mercoledì 31 marzo 2010

IN POCHE PAROLE UN ALTRO PD

Il centrosinistra ha perso. Punto a capo. Questa è la spietata sentenza delle urne. L’immagine del fallimento ha il volto di Andrea Orlando, responsabile giustizia del Pd, che intervenendo in diretta a “Porta a Porta”, quando i risultati si stavano già delineando, ha pronosticato con spavalda sicurezza la vittoria della Bresso in Piemonte ed il primato del Partito Democratico a livello nazionale, tanto da riaccendere le speranze della pasionaria Rosi Bindi, ospite in studio, e dell’intero popolo di sinistra. La fine è nota e dipinge un panorama differente da quello tratteggiato dal fantasioso ed estroso Orlando.
Se l’Italia non è la Francia e gli italiani non sono i francesi, lo stesso dicasi per i partiti. Il Partito Democratico non è il “Parti Socialiste”, i verdi nostrani non sono “Europe Écologie” e la sinistra radicale non è il “Front de Gauche”. Mentre in Francia per battere Sakozy i progressisti sono riusciti a costruire una coalizione plurale, unitaria e fortemente identitaria, proponendo un modello culturale, politico e sociale opposto a quello della destra, nel Bel Paese i nostri azzeccagarbugli si sono persi in equilibrismi tattici, politiche di palazzo, sempre alla ricerca di un “centro di gravità permanente”. Le elezioni regionali hanno decretato l’ennesimo fallimento di una classe dirigente che non vuole farsi da parte. Compito del Pd, principale partito di opposizione, non è “tenere” ma accrescere i consensi. Per tornare a vincere bisogna rottamare i vecchi dinosauri. E’ antistorico cercare di stringere alleanze con i post-democristiani di Casini, residuati ed orfani della prima Repubblica. E non si tirino in ballo i “grillini” per accusarli delle sconfitte. Ho sentito Enrico Letta dichiarare “in Piemonte abbiamo pagato per le nostre scelte riformiste”. Ma è riformismo (o masochismo) andare contro la volontà, le battaglie e le speranze dei propri elettori? Mettiamo il caso TAV. Se i candidati di entrambi gli schieramenti si dichiarano a favore dell’alta velocità vengono a cadere gli steccati e diventa indifferente votare per l’uno o per l’altro, o meglio ancora restarsene a casa. In Lombardia il centrosinistra è riuscito a candidare alle regionali un “trombato” delle provinciali. In Veneto il pur generoso Bortolussi, proposto da Cacciari e investito dell’ingrato compito dalle locali segreterie (senza primarie), non è stato adeguatamente sostenuto. Il tema del no al nucleare doveva essere al primo posto nel programma elettorale, invece è stato trattato timidamente, anche per le controverse opinioni personali del candidato. Capitolo spinoso, il Sud. Dopo le tante battaglie per la moralità e la legalità, chi ti candida il centrosinistra? In Campania l’indagato Vincenzo De Luca e in Calabria l’ex “mastelliano” Agazio Loiero. Al contrario, dove si presentano persone capaci e perbene come Nichi Vendola, il centrosinistra vince. E poco importa se la Puglia è una regione tradizionalmente conservatrice. Nichi si è imposto con le sue idee e il suo programma: acqua pubblica, sì alle energie rinnovabili e no al nucleare, lavoro e sicurezza. Capitolo a parte il Lazio. Emma si è dimostrata una fuoriclasse ed ha pagato esclusivamente per le ingerenze esterne di chi ancora confonde il potere spirituale con quello temporale, per il danno d’immagine causato dal caso Marrazzo e per una campagna elettorale partita in ritardo a causa delle solite divisioni e lotte intestine di partito. L’incertezza e lo smarrimento erano tali che prima dell’auto-candidatura della Bonino il giornalista Luca Telese su Il Fatto si disse pronto a votare Polverini.
Se la disorganizzazione della sinistra ha contribuito alla sconfitta il resto l’hanno fatto il bavaglio all’informazione e l’occupazione pressoché totale degli spazi televisivi da parte della destra. L’Italia è un paese in declino e pieno di problemi, con un governo inefficiente, ma è proibito farlo sapere agli italiani.

Non sono d’accordo quando si dice che l’anti-berlusconismo non paga. Non paga solo se è un atteggiamento di convenienza, per poi riproporre, una volta al potere, gli stessi comportamenti. Berlusconi non vuole il dialogo, ma lo scontro, tanto è vero che nel rapporto con la Lega, i ruoli si sono invertiti: con i padani nelle vesti dei moderati e i pidiellini in quelli di estremisti, agitatori, sempre pronti allo scontro ed alla rissa verbale.
Non si può archiviare la straordinaria esperienza del Popolo Viola, vorrebbe dire soffocare le migliori energie del nostro domani. Un’ultima considerazione la voglio fare sul nome del nostro blog. Un amico mi ha detto: per le vostre idee e quello che scrivete non mi sembra che rappresentiate il popolo veneto. L’osservazione è legittima. Io gli ho ricordato l’epoca di un glorioso giornale anti-fascista, nato a Padova nel 1921, pubblicato con enormi difficoltà, letto in semi-clandestinità e la cui redazione fu devastata e chiusa dai fascisti nel 1925. Quel giornale si chiamava Il Popolo Veneto. Ma questa è un’altra storia.

Emanuele Bellato

martedì 30 marzo 2010

REGIONANDO

Riflessioni si fanno strada ad elezioni ultimate. Difficile scrivere, ci provo… Riparto a scrivere da dove avevo concluso con il precedente articolo.
L’astensionismo. Sinceramente pensavo peggio, ma è un dato di fatto non trascurabile: affluenza in forte calo in tutt’Italia. L’astensionismo ha colpito soprattutto il voto per le regionali. Il Ministro Maroni, ha detto: “L’affluenza alle urne nelle 9 regioni monitorate dal ministero si è attestata a circa il 64%, l’8% in meno rispetto al 72% del 2005. C’è stata una riduzione maggiore del voto regionale rispetto al voto comunale, segno che il comune è ritenuto dai cittadini un luogo vicino e significativo”. Alla fine, l’affluenza alle urne, è stata del 63,6% in tutte le 13 regioni dove si votava per eleggere i nuovi presidenti e le nuove giunte. L’affluenza alle urne risulta quindi in calo ancora di più se riferita alle politiche del 2008 in cui aveva votato l’80,5%.
Cosa ne ricaviamo? L’astensionismo rispecchia il clima di sfiducia nei confronti dei partiti (non della politica, a mio avviso), sia a destra che a sinistra. Paradossale sentire ieri sera Bossi spiegarlo sottolineando il fatto che, in una bella giornata di sole, dopo un inverno da castigo, gli italiani sono usciti in “gitarella” invece di andare a votare. Di fatto, di fronte alla mancanza di serietà e di programmi emerge chiaro il sentire comune: “Votare non serve a niente! Tanto son tutti uguali”:
Ma in giro si sente e si legge anche questo: “Non ho votato e mai più voterò perchè la nostra è semplicemente tutta una classe politica a dir poco irritante e vergognosa”. Qualcuno ritiene l’astensionismo come: “l’unica forma civile per dissentire da questo orrendo sistema politico e sociale. Viviamo in un paese di oligarchi e predoni della cosa pubblica e privata”. Per qualcuno poi è una scelta ormai costante: “Non sono andato a votare e non ci andrò mai. Mi vergogno di essere considerato italiano: leggi assurde, infinite e incomprensibili, giustizia praticamente inesistente, totale mancanza di senso civico, burocrazia mortificante, ignoranza. L’Italia è lo zimbello d’Europa e del Mondo”, è la conclusione. Io, per la verità, a votare ci sono andato e sempre ci andrò. Un diritto, un dovere. Un dato interessante è la percentuale che hanno preso i partiti minori e i movimenti, in modo particolare al movimento di Beppe Grillo. Ciò, a mio avviso esprime la fisiologica insopprimibile voglia di cambiamento dal basso, attualmente ancora poco significativa ma in continua crescita. In Piemonte a mio avviso ha effettivamente inciso nel risultato finale, anche se si sapeva che la Bresso era una candidata “debole”. Si ventilava in giro questa opinione: “Il mio voto per un programma chiaro e che guardi al futuro”. Qualcuno ha voluto dare un voto di protesta…
Il Pdl, in significativo declino, se non fosse per il suo leader che da molti è ritenuto un dio, avrebbe preso meno ancora, abbia tenuto grazie proprio a Silvio, che si è offerto alla battaglia, nella quale ha contato la sua persona, la sua chiamata alla riscossa, la sua indomita volontà di continuare, ma non hanno contato le cose fatte dal governo, che, a due anni dall’insediamento, gode di una salute inferiore a quella di cui lui parla. Non è, a mio avviso, una vittoria per il Governo… e la storia dirà se ne esce rafforzato. Non credo.
E ora emerge chiara la domanda: il Pdl come riuscirà a gestire il rapporto delicato con la Lega? Bossi dice che fino a quando “gli altri” manterranno la parola, lui la manterrà. Staremo a vedere.
La Lega vince e traina il centrodestra al Nord, mentre cresce in Emilia e Toscana… Bossi cambierà fiume? Dal Po segnerà come confine l’Arno? Battuta, ma la Lega cresce.
In Veneto? Il 61 % di Zaia, è la prova vivente che speranze per altri partiti, oltre alla Lega, non ce ne sono. Da Veneto penso sia un gran male. Secondo me non ha vinto la Lega, ha vinto Luca Zaia; a molti è stato fatto credere che abbia lavorato bene sia come Ministro all’agricoltura che come politico. Mah!

E il PD? Dopo tre segretari, un Congresso di tre mesi, il dover affrontare le regionali, il caso Marrazzo, le primarie vendoliane e lorieane, sia in Puglia, sia in Calabria, è tempo di comprendere di essere meno critici e più propositivi… Il Partito Democratico è in crisi di identità anche se tiene. Evidenzia la mancanza di confronto. Deve (chi?, io spero ancora in Bersani) sapere costruire programmi, idee, proposte, e misurarle con il Paese reale.
Di Pietro? Ha detto che hanno vinto la Lega e il Pdl. Stabile IdV. Ok!
UdC: Senza infamia e senza lode. Casini!
Concludendo. E adesso? Caro Silvio, hai tre anni per le riforme, senza se e senza ma… niente più scuse, a cominciare dal Federalismo fiscale. Io credo ne vedremo delle belle e a dire il vero, non mi interessa il partito del fare e non mi interessa continuare a sentire un’opposizione che non si propone seriamente e che cavalca un anti berlusconismo che non ha pagato e non pagherà. Ci sono le riforme da attuare, su cui confrontarsi. L’opposizione deve capire che, se si batte, non è solo per mandare a casa Berlusconi ma per fare qualcosa di buono per il paese. Quando si tornerà a votare speriamo in una serietà maggiore da parte dei partiti di peso, in programmi chiari e reali. Le politiche (profezia) saranno altra storia! Vedrete. Alla prossima.

