venerdì 4 febbraio 2011

Il federalismo per decreto è "irricevibile"

Ieri la Commissione Bicamerale sul federalismo aveva sostanzialmente respinto il parere governativo. Il pareggio non lascia adito ad altre interpretazioni: bocciato il lavoro del governo.
Per molti non si è trattato di un voto politico ma di una valutazione nel merito del provvedimento.
Ieri sera Berlusconi ha dichiarato di volere andare avanti alla guida del governo.
Umberto Bossi, sempre ieri sera, pur mugugnando ha detto che il governo continua a vivere anche se al vertice di palazzo Grazioli il leader della Lega è stato chiaro con il presidente del Consiglio: Berlusconi deve trovare il modo di far andare avanti il decreto sul fisco municipale. Una linea avallata pubblicamente da Bossi, che con i cronisti ha frenato sul voto anticipato: “Non penso ci si andrà”. Oggi ha già cambiato un po’ idea. Bossi: deciditi, un giorno dici che si va al voto e un giorno no. Non è bastato lo stop nella Bicamerale, oggi il governo ha incassato un bel “Irricevibile”. Sarebbe stato meglio dire: Impresentabile. E infatti la mela bacata è stata facilmente trovata e il decreto presentato bollato come non ricevibile. Respinto il testo sul federalismo municipale dunque. Stop del Quirinale. Autogol del Governo, esulta l’opposizione.
Il vertice dei ministri a Palazzo Grazioli, aveva già lasciato intravedere che quanto varato non si poteva proprio definire ortodosso. Un consiglio dei ministri convocato senza ordine del giorno, senza avvertire il Quirinale… non poteva che generare un pasticciaccio. La fretta di Berlusconi, dettata dalla paura di cadere, lo ha portato a forzare la mano, spinto dalla Lega, al Colle. Siamo in una crisi in piena regola anche se non ancora conclamata. Crisi tra le istituzioni; tra governo e il Colle.
Per fortuna Napolitano è un signor Presidente e interviene in modo pacato. Il Capo dello Stato ha sottolineato di “non poter sottacere che non giova ad un corretto svolgimento dei rapporti istituzionali la convocazione straordinaria di una riunione del governo senza la fissazione dell’ordine del giorno e senza averne preventivamente informato il presidente della Repubblica, tanto meno consultandolo sull’intendimento di procedere all'approvazione definitiva del decreto legislativo”.
Come dire, ti sei preso una licenza che non ti è favorevole. Napolitano non si può tirare per la giacca, non lo si deve prendere in giro e con lui tutti gli italiani. Giorgio Napolitano è stato chiarissimo in una lettera al Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi che non ha ancora risposto pubblicamente. Qualcuno però ha fatto sapere che Berlusconi un po’ teme l’ira di Napolitano e così non si è fatto mancare l’ennesimo attacco alle toghe e definendo l’Italia una Repubblica giudiziaria commissariata dalle procure. Parole dure, parole sconcertanti, come sempre del resto.

Di fatto: “Non sussistono le condizioni per procedere alla richiesta emanazione” del decreto legislativo sul federalismo. Pertanto, il Capo dello Stato ha comunicato al Presidente del Consiglio di non poter ricevere, a garanzia della legittimità di un provvedimento di così grande rilevanza, il decreto approvato ieri dal Governo.
Che botta!
E ora?
Sempre Napolitano auspica “la necessità di un pieno coinvolgimento del Parlamento, delle Regioni e degli Enti locali nel complesso procedimento di attuazione del federalismo fiscale”.
Un altolà del Quirinale che non lascia spazio a dubbi. Il testo sul federalismo, ha spiegato il presidente della Repubblica, è “di così grande rilevanza” che è “irricevibile” perché prima del varo definitivo del provvedimento è obbligatoria una comunicazione alle Camere appunto. Un passo che la Lega intende compiere rapidamente, già la settimana prossima, anche se il colpo da incassare non è piacevole: “Spiace perdere dieci o quindici giorni, ma si va avanti” con il federalismo che sarà confermato dal Parlamento, ha detto il ministro per la Semplificazione Roberto Calderoli. Il testo del decreto sul federalismo municipale “è quello e non è suscettibile di modifiche”, ha aggiunto. “L’unica cosa che prevede la legge - ha detto il ministro - è che il governo dia comunicazione alla Camera. Può esserci un voto rispetto alle comunicazioni, ma il testo è quello”.
Bisognerà ricominciare dalla Camera e dal Senato.
Caro Bossi, il tanto decantato federalismo tarda a venire, non si è fatto entro gennaio, non si farà entro febbraio… e allora cosa si aspetta a staccare la spina al governo? Ascolta Bersani: “A Berlusconi interessano solo i vostri voti, non lo farete mai con lui il federalismo”. A buon intenditor comprendere e consapevoli che tutti concordano sulla necessità del federalismo non ci resta sognare che la Lega si decida a staccare la spina al governo visto che le opposizioni sembrano non riuscirci.
La verità è che siamo in una vera e propria emergenza democratica.

Ivano Maddalena

Nessun commento: