Senza Mario Monicelli l’Italia è culturalmente ed idealmente più povera, non solo dal punto di vista cinematografico. Pensiamo al suo impegno civile e politico. La partecipazione al “No B Day”, a trasmissioni televisive come “Rai per una notte” del 25 marzo scorso, fino all’ultima protesta di piazza contro i tagli alla cultura, hanno visto il Maestro sempre in prima linea. Alla veneranda età di 95 anni era il più “arrabbiato” di tutti e spronava gli italiani a ribellarsi per ritrovare l’orgoglio perduto. Il giornalista Curzio Maltese su “la Repubblica” lo ricorda così: “Antiretorico, moralista, sempre a schiena dritta, con un profondo credo nei suoi valori laici, socialisti, libertari, antropologicamente antifascista”. Il geniale regista che aveva dedicato una vita intera a trasformare in risate le miserie degli italiani non si riconosceva nell’Italia berlusconiana. La sua amarezza era quella di vedere un Paese alla deriva, soggiogato da una classe dirigente, non solo politica, senza scrupoli. Ai giovani era solito ripetere: “Senza uguaglianza, giustizia e diritto al lavoro, la libertà non esiste”. Ed avvertiva a diffidare di chi evoca la speranza. Una trappola inventata da chi comanda. Il suo testamento è contenuto nell’intervento pronunciato dal palco del “No B Day” ed è un appello rivolto ancora una volta ai giovani, non una speranza ma una certezza: “Tenete duro. Nella continuità della lotta c’è anche la vittoria”. (red.)
martedì 30 novembre 2010
Monicelli, un rivoluzionario grande grande
Senza Mario Monicelli l’Italia è culturalmente ed idealmente più povera, non solo dal punto di vista cinematografico. Pensiamo al suo impegno civile e politico. La partecipazione al “No B Day”, a trasmissioni televisive come “Rai per una notte” del 25 marzo scorso, fino all’ultima protesta di piazza contro i tagli alla cultura, hanno visto il Maestro sempre in prima linea. Alla veneranda età di 95 anni era il più “arrabbiato” di tutti e spronava gli italiani a ribellarsi per ritrovare l’orgoglio perduto. Il giornalista Curzio Maltese su “la Repubblica” lo ricorda così: “Antiretorico, moralista, sempre a schiena dritta, con un profondo credo nei suoi valori laici, socialisti, libertari, antropologicamente antifascista”. Il geniale regista che aveva dedicato una vita intera a trasformare in risate le miserie degli italiani non si riconosceva nell’Italia berlusconiana. La sua amarezza era quella di vedere un Paese alla deriva, soggiogato da una classe dirigente, non solo politica, senza scrupoli. Ai giovani era solito ripetere: “Senza uguaglianza, giustizia e diritto al lavoro, la libertà non esiste”. Ed avvertiva a diffidare di chi evoca la speranza. Una trappola inventata da chi comanda. Il suo testamento è contenuto nell’intervento pronunciato dal palco del “No B Day” ed è un appello rivolto ancora una volta ai giovani, non una speranza ma una certezza: “Tenete duro. Nella continuità della lotta c’è anche la vittoria”. (red.)
Libro: Da Treviso ai fiordi norvegesi
Venerdì 3 dicembre, con inizio alle ore 18.00, presso la libreria Canova, in via Casalmaggiore, 31 a Treviso, Massimo Toffoletto presenterà il suo romanzo d’esordio “Il pescivendolo italiano in Norvegia”, un libro autobiografico in cui racconta la sua estate di studente italiano a Bergen e soprattutto l’esperienza come pescivendolo in un mercato dove si intrecciano storie, culture e persone provenienti da tutto il mondo. Il libro, giunto alla sua seconda edizione in appena tre mesi dalla pubblicazione, ha riscosso un’ottima impressione anche nei media norvegesi: all’articolo del “ByAvisen” di Bergen è seguito un reportage della radio statale “NRKp1”, un articolo ancora sul “Bergens Tidende” e, infine, due servizi su “Sky” in Italia. Il libro è già stato presentato lo scorso 11 agosto a Treviso in occasione della sagra di Cusignana ma l’autore intervenne solo in collegamento skype. Venerdì ci sarà l’opportunità di ascoltarlo di persona. A seguire una breve descrizione del racconto.Angelo è un giovane studente italiano capitato in Norvegia per errore. Durante il soggiorno rimane abbagliato dalla città di Bergen, la bellissima “capitale dei fiordi”, e decide di restare. In un primo momento trova un’occupazione al Centro Culturale Italiano e poi al famoso mercato del pesce della città. Angelo adempie proprio bene il suo lavoro, con passione e la gente inizia a parlare di questo giovane che si esprime in sei lingue e, pieno di energia, non si ferma mai dietro al bancone dei pesci. Diventa così “il grande venditore”, un’attrazione per i media locali oltre che un grande esperto di pesce norvegese. Unisce alla passione per il cibo un grande amore per le persone e per i suoi clienti. Li avrebbe rincuorati per i figli persi, per i genitori irrimediabilmente scomparsi, per tutti quei ricordi cattivi che, come una medusa gelatinosa, si erano attaccati ai loro pensieri. Il pescivendolo italiano scopre che il mercato del pesce di Bergen oltre ad essere un luogo variopinto è un grande pentolone etnico dove persone da tutto il mondo si intrecciano, contaminano e a volte scontrano. In questo contesto caotico Angelo riflette sugli stereotipi delle nazionalità, sulla velocità dello scorrere del tempo, sulle cose importanti della vita e ovviamente sul cibo. È proprio in questo marasma di situazioni che il protagonista oltrepassa il confine della sua giovinezza ed entra nel più accidentato territorio dell’età adulta nella quale acquista la consapevolezza che la vita, come un viaggio, offre viste stupende, ma anche paesaggi molto tristi. Nel corso di questo cambiamento Angelo si scopre anche giovane uomo ed incontra l’amore della sua vita.
Massimo Toffoletto è nato a Treviso nel 1972. Vive sia nella città natale che a Bergen, la seconda città della Norvegia. Oltre che lavorare al mercato del pesce è anche interprete di russo, norvegese e inglese e ricercatore di letteratura russa presso l’Università di Bergen.
LIBRERIA CANOVA
di Treviso
Ospita lo scrittore
MASSIMO TOFFOLETTO
Che presenterà al pubblico di lettori il suo romanzo
IL PESCIVENDOLO ITALIANO IN NORVEGIA
Pag. 148
Euro 13,90
Edizioni Aurelia, 2010
Venerdì 3 dicembre 2010
Con inizio alle ore 18.00
presso la Libreria CANOVA
in via Calmaggiore 31
TREVISO
www.pescivendoloitaliano.com
lunedì 29 novembre 2010
WikiLeaks: Gli Usa sfiduciano Berlusconi
Nuove nubi si addensano sui cieli della politica mondiale e qualcuno, parla addirittura di volontà di “distruzione del mondo”. Tutto ciò in riferimento ai giudizi Usa che trapelano dai documenti pubblicati da Julian Assange, giornalista, attivista e programmatore informatico australiano, noto per la sua collaborazione al sito WikiLeaks. WikiLeaks (leak, “perdita”, “fuga [di notizie]” in inglese) è un’organizzazione internazionale che riceve in modo anonimo, grazie a una “drop box” protetta da un potente sistema di criptaggio, documenti coperti da segreto e poi li mette in rete sul proprio sito web. Lo tsunami WikiLeaks si abbatte sull’Occidente e, ovviamente, non risparmia il nostro Paese. Rivelazioni imbarazzanti per il premier italiano Berlusconi che come sempre sminuisce: “parlano funzionari di terzo, quarto ordine” e accusa la sinistra e i giornali di sinistra e il solito complotto di sinistra. Comparire davanti al Copasir? Niet!In tutto il mondo la pubblicazione dei file di WikiLeaks è dunque cominciata e continuerà come una pioggia che bagnerà a fondo il terreno mondiale già zuppo di crisi. Oltre 250 mila documenti (file) che faranno sicuramente discutere per settimane il mondo. Giudizi assai duri, imbarazzanti, destabilizzanti. Sarà tutto vero? Tutto fondato?
Dopo le prime notizie le opinioni sono discordanti e giudizi ancora parziali circa la portata di tali rivelazioni.
Da chi considera il tutto terrorismo mediatico a chi vede nelle rivelazioni lo svelamento della verità.
Credo che la vicenda abbia bisogno ancora di alcuni giorni per poterne capire la solidità e la portata.
A una prima lettura di alcune delle notizie rivelate mi pare si possa solo dire: “niente di nuovo sotto il sole”, o quasi, soprattutto per quanto riguarda le notizie circa l’Italia, almeno per ora.
Si svela forse qualcosa di nuovo di Berlusconi e del suo stile? Niente di nuovo. Mi pare si confermi ciò che già sappiamo.
Berlusconi: “Incapace, vanitoso e inefficace come leader europeo moderno”. Ecco il lapidario giudizio dell’incaricata d’affari americana a Roma Elizabeth Dibble sul presidente del Consiglio.
Ancora, per sommi capi, quanto è fino ora trapelato: “Silvio Berlusconi è vanitoso e incapace. Sembra sempre di più il portavoce di Putin”. Il tutto era stato già anticipato dallo Spiegel circa i giudizi Usa sull’Italia, ora siamo ai documenti “ufficiali”. Pesanti i giudizi dell’amministrazione americana su Putin, (“autoritario e machista”) e Berlusconi (protagonista di “feste selvagge”). Documenti in cui trapela il sospetto per la politica autoritaria di Vladimir Putin. La sfiducia in Silvio Berlusconi, portavoce della Russia in Europa segnalato per le sue “feste selvagge”. Il fastidio per come Sarkozy, chiamato “imperatore nudo” contrasta la politica statunitense. Ma anche le strategie per bloccare l’Iran e arginare la Cina, gli avvertimenti alla Germania sul contrasto alle “rendition”, lo spionaggio nei confronti dell’Onu.
“Il presidente del Consiglio italiano - continua la Dibble - è un leader ”fisicamente e politicamente debole” le cui ”frequenti lunghe nottate e l’inclinazione ai party significano che non si riposa a sufficienza”.
Ne esce male l’immagine già comunque fortemente minata della vita politica italiana e della vita politica mondiale. La politica italiana sembra andare sempre peggio.
Il Pdl parla di: “Debacle della diplomazia Usa”. Il Pd attacca giustamente: “Berlusconi teme rivelazioni molto più gravi”.
Certo è che risulta alquanto imbarazzante ciò che ne emerge la diplomazia e l’amministrazione targata Obama e predecessori. Dagli State dicono che i responsabili pagheranno e già qui si capisce che l’affare non è poi così una bufala, ma qualcosa di serio e fondato.
Altre rivelazioni riguardano
Putin definito “Alpha dog”. Vladimir Putin definito “alpha dog”, ovvero il maschio dominante. Gheddafi: Usa botox ed è ballerino ipocondriaco. Gli Usa ordinarono di spiare i vertici dell’Onu. Gli Usa erano preoccupati per l’intesa tra Eni e Gazprom su Southstream, il mega-gasdotto che collegherà Russia e Ue, e la ”assai cordiale relazione tra Vladimir Putin e Silvio Berlusconi”. Lo scrive il britannico Sunday Telegraph, affermando che il malessere di Washington sarà raccontato dai file di Wikileaks, e confermando le voci circolate nelle ultime ore.
