mercoledì 21 dicembre 2011

Il pugno di ferro nel guanto di velluto

Il ministro dal pianto facile, Elsa Fornero, ha cominciato a pianificare una lunga e ben orchestrata ossessione per dare un altro colpo decisivo alla classe lavoratrice. Probabilmente dove fallirono le armate berlusconiane, riusciranno gli ottimati guidati dall’ineffabile Monti. L’ultimo baluardo di civiltà che rende ancora (per poco?) liberi i lavoratori di non sentire quotidianamente sulla propria pelle il ricatto del possibile e arbitrario allontanamento dal posto di lavoro, sta per essere infranto. Al di là del dato reale e delle possibili pratiche ricadute che l’abrogazione di questa norma di civiltà potrebbe determinare, la fine dell’art.18, che impedisce i licenziamenti senza giusta causa, rappresenta la caduta di una, mica tanto, immaginaria linea Maginot. Crollata l’ultima resistenza, gli odierni barbari saranno definitivamente liberi di saccheggiare e depredare tutto e tutti. La fine delle tutele minime sul lavoro, nel tentativo di riproporre in epoca moderna schemi simili a quelli in voga nell’Inghilterra della prima rivoluzione industriale, non intende perseguire nessun vantaggio concreto che non si esaurisca nel malsano desiderio di rimettere finalmente in ginocchio le classi proletarie, uscite con le ossa rotte dalla lunga lotta, durata tutto il novecento, contro il modello capitalista. Senza lo spauracchio del comunismo, l’ala più darwiniana (o turbocapitalista) del liberismo economico sovranazionale, ha preso il definito sopravvento teorico, politico, culturale e concettuale, non temendo perciò di mostrarsi ora in tutta la sua durezza e crudeltà, nella falsa convinzione di non poter incontrare avversari degni e capaci di rallentarne il trionfale e macabro cammino verso nuove e moderne forme di schiavismo, per quanto ammantate da malevolo perbenismo comunicativo. La logica non può spiegare per quale motivo levare le tutele a chi le ha, dovrebbe favorire le opportunità di chi è fuori dal mondo del lavoro. Una fesseria senza senso ma che ripetuta all’infinito può finire col diventare un surrogato della verità. Il colpo di grazia alla classe lavoratrice, se mai verrà definitivamente assestato, sarà opera e vanto della cosiddetta sinistra italiana. La sinistra di D’Alema e del presidente Napolitano che ancora oggi, bontà sua, ha sentito il bisogno di precisare (excusatio non petita?) che “in Italia la democrazia non è sospesa”. Diceva non a caso l’Avvocato Giovanni Agnelli, pensando ad alta voce: “Se voglio che un Governo faccia i miei interessi (di destra), ho bisogno che governi la sinistra”. E mentre chi comanda è pronto a sferrare il pugno di ferro, ben celato dentro un morbido guanto di velluto, i veri terroristi mediatici alla Pigi Battista preparano “le manganellate preventive” per tutti quelli che hanno ancora la forza di restare dritti per guardare in faccia chi li colpisce, nella speranza perlomeno di schivare i terribili fendenti. Proprio mentre le indagini siciliane sulle stragi del 1992 e del 1993 cominciano faticosamente a mostrare il vero volto e le vere dinamiche che reggono il nostro limpido sistema di potere “legittimo”, c’è chi osa sventolare strumentalmente il pericolo del ritorno della violenza politica. Ogni pudore è stato oramai abbondantemente superato.

Francesco Toscano

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