giovedì 31 marzo 2011

2 Aprile 2011. Agenda di Pace

Gentili lettori, abbiamo appena ricevuto dagli amici di Emergency la locandina con il programma della giornata di mobilitazione contro la guerra, a cui la Redazione de Il Popolo Veneto ha aderito, che si terrà sabato 2 Aprile 2011 a Roma in Piazza Navona, a partire dalle ore 15.00. Passate parola! Grazie

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Il Premio G.Lago a 5 interpreti del Nordest

I vincitori riceveranno il riconoscimento intitolato al giornalista sul palco del Teatro Accademico, a Castelfranco Veneto. La cerimonia inaugura il Festival delle Città Impresa, il 27 aprile, con una lectio magistralis di Ferruccio De Bortoli.

Massimiliano Alajmo, Fabio Capello, Toni Capuozzo, Fabio Franceschi, Protezione Civile Associazione Nazionale Alpini, sezione di Trento. Sono questi i vincitori del Premio Giorgio Lago, edizione 2011. La cerimonia di consegna li vedrà sul palcoscenico del Teatro Accademico a Castelfranco Veneto, il prossimo 27 aprile, nella città in cui il giornalista ha trascorso gran parte della sua vita. Un riconoscimento dedicato a 5 interpreti del Nordest, rispettivamente per le sezioni cultura, sport, giornalismo, impresa e volontariato, che quella sera saranno coinvolti in una tavola rotonda, condotta da Mariano Maugeri de Il Sole 24 Ore, dedicata a raccontare il loro radicamento al territorio come il loro valore nel contesto nazionale e internazionale, nel segno di uno degli interpreti più rappresentativi del Nordest. L’intenso programma della serata prevede una lectio magistralis di Ferruccio De Bortoli, direttore de Il Corriere della Sera, e l’intervento di Mario Bertolissi, docente di diritto costituzionale all'Università di Padova, dedicato all'inguaribile riformista. L’evento inaugura la quarta edizione del Festival delle Città Impresa e si realizza con una formula radicalmente rinnovata. Nato nel 2005, il Premio è stato riservato per alcuni anni allo specifico mbito del giornalismo, mentre con l’edizione 2011 si apre a 5 categorie di destinatari, con la volontà di segnalare all'attenzione pubblica quelle figure che interpretano fattivamente i valori del Nordest e contribuiscono a costruire quella dimensione metropolitana, di cui Giorgio Lago è stato un precursore. La nuova formula espressa dal comitato promotore, composto dall’Associazione Amici di Giorgio Lago, dal Comune di Castelfranco Veneto e da Nordesteuropa.it, è stata messa a punto in collaborazione con la famiglia e il Centro Studi dell’Università di Padova intitolato al giornalista, oltre che con l’importante sostegno di Veneto Banca. Il progetto intende ricordare la figura e il lavoro di Lago, scomparso nel 2005, per 12 anni direttore de Il Gazzettino e successivamente editorialista de La Repubblica e delle testate del gruppo l’Espresso, impegnato anche nella scrittura politica con una straordinaria capacità di analisi del suo territorio, ma soprattutto, ha l’obiettivo di valorizzare gli attori di quest’area del paese, spesso laboratorio di innovazione. La giuria, guidata da Luigino Rossi - editore di Lago al Gazzettino - ha selezionato la straordinaria rosa di vincitori contando sul contributo di Gabriella Belli, direttore del MART di Rovereto, Francesco Lago, figlio di Giorgio, Francesco Jori, vicedirettore del Centro Interdipartimentale di Ricerca e Servizi Giorgio Lago, Giannola Nonino, ad Nonino Distillatori spa, Andrea Tomat, presidente di Confindustria Veneto, Flavio Trinca, presidente di Veneto Banca, Giancarlo Saran, Assessore alla Cultura della Città di Castelfranco Veneto, Giuseppe Zaccaria, rettore dell’Università di Padova, e Filiberto Zovico, editore di Nordesteuropa.it. A Massimiliano Alajmo, il riconoscimento per la cultura. Nel più giovane premiato della storia Michelin, prima con le due e poi con le tre stelle, il Premio Lago individua la raffinata capacità di fare del gusto un passepartout per incontrare altre espressioni artistiche ed esplorare la cultura materiale. A Fabio Capello il premio per lo sport, per la tenacia comune ad altri sportivi della sua terra, il Friuli Venezia Giulia, che gli è valsa una carriera da record come calciatore e allenatore, fino all’attuale guida della prestigiosa nazionale inglese. Ancora un friulano per il premio al giornalismo, assegnato a Toni Capuozzo, esempio di un giornalismo non gridato, raccontato “vicino” alle persone e alle storie, nella tradizione dei grandi inviati italiani e stranieri. Il premio per l'impresa è assegnato a Fabio Franceschi, presidente di Grafica Veneta spa, un protagonista indiscusso del nuovo Nordest, che partendo dalla provincia di Padova ha fatto dell’innovazione e della sostenibilità le armi vincenti per “conquistare” mercati internazionali, importanti autori e case editrici. Alla Protezione Civile Associazione Nazionale Alpini - Trento, va il riconoscimento per la sezione volontariato, per il fondamentale contributo in occasione del terremoto in Abruzzo. A ritirarlo sarà il presidente Giuliano Mattei, testimone in prima persona dell’impegno civile e del grande cuore delle “penne nere”. (c.s.)

