giovedì 30 settembre 2010

Fiducia a Berlusconi. Il teatrino continua

Nel giorno del suo settantaquattresimo compleanno, Berlusconi ottiene la fiducia alla Camera. Un regalo! Sarebbe proprio bello vedere come si esprimerebbero gli italiani circa l’operato di Berlusconi e del suo governo. Verrà il tempo. Nel frattempo ieri abbiamo assistito alla giornata più importante della legislatura che si è conclusa con la votazione il cui esito è il seguente: 342 voti a favore, 275 voti contrari e 3 astenuti. Decisivi Fli (34) e Mpa (5). Quota 316 resta dunque un miraggio.
Dopo la votazione, inizia ora l’analisi del voto e la riflessione sulle prospettive prossime future. Già sapevamo che da giorni i numeri erano troppo ballerini. Continue variazioni, calcoli hanno accompagnato la giornata tanto attesa. Sicuramente sui numeri usciti dalla votazione, sopra riportati, si discuterà, ma il problema non è quello della conta. Ciò che è chiaro è che la maggioranza non c’è più. Finita! Dall’esito del voto si ricava che Berlusconi non ha una maggioranza “sua”. Berlusconi non ha i suoi 316. E la partita è chiaramente persa per il governo, al di là di ogni altra considerazione e scusa che chiami in causa i transfughi, i promessi voti che non corrispondono, i responsabili che non rispondono presente, i trasformisti con in testa Calearo.
Gli appelli di Berlusconi sembrano proprio essere caduti nel vuoto anche se la fiducia accordata con il voto uscito dalle urne c’è, ma non c’è più la maggioranza. Essa ha crepe evidenti e già da mesi l’opera di sbriciolamento è in atto. Pensare che essa era la maggioranza più forte mai uscita dalle urne da decenni. Che crollo! Essa sta andando verso la risoluzione finale: il suicidio. I più lungimiranti l’avevano visto e detto da tempo. Voci profetiche si son levate da più parti per mettere in guardia Berlusconi che così non poteva andare avanti, da qualche giorno pure la CEI ha “scaricato” il Governo, dopo averlo tanto appoggiato. A dire il vero, la situazione politica italiana è in grave crisi e non lo devono dire certo i Vescovi che dovrebbero preoccuparsi forse di aspetti altrettanto gravi circa il “governo della chiesa”. Per me è chiara l’incapacità della nostra classe politica a rappresentare gli interessi dell’intero popolo italiano. Dobbiamo continuare a fidarci di questi qui?
Dunque, la fiducia chiesta è stata ottenuta, ma quanto durerà? Berlusconi, attraverso la richiesta di fiducia, aveva tentato di vincolare i finiani e per oggi gli è riuscito anche se deve incassare la notizia non notizia che la prossima settimana Fli diventerà partito. Inoltre Fini fa sapere che non si dimetterà da presidente della Camera. Qui occorrerebbe chiarire, ma ci sarà tempo. Un nuovo partito con cui Berlusconi sarà costretto a dialogare, se ne sarà capace, perché lo doveva fare già prima della “fuoriuscita” di Fini e affiliati, pardon della “cacciata” di Fini.
Il PDL è finito già da un pezzo e anche in questo Berlusconi ha perso. Berlusconi nega e s’indigna di fronte all’accusa di “compravendita di deputati”. Non sappiamo se ci sia stata o meno, forse sì, forse no. Io propendo comunque che tentativi ci siano stati.
Berlusconi non solo deve scendere dal predellino, ma deve anche preoccuparsi di trovare una sistemazione per il futuro prossimo. Pure il berlusconismo sembra essere alla frutta. La parola fine la darà il voto. Le votazioni appunto che si cerca di evitare per la debolezza degli uni o degli altri e per la paura di perdere la poltrona. A indicare la via al voto è la Lega: “Tanto a marzo si vota” sembra essere uscito a Maroni in dialogo con Vendola e Giordano. Sono stati intercettati da LA 7, nel loro dialogare, durante una pausa dei lavori di oggi. Che scoop. Dentro si parla di programmi per i prossimi tre anni di governo e fuori si parla di andare presto al voto. Lo stesso Bossi parla di numeri risicati anche se ci sono e di strada stretta con la paura di andare a casa.
Quel che fa male al paese è che si continuerà con una strategia di logoramento in queste ore, giorni, settimane o mesi. La verità è che non se ne può più di questa instabilità, perché così è. Una situazione instabile. Così si è espresso Bersani del PD: “Premier indebolito, prevarrà l’instabilità”. Ad essere particolarmente logori e stanchi sono gli italiani ormai derubati della democrazia. Italiani derubati della dignità. Oppressi dalla crisi e derubati del lavoro. Un governo “del fare” che ha impoverito gli italiani, le aziende principali fonti di ricchezza del paese, schiacciate dal peso delle tasse non diminuite e dalla burocrazia. L’unica cosa “del fare” era quella di legiferare per consentire a Berlusconi di non essere processato. E la sequenza potrebbe continuare. Il concetto è che ci sentiamo un po’ tutti derubati, per non dire “stuprati”. Di Pietro ha usato termini sbagliati ma come rende bene l’idea, purtroppo! Purtroppo.

Ivano Maddalena

Padova: Confronto tra Bindi e Donadi

Venerdì 1 ottobre alle ore 18.30 al centro congressi Papa Luciani, in via Forcellini a Padova. Modera Luca Telese

«Ci siamo detti: mettiamo assieme la più combattiva del Partito Democratico e il più pacato di Italia dei Valori e vediamo cosa succede». Si serve di una battuta il capogruppo IdV alla Camera Massimo Donadi per lanciare l’incontro di venerdì pomeriggio a Padova, che lo vedrà protagonista con il presidente del PD Rosy Bindi.

Il titolo “La sfida: il governo per l’Italia” spiega bene il significato che i due deputati hanno voluto dare all’iniziativa. «Uno scambio di idee senza cortine fumogene o frasi in politichese, per disegnare lo spazio che possono avere dipietristi e democratici nell’alternativa alla guida del paese e per capire meglio l’alleanza nel centrosinistra. Abbiamo deciso - spiega Donadi - di fare due incontri. Uno nel Veneto ed uno in casa di Rosy, in Toscana. Se vedremo che fanno presa, ne faremo uno in ogni regione d’Italia, per raccogliere idee e sensazioni per la nostra prossima grande sfida: far cambiare rotta al paese, dopo questi anni di disastroso governo berlusconiano».

Sul palco, però, Donadi e Bindi non saranno lasciati soli. A pungolarli, provocarli ed animare l’incontro padovano è stato chiamato uno dei volti noti del giornalismo televisivo italiano, una firma emergente come Luca Telese, giornalista de Il Fatto Quotidiano e conduttore de La7. L’ingresso è libero. (c.s.)

mercoledì 29 settembre 2010

Pedemontana: Diritto ad essere informati

Ogni cittadino ha il diritto ad essere informato su chi amministra il bene pubblico, come e attraverso quali scelte si governa e gestiscono le risorse, il territorio e la vita civile. Ha parimenti il dovere, ogni cittadino di informarsi di tutto ciò, ma spesso non ci si prende il tempo, in quanto delegare con il voto non significa non interessarsi. Ai nostri amministratori, ad ogni politico è chiesto di amministrare in modo trasparente e informare il cittadino sul proprio operato. Sarà per questo che nelle scorse settimane è stato recapitato, in buona parte delle case dei cittadini del comune di Malo, un volantino che inizia proprio così: “Caro cittadino, lo sapevi che…”. Caro cittadino, indipendentemente dal tuo orientamento politico, dai tuoi principi e valori, dal tuo interessarti o meno a ciò che accade nel tuo territorio: “Tu sei stato adeguatamente informato?”. (E, aggiungo io, ti sei adeguatamente informato?).
Il volantino (formato A5) è a firma della Lista Civica Malo Insieme. L’iniziativa è volta a dare informazione alla popolazione interessata dal progetto di realizzazione dell’Autostrada Pedemontana Veneta, che verrà realizzata in circa cinque anni, stando alle parole dell’assessore regionale alla mobilità, Renato Chisso. Il commissario straordinario per l’opera, Silvano Vernizzi, ha firmato il decreto del progetto definitivo. Il via ai lavori non è lontano.
Dalla lettura del volantino si capisce bene come l’intento sia quello di rendere i cittadini consapevoli di alcune serie problematiche che il progetto, già in sede di stesura e successiva presentazione dell’opera e poi nella sua effettiva realizzazione, comporta e comporterà..
Alcuni passaggi sono particolarmente chiari e se corrispondenti al vero, dovrebbero mettere nella popolazione una certa preoccupazione. Si pone l’accento sul grave impatto ambientale e sull’aumento dell’inquinamento con il superamento delle soglie massime previste dalla comunità europea a partire proprio dal 2010. Prevedibile l’aumento di malattie cronico degenerative, tra le quali patologie tumorali maligne. L’inquinamento acustico è destinato a salire.
Credo che molti sentano di essere stati informati tardi da una parte e, dall’altra, si rendano conto solo ora di quello che è successo e accadrà. Meglio tardi che mai dirà qualcuno. Ancora una volta la popolazione si vede calare dall’alto una realizzazione che non darà certo beneficio ai residenti interessati. Anche le eventuali compensazioni non possono certo risarcire il bene tolto. In più la preoccupazione è per le future generazioni a cui, a quanto pare, non prepariamo e lasciamo un mondo migliore di come l’abbiamo trovato.
Anzi sembra che le compensazioni per i cittadini non ci siano proprio, eccetto ai proprietari di terreni per cui verrà applicato l’iter seguito per il passante di Mestre, e neppure vantaggi per imprese locali che non potranno partecipare ai subappalti.
Si sottrae ulteriore terreno agricolo e mettendo a rischio sorgenti e falde acquifere. La nuova infrastruttura, che ha un costo di circa 2 miliardi e 100 milioni di euro, attraverserà 37 comuni delle province di Vicenza e Treviso per una lunghezza di oltre 94 chilometri, ai quali se ne aggiungeranno 53 di viabilità ai 17 caselli. Si sottolinea che il traffico locale non subirà decrementi.
Si evidenzia come dal punto di vista economico per questa parte di Veneto non conti il federalismo. La Pedemontana Veneta a differenza di quella Lombarda, finanziata con i contributi del governo Centrale, vedrà un bell’esborso economico da parte dei cittadini (pedaggio, contributi della regionali, grosso modo 600 milioni di soldi nostri, e poi il costo della salute e del territorio sottratto).
Realistica affermazione che chiede a ciascuno di prendersi le proprie responsabilità: “il peso delle nostre scelte” ricadrà sulle giovani generazioni.
Questo ed altro è denunciato dai vari comitati che si son formati in questi anni.
Al di là di ogni considerazione, un aspetto mi pare fondamentale e purtroppo carente, non si comprende come il bene dei cittadini che vivono nel territorio non sia messo al primo posto. Non si tratta solo di dire no e a volte ho l’impressione che sia a livello locale che nazionale chi, lodevolmente, si fa più sentire siano sempre i “No”. No TAV, No Dal Molin, No Pedemontana, No ponte sullo stretto. A proposito in questi giorni si è assistito ai primi lavori di cantierizzazione e ai carotaggi. Agli evidenti danni già causati ai cittadini si è risposto: “l’assicurazione pagherà”. Non c’è assicurazione che paghi di fronte al diritto alla salute. Personalmente dico No a un simile progetto e ne chiederei la ridiscussione, anche se forse ormai è già tardi. Vorrei dire un Sì deciso alla salvaguardia del diritto alla salute. In secondo luogo ribadisco un Sì alla maggiore informazione su quanto viene scelto da chi ci amministra. Ma a me cittadino il compito di informarmi. Il volantino della Lista Civica Malo Insieme mi offre questa opportunità. Vorrei capire se la Maggioranza che ci governa ha in serbo iniziative, oltre a quelle già fatte, per non farmi dire che ancora una volta si piega il capo a qualcosa che è calato dall’alto. Ah, per la cronaca… si stanziano milioni di euro per opere simili e a scuola io, insegnante, mi devo portare il gesso con cui scrivere alla lavagna.

