martedì 3 agosto 2010

La Chiesa, Berlusconi e il futuro

A qualche giorno dal divorzio tra Berlusconi e Fini riprendiamo le fila del discorso e ci prepariamo da spettatori interessati ad un primo ostacolo che il governo dovrà affrontare domani. Il voto di sfiducia al sottosegretario alla Giustizia Caliendo, indagato nell’ambito dell’inchiesta sulla cosiddetta P3, ci darà qualche indicazione chiara sul proseguo della legislatura.
Berlusconi afferma che al primo “incidente di percorso” si andrà al voto. Sa molto di dictat mafioso tale proclama. Che arroganza e che ostentazione di sicurezza da parte del premier, il quale afferma pure che dopo la rottura con Fini i sondaggi danno l’indice di gradimento in crescita (oltre il 60%). Che sondaggi avranno mai passato a Berlusconi? Mah! La sensazione è che le elezioni anticipate siano sempre più vicine, anche se la posizione comune trovata fra Udc, finiani, Api e Mpa, dati i numeri, dovrebbe salvare il sottosegretario Caliendo dalla sfiducia. Berlusconi considererà questa astensione come un incidente di percorso? Non credo anche se non gli farà certo piacere. Una cosa è certa: il percorso del governo Berlusconi non è più così lineare e pianeggiante, ma si può parlare di tortuosità e di arrampicata di sesto settimo grado.
Lo stesso organo d’informazione dei Vescovi italiani (Avvenire) ribadisce in un editoriale che quanto sta accadendo all'interno del Popolo della Libertà è “un terremoto politico del quale è difficile per ora valutare appieno le conseguenze, che saranno comunque rilevanti, sul governo e sul sistema dei partiti”.
La chiesa ultimamente di beghe interne ne ha avute e ne ha molte. Ha ben compreso, a partire da chi la guida, che “il male viene dal di dentro” e che i veri nemici sono a volte proprio all’interno stesso della chiesa. Sul cosa fare mi pare non ci sino idee chiarissime.
L’idea chiara i Vescovi ce l’hanno a riguardo dello scenario politico prossimo futuro. L’idea di un governo tecnico, di larghe intese, “di garanzia”, che permetta in qualche modo al paese di superare la possibile empasse. Quel “in qualche modo” inquieta!
E allora meglio chiarire: “Il rischio di paralisi può essere superato solo con un clima di effettivo confronto sul merito delle scelte, in cui l’ascolto reciproco diventi la regola e non l’eccezione”. Frase ancora una volta poco chiara ma subito chiarita in quanto rivolta a chi ha virato verso il divorzio. L’editoriale di Avvenire precisa che la scelta finiana va a “disgregare il progetto di un sistema politico bipartitico, mentre si attenua la concezione del bipolarismo basata sull'autosufficienza, spesso esibita con una certa arroganza verbale poi smentita dai numerosi scivoloni parlamentari della maggioranza”. Dispiaciuti e preoccupati, e pur delusi sembrano essere i Vescovi.
Da parte dei Vescovi si auspica che si maturi, oltre a un governo di garanzia: “Una via virtuosa, che richiede umiltà e responsabilità soprattutto a chi guida l'esecutivo e che appare come unica alternativa alla paralisi di un governo senza maggioranza sicura o ad avventure ribaltoniste altrettanto pericolose”.
I Vescovi sembrano proprio voler dare un colpo al cerchio e una alla botte. Una bastonata a Fini e una a Berlusconi ma con moderazione perché il premier può sempre mandare in campo Panorama e mettere in luce le piaghe della chiesa, soprattutto di quella romana, dimentico che la doppia morale esiste da sempre nella chiesa come pure in lui che, anche oggi ne abbiamo avuto riprova, non disdegna di accompagnarsi ad escort ed è un’abile maestro di doppia verità: dire e smentire di aver detto sullo stesso argomento una cosa e l’esatto suo contrario… mal che vada è stato frainteso.
A pensarci bene sembrava proprio che il “giornale di famiglia” del premier volesse portare la Chiesa a schierarsi con più forza verso il Pdl i suoi ambasciatori a favore della legge-bavaglio. Ma questo forse è troppo o i Vescovi hanno ricevuto un avviso del tipo: occhio a non voltare troppo le spalle a Silvio? Eh mi sa di sì! Lui non accetta tradimenti, rinnegamenti tutto è tranne che un povero Cristo.
Ma all’unto Berlusconi diciamo che i Vescovi han fiutato il cambiamento di vento e di certo son già pronti a cambiare “compagnia”, anche se all’orizzonte l’opposizione non sembra ancora credibile e pronta a governare. Dunque i Vescovi nel frattempo così si esprimono: affidiamoci ad un governo tecnico e mal che vada alla Provvidenza.