Info www.premiogiorgiolago.it

mercoledì 30 marzo 2011

22° Premio Internazionale Carlo Scarpa

La Giuria del Premio Internazionale Carlo Scarpa per il Giardino ha deciso all’unanimità di dedicare la XXII edizione (2011) a Taneka Beri, villaggio dell’Atakora, Benin.

Il Premio, istituito nel 1990 dalla Fondazione Benetton Studi Ricerche, apre come tutti gli anni una campagna di attenzioni su un luogo che contenga patrimoni di memoria e natura di particolare densità e si presenti come significativo per la ricerca scientifica e la sperimentazione di metodi e strumenti per la conoscenza e il buon governo dei beni culturali. Questa edizione ha portato la Giuria a una scelta inconsueta, lontana da tutti i temi affrontati in precedenza: un villaggio dell’Africa occidentale subsahariana. Un luogo, la sua forma e la sua vita, la comunità Tangba che ne è responsabile, il suo patrimonio di idee e di cose, il senso del tempo e dello spazio, la custodia della memoria, la trasmissione di conoscenze, di arti e di mestieri, il governo dei beni comuni e le cure della casa, il concetto di natura e le figure del sacro. È un villaggio del nordovest del Benin, posto sulle colline Taneka, propaggini meridionali del massiccio dell’Atakora, snodo cruciale della storia delle popolazioni della regione, spartiacque tra i bacini del Volta, del Niger e dell’Ouémé, il fiume che percorre il paese da nord a sud fino al Golfo di Guinea. Fa parte di un insieme di villaggi che hanno origine nel XVIII secolo come rifugi dai razziatori di schiavi provenienti dal sud; il suo toponimo oscilla tra lo storico Seseirhà (“le case sovrapposte”), e il più recente Taneka Beri (“grande taneka”). È articolato in quattro parti identificate con altrettanti toponimi - Satyekà, Tyaklerò, Galorhà, Pendolou -, ognuna delle quali è costituita da molteplici nuclei abitati da famiglie allargate. Un antropologo italiano, Marco Aime, ha guidato in questo mundus alter un’incursione sperimentale di un gruppo di esperti europei di paesaggio nel tentativo di raccoglierne segni e intercettarne significati, attraverso l’inevitabile e consapevole filtro degli attrezzi conoscitivi e percettivi del nostro mondo. Le indagini condotte hanno quindi trovato un momento di sintesi tra le conoscenze già acquisite sul campo in ambito antropologico e un approccio paesaggistico in grado di rendere non solo i caratteri di spazialità che ci sono più consueti ma anche la complessità relazionale che trova in un diverso rapporto spazio tempo la sua tipicità. L’impegno è stato quello di dar conto degli interrogativi che un microcosmo così lontano continua a porre alla nostra cultura e alla nostra mentalità, luogo che si è svelato possibile paradigma di sviluppo sostenibile, da cui trarre suggestioni importanti per il futuro, piuttosto che restare ancorati alle consuete certezze di un Occidente esportatore di civiltà e progresso. I modi dell’insediarsi in rapporto simbiotico con la natura, l’invenzione della libertà e di una struttura particolare della società hanno consolidato un comune senso di appartenenza che non è esclusione, ma senso di comunità coesa e stabile, mediato attraverso figure carismatiche che garantiscono il senso di appartenenza alla terra, senza creare forme di rifiuto integralista verso gli stimoli provenienti dalle altre culture.