Ivano Maddalena

Vicenza: "Testa in aria, piedi per terra"

Presentazione dei progetti vincitori allo spazio Monotono

Giovedì 30 settembre alle 19 allo Spazio Monotono di viale Milano 60 a Vicenza verranno presentati i progetti “Everest” di Francesco Fonassi e “Bagatto-Baratto” di Clara Luiselli, i due artisti vincitori del concorso “Testa in aria, piedi per terra”, promosso dall’assessorato alle politiche giovanili del Comune di Vicenza nell’ambito del progetto “Oltremodo” all’interno del nuovo piano locale giovani e organizzato in collaborazione con Fuoribiennale.
L’esposizione dei progetti sarà preceduta da una presentazione da parte della giuria del concorso composta da Alessandra Moretti, vicesindaco e assessore all’istruzione e alle politiche giovanili del Comune di Vicenza, Flavio Albanese, presidente Fondazione Teatro Comunale di Vicenza e ex direttore di Domus, Stefano Coletto, curatore della Fondazione Bevilacqua la Masa, Renzo Di Renzo, direttore della Fondazione Claudio Buziol, Daniele Capra, giornalista di Exibart e Cristiano Seganfreddo, direttore di Fuoribiennale e dagli interventi dei due artisti. La giuria ha esaminato e valutato oltre quaranta progetti provenienti da diverse città italiane e da città europee come Berlino e Parigi. Varie le proposte avanzate dai giovani artisti, di tipo performativo e installativo, dalla realizzazione di una piccola biblioteca ad un grande murales dove ritrarre gli abitanti del posto. I progetti di Francesco Fonassi e Clara Luiselli sono stati selezionati per il loro valore partecipativo e la relazione con il territorio per cui sono stati ideati, l’area compresa tra l'ex Domenichelli e Viale Milano a Vicenza.

Classe 1986, di Brescia, studi all’Accademia di Venezia, Francesco Fonassi è membro del collettivo R.a.m. e residente presso gli atelier della Fondazione Bevilacqua La Masa. Nel 2010 ha tenuto la sua prima personale alla Pertugi Artecontemporanea a Padova, intitolata “Sonic Raids - In Place of Listening” curata da Amerigo Nutolo. Giovedì 30 settembre a Spazio Monotono presenta un prologo, fatto di tre micro-azioni, del suo progetto “Everest”, un’installazione sonora performabile che parte da Everest, il palazzo popolare che vigila su tutta l'area circostante l'ex Domenichelli che verrà realizzata fra qualche mese. Le tre azioni si concentrano sul tema del potere della parola e si svolgeranno sia all’interno di Spazio Monotono che davanti all’area ex Domenichelli.
Clara Luiselli, classe 1975, di Bergamo, vanta numerose mostre personali e ha partecipato a collettive in istituzioni e spazi espositivi pubblici e privati tra i quali Targetti Light Art Collection at Mak, Vienna; Chelsea Art Museum, New York; GAMeC di Bergamo; Viafarini a Milano; Galleria Civica di Modena (2000); Fondazione Bevilacqua La Masa, Venezia (2000). Per il concorso “Testa in aria, piedi per terra” presenta “Bagatto- Baratto”, un progetto che l’artista sta portando avanti da oltre anno che si concentra sul tema della comunicazione, dello scambio e della relazione e per il quale ha coinvolto numerosi abitanti della zona di Viale Milano a Vicenza negli ultimi giorni. (c.s.)

martedì 28 settembre 2010

Sovraffollamento Carceri: Veneto terzo

Nell’inerzia di un governo incapace di decidere e di un centrodestra impegnato in uno scontro tra fazioni, continua, senza sosta, la strage silenziosa nelle carceri italiane. Ieri un detenuto si è ucciso impiccandosi nel carcere di Belluno. Dall’inizio dell’anno i suicidi in cella salgono così a 51. “Per un quadro d’insieme e più veritiero - afferma Eugenio Sarno, Segretario Generale della UIL PA Penitenziari - occorre ricordare che alle 51 persone che hanno deciso di evadere permanentemente dalla vita ve ne sono state altre 123 che hanno tentato lo stesso percorso. […] Le strutture che in questo 2010 hanno fatto registrare il maggior numero di suicidi (tre a testa) sono Siracusa, Padova Due Palazzi e Roma Rebibbia”. Il problema principale è sempre lo stesso: il sovraffollamento. Una ricerca della Uil - Pubblica amministrazione, effettuata il 20 settembre scorso e diffusa oggi, fotografa la gravita della situazione, dove a fronte di una capienza massima pari a 44.745 posti sono ristrette 68.598 persone, ovvero 23.853 detenuti in più rispetto all’effettiva capacità ricettiva degli istituti penitenziari. Secondo i dati della ricerca, il Veneto, con un indice pari al 71,6%, è la terza regione più sovraffollata dopo l’Emilia Romagna (85,7%) e la Puglia (80,9%).

La "classifica" nazionale per sovraffollamento

10° Vicenza (Capienza regolamentare: 146. Presenze al 20/9/2010: 344. Differenza Cap.reg. - Pres. Eff.: 198. % indice affollamento: 135,66)

14° Treviso (Capienza regolamentare: 128. Presenze al 20/9/2010: 286. Differenza Cap.reg. - Pres. Eff.: 158. % indice affollamento: 123,44)

24° Venezia SMM (Capienza regolamentare: 161. Presenze al 20/9/2010: 336. Differenza Cap.reg. - Pres. Eff.: 175. % indice affollamento: 108,70)

51° Padova N.C. (Capienza regolamentare: 439. Presenze al 20/9/2010: 810. Differenza Cap.reg. - Pres. Eff.: 371. % indice affollamento: 84,51)

57° Rovigo (Capienza regolamentare: 66. Presenze al 20/9/2010: 118. Differenza Cap.reg. - Pres. Eff.: 52. % indice affollamento: 78,79)

68° Belluno (Capienza regolamentare: 84. Presenze al 20/9/2010: 143. Differenza Cap.reg. - Pres. Eff.: 59. % indice affollamento: 70,24)

71° Venezia Giudecca (Capienza regolamentare: 265. Presenze al 20/9/2010: 449. Differenza Cap.reg. - Pres. Eff.: 184. % indice affollamento: 69,43)

118° Verona (Capienza regolamentare: 589. Presenze al 20/9/2010: 871. Differenza Cap.reg. - Pres. Eff.: 282. % indice affollamento: 47,88)

150° Padova C.C. (Capienza regolamentare: 210. Presenze al 20/9/2010: 266. Differenza Cap.reg. - Pres. Eff.: 56. % indice affollamento: 26,67)

Filippin: Calearo? Figurina Panini della politica

La segretaria del Pd: “Disprezza i voti di chi lo ha eletto, si dimetta”

Rosanna Filippin, segretaria regionale del Pd Veneto, replica alle dichiarazioni rese da Massimo Calearo nell’intervista pubblicata oggi sul Corriere Veneto. “Massimo Calearo? È una figurina Panini della politica, che giustamente compie il suo destino: passare di mano in mano. Peccato che la sua utilità, per parafrasare una nota teoria economica, sia decisamente marginale e decrescente. Col senno di poi, va detto che Walter Veltroni ha fatto un clamoroso errore a candidarlo nel Pd. Per quanto mi riguarda, spero ancora che l’uomo tiri fuori un po’ di spina dorsale e si dimetta. Dato che in Parlamento non c’è finito grazie ai suoi “meriti” personali, ma grazie ai voti raccolti da quel Pd che oggi disprezza. Per il futuro, invece, una cosa è chiara: nel Pd i candidati li sceglieremo sul territorio. Quanto a Calearo, credo che il suo riciclaggio non interessi a nessuno. Può tornarsene a casa. Nessuno lo rimpiangerà”. (c.s.)

Politica: Il vizietto di cambiare casacca

Il 6 novembre del 2009 scrivevo: “Il deputato veneto Massimo Calearo è uscito dal Partito Democratico. E’ fin troppo presuntuoso dire: noi l’avevamo detto, ed era fin troppo facile prevederlo. Dunque Calearo esce dal partito, ma non lascia la politica. Perché? Perché il popolo gli ha chiesto di restare, dice lui. Sarà, ma non mi sembra di aver sentito l’eco di manifestazioni popolari o la notizia di una raccolte di firme affinché l’ex presidente di Federmeccanica continui il suo ‘impegno’ politico. Ma non togliamoli questa soddisfazione. Nell’era del berlusconismo imperante, essere vanesi è una debolezza di quasi tutti i politici. Si sentono indispensabili ed onnipotenti”. Oggi martedì 28 settembre 2010, alla vigilia del discorso del premier Berlusconi alla Camera sui 5 punti del programma di governo, Calearo lascia l’Api (Alleanza per l’Italia) il partito di Tabacci e Rutelli, con la speranza - confidano gli ex colleghi di partito - di diventare ministro con Berlusconi. Anche questa volta Calearo ha voluto sottolineare la sua coerenza: “Rimango fermo nel gruppo misto, quindi non cambio casacca, ma ragiono con la testa di quelli che cerco di rappresentare di più, che sono gli imprenditori”. Ed anche questa volta è stato il fantomatico popolo di sostenitori a chiedergli una scelta di responsabilità: “Prima di prendere la decisione di lasciare l’Api ho parlato con diversi imprenditori e tutti mi hanno detto che in questo momento la cosa più importante è la stabilità di governo per rilanciare l'Italia”. Almeno, prima dell’ennesima svolta, poteva aggiornare il sito internet personale dove nella sezione “La mia visione politica” scrive: “Ci preoccupa inoltre il cesarismo che si va consolidando e che è in contrasto evidente con ogni forma di democrazia moderna”.

