lunedì 31 gennaio 2011

IL POPOLO VENETO N.4 / 2011

Il Popolo Veneto N°4 - 2011

Cresce la protesta: "Berlusconi dimettiti"

Basta. Non se ne può più. La misura è colma. Il vaso è pieno e trabocca. Della serie la pazienza ha raggiunto la soglia critica, oltre la quale il rischio è quello di far esplodere la piazza come accaduto e accade in questi giorni in Tunisia, Algeria, Egitto… Ci stanno mostrando come si cacciano i dittatori. Purtroppo però scorre pure il sangue.
Si scenda in piazza, non solo per le questioni giudiziarie ma per il clima che ormai è insopportabile, per dire che tali personaggi non rappresentano l’Italia e gli italiani, non sono in grado di governarla. Al voto, si rimetta al popolo la decisione.
Non serve né il moralismo, né tantomeno il libertarismo… occorre però indignarsi. Io m’indigno.
E allora si scenda in piazza, ma sempre nel rispetto e nella non violenza. Tutti gli italiani, che non si riconoscono in chi ci governa, che si vergognano di chi ci governa, o meglio non governa in quanto più interessato agli affari personali del premier, scendano in piazza. In tanti andranno ad apporre la propria firma ai gazebo del Pd, ne son certo. Molti si sono resi conto che così non si può andare avanti.
Un po’ rattrista che un 40% di italiani siano indecisi da che parte schierarsi. Ma indecisi che dubbio avete? Una certezza: Berlusconi a casa. Una speranza: un’opposizione unita e consapevole che occorre programma serio e concreto.
Ad oggi, il Pdl e Berlusconi, non hanno ancora deciso se il 13 febbraio 2011 scenderanno in piazza a Milano. Si vocifera che Berlusconi abbia paura della piazza vuota. Sarebbe un durissimo colpo.
Berlusconi non si dimetterà, eppure ormai glielo chiedono tutti, tranne i suoi fidi leccapiedi.
Per ora Berlusconi si limita, neanche tanto, a telefonare alle varie trasmissioni, che logicamente non fanno altro che parlare del Rubygate, insultando e straparlando. Mi chiedo come si faccia ancora a dare retta a un simile uomo.
Basta Silvio, vai a casa. Dimissioni. Dimissioni.
Tra i richiedenti mi hanno colpito le migliaia di donne che nelle piazze italiane hanno manifestato e si mobiliteranno ancora al grido comune: BASTA. Questa è la strada per cambiare le cose: mobilitarsi e non lasciare più la piazza a pochi momenti eccezionali. Mobilitarsi e informare per resistere e vincere.
In molti paesi del mondo un politico si sarebbe già dimesso se fosse sottoposto a un procedimento di tale portata da parte dei giudici.
Berlusconi pare voglia andare davanti al tribunali dei ministri, che guarda caso, per procedere ha bisogno dell’autorizzazione da parte del Parlamento. Comunque dalla Bocassini, caro Silvio, ci devi andare. Altrettanto certo è che, se la legge è uguale per tutti i cittadini, e lo è, e nessuno può essere al di fuori della legge, il sig. imputato Berlusconi Silvio non può scegliersi lui il giudice davanti al quale presentarsi. Se conflitto di competenza si è creato ad hoc da parte degli avvocati difensori di Berlusconi e lo stesso, a decidere dove sarà giudicato, se al Tribunale di Milano o il Tribunale dei ministri, dovranno essere gli organi preposti e le sedi appropriate ad acclararlo. Vedremo.
La Procura della Repubblica presso il Tribunale di Milano sta comunque procedendo nei confronti di Berlusconi per due reati:
a) Concussione aggravata, perché, abusando della sua qualità, faceva effettuare ed effettuava anche personalmente nella notte tra il 27 e il 28 maggio 2010 più telefonate alla Questura di Milano per indurre i funzionari a consegnare la minore Ruby, fermata con l’accusa di furto, anziché ad una comunità protetta, a persona di sua fiducia, il tutto per occultare i rapporti sessuali intrattenuti con la stessa (reato previsto dagli articoli 317-61 n° 2 del codice penale).
b) Prostituzione minorile, perché, da febbraio a maggio 2010 compiva atti sessuali con persona minore di età, in cambio di denaro (reato previsto dagli articoli 81-600 bis del codice penale).
Vi pare poco? Dovrebbe dimettersi.
Durante il programma “In Onda”, su La7, i conduttori Costamagna e Telese, hanno presentato il telefono rosso invitando il Premier ad intervenire se lo avesse voluto.
Come sarebbe auspicabile una tal telefonata: “Buonasera, sono Silvio Berlusconi, mi dimetto per il bene dell’Italia. Nel 150° della sua unità faccio un regalo: me ne vado”. Utopia! Basta! Basta, a casa.

Ivano Maddalena

sabato 29 gennaio 2011

CONSIGLI LIBRARI N.52

Il grande saccheggio. L’età del capitalismo distruttivo
Bevilacqua Piero
€ 16,00
2011, XXXII-217 p., brossura
Laterza (collana Anticorpi)

“Dovrebbe apparire chiaro che non ci sarà ‘ripresa’ e che non è il caso di aspettarla. Godot non arriverà. Oggi dovrebbe apparire evidente una realtà elementare. Occorre travalicare i confini della cultura economica che ha generato la crisi, per comprendere che non si è verificato un semplice guasto. Non è una ammaccatura della carrozzeria. È il motore, il cuore della macchina, che è bloccato dalla ruggine e non ce la fa più”. Piero Bevilacqua non ha dubbi: la crisi esplosa nel 2008, e tuttora in corso, non è semplicemente il frutto di una speculazione finanziaria finita male per assenza di regole. È invece il segnale di ‘una crisi di sistema’ che si esprime in una gigantesca disuguaglianza nella distribuzione della ricchezza e in una organizzazione della società che non corrisponde più alle potenzialità produttive del capitalismo del nostro tempo. Pensare di ‘uscire dalla crisi’ con la semplice regolamentazione dei mercati finanziari è un’illusione. Occorre riorganizzare interamente la società. L’immensa ricchezza che il capitale è oggi in grado di produrre, che potrebbe fornire benessere e libertà all’umanità intera, poggia su pilastri culturali e su un’architettura sociale ancora sostanzialmente ottocenteschi. I rapporti tra gli stati, gli orari di lavoro, i ritmi della vita quotidiana, l’organizzazione delle città, il nostro rapporto con la natura, tutto si regge ancora entro i vincoli e le culture della vecchia società industriale. In un’epoca d’inaudita prosperità in forma di merci - per lo meno nelle società occidentali, ma oggi ormai non solo - gli uomini e le donne sono costretti a inseguire un benessere che diventa un bene sempre più scarso.

Tornare a Gramsci. Una cultura per l’Italia
Curatore: Polizzi G.
€ 14,00
2010, 371 p., brossura
Avverbi (collana Storicamente)

Cinque percorsi per ritrovare l’attualità di Gramsci. Il rapporto tra letteratura e vita nazionale, la questione della lingua e della cultura popolare, il confronto con la filosofia europea, il moderno “Principe” e la lettura del Risorgimento: negli interventi degli autori, Antonio Gramsci si presenta come l’ultimo grande tentativo del Novecento di pensare in maniera organica all’Italia come Nazione moderna e di rintracciarne l’identità culturale e popolare. Un libro più che mai attuale, nel pieno delle celebrazioni del 150° dell’Unità d’Italia e in un contesto ricco di tensioni culturali e politiche. Una lettura originale e inusuale dell’opera di Antonio Gramsci, che ci viene restituito in tutta la sua modernità. Il volume è promosso dall’Istituto Gramsci Toscano.

Un italiano diverso. Giacomo Matteotti
Romanato Gianpaolo
€ 20,00
2011, 250 p., rilegato
Longanesi (Collana Storica)

Questo libro è la prima biografia del deputato socialista selvaggiamente assassinato dal fascismo nel 1924: una biografia politica, dagli esordi oscuri, senza gloria, come organizzatore di leghe contadine e amministratore comunale nelle campagne venete fino alle battaglie tra rivoluzionari e riformisti nel socialismo di inizio Novecento; dall’accanita opposizione all’entrata dell’Italia nella Prima guerra mondiale fino ai grandi discorsi parlamentari che ne rivelarono la tempra indomita, le capacità, il coraggio, facendone l’avversario più pericoloso e più temuto da Mussolini. Ma anche biografia umana, intima, costruita su una vasta documentazione inedita e su una minuziosa lettura dell’epistolario con la moglie Velia Titta, sorella del celebre cantante d’opera Titta Ruffo, che rivela i costi immani inflitti alla famiglia dalla sua totale dedizione alla politica. Quest’opera presenta il ritratto completo no solo del personaggio finora noto quasi soltanto per la morte atroce, pur essendo uno dei pochi miti dell’Italia novecentesca, ma anche un quadro straordinario del Veneto contadino e abbandonato nel quale maturarono tanto la rivolta socialista quanto la reazione fascista. Un saggio documentato, di facile e accattivante lettura,che propone un’Italia insospettata e una grande, straordinaria, indimenticabile figura.

*descrizioni dalla quarta di copertina

venerdì 28 gennaio 2011

I costi sociali ed economici della corruzione

Tavola rotonda organizzata da “Altreconomia” e “Avviso pubblico” in diretta streaming

Lunedì 31 gennaio, a partire dalle 18, la redazione del mensile “Altreconomia” ospiterà una tavola rotonda con Gherardo Colombo, Umberto Ambrosoli, Marco Arnone, Pietro Raitano e Pierpaolo Romani. Tema del dibattito “I costi sociali ed economici della corruzione”. L’incontro è "a porte chiuse" ma tutto verrà trasmesso in diretta streaming sul sito del periodico www.altreconomia.it e su www.facebook.com/altreconomia
Gli organizzatori anticipano le questioni attraverso le quali si snoderà la discussione: “Quanti italiani sono coscienti dei costi che ha l’illegalità in Italia e che sono loro stessi a pagarli?. Quali sono i costi sociali e economici della corruzione e delle mafie? Qual è il ruolo dei professionisti nello sviluppo e nel contrasto delle illegalità? Qual è il rapporto degli italiani con le regole? Cosa si può fare in termini concreti dal punto di vista legislativo economico e comportamentale?”. Sarà inoltre possibile intervenire facendo domande attraverso la chat. Durata prevista: 2 ore circa.

Marco Arnone è direttore del CeMaFiR (Milano). Docente presso l'Università Cattolica di Milano e l'Università del Piemonte Orientale. E' autore di "La corruzione costa. Effetti economici, istituzionali e sociali" (Vita e pensiero, 2005)

Umberto Ambrosoli, classe 1971, è avvocato penalista a Milano. Opinionista del Corriere della Sera, è autore del libro Qualunque cosa succeda (Sironi Editore). Nel 2009 l’Università degli Studi di Milano gli ha conferito il premio di Laureato Benemerito della facoltà di Giurisprudenza "per l’alto profilo morale e professionale e per i risultati di eccellenza conseguiti nell’attività lavorativa".

