La barbarie non conosce limiti. Durante la notte l’esercito di occupazione israeliano ha aggredito, in acque internazionali, la “Flottiglia della libertà” composta da sei navi, con a bordo attivisti pacifisti, in rotta verso Gaza, per consegnare aiuti umanitari alla popolazione palestinese. Un vero e proprio atto di pirateria in violazione del diritto marittimo. Le ultime notizie riferiscono di dieci morti (ma si teme siano di più) e circa una trentina di feriti. La denuncia del Free Gaza Movement corre via Twitter: “I soldati hanno cominciato a sparare non appena hanno messo piede sulla nave. Hanno sparato anche a civili che dormivano”.Con questa brutale aggressione nei confronti di centinaia di attivisti non violenti, provenienti da tutto il mondo per denunciare il blocco di Gaza che dura da oltre tre anni, il governo di Israele scrive un’altra pagina buia della sua storia recente. Attualmente gli abitanti della striscia di Gaza sono stritolati dall’embargo e le condizioni di vita si sono aggravate specie dopo l’invasione del gennaio 2009, (l’offensiva militare denominata “Piombo fuso” cominciò il 27 dicembre 2008 e durò 21 giorni). L’obiettivo della flottiglia era quello di fornire alla popolazione palestinese sostegno nei campi dell’edilizia, della sanità e dell’istruzione.
Persino il sito di Panorama, settimanale vicino alle posizioni del centrodestra, ospita un intervento critico della scrittrice e giornalista Anna Momigliano “Israele questa volta ha perso. Su tutti i fronti. Morale, diplomatico, politico e forse anche dal punto di vista strategico. Perché adesso non so, davvero, che cosa potrà evitare lo scoppio di una terza Intifada”.
L’unanimità di giudizio però non si può ottenere nemmeno di fronte all’orrore. Mentre il mondo intero critica il massacro di pacifisti. il sottosegretario alla Difesa Mantica lo giustifica “Voluta provocazione”. Dello stesso parere Fiamma Nirenstein, vicepresidente della Comissione Esteri della Camera secondo cui la crisi è il risultato delle provocazioni ad Israele. Il Ministro degli Esteri Frattini si limita a chiedere timide spiegazioni al governo israeliano.
La comunità internazionale per troppo tempo ha tollerato, se non addirittura sostenuto il terrorismo di Stato, la politica di apartheid messa in pratica da Israele, le guerre di aggressione mascherate da guerre preventive di difesa, la cancellazione della storia e della cultura del popolo palestinese, le costruzioni abusive di colonie nei territori, il blocco delle forniture di acqua, l’occupazione illegale di Gerusalemme est, l’innalzamento del muro della vergogna. Sembra quasi che esista una sorta di impunità per Israele. La fermezza e le sanzioni internazionali valgono solo per chi non si allinea. Una cosa è certa, la pace non si costruisce sopra i cumuli di morti.
Italo Di Giacomo





























