Paolo Sante

lunedì 27 settembre 2010

Cinema: La principessa e il ranocchio

Dopo il racconto delle giornate del Festival del Cinema di Venezia il nostro collaboratore Tobia Zerbato ritorna con la sua rubrica dedicata ai film più significativi della recente produzione cinematografica internazionale

Mentre sull’animazione tridimensionale si scommette sempre più forte, la Disney torna a raccontare le fiabe col proverbiale metodo a due dimensioni. Se questo può esser visto come un limite, una sorta d’impantanamento, sappiate che non è così, la scelta è perfettamente oculata e attinente al percorso di “svecchiamento” che gli studi Disney intendono intraprendere. Forti di un passato glorioso e di alcuni nomi che lasciano ben sperare per il futuro (in primis un John Lasseter sempre più presente in parallelo agli studi Pixar), alla Disney tentano il “rinnovo” puntando sulla tradizione vincente degli studios come si fa con i cavalli da corsa, ma dando un ulteriore giro di chiave a tutto il meccanismo. In questo modo la Disney tenta di riorganizzare un po’ le idee, di calibrare la bussola, per porre fine a un periodo qualitativamente improduttivo che, dal 1994 (anno del famoso “Il Re Leone”), ha visto ben pochi guizzi. “La principessa e il ranocchio” è una bella favola, ben ritmata dalla colonna sonora jazz di Randy Newman e intrisa, come solitamente capita in questo tipo di pellicole, di buoni sentimenti e speranze. Un film che non spicca per originalità, ma con molti elementi “magici” che, buttati nel pentolone con criterio ‘citazionistico’, creano una pozione a tratti irresistibile. Coloratissimo e divertente, annovera la tradizionale formula delle ‘canzoni integrate nella trama’, riportando così il film ai crismi del musical. Formula che, se non implementata correttamente, porta noia come danno di ritorno, soprattutto per il pubblico adulto. Ma non è il caso de “La principessa e il ranocchio”, dove le canzoni, per lo più brevi incursioni jazz mai stucchevoli né stanchevoli, sono un ottimo “collante” che tiene insieme una trama fin troppo lineare.Sostanzialmente la “composizione di base” non differisce dai precedenti film, ma la forza dell’opera risiede nella predilezione al musical, che stavolta costituisce un valore aggiunto.Il film si attesta su un buon livello e rimarca un aspetto sempre più importante: nel cinema e generalmente nelle arti contemporanee, la priorità non è creare qualcosa di nuovo bensì rielaborare il materiale a disposizione, cosa che spesso richiede una indiscutibile bravura e che può portare a risultati addirittura migliori del genio che inventa qualche cosa di nuovo. Il film rassicura sul futuro della casa e rincuora gli spettatori delusi dalle precedenti prove, il team Disney ha ancora qualche buona freccia al suo arco e può tornare ad esistere ancora, cinematograficamente.

Tobia Zerbato

Un film di Ron Clements. Con Oprah Winfrey, John Goodman, Keith David, Jim Cummings, Jenifer Lewis. Durata 97 min. USA 2009

Buco di un miliardo nella sanità veneta

IdV chiede Consiglio straordinario. La segretaria del Pd Filippin: “Il conto delle omissioni lo pagheranno i veneti”

Anche in Veneto la sanità pubblica è “malata”. Se in passato il nostro sistema sanitario era considerato un’eccellenza nel panorama nazionale e nelle tabelle economiche passava per virtuoso adesso, di punto in bianco, si scopre un buco di un miliardo di euro dovuto a sprechi ed inefficienze. La doccia fredda arriva dal ministro Sacconi, il quale annuncia una stretta ai rubinetti della sanità veneta (si parla di 2.000 posti letto e di 140.000 ricoveri da tagliare).
Vista la gravità della situazione i tre consiglieri regionali di Italia dei Valori Gustavo Franchetto, Antonino Pipitone e Gennaro Marotta, in una nota congiunta, hanno chiesto spiegazioni sul disavanzo che sta emergendo nelle Ulss del Veneto e la convocazione di un consiglio straordinario: “Adesso basta bugie. Siamo passati dal ‘tutto bene madama la marchesa’ della sanità veneta venduta come fulgido esempio di efficienza, competenza e risparmiosità al profondo rosso (anzi, verde) del paventato miliardo di euro di buco. Chi guida la Regione deve spiegare la situazione, giustificare le proprie scelte e prendersi le proprie colpe. Per questo abbiamo presentato richiesta formale perché venga convocato al più presto un Consiglio regionale straordinario sul tema della sanità, dove si faccia luce su questo disastro amministrativo, contabile e gestionale. Che lo si faccia in aula, di fronte a tutti i consiglieri e a tutti i cittadini veneti, che vedano finalmente chi disegna rosei scenari di fantasia e chi invece denuncia i problemi reali”.
Antonino Pipitone, di professione medico, consigliere regionale IdV e componente della Commissione regionale Sanità punta il dito contro la Lega, infatti gli ultimi quattro assessori alla Sanità, ovvero Flavio Tosi, Francesca Martini, Sandro Sandri e Luca Coletto, sono stati tutti leghisti: “Il buco enorme che sta emergendo nella Sanità veneta è drammatico. E’ figlio di chiare scelte politiche che il centrodestra, e la Lega in particolare, hanno fatto negli ultimi 5 anni. A fronte di liste d’attesa che si sono allungate in quasi tutti gli ospedali del Veneto, di scelte di politica sanitaria sbagliate, Zaia deve immediatamente riferire ai veneti su come stanno le cose. Chiederemo subito al presidente della Commissione Sanità di relazionarci in tal senso mercoledì, mentre come gruppo IdV abbiamo chiesto che il Consiglio regionale venga immediatamente convocato”. “Vogliamo sapere - aggiunge il dipietrista padovano - chi pagherà questi debiti, se e quali servizi e strutture verranno tagliate, se e quali tagli di personale ci saranno, se ci sarà un aumento delle tasse locali per le famiglie venete. Zaia si assuma le proprie responsabilità e dica finalmente la verità!”.

Rosanna Filippin, segretaria regionale del Pd Veneto, interviene sulla questione del buco nei conti della sanità veneta. “Sui conti della Sanità vogliamo vederci chiaro. Dieci anni di assessori leghisti alla sanità e questo è il risultato: ipotesi di buco per un miliardo di euro. Zaia aveva si era appena fatto bello pochi mesi fa con i dati “virtuosi” della sanità, snobbando i dubbi dei nostri consiglieri. E ora scopriamo questa imbarazzante situazione. Altro che libro bianco dei conti delle Ulss, come propone il presidente della Regione: quello che va stilato qui è un libro nero. Per svelare fino in fondo la cattiva gestione prodotta da anni di amministrazione di centrodestra. Alla fine è già chiaro chi pagherà il conto di tutta questa cattiva gestione: i cittadini veneti. Un miliardo di buco nei conti della sanità è un miliardo che la Regione finirà per prendere dalle nostre tasche. Oppure che taglierà in termini di servizi, dopo anni in cui ha sempre premiato i manager che guidano il comparto sanitario regionale. Grazie Zaia”.

Paola Pezzo e Mirko Celestino testimonial e partecipanti dell’8^edizione Gran Fondo di Mtb

Adria (Rovigo) - Saranno la pluricampionessa veronese Paola Pezzo e Mirko Celestino ad inaugurare nella doppia veste di testimonial e partecipanti la Gran Fondo “Su e zò per i fossi”, che si terrà ad Adria (RO), in data 10 ottobre 2010, gara valida per la sesta tappa del “Trofeo d’Autunno 2010” e giunta quest’anno alla sua ottava edizione. Paola Pezzo farà il suo esordio sulla scena sportiva in questa occasione per la prima volta nell’anno 2010, mentre è confermata la presenza di Mirko Celestino, recentemente piazzatosi secondo nella specialità marathon ai mondiali di Sankt Wendel.
Tanti i big che hanno partecipato e vinto nelle passate edizioni, basta ricordarne alcuni con in testa i campioni del mondo Marco Bui, Massimo De Bortolis, Fredrik Kessiakoff, i nazionali Longo, Bettin, Ferrari, Fontana, Visinelli, Dalto e Andreis; per la categoria femminile ricordiamo la Gasparini e la Ferrari e le pluridecorate Squarcina e Troldi.
La competizione, organizzata dalla società M.T.B. Tuttinbici di Adria, gode del patrocinio del Parco del Delta del Po, della Regione Veneto, della Provincia di Rovigo e del Comune di Adria, e raduna ad ogni edizione diverse centinaia di partecipanti di tutte le categorie, dai professionisti agli amatori, provenienti da varie regioni d’Italia. Nel 2009 vi hanno preso parte circa 480 sportivi mentre per quest’anno si attende un ulteriore incremento d’iscritti, che si aggireranno intorno ai 700 atleti.
La “Su e zó per i fossi”, come le altre gare del “Trofeo d’Autunno”, è riservata a ciclisti in mountain bike con ruote da 26/29 pollici e piega del manubrio dritta. Il percorso si estende per 55 km in totale, 53 dei quali su sterrato e 10 km all’interno della golena del Fiume Po, nell’oasi naturalistica del Parco del Delta. Proprio quest’ultima parte del percorso, che attraversa il comune di Adria e quello di Papozze, è stata realizzata appositamente per l’edizione di quest’anno e resterà permanentemente a disposizione degli appassionati.
Le categorie ammesse alla gara sono: per la maschile “Elite U23”, “Juniores” e “Mastersports”; Master 1-2-3-4-5-6 e oltre. Per la femminile la categoria unica.
La gara avrà luogo il giorno domenica 10 ottobre 2010. Il ritrovo e la punzonatura si terranno presso il Palazzetto dello Sport di via Aldo Moro ad Adria (RO), dalle ore 07.00 alle ore 09.30. La partenza è prevista per le ore 10.10 da Corso Mazzini e l’arrivo nuovamente in via Aldo Moro.
Al momento dell’iscrizione sarà consegnato a ciascun corridore un pacco gara con giubbino antivento. Il regolamento della gara, il modulo di adesione ed altre informazioni sono disponibili sul sito www.suezoperifossi.it

domenica 26 settembre 2010

Salva la data: Pietro Piller Cottrer ospite d’onore per i cento anni dello Sci Cai Schio

In occasione dei festeggiamenti per il centenario del sodalizio vicentino, la medaglia d’argento di Vancouver 2010 sarà la special guest di una serata all’insegna dello sci di fondo. L’appuntamento è fissato venerdì primo ottobre presso il Liceo Scientifico di Schio.