Gherardo Colombo, ex magistrato, è divenuto famoso per aver condotto o contribuito a inchieste celebri quali la scoperta della Loggia P2, il delitto Giorgio Ambrosoli, Mani pulite, i processi Imi-Sir/Lodo Mondadori/Sme. E' autore di numerosi saggi e volumi, ai quali ha affiancato una importante attività convegnistica. Attualmente è presidente della Garzanti.

Pietro Raitano è direttore del mensile Altreconomia, Pierpaolo Romani è coordinatore nazionale di Avviso Pubblico

Il PD in piazza contro i tagli di bassa lega

Appuntamento sabato 5 febbraio a Padova in piazzetta Pedrocchi alle 14.30

Padova - “In piazza contro i tagli di bassa lega. Perché mentre la politica sembra ridotta tutta a una questione di tette e culi, governo e regione decidono con scelte sbagliate il presente e il futuro dei cittadini e del territorio”. Lo ha dichiarato Rosanna Filippin, segretario regionale del Pd, alla conferenza stampa svoltasi questa mattina a Padova per illustrare i contenuti della manifestazione promossa per il prossimo 5 febbraio a Padova (in piazzetta Pedrocchi alle 14.30).
“Il governo di Bossi e Berlusconi - spiega la Filippin - ha tolto 358 milioni di euro al Veneto. E Zaia scarica questi tagli sui Comuni. Altro che federalismo, il Veneto paga due volte. Il 5 febbraio inizia un percorso. Che proseguirà per tutto il mese di febbraio, unitamente alla raccolta di firme per chiedere le dimissioni di Berlusconi. È nell’interesse del paese che il Cavaliere si dedichi del tutto alla sua vita privata”.
“Mentre Berlusconi chiamerà a raccolta le sue truppe, il 13 febbraio, noi - ha aggiunto Laura Puppato - vogliamo informare i veneti su quello che sta succedendo al futuro dei loro diritti e dei servizi essenziali. Vogliamo denunciare il modo in cui Zaia ha subito in silenzio i tagli del Governo nazionale. I pesantissimi tagli imposti dal bilancio regionale non sono provocati solo dalla manovra del governo e da un patto di stabilità iniquo che penalizza le amministrazioni locali più virtuose”.
“Ci sono infatti gravi responsabilità della classe dirigente regionale: basti guardare al deficit che la metà delle società partecipate ha accumulato in questi anni, come ha dichiarato la Corte dei conti. Presenteremo la nostra contro-manovra e proporremo soluzioni che, al contrario di quanto vuole fare la Giunta regionale, non priveranno di risorse chi ha più bisogno e non terranno in vita società in passivo e forme di clientela. Con molta probabilità nei prossimi giorni arriveranno in Veneto nuove risorse per la spesa sanitaria e la tutela del territorio. Non pensi il centrodestra di poter utilizzare questi fondi fuori dalla stretta competenza cui sono destinati”.

“Quella del 5 - ha aggiunto Piero Ruzzante - è e deve essere considerata una piazza aperta. Sarà la prima manifestazione di questa portata in Veneto da quando è nato il PD. Rivolgiamo il nostro appello alle forze sociali, alle categorie economiche e al mondo del volontariato che abbiamo ascoltato in queste settimane di audizioni sul bilancio regionale. Quella del 5 febbraio deve diventare una piazza aperta a chi vuole un bilancio diverso. Solo unendo le forze possiamo cambiare rotta a questa manovra che scarica ogni peso sulle fasce sociali più deboli e sugli enti locali”.
“Siamo di fronte - spiega il consigliere Claudio Sinigaglia - al rovesciamento di quanto promesso da Zaia: altro che viva il Veneto, siamo di fronte al Veneto tradito, grazie ad una Finanziaria con effetti devastanti sul sociale e non solo, anche sul turismo. Questa giunta è riuscita a dipingere una ricchezza del Veneto come è l’associazionismo come uno spreco”.
“Se non vengono approvati gli emendamenti del Pd - ha aggiunto il Senatore Marco Stradiotto - anziché dire “padroni a casa nostra” si potrà dire “commissariati a casa nostra”. Al posto dei sindaci si potrà mettere un computer, perché tutto resterà deciso a Roma, senza nessuna vera autonomia e responsabilità per gli enti locali”. La parziale soddisfazione espressa dall’Anci?: “Se ad un assetato offri una goccia d’acqua a lui farà piacere, ma quello proposto dal Governo, per giunta senza modifiche al Patto di Stabilità, non c’entra nulla col vero federalismo. Del principio per cui l’elettore giudica chi amministra in base al rapporto tra tasse e servizi, “pago vedo voto” non c’è traccia”. (c.s.)

Convegno Scuola: Ma Leopardi usa il Prozac?

Sabato 29 gennaio, alle ore 17 a Grantorto (in provincia di Padova), con l’organizzazione del Gruppo IdV in Consiglio regionale e la presenza di Antonino Pipitone, Italia dei Valori promuove in Sala Zecchinelli (di fronte al Municipio) un incontro pubblico dal titolo evocativo: “Ma Leopardi usa il Prozac? Scuola: storie, speranze e sconforti di un’istituzione sull’orlo della depressione”.
Intervengono: Karen Chapman - Federazione delle scuole Steineriane; Nicola D’Amico - Giornalista, scrittore e commentatore; Francesca Ferramosca – Coordinatrice provinciale giovani Idv; Nereo Marcon - Segretario regionale Cisl scuola. Conduce: Anna Gatti. Presentano: Antonino Pipitone - Consigliere Regionale Idv e Antonio Argolini - referente IdV Alta Padovana. Sarà a disposizione un “angolo giochi” con maestra professionale per tutti quei genitori che verranno con i loro bambini.

Sabato a Teatro. Due spettacoli consigliati

“Il Bugiardo” di Goldoni a Minerbe

Il sipario del Teatro S. Lorenzo di Minerbe (VR) si aprirà sabato 29 gennaio alle 21.15 con uno dei capolavori di Carlo Goldoni, “Il Bugiardo”, messa in scena dal Gruppo Teatrale Il Nodo di Desenzano che torna così nel veronese dove vanta un affezionato rapporto col pubblico.


La commedia è di quelle da divertimento assicurato, tra colpi di scena ed equivoci a non finire. Lelio Bisognosi, figlio di Pantalone, è un giovane brillante e di mondo. Ritorna a Venezia insieme ad Arlecchino suo servo. Qui conosce le figlie di Balanzone, a cui si presenta sotto le spoglie di un ricco marchese. Sarà costretto a bugie sempre più fantasiose al punto di non riuscire più a venirne a capo. Biglietto intero 8 €, Ridotto giovani under 18 5 €, Bambini 9-12 anni 2 €, bambini sotto 9 anni: gratis.

“El Refolo” di Amelia Rosselli a Rovigo

Teatro “Al Duomo” di Rovigo. Prima: Sabato 29 Gennaio, ore 21.00 - Replica: Domenica 30 Gennaio, ore 16.00



Scheda dello spettacolo: Venezia 1909. In casa di Caterina, che vive sola con la fidata Rosa, il tempo scorre quieto, unico diversivo le partite a carte con il caro amico Momolo; innamorati in gioventù non hanno potuto sposarsi per un puntiglio dei genitori. La campanella annuncia l’arrivo di Marinella, pronipote di Caterina, fuggita di casa perché i genitori vogliono impedirle il matrimonio con l’amato Piero. Alla fanciulla è però mancato il coraggio di raggiungere l’amato e si è fermata a metà strada, dalla zia. La presenza di Marinella ridà vita alla casa; ma quando riparte nella casa torna il silenzio; i due vecchi ripiombano nella loro solitudine. E la commedia si avvia al chiarimento finale.

Il Gruppo Teatrale “El Canfin” debutta nel 1994 nell’ambito delle attività intraprese dal “Centro di Iniziativa Culturale” (C.I.C.), associazione costituitasi a Baricetta (RO) nel 1991 ad opera di un gruppo di persone mosse dal proposito di promuovere ogni tipo di attività culturale ed artistica finalizzata all’educazione e alla promozione umana e sociale. Il teatro de “El Canfin” si fonda su un repertorio tradizionale, in italiano e in lingua veneta, secondo un percorso che va dal teatro del ‘600 (Moliére), al ‘700 (Goldoni), all ‘800 (Pilotto), al ‘900 (Valentinetti e Rosselli).


Info.: fitateatrorovigo@libero.it teatro@duomoteatro.it

Ingresso: 5 euro

A Dueville, la solidarietà in musica

L’Orchestra di Fiati di Vicenza per gli alluvionati. Sabato 29 gennaio ore 20.30 - Palazzetto dello sport di Dueville

La solidarietà a favore delle vittime dell'alluvione non smette di fare sentire la sua voce. Sabato 29 gennaio, al palazzetto dello sport di Dueville (inizio ore 20.30), l'Orchestra di Fiati della Provincia di Vicenza si esibirà in un concerto di beneficenza per raccogliere fondi da destinare alle famiglie di Dueville, in particolare della frazione di Vivaro, colpite dalla furia delle acque in quel drammatico e indimenticabile 1° novembre scorso.