La campagna culturale ha avuto inizio pubblico a Milano con la conferenza stampa del 29 marzo 2011 e troverà il suo apice a Treviso nelle giornate di venerdì 13 e di sabato 14 maggio prossimo, in un incontro con la delegazione beninese, nella pubblicazione del dossier dedicato al luogo designato, nell’apertura di un’esposizione di materiali documentari, nel seminario di riflessioni, e nella cerimonia di consegna del sigillo scarpiano. La campagna proseguirà poi nel corso del 2011 con altre iniziative di approfondimento e divulgazione, rivolte anche al mondo della scuola. (c.s.)


Fotografie: - Il re Tchourou seduto sotto l’albero luogo d’incontro dell’assemblea del quartiere (fotografia di Marco Aime, 8 dicembre 2010). - Alcune capanne del villaggio di Taneka Beri (fotografia di Massimo Venturi Ferriolo, 8 dicembre 2010).

La musica dell’Ottocento elegante a Rovigo

Domenica 10 aprile 2011, primo concerto che la rassegna Mousikè dedica alla mostra allestita presso Palazzo Roverella a Rovigo

Rovigo - Le più note romanze da salotto composte tra Ottocento e Novecento: questo il tema del primo di quattro omaggi in musica dedicati alla mostra intitolata L’Ottocento elegante. La mostra, allestita presso Palazzo Roverella a Rovigo, è stata inaugurata sabato 29 gennaio e rimarrà aperta fino a domenica 12 giugno 2011. Il concerto avrà luogo domenica 10 aprile 2011, alle ore 11.00, presso l’Accademia di Concordi di Rovigo, cornice ricca di storia e sede dell’Accademia fondata nel XVI secolo. Le romanze di Giacomo Puccini, Francesco Paolo Tosti, Ruggero Leoncavallo e di altri compositori vissuti a cavallo tra Ottocento e Novecento saranno interpretate dal soprano Novella Bassano e dal pianista Marcello Garbato.

Vincitrice del 54° Concorso Internazionale Comunità Europea per giovani cantanti lirici del Teatro Lirico Sperimentale di Spoleto e del Premio Internazionale Enrico Caruso di Milano, Novella Bassano ha calcato le scene di numerosi teatri italiani e internazionali. Ha collaborato con importanti registi e direttori, e ha partecipato a produzioni realizzate dall’Accademia del Teatro alla Scala, del Teatro Donizetti di Bergamo e di altri importanti teatri italiani. Al suo fianco sarà il pianista Marcello Garbato. Diplomatosi nel 1994 al Conservatorio di Rovigo sotto la guida di Paola Ballerin, Garbato ha iniziato l’attività concertistica specializzandosi in particolare nel repertorio cameristico e seguendo i corsi di musica da camera tenuti dal pianista M. Somenzi e dal violoncellista del Quartetto Italiano F. Rossi. Laureato in Lettere classiche all’Università di Padova, è stato consulente di importanti teatri e da vari anni affianca all’attività musicale quella giornalistica.

I concerti della Fondazione, sarà un’occasione per ascoltare le più famose romanze dei salotti borghesi della seconda metà dell’Ottocento. Le note musiche di Francesco Paolo Tosti, di origine abruzzese, compositore e maestro di canto, vero emblema di questo genere musicale, si alterneranno a quelle altrettanto note di Giacomo Puccini, Ruggero Leoncavallo, Luigi Arditi e Pier Adolfo Tirindelli.

Il prossimo appuntamento con Mousikè sarà venerdì 15 aprile 2011, ore 21.00, presso la Chiesa Parrocchiale di Loreo (RO). Ospiti della serata saranno I Solisti Veneti, diretti da Claudio Scimone. All’attore Alberto Terrani sarà affidato il ruolo di voce recitante. Il programma prevede l’esecuzione dell’Ouverture dello Stabat Mater di Luigi Boccherini e del capolavoro di Franz Joseph Haydn intitolato Le Sette Parole di N.S. Gesù Cristo sulla Croce.