Ivano Maddalena

lunedì 29 marzo 2010

ALESSANDRO GASSMAN: PRIMA IN VENETO

Primo spettacolo in Veneto di ROMAN E IL SUO CUCCIOLO, l’ultima fatica di Alessandro Gassman regista ed attore al Teatro Comunale Città di Vicenza il 30, 31 marzo e 1 aprile.

Alessandro Gassman incontra Vicenza il 31 marzo alle ore 17.30 in Teatro.

Arriva a Vicenza, prima tappa della sua tournée veneta, ROMAN E IL SUO CUCCIOLO, ultima fatica di Alessandro Gassman regista ed attore, in programma al Teatro Comunale Città di Vicenza il il 30 e 31 marzo (ore 21) e il 1 aprile (ore 16).
La vicenda si basa sul rapporto irrisolto fra un padre semianalfabeta, spacciatore di droga, nevrotico, e un figlio adolescente, apparentemente schiacciato dall’autorità paterna, che vuole emanciparsi attraverso lo studio ma che nasconde al padre le sue illusorie prospettive di vita e la progressiva dipendenza dall’eroina. Un rapporto difficile di un uomo disposto a tutto pur di far soldi per garantire al figlio un futuro diverso dal suo e di un ragazzo consapevole del fatto che il padre potrà, a suo modo, amarlo ma non riuscirà mai a capirlo.
Gassman non è nuovo alla scelta di temi forti: ieri la pena di morte, oggi la sensibilizzazione del pubblico al problema della droga, un tema di drammatica attualità che si intreccia con la vita di tanti immigrati. E proprio questa voglia di raccontare, di condividere e far riflettere è alla base di ALESSANDRO GASSMAN INCONTRA VICENZA, appuntamento con il pubblico condotto dalla giornalista Giulia Salmaso in programma il 31 marzo alle ore 17.30 presso il Foyer del Teatro dove Alessandro Gassman e tutta la Compagnia saranno a disposizione degli spettatori vicentini per rispondere a domande e curiosità... a ruota libera.

Biglietti disponibili per tutte le date. Informazioni di biglietteria: Biglietteria@tcvi.it - info@tcvi.it Tel 0444-327393 www.tcvi.it Informazioni per l’appuntamento GASSMAN INCONTRA VICENZA cell 380.7978888 , lunedì e martedì (10-18), mercoledì (10-17). Info www.tcvi.it, biglietteria@tcvi.it Tel 0444-324442

IL MISANTROPO di e con Mario Perrotta

Penultimo appuntamento al Teatro Remondini martedì 30 e mercoledì 31 marzo alle ore 21.00, con un classico della drammaturgia: il Misantropo di Moliére, di e con Mario Perrotta. La serata è inserita nella Stagione Teatrale Città di Bassano.

Il noto narratore si cimenta per la prima volta, con grande successo di pubblico e critica, in uno spettacolo corale, che lo vede sia regista che interprete, accanto a un affiatato cast di attori formato da Marco Toloni, Lorenzo Ansaloni, Mario Perrotta, Paola Roscioli, Donatella Allegro, Giovanni Dispenza, Alessandro Mor, Maria Grazia Solano.
“Ci vuole coraggio a fare Molière - dice Perrotta - Ci vuole coraggio a fare Molière facendo Molière. Così com’è, senza cambiargli i connotati. Ci vuole coraggio a tradurlo in versi, oggi, serenamente, senza intromissioni se non profondamente giustificate. Ho tolto tutto il superfluo dal mio Molière, ho lasciato gli attori soli nello spazio, davanti a quei versi alessandrini da mangiare e digerire, per non farli sentire. Li ho lasciati soli con una storia semplice e urgente da raccontare.”

Il protagonista Alceste è un intransigente idealista, che pretende di comportarsi senza ipocrisie e senza piegarsi a compromessi, incapace di conciliare i propri principi etici con le consuetudini sociali. Innamorato di Célimène, una giovane donna un po' civetta ed amante della mondanità, cerca di convincerla a rinunciare al mondo a cui è abituata per amor suo. Alla fine la differenza dei due caratteri e modi di vivere porterà alla fine della relazione ed il deluso Alceste, che nel frattempo ha perso un processo intentatogli, deciderà di espatriare.

“Tutti i rapporti tra i personaggi di questa farsa tragica - spiega Perrotta nelle note di regia - sono schiacciati verso il basso dagli obblighi sociali e da un aleggiante timore della ritorsione (la denuncia, il processo, l’esclusione dalla “corte”), salvo poi deflagrare violentemente nel finale. Alceste diviene così un militante dell’etica, un “resistente” in un mondo talmente lontano dalle sue istanze da condannarlo irrimediabilmente alla sconfitta. E’ sufficiente l’incontro/scontro con l’altro per mettere in crisi i confini della nostra individualità - e questo lo sappiamo bene tutti. Ed è questa lacerazione tra le proprie istanze e quelle dell’altro che ci governa continuamente, nel nostro agire quotidiano e nella nostra evoluzione di razza umana. Eppure tutti vorremmo essere animali sociali, tutti vorremmo vedere il trionfo definitivo della giustizia, dell’equità e della solidarietà. Il vero guaio è che ognuno - ogni individuo - ha un concetto tutto suo di giustizia, di equità e di solidarietà. E siamo di nuovo al muro contro muro: individuo contro individuo.”

Mario Perrotta (Lecce, 1970) è attore, drammaturgo e regista. Nel 1988 si trasferisce a Bologna dove consegue la laurea in Filosofia e nel 1994 fonda insieme ad altri venti giovani artisti la Compagnia del Teatro dell'Argine.
Il progetto Italiani cìncali sull'emigrazione del dopoguerra (finalista Ubu 2004 come migliore drammaturgia e insignito della targa commemorativa della Camera dei Deputati "per l'alto valore civile del testo e per la straordinaria interpretazione"), ha raggiunto le 500 repliche tra Italia ed Europa.
Per Radio 2 Rai realizza la trasmissione in 15 puntate Emigranti Esprèss vincitrice (ex equo con la BBC) del Premio Speciale della Giuria al TRT International Radio Competition di Istanbul. Dal successo radiofonico di Emigranti Esprèss deriva anche la pubblicazione di un libro dall'omonimo titolo per Fandango Libri.
Nel 2008 riceve il Premio Città del Diario e nel 2009 il Premio Hystrio per la drammaturgia.

I singoli biglietti saranno in vendita la sera stessa dello spettacolo a partire dalle ore 20.00 presso la biglietteria del Teatro Remondini.
I biglietti per il prossimo spettacolo LA BISBETICA DOMATA con Natalino Balasso saranno in vendita a partire da giovedì 1 aprile presso l’Ufficio IAT Informazioni e Accoglienza Turistica in largo Corona D’Italia 35 a Bassano tel. 0424 524351. Info anche 0424 217819

Veneto: Parapendio e deltaplani in volo a Borso del Grappa (Treviso)

Nei giorni dal 1 al 5 aprile i cieli di Borso del Grappa (Treviso) e della pedemontana veneta saranno attraversati da centinaia di parapendio e deltaplani impegnati nel Trofeo Montegrappa, gara internazionale ormai assunta a principale evento europeo di volo libero, presenti i migliori piloti al mondo. Lo scorso anno se ne contarono ben 239 in volo, in rappresentanza di 18 nazioni, Argentina e Brasile le più lontane.
Iscrizioni ormai chiuse con oltre 300 richieste pervenute; per ragioni organizzative, solo 260 piloti saranno ammessi al trofeo. Gli esclusi e altri piloti in visita si consoleranno con una gara di precisione in atterraggio, novità dell'edizione 2010.
Dal centro operativo, presso l’atterraggio Garden Relais a Semonzo di Borso del Grappa, con navette ed altri mezzi i piloti raggiungeranno i decolli da dove spiccheranno il volo lungo tragitti di decine di chilometri. In passato condizioni meteo favorevoli hanno permesso di volare fino a località come Caltrano (Vicenza), Feltre (Belluno) e Possagno (Treviso), sfruttando le correnti d'aria ascensionali, unico “motore” a disposizione di deltaplani e parapendio.
La manifestazione, organizzata dalla Aero Club Montegrappa e dal consorzio turistico Vivere il Grappa grazie ad un volontariato che conta decine di addetti, prevede anche un’area espositiva di tutte le migliori aziende di attrezzature per il volo, oltre a stand gastronomici e prodotti tipici locali. Altre attività collaterali saranno a disposizione delle migliaia di visitatori, quali voli in parapendio biposto, arrampicata, nordic walking, escursioni guidate, intrattenimento per bambini e un’area riservata alla costruzione di aquiloni con esperti di questa specialità. Al termine dell’evento il comitato organizzatore premierà il video più bello della manifestazione.

GIOCHI E GIOCATTOLI DELLE DOLOMITI

Invito degli amici trentini. Clicca sull'immagine per ingrandire

THIENE (VI): RASSEGNA MUSICALE

I Classici martedì: ritorna la proposta dell’Istituto Musicale Veneto per chi ama la musica e vuole saperne di più

Sulle tracce della positiva esperienza dello scorso anno, anche per questa Primavera 2010 tornano I Classici Martedì, la rassegna di musica, proposta dall’Istituto Musicale Veneto Città di Thiene, non solo suonata e cantata, ma anche spiegata con un approccio gradevolmente divulgativo, finalizzato a far entrare lo spettatore nel mondo della musica in modo familiare e meno distaccato rispetto a quanto accade normalmente nelle tipiche sale da concerto.
Tutti i martedì a partire dal 13 aprile, con inizio alle 18.30, il pubblico potrà assistere, nell’Aula Magna della Scuola, a cinque concerti di differenti pagine musicali interpretate da concertisti di livello nazionale e a due conferenze sul melodramma, intitolate Viaggio nell’Opera.
L’Istituto Musicale Veneto Città di Thiene è in Via Carlo del Prete, al civico 43. Informazioni anche sul sito internet
www.istitutomusicaleveneto.it

"DE ANDRE' CANTA DE ANDRE'" A VALDAGNO E FELTRE

... Ovvero Fabrizio De Andrè con gli occhi e la voce di Cristiano De Andrè. Doppio appuntamento Veneto per uno dei concerti di maggior successo del 2009 ("Miglior tour dell'anno" - Premio Mei): a grande richiesta Cristiano ha ripreso il suo viaggio per l’Italia nel canzoniere di Fabrizio, con un calendario di concerti nei teatri e nei palazzetti, arricchito di nuovi brani, in un ricordo senza tempo di un padre e di un poeta che ha lasciato la sua impronta indelebile sulla storia della canzone italiana. Appuntamento da non perdere quindi venerdì 16 aprile al Palalido di Valdagno (VI) e domenica 18 aprile al Palaghiaccio di Feltre (BL). Sul sito www.scoppiospettacoli.it maggiori dettagli sul concerto.