Intanto anche la Procura di Roma, una volta esaminato il contenuto e la natura dei documenti della diplomazia americana in via di pubblicazione, valuterà l’esistenza di eventuali estremi di reato. In particolare, secondo quanto si apprende, i magistrati romani valuteranno la classificazione dei documenti: ovvero se si tratta di carte sotto segreto di Stato o definite ‘riservate’. Questo per decidere l’eventuale apertura di fascicoli e la relativa ipotesi di reato che potrebbe essere violazione di segreto di Stato o violazione di documenti riservati. Inoltre la Procura della Capitale esaminerà i documenti per accertare riferimenti alla sicurezza dello Stato italiano o a cariche istituzionali del nostri paese e eventuali fattispecie di reato. A me apre che l’ultimo motivo sia il più importante. Con le abitudini stravaganti del nostro presidente del consiglio mi pare fondamentale anche per la nostra sicurezza. Certo che Berlsuconi sembra essere in buona compagnia. Viene da chiedersi in che mani siamo? Chi governa il mondo e come?
Ivano Maddalena
Città per la Vita contro la Pena di Morte
Domani, martedì 30 novembre, si celebrerà la giornata mondiale “Città per la Vita Città contro la Pena di Morte” promossa dalla Comunità di Sant’Egidio e sostenuta dalle principali associazioni internazionali per i diritti umani, raccolte all’interno della “World Coalition Against the Death Penalty” (tra cui Amnesty International, Ensemble contre la Peine de Mort, International Penal Reform, FIACAT) per ricordare l’anniversario della prima abolizione della pena di morte dall’ordinamento di uno stato europeo, da parte del Granducato di Toscana nel 1786. Più di 1300 “Città per la vita” (tra cui 64 capitali) illumineranno un monumento-simbolo contro la pena di morte per dichiarare la loro adesione all’iniziativa “No justice without life”. In Veneto hanno aderito all’appello le città di Padova, Baone (PD), Ponte San Nicolò (PD), Rovolon (PD), Selvazzano Dentro (PD), Verona, Venezia - Mestre, Eraclea (VE), Jesolo (VE), Rovigo, Adria (RO), Stienta (RO), Breda di Piave (TV), Pieve di Soligo (TV), Roncade (TV), Vedelago (TV), Chiampo (VI), Cornedo Vicentino (VI), Longare (VI), S. Vito di Leguzzano (VI), Sovizzo (VI), Torri di Quartesolo (VI), Crespadoro (VI), Schio (VI), Valli del Pasubio (VI), Pieve di Cadore (BL).Tra le numerose iniziative per la sensibilizzazione contro la Pena di Morte segnaliamo quella promossa dall’amministrazione comunale di Villadose, in provincia di Rovigo, che dopo l’approvazione in Consiglio Comunale di un ordine del giorno a difesa di Sakineh Mohammadi Ashtiani ha aderito alla campagna mondiale della Comunità di Sant’Egidio: “Città per la vita. Città contro la Pena di Morte”. Questo il programma della serata: Domani, Martedì 30 novembre 2010, presso la sede municipale di Villadose (RO) alle ore 21.00 verrà proiettato il video: “Non vale la pena - La Ballata della Morte”. Presenterà il responsabile del Gruppo 215 di Amnesty International Giovanni Stefani. Durante la serata sarà possibile sottoscrivere degli appelli contro singole condanne a morte e l’appello per l’applicazione della moratoria generale delle esecuzioni in vista dell’abolizione della pena di morte. Al termine della serata sarà inaugurata la mostra fotografica “Punti di vista dall’India”.
Per info, adesioni e video:
http://nodeathpenalty.santegidio.org/index.aspx?ln=it
domenica 28 novembre 2010
Ultimo appuntamento con Martedì al Cinema
Ultimo appuntamento il 30 novembre con i “Martedì al cinema” organizzati dalla Regione del Veneto, in collaborazione con la F.I.C.E (Federazione Italiana Cinema d’Essai) delle Tre Venezie . In 14 sale cinematografiche di tutte e sette le province il biglietto costerà solo 2 euro , per invitare un sempre più vasto pubblico che ama il cinema ad incontrare registi e attori degli ultimissimi film in programmazione.A chiudere l’edizione autunnale di “La Regione del Veneto per il cinema di qualità” l’offerta è quanto mai ampia, spaziando dai registi stranieri Oliver Stone e François Ozon ai connazionali come Paolo Virzì e Luca Lucini, a star come Michael Douglas, Robert De Niro, Gerard Depardieu e Catherine Deneuve e attori italiani di alta caratura come Toni Servillo e Alessandro Gassman, senza dimenticare il cinema d’animazione giapponese e la commedia italiana con Claudio Bisio. Variegati anche gli orari, dal primo pomeriggio fino a sera inoltrata.
BELLUNO - Due i film a soli 2 euro proposti al cinema Italia martedì 30 novembre: alle 18.15 e alle 20 primo piano sul cinema italiano d’autore con “20 sigarette”, di Aureliano Amadei , applauditissimo all’ultima Mostra del Cinema di Venezia. Il regista è l’unico sopravvissuto alla strage di Nassiriya nel 2003. Era in Iraq come aiuto regista e da eroe per caso ha scritto un libro di memorie e diretto ora questo film, che mescola realtà e fiction. Da vedere alle 21.45, sempre a prezzo super scontato, “Stanno tutti bene” di Kirk Jones , versione americana dell’omonimo film di Giuseppe Tornatore , con Drew Barrymore e Robert De Niro nella parte che fu di Marcello Mastroianni.
PADOVA - ben quattro i film a soli 2 euro nei due i multisala scelti per sostenere il cinema di qualità: martedì 30 novembre all’Mpx alle 18.15 cinema d’animazione made in Japan con “Porco rosso” del celebre Hayao Miyazaki , il “Disney d’Oriente” già autore di “Il mio vicino Totoro”, “La città incantata”, “Il castello errante di Howl” e “Ponyo sulla scogliera”. Il cartoon racconta la storia di un asso dell’aviazione della prima guerra mondiale, trasformato in maiale, ambientata anche in Italia. Ci si sposterà poi in India, sempre all’Mpx, con “Il mio nome è Khan” di Karan Johar (alle 20.05 e 22.30) girato interamente con attori Bollywoodiani ha per protagonista Rizvan Khan, affetto da una particolare forma d’autismo sin dalla nascita. Per comunicare è infatti costretto così costretto a scrivere. Il 30 novembre biglietto a 2 euro anche al MultiAstra all’Arcella. Alle 20.45 , in versione originale con sottotitoli, “Precious” , film denuncia sulla discriminazione dei neri negli States di Lee Daniels, con Mo'nique vincitrice dell’Oscar come miglior attrice. Nella Harlem anni Ottanta, vive l’adolescente Precious, obesa e semianalfabeta. Violentata dal padre e rimasta incinta, dà alla luce un bambino con la sindrome di Down e deve sopportare le quotidiani umiliazioni da parte della madre. Alle 21 da vedere “We want sex” di Nigel Cole. Presentato all’ultimo Festival del Cinema di Roma, fuori concorso, è una commedia inglese che ricostruisce le vicende reali della battaglia di un gruppo di operaie della Ford londinese, nel 1968, per ottenere la parità di trattamento.
ROVIGO - Da vedere a soli 2 euro al Cinergia martedì 30 novembre, “La prima cosa bella” , di Paolo Virzì , candidato dall’Italia agli Oscar (alle 20 e 22.25). Protagonista una madre sventata ma affettuosa (Micaela Ramazzotti) e il difficile rapporto con i figli (Valerio Mastandrea a Claudia Pandolfi). In provincia di Rovigo, il multisala Politeama di Badia Polesine propone a 2 euro l’ultimo film del francese François Ozon , la commedia “Potiche - la bella statuina” (alle 21.15). Siamo negli anni Settanta: Catherine Deneuve, moglie imbranata e sottomessa da un marito ipermaschilista, si ritrova improvvisamente a sostituirlo alla guida della sua azienda, rivelandosi una donna in carriera bella, capace e brillante. Sorprendendo tutti, a partire dai suoi familiari.
TREVISO - “I martedì al cinema” fanno tappa il 30 novembre al multisala Corso con “Gorbaciof” di Stefano Incerti, con Toni Servillo nei panni di un contabile del carcere napoletano di Poggioreale, chiamato come l’ex presidente dell’Urss per una voglia che ha sulla fronte (alle 17.30, 19.45 e 22 ). La sue passioni sono il gioco d’azzardo e la giovane Lila , figlia del cinese che mette a disposizione il tavolo per le carte. Quando scopre che l’uomo ha contratto un debito che non può pagare, Gorbaciof decide di prendersi cura della ragazza e, per farlo, dapprima sottrae dei soldi dalla cassa del carcere poi accetta di partecipare ad altre, più pericolose, attività. In provincia, al multisala Italia di Montebelluna da vedere del francese François Ozon la commedia “Potiche - la bella statuina” (alle 15.35, 19.05 e 21.40).
VENEZIA - due le sale della provincia veneziana coinvolte il 30 novembre dal progetto “I martedì al cinema”. A Mirano, al cinema teatro Mirano, da non perdere lo stravagante, quanto toccante “Mammuth”, girato in Super 16, con un immenso (in tutti i sensi…) Gerard Depardieu pensionato a caccia di buste paga e contributi non registrati (alle 17 e 20.45). Con la sua vecchia moto ripercorrerà il suo passato nella provincia francese, incontrando una nutrita serie di personaggi strampalati, se non disperati, il fantasma di un vecchio amore (Isabelle Adjani) ed infine la libertà. Al cinema teatro oratorio di Robegano, una frazione di Salzano, da vedere “Il concerto” di Radu Mihailenau (alle 20.30). Il regista romeno, dopo “Train de vie” torna a parlare delle persecuzione contro gli ebrei sempre utilizzando lo strumento dell’ironia. Un direttore, cacciato dal podio dal regime sovietico antisemita, torna a dirigere dopo tanti anni la sua vecchia orchestra portandola con l'inganno a Parigi.
VERONA - trionfa il cinema europeo martedì 30 novembre per l’ultimo appuntamento autunnale dei “Martedì al cinema”. All’Alcione (San Michele Extra) si potrà vedere a soli 2 euro “Una vita tranquilla” del regista padovano Claudio Cupellini, vincitore all’ultimo festival del cinema di Roma con Toni Servillo come miglior attore (alle 15.30, 17.45 e 20.30). Al Rivoli in piazza Bra risate assicurate con “Benvenuti al Sud” di Luca Miniero, con Claudio Bisio e Donatella Finocchiaro (alle 22.15) . E’ il rifacimento dell’irresistibile “Giù al Nord” ambientato in Francia. Qui è la provincia di Napoli la punizione inflitta al direttore di un ufficio postale che puntava invece a Milano. Lui teme il peggio ma finisce per apprezzare persone e luoghi del sud. Contagerà persino la moglie iper apprensiva e razzista.