Ivano Maddalena

1 commenti:

PopoloVeneto ha detto...

Segnalo l’interessante editoriale di “Famiglia Cristiana”

LA MORALE “FAI DA TE”

Editoriale del numero di Famiglia Cristiana in edicola da domani (giovedì 5 agosto): "Il disastro etico è sotto gli occhi di tutti. Stupisce la mancata indignazione della gente"

La questione morale agita il dibattito politico dal lontano 1981, da quando cioè – undici anni prima di Mani pulite – l’allora segretario del Pci, Enrico Berlinguer, ne parlò per primo. La Seconda Repubblica nacque giurando di non intascar tangenti, di rispettare il bene pubblico, di debellare malaffare e criminalità. Bastano tre cifre, invece, per dirci a che punto siamo arrivati. Nel nostro Paese, in un anno, l’evasione fiscale sottrae all’erario 156 miliardi di euro, le mafie fatturano da 120 a 140 miliardi e la corruzione brucia altri 50 miliardi, se non di più.

Il disastro etico è sotto gli occhi di tutti. Quel che stupisce è la rassegnazione generale. La mancata indignazione della gente comune. Un sintomo da non trascurare. Vuol dire che il male non riguarda solo il ceto politico. Ha tracimato, colpendo l’intera società. Prevale la “morale fai da te”: è bene solo quello che conviene a me, al mio gruppo, ai miei affiliati. Il “bene comune” è uscito di scena, espressione ormai desueta. La stessa verità oggettiva è piegata a criteri di utilità, interessi e convenienza.

Se è vero, come ha detto il presidente del Senato Renato Schifani, che «la legalità è un imperativo categorico per tutti, e in primo luogo per i politici, e nessuno ha l’esclusiva», è altrettanto indubbio che c’è, anche ad alti livelli, un’allergia alla legalità e al rispetto delle norme democratiche che regolano la convivenza civile. Lo sbandierato garantismo, soprattutto a favore dei potenti, è troppo spesso pretesa di impunità totale. Nonostante la gravità delle imputazioni. L’appello alla legittimazione del voto popolare non è lasciapassare all’illegalità. Ci si accanisce, invece, contro chi invoca più rispetto delle regole e degli interessi generali. Una concezione padronale dello Stato ha ridotto ministri e politici in “servitori”. Semplici esecutori dei voleri del capo. Quali che siano. Poco importa che il Paese vada allo sfascio. Non si ammettono repliche al pensiero unico. E guai a chi osa sfidare il “dominus” assoluto.

Che ne sarà del Paese, dopo la rottura avvenuta tra Berlusconi e Fini? La scossa sarà salutare solo se si tornerà a fare “vera” politica. Quella, cioè, che ha a cuore i concreti problemi delle famiglie: dalla disoccupazione giovanile alla crescente povertà. Bisogna avere l’umiltà e la pazienza di ricominciare. Magari con uomini nuovi, di indiscusso prestigio personale e morale. Soprattutto se si aspira alle più alte cariche dello Stato. Giustamente, i vescovi parlano di «emergenza educativa». Preoccupati, tra l’altro, dalla difficoltà di trasmettere alle nuove generazioni valori, comportamenti e stili di vita eticamente fondati.

Contro l’impotenza morale del Paese, il presidente Napolitano ha invocato i «validi anticorpi» di cui ancora dispone la nostra democrazia e la collettività. Famiglia, scuola e, soprattutto, mondo ecclesiale sono i primi a essere chiamati a dare esempi di coerenza e a combattere il male con più forza. Anche di questo si dibatterà a Reggio Calabria, dal 14 al 17 ottobre, nella 46ª edizione delle Settimane sociali dei cattolici italiani. Dei 900 delegati, 200 sono giovani. Una scelta. Un investimento. Un piccolo segnale di speranza.