Schio (Vi) - Un secolo di storia sulla neve. È quanto può raccontare lo Sci CAI Schio, un traguardo importante che il sodalizio vicentino ha raggiunto in questo 2010 e che vuole festeggiare con un grande avvenimento. Infatti, all’interno degli eventi per i festeggiamenti del centenario i dirigenti dello Sci CAI Schio hanno organizzato una serata dedicata allo sci nordico, disciplina centrale nell’attività sociale del club, e per rendere l’incontro ancor più esclusivo, hanno invitato il più forte fondista italiano in circolazione. Ospite d’onore della serata sarà Pietro Piller Cottrer, il fondista di Sappada, medaglia d’argento che rappresenta la punta di diamante del movimento italiano degli sci stretti. Il bellunese presenzierà alla serata organizzata venerdì primo ottobre presso il Liceo Scientifico statale “Nicolò Tron” di via Luzio, 4 a Schio alle ore 20.45. Perchè la scelta è caduta su Pietro Piller Cotter? «Semplice: Pietro è uno sportivo professionista, un campione vero simbolo di questa Italia che fatica - ha risposto Carlo Ceola, dirigente dello Sci Cai Schio - e per ben due volte ha partecipato alla Befanalauf, insomma uno di noi». L’incontro darà il via ad altri festeggiamenti previsti per il centenario, tra cui una mostra che racconterà i 100 anni della storia dello Sci CAI Schio, oltre ad un libro fotografico che fissarà con le migliori immagini il centenario della blasonata società. (c.s.)


sabato 25 settembre 2010

CONSIGLI LIBRARI N.34

Qualcosa di sinistra. Miti e realtà delle sinistre al governo
Franco Cazzola
€ 12,00
2010, p. 144, brossura
Il Mulino (collana Contemporanea)

Una parola, un contenitore, uno spazio politico. Una storia travagliata e sempre più incerta. Un’esperienza per molti dolorosa. Che cos’è oggi la sinistra? Esistono ancora le condizioni affinché disuguaglianze che la destra considera naturali o addirittura desiderabili possano essere abolite o ridotte? Oltre e contro i luoghi comuni, la risposta viene qui cercata nelle concrete esperienze di governo che le sinistre hanno condotto in tredici paesi europei dal secondo dopoguerra ai nostri giorni. Possiamo così verificare se, dove e quando i governi di sinistra hanno davvero aumentato le tasse, gonfiato la spesa sociale, esteso il settore pubblico, ridotto la disoccupazione, redistribuito la ricchezza, rallentato la crescita, alimentato l’inflazione. O magari tutto il contrario. Sì, perché è pure accaduto, in Italia come altrove, di vedere le sinistre ripianare i bilanci scassati dalle destre. Sarà allora più facile capire se la sinistra ha vinto oppure perso tutto, esaurendo in entrambi i casi il proprio compito; o se di essa c’è ancora bisogno e proprio adesso, con la crisi e la rimonta delle disuguaglianze, sta tornando il suo momento.

Lega-Land
Ernesto Milanesi; Canetta Sebastiano
€ 18,00
2010, p. 176
Manifestolibri (collana La società narrata)

Il celebrato modello veneto è andato in tilt, nel gioco sfacciato dell’economia e della politica. Fra il tramonto del “sistema Galan” e il deragliamento della “locomotiva” nord-estina, non affiora soltanto l’ultima generazione leghista, svezzata da vent’anni di “serenissima” ideologia. Il Veneto continua a sfornare contraddizioni stridenti, storie e personaggi emblematici, perfino movimenti sociali che contraddicono ogni “modello”. Questo libro informatissimo e pungente costituisce un viaggio-inchiesta attraverso i tanti volti del Nord Est, dalle schiave dell’immondizia nei capannoni postindustrali al business che ruota intorno ai finanziamenti europei, agli eco-mostri messi in cantiere dagli interessi immobiliari. Come evidenzia lo scrittore Massimo Carlotto, “il Veneto di domani è un affare ultramiliardario che ora passa nelle mani del governatore Luca Zaia e del suo partito”.

Conflitti globali. Vol. 7: Palestina anno zero
AA.VV.
Curatori: Guareschi M.; Rahola F.
€ 15,00
2010, 175 p., ill., brossura
Agenzia X

Dopo il volume "Israele come paradigma", la nuova uscita di "Conflitti globali" si concentra sull'altro versante di quel conflitto; quello palestinese. A un anno dall'offensiva su Gaza il campo palestinese appare frammentato e diviso come non mai, da frontiere fisiche, check point, muri e colonie che rendono la Cisgiordania una terra in cui è quasi impossibile vivere e muoversi. Gaza, con le sue frontiere sigillate ormai da anni, appare più come un enorme campo di internamento che come territorio di un futuro stato. Le divisioni non sono solo fisiche ma anche politiche: il conflitto tutto palestinese che contrappone Fatah e Hamas - laici e religiosi - crea ulteriori barriere. "Palestina anno zero" si interroga sulle strategie di sopravvivenza che caratterizzano una popolazione da decenni sotto occupazione. Autorevoli studiosi italiani e stranieri, attraverso le voci dei palestinesi, fanno emergere tanto la ricca trama di pratiche di resistenza quanto la frammentazione causata da un'esistenza confinata.

Frammentazione Il futuro visto da Ramallah Nasser Abourahme; Spazi contigui, tempi differenti Cédric Parizot; Soluzioni (im)possibili. Uno stato, due stati e altre ipotesi Marco Allegra, Paolo Napolitano; Tra Gaza e l’Egitto. Il fantasma di Israele Lorenzo Navone; La costruzione della dipendenza. Acqua, territorio e cittadinanza in Cisgiordania Ilaria Giglioli. Resistenze Discorsi e pratiche della resistenza popolare Ala Alazzeh; Decolonizing Architecture. The Book of Activism Sandi Hilal, Alessandro Petti, Eyal Weizman; Fatah-Hamas fra radicalizzazione e istituzionalizzazione Paolo Napolitano; Teatri di resistenza Rania Jawad; At-Tuwani. Cronaca di un villaggio sotto scorta Alessandro Doranti; Punti di vista su Gaza Mouin Rabbani, Azmi Bishara, Elena N. Hogan.

*descrizioni dalla quarta di copertina

venerdì 24 settembre 2010

Antonio Di Pietro a Mestre: "L’Italia non ha bisogno né del ricattatore né del ricattato"

E’ un Di Pietro che parla a tutto campo quello giunto oggi in Veneto dopo la partecipazione di ieri sera alla trasmissione Annozero di Santoro. Il tour dell’ex pm è partito da San Donà di Piave ed è proseguito a Mestre, dove ha inaugurato la sede provinciale IdV. La preoccupazione per il futuro del polo industriale di Porto Marghera e la crisi economica ed occupazionale sono stati al centro del suo intervento: “il riconoscimento di area di crisi per Porto Marghera è il primo passo indispensabile per mantenere gli ammortizzatori sociale e per rilanciare un comparto messo in ginocchio. Il nordest è in ginocchio. Era il polmone dell’economia italiana, adesso è un polmone malato, che rischia di entrare in metastasi. La crisi morde ancora, e il governo non riesce e non vuole impegnarsi per sostenere situazioni di crisi, con aziende che chiudono e lavoratori che continuano a perdere il posto di lavoro, soprattutto tra i giovani.”. Temi ripresi anche al successivo convegno sulla crisi di Porto Marghera in piazza Ferretto a Mestre.
Interpellato sul caso Fini (il Presidente della Camera ha annunciato per domani un video per discolparsi) Di Pietro ha risposto: “a Fini dico che se la diceva due mesi fa, la verità, era meglio per tutti. Poi non ci interessa se quella lettera è o no una patacca. Tanto Berlusconi lo conosciamo bene. A me il dossieraggio lo ha fatto contro, come ha stabilito la Procura di Brescia. Il Paese non può più sopportare il litigio tra Berlusconi e Fini. L’Italia non ha bisogno né del ricattatore né del ricattato. A Fini dico: non mi interessa del tuo video, ma voglio sapere da te perché, se Berlusconi ti fa dossieraggio contro, gli dai la fiducia? Sarai mica ricattabile?”.
E sulla fatidica data del 29 settembre, ovvero quando Berlusconi si presenterà in aula con i famosi 5 punti da sottoporre al voto di fiducia Di Pietro dichiara: “il 29 conteranno i voti, ma solo piano politico Berlusconi ha già fallito. Molti parlamentari non hanno i coraggio di sfiduciarlo. Da martedì saranno tutti suoi complici”. (red.)

La Lega proibisce l'Inno di Mameli

Attorno all’esecuzione o meno dell’Inno di Mameli si consuma l’ennesima spaccatura tra Lega e Pdl. Il segretario della Lega veneta nonché sindaco di Treviso Gian Paolo Gobbo ha affermato dalle colonne del “Corriere Veneto”: “l’inno non serve assolutamente” ed ha ordinato a tutti gli amministratori padani della regione: “non suonatelo”. La sparata (folkloristica?) crea imbarazzi tra gli stessi leghisti. Per il sindaco di Verona Flavio Tosi l’inno di Mameli continuerà ad essere suonato nelle città venete come in tutto il Paese, secondo “il preciso protocollo che ne regola l’uso”. All’opposto di Gobbo, l’amministrazione comunale di Chioggia, guidata da Romano Tiozzo, esponente del Pdl, ha disposto di donare agli scolari della città quadretti con il canto degli italiani e di far suonare, gli ultimi due giorni dell’anno, all’apertura di ogni spettacolo, l’inno di Mameli per salutare il 150° anniversario dell’Unità d’Italia. Le repliche più dure al sindaco di Treviso vengono dall’opposizione. Gennaro Marotta, consigliere regionale di Italia dei Valori, dichiara: “E’ vergognoso che un sindaco in carica, ancorché dirigente di un movimento politico che ormai fatico a definire italiano, continui a fare operazioni di destabilizzazione istituzionale”.
“IdV si ribella - rincara la dose il coordinatore regionale dipietrista - all’ennesimo diktat leghista su argomenti che, se permette la fanfara del Carroccio, riguardano tutta la nazione, non solo i comuni con primo cittadino leghista”.
“Mi par di ricordare - chiosa Marotta - che, nonostante l’onnipresente Gentilini, sia proprio Gobbo il sindaco di Treviso. Ha dovuto giurare sulla Costituzione pure lui o hanno fatto un’eccezione?”.
Critico nei confronti del segretario veneto della Lega anche Davide Zoggia, responsabile enti locali del Pd: “Quest’ultima boutade serve ancora una volta per nascondere il vero problema della Lega, ovvero le mancate risposte ai bisogni dei veneti che chiedono lavoro, occupazione e infrastrutture. I leghisti invece di comportarsi come un partito della vecchia Repubblica che vota contro le autorizzazioni a procedere su Cosentino, si occupino dei veneti e smettano di tenere atteggiamenti denigranti nei confronti di valori che sono patrimonio dell’intera comunità italiana”.
Mentre in Veneto infuria la polemica sull’inno a Curno, alle porte di Bergamo, la Lega Nord sentenzia: “L’Italia non esiste”.