VICENZA - due le sale della città dove faranno tappa il 30 novembre “I martedì al cinema” a soli 2 euro. All’Araceli in via Borgo Scroffa da non perdere il drammatico “London river” di Rachid Bouchareb, con Brenda Blethyn e Sotigui Kouyaté (alle 20. 30). Due persone di mezza età, un uomo franco-maghrebino e una donna inglese, si incontrano e si conoscono a Londra dopo che i rispettivi figli vengono dati per dispersi nell’attentato alla metropolitana del luglio 2005. All’Odeon in corso Palladio va in scena a soli 2 euro l’ultimo film di Oliver Stone “Wall street - il denaro non dorme mai” con il ritorno del perfido, spregiudicato Gekko (Michael Douglas), squalo della finanza Usa, affiancato questa volta dalla figlia Winnie (Carey Mulligan , “An education”), che lo teme e lo disprezza (alle 15.20, 17.40, 20 e 22.20). Nella provincia vicentina, da non perdere in prima visione al Metropolis di Bassano del Grappa “La donna della mia vita” di Luca Lucini , con Alessandro Gassman , Luca Argentero , Stefania Sandrelli e Valentina Lodovini (alle 20.10 e 22.10) . L’equilibrio tra i fratelli Giorgio e Leonardo si spezza quando il primo scopre che la nuova fidanzata dell’altro è la stessa donna con cui ha avuto una delle sue turbolenti relazioni extraconiugali. (c.s.)
Per i film in programmazione nelle sale cinematografiche
http://martedialcinema.agistriveneto.it/
sabato 27 novembre 2010
A Vicenza l'esperienza del PD che governa
Vicenza - Di fronte all’affollata platea della Fiera di Vicenza (quasi settecento i partecipanti alla sessione mattutina), si è aperta questa mattina la convention regionale del Pd Veneto. Il Pd ripensa i contenuti dell’alternativa di governo e lo fa a partire dai suoi amministratori. “Ripartiamo dall’esperienza delle amministrazioni locali - ha spiegato il segretario regionale del Pd Rosanna Filippin - perché è lì che può crescere un Pd credibile nella proposta di governo anche per il Nord”.
Nel dibattito, moderato dal direttore di Lettera43.it Paolo Madron, sono intervenuti il Sindaco di Vicenza Achille Variati, quello di Padova Flavio Zanonato, il Sindaco di Ponte delle Alpi Roger De Menech e l’Assessore alla Cultura della Provincia di Rovigo Laura Negri.
Spunto di partenza della discussione la riflessione sulla reazione della politica all’alluvione. “Il Veneto - ha dichiarato il Sindaco di Vicenza - è mal rappresentato a Roma. E il territorio è ancora costretto a far da sé”.
Forte e condivisa da tutti gli interventi la critica alla politica finanziaria del Governo. “La Costituzione - ha spiegato Zanonato - garantisce ai Comuni l’autonomia sulla gestione delle entrate e le uscite. Ma la realtà è che il Governo impone non solo quanto spendere, ma anche come farlo. Non solo, lo fa imponendo tagli a settori strategici per il territorio come la cultura, senza cui non c’è possibilità di alcun volano per il turismo”.
“Mi domando - si è chiesto Achille Variati - cosa c’entri tutto questo con il federalismo”.
Ampia anche la riflessione sul ruolo futuro del Pd. De Menech: “Gli amministratori sono costretti a spiegare chiaramente ai cittadini le loro scelte. Il Partito Democratico deve essere capace di farlo altrettanto, sia a livello locale che a livello nazionale. Servono idee precise per una comunicazione chiara”. Variati: “Spero che nel futuro il Pd dia spazio a chi si misura con il consenso dei cittadini. Spero che questo diventi il criterio per un ampio rinnovamento della classe dirigente nazionale. La mobilitazione dei volontari nei giorni successivi all’alluvione, a Vicenza, ha rivelato un’energia che la politica dei partiti non avrebbe saputo mobilitare. Credo che il Pd dovrebbe aprirsi all’ascolto dei soggetti che sono portatori di una domanda sociale. Oggi nessun partito è davvero capace di farlo”. Zanonato: “Il Pd è più forte e radicato di quanto esso stesso creda. Occorre evitare di cadere nel vizio di credere che si tratti sempre di ripartire da zero. Il Pd ha già iniziato il suo cammino. E nel futuro deve mettere anche maggiormente l’accento sul concetto di “partito”, perché serve uno strumento capace di veicolare idee e progetti, oltre che emozioni”. (c.s.)
CONSIGLI LIBRARI N.43
Nichi Vendola. Comizi d’amoreCuratore: Telese Luca
€ 14,90
2010, 187 p., brossura
Aliberti
Nichi Vendola non fa discorsi elettorali, non rilascia interviste. Nichi Vendola fa veri e propri “comizi d’amore”. Non solo perché le parole che usa, in sé, hanno un forte potere evocativo - si parla di vita, desiderio, poesia - o perché fanno parte di un universo linguistico che definiamo almeno diverso da quello abituale. La grande forza di Nichi e delle sue orazioni è che significano un’irruzione dei temi fondamentali della vita all’interno del discorso politico. La sua vita, la sua infanzia, i problemi delle persone in carne e ossa, lontane dalle astrazioni di una politica che, nel corso degli anni, si è decisamente allontanata dalle persone. E così mostrare i propri dolori, gli affetti, e le emozioni tutte è diventato quasi un tabù. A sconvolgere questi tabù ci pensa Vendola, che così facendo colma una lacuna della politica italiana (ri)portando al centro della questione le persone, le loro emozioni e i rapporti che queste vivono.
Nucleare. A chi conviene? Le tecnologie, i rischi, i costiMattioli Gianni; Scalia Massimo
€ 20,00
2010, 176 p., brossura
Edizioni Ambiente (collana Tascabili)
Cosa significherebbe per l’Italia investire sull’energia atomica anziché su fonti rinnovabili come il fotovoltaico e l’eolico?
Sappiamo che il nucleare:
- utilizza come combustibile l’uranio, una risorsa che va comunque acquisita sul mercato estero, scarsa e perciò destinata a divenire sempre più costosa e oggetto di competizione internazionale;
- utilizza una tecnologia complessa che non mette al riparo da rischi sanitari neppure nel normale funzionamento di una centrale;
- non ha risolto il problema delle scorie radioattive, lasciando quindi aperti gravi problemi per il futuro;
- presenta costi di produzione del kWh elettrico difficilmente definibili e comunque superiori rispetto ad altre fonti energetiche realmente pulite e rinnovabili.
Nucleare: a chi conviene? propone un’analisi sul tema avvalendosi di dati reali e documentati provenienti da fonti internazionali. Introduzione di Gianni Silvestrini. Postfazione di Marcello Cini.
Gianni Francesco Mattioli e Massimo Scalia sono tra i padri dell’ambientalismo scientifico in Italia. Il loro nome è legato alle battaglie contro il nucleare, per il risparmio energetico e per le energie rinnovabili. Docenti alla facoltà di Scienze Matematiche, Fisiche e Naturali dell’Università “La Sapienza” di Roma, hanno entrambi ricoperto importanti incarichi politici.
Il trombettiere di Custer. E altre storie bizzarre di migranti italianiMastrandrea Angelo
€ 10,00
2010, 160 p.
Ediesse (collana Carta bianca)
Chi era Joe Gallo, il gangster spietato soprannominato “crazy”, il pazzo, che amava Camus e Nietzsche? E il calabrese Mike Porco che lanciò il giovane Bob Dylan nel suo locale Gerde’s, nel cuore del Greenwich Village? E Filippo Gagliardi, “il pezzenticchio”, o Giulio Massasso, il contadino astigiano che aveva diretto per più di un quarto di secolo le coltivazioni di banane e papaia nell’isola di Tonga, cuoco e consigliere del re “ciccione” Tu’ufu Ahan Tupou IV? O ancora l’anarchico Mario Buda/Mike Boda che la mattina del 16 settembre 1920, che le cronache raccontano “soleggiata”, andò a parcheggiare il suo carretto esplosivo davanti al 23 di Wall Street?
Sono alcuni dei personaggi curiosi, epicamente romanzeschi, che Angelo Mastrandrea ha strappato dall’oblio e ritratto in questo libro intitolato al più bizzarro di loro, John Martin, originario di Sala Consilina, arruolato nello squadrone H del VII Cavalleria, “il trombettiere di Custer”, unico superstite dell’eroica disfatta di Little Big Horn. L’autore ricostruisce vite vere di emigranti italiani colte nei rispettivi contesti storici, e narrate con stile brillante e incisivo come fossero storie di finzione, rinnovando l’epopea del nostro sogno americano, la nostra scoperta della “Merica”.
Raccontate con il curioso periodare del memorialista, la brillante e avvolgente scrittura del narratore, il taglio sempre molto politico e rigoroso del ricercatore storico, le storie indimenticabili qui raccolte affascinano e fanno riflettere, illuminando personaggi leggendari di rara forza e umanità, partiti dall’Italia con la testa piena di sogni e di utopie, e colti nel momento decisivo in cui le loro vite si elevano al rango della memorabilità.
*descrizioni dalla quarta di copertina
Berlato Sella (PD): Lotta alla sclerosi multipla
Regione sostenga terapia angioplastica dilatativaLa Sclerosi Multipla è una malattia che colpisce il sistema nervoso centrale (cervello e midollo spinale). Nel mondo sono 2 milioni e mezzo le persone - 60 mila in Italia - affette da questa patologia, la cui incidenza è in costante aumento. Sul fronte delle cure sta suscitando molte speranze, nella comunità dei pazienti, la sperimentazione promossa dal prof. Paolo Zamboni direttore del centro malattie vascolari dell’Università di Ferrara ed autore di studi sulla correlazione tra CCSVI (l’insufficienza venosa cerebrospinale cronica) e sclerosi multipla. Il “caso Zamboni” ha destato l’interesse del consigliere regionale del Pd Giuseppe Berlato Sella, promotore di una interrogazione rivolta alla Giunta: “Esiste in Italia una nuova frontiera della lotta alla sclerosi multipla, che è in via di sperimentazione ma che già sta dando risultati incoraggianti. E’ importante che anche la Regione Veneto sostenga in modo concreto il lavoro di verifica sulla validità del trattamento tramite angioplastica dilatativa della sclerosi multipla, mettendo a disposizione risorse adeguate e strutture sul territorio”. L’esponente democratico fa esplicito riferimento agli studi del professor Paolo Zamboni che sostengono la correlazione tra l’insufficienza venosa cronica cerebrospinale (malattia che, con il restringimento e i blocchi delle vene giugulari e della vena Azygon che scorre all'interno del torace, determina un flusso del sangue in senso contrario, ovvero verso il cervello, anziché verso il cuore) e la sclerosi multipla.
“La terapia individuata dal professor Zamboni - prosegue Berlato Sella - è quella dell’angioplastica dilatativa che permette di dilatare le vene ostruite attraverso l'inserimento intravenoso di un 'palloncino', ristabilendo in tal modo il corretto flusso del sangue. Una posizione che ha già raccolto un largo consenso scientifico internazionale, soprattutto a fronte della scoperta da parte di Zamboni del fatto che quasi il 100% dei pazienti affetti da sclerosi multipla presentava un restringimento, una torsione o un blocco di quelle vene atte a drenare il sangue dal cervello”.
