Passano gli anni e l’Italia rassomiglia sempre più agli incubi e alle fobie di Pier Paolo Pasolini. La televisione detta le leggi dell’apparenza, il consumismo regna sovrano nelle nostre tavole e nel nostro tempo libero, e assistiamo, impassibili, tutti i giorni all’inerzia di una politica incapace di decidere, ridotta a traffici di squadre accomunate dalla voglia di vincere, dal disprezzo per le persone che non sanno, non vogliono o non possono emergere nella società delle gomitate, delle furbizie, della indifferenza e dell’arroganza. Questo sistema, di cui siamo tutti complici, ha sacrificato la dignità e l’umanità per il denaro e l’apparenza. Chissà cosa avrebbe detto o scritto, sull’Italia di oggi, il trasgressivo, scandaloso ed eccessivo Pier Paolo Pasolini. Forse il poeta civile avrebbe spiazzato tutti, ancora una volta, con un suo imprevedibile scritto corsaro o con una lettera luterana. Certo siamo tutti più poveri da quando Pasolini, in quel lontano novembre del ‘75, in una delle sue notti randagie, fu barbaramente martirizzato da uno, o forse più, di quei ragazzi di strada che sembrano usciti proprio dai suoi romanzi. Ragazzi di borgata, ma anche ragazzi violenti, con idee politiche confuse e facilmente influenzabili e strumentalizzabili, che non vedevano in lui il poeta, ma il nemico da eliminare, da massacrare.E poi il Pasolini profeta con il racconto in versi “Alì dagli occhi azzurri”. In esso Pasolini spera nella potenzialità rivoluzionaria dei popoli oppressi del terzo mondo. Storia di questi giorni.
A differenza degli intellettuali da salotto o da studio televisivo Pasolini ha sempre cercato il contatto reale con la vita, con le persone reali e con la realtà sociale. Sempre vicino alla gente, era impegnato nei confronti di tutto il genere umano.
Nella grande “Mamma Roma” quelli che lo odiavano, o lo temevano, lo chiamavano il “frocio comunista”, eppure anche il Partito Comunista lo emarginò e lo espulse per “indegnità politica e morale”. Nonostante tutto Pasolini è stato un uomo di sinistra, se per sinistra si intende l’ansia di progresso sociale, di uguaglianza e di giustizia, e un nostalgico di quel piccolo mondo antico: arcaico, eterno, contadino, di cui gli italiani volevano sbarazzarsi, che identificò con la metafora della “sparizione delle lucciole”.
In Pasolini c’era la consapevolezza che il Paese stava andando alla deriva, che era malato. La sua era una rabbia, un’indignazione autentica verso un Paese che amava profondamente. A distanza di anni sembra che a vincere non sia stata la “meglio gioventù” ma la “peggio gioventù” e risultano purtroppo ancora attuali le considerazioni di Pier Paolo Pasolini: “Questi ragazzi non sanno più ridere, sanno soltanto sogghignare...”
Emanuele Bellato


























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