L’ingresso è libero e gratuito fino ad esaurimento dei posti

2 Aprile. Contro Gheddafi, contro la guerra

“Pacifisti, dove siamo finiti?” è il quesito posto dal direttore Piero Sansonetti nell’editoriale del settimanale “Gli altri”, in edicola. Domanda legittima giacché a seguito dell’intervento militare nei confronti della Libia è mancata quella mobilitazione popolare a favore della “Pace” senza se e senza ma, vista durante i precedenti conflitti in Iraq ed Afghanistan. In Parlamento e nel paese i ruoli - come descrive Sansonetti - sembrano essersi invertiti, con un centrodestra, o almeno la sua stampa, alquanto scettico verso l’intervento ed un centrosinistra, salvo poche lodevoli eccezioni, “guerrafondaio” quindi lontano e in contraddizione con la sua stessa storia. Naturalmente ci sarebbe molto da discutere sul cosiddetto “pacifismo” del centrodestra, frutto di complicità con il regime dittatoriale del Colonnello. La pubblicazione e la vendita del libro verde di Gheddafi in allegato a “Il Giornale”, di proprietà della famiglia Berlusconi, svela i reali sentimenti di chi in fondo continua a “tifare” per il rais libico. Anche il “pacifismo” di marca leghista non offre particolari connotazioni etiche o valoriali, ma è caratterizzato esclusivamente dal timore di una possibile invasione di profughi dalle zone di guerra. Questa è una semplificazione, però un dato è certo, nel Parlamento non c’è nessuna forza politica disponibile a rappresentare il dissenso pacifista. Centrodestra, centrosinistra e terzo polo, pur votando differenti mozioni hanno deciso all’unanimità l’ingresso dell’Italia nella missione militare in Libia. Dietro l’ingerenza umanitaria si nasconde la volontà degli stati occidentali di mettere le mani sul petrolio e i giacimenti di uranio di cui la Libia dispone. Un appetito vorace tradotto in una macabra gara a chi cominciava per primo a bombardare, oscurando così le ragioni della politica e della diplomazia. Il giudizio su Gheddafi e i suoi crimini è di condanna, però la missione è andata oltre il mandato delle Nazioni Unite, ponendosi in aperto contrasto con quanto stabilito dalla nostra Costituzione, la quale oppone un fermo no al ricorso alla guerra per la risoluzione delle controversie internazionali . Per riaffermare i principi del: “No alla guerra, stop ai bombardamenti, cessate il fuoco; con le rivoluzioni e le lotte per la libertà e democrazia dei popoli del Mediterraneo e dei paesi arabi; contro tutti i dittatori, i regimi, le occupazioni militari, le repressioni in corso; accoglienza, asilo e protezione per i migranti” è stata indetta per sabato 2 aprile a Roma - Piazza Navona, alle ore 15.00, una Giornata di mobilitazione nazionale contro l’intervento in Libia. La manifestazione, organizzata dal “Coordinamento 2 Aprile”, ha ricevuto le adesioni di: Arci, Emergency, Forum per l’Acqua, Libera, Gruppo Abele, AssoPace, Fiom, Cobas, Usb, Federazione della Sinistra, Sinistra Ecologia e Libertà, Sinistra Critica, Rete dei Comunisti, Il Manifesto, Liberazione, e tante altre realtà associative. L’appello, che prende spunto da una citazione dello scienziato Albert Einstein: “La guerra non si può umanizzare, si può solo abolire” è disponibile in rete al seguente indirizzo: www.dueaprile.org. Dimostriamo che il popolo della pace c’è e continua a lottare affinché la forza della ragione prevalga sulle ragioni della forza.

Emanuele Bellato

“L’acqua non è una merce” a Venezia

Appuntamento Venerdì 1 aprile, alle ore 18.30, presso la Libreria Marco Polo, Salizada San Lio, Venezia

Nell’ambito del ciclo di incontri “Decrescità e felicità. Percorsi e idee per un'alternativa possibile” il giornalista Luca Martinelli presenterà il libro: “L’acqua è una merce. Perchè è giusto e possibile arginare la privatizzazione” (Altreconomia Edizioni)

Scheda libro: L’acqua è ormai una merce. E con la benedizione di politici e media si appresta a diventare - da bene comune e diritto di tutti - un affare per pochi. Una torbida verità la cui fonte è la recente riforma dei servizi pubblici locali. Questo libro ricostruisce la storia della privatizzazione dell’acqua in Italia dal 1994 a oggi, dimostrando come e perché la gestione pubblica degli acquedotti può essere la più efficiente. Per tenere, come scrive Erri De Luca nel prezioso testo inedito che apre il libro, “il conto delle gocce”.

“L’acqua è un bene comune. Privatizzarne la gestione vuol dire mercificare un diritto. Ma un diritto non si vende, semmai si tutela. Se il mercato vuol farci pagare l’acqua, come fosse un prodotto qualsiasi, noi rispondiamo: l’acqua è già nostra, l’acqua è di tutti noi”.


Per info: Libreria Marco Polo, Salizada San Lio, Venezia info@libreriamarcopolo.com www.facebook.com/libreria.marcopolo

martedì 29 marzo 2011

TV di regime: Finta terremotata a Forum

“Non dire il falso. Non prestare orecchio a parole bugiarde. Non aprire la tua bocca per giurare il falso”. Così recitano alcune massime di saggezza raccolte nel Libro dei Proverbi. Si tratta pure di un comandamento divino per chi crede. Vi è pure l’invito a non giurare, né per la tua testa, né sulla testa dei tuoi figli, o sulla vita del tuo asino (animale preziosissimo) e tanto meno sulla vita di tua moglie. Sagge indicazioni, comandi condivisibili da chiunque, credente o meno. Quando apri la tua bocca e proferisci parola sia in ordine alla verità e ogni tua parola sia nella verità e per la verità. La verità, fare la verità sembra essere passato di moda. Anzi, se possibile si cerca l’inganno, l’offerta di una verità distorta ma fatta credere corrispondente alla realtà. L’uomo è portato spesso ad avallare il si dice, si sente, l’hanno detto in TV, l’ho letto sul tal giornale. Ma la verità dove sta di casa oggi? Siamo troppo spesso facili al credere e poi ci ritroviamo ingannati, spettatori di ciò che ci viene propinato come verità preconfezionata, ascoltatori di un messaggio da accogliere acriticamente. Col fischio! Accade ancora una volta che, ma non è certo la prima e non sarà l’ultima neppure, hanno cercato di ingannarci. Di cosa vogliamo parlare? Di una trasmissione andata in onda in Mediaset e del messaggio che si è cercato di veicolare. Per chi non ne fosse a conoscenza stiamo parlando di una delle aziende del duce di Arcore: Silvio Berlusconi. Con i suoi mezzi di comunicazioni cerca in tutti i modi di inculcare negli italiani messaggi pro governo e ad personam. I fatti. Mediaset manda in onda una finta terremotata pagata 300 euro. Pagata per leggere un copione scritto dagli autori del programma Forum, condotto da Rita Dalla Chiesa su Canale 5. “L’Aquila è ricostruita”. Tutti in Facebook, in rete, sui giornali possiamo leggere e riascoltare la falsa testimonianza: “Ci sono case con giardini e garage”; “La vita è ricominciata”; “chi si lamenta lo fa per mangiare e dormire gratis”. Per questo “ringraziamo il presidente...” . “Il governo... “, si affretta a precisare la conduttrice Rita Dalla Chiesa. La persona in questione, Marina Villa, 50 anni, nella trasmissione di venerdì si dichiara “terremotata aquilana e commerciante di abiti da sposa” in separazione dal marito Gualtiero. Ed è lì in TV con il coniuge a discutere della separazione davanti al giudice del tribunale televisivo. Ma è tutto finto: lei non è dell’Aquila, non è commerciante, il vero marito è a casa a Popoli, il paesino abruzzese nel quale la coppia vive: si chiama Antonio Di Prata e con lei gestisce un’agenzia funebre. Scoperto l’inganno anche l’assessore alla Cultura dell’Aquila, Stefania Pezzopane, scrive una lettera a Rita Dalla Chiesa: “Nella sua trasmissione, persone che, mi risulta, non hanno nulla a che vedere con L’Aquila, hanno fatto un quadro distorto e assolutamente non veritiero”. Marina racconta di essere stata pagata: “Mi hanno dato 300 euro. Come agli altri attori. Anche Gualtiero, che nella puntata interpretava mio marito, recitava. Lui è un infermiere di Ortona. Hanno scelto un altro abruzzese per via del dialetto”. Per trenta denari c’è chi ha tradito e c’è chi per 300 euro ha recitato un copione falso. Ma al di là del fatto grottesco smascherato e della figuraccia ignobile fatta dalla “finta terremotata” a pagamento per un giorno su Mediaset, vogliamo aggiungere sottolineare il fatto che ci indigniamo. Vergogna. Proviamo vergogna e verso un programma usato per dire il falso: Forum. Un programma dove si mette in mostra come si fa giustizia, secondo la legge. Dovevano pensare ad una intervista fatta da Ferrara alla signora ma non a Forum. I programmi di intrattenimento sono pieni di personaggi che si prestano proni al duce di Arcore per sostenerlo. Certo la televisione è sua (conflitto d’interesse?), ma almeno cari italiani svegliamoci. Sveglia! Questo è solo un piccolo esempio di come facilmente, sganciando denari e pilotando coscienze così suddite e piegate, si può distorcere la realtà dei fatti e vendere una verità che è fumo. “Sepolcri imbiancati” (falsi e menzogneri). A volte però le loro opere malvagie vengono alla luce e allora non ce n’é per nessuno. Vergogna!