Ed in conclusione, Berlato Sella avanza una seconda richiesta alla Giunta regionale, vale a dire “l’inserimento nei Lea (livelli essenziali di assistenza) della diagnosi e del trattamento terapeutico contro la CCSVI. Tutto questo facendo direttamente pressing sul ministero della Salute affinché introduca questa malattia tra quelle riconosciute dal servizio sanitario nazionale”.
Scarica l'interrogazione in .pdf
venerdì 26 novembre 2010
Veneto: Banchetti IdV in difesa delle donne
Nell’ambito delle iniziative a favore della giornata internazionale contro la violenza sulle donne, celebrata ieri, il movimento femminile dell’Italia dei Valori del Veneto ha promosso per domani, sabato 27 novembre, nelle principali piazze venete dei banchetti per sensibilizzare le persone su questo problema così drammaticamente diffuso e per larga parte ancora irrisolto. I dati dell’orrore, dei maltrattamenti e delle violenze, sono da brividi e li fornisce Franca Longo, coordinatrice Donne IdV Veneto: “Una donna su cinque ha subito, nella sua vita, abusi fisici o sessuali da parte di un uomo. Le Donne di Italia dei Valori chiedono, con forza, che si attivino specifiche azioni di contrasto e di prevenzione contro ogni forma di violenza di genere. Troppe donne di ogni età, provenienza e religione, ancor oggi, sono oggetto di soprusi e violenze di ogni tipo. La violenza contro le donne lede profondamente i diritti e la dignità umana, non conosce differenze socio-culturali e non ha tempo né confini”.Non meno odiosa ed umiliante ricorda Longo è “la violenza che si perpetua attraverso l’uso perverso dei media nel proporre lo stereotipo della donna come oggetto d’uso, status symbol della potenza economica e della virilità maschile”.
Mentre il Governo attacca, come sottolinea il sindacato, i diritti e la libertà delle donne, riduce i servizi pubblici e aumenta precarietà ed incertezza, le Donne di Italia dei Valori chiedono che “a partire dalla scuola, si attivino azioni educative a largo raggio per contrastare il permanere di stereotipi sessisti e discriminazioni di genere; che si incrementino ad ogni livello politico azioni di prevenzione e di sostegno alle donne vittime di violenza; che si agevoli l’attuazione di programmi di azioni positive e di pari opportunità mirati a valorizzare capacità, competenze e partecipazione femminile in ogni ambito della vita sociale, economica, politica del Veneto”. Ecco dove si possono trovare i banchetti:
Belluno - mattino: Piazza del Martiri
Padova - mattino: Piazza della Frutta
Rovigo - mattino: Piazza Badaloni (Mercato)
Treviso - mattino: Mercato Porta San Tommaso - pomeriggio: Piazza Borsa
Venezia - mattino: Piazza Ferretto (Mestre)
Verona - mattino: Piazza Bra
Vicenza - mattino: Contrà Cavour
Crisi di Governo: La casta dei “pol-tronisti”
Il Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi ribadisce che il 14 dicembre, giorno del voto/referendum parlamentare sul suo futuro, conta di avere “una buona fiducia, oltre quota 316, altrimenti andremo al Colle per nuove elezioni”. Qui è difficile comprendere e leggere il prossimo scenario politico che l’Italia si appresta a vivere.Per prepararsi a questo “giudizio imminente” il presidente del consiglio Silvio Berlusconi cerca di attaccare non tanto l’opposizione che c’è e non c’è, ma Fini e Casini. A dire il vero l’opposizione qualche colpo lo batte, ma sembra essere ancora troppo poco. Pd e sinistra tutta, o quasi, sembrano accontentarsi di seguire al piccolo trotto il fantino “traditore” Fini, lasciandogli la scena senza neanche chiedergli di prendere una posizione chiara una volta per tutte. La saltiamo o no la siepe di questo orrore di governo? Vogliamo voltare pagina una volta per tutte?
Nel frattempo l’ultima bordata, in attesa della prossima, Silvio Berlusconi la riserva a chi sta a destra e al centro. Proprio al separato in casa Gianfranco Fini e al camaleontico Casini.
Eccola: “Fini e Casini vogliono farmi fuori per spartirsi il Quirinale e Palazzo Chigi”. La politica sembra sempre più un’attività volta al raggiungimento di cariche e poltrone a detta pure dell’attuale presidente del consiglio. Certamente lui ne sa qualcosa nel chiamare, piazzare e assicurare poltrone più che a persone competenti (poche) ad amici e a belle donne (tanti e tante).
A pensarci bene potrebbe aver ragione e allora si che saremmo messi male.
Da più parti risuona forte il richiamo volto ai leader politici di ogni schieramento per un impegno responsabile per il bene del Paese, ma non sembrano proprio sentirci.
Non suona anomalo sentire Berlusconi tuonare contro Casini? Forse perché Pier Ferdinando gli ha detto “picche” a un appoggio esterno al governo? “Dimettiti” ha detto Casini e Berlusconi è passato alla cannonata. Strano. Se c’è una persona che ti da l’idea del colorato camaleonte è Casini: tutto calcolo e opportunismo. Per lui e per l’UDC la politica è soltanto calcolo di convenienza, cioè tentativo di infiltrare suoi fidi ovunque ci sia una poltrona da occupare.
Quando Casini dice qualcosa di sinistra è in verità per nascondere che sta trattando con la destra. Sotto vi sta sempre la logica della poltrona. Per questo è sempre oscillante tra una mano tesa verso Berlusconi e l’altra a sinistra. Berlusconi conosce bene Casini e la sua squadra di opportunisti. Al momento opportuno bastano un fischio e qualche poltrona e si ritrova l’accordo. Casini vediamo cosa farai e farete voi dell’UDC il 14 dicembre.
E di Fini che dire? Consideriamo che Gianfranco Fini è stato finora abilissimo nel barcamenarsi da separato in casa all’interno della maggioranza a cui, stando all’attuale situazione, farà mancare la fiducia insieme a tutti i suoi di Fli.
Separato in casa, pronto ad uscire di casa però. Ma esci o no? Vieni via o no? Vedremo.
Comunque Fini in 16 anni circa ha ben chinato il capo a Silvio Berlusconi, da prono alleato, ha collaborato all’approvazione di leggi “ad personam” e provvedimenti come quello per la fasulla risoluzione del conflitto d’interessi. L’elenco è lungo e potrebbe non bastare lo spazio di un articolo per esaurirlo. Con l’avvento della crisi economica, Fini ha cambiato rotta pian piano, ma finora il presidente della Camera ha in realtà giocato di rimessa aspettando di vedere le mosse del capo del governo. Dopo le dure critiche rivolte a Berlusconi e ai suoi collaboratori, un leader politico con un progetto serio e una visione chiara del paese avrebbe tratto le conseguenze dalle sue conclusioni radicali in modo inequivocabile: dimissioni dalla presidenza della Camera e sfiducia al governo. Invece anche lui è rimasto ben attaccato alla poltrona, destreggiandosi bene tra chi lo attaccava per l’affaire Montecarlo e dall’altro il suo tentativo di emergere rinnovato dalla crisi politica. Facendo così ha tenuto per mesi il paese in una interminabile crisi parlamentare, concentrando il suo attacco sul comportamento del capo del governo e sulle sue uscite infelici perché in quanto partecipe del fallimento politico di Berlusconi e complice del suo operato. Vero che ormai non si contano le volte che alla Camera il governo è andato sotto a causa del voto di Fli.
Il 14 dicembre come andrà a finire? Siamo in attesa di qualcosa di buono, di qualcosa di vero per il bene del Paese e non solo.
giovedì 25 novembre 2010
Atenei in rivolta contro i tagli del ddl Gelmini
La meglio gioventù d’Italia si è mobilitata per urlare la propria rabbia contro un regime al crepuscolo. Il Governo, letteralmente asserragliato nel palazzo del potere, non sa più ascoltare e dare risposte al popolo. Non riconoscono dignità a chi li contesta, minimizzano i numeri della partecipazione popolare, manipolano l’informazione per far passare tutti gli studenti come facinorosi. Dal suo bunker la ministra Gelmini accusa gli studenti di essere strumentalizzati dalla sinistra e di fare il gioco dei “baroni” dell’Università. In realtà, quella in lotta, è una generazione precaria che scippata del proprio futuro ha deciso di bloccare le città ed occupare i monumenti simbolo d’Italia per farsi ascoltare, per ritornare visibili a chi li ha relegati al ruolo di fantasmi. Docenti, ricercatori e studenti contestano il ddl Gelmini perché nel solo 2011 prevede un taglio di un miliardo di euro, istituzionalizza il precariato, taglia i fondi destinati alla ricerca e all’innovazione, taglia le borse di studio in spregio alla meritocrazia tanto decantata, blocca gli stipendi, permette interferenze del privato nel pubblico consentendo una deriva aziendalistica del sapere, non fornisce garanzie di controllo sui concorsi, finanzia con 200 milioni di euro la scuola privata. Non solo il mondo del sapere è in subbuglio, anche le tute blu protestano contro i danni e l’immobilismo del governo. Da Porto Marghera a Porto Torres, passando per Ravenna gli operai della Vinyls lottano per difendere il loro posto di lavoro. Dovrebbe essere chiaro a tutti che un parlamento sfiduciato con una ex maggioranza in dissolvenza non può decidere del futuro del paese. Sull’Unità di oggi Alfredo Reichlin, il più vecchio ma forse il più giovane uomo della sinistra italiana scrive ai giovani: “Ribellatevi. Le vicende di ieri sono un buon segno”.Italo Di Giacomo
La Lessinia verso la sostenibilità
Riceviamo e pubblichiamo:“Il mondo di Peper” dal 29 Novembre al 5 Dicembre a Sant’Andrea di Badia Calavena.
Una settimana all’insegna della sostenibilità. È quella organizzata dal Comune di Badia Calavena dal 29 novembre al 5 dicembre. Una serie di eventi che si terranno nel nuovo Polo tecnologico “La casa di Peper” a Sant’Andrea di Badia Calavena. Il centro polivalente “La casa di Peper” sarà il punto di riferimento del “Peper Park - Parco delle Energie Pulite e Rinnovabili”, che si snoda su tutto il territorio di Badia Calavena. Comprende una galleria espositiva, un’aula dedicata alla didattica e alla formazione, una foresteria con posti letto e una stuzzicheria. L’evento rappresenta il vero e proprio battezzo del “Peper Park”.
Peper è la mascotte del Parco. Rappresenta un generatore eolico con sembianze umane, per significare la semplicità nell’approccio alle tematiche della sostenibilità.
“Il mondo di Peper”, settimana di eventi su temi ambientali ed energetici, è organizzato dal comune di Badia Calavena, con Eris s.r.l., l’associazione Abato e l’associazione AMEntelibera. Da lunedì 29 Novembre “La casa di Peper” ospiterà convegni, laboratori e incontri sulla sostenibilità, l’educazione ambientale e la promozione del territorio. Il culmine sarà domenica 5 dicembre con l’inaugurazione del centro polivalente, in concomitanza con la tradizionale “Fiera dei Bogoni”, fra le più antiche d’Italia se non la più antica, nella quale si tiene la compravendita delle chiocciole e il mercato tradizionale, arricchito dai prodotti tipici e la riproposizione degli antichi mestieri.
