domenica 30 ottobre 2011

Kerry Kennedy, la paladina dei diritti umani

L’attivista per i diritti umani Kerry Kennedy, figlia del Senatore democratico Robert e nipote del Presidente John F. Kennedy, venerdì pomeriggio (28 ottobre 2011) ha fatto tappa a Rovigo presso il Centro Congressi Cen.Ser. per un incontro pubblico promosso dalla Fondazione Cariparo nell’ambito della rassegna culturale “Segnavie”.

Kerry Kennedy intervistata da Pietro Veronese, giornalista de “La Repubblica”, ha testimoniato il suo impegno per la difesa e la promozione dei diritti umani.

Una causa abbracciata sin da giovanissima. I lutti familiari, l’uccisione dello zio e del padre, l’assassinio di Martin Luther King, le piccole e grandi ingiustizie quotidiane, le discriminazioni contro i cosiddetti diversi, hanno alimentato in Kerry Kennedy il desiderio di proteggere le persone a lei più care. Una sensibilità maturata con l’adesione ad Amnesty International e culminata con la fondazione nel 1998 del “Robert F. Kennedy Center for Human Rights”, la cui sezione europea ha sede a Roma.

Sul tema del rispetto dei diritti umani, dopo il crollo dei regimi totalitari nell’est Europa, la fine dell’apartheid in SudAfrica e il ritorno alla democrazia di molti paesi dell’America Latina, Kerry Kennedy ha detto che possiamo essere ottimisti per il futuro. L’importante è non abbassare la guardia. “I cambiamenti sono avvenuti - ha ricordato Kerry Kennedy - non perché i governi o le multinazionali li volessero, ma grazie a piccoli gruppi di persone che hanno nutrito la speranza del cambiamento. Infatti anche il singolo individuo può fare la differenza”.

Adesso i nemici della libertà e dei diritti umani sono facilmente individuabili nei centri finanziari, nel sistema dilagante della corruzione, in chi non rispetta l’ambiente. Il consiglio di Kerry Kennedy è quello di indignarsi e reagire di fronte alle ingiustizie: “La lotta per i diritti umani deve coinvolgere tutti. L’audacia individuale deve trasformarsi in coraggio, ovvero capacità di abbattere le paure per il bene della comunità”.

In questo percorso le donne hanno un ruolo di primo piano: “Se si vuole rivoluzionare la società il primo passo da fare è dare il potere alle donne”.

Un altro capitolo fondamentale nella formazione culturale di Kerry Kennedy è l’adesione alla religione cattolica. Negli Usa, a differenza dell’Italia, diventare cattolici è una scelta, meditata e per nulla scontata: “Ho una fede solida. La considero un dono. Il cattolicesimo è sempre stato importante nella mia vita. La fede mi ha consentito di superare molte difficoltà”. Scrivendo il libro “Being Catholic Now”, bestseller tradotto in diverse lingue: “Ho incontrato donne e uomini di fede straordinari. La fede ha dato loro la forza per resistere a qualsiasi tipo di repressione”. Quella di Kerry è però una fede scevra da dogmatismi, intesa come costante ricerca della verità. Per questo brucia ancora la ferita dello scandalo pedofilia che ha travolto la chiesa cattolica statunitense. Il commento di condanna sui tristi fatti è netto: “La Chiesa non ha fatto quello che ci insegna a fare. Bisognava riconoscere gli abusi, chiedere perdono e creare un sistema di tutela per evitare il perpetuarsi di tali crimini”.

Sollecitata dal pubblico Kerry Kennedy ha parlato di aborto, definito un argomento terribilmente difficile da affrontare, riguardante la sfera personale e comunque da sottrarre all’intervento della politica; della pena di morte negli Stati Uniti, dove “le cose stanno cambiando ma c’è ancora tanta strada da fare perché i Repubblicani continuano ad essere strenui difensori della pena capitale”.

Poi la questione cinese. Kerry Kennedy ha auspicato un rafforzamento del potere delle Nazioni Unite per garantire il rispetto dei diritti umani ed abbattere il muro dell’impenetrabilità di alcuni stati. Altra urgenza individuata è la difesa dei beni pubblici, primo fra tutti l’acqua.

Passa il tempo e sulla scena mondiale si affacciano nuovi diritti. Dopo l’11 settembre del 2001 ha assunto preminenza il diritto alla sicurezza, spesso in contrasto con il diritto alla libertà. Su questo punto Kerry Kennedy è stata molto critica verso l’ex inquilino della Casa Bianca: “L’amministrazione Bush ha cercato di sfruttare questa cosa (gli attentati nda) per aumentare il controllo governativo e il potere politico”.

Infine Kerry Kennedy ha presentato il libro “Speak Truth To Power - Coraggio senza Confini”, un vero e proprio programma educativo per professori e studenti delle scuole Superiori, per mettere in rete tutti coloro che, con le loro storie, le loro passioni, le loro vite, hanno voluto e vogliono impegnarsi nella difesa e nella promozione dei diritti umani. Il volume si fregia della prefazione di Giorgio Napolitano. La Kennedy ha manifestato la sua ammirazione e simpatia per il presidente della Repubblica Italiana ed ha invitato il pubblico ad omaggiarlo con un caloroso applauso.

Quasi a ricordare l’incitamento di Roosevelt a muoversi, Kerry Kennedy ha salutato Rovigo invitando la platea a fare qualcosa di positivo dopo l’uscita dalla sala, un piccolo gesto, un’azione per arricchire il mondo di tre valori: pace, amore e compassione. Le tre parole pronunciate da Bob prima che uno sparo spezzasse per sempre il suo sogno.

0 commenti: