mercoledì 11 agosto 2010

Vittoria Fiom. La classe operaia va in paradiso

La sentenza del giudice del lavoro sul licenziamento dei tre operai dello stabilimento Fiat Sata di Melfi (Potenza) avvenuto il 13 luglio scorso fa piena giustizia bollando come anti-sindacale il comportamento dell’azienda torinese. Il giudice Emilio Minio, considerando illegittimo il provvedimento dei vertici Fiat, ha ordinato il reintegro immediato di Antonio Lamorte, Giovanni Barozzino (delegati della Fiom) e Marco Pignatelli (iscritto Fiom) vittime di una palese ingiustizia sociale. La Fiat accusava i tre dipendenti di aver sabotato la produzione durante uno sciopero interno, precisamente bloccando un carrello robotizzato che trasportava componenti ad altri operai che stavano lavorando. Nelle motivazioni si legge invece che il carrello non si sarebbe fermato per un intervento deliberato dei tre ma solo per il contatto dei sensori del macchinario con un ostacolo. Tesi confermata dalla stessa Fiat messa alle strette. Per confutare le accuse dell’azienda guidata da Marchionne la Fiom-Cgil aveva citato nel ricorso oltre 40 testimoni presenti in fabbrica durante l’agitazione. La sentenza è stata accolta con entusiasmo dal sindacato. “La condanna della Fiat a Melfi per antisindacalità con il reintegro dei lavoratori ingiustamente licenziati dimostra che l’azienda vuole operare contro leggi e contratti” commenta Giorgio Cremaschi della Fiom Cgil. Di grande vittoria e del fallito tentativo di isolare le tute blu della Cgil parla Maurizio Landini, segretario generale della Fiom. Dal fronte politico si registrano le dichiarazioni di Paolo Ferrero portavoce della Federazione della Sinistra: “Una sentenza che dimostra che il diritto è dalla parte delle lotte e del lavoro contro i soprusi e le intimidazioni. La decisione del magistrato rende dignità e giustizia ai lavoratori e alle loro rivendicazioni. Viene sanzionata l’intenzione di reprimere e intimidire le lotte da parte della Fiat”. Per il candidato alle primarie del centrosinistra Nichi Vendola i licenziamenti sarebbero la conseguenza di una precisa strategia anti-operaia e anti-sindacale adottata ovunque dalla Fiat, non solo a Melfi. Per questo “è fondamentale che tutte le opposizioni si mettano al lavoro per concertare insieme una linea politica con la quale contrastare e battere questa inaudita offensiva”.
La Fiat tace. Non commentano Emma Marcegaglia e il ministro del Welfare Sacconi che avevano giustificato il licenziamento dei tre operai.
In fondo cosa dovrebbero dire? La sentenza li ha sbugiardati e ha sventato, per il momento, l’attacco senza precedenti al mondo del lavoro portato avanti dai poteri forti spalleggiati dal Governo. Proprio per rimettere al centro il lavoro e i diritti, la Fiom-Cgil ha indetto per il prossimo 16 ottobre una grande manifestazione nazionale dei metalmeccanici, aperta a tutte le forze sociali, politiche e all’opinione pubblica.

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