Il governo Monti ha giurato di fronte al presidente della Repubblica Giorgio Napolitano. Un esecutivo tutto tecnico formato da sedici ministri. Al neo-premier l’interim all’Economia. Sfumata invece l’ipotesi, ventilata nei giorni scorsi, di un ticket Gianni Letta-Giuliano Amato per la vice presidenza. “Niente politici, niente imbarazzi” ha chiosato il professore durante la conferenza stampa di presentazione. Scorrendo la lista dei ministri appare evidente il fallimento della politica, piegata definitivamente agli interessi del sistema euro-bancario, della grande finanza. Se di complotto si è trattato, tutto si è svolto alla luce del sole. Basta leggere il curriculum di Mario Monti, tecnocrate proveniente dagli apparati della banca d’affari Goldman Sachs, e di Corrado Passera, neoministro per lo Sviluppo Economico, Infrastrutture e Trasporti. La sfida del rilancio dell’economia italiana è affidata ad un banchiere fino ad oggi amministratore delegato di Banca Intesa-Sanpaolo e con trascorsi nel Banco Antonveneto e in Poste Italiane. Legata al Gruppo Intesa-Sanpaolo anche Elsa Fornero, nuovo ministro del Lavoro, delle Politiche Sociali e delle Pari Opportunità. E non sono estranei al mondo delle banche e della finanza nemmeno il nuovo ministro all’Istruzione Francesco Profumo, già membro del Consiglio di amministrazione di Unicredit Private Bank e del Consiglio di amministrazione di Telecom Italia; Piero Gnudi, Ministro senza portafoglio al Turismo e Sport, già presidente del consiglio di amministrazione dell’Enel e mebro del Consiglio di amministrazione di Unicredit e Fabrizio Barca, titolare senza portafoglio del dicastero alla Coesione Territoriale, collaboratore e consulente di varie banche.Per chi ha deciso di sostenere il governo Monti incondizionatamente queste sono solo quisquiglie. D’altro canto è innegabile il consenso generale, senza precedenti nella storia repubblicana, riscosso dal professore: da Berlusconi a D’Alema passando per Casini, con la benedizione di Napolitano. Quindi vale la pena ascoltare le voci critiche, che Lega a parte, si collocano fuori dal Parlamento, dove le diffidenze non mancano. Giorgio Cremaschi, presidente del Comitato centrale della Fiom a proposito del nuovo governo ha dichiarato: “Mi sembra una lista di ministri composta da un insieme di persone per bene che dovrà applicare un programma ‘per male’”. Prudente il commento, postato su facebook, del leader di Sinistra Ecologia e Libertà Nichi Vendola: “Scorrendo la lista dei ministri, a prescindere dall’autorevolezza e dalla competenza delle singole personalità, è difficile non percepire segni di continuità con il passato. Un passato che resiste, che dura, che potrebbe tornare a danzare, con le sue ombre, attorno al sen. Monti, sia pure su un palcoscenico bonificato dagli eccessi dell’avanspettacolo a cui eravamo abituati dalla precedente gestione. Tuttavia ci riserviamo di esprimere un giudizio compiuto e sgombro da preconcetti dopo aver ascoltato quelle dichiarazioni programmatiche, da cui l’Italia si aspetta una radicale discontinuità, nel senso dell’equità e della giustizia sociale”.
Chiude nettamente le porte al Governo di unità nazionale Paolo Ferrero, segretario nazionale di Rifondazione Comunista. Al giornale di partito “Liberazione” dichiara: “Questo governo non ci piace: è espressione dei poteri forti, delle lobby, di quel mondo che ci ha portato nella crisi attuale. Questo governo, legato alle banche, alle imprese, al Vaticano, alle università private, ai ‘soliti noti’ è il contrario di quello che serve al paese. L’Italia dovrebbe mettere in discussione le politiche europee che sono all’origine della speculazione mentre questo governo è espressione diretta dei potentati e dell’ideologia neoliberista che hanno forgiato quelle politiche errate. Si amplia quindi la nostra contrarietà al governo che lungi dall’essere tecnico è il governo delle lobby e dei poteri forti: la parola spettava al popolo, la scelta di non andare alle elezioni anticipate è un grave errore che purtroppo pagheranno gli italiani”. Tra le posizioni critiche da segnalare quella del sindaco di Napoli Luigi De Magistris. Sul suo blog scrive: “Personalmente non sono mai stato entusiasta dei governi tecnici […] Monti è una persona sicuramente autorevole, e questa autorevolezza dovrebbe consentire di andare al voto al più presto con la riforma della legge elettorale, mettendo a posto un po’ di conti e rilanciando l’immagine internazionale dell'Italia”.
Dopo gli intransigenti gli entusiasti del nuovo governo. Sono quelli del cosiddetto “Partito dei padroni”, a partire da Emma Marcegaglia, presidente di Confindustria: “Supportiamo fortemente la nascita del governo Monti. Anche perché è per noi l’ultima chance per tornare ad essere credibili” e poi Sergio Marchionne: “Non si poteva scegliere meglio. La nomina di Monti è il passo giusto, senza dubbio. E io la sostengo in pieno”, ha dichiarato l’a.d. di Chrysler e Fiat durante un’intervista alla tv finanziaria Cnbc a margine di una presentazione allo stabilimento di Toledo in Ohio. Una volta si diceva: “Quello che va bene per la Fiat va bene per l’Italia”. Forse non è più così. (e.b.)


























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