domenica 28 marzo 2010

BASSANO: B.MOTION SPRING 2010

Convegni, residenze artistiche, presentazioni aperte al pubblico, formazione, incontri e laboratori. Sono le attività di Bmotion spring, la parte più innovativa di Operaestate Festival Veneto che quest’anno arriva al traguardo della trentesima edizione

Cominciano sin d’ora a Bassano del Grappa le attività per il trentennale di Operaestate Festival Veneto, sempre più dedicato alla sua missione di “incubatore culturale”. Oltre al festival estivo, sono infatti diversi e articolati i progetti che Operaestate promuove e quelli riuniti nel denso programma di B.motin spring, sono tra questi: residenze, formazione degli artisti e del pubblico, laboratori, convegni. Proprio con questi ultimi prende avvio la riflessione che il festival intende fare sulla sua storia e soprattutto sul suo futuro. Partendo dai diversi livelli di network sollecitati, creati o partecipati, da quello locale al transnazionale, da aprile a settembre, tre convegni hanno l’ambizione di ricercare conferme e nuovi traguardi. Si aprono i lavori il 20 aprile con il Convegno transnazionale dal titolo: La formazione delle leadership culturali. Verrà presentato il progetto “Cultural Leadership International” promosso dal British Council, partner di Operaestate Festival in diversi progetti. Una riflessione sulla formazione e sul ruolo della leadership culturale, con la presentazione di innovative esperienze transnazionali nell’ambito delle attività culturali, museali, ambientali, delle nuove tecnologie e community. Ospiti alcuni degli operatori culturali internazionali coinvolti nel programma, oltre ai curatori del British Council. Il 28 maggio seguirà il convegno regionale Dall’esperienza del festival verso il distretto culturale evoluto, protagonisti gli stakeholders del territorio compreso dal festival diffuso, ovvero le “città palcoscenico” del festival: oltre ai responsabili degli enti locali, gli attori della vita economica, culturale e sociale attivi nella pedemontana veneta. Obiettivo sollecitare l’indispensabile trasformazione del ruolo della cultura come stimolo per la creatività e l’innovazione, per la produzione e la diffusione della conoscenza. Il 2 , 3 e 4 settembre infine sarà la volta del convegno nazionale I teatri della contemporaneità. Invitati: artisti, critici e operatori italiani che programmano compagnie giovani e indipendenti, una sorta di stati generali per fare il punto sulla situazione nazionale del teatro contemporaneo. Ma B.motion spring è anche residenze artistiche, una modalità che negli ultimi anni il Festival ha fortemente sviluppato, offrendo a molti giovani artisti un tempo ed un luogo per sviluppare le proprie creazioni. Dal 15 maggio al 19 giugno, 11 tra artisti italiani e stranieri si alterneranno in residenza al CSC Garage Nardini e alcuni saranno impegnati anche in presentazioni al pubblico del lavoro creato. Un’occasione per vedere un progetto artistico in progress e un modo per gli artisti di avere un confronto “in itinere” con il pubblico chiamato anche ad offrire preziosi feedback agli stessi autori.Un’intera giornata, il 17 aprile, sarà dedicata alle Scuole di danza del Veneto impegnate nella danza contemporanea e selezionate con un apposito bando. 10 scuole protagoniste sul palcoscenico del CSC Garage Nardini, in un ‘occasione unica per incontrarsi e iniziare un percorso di scambio e dialogo con il Festival e con gli altri operatori. Altro momento importante quello della serata conclusiva del Premio GDA per la Giovane Danza d’Autore, 3^ edizione, promosso dal festival con Arteven e la Regione del Veneto e che verrà ospitato il 5 giugno al Teatro MoMo di Mestre. Il festival è attivo anche nell’ambito della formazione artistica professionale e fino al 2 aprile è aperta l’iscrizione ai due percorsi formativi attivati e approvati dalla Regione del Veneto. Uno è dedicato all’Attore Performativo e l’altro rivolto alla Danza Contemporanea. Di eccezionale prestigio i decenti coinvolti: per la danza tra gli altri Emio Greco, Yasmin Godder, Carlotta Sagna e Nigel Charnock, per il teatro Luca Scarlini, Teatro Sotterraneo, LIS e Anagoor. Durante Bmotion spring infine, diverse le occasioni per partecipare a incontri e laboratori che coinvolgeranno il territorio, a partire da un originale percorso sulla memoria con il confronto tra bambini ed anziani curato dalla fotografa e performer inglese Lara Platman, e ancora gli studenti dell’Istituto d’Arte di Nove coinvolti in un laboratorio scenografico, fino agli incontri in programma con l’Università di Padova per indagare Operaestate Festival Veneto tra passato e futuro. Maggiori informazioni al sito www.operaestate.it

SCI: TROFEO CRISTINA CASTAGNA

Buona visibilità e anche qualche raggio di sole al terzo Raduno Scialpinistico del Carega - Trofeo Cristina Castagna che quest’anno è stato intitolato alla giovane alpinista veneta scomparsa tragicamente lo scorso anno sul Broad Peak. La manifestazione, organizzata dal CAI Recoaro Terme e dal Centro Servizi Le Guide, ha visto alla partenza 140 atleti, fra loro anche Giampaolo Casarotto e i tre alpinisti tedeschi che condivisero con Cristina la spedizione alla vetta himalaiana. Primo classificato il giovane Davide Pierantoni, davanti a Benedikt Boehm e Alex Salvadori.

Il tempo è stato davvero clemente con gli scialpinisti che si sono ritrovati domenica 21 marzo al Rifugio La Guardia per il 3° Raduno Scialpinistico del Carega. Il trofeo è stato dedicato a Cristina Castagna, l’alpinista veneta che ha perso la vita la scorsa estate mentre scendeva dalla vetta del Broad Peak. Tra i 140 partenti oltre a giovani e promettenti atleti del panorama sci alpinistico locale, anche Giampaolo Casarotto e i tre scialpinisti tedeschi del Dynafit Team, Benedikt Boehm, Sebastian Haag e Thomas Steiner che condivisero con Cristina Castagna la spedizione in Himalaya e che furono testimoni della tragedia. Il sentimento di affetto e stima che legava gli atleti a Cristina è stato il vero motore della manifestazione. Il giovane vicentino Davide Pierantoni dello Sci CAI Schio si è aggiudicato il gradino più alto del podio con un tempo di 1:03’58”. Alle sue spalle l’atleta del Dynafit Team, Benedikt Boehm, distanziato di quasi tre minuti, mentre il terzo posto è andato ad Alex Salvadori dell’Alpin Go Val Rendena che ha tagliato il traguardo dopo 1:07’58” di gara. Gli organizzatori hanno voluto ricordare Cristina montando le tende da spedizione dell’atleta vicentina nei pressi della partenza e all’Hotel Trettenero, dove si sono svolte le premiazioni. Una giornata di festa, sci e montagna per ricordare il sorriso e la vitalità di Cristina. L’evento è stato organizzato dal Centro Servizi Le Guide e dalla Sezione CAI di Recoaro Terme con il pieno sostegno di Salewa, Dynafit e del punto vendita Valli Sport di Schio. Tra i gruppi che hanno collaborato all’organizzazione dell’evento anche i gestori dei rifugi Piccole Dolomiti La Guardia, Campogrosso, Fraccaroli, il Gruppo A.N.A. San Quirico e il Consorzio di promozione turistica “Vicenza è”. (c.s.)

sabato 27 marzo 2010

CONSIGLI LIBRARI N.8

I cavalieri
Aristofane
Curatore: Paduano G.
€ 9,20
2009, 169 p., brossura. Testo greco a fronte
BUR Biblioteca Univ. Rizzoli (collana Classici greci e latini)

Negli anni difficili della guerra del Peloponneso, Atene è governata da un demagogo arrogante e vigliacco, che asseconda i peggiori istinti e la credulità della massa. Liberare il paese da questo individuo è il compito assegnato all'azione comica, che tuttavia può venire realizzato solo applicando un paradosso, che scaturisce da una lettura acuta e amara della realtà: il demagogo, scelto dal popolo con libere elezioni, può essere scalzato solo da chi adoperi le sue stesse armi, e sia dunque peggiore e più spregevole di lui. Proprio questo avviene in una scintillante successione di scontri verbali condotti con la coerenza fantastica che caratterizza Aristofane; ma da questo successo germoglia in modo miracolistico e commovente il sogno di un popolo “ringiovanito” che ritrova di colpo i suoi poteri e soprattutto la sua dignità. Nell’introduzione Guido Paduano illustra i temi della commedia inquadrandola nel contesto storico, e ne offre una nuova e limpida traduzione.

Controcanto
Revelli Marco
€ 13,60
2010, 269 p., brossura
Chiarelettere (collana Reverse)

Questo “disagio dell’inciviltà” ci opprime. La svolta c’è già stata: le torture a Bolzaneto, le leggi contro i vagabondi, la caccia ai Rom, la segregazione degli immigrati, i “pacchetti sicurezza” e la scelta a favore della guerra, la violenza contro i diversi e gli Altri. La "pedagogia del disumano" sembra essere oggi l'unica politica possibile. I diritti conquistati nel Novecento - uguaglianza, lavoro, libertà, cittadinanza - non sono più acquisiti in forma universale ma se mai concessi in modo selettivo. Il “Controcanto” di Revelli racconta la mutazione di questi anni, ponendosi dalla parte "sbagliata", di chi non ha nessuna garanzia e rappresentanza ed è escluso dal grande gioco della democrazia mediatica, plebiscitaria e disciplinare, dove è assente qualsiasi responsabilità civile e politica. Allora è necessario spezzare questa "rappresentazione" con un gesto estremo di secessione estetica ed etica, prima che politica. Un “controcanto” appunto, con un nuovo coro.