Sotto la direzione del maestro Andrea Loss, e presentato da Sara Pinna e Cristiano Culicchi, sarà eseguito un ricco repertorio di musiche da Verdi a Zimmer. Aprirà il concerto il Festival Fanfare di Franco Cesarini, per proseguire con la Seconda Suite in FA di Gustav Holst, che riassume sette diversi motivi popolari. La prima parte del concerto termina con l’Ouverture dal Nabucco di Giuseppe Verdi e lascia spazio alla musica americana per musical e cinema che farà da protagonista per il resto della serata. Do Leonard Bernstein verranno proposte l’Ouverture da Candide, operetta del 1956 composta per il teatro di Broadway, e le danze sinfoniche tratte dal musical West Side Story, del 1957. La chiusura del concerto è affidata alle musiche tratte dalla colonna sonora dei Pirati dei Caraibi, composte da Klaus Badelt e Hans Zimmer. Durante ill concerto saranno proiettate immagini e testimonianze dei cittadini colpiti dall'alluvione. Una serata per non dimenticare, organizzata con il patrocinio della Provincia di Vicenza, della Regione Veneto e del Comune di Dueville. (c.s.)

giovedì 27 gennaio 2011

Sciopero Fiom: Il Lavoro è un bene comune

Manifestazione a Padova con Giorgio Cremaschi

La Fiom-Cgil scende in piazza “Per la salvaguardia dei Diritti. Per la riconquista del Contratto Nazionale. Per l’unità dei Lavoratori. Per la Democrazia”. La manifestazione Regionale del Veneto si svolgerà Venerdì 28 gennaio a Padova: concentramento ore 9.00 in Piazzale Stazione F.S., comizio conclusivo in Piazza Insurrezione. Interverranno Giorgio Molin, Segretario Generale della Fiom del Veneto, Danilo Barbi, segretario nazionale della Cgil e Giorgio Cremaschi, Presidente del Comitato Centrale della Fiom.
In un comunicato la Fiom spiega le ragioni dello sciopero Generale Nazionale di 8 ore dei Metalmeccanici: “Dopo gli accordi separati, Confederali e di Categoria, che hanno introdotto deroghe e sanzioni, violando il CCNL 2008, peggiorando le condizioni dei lavoratori, accordi mai votati dai lavoratori calpestando la democrazia, ora la FIAT vorrebbe imporre la sua moderna 'dittatura'. Invece di progettare e costruire nuovi modelli di auto, FIAT si esercita su un “moderno” modello contrattuale: il capitale decide, il lavoro è schiavo! Rifiutando di trattare, a Pomigliano e a Mirafiori, la FIAT ha imposto intese con FIM - UILM - FISMIC - UGL, che cancellano il CCNL, riducono gravemente i diritti dei lavoratori su pause, orario di lavoro, malattia, sopprimono la libertà sindacale e impongono gravi violazioni della Costituzione. Con il ricatto di fantomatici investimenti e del posto di lavoro la FIAT costringe i lavoratori ad un Referendum-Truffa per decidere che dopo di esso: Non voteranno più per il futuro; non potranno più scioperare, pena il licenziamento; non potranno più iscriversi liberamente, né eleggere propri rappresentanti sindacali; Costituzione, Democrazia e Contratto Nazionale spariscono dai luoghi di lavoro; le condizioni di lavoro e di salute peggiorano per tutti”.
Il sindacato denuncia Federmeccanica, Confindustria e il Governo per aver avallato tutto questo. Per queste ragioni la FIOM ha invitato tutti i cittadini, i pensionati, i giovani, a partecipare a questa ed alle successive mobilitazioni per la riscossa civile e democratica del lavoro e dell’intero Paese. Sarà possibile seguire la diretta della manifestazione sul sito www.mattinopadova.it

L'Italia affonda sotto gli scandali di Berlusconi

I nuovi atti inviati dalla Procura di Milano alla Giunta per le autorizzazioni della Camera, relativi all’indagine per concussione e prostituzione minorile a carico del Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, complicano ulteriormente la posizione del premier. Nelle 227 pagine emergono nuovi particolari sui festini di Arcore, le presunte orge, i pagamenti del “benefattore”, il ritrovamento di droga in un box del residence di Milano 2, dove alloggiavano le sue giovani amiche, e cosa ancor più grave spunta fuori il nome di un’altra minorenne ospite delle serate hard, oltre alla già nota Ruby. Con il suo deprecabile stile di vita, Berlusconi sta danneggiando seriamente l’immagine del nostro Paese all’estero. Basti pensare che l’ultimo a scendere in campo per una improbabile e grottesca difesa del premier è l’attore porno Rocco Siffedri con una intervista rilasciata al periodico britannico “The Observer” sul caso Ruby. L’assenza di valori etici si completa con il dispregio per le istituzioni. In una intercettazione telefonica dell’otto gennaio l’ex igienista dentale, attualmente consigliere regionale Pdl della Lombardia Nicole Minetti si sfoga con Barbara Faggioli: «A lui fa comodo mettere te e me in Parlamento perché dice “bene me le sono levate dai coglioni... e lo stipendio lo paga lo Stato”». E io pago… direbbe Totò. Questo teatrino della politica sta diventando troppo costoso per gli italiani. E’ ora di calare il sipario sul regime tragi-comico del “bunga bunga”.

Shoah: Al ricordo si unisca l'impegno

"Se oggi è il giorno della memoria, gli altri devono essere i giorni della responsabilità e dell’impegno, per politica e istituzioni, a tutelare chi è vittima di prevaricazioni e non a fomentare l’odio, come invece ultimamente è accaduto". Così Antonino Pipitone, consigliere regionale di Italia dei Valori, apre la sua riflessione sul giorno della memoria, celebrato oggi.

"Una ricorrenza fondamentale - sottolinea Pipitone - per non dimenticare i milioni di uomini, donne e bambini uccisi nei campi di sterminio e nelle loro case. Per non dimenticare chi rischiò la propria vita per nascondere e salvare le vittime di quella follia. Per non dimenticare che in Italia furono promulgate vergognose leggi razziali dal delirante regime di un uomo accecato dal potere. Per non smarrire l’enorme bagaglio di ricordi, adesso che gli ultimi sopravissuti vengono a mancare e non possono più dar voce a quanto accadde".

Le commemorazioni e le parole di compianto perdono di valore - aggiunge l'esponente IdV - se manca la volontà di contrastare razzismo, violenza e i tanti pregiudizi che, come incubi, aleggiano sulla nostra società». (c.s.)

In Veneto ritorna l'Indice dei libri proibiti

Riceviamo da Dino Facchini, Coordinatore Regionale di Sinistra Ecologia e Libertà, e pubblichiamo:

LETTERA APERTA

Ai Rettori delle Università venete
Ai responsabili delle istituzioni culturali venete
Ai cittadini amanti della libertà

Egregi Signori,
ci chiediamo: quando vedremo tanti Guy Montag, protagonista del romanzo Fahrenheit 451 in giro nel nostro civile Veneto alla ricerca di “libri proibiti” da bruciare? È questa l’immagine che a noi è venuta in mente nel leggere le dichiarazioni di due assessori, uno provinciale e uno regionale, che consigliavano (ordinavano?) di togliere i libri di alcuni autori dalle biblioteche scolastiche e pubbliche. Non è possibile, neanche, essere interessati alle motivazioni che stanno alla base di questa proposta, da parte di due persone di “governo”, che dovrebbero essere edotti dal contenuto della nostra Costituzione. Tali motivazioni non hanno nessun valore, è rilevante che è stato messo in discussione la libertà della cultura, e anche del lettore, e l’espressione del proprio pensiero. Forse i due, sebbene cattolici dichiarati, non sanno che anche la Chiesa ha abolito, nel 1966, l’Indice dei libri proibiti.
La cosa è tanto più grave perché per una ritorsione politica si mette in discussione l’autonomia delle nostre istituzioni culturali e, soprattutto, della scuola. Fa parte della responsabilità dei docenti guidare e indirizzare i giovani alla lettura, sviluppare amore per il “libro” in libertà e senso critico. Certo si possono considerare questi avvenimenti come dettati dalla voglia di pubblicità, tentativo di richiamare l’attenzione dei media, una meschina, ma pericolosa, trovata. Anche se così fosse non pare possibile restare indifferenti. Non si può “voltare la faccia per non vedere”. Atteggiamenti di indifferenza sono stati e possono ancora essere portatori di grandi tragedie.
Per fortuna molte reazioni negative si sono manifestate contro questa indebita ingerenza e pericolosa deriva culturale e civile. Sono stati soprattutto i presidi e i professori a reagire. Questo fa sperare bene per il nostro futuro, ma non basta. Crediamo che una reazione più sostenuta e attiva deve esprimersi da parte di tutte le istituzioni culturali e prima tra tutte da parte delle Università venete, dense di storia, di cultura e di impegno civile.
Per quanto ci riguarda noi faremo la nostra parte, ma vorremmo chiarire che non si tratta di un contenzioso tra partiti, ma di una questione politica nel significato alto del termine, di una questione, cioè, di civiltà della polis. Ci auguriamo che, in forma autonoma, possa essere forte, ampia e articolata, la reazione delle istituzioni culturali, degli uomini di cultura e dei cittadini amanti della libertà.

Sinistra Ecologia e Libertà
La segreteria Regionale

Dino Facchini
Coordinatore Regionale

mercoledì 26 gennaio 2011

Il "Caso Battisti" visto dal fumettista Iotti

Vigodarzere: Incontri Ambiente 2011

Giovedì 27 gennaio, alle ore 20.30 a Vigodarzere (in provincia di Padova), con l’organizzazione del Gruppo IdV in Consiglio regionale e la presenza di Antonino Pipitone, Italia dei Valori lancia la prima tappa degli “Incontri Ambiente 2011″, tenuti dal Gruppo Ambiente dell’IdV patavina.

L’appuntamento è nella Sala Brenta, in piazza Bachelet, con la partecipazione di:

Moreno Boschello - assessore all’ambiente del Comune di Vigodarzere
Sabrina Di Napoli - consigliere provinciale IdV Padova
Antonino Pipitone - Consigliere Regionale Idv
Coordinatore: Michele Tommasi - gruppo Ambiente IdV Padova

martedì 25 gennaio 2011

Dossier: Un anno di "morti bianche"

Un dramma da nord a sud del paese. Sono ben 526 le vittime nei luoghi di lavoro nel 2010 (escluse quelle in itinere e quelle dovute alla circolazione stradale). Il maggior numero di decessi in Lombardia, Veneto e Campania. Bolzano e Roma spartiscono la maglia nera a livello provinciale. Vibo Valentia, invece, guida la classifica provinciale per incidenza di decessi sulla popolazione lavorativa e il Trentino Alto Adige quella regionale. Il Venerdì il giorno più nefasto per i lavoratori. Luglio e ottobre i mesi in cui sono state registrate più vittime. L’agricoltura e l’edilizia nuovamente in primo piano quando si parla di lavoro killer. Maggio il mese peggiore per il lavoro nei campi e ottobre per i cantieri. Gli stranieri sono l’11,3 per cento delle vittime. A morire è chi ha più esperienza. 17 le donne decedute sul lavoro in un anno (tre nel mese di dicembre).

