di Francesca Monti
Intramontabile, eterna, semplicemente unica, Josefa Idem ha compiuto un’altra impresa, conquistando il pass per le Olimpiadi di Londra 2012, grazie al settimo posto nella finale Mondiale del K1 500m, a Szeged, in Ungheria. Quella londinese sarà l’ottava Olimpiade della sua strepitosa carriera, durante la quale ha conquistato oltre 50 medaglie, vincendo l’oro olimpico nella K1 500 a Sydney 2000. A Pechino, nel 2008, la Idem si è classificata al secondo posto nella stessa specialità, mancando l’oro per pochi millesimi. La sua avventura a cinque cerchi è iniziata a Los Angeles 1984, ora ventisette anni dopo, all’età di 47 anni, Josefa, mamma di due ragazzi, Jonas e Janek, è pronta per vivere un’altra Olimpiade da protagonista. Sì perché come ha dichiarato la stessa campionessa azzurra andrà in terra inglese per puntare alla vittoria di una nuova medaglia. La Idem è un esempio per tutti gli sportivi e non, perché è un’atleta che mette sempre il cuore, la grinta e la passione in ogni gara, conciliando l’amore per la canoa, con la vita familiare. Forza grande Josefa, Londra ti aspetta per vivere nuove emozioni e un’altra avventura da protagonista!
Come e quando è nata la tua passione per la canoa?
Come e quando è nata la tua passione per la canoa?
“Nel 1976, a Herringen, frazione di Hamm in Westfalia. Ho seguito mia sorella che a sua volta ha seguito una promozione fatta coi volantini nella sua scuola. All'inizio cadevo sempre in acqua, ma una volta che imparai a reggermi dimostrai subito di saper fare scorrere la barca. Dicevano che avevo classe ed eccomi ancora qua”.
Qual è la vittoria che ti ha regalato maggiore emozione?
Qual è la vittoria che ti ha regalato maggiore emozione?
“Quella di Sydney. Lì, nel 2000, ho vinto le Olimpiadi, in una giornata proibitiva per noi canoisti. tirava un vento forza nove e le gare furono rinviate per sei ore. Non potendo spostarle al giorno dopo - era l'ultimo giorno dei Giochi - dovemmo disputarle in quelle condizioni. Ma come si dice: quando il gioco si fa duro...”.
Sei una grandissima campionessa, ma anche mamma di due bimbi, è la dimostrazione che una donna può continuare a praticare sport ad altissimi livelli anche avendo una famiglia, come riesci a conciliare la sfera sportiva e quella familiare?
Sei una grandissima campionessa, ma anche mamma di due bimbi, è la dimostrazione che una donna può continuare a praticare sport ad altissimi livelli anche avendo una famiglia, come riesci a conciliare la sfera sportiva e quella familiare?
“Come tutte le mamme che lavorano. In più ho la fortuna di poter contare su un esercito di familiari che mi supportano, fortuna che non capita a tutte le mamme lavoratrici”.
Sei impegnata nel sociale come testimonial dell´AISM, di "Acqua è vita" e della campagna per la donazione degli organi, ma anche membro della commissione scientifica per la vigilanza e il controllo sul doping, com´è nata la sua collaborazione con queste associazioni? Pensi che si riuscirà a sconfiggere il problema del doping e tornare ad uno sport pulito e leale?
“Collaboro con queste associazioni perché mi piace dare il mio contributo. Noi atleti siamo delle persone molto fortunate e poter dare un piccolo aiuto in campo sociale è, a mio avviso, il minimo che possiamo fare, per ricambiare qualcosa.Per quanto riguarda il doping purtroppo penso che il problema non sarà mai sconfitto. La ricerca di nuove sostanze e di metodi per mascherarle sarà sempre qualche passo avanti rispetto all'antidoping, anche perché ci sono troppi fattori economici che entrano in campo. Tuttavia penso che si possa arginare il problema, per esempio cominciando dai giovani, educandoli, in modo che apprezzino di più la prestazione autentica. Eppoi è necessario fare capire a tutti i potenziali utenti che il doping fa male alla salute - in quanti sono consapevoli delle conseguenze!?! - visto che di vite ne abbiamo una sola”.
Sei impegnata nel sociale come testimonial dell´AISM, di "Acqua è vita" e della campagna per la donazione degli organi, ma anche membro della commissione scientifica per la vigilanza e il controllo sul doping, com´è nata la sua collaborazione con queste associazioni? Pensi che si riuscirà a sconfiggere il problema del doping e tornare ad uno sport pulito e leale?
“Collaboro con queste associazioni perché mi piace dare il mio contributo. Noi atleti siamo delle persone molto fortunate e poter dare un piccolo aiuto in campo sociale è, a mio avviso, il minimo che possiamo fare, per ricambiare qualcosa.Per quanto riguarda il doping purtroppo penso che il problema non sarà mai sconfitto. La ricerca di nuove sostanze e di metodi per mascherarle sarà sempre qualche passo avanti rispetto all'antidoping, anche perché ci sono troppi fattori economici che entrano in campo. Tuttavia penso che si possa arginare il problema, per esempio cominciando dai giovani, educandoli, in modo che apprezzino di più la prestazione autentica. Eppoi è necessario fare capire a tutti i potenziali utenti che il doping fa male alla salute - in quanti sono consapevoli delle conseguenze!?! - visto che di vite ne abbiamo una sola”.

