Il valore delle cose e le illusioni del capitalismo
Patel Raj
€ 16,50
2010, 236 p., brossura
Feltrinelli (collana Serie bianca)

Ogni volta che comperiamo una banana il 45 per cento di ciò che paghiamo va al rivenditore, il 18 per cento all’importatore, il 19 per cento viene assorbito dai costi di trasporto, mentre alla compagnia che controlla la piantagione spetta circa il 15 per cento. Al contadino, a colui che ha lavorato la terra e si è impegnato concretamente per far crescere il frutto, resta meno del 3 per cento: una miseria. Evidentemente c’è qualcosa che non va in un modello così iniquo di distribuzione, che non riguarda peraltro solo i beni alimentari. Il prezzo da noi pagato per ogni cosa, dal cibo ai beni di consumo, è sistematicamente distorto. Il mercato non riesce a valutare con equità il valore del lavoro, i bisogni delle persone, le necessità delle generazioni future. E quando i prezzi sono ancorati al nulla anziché ai valori reali siamo di fronte a un baratro. Oggi che il liberismo è saltato fragorosamente per aria anche a causa dei prezzi gonfiati delle case, è più che mai necessario tornare alla radice dei problemi. È l’obiettivo ambizioso del nuovo libro di Raj Patel: un’indagine stringente che rovescia i dogmi dell’economia liberista e fornisce gli strumenti per riflettere in modo nuovo sul mondo, sul valore delle cose, sul senso di ciò che facciamo.

venerdì 26 marzo 2010

VENETO: UN VOTO CONTRO IL NUCLEARE

Alle elezioni regionali del 28-29 marzo 2010 Il Popolo Veneto invita a votare per il candidato governatore del centrosinistra Giuseppe Bortolussi. Abbiamo deciso di sostenere Bortolussi in coerenza con le nostre battaglie contro il nucleare per le energie rinnovabili, per l’acqua pubblica contro la privatizzazione, per il sostegno al lavoro e la lotta contro la disoccupazione, i licenziamenti e la precarietà, per la solidarietà contro l’intolleranza, e soprattutto, sosteniamo Bortolussi, perché amiamo il Veneto.
Il ministro Luca Zaia aderendo alla religione pagana berlusconiana e giurando solennemente fedeltà alle direttive governative, ha di fatto detto sì al nucleare. Il nostro futuro è in pericolo, non si può restare indifferenti, per questo abbiamo deciso di schierarci.

Bortolussi, appello al voto: vero cambiamento è il centrosinistra

Sostegno alla piccola impresa, vero cuore dell’economia veneta, un progetto strategico con al centro la green economy, e l’invito a riflettere sulle incompiute del centrodestra alla guida della Regione. Giuseppe Bortolussi, chiundendo la campagna elettorale per la presidenza della Regione Veneto, ricorda i punti fermi del suo programma e ammonisce: “Lega e Pdl sono incompatibili, si rischia di continuare ad avere una Regione ingessata e inconcludente”. Il candidato del centrosinistra ricorda: “Hanno avuto tutto il tempo di approvare lo Statuto, di delegare competenze a Province e Comuni, dando una prima forma di federalismo istituzionale, e non l’hanno fatto. Non hanno programmato, lasciando famiglie e imprese nell’incertezza. E con loro al governo, i soldi arrivati in Veneto sono diminuiti anno dopo anno”. Altro che “prima il Veneto”. “Se fosse stato così - spiega il candidato del centrosinistra - con una solida maggioranza in Veneto e al Governo, la nostra regione ne avrebbe dovuto trarre dei benefici. E invece i trasferimenti ai Comuni del Veneto sono calati del 20% dal 2002 al 2007. La spesa regionalizzata (cioè quanto lo Stato spende nella regione), che è già meno della metà della media italiana, è scesa nello stesso periodo dell’11%. Un dato che riassume tutti è quello del residuo fiscale, cioè la differenza tra quanto versiamo a Roma e quanto torna in Veneto. Se nel 2002 il saldo era negativo per 10 miliardi di euro lordi, nel 2007 è arrivato a quasi 18 miliardi. Se diamo in tasse 100, poi qui ne vengono resituiti in servizi 82: i numeri parlano chiaro, con la Lega e il Pdl la situazione è peggiorata”. Bortolussi contesta anche l’utilizzo del project financing per costruire strade ed ospedali. “In questo modo opaghiamo le opere due volte: prima con le tasse, poi pagando pedaggi ai privati per alcuni decenni”. Bortolussi conclude: “Hanno governato per tre lustri, Zaia è stato vicepresidente della Regione per tre anni sugli ultimi cinque, e questi sono i risultati. Il vero cambiamento è votare per il centrosinistra: abbiamo un programma serio, pochi punti, vere e proprie parole d’ordine: sostegno alla famiglia, che in Veneto è il cuore della società e la base dell’economia (senza la conduzione familiare non esisterebbe il nostro commercio, il nostro turismo, il nostro artigianato), valorizzazione del territorio (dal punto di vista culturale, turistico, enogastronomico), risparmio energetico e sviluppo delle energie rinnovabili (no al nucleare e ai termovalorizzatori), approvazione dello Statuto e dei piani strategici, una sanità più diffusa nel territorio e un’accelerazione della realizzazione dell’Sfmr, per dare una scala veramente metropolitana al Veneto”.

ANNOZERO, TU CHIAMALE SE VUOI EMOZIONI

Non si può raccontare un’emozione, bisogna viverla. Naturalmente sto parlando della serata evento di Annozero tenutasi ieri al Paladozza di Bologna. Non so voi, ma io ho avuto come l’impressione di aver assistito a qualcosa di storico nel campo dell’informazione, un evento paragonabile solamente al primo programma lanciato via etere o al passaggio dalla tv in bianconero a quella a colori. Televisione, web e piazze hanno interagito per lanciare un messaggio comune a favore della libertà di espressione contro il bavaglio della censura. L’evento, secondo i primi dati Auditel, avrebbe superato il 13% di share. Un successo senza precedenti. Il Giornale dell’amore, abituato a ragionare in termini monetari, ha chiesto maliziosamente: chi ha pagato il conto del circo? Cari trottolini amorosi bastava poco per scoprirlo: lo spettacolo ce lo siamo pagati in larga parte noi abbonati Rai con una sottoscrizione popolare. Il male è che continuiamo a pagare anche per i “servizietti” della tv pubblica e i per i censori di Viale Mazzini, multati perché il telegiornale di punta della rete ammiraglia ha concesso uno spazio eccessivo al partito del padrone.
Bisogna proprio essere accecati dal fanatismo per continuare a negare l’occupazione della Rai (oltre che di Mediaset e ultimamente de La7) da parte della destra, soprattutto dei programmi di intrattenimento e dei telegiornali. Sono quasi due settimane che il tg1 apre con Berlusconi in qualsiasi salsa, e all’interno ampli aggiornamenti sull’infinito caso Frisullo e una spruzzatina di Marrazzo che non guasta mai. Il giornalista Marco Travaglio ieri ha raccontato semplicemente le omissioni dell’informazione ufficiale, senza risparmiare stoccate a destra e a sinistra. La verità fa male e le telefonate intercettate del premier risultano molto più oscene dei riferimenti a sfondo sessuale del comico Luttazzi. In verità è difficile dialogare con chi pone davanti l’interesse personale a quello collettivo, con chi ha i paraocchi e non vuole ragionare con la propria testa e si accontenta di ripetere come un disco rotto degli slogan preconfezionati.
Nello zaino dei ricordi della serata di ieri metto il coraggio di un gruppo di giornalisti liberi, l’esilarante intervento di Benigni, le speranze e le lotte delle lavoratrici in cassa-integrazione e l’invito del maestro Mario Monicelli a ribellarsi. Lontani dall’informazione asservita, dai reality e dai talent show sappiamo che un altro modo di fare televisione è possibile.

Paolo Sante

giovedì 25 marzo 2010

GRANDE, GRANDE, GRANDE MINA

Oggi Mina ha compiuto vent’anni, non settanta, perché nell’immaginario collettivo “gli eroi sono tutti giovani e belli”. Questo verso di una celebre canzone-poesia di Francesco Guccini si applica alla perfezione alla grandissima Mina, con il vantaggio per la tigre di Cremona di essere entrata nel mito senza prima essere uscita dalla vita terrena. Con la scelta di abbandonare le scene e i riflettori del mondo dello spettacolo Mina ha fermato il tempo e ha “fregato” tutti, come fece Lucio Battisti. Nella nostra gerontocrazia la scelta di farsi da parte è inconcepibile, se non biasimabile, per questo orde di opinionisti e conduttori di pollai si affannano a cercare le ragioni della sua prematura “dipartita” dalla scatola delle illusioni, alias la tv. Per ragioni anagrafiche non ho vissuto il periodo d’oro della canzone italiana, gli anni sessanta, in cui Mina era l’incontrastata regina, però come qualsiasi appassionato di musica è stato quasi inevitabile incontrare la sua voce e rimanerne affascinato. Tra le tante canzoni interpretate le mie preferite sono: “Se telefonando” e “La città vuota”, e naturalmente amo ascoltare i duetti con Celentano, Battisti, Gaber e rivedere su Youtube quelli con Totò, Sordi, De Sica. Parlando di Mina viene subito in mente il nome di un altro mito, Fabrizio De André. Il cantautore genovese fu sempre grato a Mina per aver interpretato il pezzo “La canzone di Marinella” ed aver contribuito al suo successo. Un ruolo di scopritrice di talenti coltivato ed apprezzato nel tempo. Oggi Mina si diletta a scrivere per “La Stampa” e continua a cantare, senza però seguire le mode del momento o le imposizioni delle case discografiche, semplicemente da donna libera, anticonformista e padrona del proprio destino.

Italo Di Giacomo

SANTORO INVENTA LA TV DEL POPOLO

Il 25 marzo del 1925, l’ingegnere scozzese John Logie Baird presentò nel centro commerciale Selfridges di Londra la scatola delle immagini. Era nata la televisione. Esattamente 85 anni dopo Michele Santoro e la redazione di Annozero rivoluzionano il modo di fare televisione, abbattendo i confini tra tv, piazza e web . All’iniziativa bolognese saranno collegate oltre 150 piazze italiane grazie a radio, siti internet, tv locali, canali satellitari e digitali.
La tv scende dunque nelle strade per fare informazione e ritrova il suo popolo, orfano di un programma censurato per volontà di un potere sempre più intollerante verso la libertà di espressione. Santoro ha definito questa serata speciale: “il primo sciopero degli abbonati Rai”. Se i numeri sono la misura per decretare il successo o meno di un’iniziativa, possiamo già già dire che gli amici di Annozero hanno vinto la scommessa, infatti i 6000 biglietti disponibili per la serata dal vivo al Paladozza di Bologna sono già andati esauriti e in 50.000 hanno sottoscritto, pagando 2,50 euro a testa, l’appello per sostenere i costi di produzione (i giornalisti lavorano gratis). Contro il bavaglio faranno sentire la loro voce, tra gli altri, Marco Travaglio, Vauro Senesi, Giovanni Floris, Gad Lerner, Milena Gabanelli, Trio Medusa, Mario Monicelli, Morgan, Nicola Piovani, Elio e le Storie Tese, Morgan e Antonello Venditti. Poi ci sarà il grande ritorno del comico satirico Daniele Luttazzi e un saluto particolare dall’attore Roberto Benigni.

Il giornalista Leo Longanesi diceva: “In Italia non manca la libertà, mancano gli uomini liberi”. Da oggi possiamo dire: “In Italia manca la libertà, ma non mancano gli uomini liberi”

Lo Staff de Il Popolo Veneto

Cari amici,
alla mezzanotte di ieri abbiamo finalmente raggiunto il nostro obiettivo: 50 mila sottoscrittori hanno dato il loro contributo per dar vita a Raiperunanotte.Sono felice e vi abbraccio tutti!Da questo momento vi chiedo di non versare più denaro riservandolo per le prossime iniziative.Continuate invece a organizzare punti d’ascolto collettivi piccoli o grandi ovunque sia possibile.