Inarrestabile il bollettino delle morti bianche anche nel mese di dicembre. Nonostante le festività natalizie infatti la media dei decessi è sempre la stessa: oltre dieci alla settimana. E l’epigrafe del 2010 arriva così a contare 526 vittime del lavoro da Nord a Sud del Paese. A rivelarlo è l’ultima indagine condotta dagli esperti dell’Osservatorio Sicurezza sul Lavoro di Vega Engineering. La società mestrina, da oltre un decennio in prima linea sul fronte della formazione dei lavoratori, chiude così il tragico bilancio annuale.
La Lombardia continua a mantenere il triste primato (74 decessi), seguita dal Veneto (55) e dalla Campania (44). Altrettanto vicine ai primi posti si trovano anche: Puglia (43), Lazio (38) e Sicilia (35). Ma se in termini assoluti il record spetta alla Lombardia, quando gli esperti di Vega Engineering rapportano le morti bianche alla popolazione lavorativa, allora è il Trentino Alto Adige a ‘vincere’ con un indice di incidenza pari a 62,2 contro una media nazionale di 27,1. Ed è seguito dall’Abruzzo (38,4) e dalla Calabria (37,5). In Piemonte il risultato maggiormente virtuoso dove si arriva a 16,1.
La provincia più colpita continua ad essere Bolzano con 20 decessi. Ma questa volta, proprio nel bilancio di fine anno, spartisce la maglia nera con la capitale. Roma infatti piange altrettante vittime del lavoro. Al secondo posto c’è Brescia (17 morti), al terzo Napoli (16), al quarto Milano (15), al quinto Foggia (14). Non troppo distanti alla rosa nera delle morti bianche si trovano: Vicenza (12 vittime), Padova e Bari (11), Chieti e Treviso (10).
Tornando alle incidenze rispetto alla popolazione lavorativa è, invece, ancora Vibo Valentia a condurre le fila con un indice pari a 84,5; mentre ben ancorato al podio rimane il Nordest con Bolzano (84,3) e Belluno (78,9). Quarta è Benevento (78,7) e quinta Matera (76,7). Indicatori decisamente più virtuosi in tal senso vengono rilevati nelle grandi province: Roma (11,8), Napoli (20), Milano (8,5), Palermo (25,2), Genova (16,5), Firenze (11,6), Venezia (11,3); a Torino, intanto, si rileva addirittura un indice di incidenza pari a 3,2. Per macroaree geografiche, poi, è il Sud a ‘trionfare’ rapportando le morti bianche alla popolazione lavorativa con un indice pari a 31,2 contro il 30,1 del Nordest, il 25,8 delle Isole, il 19,7 del Centro. Il miglior risultato giunge dal Nordovest del Paese (17,6).
Osservando l’andamento degli incidenti nel corso della settimana, spicca il venerdì come giorno più nero per i lavoratori. Si contano infatti 100 vittime. Seguono: mercoledì (93) e martedì (90).
Sul fronte dei settori, invece, l’agricoltura, sebbene abbia fatto rilevare una piccola contrazione nel mese di dicembre sul fronte delle morti bianche rispetto all’edilizia, continua a detenere il primato dei decessi con il 34,6 per cento delle vittime. Ed è maggio il mese in cui è stato registrato il maggior numero di morti bianche (28). Mentre nel settore delle costruzioni che supera il 28 per cento dei decessi è il mese di ottobre quello più nefasto (20 morti).
A distanza, nella classifica delle morti bianche per settore, si trovano i valori di trasporti, magazzinaggi e comunicazioni (7 per cento), così come quelli del commercio e delle attività artigianali insieme a produzione, distribuzione e manutenzione energia elettrica, acqua e gas (5,3 per cento).
La caduta dall’alto - picco più elevato di vittime ad ottobre 20 persone decedute - e il ribaltamento di un veicolo o di un mezzo in movimento - apice in maggio con 15 vittime - sono invece le cause principali di morte (rispettivamente nel 27,8 per cento e nel 18,8 per cento dei casi). Altrettanto drammatica la percentuale di coloro che muoiono schiacciati per la caduta di oggetti pesanti (11,2 per cento). Si continua a morire inoltre per: investimento di un mezzo (8 per cento dei casi), contatto con organi lavoratori in movimento (5,5 per cento), contatto con oggetti/mezzi in movimento (4,2 per cento) e contatto elettrico diretto (4 per cento).
La fascia d’età maggiormente coinvolta nel dramma è quella compresa tra i 40 e i 59 anni, in cui si concentra quasi la metà di tutte le morti bianche del Paese: il 45,4 per cento per la precisione. Anche quella degli ultrasessantenni, comunque, arriva ad una media di tre vittime su dieci.
Gli stranieri rappresentano l’11, 3 per cento dei decessi (59). Le vittime rumene (40,4 per cento) e quelle albanesi (25,5 per cento) sono le più numerose tra quelle che non hanno nazionalità italiana. Mentre le donne che nel nostro Paese hanno perso la vita al lavoro sono 17 (tre croci rosa sul lavoro nel solo mese di dicembre). c.s.

Giorno della Memoria con Tiegartenstrasse 4

Il 27 gennaio alle ore 21 presso il Teatro Remondini l’Amministrazione Comunale di Bassano del Grappa - Assessorato alla Cultura e Spettacolo celebra il Giorno della Memoria presentando “Tiegartenstrasse 4 - Un giardino per Ofelia” della compagnia emiliana Teatro dell’Argine. Lo spettacolo teatrale è stato osannato dalla critica nazionale per la capacità di raccontare la tragedia attraverso un linguaggio poetico raffinato e commovente.

Istituito nel 2000, il Giorno della Memoria si celebra il 27 gennaio perché in questa data le Forze Alleate liberarono Auschwitz dai tedeschi. Al di là di quel cancello apparve l’inferno. E il mondo vide allora per la prima volta da vicino quel che era successo, conobbe lo sterminio in tutta la sua tragica realtà. Il Giorno della Memoria è un atto di riconoscimento di questa storia.

Scheda: Ambientata negli anni ’40 ad Amburgo, questa storia dolcissima e tragica racconta l’incontro di due donne, Ofelia (interpretata da Micaela Casalboni), una giovane disabile mentale che vive coltivando fiori nell’assoluta innocenza di un rapporto di verità col mondo, e Gertrud (Paola Roscioli), l’infermiera nazista mandata a verificare le sue condizioni e che si troverà a doverla difendere dal programma T4, il cosiddetto “Olocausto minore”. Tiergartenstrasse 4, a Berlino, era l’indirizzo del famigerato centro in cui si diede realizzazione alla prima tappa del progetto nazista di creazione di una razza ariana, l’Aktion T4, per l’eliminazione dei disabili mentali. L’incontro si trasforma in un’amicizia profonda e in un legame di cura e di tenerezza che unirà i destini di queste due donne fino alla fine. La scena si svolge su un duplice registro, la deposizione di Gertrud al tribunale delle forze alleate, dopo la fine della guerra, e le vicende precedenti che scandiscono i momenti della storia.

“Quando le ragioni della morte riducono al silenzio qualsiasi altra istanza - scrive il regista Pietro Florida nelle note di regia - quando è difficilissimo già solo restare vivi, chi sarebbe così folle da preoccuparsi di preservare la bellezza di un giardino? Ofelia von Polisch coltiva fiori nella serra di casa, ma forse la sua vita rientra nelle “vite indegne di essere vissute” - così i pianificatori nazisti definivano la vita dei disabili fisici e psichici, per i quali non c’era posto nel “nuovo ordine”: andavano eliminati. Gertrud, l’infermiera inviata dall’ospedale di Stato Langehorn, dovrà stabilire la dignità della vita di Ofelia scoprendo infine che la salvezza, anche di una sola donna, rappresenta la sua salvezza.”

Biglietto unico da 5 euro in prevendita presso l'Ufficio IAT di Bassano in Largo Corona d'Italia, tel. 0424/524351 e in vendita al Teatro Remondini la sera degli dello spettacolo Info anche 0424/217819 - 0424/217804.

Presentazione del libro “La grande avventura”

Giovedì 27 gennaio 2011, con inizio alle ore 17.00, presso la libreria Lovat di Villorba (TV) la scrittrice Gina Lancellotti De La Fuentes presenterà “La Grande Avventura” (Aurelia Editore), il suo ultimo libro dedicato ai giovani lettori

La grande avventura narra la storia di una nonna, della sua nipotina e di tre piccoli cigni. L’autrice conduce i lettori dalle cime delle Ande cilene all’enigmatico Machu Picchu in Perù passando per la pericolosa giungla amazzonica, le imponenti piramidi Maya e gli altissimi grattacieli di New York fino a giungere in Svezia. Un lungo e divertente viaggio che solo la forza di volontà e l’amicizia renderanno possibile.

Il libro si presta per un utilizzo didattico per lo sviluppo del racconto attraverso la geografia dei continenti (europeo e americano) e gli accenni di storia antica (Incas e Maya) dei paesi che i tre cigni si trovano a sorvolare nel loro rocambolesco viaggio. I giovani lettori vengono così avvicinati alle nozioni di spazio e tempo attraverso il volo effettuato dai protagonisti del libro. Ma anche tanti spunti per stimolare l’interesse dei bambini verso la biologia animale attraverso gli alterni incontri dei tre cigni con i più disparati animali nel loro lunga… Grande Avventura. Illustrazioni di Barbara Brancher. L’incontro è aperto al pubblico

Gina Lacellotti de la Fuentes nasce a Santiago del Cile. Da 15 anni lavora con i bambini maturando esperienze professionali tra Cile, Argentina e Svezia e specializzandosi nel metodo Montessori. I diversi impegni di lavoro non le hanno comunque impedito di coltivare la sua grande passione per la scrittura che l’ha accompagnata sin da bambina. Attualmente vive e lavora a Verona dove ha avviato il servizio per la prima infanzia “Emanuel”. www.emanuelvr.com

Teatro: Da Marinetti a Shakespeare

Doppio appuntamento per il gruppo teatrale diretto da Andrea Castelletti che nei giorni di sabato 12 e domenica 13 febbraio presenta presso il Teatro Camploy di Verona due delle migliori produzioni targate Teatro Impiria.

Verona - Sabato 12 ore 21, con replica domenica 13 ore 16.30, andrà in scena “Sognavamo di vivere nell’assoluto”, lo spettacolo che ha incantato tutte le platee raccontando la vera storia di un gruppo di giovani artisti di provincia, che negli anni Trenta del Novecento cercarono nuove frontiere nella pittura, nella musica, nella scultura e nella letteratura, aderendo con entusiasmo al movimento futurista. Sognarono di cambiare il mondo attraverso l’arte. Il dramma ruota intorno alla figura di un pittore, Albino Siviero ribattezzato Verossì da Marinetti, che condivise l’ideale futurista e morì tragicamente, ucciso da un tedesco in ritirata il 26 aprile 1945, il giorno dopo la liberazione. Lo spettacolo, scritto da Raffello Canteri per la regia di Andrea Castelletti è un’opera di forti passioni - l’amore, la morte, la volontà di azzerare il passato per costruire un radioso futuro - collocate storicamente nell’ambito di un tempo sconvolto dal fascismo e culminante nella tragedia della seconda guerra mondiale, che finisce per travolgere i sogni e la vita degli stessi protagonisti. In scena l'attore Sergio Bonometti e la ballerina Marisol Trematore, accompagnati dal trio musicale di Giovanni Ferro. L’allestimento torna a Verona dopo aver partecipato a Festival nazionali della stagione scorsa vincendo diversi premi come miglior spettacolo, miglior regia e miglior attore.