Quattro passi verso un mondo migliore

La fiera delle buone pratiche in rete. Sabato 25 e Domenica 26 Settembre a Treviso

L'evento è tra i principali punti di riferimento nazionali per quanto riguarda la cooperazione, lo sviluppo sostenibile e la tutela dell'ambiente. “Reti Liberatutti, scopriamo l’economia delle relazioni” è il tema della sesta edizione: le buone pratiche che mettono in rete i soggetti economici, i produttori i consumatori. Dalla cooperazione a nuove forme di lavoro, dalla filiera corta all’economia di prossimità, dal commercio equo e solidale all’agricoltura.

Niente proposte futuribili o idee elitarie, “Quattro passi verso un mondo migliore”, si riconferma alla sua sesta edizione (Treviso, località Sant’Artemio, sede della Provincia di Treviso, 25-26 settembre 2010) per la concretezza e l’immediata applicabilità delle proposte da parte di ogni cittadino. Divenuta uno dei principali punti di riferimento nazionali per i settori della cooperazione, dello sviluppo sostenibile e della tutela dell'ambiente, la fiera è reduce dal successo decretato nel 2009 che ha visto oltre 30 mila visitatori e 300 volontari attivi in due giorni.
Organizzata dalla Cooperativa sociale Pace e Sviluppo di Treviso (la prima organizzazione in Veneto per attività, fatturato e numero di volontari e terza in Italia dopo Milano e Trento nel settore del commercio equo e solidale) con il sostegno e patrocinio della Provincia di Treviso, del Ministero delle Politiche agricole e forestali, della Regione del Veneto e del Comune di Treviso, per il 2010 si concentrerà sul tema “Reti Liberatutti, scopriamo l’economia delle relazioni”.
In un momento in cui il dibattito sui temi della cooperazione, della salvaguardia dell'ambiente, dello sviluppo sostenibile e di una più equa distribuzione delle risorse si è esteso fino a toccare la sensibilità di un gran numero di cittadini, “Quattro passi” si pone come obiettivo il mettere in luce gli esempi di sostenibilità ambientale e sociale che possono essere facilmente adottati da ciascun cittadino. Saranno valorizzate in special modo le pratiche virtuose che soggetti economici, le istituzioni, produttori e consumatori mettono in rete: dalla cooperazione a nuove forme di lavoro, dalla filiera corta all’economia di prossimità, dal commercio equo e solidale all’agricoltura biologica, dal volontariato ai gruppi di acquisto solidale, dalle energie rinnovabili alla mobilità sostenibile. Oltre 100 espositori disposti lungo i viali del parco della sede della Provincia di Treviso e una moltitudine di suggerimenti per sottolineare come l’economia, per essere sostenibile a livello sia sociale che ambientale debba puntare alla valorizzazione delle comunità e delle relazioni.
“Nel delineare delle vie d’uscite dalla attuale crisi economica ci piace pensare ad una soluzione che parta dai cittadini: - spiega Alessandro Franceschini, presidente della Cooperativa Pace e Sviluppo ed anche neopresidente di Agices (Assemblea Generale Italiana del Commercio Equo e Solidale) - a fronte di un’economia che viene gestita da pochi poteri finanziari molte persone si stanno riprendendo in mano il proprio ruolo di consumatori e risparmiatori. Che agiscono nel mercato con attenzione e senso di responsabilità. Che scelgono prodotti e servizi rispettosi dei produttori e dell’ambiente. E questi milioni di cittadini si mettono in rete, costruiscono alleanze tra pubblico e privato, danno vita ad iniziative nuove, creano gruppi di acquisto e di opinione. La Fiera Quattro Passi cercherà di stendere queste reti di fronte ai visitatori, per farne comprendere dimensioni e valore.”
Anche quest'anno, come avviene ormai dal 2007, i visitatori, gli espositori e i volontari voteranno l'espositore che ha presentato l'idea più originale e coerente con il tema della fiera al quale sarà assegnato, nel tardo pomeriggio della domenica, il premio “Quattro passi... avanti!”. Nel corso della premiazione peraltro, verrà sorteggiato, tra tutti i votanti, il fortunato vincitore di un buono acquisto di prodotti del commercio equo e solidale.
Grande spazio sarà dato alla visita degli studenti e degli insegnanti. Per loro numerose iniziative, organizzate in collaborazione con il Laboratorio Scuola e Volontariato di Volontarinsieme: visite guidate, attività, laboratori e spunti per fare della fiera un momento di confronto e di prospettiva per un futuro più sostenibile.
Come sempre, ad accompagnare la manifestazione, un programma culturale ricco di appuntamenti informativi, laboratori e degustazioni, momenti di intrattenimento per i più piccoli e per i loro genitori. In occasione della Fiera verrà anche presentata la prima ricerca sul movimento dei GAS (Gruppi di acquisto solidale) della Provincia di Treviso con la produzione di dati e la possibilità di capire quanto questo grande movimento coinvolga persone, scambi commerciali e nuove idee. (c.s.)

www.fieraquattropassi.org
L’ingresso alla fiera è gratuito

Clandestino Day. Gli appuntamenti in Veneto

Oggi, venerdì 24 settembre, si svolgerà in oltre cinquanta piazze italiane il “Clandestino Day”. La giornata di mobilitazione, con e per i migranti, per dire no al razzismo, è promossa dalla rivista “Carta”. Il tema di quest’anno è la scuola, la formazione e l’integrazione. Tra le diverse iniziative spicca quella di Rovigo per ribadire il netto no all’ipotesi di realizzare il centro di identificazione ed espulsione dei clandestini nell’ex base militare di Zelo.

Gli appuntamenti del Clandestino Day in Veneto dal sito www.carta.org:

Rovigo

- Il Coordinamento No Cie, ha promosso una manifestazione contro i Cie in Italia e il nuovo Cie di Zelo. Appuntamento alle 17 in piazza Matteotti. Interverranno rappresentanti delle associazioni che compongono il coordinamento No Cie polesano e alcune delegazioni dei coordinamenti che organizzano il Clandestino Day in altre province venete. In contemporanea in tutto il Veneto verrà divulgato l’appello delle associazioni sul Cie polesano. Alle 18:00, corteo lungo il corso e per le vie del centro verso piazza D’Armi, da cui i partecipanti partiranno alla volta di Ceneselli. Una delegazione di alcune macchine formerà una piccola carovana, che percorrerà vari comuni fino a Zelo e Ceneselli. La giornata si conclude alle 21:00 nella sala consiliare del Comune di Ceneselli, con “Apriti Cie”, incontro-dibattito con Nicola Grigion (Progetto Melting Pot Europa), Andrea Bellavite (giornalista), don Albino Bizzotto (Beati costruttori di pace), Livio Ferrari (garante dei detenuti). In questi giorni il coordinamento ha attivato la possibilità di sottoscrivere on line l’appello sul sito http://clandestinodayrovigo.wordpress.com.

- L’Associazione “Il Fiume” di Stienta ospita don Andrea Gallo nella sala consiliare del Municipio per parlare del suo ultimo libro “Così in terra come in cielo”, il 25 settembre alle 21. Con l’occasione si parlerà anche di Cie e immigrazione, per riprendere il filo del Clandestino Day del giorno prima.

- Il 25 la rivista Biancoenero organizza un presidio in piazza Vittorio Emanuele II.

Belluno

- La Cooperativa sociale Samarcanda s.c.s Onlus, che gestisce in provincia di Belluno tre botteghe del commercio equo e solidale, allestisce dal 23 al 25 settembre le vetrine con materiali (magliette, immagini, testi, ecc.) legati al tema della clandestinità.

Vicenza

- Il Presidio Permanente No Dal Molin, La Fabbrica di Nichi, l’Unione immigrati, Arciragazzi Vicenza e la Cgil organizzano un’iniziativa al Caffè del Sole (via Colombo 41). Alle 19,30 ci sarà un momento di “informazione dal basso e questioni migranti” con Silvia Pellizzari (responsabile comunicazione in rete fabbriche di Nichi). Alle 20,30 incontro su “La scuola meticcia ai tempi della Gelmini”: partecipano insegnanti e avvocati modera Stefano Bellanda (master in studi interculturali, Unipd). Alle 21,30, proiezione del film “Non rubateci il futuro” di Margine Operativo. Mostra fotografica “Black or white” di Marco Zorzanello.

Padova

- Volantinaggi diffusi davanti alle scuole dalle 7,45 alle 8,30. Dalle 8,15 fino alle 13, assemblea alla scuola Scarcerle (ITAS Scarcerle, via delle Cave 174), promossa dal Coordinamento nessuno è illegale. Una delegazione della Cgil-Flc si recherà all’ufficio provinciale scolastico per chiedere chiarimenti sulla situazione degli studenti immigrati. Proiezione del film “Welcome”.Nel primo pomeriggio azioni teatrali e volantinaggi a cura del Coordinamento nessuno è illegale e Reality shock. Dalle 16 davanti alla prefettura (piazza Antenore), partenza per la manifestazione contro la costruzione del Cie a Rovigo e microfono aperto per le storie di clandestinità e rappresentazioni teatrali. Razzismo stop incontrerà il prefetto, si discuterà dell’insegnamento dell’italiano e del permesso a punti. In preparazione un documento da consegnare al prefetto, al sindaco e all’ufficio scolastico provinciale per segnalare i problemi di accesso all’istruzione per le famiglie immigrate. Da Padova ci sarà anche una partecipazione alla manifestazione di Rovigo contro il Cie. Serata alla Mela di Newton.

- La Cgil di Padova partecipa con un fitto programma di assemblee nei luoghi di lavoro.

giovedì 23 settembre 2010

Giancarlo Siani, giornalista precario eroe

Giornalismo e legalità sono le prime parole che vengono in mente per ricordare Giancarlo Siani, giornalista precario assassinato dalla camorra il 23 settembre del 1985 per le sue coraggiose inchieste sui clan malavitosi e le collusioni con il mondo politico. Per chi ha la passione per il giornalismo Siani rappresenta una bandiera, un esempio di professionalità che si sta estinguendo. Cercare le notizie, raccontare fatti e retroscena, scavare nella cronaca, esporsi coraggiosamente per amore di verità senza timori per le conseguenze, l’impressione di non impegnarsi mai abbastanza, “rompere le palle” in redazione, in consiglio comunale, a chiunque, per fare al meglio il proprio mestiere, tutto questo era Giancarlo Siani, “abusivo” del giornalismo con il sogno di un contratto. Pacifista convinto, le sue uniche armi erano una penna e un taccuino e come destriero l’inseparabile Citroën Mehari verde con cui faceva la spola da Torre Annunziata alla redazione di Castellammare di Stabia per scoprire gli intrighi delle cosche, gli appalti truccati, la corruzione del potere politico, a Fortapàsc, avamposto armato della camorra, dove lo Stato era latitante.
Il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, in un messaggio inviato al direttore de Il Mattino in occasione del Premio giornalistico Siani ha scritto: “A 25 anni dal barbaro assassinio di Giancarlo Siani è importante ricordare sempre, senza ombra di ritualità, alle nuove generazioni il suo coraggioso esempio di impegno professionale, di senso civico e di educazione alla legalità”.
Per chi non conoscesse la figura di Siani consigliamo la visione dell’ottimo film di Marco Risi del 2009 “Fortapàsc” con Libero De Rienzo e tra gli altri Ennio Fantaschini; ed inoltre segnaliamo l’uscita del libro “Giancarlo Siani. E lui che mi sorride”, di Alessandro Di Virgilio e Emilio Lecce. La graphic novel è edita da La Round Robin editrice assieme all’Associazione daSud nella collana Libeccio, dedicata a donne e uomini che si sono distinti per il loro impegno contro le mafie. Il fumetto racconta la storia di Giancarlo Siani attraverso gli occhi del fratello Paolo, che continua a a tenere viva la memoria di tutte le vittime della camorra.