Michele Santoro


mercoledì 24 marzo 2010

LA SCUOLA DEI RICCHI

Mentre infuria ancora la polemica sul caso dei bambini stranieri messi a pane e acqua nel vicentino perché i loro genitori non hanno pagato al Comune la retta della mensa scolastica, da Pordenone giunge un’altra storia di classismo e “moderna” discriminazione. Il locale Istituto per il turismo ha diviso una classe in due gruppi. I più abbienti a Londra, per una vacanza studio al costo di 600 euro, e chi non se la poteva permettere a Monaco di Baviera per una gita low-cost. Il caso non sarebbe emerso se diverse studentesse non avessero contratto i pidocchi in un albergo fatiscente della città tedesca. I dirigenti dell’Istituto probabilmente pensavano di fare un favore alle famiglie meno agiate organizzando una gita alla portata di tutte le tasche, invece, in nome di un falso buonismo (figlio del capitalismo compassionevole), hanno riproposto quella divisione della società in caste che dovrebbe essere estranea al mondo scolastico. La scuola pubblica deve premiare l’intelligenza, la capacità di fare gruppo e di non lasciare indietro nessuno, e non il reddito dei genitori. Per le differenze purtroppo c’è già il mondo esterno, dove non manca mai chi rimarca la propria superiorità basata (più che sulle virtù e la cultura), sul conto in banca, l’abito firmato o la nuova auto fiammante. La classe dirigente e politica indica gli Stati Uniti del “mi sono fatto da solo” come la strada maestra da seguire, ma tutto questo è un miraggio perché nella realtà a vincere sono sempre i soliti noti, e i posti di comando rimangono ad esclusivo appannaggio della sempiterna oligarchia, mentre l’ascensore sociale è bloccato. Anche il tanto evocato ed esaltato merito finisce troppe volte vittima del nepotismo. In uno stato di “apartheid” strisciante è praticamente impossibile migliorare la propria condizione sociale, perché nella corsa della vita c’è sempre qualcuno che parte prima dello “start and go”. La gara è truccata, d’altronde la situazione non potrebbe essere diversa in un paese in cui il Presidente del Consiglio è uno degli uomini più ricchi del mondo e si indigna perché “la sinistra vuole che il figlio dell’operaio sia uguale a quello del professionista”.

Emanuele Bellato

martedì 23 marzo 2010

MONTECCHIO M.: PANE E ACQUA

Fin dove si spingerà la barbarie che ha travolto la nostra povera patria? Vorrei poter dire abbiamo toccato il fondo con l’ultimo caso di Montecchio Maggiore, in provincia di Vicenza, in cui nove bimbi (7 stranieri e 2 italiani) sono stati messi a pane e acqua nella locale mensa scolastica perché i loro genitori, oberati dai troppi costi, non hanno pagato la retta al Comune. In un primo momento l’amministrazione comunale, a guida leghista, si è giustificata dicendo di aver sollecitato più volte i genitori insolventi ma senza successo, per questo la decisione di sospendere il pasto ordinario. In un secondo tempo, in seguito alla figuraccia a livello nazionale, amplificata dai mezzi di informazione, gli incauti amministratori hanno fatto un parziale dietrofront dicendosi disponibili a venire incontro alle famiglie in difficoltà. Per capire di che pasta sono fatti questi politici basta leggere la “battuta” rilasciata dal sindaco Milena Cecchetto all’agenzia Dire, in merito alla provocazione del Codacons (“sindaco per una settimana a pane acqua”). Lei ha risposto: “Calcolando i nostri ritmi tante volte ci troviamo a pane ed acqua. Mi fa sorridere, spesso il pranzo lo saltiamo anche”. Se questi sono i risultati del partito del fare, meglio che si diano una calmata. Alla fine resta il danno di immagine per un’intera città, così come l’amarezza di vedere il potere punire degli innocenti. Di questo passo solo i ricchi potranno permettersi di accedere all’istruzione. Il priore di Barbiana don Lorenzo Milani in “Lettera ad una professoressa” scriveva insieme ai suoi ragazzi: “Non c’è nulla di più ingiusto quanto far parti uguali fra disuguali”. Anche in questa brutta vicenda però possiamo scorgere un barlume di speranza. Infatti è venuta alla luce la straordinaria solidarietà dei piccoli alunni di Montecchio che hanno condiviso con i compagni più sfortunati il loro pasto. La pietà non è morta nei giovani italiani di domani.

Emanuele Bellato

C'EST LE PRINTEM(PS)

C’est le printemps. Eh sì è proprio la primavera politica del Partito Socialista Francese risorto dopo una lunga serie di rovesci elettorali.
Il secondo turno delle elezioni regionali transalpine ha confermato l’exploit progressista del primo turno e dipinto la cartina geografica di rosso. 21 regioni su 22 alla “gauche plurielle” per un totale del 54% dei voti contro il 36% dell’Ump di Sarkozy. Alla destra rimane l’unica regione dell’Alsazia e l’isola di La Reunion nell’Oceano Indiano. Il Fronte nazionale della famiglia Le Pen ha conquistato il 9,26% dei voti a livello nazionale. L’astensionismo in leggera diminuzione resta comunque a livelli record.
A guidare la riscossa le tre paladine della sinistra francese: Martine Aubry (Parti Socialiste), Cécile Duflot (Europe Écologie) e Marie-George Buffet (Parti Communiste).

La segretaria del Ps, Martine Aubry ha dichiarato soddisfatta: “I francesi hanno respinto una politica ingiusta, fatta di regali fiscali ai privilegiati a danno della lotta alla disoccupazione, al sostegno al settore pubblico e al calo del potere d’acquisto dei lavoratori. La Francia ha chiesto di cambiare profondamente politica. Gli elettori ora attendono proposte e progetti dalla sinistra”. In effetti l’esasperazione dei cugini francesi è forte e continua la mobilitazione contro le politiche del governo. In queste ore, la sinistra e i sindacati stanno protestando contro il progetto di riforma delle pensioni promosso dal governo Sarkozy e i tagli di personale nel settore pubblico. I lavoratori non vogliono pagare gli effetti di una crisi di cui non si sentono responsabili. Oltre al settore pubblico, la mobilitazione ha interessato anche il privato, con scioperi e proteste dei lavoratori della Ikea, della Danone e della Total.
Nel 1936 Carlo Rosselli dai microfoni di Radio Barcellona invitando alla resistenza antifascista diceva: “Oggi in Spagna, domani in Italia”. A distanza di tempo riprendiamo quell’appello e ci auguriamo: “Oggi in Francia, domani in Italia”.

Emanuele Bellato

lunedì 22 marzo 2010

PARALIMPIADI: TRIONFO VENETO

Cala il sipario sulle Paralimpiadi di Vancouver 2010, un’edizione record per numero di partecipanti e spettatori. Nel medagliere la Russia si è classifica al primo posto, mentre l’Italia si è piazzata al 10° posto con un oro, tre argenti e tre bronzi. La medaglia più prestigiosa è stata conquistata grazie ad una strepitosa impresa di Francesca Porcellato, nata a Castelfranco Veneto ma veronese d’adozione, che ha vinto la gara sprint di sci da fondo. Con questo successo Francesca è la prima azzurra a vincere un oro sia alle Paralimpiadi estive, quelle di Seul ’88, nei 100m e nella 4x100 di atletica leggera, che a quelle invernali. Quella di Vancouver è l’ottava Paralimpiade, sei estive (da Seul ’88 a Pechino) e due invernali (Torino e Vancouver), 11 medaglie (3 oro, 3 argenti, 5 bronzi), conquistate in tutte le distanze dell’atletica. Nello sci nordico ha esordito a Torino 2006. Francesca, 40 anni, soprannominata “La Rossa Volante”, per i capelli rossi e perché la velocità è la sua passione, ha partecipato a 96 maratone in carrozzina vincendone 73 e prima di partire per Vancouver ha ricevuto un in bocca al lupo speciale, quello di un altro Veneto, il capitano della Juve Alex Del Piero. Dopo la gara Francesca ha dichiarato alla stampa: “Questo è stato un successo straordinario, non mi aspettavo una vittoria così, avevo cominciato un po’ per gioco, per essere a Torino, a sciare. Poi mi è venuta la passione. Una medaglia bellissima. Sono felice, non riesco a spiegarlo. Devo ringraziare tutti, in particolare i miei tecnici, Alessandro Gamper, e Dino Farinazzo, che è anche mio marito. Sono contenta per l’Italia, ma in particolare per me, questo oro ripaga davvero di tanti sacrifici fatti”.
Un’altra grande impresa è stata quella di Alex Zanardi per le strade della Città Eterna. Il grande campione italiano ha vinto con record (1.15’53’’) la Maratona di Roma con la sua handbike, la bici che si guida con le braccia, tra sampietrini e pavé. “Mi hanno ricordato le imprese di Franco Ballerini alla Parigi-Roubaix. Il primo pensiero è per lui”, questa la dedica di Alex.
Zanardi ha cominciato a dedicarsi alla maratona nel 2007 seguendo un piano di allenamento stilato dal ct Ballerini (scomparso lo scorso febbraio), con 60 km al giorno: “Mi aiutò molto alla mia prima maratona di New York”. Ora Alex affronterà tre prove di Coppa del Mondo, puntando a realizzare il suo desiderio più grande: “Londra 2012 non è solo un sogno, ma un obiettivo”. L’augurio naturalmente è quello di vederlo trionfare, tra due anni, anche sulle strade londinesi.
Grazie a Francesca e Alex, campioni nello sport e nella vita.