Domenica 13, ma alle ore 21, sempre presso il Teatro Camploy, nell’ambito della manifestazione “Verona in Love” andrà in scena “Giulietta, Romeo e i motivi dell’amore”, un originale adattamento di Castelletti del “Romeo e Giulietta” di Shakespeare. L’allestimento, che ha debuttato per l’Estate Teatrale Veronese nel 2009, si è fatto particolarmente apprezzare per la bravura degli interpreti e per l’originalità della costruzione scenica, realizzata di soli scatoloni in continuo movimento. Per questo lo spettacolo è stato selezionato per l’apertura del Festival d’Arte Drammatica di Pesaro dello scorso anno nonché per i Festival Internazionali di Teatro di St.Anton in Austria e Lugoj in Romania, mentre in settembre volerà in Canada per il Festival di Mont-Laurier. In scena due soli attori, Romeo (Alberto Castelletti) e Giulietta (Pamela Occhipinti). La storia parte dalla fine: sono morti. Le loro anime non sanno chi sono, cosa sia successo, non sanno nemmeno di essere morti. Lentamente però incominciano a ricordare, a sprazzi, e con qualche incertezza si riconoscono, ricostruiscono gli ultimi accadimenti, raccontano l’uno all’altro ed a sé stessi cosa è successo, sino a scoprire la tragica verità della loro morte. Tutte la parole sono di Shakespeare, mentre le musiche sono quelle dei grandi compositori che si sono ispirati ai due amanti veronesi: Rota, Bellini, Gounod, Tchaikovsky, Berlioz, Prokofiev. Dopo questa replica per Verona in Love, in marzo lo spettacolo è chiamato a Roma per quattro giorni di recite. (c.s.)

lunedì 24 gennaio 2011

Imbarazzi e silenzi sul “Caso Ruby”

Quando il silenzio è rotto e l’eco di ciò che accade nel segreto di una villa trova una via per venire a galla, ciò che emerge, se è riprovevole come può essere quanto accaduto - si parla di reati - dovrebbe ingenerare vergogna o perlomeno imbarazzo e decisioni sagge in chi vi è implicato. Invece assistiamo a strenue difese e ad arrampicate sugli specchi come quella di Emilio Fede nel programma di Lucia Annunziata. Oppure assistiamo a un inspiegabile silenzio o a una impensabile negazione. Tutto inventato, tutto macchinato per infangare. Tutto colpa dei giornali di sinistra.
Uno si riempie la casa di prostitute, tra cui una minorenne, e non è successo nulla.
Uno compie un reato di concussione e viene fatto passare per benefattore. Qualcosa non va.
Infatti non se ne può più di assistere a una politica e a un governo che pensa solo ai problemi del Premier. E’tempo di gridare ancora più forte, senza se e senza ma, che i problemi dei cittadini stanno diventando macigni e occorre porvi rimedio attraverso parole sagge e azioni concrete.
Ci son due cose che sarebbe bello si verificassero a breve.
La prima. Si ponga fine all’inutile strage di soldati italiani. La morte dell’alpino Luca Sanna non ha certo avuto tanto spazio come quella di Matteo Miotti, perché la gente era tutta catapultata a seguire la telenovela di Arcore. Solo “una politica degli imbecilli e degli arroganti” (E. Mieux) permette di proseguire una guerra illegittima ed invincibile.
La stoltezza della politica alleata sembra produrre altro che miseria, disperazione, vittime civili e militari e non la tanto proclamata pace. Tornare a casa non sarebbe una sconfitta, ma una presa d’atto che andarsene dall’Afghanistan, sarebbe abbandonare il campo di una guerra illegittima e ormai irrimediabilmente persa. Se persino Berlusconi lo ha capito che bisogna rientrare dall’Afghanistan e lo dice quasi in silenzio e non senza imbarazzo vuol dire che tornare a casa è prioritario. L’America di Obama in politica estera resta legata mani e piedi ai tempi del criminale Bush.
La seconda. Che Berlusconi si dimetta e vada davanti ai giudici, si faccia interrogare e poi vada a casa a divertirsi, prima che anche per lui si aprano altre porte.
Perfino l’alleato più affidabile medita di abbandonarlo. Il card. Bertone, il Segretario di stato vaticano, ha dovuto dissociarsi senza mai fare il nome di Berlusconi.
Con evidente imbarazzo il Vaticano, che ha sempre protetto, giustificato e benedetto Berlusconi e il suo governo, ora davanti all’evidenza ha dovuto prendere un po' di distanza. Per anni hanno coperto tutto per avere privilegi. Era puro opportunismo. Tornaconto. Ora Berlusconi rischia di essere controproducente e non serve più e allora lo si può “scaricare”.
Non lo si dice apertamente. Sembra quasi che Silvio Berlusconi debba essere tenuto ancora “in pectore”. I vescovi girano alla larga, accennano ai politici, fanno discorsi sulla moralità, ma il nome e cognome di Silvio Berlusconi rimane impronunciabile.
Vedrete che qualcuno tenterà ancora un timido salvataggio. La chiamano la prudenza dei vescovi, la diplomazia del Vaticano: forse si potrebbe semplicemente dire che si tratta di calcoli e di ipocrisie.
Nel frattempo a finire in carcere dopo la sentenza attesa in preghiera è Totò Cuffaro.
Non è cosa da poco: Totò Cuffaro è in prigione. Un pezzo da novanta entra in carcere in questa Italia di “delinquenti di classe” impuniti e di poveretti puniti, imprigionati e qualche volte lasciati o fatti morire in carcere.
Ci toccherà subito venire a conoscenza di un improvviso malore per cui Cuffaro otterrà gli arresti domiciliari? Vedremo.
Berlusconi dovrebbe capire la lezione e, se proprio non vuole presentarsi al Regina Coeli, almeno vada dai magistrati per il processo come ricordato sopra
Nell’attesa, purtroppo la presidente di Confindustria Marcegaglia ci dice che l’industria in Italia è ferma. Non si cresce, non si investe, non si pensa al lavoro e ai lavoratori e di conseguenza alla famiglia. Occorre fare di più, da sei mesi a questa parte l’azione del governo non è sufficiente forse perché impegnato a far quadrato attorno ai problemi del Premier. L’Italia ha ben altro a cui pensare tra disoccupazione e precariato. Nei cantieri e nei luoghi di lavoro continuano a morire i lavoratori e le lavoratrici, la sanità fa acqua da tutte le parti e la ricerca è ferma. La scuola annaspa.
Quando si tornerà mettere al centro i problemi seri dell’Italia e del mondo?

Ivano Maddalena

sabato 22 gennaio 2011

CONSIGLI LIBRARI N.51

L'assedio. La Costituzione e i suoi nemici
Ainis Michele
€ 15,00
2011, 271 p., brossura
Longanesi (collana Le spade)

"L'assedio" è un pamphlet in difesa della Costituzione italiana, che in questa stagione politica occupa - per l'appunto - una trincea, circondata da truppe numerose. Colpa del sistema politico, che scarica sulla Carta costituzionale tutta la sua impotenza a inaugurare una stagione di riforme. Ma colpa altresì degli italiani, o almeno di quanti hanno via via smarrito il sentimento dei diritti e dei doveri che ci aveva lasciato in dote la generazione degli anni Quaranta, quella dei nostri padri fondatori. Ecco perché l'Italia è un paese senza legge: non c'è spazio per la legalità se la legge più alta viene ignorata o vilipesa. Questa malattia ha però origini lontane: nei ritardi con cui la nostra Carta è stata attuata; nelle prassi incostituzionali (almeno 15); nelle «controriforme» della Costituzione (per lo più fallite, anche se tre Bicamerali e innumerevoli altri tentativi hanno finito per delegittimare le istituzioni vigenti); nelle leggi che svuotano i valori costituzionali (il lodo Alfano non è che l'ultimo esempio). Ora è giunta la resa dei conti: dal Parlamento al Quirinale, dai giudici ordinari alla Consulta, tutti i contropoteri sono sotto schiaffo. "L'assedio" ci offre un contributo per resistere.

Il viaggiatore leggero. Scritti (1961-1995)
Langer Alexander
€ 18,00
2011, 410 p., brossura
Sellerio Editore Palermo (collana La nuova diagonale)

Il sentiero di cresta su cui si è mosso Alex, uomo di montagna e di confine, è stato il più esemplare tra quelli percorsi dalla sua generazione. È raro che nella politica corrente si trovi anche una piccola parte dell'ispirazione intellettuale e morale che ha guidato la sua fatica. La politica professata, anche quando non è semplicemente sciocca e corrotta, non ha il tempo di guardare lontano. Langer ha voluto tenere insieme un'intelligenza delle cose ultime che non si lasciasse spaventare dall'enormità e uno stile di vita quotidiana che non si discostasse dalle convinzioni proclamate. Ha provato a piantare la carità nella politica. Chi voglia misurarsi con la minaccia che guerre feroci e dilapidazioni distratte fanno pesare sul mondo, deve ripartire da questi pensieri, e da questa speranza spezzata. Introduzione di Goffredo Fofi.

Bruno Trentin e il nostro futuro. Le politiche di welfare, la crisi, le nuove sfide sociali
Curatore: Terzi Riccardo
€ 10,00
2011, 120 p.
Ediesse (collana Saggi)

Il pensiero di Bruno Trentin viene oggi riscoperto, da più parti, come una guida per il nostro agire politico e sindacale. Esso ha infatti rappresentato l'ultimo grande tentativo di sistemazione teorica e di innovazione dell'analisi sociale, e costituisce quindi un punto di riferimento obbligato per chiunque si impegni in un lavoro di progettazione del nostro futuro. Il presente volume parte da Trentin, dalle sue idee-forza, e cerca di confrontarsi con le nuove sfide del mondo globalizzato, con una pluralità di approcci, che sono uniti da una comune ispirazione di fondo. Il fondamento unitario di tutti i diversi contributi sta nell'idea che il nostro compito attuale sia quello di portare a compimento il progetto politico della modernità, che ha il suo asse nel principio di eguaglianza e nell'universalità dei diritti. Sta proprio qui il nodo dei conflitti politici in atto, nell'opposizione tra universalismo e corporativizzazione, tra sviluppo delle politiche pubbliche e privatizzazione dello spazio sociale. Il volume ospita scritti di: Ugo Ascoli, Mario Dogliani, Stefano Fassina, Cesare Melloni, Paolo Onofri, Umberto Romagnoli, Riccardo Terzi. Viene inoltre riprodotta la relazione di Bruno Trentin alla Conferenza nazionale "Welfare: dal risarcimento alla promozione", tenuta dalla Cgil a Roma dal 15 al 17 giugno 1995.

