lunedì 21 novembre 2011

Cineforum a Treviso: Workingman’s Death

Nuvole in viaggio. Esperienze di luoghi nel cinema, rassegna cinematografica a cura di Luciano Morbiato e Simonetta Zanon. Mercoledì 23 novembre 2011 ore 21.00 proiezione del film Workingman’s Death di Michael Glawogger

La rassegna cinematografica Nuvole in viaggio. Esperienze di luoghi nel cinema, organizzata dalla Fondazione Benetton Studi Ricerche negli spazi Bomben di Treviso, proseguirà mercoledì 23 novembre 2011 alle ore 21.oo, con la proiezione del documentario Workingman’s Death di Michael Glawogger (Austria-Germania, 2005, durata 122’, versione originale sottotitolata).

Che fine hanno fatto gli operai? Questo eccezionale documentario - presentato ai festival di Venezia e Toronto nel 2005 - ce lo mostra. Se in Italia sembrano spariti (ma sono soltanto “invisibili”), gli operai continuano nel mondo a essere «forza-lavoro che produce una merce che non gli appartiene» (Karl Marx). Nella sua inchiesta Glawogger ha scelto situazioni estreme nelle quali il lavoratore vende la propria vita in condizioni di fatica e pericolo in ogni parte del mondo. Nel Donbass, in Ucraina, miniere abbandonate sono scavate ancora da singoli minatori con strumenti sorpassati o rudimentali per estrarre pochi quintali di carbone, come sulle pendici di vulcani attivi dell’Indonesia i cavatori raccolgono enormi pani di zolfo e li trasportano lungo ripidi sentieri; in Nigeria centinaia di addetti a un macello all’aperto si aggirano tra una distesa di cadaveri bovini tra sangue e interiora fumanti, come sulle rive dell’Oceano Indiano minuscoli saldatori pakistani smembrano le enormi carcasse ferrose di navi dismesse, abbandonate sulla spiaggia come cetacei.

Il primo ciclo della rassegna Nuvole in viaggio, curata da Luciano Morbiato (esperto di storia e critica cinematografica) e Simonetta Zanon (Fondazione Benetton Studi Ricerche, paesaggista), si concluderà mercoledì 7 dicembre alle ore 21.00 con il film Sentieri selvaggi (USA, 1956) di John Ford.

Auditorium spazi Bomben, via Cornarotta 7, Treviso
Ingresso unico 4 euro
Per informazioni: tel. 0422.5121, fbsr@fbsr.it

Approfondimento, a cura di Luciano Morbiato

Partito dalla fotografia di reportage, Michael Glawogger è passato al cinema, prima come sceneggiatore e in seguito come regista, alternando ai film di finzione i documentari che, nel caso della trilogia sulla globalizzazione, diventano veri e propri saggi sulla condizione umana, in particolare sull’espansione urbana (Megacities), sulle condizioni dei lavoratori (Workingman’s Death) e sul desiderio e l’(in)soddisfazione erotica (Whore’s Glory - vincitore del Premio Speciale della Giuria, nella sezione Orizzonti, alla 68˚ Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia). La drammaticità, talvolta la tragicità, degli argomenti affrontati non toglie alle immagini di questi film la capacità di arrivare alla perfezione formale che non è mai gratuito formalismo, ma piuttosto la memoria di una bellezza e di una dignità che la natura e l’uomo conservano nonostante le attuali precarie condizioni dell’ambiente e della società. Gli episodi di W’s D sono dei cicli pittorici terribili e nello stesso tempo una serie di commoventi ritratti umani, sottolineati dalla colonna sonora di John Zorn (New York, 1953), un musicista di genio che ha rivoluzionato la musica da film.
Cinque ritratti sul lavoro nel XXI secolo è il sottotitolo del film che si apre con le immagini piene di retorica dei cinegiornali d’epoca sovietica inneggianti alle conquiste del lavoro e ai primati dei lavoratori.
Il primo capitolo, Eroi, parte proprio dal bacino carbonifero del Donbass (Ucraina), che ha visto la gloria del minatore ed Eroe del Lavoro Socialista Stachanov: le miniere, ora praticamente in abbandono, sono scavate da solitari minatori che sopravvivono esponendosi ai rischi di una vita passata nei cunicoli e nell’oscurità, non ripagati dal carbone riportato in superficie. In Fantasmi, lungo le pendici di un vulcano in Indonesia si muovono, quasi danzando, dei piccoli uomini che trasportano a valle degli enormi (e pesanti) pani di zolfo; sono avvolti dai vapori e per questo la scena ha un che di spettrale, diventando un soggetto ideale per le foto dei turisti che fanno l’ascensione al vulcano. L’episodio Leoni è girato in Nigeria, nella città di Port Harcourt: qui la cinepresa esplora un mattatoio all’aperto, immenso campo del sangue e degli escrementi dove la crudeltà degli uomini sugli animali è senza ipocrisie, perché anche gli uomini sono accomunati allo stesso livello. «Chi è nato con e attraverso il sangue proverà ogni tipo di sofferenza - dice uno dei macellai - siamo nati nella sofferenza perché in questo paese niente è come dovrebbe essere. Quindi ognuno fa il suo lavoro con pazienza. E se Dio, nella sua infinita grazia, ci dovesse concedere fortuna così sia». Anche nell’episodio Fratelli la pesantezza del lavoro è riscattata dalla solidarietà e dalla fede religiosa («Cosa è bene e cosa è male lo sa solo Allah»): sulla costa pakistana dell’Oceano Indiano, nel Belucistan, finiscono arenate, come immense balene, le grandi petroliere in abbandono per essere aggredite da decine di operai che ne riducono con la fiamma ossidrica le smisurate lamiere in fogli da trasportare, fondere e riutilizzare. Nell’ultimo capitolo, Futuro, siamo in Cina, nella provincia di Liaoning, che attraversa un vertiginoso sviluppo economico: anche gli operai delle acciaierie Ang’ang partecipano al grande balzo in avanti industriale, condividendo per il momento le parole d’ordine della propaganda governativa. Se in Manciuria l’industria siderurgica sembra inarrestabile, nel bacino della Ruhr essa è passata nel corso di un secolo attraverso le varie fasi, compresa l’industria bellica, fino al declino e al definitivo abbandono: ora le acciaierie Duisburg-Meiderich hanno subito un’ultima trasformazione che le ha resuscitate come Landschaftspark (parco paesaggistico), luogo della memoria di generazioni di operai e luogo post-moderno di sperimentazione per gli architetti. In questo Epilogo si riassume anche una domanda sul destino degli operai, sul loro futuro, ma soprattutto sulla loro dignità. Il film di Michael Glawogger, che l’autorevole rivista inglese «Sight and Sound» ha inserito tra i “films of the decade”, ha la struttura di un saggio che propone una descrizione e un’analisi, mentre le risposte sono lasciate ai lettori, in questo caso agli spettatori.

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