Francesca Monti

ELEZIONI REGIONALI: 1 X 2

Manca meno di una settimana alle Elezioni Regionali. Il 28 e il 29 marzo si vota. Gli aventi diritto al voto sono chiamati a decidere il governo di 13 delle 20 Regioni italiane. Sono 11 le Regioni che hanno un governo uscente di centrosinistra contro 2 di centrodestra. Avevo già scritto, in occasione delle Europee del 2009, come nell’imminenza del voto ci sia sempre più una crescente sensazione di andare a votare senza sapere o aver chiaro chi e che cosa votare.
E’ bene anche sottolineare che si parla di elezioni regionali che non sono né le elezioni politiche né elezioni europee. Si tratta pur sempre però di una possibilità per tastare il polso della situazione politica italiana.
Ci sono dunque 13 regioni in palio, lo schieramento che prenderà la maggioranza avrà vinto le elezioni? Potrebbe essere una chiave di lettura, ma occorrerebbe un’analisi più approfondita del voto e la faremo a scrutinio ultimato.
Tredici Regioni. Tredici. Un numero che mi richiama la cara vecchia schedina del Totocalcio…
Ricordate 1X2… Nel caso delle Elezioni si può solo puntare 1 o 2, la X non è pensabile. O Destra o Sinistra. O da una parte o dall’altra. Le previsioni si rincorrono e ognuno sfodera numeri, sondaggi e profezie. Difficile esporsi da parte degli schieramenti, anche per non prendere cantonate che poi potrebbero ritorcersi contro da una lato, e dall’altro difficile non affidarsi a numeri, sondaggi e profezie che comunque condizionano, spostano voti dall’una all’altra parte. I partiti e i politici si son ben resi conto che l’1 o il 2 si realizzano a partire anche dai mezzi di informazione… a cui certa parte politica vuol mettere il bavaglio. Non possiamo tacere che uno dei grandi problemi della politica italiana è il conflitto di interessi legato alla proprietà di reti televisive e come emerso in questi mesi al tentativo di controllo dei mezzi di comunicazione stessa (leggi Programmi Rai zittiti).
Dunque 1 o 2. O Destra o Sinistra… senza possibilità di doppie e tantomeno triple anche se qualche accordo tra partiti e liste UDC c’è stato. Ma l’UDC non è la X, sarà il centro ma a forza di un po’ di qua, un po’ di là e un po’ da soli, Casini ha fatto proprio “casini”. Staremo a vedere.
Dunque nella schedina c’è la X che indica pareggio… non pensabile nelle elezioni. La X. Mi piace definirla l’incognita. E l’incognita, il non conosciuto è il numero di coloro che non andranno a votare. Secondo molti osservatori, il vero pericolo delle prossime elezioni regionali è rappresentato proprio dall’astensionismo.
Mi pare di capire che Destra e Sinistra temono l’astensionismo, ma per motivi opposti. Da una parte (Destra) c’è chi chiama al voto per aumentare la percentuale dei votanti, per poi usare la percentuale di votanti così ottenuta per garantire l'esistenza della democrazia (mia opinione, democrazia non è governo della maggioranza, ma sovranità popolare e rappresentanza del popolo e dei suoi interessi da pare degli eletti). Dall’altra parte (Sinistra) dimostrare che gli italiani sanno confermare o trovare nell’attuale opposizione una valida alternativa a chi governa a livello nazionale.
Perché ci si astiene? Leggendo un po’ di qua e di la e sentendomi vicino alle posizioni del politologo Diamanti ecco alcune considerazioni.
C’è chi di politica non si interessa per nulla. C’è legittimamente chi poi ritiene che “sono tutti uguali” o “fanno tutti schifo”: se contenuto in percentuali minime è anche questo fisiologico, se sale invece troppo è indice che la politica ha perso contatto con la realtà sociale.
C’è chi si chiede: Andate a votare e cosa trovate ? Trovate il PD e il PDL e poco più… e sommariamente conclude: la Sinistra è esattamente uguale alla Destra ed ogni volta che ha vinto le elezioni ed ha governato ha fatto esattamente le stesse cose fatte la Destra. Gli unici italiani per cui ha una qualche importanza che vinca il PD invece del PDL sono quelli che traggono vantaggi concreti (leggasi poltrone ed incarichi..) dalla vittoria del PD e viceversa.
C’è infine chi si astiene perchè deluso dai propri eletti e li punisce privandoli del suo voto. E’ questa componente che ha deciso le ultime elezioni in Italia, colpendo da una parte o dall’altra, a seconda di chi governava.
Allora Destra o Sinistra? 1 o 2? Non sarà certo un pareggio. Ci saranno vinti e vincitori. Mi auspico comunque che la X sia ridotta a una percentuale minima anche se ho forti dubbi.
Francia docet? L’esempio dell’alta astensione francese (50%), con relativa sconfitta di Sarkozy, è ormai più che un campanello di allarme: almeno il 20-30% dell’elettorato di centrodestra non condivide per nulla l’azione del governo che ha contribuito a far eleggere.
Da parte mia mi auguro accada ciò che è successo in Francia. A voi comprendere scenari e prospettive del post elezioni regionali che analizzeremo a scrutinio ultimato.


Ivano Maddalena

domenica 21 marzo 2010

CONSIGLI LIBRARI N.7

Il partito dell’amore
Portanova Mario
€ 12,00
2010, 239 p., brossura
Chiarelettere (collana Reverse)

“Noi vogliamo che il Bene prevalga sul Male”, ha proclamato in diverse occasioni Silvio Berlusconi. Il Bene sarebbe la sua parte politica, il Male gli avversari. Una contrapposizione frontale: “I comunisti controllano tutto, sono da eliminare, se non fisicamente, politicamente”. Chi non è con lui è un “nemico”, “terrorista”, “coglione”, “miserabile”, “illiberale”, “mentecatto”. Seminando odio, il Partito dell’Amore ha screditato le istituzioni, la magistratura, qualsiasi forma di opposizione. Questo libro ricostruisce il clima che sta funestando il paese e ci sbatte in faccia la volgarità, il razzismo, la violenza verbale, il disprezzo che fa da sfondo alla politica del Pdl e della Lega, amplificata dagli organi d'informazione vicini al centrodestra: Libero, Il Giornale, La Padania, Tg4, Studio Aperto e Tgl. Coloro, che secondo l’autore, chi stanno buttando via il patrimonio democratico e civile dell’Italia.

Stefania Pezzopane. La politica dell’impegno
Vinci Anna
2010, 192 p.
Castelvecchi

La leader più amata dai cittadini si racconta: dalle battaglie giovanili a quelle per la ricostruzione dell’Aquila, una storia di impegno e amore per la propria terra.

Stefania P. - come ama chiamarla l’autrice Anna Vinci - si racconta senza reticenze, senza soppesare le parole, quasi un miracolo per un politico; una donna di piccola statura ma di indiscutibile forza morale, si confronta con un’altra donna che l’ha seguita, incontrata, ascoltata e ammirata. Un dialogo che attraversa la tragedia del terremoto abruzzese, i giorni dell’emergenza, quelli del G8 e dell’attesa della ricostruzione. Le parole di Stefania, raccolte da Anna diventano riflessioni intense, lucide e drammatiche mentre rievocano quei terribili ventotto secondi in cui “l’urlo dell’orco” scacciò dalle proprie case decine di migliaia di persone. Tra le rovine abruzzesi, Stefania Pezzopane seppe pronunciare parole non solo di semplice speranza ma di concreta applicazione a favore della ricostruzione e quindi della rinascita della sua regione: luogo di origine di una passione politica a cui questo libro è dedicato. Una donna attenta, onesta e appassionata, che non a caso un recente sondaggio de il Sole 24 Ore colloca al primo posto nel consenso popolare.

Giorni tranquilli a Ramallah
Kraemer Gilles
€ 12,50
2010, 190 p., brossura
Gaffi Editore in Roma (collana Sassi)

Il conflitto tra israeliani e palestinesi, i bombardamenti, i raid notturni, la sofferenza della popolazione civile riempiono di immagini strazianti i nostri media, senza soluzione di continuità, eppure anche in quei territori martoriati dalla guerra si continua a vivere a lavorare, ad avere gioie e felicità e a coltivare un barlume di speranza in una vita serena. Gilles Kraemer esperto dei media arabi e giornalista prestato alla diplomazia ha vissuto tre anni a Ramallah, capitale dei territori palestinesi come direttore del Centro culturale franco-tedesco, è stato quindi un osservatore privilegiato per il suo coinvolgimento quotidiano ed emotivo nella vita dei palestinesi. Kraemer ci fa entrare nelle case della gente, scopriamo le gustose limonate alla menta, il sapore del Camembert del Neghev, il profumo delle arance, ma anche i rumori assordanti delle automobili in coda ai Check point e quelli inquietanti degli spari notturni dei soldati israeliani. Sfuggendo agli imperativi dell’informazione spettacolare e spesso menzognera, ci racconta la vita quotidiana dei Palestinesi, le loro difficoltà ma anche le loro gioie, soprattutto i loro sogni di libertà e di pace.

sabato 20 marzo 2010

CULTURA MAFIOSA, ANCHE DA NOI?

In occasione della Giornata in ricordo delle vittime di mafia, riceviamo e pubblichiamo un intervento del Consigliere regionale del Partito Democratico Giuseppe Berlato Sella, capolista a Vicenza e provincia del Pd alle elezioni regionali del 28 e 29 marzo.

Mafia, Una parola, un pensiero. Un paesino siciliano spaccato dal sole, un tizio con la coppola e la lupara a tracolla che si allontana, un cadavere gettato in un fosso.
Facile. Troppo facile. Le cose non sono così lineari.
In Italia non esiste solo la mafia propriamente detta: c’è un male altrettanto subdolo e pericoloso che si chiama “cultura mafiosa”. E’ dilagante e sembra inarrestabile. Nasce nella culla dell’ignoranza e si nutre di opportunismo. Ed ha preso piede anche in Veneto.
Come spiegò il cardinale Salvatore Pappalardo, consiste nel “clientelismo e favoritismo insieme”, nel “sentirsi sicuri perché si è protetti da un amico o da un gruppo di persone che contano” ed è “pretesa di fare a meno della legge e di poterla impunemente violare”.
Cultura mafiosa è il voler fare sempre il proprio comodo, violare sistematicamente le regole, anche nelle piccole cose, come quando il professore vende la lode o trucca il concorso. È l’assenteismo al lavoro, la pretesa di un avanzamento di carriera non meritato, l’evasione fiscale organizzata e protetta. Cultura mafiosa sono i maneggi e i compromessi che si risolvono sempre a scapito dei più indifesi.
Coltivare la cultura mafiosa significa costruire uno stato a misura del più forte, della sua convenienza, perseguire solo i propri interessi ed avere la ricchezza come unico fine e solo metro di giudizio.
E la mafia propriamente detta? In Veneto non c’è?
Potenzialmente, in Veneto, la mafia potrebbe sguazzarci. Perché oltre ad essere allettante per riciclare il denaro illecito, oltre ad essere considerato dai mafiosi come “territorio tranquillo” (il boss Giuseppe Madonna fu arrestato nei primi anni ’90 a Longare) c’è una considerazione oramai assodata: mafia e grandi opere vanno costantemente a braccetto. E qui di progetti, in cantiere o da realizzare, ne abbiamo a bizzeffe.
Sulle grandi opere, il fatto che negli anni i Comuni abbiano perso via via potere decisionale (in barba agli slogan federalisti della Lega) è un segnale che dovrebbe allarmare.
Perché senza discutere e senza ragionare più di tanto con amministrazioni locali, comitati e cittadini, le grandi opere tendono ad essere gestite direttamente dai commissari o dalla Regione.
Miliardi di euro, in questo modo, vengono veicolati senza che il territorio ci metta il naso. A tutto vantaggio della mafia.
La quale, sorniona, conclude molti dei suoi affari grazie alla corruzione di certa classe politica. Troppe decisioni di spesa non sono governate da regole e meccanismi trasparenti, ma da processi nei quali il negoziato e la conoscenza personale fanno la differenza.
Nel 2004 Piero Grasso affermò: “la cosiddetta zona grigia rappresenta la vera forza della mafia: è costituita da individui e da gruppi che vivono nella legalità e forniscono un fondamentale supporto di consulenza per le questioni legali, gli investimenti, l’occultamento di fondi, la capacità di manovrare l’immenso potenziale economico dell’organizzazione criminale”.
Non voltiamo la testa dall’altra parte. Ribelliamoci al serpeggiare della cultura mafiosa e della corruzione. Spalanchiamo gli occhi, pretendiamo il rispetto dei nostri diritti ed assolviamo ai nostri doveri. Questa è civiltà, il resto è barbarie.
La barbarie va repressa e prevenuta, è nemica dello sviluppo economico e del progresso sociale, che devono essere invece lo scopo del nostro agire. Servono grandi investimenti sull’educazione e sulla cultura, perché il sentire mafioso nasce e sguazza nell’ignoranza, nella meschinità e nella furbizia.
Facciamo pulizia. In primo luogo nell’amministrazione pubblica e nella politica. Il cittadino ha un’arma che spesso non sa di avere: il voto. Utilizziamolo per eleggere persone oneste e corrette, che abbiano veramente a cuore il bene delle comunità che rappresentano. E in cui vivono.