Per approfondire:

Domani Di Pietro a Mestre e San Donà

Nuove sedi IdV e lotta per il lavoro

Sarà un venerdì in terra veneziana per Antonio Di Pietro. Prima tappa, per piantare la bandiera IdV proprio in casa del presidente leghista della Provincia Francesca Zaccariotto, a San Donà di Piave. Poi, a Mestre, altra inaugurazione, stavolta della nuova sede provinciale del partito. Quindi chiuderà con un incontro pubblico importante e molto sentito, per far uscire prima e meglio Porto Marghera e l'area veneziana dalla crisi del lavoro. Questo il pomeriggio nella provincia veneziana per il presidente di Italia dei Valori, al suo ritorno in Veneto dopo l'estate.

Di Pietro arriverà a San Donà alle ore 15.15, per inaugurare la sede del circolo cittadino IdV in via Risorgimento 30, accolto dal coordinatore locale Luigi Falco ed accompagnato dai parlamentari IdV veneti Massimo Donadi ed Antonio Borghesi e dal coordinatore regionale Gennaro Marotta.
Successivamente si trasferirà a Mestre, per un'altra inaugurazione. Stavolta il taglio del nastro, alle 16.15, è in via Querini 19, per la nuova sede provinciale di Italia dei Valori, con il coordinatore Diego Gallo.

Quattro passi a piedi e Di Pietro, alle 17, arriverà in piazza Ferretto, al Cinema Excelsior, per partecipare all'incontro pubblico organizzato da IdV Venezia sulla crisi di Porto Marghera e dell'area veneziana. Obiettivo dichiarato è quello di unire le forze (presenti gli assessori provinciale e comunale ed i sindacati) per costringere il governo a dichiarare Marghera area di crisi, prolungando così gli ammortizzatori sociali e dando il via a nuovi sbocchi lavorativi.

Di seguito il programma definitivo di Antonio Di Pietro:

VENERDI 24 SETTEMBRE

Ore 15.15 San Donà di Piave: inaugurazione sede cittadina Italia dei Valori (Via Risorgimento 30);

Ore 16.15 Mestre: inaugurazione sede provinciale Italia dei Valori (Via Querini 19);

Ore 16.45 Mestre: incontro con i giornalisti (all'entrata del Cinema Excelsior in Piazza Ferretto).

Ore 17.00 Mestre: incontro pubblico sul tema del lavoro "Porto Marghera: uscire dalla crisi. Un progetto che impegni tutti" (Cinema Excelsior in Piazza Ferretto).

All'incontro pubblico, aperto quindi a tutta la cittadinanza, parteciperanno:

Davide Stoppa, coordinatore circolo del Lavoro IdV

Diego Gallo, coordinatore provinciale Venezia IdV

Paolino D'Anna, assessore al Lavoro Provincia di Venezia

Roberto Montagner, segretario generale Cgil Venezia

Antonio Paruzzolo, assessore Attività produttive Comune di Venezia

Maurizio Zipponi, responsabile nazionale Lavoro e Welfare IdV

Concluderà l'incontro:

Antonio Di Pietro, presidente nazionale IdV

mercoledì 22 settembre 2010

La Casta salva l'ex sottosegretario Cosentino

La Camera, o forse sarebbe meglio dire la Casta, ha negato ai pm l’uso delle intercettazioni nelle inchieste che riguardano l’ex sottosegretario Nicola Consentino. Si è votato a scrutinio segreto, come richiesto dal Pdl. Su 593 deputati presenti in aula (In totale i deputati sono 630. Oggi assenti 36, giustificati 13 perché in missione), 308 hanno espresso parere contrario all’utilizzo delle intercettazioni (Pdl e Lega) e 285 si sono detti favorevoli (Pd, IdV, Fli, Api, UdC). Per avere la maggioranza assoluta in Parlamento ne servono 316. Facendo un rapido calcolo e considerando che i deputati di osservanza finiana sono 34 (35 con Fini che non può votare) e la maggioranza prima di Mirabello disponeva di 341 deputati, la soglia di Pdl e Lega si ferma a 306. Numeri sufficienti per salvare qualche compare in difficoltà, ma insufficienti per governare serenamente. Dai tabulati emerge anche la presenza di almeno 12 franchi tiratori, ovvero deputati che hanno tradito l’indicazione di voto del proprio gruppo di appartenenza. Infatti la somma dei deputati presenti e votanti dell’opposizione più i “finiani” è di 297 deputati (201 Pd; 31 UdC; 24 Idv; 34 Fli; 7 Api). Dunque rispetto ai 285 che hanno votato per l’autorizzazione sulle intercettazioni mancano all’appello 12 voti. Il finiano Italo Bocchino ha puntato il dito contro l’opposizione, accuse respinte con determinazione dal capogruppo del Pd Dario Franceschini che ha escluso in maniera categorica defezioni nel campo democratico. L’ipotesi più probabile è che la vittima sacrificale della campagna acquisti berlusconiana sia l’UdC di Pier Ferdinando Casini, a questo punto capo di un partito dimezzato. Una cosa è chiara, d’ora in avanti la politica si farà con il pallottoliere e calcolatrice alla mano, come fu per l’ultimo Prodi. I numeri sono precari e la coalizione di governo è diventata un’accozzaglia eterogenea, allargabile a seconda delle esigenze grazie ad intrighi di palazzo, prebende e poltrone per tutti.

Paolo Sante

Mestre: Convegno IdV su vivisezione e caccia

Venerdì sera a Mestre si parlerà di caccia e vivisezione con il parlamentare europeo di Italia dei Valori Niccolò Rinaldi

Appuntamento alle 20 all’Hotel Plaza (davanti alla stazione ferroviaria) per discutere della direttiva comunitaria che regola l’utilizzo degli animali per fini scientifici e della battaglia nel Consiglio regionale veneto sulla caccia in deroga, con la forte opposizione di IdV. Accompagnano Rinaldi il coordinatore regionale di Italia dei Valori Gennaro Marotta, Massimo Vitturi della LAV (Lega Antivivisezione) ed Andrea Zanoni della LAC (Lega per l’Abolizione della Caccia). L’ingresso è libero.

Conferenza pubblica
Direttiva sulla Vivisezione e Caccia in deroga

Ore 20.00 - Venerdì 24 settembre 2010
Hotel Plaza - Piazzale della Stazione, n. 36 - Mestre Venezia (davanti la stazione dei treni di Mestre)

L’approvazione della Direttiva 86/609 che regolamenta l’utilizzo degli animali per fini scientifici. L’affossamento del progetto di legge regionale voluto da Lega, PDL ed UDC e fortemente contrastato dal Gruppo Regionale di Italia dei Valori.

Intervengono:

Massimo Vitturi
Responsabile Nazionale del Settore Fauna della LAV Lega Antivivisezione
Attività della LAV sulla questione della Direttiva Comunitaria 86/609


On. Niccolò Rinaldi (v.foto)
Europarlamentare e Capodelegazione di Italia dei Valori al Parlamento Europeo
L’approvazione della Direttiva 86/609 che regolamenta l’utilizzo degli animali per fini scientifici.

Andrea Zanoni
Presidente della Lega per l’Abolizione della Caccia del Veneto
Esposti all’U.E. e ricorsi al TAR contro la caccia in deroga in Veneto

Gennaro Marotta
Consigliere e Coordinatore Regionale di Italia dei Valori
L’attività di contrasto alla legge sulla caccia in deroga del Gruppo Consigliare regionale di Italia dei Valori

I precedenti articoli sullo stesso argomento:

martedì 21 settembre 2010

Addio a Sandra Mondaini, signora della TV

L’Italia intera ha perso una grande protagonista della tv e una grande donna. Si è spenta a 79 anni, all’ospedale San Raffaele di Milano, dov’era ricoverata per un problema respiratorio, Sandra Mondaini. Nata il 1° settembre 1931, Sandra Mondaini è stata protagonista nella sua lunga carriera di un susseguirsi di sketch indimenticabili, come quelli di Casa Vianello, la sit-com del 1988 recitata in coppia con il marito Raimondo, o quelli con Corrado ne La Trottola del 1964. E come dimenticare il mitico personaggio di Sbirulino, che ha fatto divertire nel corso degli anni, tantissimi bambini di ogni età. Sandra e Raimondo, due miti del piccolo schermo, il simbolo della coppia indissolubile, legata da un amore che andava oltre ogni difficoltà. Non avendo figli, avevano deciso di adottare una famiglia filippina, che aveva portato una grande allegria nella loro vita. “Che noia che barba, che barba che noia”, la frase che ripeteva sempre Sandra in Casa Vianello, mentre Raimondo leggeva la Gazzetta e lei sbuffava e poi agitava le lenzuola per attirare l’attenzione, un simpatico tormentone che resterà per sempre nei nostri ricordi. Con Sandra se ne va una degli ultimi grandi personaggi dello spettacolo. Cinque mesi fa aveva salutato per l’ultima volta il suo amato Raimondo, e ora l’ha raggiunto in cielo. Grazie Sandra per tutte le emozioni, le risate, i momenti indimenticabili, che ci hai regalato in questi anni e che porteremo sempre nel cuore.