La settimana di eventi, proposta a Badia Calavena, vuole essere un momento di riflessione per cittadini, amministratori, imprese e turisti rispetto al tema della sostenibilità. Il territorio di Badia Calavena presenterà le proprie risorse e potenzialità: le energie rinnovabili, i sentieri, i prodotti enogastronomici locali, l’agricoltura, la zootecnia, l’architettura, il paesaggio, le risorse naturali. Tutti elementi che, in sinergia tra loro, agiscono per costruire un nuovo modello di sviluppo locale orientato alla sostenibilità.
Lunedì 29 novembre è la giornata di “Rifiuti o Risorse?”, con laboratori per le scuole dedicati alla bio-architettura, ovvero la costruzione con materiali naturali. Alle 14.30, escursione guidata lungo il sentiero Centomontagne, passeggiata didattica accessibile a tutti, alla scoperta del paesaggio, dell’ambiente e delle antiche costruzioni e mestieri (è possibile visitare la riproduzione di una tradizionale “carbonara” per la produzione del carbone e di una “calcara” da dove si ricavava un tempo la calce). La sera, alle ore 20.00, verrà presentato alla popolazione il progetto di raccolta differenziata porta a porta in fase di realizzazione sul territorio.
Martedì 30 novembre sono in scena “Le erbe officinali e il benessere” con incontri dedicati alla biodiversità e alla salute grazie alle cure naturali. Da segnalare il Corso di disegno botanico a cura di Chiara Reggiani dell’Associazione Antiche Contrade.
Mercoledì 1 dicembre giornata all’insegna dei “Prodotti enogastronomici locali” e dei lavori tradizionali con il laboratorio per le scuole “Lavorare il legno: un’arte antica”.
Giovedì 2 dicembre si discute su “L’Agricoltura e la zootecnia montana” con il convegno Quali risorse per il paesaggio rurale montano?, durante il quale verranno presentate buone prassi e azioni possibili per valorizzare il settore agricolo e zootecnico montano.
Venerdì 3 dicembre si parlerà di “Energie rinnovabili” con l’incontro pubblico Energie rinnovabili: sinergia tra pubblico, privato e associazionismo per lo sviluppo del territorio. Alle 14.30 una passeggiata lungo il sentiero del vento porterà a visitare gli impianti ad energia rinnovabile installati sul territorio. Alle 17.00 la presentazione del libro “Sviluppare la sostenibilità: laboratori territoriali di ricerca-azione".
Sabato 4 dicembre è la volta de “Il mondo di Peper: cittadini e turisti verso la sostenibilità”. Si approfondirà il turismo come forma di sviluppo territoriale e di educazione-formazione e verrà presentato il percorso e le attività svolte per la realizzazione del Peper Park. .
Domenica 5 dicembre è la giornata in cui si inaugura “La casa di Peper”, alle ore 11.00. Già dal mattino l’associazione Bi@bike guiderà i visitatori che lo desiderano in un’escursione in mountain bike tra le frazioni di Badia Calavena.
Da segnalare anche l’apertura della mostra temporanea “Ritratti dal Madagascar” del fotografo Gianni Bellesia, promossa dalle Associazioni Onlus “Amici del Madagascar” e “Rock no war”.
Da Venerdì funzioneranno i chioschi enogastronomici in occasione dell’Antica Fiera dei Bogoni a cura della Pro Loco “Sprea cum Progno”. Tutte le iniziative, escluso il corso di disegno, si svolgono nel centro polivalente “La casa di Peper”, nella piazza di Sant’Andrea di Badia Calavena. Per partecipare ai percorsi accompagnati, e al corso di disegno, è necessaria la prenotazione. Per prenotazioni chiamare il numero 045 6512042. Per informazioni relative alle iniziative contattare Associazione AMEntelibera, e-mail: info@viaggiamentelibera.it.
Scarica la locandina dell'intera settimana
mercoledì 24 novembre 2010
Pipitone (IdV): Vicini ai Ricercatori in lotta
Nelle università cresce la contestazione contro il governo. I ricercatori salgono sui tetti e gli studenti scendono in piazza per protestare contro i tagli previsti dal disegno di legge Gelmini in discussione alla Camera. A Padova i ricercatori in segno di protesta sono saliti sulla Torre della Specola, l’osservatorio astronomico simbolo del sapere e della ricerca. Il consigliere IdV Antonino Pipitone ha espresso vicinanza ai ricercatori dell'Università di Padova: “Noi dell’Italia dei Valori abbiamo ribadito il nostro no, senza se e senza ma, alla non-riforma Gelmini, che ha massacrato l’istruzione italiana e che ha devastato la scuola e l’università, privandole di fondamentali risorse. Oggi alla Camera IdV si è battuta presentando un ordine del giorno per chiedere l’aumento dei fondi drasticamente tagliati. Abbiamo, inoltre, presentato una serie di emendamenti che hanno tutta la dignità di una vera riforma dell’università. Anche a Padova, nei prossimi giorni, saremo al fianco, anche fisicamente, dei ricercatori universitari”.Pipitone ricorda poi le idee di IdV sull’università italiana: “Occorre abolire i consigli d’amministrazione, perché sono un luogo di impropria presenza di personaggi estranei ed esterni al mondo accademico. Piuttosto che moltiplicare le sedi universitarie fantasma, volute da qualche politico locale, occorre dare più strumenti agli studenti. Nel mondo della scuola e dell’università ci sono decine di persone che ormai vivono nella tragedia del precariato perenne e che sono condannati a difendersi per sopravvivere. Condannati non a vivere ma alla sopravvivenza. Il governo non ha affrontato neanche il problema dei ricercatori ed è stato cancellato il loro futuro. Il tutto dopo vari mesi di dibattiti, occupazioni e proteste. I ricercatori esistono, hanno delle ottime professionalità, hanno lavorato duramente, alcuni hanno quaranta o cinquant’anni e sono tutt’ora precari. Il comportamento del governo, in questo settore, sta creando un immenso danno all’economia dell’Italia e al futuro delle nuove generazioni”.
Le mobilitazioni continueranno in tutta Italia anche nei prossimi giorni e sabato 27 novembre, in occasione della manifestazione nazionale della Cgil, gli studenti scenderanno di nuovo in piazza.
Prima Nazionale: Confidenze troppo intime
“Un uomo, una donna, una stanza: paradiso o inferno. Dipende solo da loro”Nel quarto appuntamento della XXXI Stagione Teatrale Thienese andrà in scena al Comunale di Thiene, nelle serate di martedì 30 novembre, mercoledì 1 e giovedì 2 dicembre prossimi alle ore 21.00, lo spettacolo in Prima Nazionale “Confidenze troppo intime” di Jérome Tonnerre per la regia di Piergiorgio Piccoli, con Anna Valle. Prossimi appuntamenti a Pieve di Soligo, Noventa Vicentina, Castelfranco Veneto, Cavarzere, Jesolo e San Martino Buon Albergo
Lo spettacolo è tratto da un elegante ed enigmatico testo di Jérôme Tonnerre dal quale il regista Patrice Leconte ha tratto un film che ha avuto un ottimo giudizio di pubblico e di critica.
La malinconica e misteriosa Anna, senza essersi resa conto di aver sbagliato porta, si infila nell’ufficio di William, impacciato e infantile consulente finanziario.
Convinta di essere entrata nello studio di uno psicanalista inizia a raccontargli i propri segreti, i propri problemi, le proprie pulsioni erotiche.
William, non avendo il coraggio di rivelarle la sua vera identità, ma emozionato e affascinato dalle confidenze di Anna, ascolta incredulo quelle confessioni; seguiranno altri appuntamenti che William non rinuncerà a concedere alla giovane donna spacciandosi per il terapeuta.
Si tratta di uno scambio di persona o è solo un pretesto per giustificare un capriccio recondito? La bella Anna ha veramente sbagliato porta o vuole solo rivelare i segreti più intimi ad uno sconosciuto?
Gli incontri tra i due continuano fino a diventare un’importante molla per il cambiamento di entrambi, mentre nuove sensazioni cominciano a farsi spazio dentro di loro.Ne nasce un rapporto ambiguo e sempre più intenso, un intreccio geometrico e comicamente pungente in cui tutti nascondono qualcosa e si affidano agli errori e agli equivoci per far emergere i sentimenti più veri. In questo modo Anna, inconsapevolmente, tirerà fuori William da un luogo che col tempo si era trasformato in una gabbia.
E’ di fondamento allo spettacolo il tema della comunicazione tra uomo e donna, labirinto rigoglioso di difficoltà da risolvere nella gioia dello scoprirsi passo dopo passo, mentre la distanza viene spesso riempita dal silenzio.
Scrive Piergiorgio Piccoli nelle sue note di regia: “Anna ha dimenticato il brivido di una mano che le accarezza la pelle perché un banale incidente, da lei stessa provocato, ha spento suo marito rendendolo zoppo e derubandolo della passione. Così si è convinta che la libertà sia ritrovare lui e la sua concupiscenza dimenticata. William vive da sempre in una casa che è anche il suo studio, con un’evidente difficoltà nel superare lo stadio infantile. E’ tutto in ordine nella sua vita: i mobili spolverati scrupolosamente ogni giorno, la scrivania organizzata con estrema precisione e la cravatta ben annodata da indossare anche di domenica. Impossibile è però riempire i vuoti aggrappandosi alla sicurezza degli oggetti. Sarà Anna, inconsapevolmente, a tirarlo fuori da una casa che col tempo si è trasformata in gabbia.
E’ di fondamento allo spettacolo il tema della comunicazione tra uomo e donna, labirinto rigoglioso di difficoltà da risolvere nella gioia dello scoprirsi passo dopo passo. La distanza tra un uomo e una donna viene spesso riempita dal silenzio, mentre nel rincorrere le parole si finisce per mordersi la coda”.

Tournée in Veneto di “Confidenze troppo intime”
Sabato 4 dicembre ore 20.45
PIEVE DI SOLIGO - Teatro Careni
Domenica 5 dicembre 2010 ore 17:00
NOVENTA VICENTINA - Teatro Modernissimo
11 - 12 dicembre 2010 ore 20:45
CASTELFRANCO VENETO - Teatro Accademico
Sabato 15 gennaio ore 21.00
domenica 16 gennaio ore 17.00
CAVARZERE - Teatro Tullio Serafin
Venerdì 18 febbraio 2011 Oore 21:00
JESOLO - Teatro Vivaldi
Sabato 19 febbraio 2011 Ore 21:00
SAN MARTINO BUON ALBERGO - Teatro Peroni
Bassano: Va in scena Carmen di George Bizet
Bassano Opera Festival presenta il secondo titolo della sua stagione lirica 2010 con una delle opere fra le più amate dal pubblico: Carmen di Bizet. Venerdì 26 novembre alle ore 20.30 e domenica 28 novembre alle ore 15.30, l’opera sarà rappresentata in una nuova coproduzione Li.Ve. (Associati Lirica Veneta) realizzata dai i Comuni di Bassano del Grappa-Opera Festival, Padova e Rovigo-Teatro Sociale.L'allestimento al Palabassano porta la firma di Ivan Stefanutti per regia, scene e costumi, mentre la direzione musicale è affidata al M° Francesco Rosa alla guida dell'Orchestra Regionale Filarmonia Veneta, con il Coro Li.Ve e il Coro di voci bianche Piccoli Cantori di San Bortolo preparati da da Giorgio Mazzucato.