Giuseppe Berlato Sella

venerdì 19 marzo 2010

LA LEGGE DEL PIU' FORTE

Nel libro “Alfabeto Bonino” (Bompiani Editore, 2010) la candidata governatrice del Lazio Emma Bonino ricorda: “Negli anni settanta le donne avevano solo due modi per fare un’interruzione di gravidanza: ricorrere ai “cucchiai d’oro”, ovvero medici che facevano pagare cara la loro prestazione, oppure rivolgersi alle ‘mammane’, signore che praticavano aborti con sistemi artigianali, che spesso portavano a setticemie quando non alla morte”.
Nel 1981, con il referendum radicale, quasi il 90% degli italiani decise a favore della legislazione sull’aborto, la 194. Dalla sua entrata in vigore il ricorso all’aborto è sceso di quasi il 50%. Nonostante varie modifiche la legge è tuttora in vigore
. Purtroppo, nelle società opulenti, in cui politici dissennati inculcano la paura del diverso e l’odio razziale, succede che agli stranieri vengano negati i diritti più elementari.
Gli anni settanta sono ormai storia, eppure a Rovigo, tranquilla cittadina del benestante Veneto, in un appartamento del centro storico è stata scoperta una clinica clandestina per aborti gestita da una donna cinese, giustamente denunciata per esercizio abusivo della professione medica. La gravità del fatto non può far dimenticare le responsabilità morali della “Bossi-Fini” e della legge sulla cosiddetta sicurezza approvata dalla maggioranza nel luglio scorso. Secondo la legge, gli extracomunitari, anche quelli regolari, se perdono il posto di lavoro, diventano automaticamente clandestini e quindi in caso di bisogno di cure mediche difficilmente ricorrono alle strutture ospedaliere pubbliche, semplicemente per la paura di essere denunciati dai medici. Questa triste situazione incentiva il ricorso a strutture sanitarie clandestine, inadeguate e pericolose. Siamo di fronte ad un dramma sociale non più trascurabile. Non possiamo lasciare gli immigrati nell’incuria e nell’illegalità. Bisogna smetterla di trattarli come un problema. Sono persone, esseri umani. L’ultima uscita della Moratti, sindaco di Milano, di fare dei rastrellamenti di cittadini immigrati con perquisizioni senza mandato evoca epoche buie della nostra storia nazionale. Basta a questa Italia ingiusta, punitiva, spietata ed inumana. Smettiamola di trattare l’immigrazione con la logica freddezza di leggi discriminatorie, cerchiamo l’umanità nascosta dietro ai numeri, ai dati e ai sondaggi. Riscopriamo i valori della tolleranza, della multiculturalità e dell’accoglienza, prima che la barbarie ci travolga.

Italo Di Giacomo

COSSA VUTO CHE TE DIGA

Ieri sera ho avuto una conversazione telefonica con un conoscente, sostenitore del centrodestra. Abbiamo discusso degli ultimi sondaggi politici e del rush finale della campagna elettorale. In collegamento ad internet ho cominciato a seguire e riferire le previsioni: “per il Sole24Ore Zaia è al 61%, …no aspetta per il Gazzettino Zaia è al 61,3%. Bortolussi doppiato. …Esagerati… Qui invece dicono: La Lega supera il Pdl. Attenzione! Fermo, fermo, il Pd potrebbe superare il Pdl in zona Cesarini”. E così via… Conoscendo la mia simpatia per il centrosinistra, l’interlocutore, mi ha detto di vedere l’opposizione rigenerata dalla ritrovata unità tra Bersani, Di Pietro e la sinistra. Approfittando del suo piccolo “momento di debolezza” gli ho domandato: “Ma come fanno, secondo te, tante persone a continuare a votare destra nonostante la provata inefficienza del governo nell’affrontare la crisi, la mancanza di rispetto per le istituzioni e le regole, i continui attacchi alla Costituzione e ai diritti dei lavoratori, la censura dei programmi televisivi, gli scandali sessuali del premier, discutibili atteggiamenti razzisti e xenofobi della Lega ed una maggioranza che lavora quotidianamente per gli interessi di Berlusconi?”. Pur restando abbottonato, sorprendentemente mi ha risposto: “Alla gente non interessa la politica. Sono stanchi. Manca l’informazione”. Ecco, ho pensato tra me e me, è questo il punto, la mancanza di informazione. Ecco perché censurare diventa prioritario per il “regime”. A questo punto ho affondato la lama e gli ho chiesto: “Come può una persona perbene come te stare a destra?”. La risposta è stata evasiva. Cossa vuto che te diga… (Cosa vuoi che ti dica). Beh forse ho chiesto troppo o forse è intervenuta la nuova ossessione berlusconiana per le intercettazioni…

Italo Di Giacomo

giovedì 18 marzo 2010

POLITICA: FACCIAMO PULIZIA

L’arresto di Frisullo, ex vicepresidente della Giunta regionale pugliese, conferma l’autonomia e l’indipendenza della Magistratura. Le indagini partite in seguito alle dichiarazioni dell’imprenditore barese Gianpaolo Tarantini, in merito ad un giro di escort e denaro in cambio di vantaggi nell’aggiudicazione di appalti presso la Asl di Lecce, hanno portato alla formulazione dell’accusa di associazione per delinquere, corruzione e turbativa d’asta per l’esponente democratico pugliese. I gravi indizi si fondano sulle intercettazioni telefoniche ed ambientali. Questo squallido caso di malapolitica dimostra quanto siano ingiustificate le accuse del premier Berlusconi nei confronti della Magistratura e soprattutto quanto siano importanti le intercettazioni (che il governo di destra vorrebbe eliminare) per accertare eventuali illeciti ed arrivare alla verità. E la verità si sa non ha colore politico. Il senatore di area dalemiana Nicola Latorre ha insinuato, in puro stile berlusconiano, sospetti e qualche dubbio circa la tempistica dell’arresto. L’Italia è un paese in perenne campagna elettorale, di conseguenza nessun momento sarebbe opportuno per arrestare i politici. In realtà non esiste nessuna giustizia ad orologeria ma una giustizia che continua a lavorare tra mille difficoltà, mancanza di personale, continue interferenze e feroci attacchi. Bisogna fare pulizia nei partiti. Il compito non spetta solo alla magistratura; il rinnovamento deve partire dall’interno. Chi fa politica deve avere le mani pulite come amava ripetere il nostro indimenticabile presidente Sandro Pertini. E aggiungo di più, oltre ai condannati non si dovrebbero candidare i sospettati. La politica deve diventare il presidio della legalità e non una cloaca di malfattori e profittatori qual è ora.

Paolo Sante

SOSTENIAMO LA LIBERTA' D'INFORMAZIONE

In risposta al bavaglio della Rai e del Governo alle trasmissioni di approfondimento politico, la Redazione di Annozero guidata da Michele Santoro, con il supporto della Federazione Nazionale della Stampa, de Il Fatto Quotidiano e del sindacato dei giornalisti Rai, sta organizzando una puntata speciale del talk-show censurato per il 25 marzo al Paladozza di Bologna. La puntata sarà visibile in diretta streaming sul nuovo sito web creato per l’occasione www.raiperunanotte.it. Tra gli altri saranno ospiti Marco Travaglio, Giovanni Floris, Daniele Luttazzi e Vauro. Ricordiamo inoltre che stasera Michele Santoro sarà ospite di Serena Dandini a Parla con Me.

A seguire l’appello di Santoro per la sottoscrizione alla manifestazione. Lo Staff de Il Popolo Veneto ha già aderito.


Cari amici,
per realizzare la manifestazione - trasmissione di Giovedì 25 Marzo dal Paladozza di Bologna, giornalisti, cameraman, elettricisti e operai lavoreranno gratis.
Il volontariato, tuttavia, non basterà a coprire i costi necessari alla realizzazione dell’evento.
Vi chiedo perciò di contribuire donando 2 euro e 50 ciascuno e mi auguro che siate più di cinquantamila ad aiutarci a realizzare la nostra iniziativa.
Raggiungere questo obiettivo sarà la prima importante risposta alla censura. Fate dunque girare questo appello tra i vostri amici e ringraziateli da parte mia per il loro aiuto.

Michele Santoro

mercoledì 17 marzo 2010

LA FINE DELLA DEMOCRAZIA

Di fronte al dilagare di comportamenti di uomini pubblici spesso più attinenti alla branca criminologica che non a quella politica, molti pappagalli che affollavano (ora è calato il silenzio per legge) gli ovattati studi televisivi, erano soliti appellarsi al voto popolare, inteso come lavacro che sana ogni impudicizia. E quindi, per lor signori, in nome di un malinteso concetto di democrazia, passano in secondo piano quell’insieme di regole che distinguono una democrazia vera da una “democratura” di stampo populista e plutocratico. Non è infatti soltanto la periodica chiamata alle urne, pur fondamentale, che garantisce la tenuta dell’impianto costituzionale. Le democrazie moderne sono costruzioni complesse i cui elementi costitutivi, diversi e molteplici, non possono esaurirsi nel momento elettorale. Anche in alcune recenti e feroci dittature del passato, le elezioni risultavano formalmente garantite e partecipate. Il problema non è quello di salvare le forme ma, al contrario, di non svuotarle di sostanza. E’ proprio quello che sta capitando oggi in Italia. Il silenzio elettorale imposto nelle reti pubbliche, ad esempio, è un fatto gravissimo anche e soprattutto nel caso in cui tale determinazione fosse pienamente conforme alla relativa disposizione di legge. Se poi con il termine democrazia vogliamo richiamare il concetto di potere nelle mani del popolo, allora siamo per davvero distanti anni luce dalla realtà fattuale. Il popolo non solo non conta nulla ma non ha neppure, come in passato, nessuno strumento per contare. I partiti, intesi come cinghia di trasmissione tra popolo e eletti, sono vuoti. Le carriere politiche più brillanti vengono in genere costruite a tavolino dai colossi economici, spesso bancari e confindustriali, proprietari di una larga fetta di quel sistema informativo che decide rapide ascese e fulminei crolli degli uomini pubblici. La politica non dimora più da noi. Al popolo non è rimasto neppure il diritto di scegliersi il proprio rappresentante in parlamento. In compenso i cittadini hanno il diritto di assistere con finto interesse alle stucchevoli guerre di posizione che dei finti rappresentanti del popolo combattono sulla loro testa per conto delle oligarchie plutocratiche che li manovrano. Italiani godetevi lo spettacolo. Perlomeno questo è gratis.

