Nel giorno del suo settantaquattresimo compleanno, Berlusconi ottiene la fiducia alla Camera. Un regalo! Sarebbe proprio bello vedere come si esprimerebbero gli italiani circa l’operato di Berlusconi e del suo governo. Verrà il tempo. Nel frattempo ieri abbiamo assistito alla giornata più importante della legislatura che si è conclusa con la votazione il cui esito è il seguente: 342 voti a favore, 275 voti contrari e 3 astenuti. Decisivi Fli (34) e Mpa (5). Quota 316 resta dunque un miraggio.Dopo la votazione, inizia ora l’analisi del voto e la riflessione sulle prospettive prossime future. Già sapevamo che da giorni i numeri erano troppo ballerini. Continue variazioni, calcoli hanno accompagnato la giornata tanto attesa. Sicuramente sui numeri usciti dalla votazione, sopra riportati, si discuterà, ma il problema non è quello della conta. Ciò che è chiaro è che la maggioranza non c’è più. Finita! Dall’esito del voto si ricava che Berlusconi non ha una maggioranza “sua”. Berlusconi non ha i suoi 316. E la partita è chiaramente persa per il governo, al di là di ogni altra considerazione e scusa che chiami in causa i transfughi, i promessi voti che non corrispondono, i responsabili che non rispondono presente, i trasformisti con in testa Calearo.
Gli appelli di Berlusconi sembrano proprio essere caduti nel vuoto anche se la fiducia accordata con il voto uscito dalle urne c’è, ma non c’è più la maggioranza. Essa ha crepe evidenti e già da mesi l’opera di sbriciolamento è in atto. Pensare che essa era la maggioranza più forte mai uscita dalle urne da decenni. Che crollo! Essa sta andando verso la risoluzione finale: il suicidio. I più lungimiranti l’avevano visto e detto da tempo. Voci profetiche si son levate da più parti per mettere in guardia Berlusconi che così non poteva andare avanti, da qualche giorno pure la CEI ha “scaricato” il Governo, dopo averlo tanto appoggiato. A dire il vero, la situazione politica italiana è in grave crisi e non lo devono dire certo i Vescovi che dovrebbero preoccuparsi forse di aspetti altrettanto gravi circa il “governo della chiesa”. Per me è chiara l’incapacità della nostra classe politica a rappresentare gli interessi dell’intero popolo italiano. Dobbiamo continuare a fidarci di questi qui?
Dunque, la fiducia chiesta è stata ottenuta, ma quanto durerà? Berlusconi, attraverso la richiesta di fiducia, aveva tentato di vincolare i finiani e per oggi gli è riuscito anche se deve incassare la notizia non notizia che la prossima settimana Fli diventerà partito. Inoltre Fini fa sapere che non si dimetterà da presidente della Camera. Qui occorrerebbe chiarire, ma ci sarà tempo. Un nuovo partito con cui Berlusconi sarà costretto a dialogare, se ne sarà capace, perché lo doveva fare già prima della “fuoriuscita” di Fini e affiliati, pardon della “cacciata” di Fini.
Il PDL è finito già da un pezzo e anche in questo Berlusconi ha perso. Berlusconi nega e s’indigna di fronte all’accusa di “compravendita di deputati”. Non sappiamo se ci sia stata o meno, forse sì, forse no. Io propendo comunque che tentativi ci siano stati.
Berlusconi non solo deve scendere dal predellino, ma deve anche preoccuparsi di trovare una sistemazione per il futuro prossimo. Pure il berlusconismo sembra essere alla frutta. La parola fine la darà il voto. Le votazioni appunto che si cerca di evitare per la debolezza degli uni o degli altri e per la paura di perdere la poltrona. A indicare la via al voto è la Lega: “Tanto a marzo si vota” sembra essere uscito a Maroni in dialogo con Vendola e Giordano. Sono stati intercettati da LA 7, nel loro dialogare, durante una pausa dei lavori di oggi. Che scoop. Dentro si parla di programmi per i prossimi tre anni di governo e fuori si parla di andare presto al voto. Lo stesso Bossi parla di numeri risicati anche se ci sono e di strada stretta con la paura di andare a casa.
Quel che fa male al paese è che si continuerà con una strategia di logoramento in queste ore, giorni, settimane o mesi. La verità è che non se ne può più di questa instabilità, perché così è. Una situazione instabile. Così si è espresso Bersani del PD: “Premier indebolito, prevarrà l’instabilità”. Ad essere particolarmente logori e stanchi sono gli italiani ormai derubati della democrazia. Italiani derubati della dignità. Oppressi dalla crisi e derubati del lavoro. Un governo “del fare” che ha impoverito gli italiani, le aziende principali fonti di ricchezza del paese, schiacciate dal peso delle tasse non diminuite e dalla burocrazia. L’unica cosa “del fare” era quella di legiferare per consentire a Berlusconi di non essere processato. E la sequenza potrebbe continuare. Il concetto è che ci sentiamo un po’ tutti derubati, per non dire “stuprati”. Di Pietro ha usato termini sbagliati ma come rende bene l’idea, purtroppo! Purtroppo.
Ivano Maddalena



















