Una produzione di Carmen all’insegna di giovani e già affermate voci del panorama lirico internazionale con protagonisti d’eccezione il mezzosoprano israeliano Rinat Shaham nel ruolo di una sensualissima Carmen, il tenore americano Andrew Richards in Don Josè che ha già interpretato nei più prestigiosi teatri internazionali, i soprano Daria Masiero e Angela Nisi che si alterneranno nelle vesti di Micaela e il baritono panamense-americano Nmon Ford nel ruolo di Escamillo. Completano il cast: Natalia Roman (Frasquita), Annalisa Stroppa (Mercedes), Gabriele Nani (Dancairo), Max Renè Cosotti (Remendado), Donato Di Gioia (Morales) e Gianfranco Montresor (Zuniga).
Carmen è la tragedia dell’amore, è l’opera della seduzione e della morte per amore in un caleidoscopio di luce assolata, di colori forti, di ombre fredde e scintillii di lame.Un posto particolare tra i musicisti dell’Ottocento è occupato da Georges Bizet che, con la Carmen, opera nazionale francese considerata il suo capolavoro, toccò i vertici più alti della drammaticità. Tra i controversi giudizi del tempo, il filosofo Nietzsche pronunciò l’elogio più bello per un artista, affermando: “Ascoltando la Carmen si diviene noi stessi un capolavoro”.
In questo lavoro Bizet rivelò la sua maestria di compositore e la piena maturità artistica. La musica, ricca di colore nei motivi pittoreschi e folcloristici, nelle danze popolari e nelle canzoni, piena di impeto, di ardore, di contrasto fra i festosi motivi zingareschi e l’incalzare drammatico dell’azione, rende quest’opera un vero capolavoro, trascinante ed avvincente. Eppure la prima rappresentazione dell’opera, a Parigi, nel 1875, non ebbe successo, nonostante fossero stati apportati dei cambiamenti per addolcire la vicenda, ad esempio l’introduzione del personaggio positivo della dolce Micaela (per bilanciare la violenza decisa del carattere di Carmen e per opporre in generale il suo candore alla rudezza passionale del triangolo verista José-Carmen-Escamillo), e di danze di carattere brillante ispirate al folklore spagnolo. Il lavoro era troppo carico di intensità drammatica per piacere al pubblico; l’intreccio della storia venne giudicato immorale, con zingari, contrabbandieri e fuorilegge, e con un finale sanguinoso da cronaca nera. Anche la musica non fu gradita agli amanti della tradizione, perché giudicata dai critici di fredda erudizione, di caos formale e “assenza di melodia”, insomma “wagneriana”.
Questa valutazione fece sprofondare l’autore nello sconforto più totale, eppure quei personaggi pieni di passione e di vita avrebbero conquistato in seguito le platee di tutto il mondo, e grande sarebbe stato il successo dell’opera.
Come non essere attratti dal personaggio di Carmen, civettuola e seducente nella voluttuosa habanera del primo atto (l’amour est un oiseau rebelle), funerea (nell’Aria delle Carte), fatale e spavalda, come un’eroina delle tragedie classiche, nell’epilogo finale che la vede offrirsi al coltello di José? Purtroppo Bizet non conobbe mai il successo che poi arrise alla sua opera; morì infatti a soli 37 anni, per un attacco di cuore, mentre la cantante che interpretava la sua Carmen all’Opera, modulando il lugubre Trio delle carte, scopriva la carta fatale della morte.

L’ambientazione di questa Carmen creata da Ivan Stefanutti non risponde alle classica Spagna da cartolina con nacchere e toreri, “Potrebbe essere ovunque - dice lo stesso regista - Sembra una terra disastrata, ferita da guerre civili, inaridita dallo sfruttamento, infuocata dal sole, imbarbarita dall’isolamento. Ma è solo un luogo al confine della civiltà. Da quel punto in poi inizia il deserto, il niente umano... La legalità è gestita solo apparentemente da una milizia presente sul territorio. I soldati, quelli stanziali, non sono dei migliori. Plausibilmente, sono stati mandati in un luogo così desolato ed ostile per punizione e hanno un’etica molto elastica. E’ loro costume chiudere facilmente un occhio se ripagati. Sono tutti degli esiliati. Il contesto di lavoro delle sigaraie ricorda più una colonia penale che una manifattura di tabacchi. Tant’è che molte vivono passando dall’apparente legalità diurna all’inequivocabile criminalità delle ore buie. Di giorno riottose operaie, di notte complici dedite al contrabbando ed al meretricio. Sono tutti poveri perché sono al confino, privati delle loro cose, delle loro abitudini, del loro ambiente. Per sopravvivere s’inventano una società con regole minime. Non sono lì per caso. Probabilmente hanno delle colpe, ma non sono così manifeste o dettagliate… In quest’ambiente tormentato, ogni piccolo miglioramento è motivo di buon umore e occasione per far festa, come l’arrivo di un gruppo di girovaghi circensi. Persone senza fissa dimora, perennemente in fuga con la scusa del mestiere. Escamillo è uno di loro, spavaldo e nomade. Vi sono persone, invece, capitate in quella landa avvilita senza un motivo evidente. Forse semplicemente per destino. Il brigadiere Josè è uno di loro. Apparentemente ineccepibile, serio e responsabile, ma basta una cattiva compagnia a far emergere il suo lato oscuro. Con inspiegabile facilità lascerà rovesciare la sua vita fino alla totale rovina. Cederà all’ossessione… E la storia ha già un epilogo scritto. Se interrogate, anche le carte sentenziano chiaro. Inesorabili. Carmen lo sa, ma non vuole dar loro peso. La sua natura è la sfida e come traditrice non può che tentare di ingannare ancora, e se serve, anche il destino,… anche la morte. È una storia di assillo e di degradazione. Potrebbe essere ambientato anche nei bassifondi di una città metropolitana moderna. Le regole per la sopravvivenza sono sempre le stesse. Nel suo crudo realismo l’amore non c’è. È un aspetto che non viene realmente trattato. Ci sono il tradimento, l’ossessione, la disperazione, la follia, il disprezzo,… il buio.”
La stagione lirica bassanese si concluderà poi con uno speciale appuntamento dedicato al pubblico degli spettatori più piccoli e delle famiglie: Pinocchio di Pierangelo Valtinoni, su libretto di Paolo Madron tratto dal celeberrimo romanzo di Collodi, che andrà in scena sempre al Palabassano: per le scuole sabato 4 dicembre alle ore 10.30 e in replica domenica 5 dicembre alle ore 15.30.
“Noi, i Radicali” di Valter Vecellio
In occasione dell’uscita del libro “Marco Pannella. Biografia di un irregolare” (Rubbettino editore, 2010) scritto dal giornalista Rai ed attivista radicale Valter Vecellio, riproponiamo un intervento originale dell’autore in esclusiva per “Il Popolo Veneto”Ringrazio innanzitutto Emanuele Bellato e la redazione de “Il Popolo Veneto” per l’invito e l’opportunità che mi viene data. Non è frequente imbattersi in spazi informativi che consentano, come “Il Popolo Veneto” di esprimersi e spiegarsi senza porre limiti di spazio e senza che sia applicato alcun tipo di censura o controllo. E’ un riconoscimento e un ringraziamento non formale, ma davvero sentito.
Una precisazione/avvertimento. Bellato chiede “un contributo che riguardi la storia, le prospettive e gli ideali che animano i radicali”. Perbacco! Averne il tempo e soprattutto la capacità, ne verrebbero fuori, come dimensioni e quantità gli stessi volumoni che Renzo De Felice dedicò alla storia di Mussolini e del fascismo; e che lasciò incompiuta per sopravvenuta morte: che almeno un paio d’altri ne avrebbe scritti, oltre gli otto che conosciamo. Questo per dire che il lettore deve essere indulgente: molte cose accadrà che verranno accennate. La storia del Partito Radicale, che s’intreccia con quella personale di Marco Pannella, quest’anno tocca la bellezza dei cinquant’anni, a non voler andare ancora più indietro nel tempo: quando i radicali si chiamavano Felice Cavallotti, Bertani, Romolo Murri. E dunque il lettore che vorrà approfondire e conoscere meglio e di più vada in due siti web: www.radicali.it e www.radioradicale.it; ci sono sezioni con archivi cartacei e sonori, con un po’ di pazienza potrà soddisfare le curiosità che con questo intervento probabilmente non riuscirò a fare.
Marco Pannella e Partito Radicale, dicevo. Uno non esiste senza l’altro. E dunque percorrendo le tappe della vita di Marco si scandiscono anche le tappe più significative della “vita e delle opere” radicali.
Il viaggio nel mondo radicale, dunque, comincia con cenni biografici di Pannella.
Abruzzese di Teramo, nasce il 2 maggio del 1930. Il padre, Leonardo, è un imprenditore. La madre, Andrée Estachon è svizzera, ed è grazie a lei che acquisisce una perfetta conoscenza del francese.
Nel 1950 è incaricato nazionale universitario del Partito Liberale. Viene eletto presidente dell’UGI, l’Unione Goliardica Italiana, l’associazione delle forze studentesche laiche; successivamente viene eletto presidente dell’UNURI, Unione Nazionale Universitaria Rappresentativa Italiana, l’associazione degli studenti universitari; e nel 1953 si laurea in Giurisprudenza all’università di Urbino.Nel 1955 è tra i fondatori del Partito Radicale. Un partito che viene da lontano: le sue radici storiche e ideali sono profonde. Ci si riallaccia alla tradizione repubblicana e federalista di Carlo Cattaneo; e poi “Giustizia e Libertà” dei fratelli Carlo e Nello Rosselli, Piero Calamandrei, Gaetano Salvemini. Tra tutti, Ernesto Rossi, il grande economista e polemista, anche lui tra i fondatori del PR. E c’è anche il settimanale Il Mondo, diretto da Mario Pannunzio, e di cui Rossi è una delle colonne portanti; un settimanale che per tutti gli anni Cinquanta conduce importanti battaglie radicali: contro la Federconsorzi, i monopoli, i petrolieri, gli agrari, e la famosa campagna contro le speculazioni immobiliari a Roma: “Capitale corrotta, nazione infetta”. Tra i fondatori del Partito anche Arrigo Benedetti, grande giornalista fondatore e direttore dell’Europeo e dell’Espresso.
Nel 1959 su Il Paese, propone un’alleanza delle sinistre, che comprenda anche il PCI, su obiettivi riformatori e democratici. Una proposta che viene bocciata dallo stesso Palmiro Togliatti, con un successivo intervento, anche questo pubblicato su Il Paese.