Francesco Toscano

martedì 16 marzo 2010

IL VENETO CHE NON VORREI

Anche l’operaio vuole il figlio dottore, cantava Paolo Pietrangeli. Così il candidato governatore della coalizione di destra Luca Zaia si sta impegnando per “darsi un tono” e per elevare il profilo culturale del partito di appartenenza. In suo aiuto è corsa subito la casa editrice di proprietà della famiglia Berlusconi pubblicandogli un libro dal titolo “Adottare la terra” (per non morire di fame). Sottotitolo beffardo in tempi di magra in cui il capo del governo Silvio Berlusconi si conferma l’uomo più ricco d’Italia e tra i primi nel mondo, con 23 milioni di euro di reddito nel 2008, più 8 milioni rispetto al 2007. La formula abusata: i ricchi diventano sempre più ricchi e i poveri sempre più poveri purtroppo trova ancora conferma.
Tornando al ministro candidato, non possiamo non notare alcune incoerenze: Zaia dice no al nucleare in Veneto e allo stesso tempo vota a favore dell’atomo a Roma. Zaia si erge a paladino dei sapori e prodotti tipici locali e poi promuove il panino di una nota catena multinazionale di fast-food. Zaia si proclama contro gli Ogm, ma non va oltre le dichiarazioni di facciata.
Per quanto riguarda il suo modo di comunicare notiamo con rammarico un certo imborghesimento, dovuto forse alle assidue frequentazioni dei palazzi romani. Persino sul cavallo di battaglia delle camicie verdi, il federalismo, Zaia è fumoso, incomprensibile come quelle calligrafie di molti dottori. Qualcuno ha capito il concetto: “Zaia ha in mente un Veneto federalista, a geometria variabile”? Un politichese da far impallidire, e quasi rimpiangere, le vecchie “convergenze parallele”. Sul tema dello Statuto Regionale la chicca del giorno è l’idea del ministro di introdurre il riferimento alle radici giudaico-cristiane. Viene quasi da sorridere pensando ai militanti leghisti impegnati a raccogliere le firme per la difesa del crocefisso colti ad imprecare. Non c’è niente da ridere invece ricordando l’episodio a sfondo razzista capitato a Verona due settimane fa quando il leghista Loris Marin, settantanovenne Vice-presidente della Sesta circoscrizione, disse “extracomunitario vergognati” al giovane consigliere del Partito Democratico Yared Ghebremariam Tesfau. Ebbene, nell’ultimo consiglio di circoscrizione, Marin per nulla ravveduto è tornato ad offendere dichiarando che “se (Yared) non fosse stato extracomunitario non si sarebbe offeso”. La Lega non commenta, non prende le distanze o provvedimenti. Semplicemente tace, …Nun saccio niente. Nord e Sud non sono poi così distanti.

Italo Di Giacomo

lunedì 15 marzo 2010

UN'ALTRA ITALIA E' POSSIBILE

Finalmente inizia un nuovo racconto. Qualcuno l’ha chiamato cantiere, altri riscossa, e altri ancora alternativa. Fatto sta che sabato, sul palco di Piazza del Popolo, a Roma, per la manifestazione “Sì alle regole. No ai trucchi” si respirava aria nuova e non c’era più traccia di quella ottusa classe dirigente denunciata da Nanni Moretti come inadeguata nel lontano 2002 a Piazza Navona. Una vittoria ideale e numerica, contestata naturalmente da una destra sempre più arrogante, triste, solitaria e finale. Se è tornato il sereno tra i leader del centrosinistra gran parte del merito è attribuibile sicuramente al “Popolo Viola”. In una moltitudine di bandiere, palloncini e striscioni, il viola, colore dell’autodeterminazione, ha accomunato democratici, radicali, dipietristi e le varie anime della sinistra italiana. Il tema del lavoro è ritornato al centro del dibattito. Tra gli altri sono intervenuti una insegnante precaria e un’operaia cassaintegrata. Non i soliti specchietti per le allodole di veltroniana memoria, ma testimonianze attive di vita e di lotta politica. Il Segretario del Partito Democratico Pierluigi Bersani ha posto l’accento sul lavoro, le regole e il civismo, parole d’ordine per ricostruire la nuova Italia. L’esile Emma ha pronunciato parole di fuoco contro la prepotenza di un regime di basso impero, ormai moribondo. Invettiva condivisa dal leader dell’Italia dei Valori Antonio Di Pietro che ha paragonato Berlusconi al folle imperatore Nerone. Mentre il presidente della Federazione della Sinistra Paolo Ferrero, dal palco, ha lanciato i referendum su acqua, nucleare e legge sul lavoro. Un caloroso benvenuto è stato riservato al candidato governatore della Puglia Nichi Vendola, che ha proclamato soddisfatto: “oggi abbiamo ritrovato il popolo del centrosinistra”. Di sicuro la sinistra sembra aver ritrovato se stessa e riscoperto la passione per la politica. Non è poco, solo così un’altra Italia sarà possibile.

Emanuele Bellato

LA FRANCIA DICE SARKONO

Bruciante sconfitta per il Berlusconi d’Oltralpe. L’Ump di Nicolas Sarkozy, con il 26,1% dei voti, non è più la prima forza politica francese, ma la seconda, superata dalla “gauche” uscita rigenerata dal primo turno delle elezioni amministrative. Il Partito Socialista nonostante le molte divisioni interne e dato per morto dopo la sconfitta delle presidenziali del 2007 e la batosta delle europee dell’anno scorso, dove con il 16% registrò il suo minino storico, vince nettamente con il 29,3% dei consensi. In leggera flessione i verdi di “Europe Ecologie”, la lista guidata da Daniel Cohn-Bendit (ex leader della rivolta studentesca del maggio ‘68), che ottengono comunque un buon 12,5%. Soddisfazione anche per il “Front de Gauche”, partito nato dall’unione dei comunisti storici di Marie-George Buffet e il Partito di sinistra dell’ex socialista, Jean-Luc Mélenchon, attestato al 6,2%. Deludenti i risultati dei “trotzkysti” di Lutte Ouvrière (1,3%) e del Nouveau parti anticapitaliste (2%) di Olivier Besancenot. Disfatta per le ambizioni dei centristi del MoDem (Mouvement Democrate) di Francois Bayrou, precipitati dal 18,57% delle ultime presidenziali al 4%. Dunque la sinistra transalpina, nelle sue varie articolazioni, naviga intorno al 60%. Purtroppo a rovinare la festa la buona affermazione del partito xenofobo di estrema destra “Front National” gestito dalla famiglia Le Pen, che ha ottenuto l’11,5%. Un altro dato significativo del primo turno di ieri è il forte astensionismo, che ha raggiunto il livello record del 53,6%.
I cugini francesi hanno punito la politica dei proclami, dell’apparenza, della distruzione dello stato sociale e dell’attacco ai diritti dei lavoratori, dell’inefficienza e dell’incapacità della destra a proporre soluzioni concrete per uscire dalla crisi.
Il risultato di domenica premia inoltre la leadership di Martine Aubry, che ha preso le redini del Partito Socialista appena un anno mezzo fa sconfiggendo l’ex candidata presidenziale Segolene Royal. Dopo la sbornia neocentrista e l’inseguimento di illusorie terze vie, la lezione che viene dalla Francia è quella che si può tornare a vincere solo grazie all’unità delle forze progressiste e rafforzando la propria identità a sinistra.

Italo Di Giacomo

domenica 14 marzo 2010

TRADIZIONI POPOLARI: LA RUA

Il Sindaco di Vicenza Achille Variati accetta l’incarico di Presidente del Comitato per la Rua

Venerdì 12 marzo, il dott. Enrico Mele, presidente dell’Ordine dei Notai di Vicenza e vicepresidente designato per il Comitato per la Rua, accompagnato dal dott. Davide Fiore, presidente della SIPBC- Sez. Reg. del Veneto e segretario del Comitato, è stato ricevuto dal sindaco di Vicenza Achille Variati nel suo ufficio di Palazzo Trissino. Scopo della visita era consegnare al Sindaco la volontà del Comitato per la Rua di assumere la presidenza del Comitato costituitosi il 12 febbraio 2010 nel corso di una riunione dei membri riuniti in rappresentanza delle diverse Istituzioni del territorio.
In quella data, gli 11 membri presenti alla riunione dei 16 parte del Comitato, avevano votato all’unanimità la figura del sindaco di Vicenza quale Presidente, del Comitato che si prefigge lo scopo di riaprire la storica festa della Rua, la giostra simbolo della città di Vicenza e ricostruita in occasione dei 100 anni di AMCPS.
Alcuni passaggi della lettera firmata dal notaio Enrico Mele, riportano come «proprio il valore simbolico dello storico macchinario, attraverso i secoli elemento d’identificazione della città, dovrebbe ritrovare la sua valenza originaria recuperando non solo la sua fisionomia civile ma ancor più la sua capacità di creare sinergia tra le Istituzioni che da sempre hanno contribuito affinché la Rua avesse una centralità». Esistono in questa richiesta ufficiale alcune indicazioni nate dalla volontà del Comitato per cui «La sfida (…) è di rinnovare con l’apporto d’idee contemporanee, le suggestioni e le potenzialità culturali, turistiche ed economiche di questo simbolo ricco di una tradizione secolare che rischia altrimenti di perdersi. La Rua deve tornare ad essere un simbolo di Vicenza, per la città stessa e per chi vorrà rivivere attraverso una tradizione, la sua storia.»
Il sindaco Achille Variati ha accettato con piacere la proposta della presidenza del comitato. “È un’iniziativa lodevole - ha dichiarato - che va a recuperare in un’ottica innovativa una tradizione appartenuta alla storia e alle radici di Vicenza. È inoltre significativo - ha evidenziato - che la manifestazione sia stata rilanciata non solo da un soggetto pubblico, ma da un comitato misto di professionisti, imprenditori, esponenti della cultura e dell’associazionismo, tutte espressioni della società vicentina. Da sindaco cercherò di verificare tutti i possibili sostegni e alleanze utili a rafforzare negli anni la manifestazione”. (c.s.)

Per ulteriori informazioni:

La Rua a Vicenza: Storia di una festa popolare

Foto e disegni della Rua di Vicenza