. Deputati e amministratori locali visiteranno gli istituti di pena per toccare con mano le condizioni di vivibilità, i problemi di sovraffollamento ed il rapporto fra il personale ed i detenuti.
A chi sbaglia deve essere tolto, temporaneamente o permanentemente a seconda del reato commesso, il diritto alla libertà, ma non il diritto alla dignità.
Italo Di Giacomo


























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