Il centrosinistra ha perso. Punto a capo. Questa è la spietata sentenza delle urne. L’immagine del fallimento ha il volto di Andrea Orlando, responsabile giustizia del Pd, che intervenendo in diretta a “Porta a Porta”, quando i risultati si stavano già delineando, ha pronosticato con spavalda sicurezza la vittoria della Bresso in Piemonte ed il primato del Partito Democratico a livello nazionale, tanto da riaccendere le speranze della pasionaria Rosi Bindi, ospite in studio, e dell’intero popolo di sinistra. La fine è nota e dipinge un panorama differente da quello tratteggiato dal fantasioso ed estroso Orlando.Se l’Italia non è la Francia e gli italiani non sono i francesi, lo stesso dicasi per i partiti. Il Partito Democratico non è il “Parti Socialiste”, i verdi nostrani non sono “Europe Écologie” e la sinistra radicale non è il “Front de Gauche”. Mentre in Francia per battere Sakozy i progressisti sono riusciti a costruire una coalizione plurale, unitaria e fortemente identitaria, proponendo un modello culturale, politico e sociale opposto a quello della destra, nel Bel Paese i nostri azzeccagarbugli si sono persi in equilibrismi tattici, politiche di palazzo, sempre alla ricerca di un “centro di gravità permanente”. Le elezioni regionali hanno decretato l’ennesimo fallimento di una classe dirigente che non vuole farsi da parte. Compito del Pd, principale partito di opposizione, non è “tenere” ma accrescere i consensi. Per tornare a vincere bisogna rottamare i vecchi dinosauri. E’ antistorico cercare di stringere alleanze con i post-democristiani di Casini, residuati ed orfani della prima Repubblica. E non si tirino in ballo i “grillini” per accusarli delle sconfitte. Ho sentito Enrico Letta dichiarare “in Piemonte abbiamo pagato per le nostre scelte riformiste”. Ma è riformismo (o masochismo) andare contro la volontà, le battaglie e le speranze dei propri elettori? Mettiamo il caso TAV. Se i candidati di entrambi gli schieramenti si dichiarano a favore dell’alta velocità vengono a cadere gli steccati e diventa indifferente votare per l’uno o per l’altro, o meglio ancora restarsene a casa. In Lombardia il centrosinistra è riuscito a candidare alle regionali un “trombato” delle provinciali. In Veneto il pur generoso Bortolussi, proposto da Cacciari e investito dell’ingrato compito dalle locali segreterie (senza primarie), non è stato adeguatamente sostenuto. Il tema del no al nucleare doveva essere al primo posto nel programma elettorale, invece è stato trattato timidamente, anche per le controverse opinioni personali del candidato. Capitolo spinoso, il Sud. Dopo le tante battaglie per la moralità e la legalità, chi ti candida il centrosinistra? In Campania l’indagato Vincenzo De Luca e in Calabria l’ex “mastelliano” Agazio Loiero. Al contrario, dove si presentano persone capaci e perbene come Nichi Vendola, il centrosinistra vince. E poco importa se la Puglia è una regione tradizionalmente conservatrice. Nichi si è imposto con le sue idee e il suo programma: acqua pubblica, sì alle energie rinnovabili e no al nucleare, lavoro e sicurezza. Capitolo a parte il Lazio. Emma si è dimostrata una fuoriclasse ed ha pagato esclusivamente per le ingerenze esterne di chi ancora confonde il potere spirituale con quello temporale, per il danno d’immagine causato dal caso Marrazzo e per una campagna elettorale partita in ritardo a causa delle solite divisioni e lotte intestine di partito. L’incertezza e lo smarrimento erano tali che prima dell’auto-candidatura della Bonino il giornalista Luca Telese su Il Fatto si disse pronto a votare Polverini.
Se la disorganizzazione della sinistra ha contribuito alla sconfitta il resto l’hanno fatto il bavaglio all’informazione e l’occupazione pressoché totale degli spazi televisivi da parte della destra. L’Italia è un paese in declino e pieno di problemi, con un governo inefficiente, ma è proibito farlo sapere agli italiani.
Non sono d’accordo quando si dice che l’anti-berlusconismo non paga. Non paga solo se è un atteggiamento di convenienza, per poi riproporre, una volta al potere, gli stessi comportamenti. Berlusconi non vuole il dialogo, ma lo scontro, tanto è vero che nel rapporto con la Lega, i ruoli si sono invertiti: con i padani nelle vesti dei moderati e i pidiellini in quelli di estremisti, agitatori, sempre pronti allo scontro ed alla rissa verbale.
Non si può archiviare la straordinaria esperienza del Popolo Viola, vorrebbe dire soffocare le migliori energie del nostro domani. Un’ultima considerazione la voglio fare sul nome del nostro blog. Un amico mi ha detto: per le vostre idee e quello che scrivete non mi sembra che rappresentiate il popolo veneto. L’osservazione è legittima. Io gli ho ricordato l’epoca di un glorioso giornale anti-fascista, nato a Padova nel 1921, pubblicato con enormi difficoltà, letto in semi-clandestinità e la cui redazione fu devastata e chiusa dai fascisti nel 1925. Quel giornale si chiamava Il Popolo Veneto. Ma questa è un’altra storia.
Emanuele Bellato
Non si può archiviare la straordinaria esperienza del Popolo Viola, vorrebbe dire soffocare le migliori energie del nostro domani. Un’ultima considerazione la voglio fare sul nome del nostro blog. Un amico mi ha detto: per le vostre idee e quello che scrivete non mi sembra che rappresentiate il popolo veneto. L’osservazione è legittima. Io gli ho ricordato l’epoca di un glorioso giornale anti-fascista, nato a Padova nel 1921, pubblicato con enormi difficoltà, letto in semi-clandestinità e la cui redazione fu devastata e chiusa dai fascisti nel 1925. Quel giornale si chiamava Il Popolo Veneto. Ma questa è un’altra storia.
Emanuele Bellato


























