Nel 1960 è corrispondente de Il Giorno da Parigi, dove resta fino al 1963. In quell’anno assume la segreteria del Partito Radicale, nel tentativo di farlo uscire dalla crisi voluta dalla vecchia dirigenza. Fonda e dirige Agenzia Radicale, ciclostilata e quotidiana. Lo scrittore Elio Vittorini, il fondatore del Politecnico, dopo aver militato per anni a fianco del PCI e dopo aver rotto clamorosamente con Togliatti, accetta di impegnarsi con i radicali, diventa presidente del Partito e consigliere comunale a Milano.
Nel 1965 comincia la campagna divorzista. Nasce la Lega per l’Istituzione del Divorzio.
Nel 1967 si tiene a Bologna il primo congresso (ma terzo, nella serie storica) del nuovo Partito Radicale, ricostruito su un programma di profonde riforme, di impegno anticlericale e antimilitarista, e dotato di un nuovo statuto-manifesto. Viene confermato il tradizionale simbolo, la testa di Marianna con cappello frigio.Nel 1968 Pannella viene arrestato a Sofia in Bulgaria, dove si è recato per protestare contro l’invasione sovietica della Cecoslovacchia. Primo digiuno gandhiano, condotto assieme ad altri militanti nonviolenti.
Nel 1973 fonda e dirige il quotidiano Liberazione, che uscirà dall’8 settembre 1973 al 28 marzo 1974.
Il 1974 è l’anno del referendum sul divorzio: una valanga di NO alla sua abrogazione, quasi il 60 per cento dei voti, travolge le velleità democristian-clerical-fasciste, di abolire una legge per la quale i radicali avevano lottato ininterrottamente per cinque anni; si lancia la campagna per la depenalizzazione dell’aborto e per la legalizzazione delle droghe leggere. Nello stesso anno, mentre Pannella è impegnato in un digiuno che durerà tre mesi, Pier Paolo Pasolini sul Corriere della Sera apre un dibattito sul “caso Pannella”. Da sempre sensibile alle iniziative radicali, Pasolini doveva intervenire con un testo preparato poche ore prima di essere ucciso al congresso radicale del 1975 a Firenze: un “testamento” nel quale esorta i radicali a non aver timore di fare sempre scandalo e di rendersi “irriconoscibili”.
Nel 1975 Emma Bonino, Giorgio Conciani e Adele Faccio sono arrestati con l’accusa di procurato aborto. Quegli arresti sono il detonatore per imporre l’attualità di una tragedia, quella dell’aborto clandestino, che fino a quel momento, ipocritamente, ad esclusione dei radicali, tutti avevano preferito ignorare. Il settimanale l’Espresso e i radicali promuovono la raccolta di firme per un referendum che abroghi le norme che puniscono l’aborto. Grazie alla campagna radicale, si apre nel paese un dibattito politico che porterà, nel 1978, alla regolamentazione legislativa dell’interruzione di gravidanza. Nel luglio del 1975 Pannella, durante una conferenza stampa, mostra un pezzetto di hashish e lo fuma, facendosi così arrestare. E’ l’ennesima disobbedienza civile, per costringere il Parlamento a rivedere la legge che fino a quel momento puniva con il carcere sia i grandi spacciatori che i fumatori anche occasionali di “spinelli”.Nel 1976 viene eletto alla Camera dei Deputati; con lui altri tre radicali: Emma Bonino, Adele Faccio e Mauro Mellini.
Nel 1978, a coronamento di una campagna contro la parte economica del Trattato di Osimo, viene eletto al consiglio comunale di Trieste. La lista radicale ottiene il 6 per cento dei voti, e determina l’elezione del primo sindaco non democristiano della città.
Nel 1979 è rieletto deputato al Parlamento italiano e, contemporaneamente, al Parlamento Europeo. In totale, i deputati radicali sono diciotto, tre i senatori, tre i parlamentari europei. Tra gli altri, anche lo scrittore Leonardo Sciascia. Con l’Affaire Moro prima, e come membro della commissione parlamentare d’inchiesta poi, Sciascia segue la vicenda relativa al rapimento e all’uccisione del leader democristiano. La sua interpretazione dei fatti, aspramente contestata dal PCI e dalla DC, vent’anni dopo viene condivisa praticamente da tutti. Ancora Sciascia si impegna nella campagna “Per una giustizia giusta”. Un impegno che, anche questo, veniva da lontano: nel gennaio del 1969, a Roma, davanti alla Corte di Cassazione, i radicali avevano organizzato una “controinaugurazione” dell’Anno Giudiziario, invitando i cittadini danneggiati dalla giustizia. Un impegno che culminerà negli anni ’70 e ’80, con vari referendum e con campagne politiche a favore di Enzo Tortora, vittima delle accuse di falsi pentiti e della leggerezza di alcuni magistrati napoletani. Alla fine Tortora sarà assolto, e verrà candidato al Parlamento Europeo nelle liste radicali.Nel 1981, al XXV Congresso del Partito Radicale a Roma, viene approvato il cosiddetto Preambolo allo Statuto: manifesto di una nuova nonviolenza e della difesa intransigente del diritto. Il simbolo della “rosa nel pugno” viene abbrunato, in denuncia della strage di milioni di esseri per fame, nel mondo. Oltre cento premi Nobel sottoscrivono - ed era la prima volta che accadeva, e ancor oggi non c’è un analogo episodio - un manifesto-appello che getta le basi morali, teoriche e politiche della lotta alla fame. I radicali raccolgono l’adesione di 1200 sindaci italiani, che fanno loro una petizione al presidente della Repubblica Sandro Pertini, che a sua volta si pronuncia: “Svuotare gli arsenali, riempire i granai”.
Nel 1986 Pannella ed Emma Bonino, all’epoca responsabile di “Food and Disarmement International”, presentano al Pontefice, Giovanni Paolo II, le iniziative contro la fame nel mondo. Vengono inoltre organizzate, per Pasqua, grandi marce che attraversando le strade del centro di Roma si concludono davanti al Vaticano.
Nel 1988, al XXXIV Congresso del Partito Radicale a Bologna, si delibera che non si presenteranno più liste elettorali radicali in quanto tali. A Catania e a Trieste, infatti, vengono proposte “Liste civiche, laiche e verdi”, con presenze anche di radicali. A Catania questa lista ottiene cinque seggi, ed è determinante per l’elezione a sindaco del sindaco Enzo Bianco.
Nel 1989 il XXXV congresso del Partito Radicale si svolge a Budapest, in Ungheria: si lancia il progetto del “Partito Nuovo”, che secondo Pannella dovrà essere “transnazionale, transpartito, gandhiano, laico, federalista, ecologista”. Simbolo del nuovo partito sarà, sostituendo la “rosa nel pugno”,l’effigie di Gandhi già in uso nel 1988. Per le elezioni comunali di Roma, Pannella propone una “Grande Lista Nathan” di unità delle sinistre, che non nasce per le incertezze del PCI e dei laici. Si presenta allora con gli “Antiproibizionisti sulla droga contro la criminalità”, con esito positivo.
Nel 1992 viene presentata la “Lista Pannella” per le elezioni al Parlamento italiano, sette radicali vengono eletti parlamentari.
Nel 1993, dal 4 all’8 febbraio, si svolge la seconda sessione del XXXVI Congresso radicale, che si pone come obiettivo quello di 30mila nuovi iscritti, obiettivo che viene raggiunto. Al partito aderiscono personalità le più varie. Per fare qualche nome: Claudio Villa, ma anche Domenico Modugno; i premi Nobel Rita Levi Montalcini, Vassili Leontieff, Gorge Wald, il commediografo Eugene Ionesco,i dissidenti sovietici Leonid Pliusch, Natal Sharanski, Vladimir Bukovski, lo scrittore Marek Halter, il ministro del Burkina Faso Basil Guissou. Nel corso degli anni, di volta in volta, al Partito Radicale si sono iscritti artisti come Renzo Arbore, Vasco Rossi, Franco Battiato, Renato Zero, Adriano Celentano, Ilaria Occhini, Giorgio Albertazzi, Oliviero Toscani, Gore Vidal, Bruno Zevi, Staffan de Mistura, Adriano Sofri.Nel 1996 Emma Bonino viene nominata Commissario Europeo. Appena insediata, parte subito per l’ex Jugoslavia, sottolineando con questo gesto simbolico, la ferma intenzione di denunciare l’impotenza europea e il disinteresse dell’ONU dinanzi alla cronicizzazione della guerra nei Balcani e al dilagare della “pulizia etnica” nella
regione. Un anno dopo, nel settembre del 1997, nel corso di una missione in Afghanistan, Emma Bonino rimane ostaggio dei Taleban a Kabul. Al ritorno in Europa, denuncia con forza il regime del terrore che regna in quel paese, in particolare per le donne. E’ l’inizio di una campagna internazionale “Un fiore per le donne di Kabul”. Nell’agosto di quell’anno visita nel Sud Est asiatico. E’ l’occasione per fare il punto in Thailandia sulla situazione dei rifugiati birmani a rischio di espulsione; e in Cambogia sul gravissimo problema delle mine anti-uomo di cui il paese è infestato. Emma Bonino si incontra clandestinamente con la leader dell’opposizione birmana Aung San SAuu Kyi, premio Nobel per la pace: un incontro tra donne dalla fede incrollabile nel diritto e nei diritti individuali, due persone impegnate a difesa dei diritti altrui e della democrazia, e con metodi di lotta esclusivamente nonviolenti.Nel luglio del 1998 la Conferenza diplomatica per l’istituzione del Tribunale Penale Internazionale è finalmente convocata a Roma. In qualità di rappresentante della Commissione Europea. Emma Bonino svolge un fondamentale ruolo di impulso politico e di mediazione e nonostante resistenze e difficoltà, il 17 luglio, 120 paesi approvano lo Statuto del Tribunale.
Nel 1999, la Guinea Bissau è teatro di scontri armati violentissimi tra i sostenitori del governo di Nino Viera e una giunta ribelle guidata dal generale Mané. I due contendenti accettano di incontrarsi per la prima volta insieme con Emma Bonino; è il primo passo verso un piano di pace.
Ed è l’anno della campagna “Emma for President”: un’iniziativa che accolta con entusiasmo dall’opinione pubblica. Tutti i sondaggi demoscopici rivelano che il Paese vorrebbe Emma Bonino presidente della Repubblica. I partiti, presi in contropiede, oppongono a questa candidatura popolare quella di Carlo Azeglio Ciampi. Emma Bonino poi viene “sacrificata” da Romano Prodi, che non la conferma Commissaria Europea, senza peraltro mai motivare questa sua scelta. Ma il fenomeno Emma Bonino è comunque esploso, e alle elezioni per il Parlamento Europeo, “le liste Emma Bonino” ottengono un successo mai raggiunto dai radicali: l’8,5 per cento dei voti, ed eleggono sette deputati al Parlamento Europeo.
Siamo all’oggi. Ma mi accorgo di non aver detto ancora una parola su alcune delle iniziative radicali più importanti: per la libertà di ricerca di coscienza, con Luca Coscioni; le questioni relative alla giustizia, ma anche il carcere, le condizioni di vita di detenuti e agenti di custodia; il diritto, la legge, la Cecenia, l’Irak, la lotta contro la pena di morte nel mondo, la campagna contro le mutilazioni genitali femminili, l’Organizzazione Mondiale della Democrazia, la riforma delle istituzioni in senso anglosassone… Vi devo chiedere scusa, cari amici: ma vi avevo avvertito: la nostra è una storia ricca e complessa, Pannella cento ne fa e mille ne pensa. E anche nel sommarissimo “calendario” che ho cercato di tracciare, quante cose a rileggermi, mi accorgerò senz’altro di aver dimenticato, omesso, trattato male…La faccio breve, con una nota che possiamo definire: “Garantisti”, e può aiutare a capire perché il Partito Radicale è il partito della vita del diritto, del diritto alla vita.