*descrizioni dalla quarta di copertina

venerdì 21 gennaio 2011

Il favoloso mondo di Carlos Henrique Iotti

Il mondo di “Radicci”, frutto della genialità e della matita del giornalista e fumettista italo-brasiliano Carlos Henrique Iotti sbarca in Italia, con una raccolta, di strisce satiriche, edita dalla “Team progetti edizioni”. Si potrebbe parlare di un ritorno alle origini (o appunto alle radici), visto che le gag della famiglia “Radicci” sono ambientate nel quadro dell’emigrazione veneta nello Stato del Rio Grande do Sul. Se l’America è stata fatta con le nostre migliori intelligenze, con il sangue e il sudore dei lavoratori, con l’amore di madri coraggiose, l’autore Iotti, al contrario, mette in scena gli stereotipi dell’emigrazione italiana, dove il capofamiglia è l’anti-eroe per eccellenza. La scelta si rivela azzeccata perché ognuno può riconoscersi nei personaggi o nelle situazioni narrate. Vizi e virtù dell’Italia di ieri e di oggi per sorridere degli altri, con gli altri e di se stessi. E non è finita qui perché l’amico Iotti, già a partire dal prossimo numero de “Il Popolo Veneto”, ci onorerà con la sua collaborazione. Un “strucon” a Iotti e bentornato a casa al signor Radicci!

Emanuele Bellato e la Redazione de “Il Popolo Veneto”

*strucon = abbraccio
I personaggi:

Radicci
è un contadino con tutti i vizi e le virtù della gente di campagna. Il personaggio è politicamente scorretto, irriverente, scontroso e provocatore. La sua passione è il vino, di cui è produttore, ma soprattutto grande consumatore...

Genoveffa è la moglie di Radicci. Fa la casalinga e gestisce la piccola azienda familiare. Burbera, ma con un cuore d'oro è impegnata a tenere a freno gli istinti “animali” di Radicci, ma è anche sempre pronta a perdonarne gli eccessi. L'unica trasgressione che si è concessa è stata quella di ubriacarsi per una volta sola nella vita.

Guglielmino è il figlio ribelle, alternativo, pacifista, capellone, ma in fondo è solo un mammone. Sempre in lotta col padre, l'unica cosa che sembra accomunarli è un'atavica pigrizia e la negazione per il lavoro.

Il Nonno è parte integrante della famiglia, però l’autore Iotti non ha mai specificato se la parentela di sangue è con Radicci o Genoveffa. Poco importa. Ci basta sapere che il “Nonno” è un tipo particolare, nostalgico del tempo che fu, reduce di guerra, ma attento ai cambiamenti della modernità. Possiede addirittura una moto Harley Davidson con cui di tanto in tanto accarezza il sogno di partire verso mete imprecisate!

L’autore:

Carlos Henrique Iotti
(Caxias do Sul 1964): Laureato presso l’Università Federale del Rio Grande do Sul, attualmente collabora con uno dei più importanti giornali del Sud del Brasile, lo “Zero Hora”, edito nella capitale dello Stato di Rio Grande do Sul, Porto Alegre. Pubblica le sue vignette nei giornali “Pioniero” di Caxias do Sul, “Diario de Santa Catarina”, “Diario do Povo” de Pato Branco (Paranà) e su “l’Estado do Paranà”. Inoltre vanta una copiosa produzione di fumetti con i quali ha vinto nel 1997 il prestigioso premio HQ MIX in Brasile.
www.radicci.com.br

clicca sull'immagine per ingrandire

giovedì 20 gennaio 2011

Arcore come Salò. All’armi siam berlusconiani

Mentre il Presidente del Consiglio annuncia “punizioni esemplari” per le “toghe rosse”, ed il mondo si burla di noi - il New York Times ha associato Berlusconi ad un sistema di orge e ricatti - si è già mobilitato il circo mediatico. “Tutti in campo, per un contropiede micidiale” è la dichiarazione di guerra lanciata dal Sultano di Arcore. Un’operazione di disinformazione su vasta scala per far apparire il premier una vittima, un perseguitato dai magistrati comunisti e questi ultimi dei furiosi golpisti giacobini. A dare il là il Cavaliere stesso con un video-comunicato, stile Bin Laden, seguito da un secondo messaggio video. Ha proseguito poi, ieri sera, il fido Alfonso Signorini, nel suo programma “Kalispera”, con una intervista esclusiva all’ingenua Ruby dalla lacrima facile. A proposito, la giovane marocchina, sta seguendo il consiglio del premier: ovvero “sparare cazzate”. In passato il direttore del settimanale Mondadori “Chi” aveva confezionato un finto fidanzato per Noemi Letizia e sfornato vari numeri del giornale per celebrare la devozione del premier alla famiglia. La televisione sostituisce il tribunale e Ruby “confessando” la propria innocenza e soprattutto quella di Berlusconi mette la parola fine al caso. E così vissero tutti felici ed assolti. Per gli altri processi, “Mills” e “Mediaset” suggeriamo a Ghedini di spostarli a “Forum”, o anche lì si annidano dei pericolosi bolscevichi? Le performance patetiche degli uomini e delle donne del Pdl scesi in campo per giustificare l’ingiustificabile smentiscono lo stesso premier quando strafottente si dice tranquillo, od addirittura divertito dalla situazione. E’ il crepuscolo, la disfatta del regime “videocratico”. Arcore rassomiglia alle ultime giornate di Salò. Dietro i festini si nasconde la melanconia, il presagio della fine imminente. Berlusconi si sta consumando da solo. Nessun altro Scilipoti, Razzi o Calearo potrà più salvarlo dal baratro.

Mostra fotografica: Le porte della Memoria

Un percorso in oltre 120 fotografie in bianco e nero scattate da Giuseppe Stella per non dimenticare

Thiene (VI). Solo “KL AUSCHWITZ”. Non ci sono altre parole nel titolo della mostra fotografica che aprirà i battenti venerdì 21 gennaio 2011 nella Biblioteca Civica e che è la prima delle diverse iniziative realizzate dal Comune di Thiene in collaborazione con l’Ass. Amici della Resistenza per commemorare il Giorno della Memoria e il Giorno del Ricordo.
Scattate durante il pellegrinaggio ad Auschwitz compiuto nel settembre 2005 dal noto fotografo amatoriale thienese, nella ricorrenza dei 60 anni dalla liberazione del Campo di sterminio e grazie ad un permesso speciale ottenuto per riprendere i luoghi dell’orrore nazista, le fotografie esposte sono un “reportage mediato” dalla sensibilità di Stella, che volutamente ha tralasciato di scattare foto delle testimonianze più crudeli, per una sorta di rispetto stesso del luogo, evitando così di cadere nella facile emotività legata agli aspetti più raccapriccianti. “Appena arrivato al campo - ricorda Giuseppe Stella - il clima ordinato che si respirava mi ha impedito di scattare alcunché. Poi, gradualmente, i luoghi e le parole di scrittori come Levi o Segre, fanno inabissare il visitatore sempre più dentro il Male e l’impatto emotivo è drammatico. Accanto alla tragica presenza del Male, ho voluto affidare alle fotografie anche il messaggio della compassione e della volontà di non dimenticare: le tante persone inginocchiate in preghiera di fronte al “muro della morte” o i segni di pietà lasciati accanto agli strumenti dell’annientamento sono testimonianze preziose affidate ai nostri giovani”. L’esposizione, curata da Giuseppe Stella in collaborazione con Valter Borgo, è aperta al pubblico ed è particolarmente adatta per le scuole.

Per visite guidate:
Ass. Amici della Resistenza: tel. 0445-366.925
Ufficio stampa comunale : tel. 0445-804.836

Mostra Fotografica
“KL AUSCHWITZ”
Biblioteca Civica, Palazzo Cornaggia
Via Corradini, 89 - Thiene

Dal 21 al 31 gennaio 2011
Lun: 15.00–19.00
Dal mart al ven: 09.30-12.30 15.00-19.00
Sab e dom: 10.00-12.00 16.00-19.00
Ingresso libero

Le porte della Memoria: La Rosa Bianca

Viva la Libertà di Romano Guardini è il tema del secondo appuntamento de Le porte della Memoria 2011. Giuliana Fabris commenterà il discorso del teologo scritto per commemorare i giovani studenti de La Rosa Bianca

Thiene (VI). Sarà Romano Guardini, nel commento affidato a Giuliana Fabris, psicoterapeuta con Magistero in Scienze Religiose, a parlarci del tema fondamentale della libertà, nel secondo degli appuntamenti predisposti da Comune e Associazione Amici della Resistenza che avrà luogo domenica 23 gennaio alle ore 18.00 alla Scuola di di Teologia di Thiene. L’appuntamento di domenica è realizzato infatti in collaborazione con due realtà importanti del territorio: la Scuola di Formazione Teologica ed il Centro Studi “Romano Guardini” di Isola Vicentina. Al centro dell’incontro le figure coraggiose dei giovani appartenenti a La Rosa Bianca, gruppo di studenti che si opposero in modo nonviolento al regime nazista, attivi dal giugno 1942 al febbraio del ’43, quando i principali componenti del gruppo vennero arrestati, processati e condannati amorte per decapitazione. Il quadro storico sarà tracciato da Albano Berlaffa, mentre l’introduzione ed il coordinamento è affidato a don Piegiorgio Sandonà. Nel 1958 Romano Guardini fu chiamato a commemorare il gruppo e pronunciò due discorsi, tra cui quello intitolato Viva la Libertà e che sarà appunto commentato dalla studiosa di Isola, che nello scorso mese di maggio aveva presentato a Thiene il suo ultimo libro “Navigazioni: verso una teologia dei sentimenti”, edito dalla casa editrice Il Poligrafo di Padova .
Interverranno all’iniziativa di domenica anche gli studenti del Liceo “Corradini” per le letture dei brani: sono Giovanni Pettenon, Sara Tazzoli, Raul Dida, Chiara Borgo, Jolanda Maccà e Lorenzo Crestani. Il commento musicale è affidato a Sergio Gasparella (piano) e Alessandro Simoni (flauto traverso). L’ingresso è libero. (c.s.)

Domenica 23 gennaio 2011 - ore 18.00
Sala Conferenze - Scuola di teologia
Piazza del Giubileo, 6 - Thiene
VIVA LA LIBERTA’ Commento al discorso di Romano Guardini su “La Rosa Bianca”
Interventi di Luigi Albano Berlaffa, storico e di
Giuliana Fabris, psicoterapeuta, Magistero in Scienze religiose
Modera l’incontro Sac. Prof. Piergiorgio Sandonà

La Rosa Bianca era composta da Hans Scholl, sua sorella Sophie Scholl, Christoph Probst, Alexander Schmorell e Willi Graf, tutti poco più che ventenni. Ad essi si unì un professore, Kurt Huber, che stese gli ultimi due opuscoli. Gli Scholl si assunsero immediatamente la piena responsabilità degli scritti sperando, invano, di proteggere i rimanenti membri del circolo; i funzionari della Gestapo che li interrogarono rimasero stupiti per il coraggio e la determinazione dei due giovani. La Gestapo torturò Sophie Scholl per quattro giorni, dal 18 al 21 febbraio 1943.

