mercoledì 22 dicembre 2010

L'anno in cui ci siamo sentiti presi in giro

Si sta per chiudere l’anno. Anno delle rivelazioni. L’anno in cui ci siamo indignati più del solito. L’anno in cui volevano metterci il bavaglio. L’anno in cui ci hanno dato ad intendere che leggi ad personam, legittimo impedimento, caduta in prescrizionale, non dimissioni, lodi e lodini fossero per il bene di tutti. L’anno in cui, mai come in quest’anno appunto, ci siamo sentiti presi in giro. L’anno in cui la crisi doveva terminare, ma non lo è e non lo sarà tanto presto. L’anno in cui chi ci governa non ha governato, eppure il “fare” è loro prerogativa. Il 14 dicembre non sono andati a casa perché l’opposizione ha perso pezzi che si son lasciati comprare per interesse. Qualcuno di loro ha detto che il governo vedrà il Natale, ma non farà Pasqua. Vedremo. Intanto c’è di che vergognarsi. Si. E molto anche. Tra le ultime rivelazione di WikiLeaks si viene a conoscenza che il governo italiano “frenò le indagini sulla morte di Nicola Calipari”, ucciso nel marzo del 2005 a Bagdad. Chiaro che il governo italiano voleva mettere i rapporti bilaterali con gli USA davanti alla verità. Allora dobbiamo capire se la vicenda Calipari è stata insabbiata dalle stesse persone che poi lo hanno celebrato come un eroe. Mi sa di sì, e credo sia accaduto così per molte altre vicende.
Dobbiamo informarci bene e soprattutto mandare a casa chi tutto fa tranne che il bene del paese. A casa, seduti nella poltrona di casa propria e non in Parlamento.
Mentre scrivo sono in corso le manifestazioni di protesta contro la riforma dell’Università. Purtroppo ci sono scontri a Milano e Palermo. Non va bene. Ma non va bene neppure che Gasparri abbia ventilato in questi giorni la possibilità di: “una vasta e decisa azione preventiva”. Azione preventiva? Preventiva rispetto a cosa? Le forze di polizia e la magistratura - in uno Stato democratico, s’intende - perseguono reati già commessi, non fanno processi alle intenzioni, non agiscono preventivamente. Che i sobillatori, i violenti sappiano infilarsi in tali manifestazioni lo sappiamo ma sobillatori, irresponsabili, mercenari siedono anche in Parlamento.
L’interpretazione possibile delle parole di Gasparri sono la via che conduce fuori dalla democrazia e fa precipitare verso un concreto rischio di fascismo. Gasparri infatti indica anche i criteri con cui identificare i futuri autori di crimini: “Si sa chi c’è dietro la violenza scoppiata a Roma. Tutti i centri sociali i cui nomi sono ben noti città per città”. Chissà se avevano pensato a una bella retata preventiva nei centri sociali. I criteri? Chi ha i capelli lunghi. Chi porta qualcosa di rosso! Chi osa mettere in discussione con più forza l’attuale regime sociale, economico e politico? Ehhh!!!
Quando un regime è alla frutta, e vede attorno a se levarsi al protesta ormai generalizzata di tutte le categorie sociali, spesso diventa più feroce e antidemocratico. Le parole di Gasparri possono cadere nel vuoto. Le forze di polizia - che devono servire la Repubblica e la Costituzione e non il potere di turno - non si prestino a questo pericolosissimo gioco. L’Italia democratica è chiamata a vigilare.
La democrazia è in pericolo.
Due parole prima degli auguri. Il Natale è alle porte e sono sicuro che in tanti non sentiranno l’atmosfera dei Natali passati. Non prendiamoci in giro, il momento è difficile. Tanti giovani disoccupati, una classe politica non all’altezza della situazione. Tanti problemi irrisolti.
Abbiamo bisogno di auguri, ma nel cuore sono sereno... convintissimo che anche questa volta l’Italia riuscirà a vivere in pace e democrazia.
Non è un auspicio, è una certezza: la maggior parte degli italiani sono brava gente, lavoratori e creativi. I valori non li abbiamo dimenticati. Sappiamo quali sono e su di essi fondare la ripresa è ancora possibile. Il fatto è che assistiamo a una lenta erosione che sta limando le strutture portanti del nostro stare assieme (magistratura, scuole, istituzioni, sanità, ecc.). Non so se è voluto, o se sotto ci sia un disegno malefico. Ma non cadremo. Si resisterà, la nostra Costituzione resisterà, le istituzioni reggeranno ancora a patto che vada a casa chi non sta facendo il bene dell’Italia.
Da ultimo permettete un grazie ad Emanuele Bellato. Se Il Popolo Veneto continua è grazie a lui. Da circa un anno collaboriamo. Qualcosa come 70 articoli per Il Popolo Veneto non son mica pochi.
E allora un caro e affettuoso augurio per un Natale sereno anche se non mancano le preoccupazioni.
Auguri sinceri a tutti voi e a chi vi è caro affezionati lettori.

Ivano Maddalena

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