Vicenza. Piazza Castello, transennata. Vigili, polizia, guardie del corpo, vai e vieni febbrile di organizzatori. C’è un evento annunciato da Libreria Galla, Feltrinelli Editore, dall’assessorato alla cultura del Comune di Vicenza solo quarant’otto ore prima a cui prendere parte. Si accorre in tanti: credo non meno di tremila persone. Libreria Galla presa d’assalto con tanto di buttafuori che non lasciano passare se non gli autorizzati. Che fortuna entro con il bigliettino da visita de Il Popolo Veneto, dopo che i miei dati sono stati verificati. Cari lettori ho l’onore di stargli a pochi metri, di vederlo dal vivo, ascoltarlo nella sua capacità oratoria che ha come unico scopo quello di raccontare, raccontare… far riflettere e svegliarci. Parole che risuonano come monito per non lasciarci cadere amareggiati nell’indifferenza di fronte a ciò che accade, a ciò che vogliono farci credere, a ciò che la macchina del fango genera e cioè la morte della democrazia, la censura, l’indifferenza e il silenzio omertoso al sud per la paura e al nord per convenienza. Di chi si tratta? Chi parla questa sera a Vicenza? Roberto Saviano. Non serve presentarlo, un nome una garanzia. Saviano è introdotto dalle parole di Gianluca Foglia, rappresentante della casa editrice Feltrinelli, che ne sottolinea la preziosità della sua persona e opera: il valore alto della testimonianza, del coraggio e della coerenza. Sta vivendo il tour di presentazione del suo libro “Vieni via con me” nato dall’evento televisivo dell’inverno scorso che per qualche settimana è riuscito a superare in classifica il libro del papa. Dice di volere incontrare i volti di persone pronte a seguire ideali di giustizia, libertà e democrazia. Vuole il contatto colui che vive sotto scorta. Non si sottrae da questa che possiamo definire una missione volta a risvegliare le coscienze. Dice che la libreria è il luogo della riflessione, della critica e del dubbio contro al tentazione dell’indifferenza, l’immobilismo, il silenzio. In molti sono accorsi dunque per ascoltarlo e lui non tradisce le attese. Parla a ruota libera per un’ora e venti circa e descrive come rompendo il silenzio e pagando di persona si può mettere a nudo la potente macchina del fango (storia numero due), smascherare, quelli della 'ndrangheta al nord (storia numero tre). Non bisogna avere paura. La paura è proprio quello che vogliono cucirci addosso, ma noi non bisogna accettarla supini e proni. Occorre lottare ed esprimere il grande senso di amore e responsabilità per i grandi ideali che sono testimoniati da uomini e donne ogni giorno con il loro impegno e lavoro. Saviano racconta come la trasmissione fatta insieme a Fabio Fazio abbia incontrato non poche difficoltà ma anche grande successo di pubblico: “Quando la trasmissione con Fabio Fazio ha iniziato ad avere successo “loro” hanno iniziato ad avere paura. Hanno cercato di bloccarci gli ospiti, hanno avviato la macchina del fango dicendo che questi ospiti costavano troppo, che giravano soldi. Tu critichi ma guadagni, mi dicevano, e quindi sei come tutti gli altri. Ecco il loro piano: vogliono farci credere che siamo tutti uguali, ecco a cosa serve la loro macchina del fango”. “Loro” sono coloro che sono collusi, compromessi con la mafia, la 'ndrangheta, la criminalità organizzata che, nonostante i nomi, non sta solo al sud. “No, non sta solo al sud perché qui al nord ci sono imprenditori in difficoltà che si alleano col denaro della mafia. Un giornale di quelli, poi, ha titolato "Saviano dice che il nord è mafioso", accendendo la solita macchina del fango. Dicendo quello che ho detto, semmai, ho difeso il nord, l’ho messo in guardia dal morbo. Ripeto: le inchieste hanno dimostrato che imprenditori in difficoltà del nord sono finiti avviluppati nel denaro della criminalità organizzata. E se al sud si è omertosi per paura, al nord si è omertosi per convenienza”. La macchina del fango, aggiunge Saviano, cerca di infangarti, non parla ai tuoi nemici ma ai tuoi amici per sconcertarli, dividerli, insinuando dentro di loro il tarlo del dubbio. Costruisce dossieraggi sulla vita privata e li divulga per infangare. Dice ad esempio che: “guadagni con la critica e critichi per guadagnare, attraverso l’apologia”. Saviano dice che il denaro serve a promuovere cultura e progetti di attenzione. In Italia il fango si basa sul gossip e va a scavare nel privato. “Il privato è sacro” dice Saviano. La macchina del fango è uno strumento che mina la democrazia di un paese, attraverso l’infamia delle persone che denunciano, che non stanno zitte. La macchina del fango mira sempre e a creare il vero simile che non corrisponde alla verità. Saviano parla in modo chiaro e fluente e così scrosciano gli applausi di tantissimi giovani e meno giovani venuti ad ascoltare un giovane che non ha paura di parlare e lo fa citando tanti che hanno parlato e agito in nome della giustizia e per questo hanno pagato a caro prezzo: Falcone, Borsellino, Peppino Impastato, don Peppe Diana e tanti altri ancora. Saviano sottolinea come siano importanti certe manifestazioni come quella delle donne. Dichiara fondamentale rompere il silenzio per raccontare come stanno le cose, veramente. Raccontare come stanno le cose significa non subirle passivamente e Saviano ne è un testimone credibile. Scrosciano gli applausi in libreria e, ancor di più, applausi in piazza. Saviano conclude l’incontro con un pensiero di cui non dice l’autore ma che a noi tutti sembra quanto mai forte: “Se lo puoi sognare, lo puoi fare”. Abbiamo noi sogni? I have a dream? Saviano si ferma a firmare autografi. Io esco dalla libreria accalorato dentro e fuori e incontro volti che manifestano la volontà di lottare e di mettere a frutto gli inviti di uno come noi a servizio del bene comune e amante della giustizia. Ivano Maddalena


























1 commento:
Saviano è l'esempio del riscatto del Sud, di quelle persone perbene, troppe vole maggioranza silenziosa, che hanno deciso di ribellarsi allo strapotere mafioso-politico.
Grazie a Saviano per le sue parole e all'autore della cronaca per averle riportate.
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