Dal nostro inviato a Venezia Tobia ZerbatoPresentato oggi alla stampa, nel concorso ufficiale, “Quando la notte” di Cristina Comencini, ma per il secondo italiano in gara il responso non è dei più felici: parecchi i fischi in proiezione. Si assottigliano così ulteriormente le speranze di un nome italiano tra i fortunati vincitori dei riconoscimenti più ambiti. Anche il film ebraico di oggi, sempre in concorso, “Hahithalfut (the exchange)” non ha fatto di meglio, con una visione noiosissima, al limite del detestabile, per un film che lascia spaesati, privo di qualsivoglia appeal nonostante l’interessante incipt di un uomo che non si riconosce più nella vita che fa, che di colpo ogni cosa gli appare strana e insensata. Un film che interessa il tatto come senso primario, ma lo svolgimento è lento ed insopportabile, in definitiva, bocciato. Senza infamia e senza lode l’horror 3D “Rabitto horaa (Tormented)” del regista cult giapponese Takashi Shimizu, molto noto anche in Italia per “The Grudge”. Il suo è un horror che non spaventa, e già basterebbe questo per ignorarlo, ma il film si regge comunque con una visione dignitosa e qualche momento azzeccato.
Cosa inaspettata dei giorni scorsi, nella sezione controcampo italiano, il nuovo film dei Manetti Bros, per il quale al momento non è stata comunicata la data d’uscita italiana. Il nostro consiglio è di non farvelo scappare quando uscirà.
CONTROCAMPO ITALIANO L’arrivo di Wang di Manetti bros. - Italia, 82'Ennio Fantastichini, Francesca Cuttica, Li Yong, Juliet Esey Joseph, Antonello Morroni, Jader Giraldo
Sinossi
“Gaia, un’interprete di cinese, viene chiamata per una traduzione urgentissima e segretissima. Si troverà di fronte Curti, un agente privo di scrupoli, che deve interrogare un fantomatico signor Wang. Ma per la segretezza l’interrogatorio avviene al buio e Gaia non riesce a tradurre bene. Quando la luce viene accesa Gaia scoprirà perché l’identità del signor Wang veniva tenuta segreta”.
Abbiamo omesso volutamente un pezzo della sinossi ufficiale, altrimenti il rischio è quello di rovinare l’effetto sorpresa allo spettatore, che in un film di questo tipo è presupposto necessario per la sua efficacia. L’ultimo film dei Manetti Bros va, o andrebbe avvicinato, senza avere la benché minima idea di cosa il film tratti, lasciando che sia esclusivamente la visione dello stesso a fornire le dovute spiegazioni. Che si conosca ed apprezzi o meno la cinematografia del duo registico romano, “L’arrivo di Wang” costituisce una piccola sorpresa, il film che non t’aspetti, quantomeno atipico per una proiezione in Sala Grande al Festival di Venezia. Budget esiguo, location che si contano su una mano (parliamo di qualche stanza, di corridoi e poco più), il film dei Manetti, in barba al ridotto budget, gode di una salute narrativa e di un’inventiva che nemmeno altri e più blasonati film raggiungono a fronte di un’opulenza di budget. Optando per un meccanismo di tensione in crescendo, in un tipico interrogatorio poliziesco, il film dei Manetti prima incuriosisce e poi intimorisce nei suoi risvolti leggermente inquietanti, creando un climax di tensione davvero apprezzabile, mentre più di una domanda affolla la mente dello spettatore: chi è il signor Wang e perché la sua identità dev’essere occultata? Non temete, tutte le risposte verranno date nel film, in questo i Manetti non si tirano indietro. Con un buon finale, anche se noi l’avremmo preferito leggermente ridimensionato, il film dei Manetti offre una visione che soddisfa e, nonostante siamo consapevoli che il meccanismo narrativo ogni tanto si inceppa tra lungaggini e perdita di colpi, è un film che consigliamo. Astenersi palati fini.
Data d’uscita nei cinema italiani: non comunicata.
VENEZIA 68 Poulet aux prunes di Marjane Satrapi, Vincent Paronnaud - Francia, Belgio, Germania, 90'
Mathieu Amalric, Maria De Medeiros, Golshifteh Farahani, Isabella Rossellini, Chiara Mastroianni
Sinossi
“Teheran 1958. A Nasser Ali Khan, celeberrimo virtuoso del violino, hanno rotto lo strumento prediletto. Non riuscendo a sostituirlo con nessun altro strumento che possa essere all’altezza, la vita senza musica gli risulta intollerabile. Rimane a letto indugiando sempre più in pensieri che vanno dalla sua giovinezza al futuro dei figli. Nel corso della settimana che segue, e col dispiegarsi di questa storia avvincente, comprendiamo il suo toccante segreto e la profondità della sua decisone di abbandonare la vita per la musica e per amore”.
Secondo film della coppia Marjane Satrapi e Vincent Paronnaud dopo “Persepolis”. “Poulet aux prunes” è una delle visioni più piacevoli del concorso ufficiale, una pellicola divertente e scanzonata che non manca però di commuovere ed appassionare con una tragica storia d’amore con la “A” maiuscola. Flashback e flashforward ricostruiscono la vita del protagonista Nasser Ali Khan, in chiave fiabesca ed ironica, non esonerando però chi vede da importanti riflessioni sull’amore. La visione è forte di alcuni ritrovati visivi che donano piglio e originalità alla narrazione, pochissimi i momenti di cedimento e irrisori i minuti che avremmo tagliato in favore di una visione più snella. La storia raccontata ha un che di magico, che trascina senza riserve con un bravo attore perfettamente capace di portare il peso di una responsabilità non indifferente per questo film. Altrettanto merito vanno alla sceneggiatura e alla regista per questo piccolo portento cinematografico, del quale non vi diremo nulla di più se non di andare a vederlo, in attesa che il film trovi presto un distributore per l’Italia. Consigliatissimo.
Data d’uscita nei cinema italiani: non comunicata.
Il trailer del film: www.youtube.com/watch?v=vCjYjjQkN2k
(Sinossi e crediti sono a cura della Biennale)


























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