Una nota redatta da un mio compagno, Diego Galli e che dovrebbe far parte di un libro su di noi che si annuncia interessante e sul quale sta lavorando da qualche anno.
La parola a lui, dunque:
“La telefonata di Marco Pannella mi arrivò in una sera, anzi, in una notte di grande, profondissima disperazione. Da un anno vivo un tormento insopportabile. Una pena che è comune a molti. Una tragedia civile che avrei ritenuto impossibile, addirittura impensabile in un Paese che si ostina, chissà perché, a ritenersi ancora fondato sul diritto. L'uomo che presero al laccio, come un animale, il 17 giugno 1983, spezzandogli barbaramente la vita, la salute, il lavoro, l’onore, era un uomo molto diverso da quello che oggi scrive queste parole. Ho attraversato, tutto, il pianeta dell'infamia “legale”, ho visto e sentito sulla carne cose che avrei ritenuto assurde e indegne dell'Occidente. Forse è bene che sia accaduto questo. Forse è bene, e non per me, ma per gli altri, che l'osceno sipario si sia alzato su un fondale ancora più ributtante. Perché quella che ho vissuto e che vivo è certo l’Italia “vera” autentica, crudelmente e crudamente “reale”. Così lontana dall’oleografia ufficiale, dai paroloni e dai compiaciuti gargarismi di una classe politica che si nutre e ci nutre di chiacchiere, di retorica, di vuoti propositi mai completati da un’azione concreta. Lo ripeto: sono il testimone, martoriato (e non il solo) di un'Italia medioevale e selvaggia, giunta ormai a livelli di degrado giuridico e civile da ispirare orrore”.A parlare è Enzo Tortora, notissimo presentatore televisivo all’epoca in cui scriveva queste parole, imputato nel maxi processo contro la cosiddetta nuova camorra organizzata. Venne arrestato nel giugno 1983 insieme ad altre 855 persone, di cui 144 in seguito scagionate per omonimia. Mentre sulle prime pagine di giornali e telegiornali Tortora diveniva l’imputato più celebre del maxiprocesso contro la Camorra e i suoi legami con il traffico di droga, i radicali ne fecero il simbolo della loro battaglia garantista per la “giustizia giusta” candidandolo come capolista alle elezioni europee.
Il “caso Tortora”, infatti, sintetizzava molti dei fenomeni patologici della giustizia italiana. La violazione del segreto istruttorio, che consentiva ai media di sbattere “il mostro in prima pagina”, con effetti indelebili sulla reputazione del detenuto. Incuranti, alcuni magistrati utilizzavano i media per farsi pubblicità, o per rafforzare i propri teoremi accusatori attraverso uno sdegno popolare provocato ad arte.
Inoltre, nei processi contro la criminalità organizzata, come prima nei processi contro i terroristi, una legislazione varata all’insegna dell’emergenza consentiva il ricorso alle dichiarazioni di pentiti, che in cambio ottenevano sconti di pena e altri benefici, oltre che un’assicurata notorietà. Un meccanismo perverso che produrrà negli anni un numero enorme di errori giudiziari.
La prassi dei maxiprocessi, che per numero di persone coinvolte e dimensioni impediva un vaglio adeguato delle prove, delle testimonianze, dei fatti. Come scriveva il deputato radicale Mauro Mellini a proposito del processo contro la nuova camorra organizzata, «tre giudici dovranno decidere della sorte di tutte queste persone, in ordine a parecchi capi di imputazione per ciascuno di essi, con accertamento inoltre dell’esistenza o meno di aggravanti, attenuanti, concorsi di persone etc. etc. ascoltando centinaia di avvocati, molti dei quali parleranno in difesa dei loro clienti mesi prima che sia emessa la sentenza. Pensare che in un processo di tal genere la colpevolezza o l’innocenza di ogni singolo imputato possa essere stabilita al di là di ogni ragionevole dubbio sarebbe atto di pura ipocrisia».
Infine, i tempi lunghissimi della carcerazione preventiva (fino a 12 anni) condannava di fatto gli imputati prima di qualsiasi giudizio, svuotando di significato il principio costituzionale della presunzione di innocenza fino a sentenza definitiva di colpevolezza.
Enzo Tortora parteciperà alla campagna elettorale per le europee del 1984 dagli arresti domiciliari, il salotto trasformato in uno studio di registrazione in collegamento continuo con Radio radicale e alcune televisioni private. Il 17 giugno 1984 Tortora verrà eletto parlamentare europeo con 415 mila preferenze, un consenso maggiore degli stessi voti di Pannella.
Condannato in primo grado a 10 anni di carcere, si dimetterà dal Parlamento per scontare fino in fondo la pena e condurre la sua battaglia dagli arresti domiciliari. Un anno dopo, il 15 settembre, 114 dei 191 imputati del processo contro la nuova camorra organizzata, tra i quali Tortora, verranno assolti dalla Corte di appello con formula piena perché il “fatto non sussiste”. Il presentatore televisivo avrà accumulato 1000 giorni di detenzione preventiva.La battaglia sul “caso Tortora” si trasferirà allora dalle aule giudiziarie ai tavoli per la raccolta delle firma sul referendum per la responsabilità civile dei magistrati. Era stato Leonardo Sciascia, in un articolo apparso sul Corriere della sera poco dopo l’arresto di Tortora, a notare come «un magistrato non solo non deve rendere conto dei propri errori e pagarne il prezzo, ma qualunque errore commesso non sarà remora alla sua carriera, che automaticamente percorrerà fino al vertice, anche se non con funzioni di vertice». Nell’ottobre del 1987 il referendum “Tortora” vincerà alle urne con l’80 per cento dei consensi. Purtroppo la legge Vassalli, approvata l’anno dopo, stravolgerà l’esito del referendum attribuendo la responsabilità per eventuali errori dei magistrati in capo allo stato, invece che al singolo giudice.
La battaglia sul “caso Tortora” fu soltanto la campagna più clamorosa condotta dai radicali sul fronte della “giustizia giusta”. Appassionati difensori del diritto e della sua applicazione giudiziaria, i radicali sono intervenuti il più delle volte nel campo della giustizia anzitutto a difesa dei diritti degli imputati e contro un certo protagonismo politico e le derive giustizialiste di alcuni settori della magistratura.
Elemento fondamentale dello Stato di diritto, la giustizia è al centro dell’attenzione dei radicali fin dalle loro prime iniziative politiche. Si pensi soltanto alle disobbedienze civili, azioni nonviolente il cui obiettivo è sollevare proprio nei tribunali l’ingiustizia di determinate leggi.
In un primo momento l’attenzione dei radicali si concentra sul persistere nell’ordinamento giuridico dei codici ereditati dal fascismo. Contro il codice Rocco i radicali promuoveranno più di una iniziativa referendaria.
Nel pieno degli anni di piombo, si batteranno in solitudine contro la legislazione emergenziale, che aumentava i poteri discrezionali della magistratura nella lotta contro il terrorismo e affievoliva i diritti degli imputati, ricorrendo sia all’ostruzionismo parlamentare che a iniziative referendarie. Agli inizi degli anni ’90 di opporranno a chi chiede dimissioni immediate per i parlamentari inquisiti nelle inchieste di Tangentopoli, in nome del diritto alla presunzione di innocenza degli imputati. «Coloro che scagliano sempre la prima pietra - dichiarerà Pannella nel periodo di massima popolarità delle inchieste di Mani Pulite - appartengono alla razza dei giustizieri che divorano la giustizia invece di amarla. Questo è un Paese lassista che poi pensa di salvarsi con le forche. Non bisogna giocare con gli umori plebei delle piazze».Infine, non si può dimenticare l’attenzione per le condizioni delle carceri. I parlamentari radicali sono stati i più assidui ispettori delle prigioni italiane, e si sono spesi con numerose iniziative per migliorarne le condizioni e assicurare il rispetto delle norme, troppo spesso violate all’interno delle strutture di detenzione. La riforma del corpo degli agenti di custodia, la richiesta di provvedimenti di indulto, le proposte per misure di detenzione alternative sono soltanto delle iniziative intraprese.
La campagna radicale per la “giustizia giusta” si è mossa lungo due percorsi diversi ma spesso convergenti. Da una parte il tentativo di sollevare la questione attraverso casi esemplari: prima di Tortora il caso di Pietro Valpreda, imputato - ma innocente - per la bomba di piazza Fontana a Roma, alla banca dell’Agricoltura, e il caso di Toni Negri, imputato del celebre processo 7 aprile, entrambi tenuti in carcere preventivo per anni prima di essere sottoposti a giudizio. Dall’altra i numerosi referendum radicali in tema di giustizia.
Attraverso lo strumento referendario, i radicali hanno proposto un vero e proprio programma di riforma radicale dell’ordinamento giudiziario. Dopo i referendum contro il codice Rocco e la legge Reale, nel 1981 i cittadini italiani verranno chiamati a pronunciarsi sulle norme emergenziali antiterrorismo e sull’ergastolo. Vinto il referendum sulla responsabilità civile dei magistrati del 1986, negli anni ’90 i radicali proporranno referendum sui tempi della giustizia, per rendere perentori e non ordinatori i termini per gli atti della magistratura, contro la politicizzazione del Consiglio superiore della magistratura a causa del potere delle correnti, abrogando il sistema elettorale proporzionale per l’elezione dei membri togati del CSM, per garantire una maggiore professionalità dei giudici, abrogando la progressione automatica in carriera per sola anzianità, per assicurare una maggiore imparzialità del giudice rispetto alle parti, separando le carriere dei giudici da quelle dei pubblici ministeri, per impedire che i magistrati svolgano attività diverse da quelle proprie della loro funzione, impedendo gli incarichi extragiudiziari.Queste iniziative hanno portato più volte i radicali ad uno scontro con alcune componenti della magistratura organizzata. «Ho il terrore di quei giudici che pretendono di fare giustizia invece di applicare le leggi», ha più volte ammonito Marco Pannella, riprendendo una frase a suo tempo pronunciata da Piero Calamandrei. In un paese in cui la magistratura è stata dominata da correnti politiche che hanno esplicitamente teorizzato la necessaria partecipazione dei giudici alla determinazione della politica nazionale attraverso l’interpretazione della legge, in cui ondate di giustizialismo hanno attraversato il paese sotto la guida di “pretori d’assalto” che hanno interpretato la loro funzione come contro-potere rispetto a governo o parlamento, nel paese con il primato di condanne da parte della Corte europea dei diritti dell’uomo per la violazione dei diritti individuali nel campo della giustizia, l’intransigente difesa dei diritti individuali da parte dei radicali ha rappresentano ancora una volta un’eccezione fondata sulla difesa delle garanzie individuali e lo Stato di diritto.
Valter Vecellio

