Francesca Monti

Per non dimenticare il giudice Rosario Livatino

“La Sicilia, nella sua stratificazione storica, nella sua insularità vinta, in perpetua crisi di identità, ha allevato nel suo seno - attraverso il trascorrere degli anni - un nido pieno di tenebra”. Leonardo Sciascia

Terra amara la Sicilia di Sciascia, lo scrittore che per primo affrontò il tema dello strapotere mafioso. Quello stesso nido di tenebra che il 21 settembre del 1990 spezzò, a soli 37 anni, la vita del giudice Rosario Livatino. A vent’anni di distanza dal martirio del “giudice ragazzino”* è più che mai necessario ricordare il sacrificio di questo coraggioso ed integerrimo servitore dello Stato, fulgido esempio di attaccamento al valore della Giustizia. Rosario Angelo Livatino nasce a Canicattì il 3 ottobre del 1952. Terminati gli studi liceali frequenta la Facoltà di Giurisprudenza laureandosi con il massimo dei voti nell’anno accademico 1974-1975. Partecipa al concorso per uditore giudiziario e si classifica ai primi posti conseguendo nel frattempo una seconda laurea in Scienze Politiche. Il suo primo impiego lo trova presso l’Ufficio del Registro come vicedirettore in prova. Il 18 luglio 1978 Rosario fa il suo ingresso in Magistratura presso il Tribunale di Caltanissetta in qualità di uditore giudiziario. Un anno dopo entra come Pubblico Ministero alla Procura della Repubblica di Agrigento, ruolo che mantiene fino al 20 agosto del 1989 per iniziare a lavorare come giudice a latere, incarico che detiene fino al giorno del suo assassinio.
Rosario è stato un servitore dello Stato che al servizio di protezione armata, inizialmente richiesto per alleviare i timori dei genitori, ha in seguito rinunciato per affidarsi, da fervente cristiano qual era, alla Provvidenza.
Alle manifestazioni più intime di una fede vissuta con una intensità che ricorda quella dei grandi mistici univa una vigorosa azione sociale nei confronti dei più disagiati e bisognosi, con la riservatezza che gli era insita. Anche per questo la Chiesa ha promosso un processo di “beatificazione” tuttora in corso.
Uomo di Cristo e uomo di legge che sapeva di possedere un potere talmente forte da determinare irrimediabilmente la vita di altre esistenze. Così scriveva Rosario: “Il magistrato deve, nel momento del decidere, dimettere ogni vanità e soprattutto ogni superbia; deve avvertire tutto il peso del potere affidato nelle sue mani…disposto e proteso a comprendere l’uomo che ha di fronte e a giudicarlo senza atteggiamento da superuomo, ma anzi con costruttiva contrizione”. Per Rosario il dovere di ogni magistrato era quello: “di essere ed apparire indipendenti”; di fatto rifiutò sempre, con cortesia ma fermezza di dare la propria adesione ad associazioni, partiti o correnti interne alla magistratura, richieste che pure non mancavano. Pensiero, questo, ben illustrato in un discorso pronunciato durante un convegno il 20 aprile del 1990, che a ragione viene definito come una sorta di trattato di deontologia professionale. Rosario sostenne che: “L’indipendenza del giudice non è solo nella propria coscienza, nella incessante libertà morale, nella fedeltà ai principi, nella sua capacità di sacrificio, nella sua conoscenza tecnica, nella sua esperienza, nella chiarezza e linearità delle sue decisioni, ma anche nella sua moralità, nella trasparenza della sua condotta anche fuori dalle mura del suo ufficio, nella normalità delle sue relazioni e delle sue manifestazioni nella vita sociale, nella scelta delle sue amicizie, nella sua indisponibilità a iniziative e ad affari, tuttoché consentiti ma rischiosi, nella rinunzia a ogni desiderio di incarichi e prebende, specie in settori che, per loro natura o per le implicazioni che comportano, possono produrre il germe della contaminazione e il pericolo della interferenza; l’indipendenza del giudice è infine nella sua credibilità, che riesce a conquistare nel travaglio delle sue decisioni in ogni momento della sua attività”.
Il 21 settembre 1990, Rosario Livatino mentre si recava al lavoro, con la sua utilitaria, presso il Tribunale di Agrigento, subiva un agguato mafioso rimanendo in un primo tempo ferito alla spalla da colpi d’arma da fuoco. Poi, sceso dall’auto tentò una disperata fuga per una scarpata ma fu raggiunto da un sicario che gli sparò in bocca. Due settimane dopo avrebbe compiuto 38 anni.
Rosario è stato assassinato per il suo lavoro, per le delicate inchieste che stava portando avanti, con coraggio, contro i clan mafiosi dell’Agrigentino ma come disse Giovanni Paolo II, il 9 maggio 1993, a proposito degli uccisi per mano della mafia: “essi sono martiri della giustizia e indirettamente della fede”.
Questa è la testimonianza di Rosario, un giudice che voleva dare un’anima al diritto, che fece del suo lavoro una missione di vita. Un uomo libero che rifuggiva la notorietà e il protagonismo ad ogni costo. Questa è l’eredità che Rosario Livatino ci ha lasciato e che a vent’anni di distanza dalla sua scomparsa, pochi sembrano aver raccolto.

* Rosario Livatino è noto anche come “Il giudice ragazzino”. L’espressione è stata ripresa da Nando Dalla Chiesa nel suo libro dal titolo omonimo e fa riferimento alle affermazioni sprezzanti rese dall’allora Presidente della Repubblica Cossiga durante un discorso fatto alla scuola della polizia a Roma il 10 maggio del 1991. Cossiga faceva sapere che a quei “giudici ragazzini” non avrebbe affidato “neanche l’amministrazione di una casa terrena, che sarebbe la casa a un piano, la quale ha una finestra ma usa come finestra la porta”.

lunedì 20 settembre 2010

Belluno: Vernice nera contro la Libertà

Marotta (IdV): Un gesto inqualificabile, segno dei tempi

«Un cartello stradale che ricorda “Belluno Città Medaglia d'Oro della Resistenza” è stato imbrattato di vernice nera. E' un gesto inqualificabile, che offende tutti i democratici ed i partigiani, non solo di Belluno». Così Gennaro Marotta, consigliere regionale di Italia dei Valori, dopo la segnalazione che ha ricevuto ieri: alle porte di Belluno, provenendo da Ponte nelle Alpi, un cartello segnaletico è stato colpito da questo gesto, che ne cancella il significativo riconoscimento.

«Purtroppo - aggiunge Marotta - questo è un brutto segno dei tempi, in un Veneto dove una parte politica tiene ad esaltare simboli che nulla hanno a che fare con la nostra storia, dimenticando invece le nostre vere radici, che affondano anche nel sangue dei moltissimi nostri concittadini che hanno dato la vita per la Patria».

Il 16 marzo 1947, la città di Belluno è stata insignita della Medaglia d'Oro al Valor Militare con la seguente motivazione:

«Due volte invasa nel corso di venticinque anni, due volte la sua nobile ed intrepida gente si ergeva, decisa, le armi in pugno, a combattere l'odiato tedesco. Subito dopo l'armistizio del settembre 1943, i suoi figli si organizzavano in formazioni partigiane e gli 86 impiccati, i 277 fucilati, i 7 arsi vivi, gli 11 morti per sevizie, i 564 caduti in combattimento, assieme ai 301 feriti, ai 1667 deportati e ai 7000 internati, costituiscono il tributo di sangue e di eroismo dato alla lotta di liberazione. Nei giorni dell'insurrezione i suoi volontari della libertà si opponevano arditamente al X Corpo d'armata corazzato tedesco, forte di tre Divisioni, attestato al Ponte delle Alpi, gli precludevano ogni via di scampo e lo attaccavano di concerto con le sopraggiunte forze alleate, ottenendone la resa a discrezione. Dalle rive sacre del Piave, arrossato ancora una volta dall'italo sangue, i suoi partigiani, che per primi ebbero il privilegio d'imbracciare le armi contro l'invasore, marciano oggi alla testa delle formazioni dei Martiri e degli Eroi di tutte le lotte per l'Italia una e libera e ci additano la via del dovere e del sacrificio. Settembre 1943 - aprile 1945»

Fonte: www.quirinale.it/elementi/DettaglioOnorificenze.aspx?decorato=18362

PD Veneto: Scuola abbandonata a se stessa

Stamattina, in una conferenza stampa nella sede regionale del PD a Padova, i consiglieri regionali Laura Puppato (capogruppo Pd Veneto), Roberto Fasoli (responsabile scuola del Pd Veneto), Andrea Causin (vice presidente della Commissione Istruzione) e il segretario regionale del Pd Rosanna Filippin hanno parlato dei problemi della scuola e presentato le proposte del Partito Democratico

Una scuola abbandonata a se stessa
Inizia l’anno scolastico 2010-2011 all’insegna dell’incertezza e della precarietà. Incertezza su tutto ciò che riguarda i contenuti e l’organizzazione della didattica, precarietà nella direzione delle istituzioni scolastiche e del lavoro per migliaia di docenti personale ausiliario, tecnico e amministrativo.

I NUMERI DELLA SCUOLA VENETA

A confermare questo giudizio, anche a livello veneto, i dati ufficiali messi a disposizione dall’Ufficio Scolastico Regionale per il Veneto. Solo per citarne alcuni si tenga conto che l’anno inizia con ben 121 scuole su 711 senza il dirigente scolastico, assegnate ad un reggente che deve dirigere anche l’istituto di sua titolarità. Vicenza, Padova e Venezia le tre province in maggiore difficoltà. Nel 2008-09 erano solo 29 le reggenze, sono diventate 70 nel 2009-10 per raggiungere il numero di 121 nell’anno scolastico che si è aperto all’insegna della “riforma epocale” citata dal Ministro Gelmini. Di epocale c’è solo la confusione, la disorganizzazione, l’abbandono della scuola a se stessa. Quel che funziona lo si deve alla responsabilità e alla professionalità del personale che anche in condizioni di abbandono dimostra di avere senso del proprio dovere e rispetto dei ragazzi e delle loro famiglie. Ma lasciare senza guida 121 scuole su 711 (17%) vuol dire essere incapaci di una seria gestione e proprio nell’anno in cui partono novità di rilievo che richiederebbero ancora maggiore attenzione da parte del Ministero.
Gli alunni delle scuola statale sono in aumento in tutte le province e in tutti gli ordini di scuola e sfiorano il tetto delle 600.000 unità (591.083 per la precisione). Il numero delle classi però cala da 27.979 a 27.923 soprattutto nella scuola primaria e nella scuola secondaria di secondo grado. Di conseguenza cresce il numero degli alunni per classe, anche se non in modo eclatante nella media, ma con alcune situazioni difficili dovute alla riorganizzazione dei corsi di studio nella secondaria superiore.

Ciò che invece è gravissimo è il taglio del personale docente che, a fronte di un aumento di alunni, cala dalle 52.363 unità del 2007-08 alle attuali 48.307 unità (-4056 posti di lavoro) e il calo del personale ATA dalle 18.518 unità del 2008-09 alle attuali 16.700 (-1818). Questi numeri da soli basterebbero per dimostrare cosa significano i tagli nella scuola e danno l’idea delle difficoltà che dovranno affrontare i ragazzi, le famiglie e tutto il personale.