Romano Guardini, nato a Verona nel 1885, si trasferì presto a Magonza, nel 1910 fu ordinato sacerdote e nel 1923 ottenne la cattedra di filosofia della religione a Berlino e la tenne fino al 1939, quando fu prematuramente “pensionato” dai nazisti. Nel 1945, alla fine della guerra, ottenne la cattedra di filosofia della religione prima a Tubinga e poi a Monaco. Fu fra i fondatori della Katholische Akademie, che distribuisce ogni anno il rinomato premio a lui intitolato. Nel 1952 vinse il Premio alla Pace dei librai tedeschi. Morì il primo ottobre del 1968.

Ruby e l’insostenibile leggerezza del premier

Citando l’episodio evangelico “Scagli la prima pietra chi è senza peccato” il presidente pidiellino della Regione Lombardia Roberto Formigoni ha tentato, maldestramente, di giustificare l’ingiustidficabile, ovvero i “bunga bunga” del premier. Il problema è che Berlusconi più che nei panni dell’adultera si vede in quelli del Cristo.
Riponiamo dunque le pietre, perché, come dice Maurizio Lupi, altro ciellino doc, “chi non ha mai fatto una telefonata in procura per aiutare un’ amica in difficoltà?”, e proseguendo con questa logica potremmo dire: “chi non ha mai fatto orge?”, “chi non è mai stato con una prostituta minorenne?”, “chi non hai mai fatto eleggere qualche signorina compiacente?”. Certe difese d’ufficio, probabilmente, fanno salire in considerazione presso il Sultano di Arcore, ma non rendono un grande servigio alla Chiesa. La stessa gerarchia cattolica sbaglia a non “riprendere” le pecorelle smarrite. O forse il vento della globalizzazione, dopo aver cambiato il modello di relazioni industriali, vedi il caso Fiat, sta soffiando anche in Vaticano? Il nuovo catechismo inserirà la deroga Fisichella, della bestemmia libera, contesto permettendo? Ai potenti di turno tutto si concede e tutto si perdona. Ho letto di un prete operaio sposato a cui è stata negata la comunione, mentre la stessa viene data regolarmente ad un Presidente del Consiglio in “peccato”.
Quando si chiede decoro, rispetto delle istituzioni, sobrietà, l’accusa è di essere moralisti, naturalmente nell’accezione negativa. In realtà sono loro i sepolcri imbiancati, quelli che censurano i comici in televisione e i cantanti a Sanremo. E’ ipocrita Berlusconi quando diffonde videomessaggi con il tavolo imbandito di ritratti rappresentanti scene di tranquilla vita famigliare, e ancora quando vuole fare piazza pulita delle prostitute per strada, per magari portarsele nel suo “lettone”.
E tutti in coro a dire: “questi attacchi si riveleranno un boomerang” perché gli italiani lo voteranno ancor più di prima. Dunque c’è una contraddizione nell’accusare la magistratura di muoversi per fini politici. E poi un altro ritornello: “i pm e i giudici dovrebbero interessarsi dei delinquenti e non del gossip”. Se i malviventi e i mafiosi sono in carcere è merito della polizia e dei magistrati, costretti a lavorare senza risorse. E se anche qualche volta la certezza della pena non è assicurata bisognerebbe guardare alle responsabilità del Parlamento, bloccato ed incapace di legiferare. In fondo non conviene risolvere il problema della sicurezza dei cittadini, almeno finché ci saranno libere elezioni. Bisognerà pur parlare di qualche tema in campagna elettorale, pensano i signori della Casta. Altro tema utilizzato per difendere Berlusconi è quello della sua presunta generosità. Concediamoglielo, in fondo guardando le facce dei suoi collaboratori e la mediocrità della sua corte non si può negare il buon cuore del Presidente. Una pletora di nani e ballerine assurta al vertice del potere. Però il discorso stride quando il sacro cuore di Berlusconi viene associato alle giovani frequentatrici delle sue ville. Le mie - afferma Berlusconi - sono feste eleganti allietate dalla presenza di ragazze madri di famiglia, tutte bisognose di aiuto. Viene quasi da credergli, però guardando i “corpi del reato”, si palesa una realtà diversa, evidente anche ai sassi. Ci stanno prendendo in giro. Ormai per trovare serietà dobbiamo rivolgerci ai comici, l’unica fonte di verità rimasta in Italia, da Beppe Grillo che manda tutti a quel paese, ad Antonio Albenese e al suo neorealismo con “u pilu” dove tutto attorno gira, a Benigni con la sua delicata poesia in film, fino a Maurizio Crozza che a proposito della pressante richiesta di fare chiarezza, rivolta da Napolitano a Berlusconi, dice: “Ma cosa c’è da chiarire?”. …Più chiaro di così!

mercoledì 19 gennaio 2011

Il mondo cattolico scarica Berlusconi

Ancora una volta partiamo con il ricordare una frase di Enrico Berlinguer: “La questione morale esiste da tempo, ma ormai essa è diventata la questione politica prima ed essenziale perché dalla sua soluzione dipende la ripresa di fiducia nelle istituzioni, la effettiva governabilità del paese e la tenuta del regime democratico”.
La realtà è che la democrazia è in pericolo, il paese vive una fase di non governo o malgoverno, la fiducia nelle istituzione è in deciso calo.
La questione morale all’interno delle nostre istituzioni, dei partiti, dei politici è il punto di partenza per la soluzione dei gravi problemi che affliggono l’Italia e i suoi cittadini.
Vorremmo finire di sentire come la stampa estera vede l’Italia nella sua classe politica. Vorremmo finire di vergognarci di avere un simile Presidente del Consiglio.
Non più tardi di due settimane orsono Berlusconi affermava di non sentire la necessità di andare al voto con simile motivazione: “Niente urne. La chiesa e le imprese non le vogliono”. Infatti i vescovi italiani, uniti e concordi eccetto qualche eccezione, quotidianamente facevano arrivare un messaggio chiaro a Casini che grosso modo così può essere riassunto: “Pierferdi caro, preparati a scendere in campo come ti sembra più opportuno, ma dai una mano a Berlusconi. Sarai ricompensato come sai. Tu sei la longa manus della chiesa, la nostra mano dentro agli organismi istituzionali. Alle elezioni, fra due anni, ti daremo un appoggio straordinario”. Casini, del resto, è come tanti vescovi. Vanno dove conviene. Ha il fiuto buono Casini, ottimo opportunista.
Più volte il cardinale Bertone ha dato esplicito appoggio a Berlusconi con cene e incontri semiclandestini, poi con grande pompa prima del voto sulla sfiducia; ed ha premuto perché un partito, l’Udc, si accordasse con Berlusconi. Il cardinale molto ferrato nelle faccende temporali, capace di spostare consensi politici e gestire giochi di potere ora sembra far marcia indietro.
Il cardinale Bertone sembra aver fiutato la necessità di rinnegare la fiducia a Silvio. Il tradimento della Chiesa all’attuale governo val ben più di trenta denari. Saprà Silvio rispondere a modo e rassicurare la gerarchia? Ne dubito.
Con il cambiare del vento sembrano mutare anche le posizioni dei Vescovi e della Chiesa a causa delle ultime vicende che toccano Berlusconi e di fronte alle quali non si possono più chiudere gli occhi, turare il naso, tappare gli orecchi, far finta di nulla insomma!
Il disagio dei laici di fronte alle posizioni assunte dalla gerarchia è ormai totale e sfocia sempre più in una disaffezione manifesta nei confronti della Chiesa.
I Vescovi si preparano a staccare la spina a Silvio. Si avete capito bene. Solo il famigerato cardinale Sepe spende parole di assoluzione per Silvio, memore probabilmente del fatto che nessuno e senza peccato e che anche a lui è già stata usata tanta misericordia. Solo chi è senza peccato può scagliare pietre, e quindi nessuno, ma ancora più grave è additare Berlusconi come esempio da seguire. Il cardinale di Napoli sembra voglia tenersi buono un simile amico. Non si sa mai.
Per fortuna nel “puttanaio” generale emerge del buono e ci sono segni di speranza.
Famiglia Cristina, da sempre critica nei confronti di Berlusconi, già si prepara a ribadire la sua linea critica nei confronti dell’operato di Silvio.
Innanzitutto un giusto riconoscimento ad Annamaria Fiorillo, la dottoressa pubblico ministero del Tribunale dei minori, che fin da subito aveva detto tutto chiaro sulla relazione di Ruby e Berlusconi. A lei, scavalcata e ignorata, ora i fatti sembrano proprio dare piena ragione. Si farà luce.
Questa è una donna che dovrebbe essere promossa ad alti incarichi per la sua competenza e per il suo coraggio. Vedi caro Maroni che il pubblico ministero non era da sbugiardare. Che figura ministro!
In secondo luogo un plauso alla Consulta ha dimostrato di difendere la Costituzione come già aveva fatto con il lodo Alfano. Questo era il terzo tentativo per allontanare dal premier i processi Mills, Mediaset e Mediatrade in corso a Milano.
Io credo che chi dice di non avere scheletri nell’armadio della propria vita debba ammettere di aver gettato via l’armadio, o averlo perso di vista, o di non volerlo aprire per farvi pulizia, o negare ogni responsabilità di quanto contenuto nell’armadio.
Altrettanto vero che a volte aprire l’armadio, cambiare aria, fare un passo indietro, dimettersi sia quanto mai opportuno. Ormai è l’unica via. Non vorremmo arrivare a vivere la recente esperienza tunisina.
Berlusconi, intendi? Se non intendi, lasciati consigliare bene dai tuoi fidi che con sempre maggiori difficoltà riescono a parare i colpi. Mi sa che ti resteranno due o tre compagni di merende come Emilio e Lele.

Ivano Maddalena

lunedì 17 gennaio 2011

Presentazione "1994" a Selavazzano Dentro

Martedì 18 gennaio, a Selvazzano Dentro (PD), alle ore 21 all’auditorium S. Michele in via Roma si narra una storia mai raccontata

Con la collaborazione del gruppo IdV in Consiglio regionale e l’intervento del consigliere regionale Antonino Pipitone, i giornalisti Luciano Scalettari e Luigi Grimaldi presenteranno il libro “1994, l’anno che ha cambiato l’Italia” (Chiarelettere, 2010). Appuntamento, con la presenza degli IdV locali Paolo Bertasi e Ylenia Barison.

Scheda del libro: Sei anni, dal 1988 al 1994. Quattro storie. Quattro misteri tra la Prima e la Seconda repubblica. Il delitto Rostagno (1988), la tragedia del traghetto Moby Prince (1991), gli omicidi dell'ufficiale del Sismi Vincenzo Li Causi (1993) e dei reporter Ilaria Alpi e Miran Hrovatin (1994). Un filo lega fatti e date che preparano la grande svolta del 1994, l'anno della discesa in campo di Berlusconi e del suo trionfo. Questa è una controinchiesta che impiega i risultati di diverse indagini della magistratura. Testimonianze e documenti inediti, in un coacervo di omissioni, depistaggi, prove inquinate. Negli anni emergono brandelli di verità sulla tragedia del Moby Prince, nella rada di Livorno, dove erano in corso manovre illecite di trasbordo di armi e materiale bellico. E sul progetto Urano, una delle più colossali operazioni di smaltimento di rifiuti tossici. Il puzzle non è completo, ma ce n'è abbastanza per cogliere il disegno finale. Mogadiscio, Livorno, Trapani, Palermo, Roma, Milano: tappe di un unico percorso che porta alle stragi di mafia del 1992-1993 e pone sotto una nuova luce la svolta elettorale del 28 marzo 1994, una settimana dopo l'uccisione in Somalia di Ilaria Alpi e Miran Hrovatin, i due giornalisti del Tg3 pronti a mandare in onda un servizio annunciato e clamoroso. In prima linea anche uomini importanti nel progetto Dell'Utri per la nascita di Forza Italia. Ecco la faccia nascosta della Seconda repubblica.

domenica 16 gennaio 2011

IL POPOLO VENETO N.2 / 2011

Il Popolo Veneto N°2 - 2011

Libro: A Limena "Il regime dei padroni"

LUNEDÌ 17 GENNAIO 2011
Presentazione Il regime dei padroni di Giorgio Cremaschi
Sala Teatro Falcone Borsellino
Limena (Padova)
ore 9,00

Oltre all'autore interverranno:
Devi Sacchetto (Università Padova)
Luigi Ficarra (avvocato)
Antonio Silvestri (Segr. gen. Fiom PD)
Andrea Castagna (Segr. gen. Cgil PD)
Giorgio Molin (Segr. gen. Fiom Veneto)

Scheda del libro: Senza peli sulla lingua e con il piglio ironico che lo contraddistingue, Giorgio Cremaschi affronta il tema del lavoro in Italia all'indomani del caso Melfi, del caso Pomigliano e dello spostamento delle linee produttive in Serbia, Polonia, Brasile e Usa. La domanda è semplice: siamo di fronte a un avanzamento dell'industria automobilistica italiana, oppure a un arretramento, non solo dei sindacati, ma di tutto un paese sempre più prono alle ragioni dell'impresa? E poi: è ancora democratica una Repubblica non più fondata sul lavoro? Un'analisi lucida e spietata, l'unica voce controcorrente attualmente in libreria.

Autore: Giorgio Cremaschi, laureato in Scienze politiche a Bologna, sindacalista dei metalmeccanici Cgil sin dal 1974, approda poi ai vertici della Fiom. Dal 2005 è leader dell'area programmatica Rete 28 aprile in seno alla Cgil.

sabato 15 gennaio 2011

CONSIGLI LIBRARI N.50

C’è un’Italia migliore
Vendola Nichi
€ 10,00
2011, 160 p., brossura
Fandango Libri

Nichi Vendola è oggi il politico più discusso e amato nella sinistra italiana, è il caso del momento, ha governato per cinque anni la Regione Puglia puntando sui giovani, la cultura e l’ambiente. Come ha scritto il Financial Times: “A una recente conferenza sull’energia solare, gli investitori hanno definito la Puglia come la regione più attraente del meridione d’Italia per una burocrazia meno ingombrante”. In questo libro ci sono le idee per cercare e trovare quell’Italia migliore che in questi anni è stata sepolta dalla paura e da un governo inadeguato. Finalmente il libro di Nichi Vendola che contiene le proposte su ambiente, cultura, giovani, sanità, famiglia, giustizia. Nelle pagine di C’è un’Italia migliore saranno trattati i temi che faranno parte della piattaforma politica per la candidatura del leader di Sinistra e Libertà alle prossime attese primarie. Le fabbriche di Nichi, con ben 80.000 iscritti, sono le associazioni che negli ultimi mesi si sono diffuse in Italia e all’estero a sostegno del progetto politico di Vendola.

Quando cambia il tempo. In viaggio verso l’unità
Civati Giuseppe
€ 12,00
2010, 168 p., brossura
Novecento Media

Sulle orme di Garibaldi un appassionato viaggio lungo l’Italia di oggi tra le strutture, le brutture, le bellezze e le speranze del nostro Paese. Un omaggio alla provincia italiana in vista dei 150 anni dell’Unità. Un resoconto di viaggio da nord a sud e ritorno, lontano dagli occhi gossippari di chi racconta un’Italia patinata e sempre uguale a se stessa.

La Costituzione della Repubblica italiana
Con un intervento di Marco Travaglio
€ 8,00
2011, 128 p., rilegato
Giunti Editore

A un giornalista che gli chiedeva quale libro avrebbe salvato di questi tempi se avesse dovuto scegliere, Marco Travaglio ha risposto: “Fino a qualche tempo fa avrei detto Dante o Machiavelli, ma oggi dico in assoluto la Costituzione Italiana, calpestata da destra e da sinistra.” La Costituzione non più come libro per addetti ai lavori, ma come libro della memoria, da far circolare tra giovani e adulti, da far entrare in tutte le case d’Italia perché in un anno particolare di celebrazioni, ci racconti e ci ricordi come è stata pensata in origine la nostra Repubblica, su quali fondamenti si è costituita, i limiti precisi e invalicabili di chi ci deve governare, le libertà e i diritti di cui possiamo pubblicamente godere. E come unico libro della resistenza, per evitare che quelle regole auree del vivere civile vengano costantemente minacciate, ignorate o cancellate dalla barbarie del nostro tempo.

*descrizioni dalla quarta di copertina

venerdì 14 gennaio 2011

Referendum, il popolo si esprima

I cittadini si esprimano con il voto, attraverso il referendum che proporrà i quesiti ritenuti ammissibili. Siamo in democrazia e a primavera saremo chiamati a dire la nostra su alcuni temi di grande importanza. Una delle questioni su cui saremo chiamati ad esprimerci riguarda un bene comune come l’acqua. Si l’acqua di cui tanta parte siamo costituiti. L’acqua fonte della vita.
A luglio 2010, il comitato promotore aveva presentato oltre un milione e quattrocentomila firme di cittadini italiani che volevano ottenere un referendum nella primavera del 2011 per dire no alla privatizzazione dell’acqua. Il voto si svolgerà entro giugno probabilmente.
Tre i quesiti previsti per il referendum:
1) l’abrogazione dell’articolo 23bis per contrastare l’accelerazione sulle privatizzazione dell’acqua; 2) la ripubblicizzazione dell’acqua che mette mano all’articolo 150 del decreto legislativo 152/2006;
3) l’abrogazione di una parte dell’articolo 154 per evitare che si speculi su un bene comune come l’acqua.
Proprio in questi giorni la Corte Costituzionale si è pronunciata sull’ammissibilità dei referendum abrogativi inerenti tre temi caldi per il Paese: il ritorno al nucleare, il legittimo impedimento e appunto la questione dell’acqua pubblica.
Precisamente, sono stati approvati quattro dei sei quesiti referendari presentati: due del Forum dei movimenti dell’acqua contro la privatizzazione del servizio idrico, quello contro il nucleare italiano dell’Italia dei valori ed il referendum per l’abrogazione della legge sul legittimo impedimento.
Inammissibile invece la ripubblicizzazione degli acquedotti targata sempre IdV ed il secondo quesito avanzato dal Forum.
Nello specifico, la Commissione si è così espressa:
n.149 registro dei referendum: richiesta di referendum n. 1 su “Modalitá di affidamento e gestione dei servizi pubblici locali di rilevanza economica. Abrogazione”: AMMISSIBILE.
n.150 registro referendum: richiesta di referendum n. 2 su “Servizio idrico integrato. Forme di gestione e procedure di affidamento in materia di risorse idriche. Abrogazione”: INAMMISSIBILE.
n.151 registro referendum: richiesta di referendum n. 3 su “Determinazione della tariffa del servizio idrico integrato in base all’adeguata remunerazione del capitale investito.
Abrogazione parziale di norma”:AMMISSIBILE.
n.152 registro referendum: richiesta di referendum n. 4 su “Norme limitatrici della gestione pubblica del servizio idrico. Abrogazione parziale”: INAMMISSIBILE.
n. 153 registro referendum: richiesta di referendum n. 5 su “Nuove centrali per la produzione di energia nucleare. Abrogazione parziale di norme”: AMMISSIBILE.
n. 154 registro referendum: richiesta di referendum n. 6 su “Abrogazione della legge 7 aprile 2010, n.51 in materia di legittimo impedimento del Presidente del Consiglio dei Ministri e dei Ministri a comparire in udienza penale”: AMMISSIBILE
I Verdi, e non solo loro, reputano la decisione della Corte Costituzionale un fatto estremamente positivo. Il presidente dei Verdi, Angelo Bonelli, auspica uno sforzo notevole per una campagna elettorale che spinga i cittadini a partecipare ai referendum, al fine di raggiungere il quorum. Così si è espresso Bonelli: “Noi Verdi faremo campagna elettorale per il sì a tutti i quesiti proposti, ossia per l’acqua pubblica, per l’abrogazione delle norme che riportano il nucleare in Italia e per cancellare il legittimo impedimento che viola il principio dell’uguaglianza di tutti i cittadini dinanzi alla legge”.
Credo sia necessario informare bene gli italiani i quali spesso e volentieri non si son sentiti chiamati in causa e hanno preferito rimanere a casa nelle votazioni referendarie. Certo convincere circa 25 milioni di italiani ad andare a votare non è impresa da poco, ma non impossibile visto l’importanza dei quesiti su cui si è chiamati ad esprimerci.
Per ciò che riguarda i quesiti sull’acqua è importante che torni ad essere un bene pubblico e tale deve rimanere sempre. Un bene primario a disposizione di tutti e non nelle mani di pochi chiamati a gestire i servizi pubblici. L’acqua è un bene essenziale, ricordiamocelo.
In vista del voto sarà bene informarci e formaci una idea precisa su quanto ci è chiesto di esprimerci.
Al voto saremo chiamati a salvaguardare quanto segue: l’acqua resti un bene pubblico, le energie del futuro siano quelle alternative, pur consapevoli che la strada da percorrere non è facile, ribadire l’imprescindibile principio che sancisce una verità fondamentale in democrazia: che ogni cittadino è uguale davanti alla legge.
Non vi paiono forse dei motivi buoni per esprimervi?

Ivano Maddalena