Anche perchè nella scuola le complessità non sono certo diminuite. Ad esempio gli alunni non italiani passano dai 67.398 dell’anno scolastico scorso ai 70.577 di quello che si apre, con un aumento di 3.179 unità pari al 4,7%. Come potremo garantire loro e a tutti gli altri allievi un buon livello di apprendimento nelle condizioni di precarietà e di abbandono sopra riportate?
Ormai il fenomeno dell’inserimento scolastico di alunni non italiani è diventato irreversibile e arriva a punte che sfiorano il 19% nella scuola dell’infanzia per una media del 12,2%. E’ pur vero che soprattutto nei primi ordini di scuola i nati in Italia arrivano a superare l’80% nella scuola dell’infanzia e il 50% in quella primaria, ma resta molto da fare soprattutto nella scuola media
inferiore e nella secondaria per garantire livelli di apprendimento e di integrazione adeguati evitando le forme di selezione e di abbandono oggi eccessivamente alte.
Un’altra complessità è legata all’aumento degli alunni con disabilità che passano dai 12.883 dell’anno scorso agli attuali 13.756 e si trovano inseriti in classi più numerose. E’ pur vero che i posti di sostegno aumentano da 5.900 a 6.318 ma i docenti si troveranno a lavorare in condizioni ambientali più difficili. Il numero totale dei posti disponibili per le nomine a tempo indeterminato del personale docente e ATA calerà rispettivamente di 11 unità per i docenti e di 911 per il personale ATA.
Nonostante tutto ciò la scuola del Veneto rispetto ad altre regioni presenta livelli di qualità mediamente tra i più alti, il che se per un verso ci può tranquillizzare, per un altro non può che preoccuparci per lo standard nazionale delle prestazioni, troppe volte rivelatosi tra i più bassi a livello internazionale.

ALCUNE SITUAZIONI DI CRITICITÀ DELLA SCUOLA VENETA

Accanto ai dati numerici segnaliamo alcune situazioni di particolare criticità della scuola nella nostra Regione.

1) Qualità dell'ambiente scolastico e sicurezza

In Veneto la finanziaria regionale 2010 ha segnato un drammatico cambio di direzione rispetto alla manutenzione e alla messa in sicurezza delle scuole. Dal 2005 al 2010 la regione ha speso circa 200 milioni di euro per interventi di manutenzione straordinaria. Con la finanziaria 2010 il capitolo relativo all'edilizia scolastica, che prevedeva la disponibilità annua di circa 40 milioni di euro che venivano assegnati ai comuni, è praticamente stato azzerato, rendendo di fatto impossibili le operazioni di adeguamento strutturale di cui molte scuole avrebbero bisogno. La situazione è particolarmente aggravata dal taglio del 25% dell'appalto delle pulizie da parte del Ministero della Pubblica Istruzione che mette a rischio la qualità dell'ambiente in cui vivono gli alunni del Veneto.

2) Tempo pieno e disagio alle famiglie

Il taglio drastico del personale docente sta causando notevoli disagi alle famiglie.
Sono 5000 infatti le famiglie che hanno fatto richiesta, vedendosela negare, del tempo pieno, in ordine soprattutto all'esigenza di andare incontro a un’organizzazione del lavoro, che vede occupati entrambi i coniugi. In Veneto, regione che registra uno tra i più elevati tassi di occupazione femminile d'Europa, il tempo pieno diviene una chimera, e per molte famiglie l'organizzazione scolastica della scuola primaria, sulla base delle 24 ore, diviene un vero e proprio problema.

3) A rischio i servizi per l'infanzia

In Veneto il 70% del servizio delle scuole per l'infanzia (3 - 5 anni) viene svolto dalle scuole paritarie, ovvero iniziative private (parrocchie, cooperative, associazioni, ma anche amministrazioni locali) che in convenzione, svolgono un vero e proprio servizio pubblico. I finanziamenti statali negli ultimi anni sono stati dimezzati e quelli regionali, pur esigui, a causa del patto di stabilità vengono erogati con inaccettabile ritardo. Siamo perciò di fronte al rischio che aumentino le rette o che molte realtà, di fronte alle difficoltà, decidano di chiudere. I comuni sono inoltre in sempre maggiore difficoltà a trovare, nel capitolo della spesa corrente, le risorse per sostenere i servizi per l'infanzia svolti nel proprio territorio. A ciò si deve aggiungere il complesso problema delle strutture per i bambini con meno di tre anni, i cosiddetti nidi, che in assenza di risorse non riescono a soddisfare la crescente domanda delle famiglie.

4) Taglio dei fondi per la “terza area” degli istituti professionali

La carenza di fondi ha impedito, da parte della Regione, il finanziamento della cosiddetta terza area degli istituti professionali limitandola alle sole classi quinte, privando in questo modo tantissimi alunni della possibilità di utilizzare uno strumento che, mettendo in relazione la scuola e il lavoro, favoriva l’inserimento occupazionale. Vane fino ad oggi le molte proteste delle famiglie.

5) Dimensionamento degli istituti scolastici

La Regione è chiamata a presentare il piano di dimensionamento delle scuole del Veneto. In altre parole il progetto di organizzazione delle scuole in tutto il territorio. I tagli imposti dal Governo potrebbero creare situazioni gravissime in par5icolare nelle piccole realtà e soprattutto nella montagna dove chiudere una scuola più comportare gravissimi disagi per gli alunni e le loro famiglie. Un conto è introdurre, come è giusto, criteri di maggior razionalità favorendo alcune economie di scala, un altro tagliare le scuole più piccole a causa della carenza di fondi creando gravissimi disagi e finendo per favorire l’abbandono scolastico.

6) Il piano di orientamento scolastico e professionale della Regione

A fronte della scarsità delle risorse rischia di saltare ogni possibilità di dar vita ad un vero e proprio piano per l’orientamento scolastico e professionale della Regione, vanificando quanto di buono fatto fino ad oggi e rinunciando a trasformare le iniziative svolte a livello territoriale in un progetto unitario al servizio degli alunni e delle loro famiglie, ma rivolto anche al mondo del lavoro.

Come si vede non sono pochi i punti di criticità a livello regionale che purtroppo si aggiungono a quelli nazionali. Se allarghiamo infatti lo sguardo a livello italiano possiamo renderci conto di come la situazione presenti situazioni assai problematiche a causa del taglio dei fondi e delle iniziative del Governo che hanno messo in grave difficoltà la scuola.

LA SITUAZIONE NAZIONALE

A livello nazionale proseguono gli effetti negativi dei tagli prodotti dalle scelte del Governo su tutti i livelli di scuola e le situazioni si complicano ulteriormente. Ai posti persi lo scorso anno si aggiungeranno quelli di quest’anno (altri 26.000 docenti e 15.000 ATA).

La novità per l’anno scolastico 2010-11 è l’entrata in vigore della riforma delle superiori che ha rimodellato l’offerta formativa senza preoccuparsi minimamene di mettere il personale della scuola nelle condizioni di far fronte alle novità della cosiddetta riforma epocale. La scuola è iniziata con grandissimi disagi e tra le proteste dei tantissimi precari che non hanno avuto la riconferma del posto di lavoro, addirittura derisi dalla maggioranza di governo e blanditi dal Ministro che ha promesso di metterli in ruolo nell’arco di otto anni. Si tenga conto che tra essi ci sono persone che da anni lavorano regolarmente permettendo il funzionamento delle scuole e non possono essere equiparati a coloro i quali hanno fatto pochi giorni di supplenza temporanea. Solo 16.500 assunzioni a fronte ci circa 100.000 posti scoperti.
La soluzione a regime del problema del personale precario, docente e ATA, è una necessità della scuola prima ancora che un atto di giustizia.
Rispetto alla secondaria salta agli occhi la progressiva “liceizzazione” della nostra scuola. A fronte delle tante parole inutilmente spese per sostenere l’istruzione tecnica superiore assistiamo ad una crisi degli istituti tecnici e soprattutto degli istituti professionali che portati a cinque anni rischiano di essere svuotati del ruolo ricoperto fino ad oggi. Abolire il diploma intermedio negli istituti professionali e assegnare questo obbiettivo ad un complicato rapporto di accreditamento con le regioni che sono senza fondi, può scoraggiare molti giovani dall’iscrizione a questo ordine di scuola o indirizzarli direttamente verso il sistema della formazione professionale che a livello nazionale presenta caratteri di grandissima disomogeneità sia a livello di qualità che di diffusione sul territorio. Il Veneto presenta una realtà medio alta e con opportuni interventi potrebbe anche difendersi ma a livello nazionale la situazione è drammatica.

Per quanto riguarda l’organizzazione della didattica la riduzione oraria per alcune materie senza alcuna revisione dei programmi si tradurrà in un aumento della didattica frontale e del nozionismo, vanificando i risultati delle migliori sperimentazioni realizzate.

LE INIZIATIVE DEL PD A LIVELLO NAZIONALE E REGIONALE

Il Partito Democratico assegna alla scuola un compito di importanza strategica par la crescita delle persone e per il Paese. In questi giorni ha concluso la Festa nazionale della Scuola che è servita a mettere a punto una serie di proposte pecise che, dopo il seminario di fine mese, 24-25 settembre, porteranno alla definizione di una proposta programmatica che sarà varata dall’Assemblea Nazionale del partito fissata per i giorni 8-9 ottobre. Un percorso partecipato e molto rigoroso come richiede un problema di così grande importanza come la scuola.

Agiremo su tutti i fronti per assegnare alla scuola le risorse necessarie e garantirne un ruolo adeguato, come sollecitato dallo stesso Presidente della Repubblica in suo recente intervento. Crediamo che il Governo debba invertire la rotta dei tagli e delle riforme improvvisate. Ne va del futro del Paese e delle giovani generazioni. Agiremo in stretto contatto con i diretti protagonisti, gli studenti e le loro famiglie e ovviamente tutti gli operatori della scuola che continuano, nella grandissima maggioranza, a far fronte con impegno ad una situazione di abbandono da parte del Governo che, anzi, non perde occasione per additarli come responsabili dei problemi che affliggono l’istituzione scolastica.

A livello regionale, sulla base delle decisioni nazionali, calibreremo un preciso piano di lavoro che oltre ai temi nazionali affronti le criticità sopra indicate e fin d’ora sfidiamo la regione a fare quanto hanno già fatto altre regioni, come l’Emilia Romagna, e cioè mettere a disposizione della scuola un pacchetto supplementare di risorse per rendere possibile la soluzione dei problemi più gravi della scuola in Veneto.

Se la Regione terrà fede a quanto votato dal Consiglio Regionale nella mozione contro la crisi e recupererà dal bilancio 2011 le risorse necessarie, noi siamo disponibili ad un serrato confronto che permetta di varare un vero e proprio progetto organico della scuola in Veneto che raccordi le competenze statali e quelle regionali e offra ai nostri giovani quella scuola di qualità che sola garantisce la crescita dello spirito di cittadinanza che viene alimentato dalla libertà di pensiero e da buoni livelli di formazione di base.

(Nella foto: Laura Puppato, Andrea Causin, Roberto Fasoli)