Ivano Maddalena

Spazi jazz al Bomben: "Dialoghi in jazz"

Concerto con Pietro Tonolo (sax tenore e soprano) e Marco Ponchiroli (pianoforte) venerdì 1˚ aprile ore 21.00

Treviso - Dopo il successo riscontrato dal trio di Paolo Botti e dal chitarrista Irio De Paula nei primi due concerti in programma, si conclude, venerdì 1˚ aprile alle ore 21.00, nell’auditorium degli spazi Bomben di Treviso (via Cornarotta 7), la rassegna Spazi jazz al Bomben, organizzata dalla Fondazione Benetton Studi Ricerche, in collaborazione con il circolo culturale Caligola. L’ultima serata del ciclo presenta una novità assoluta, l’esibizione dell’inedito duo formato dai veneziani Pietro Tonolo e Marco Ponchiroli. La riconosciuta classe musicale di Tonolo, da vent’anni stabilmente ai vertici del sassofono jazz in Europa, incontrerà per la prima volta in concerto il pianoforte lirico di Marco Ponchiroli. L’eccellente acustica dell’auditorium consentirà agli spettatori di gustare ogni sottile sfumatura di una performance che si preannuncia suggestiva e raffinata, caratterizzata dal costante dialogo fra i musicisti. Marco Ponchiroli, diplomatosi in pianoforte al Conservatorio di Venezia, ha debuttato come leader con Fast Marghera, album che metteva in luce le sue doti strumentali e compositive. Molto apprezzato come accompagnatore di cantanti - ricordiamo le brasiliane Luma e Rosa Emilia, ma soprattutto Enrica Bacchia, con cui ha inciso il pregevole Like You - Ponchiroli ha anche frequentato il mondo del pop, suonando al Festival di Sanremo con i Pitura Freska. Ha tenuto a lungo in vita un duo col sassofonista Gigi Sella, ed ha quindi collaborato con David Boato, Nicola Fazzini, Bebo Baldan (nel quartetto denominato The Italian Jazz Art), Roberto Caon e Marco Carlesso, insieme ai quali ha pubblicato Slash Art 3. Pietro Tonolo, nato nel 1959 a Mirano e da qualche anno trasferitosi a Venezia, è fra i più celebri tenorsassofonisti europei. Già molto giovane ha suonato a fianco di jazzisti del calibro di Gil Evans, Enrico Rava, Chet Baker, Lee Konitz e Steve Lacy. Ha collaborato con tutti i più importanti esponenti del Jazz italiano, da Massimo Urbani a Franco D’Andrea, ed europeo, da Aldo Romano a Tony Oxley, suonando in ogni angolo del mondo. Ha inciso come sideman ma sempre più spesso, negli ultimi vent’anni, come leader, soprattutto per l’etichetta Egea. Ha di recente fatto parte dell’Electric Be-Bop Band di Paul Motian, e suona regolarmente con Gil Goldstein e Steve Swallow, Ira Coleman e Joe Chambers, solo per fare qualche nome. La rassegna Spazi jazz al Bomben, articolata in due cicli di tre concerti ognuno, il primo fra novembre e dicembre 2010, e il secondo fra marzo e aprile 2011, è stata pensata per offrire un esauriente spaccato del multiforme panorama jazzistico contemporaneo ma anche, ove possibile, dei momenti di approfondimento, per far sì che il significato e l’evoluzione del Jazz, uno dei linguaggi musicali più affascinati del Novecento, potessero venir meglio compresi non solo dagli addetti ai lavori, ma da tutti gli appassionati. (c.s.)


Ingresso intero 8 euro, ridotto 5. Per informazioni: Fondazione Benetton, tel. 0422.5121, fbsr@fbsr.it

Markus Stockhausen in concerto a Padova

La Facoltà di Agraria dell’Università di Padova ospiterà la rassegna Mousikè mercoledì 6 aprile 2011. In programma musiche di Tartini, Maderna, Bartók e Stockhausen

Straordinario appuntamento, mercoledì 6 aprile 2011, alle ore 16.00, col celebre compositore e trombettista Markus Stockhausen. L’atteso concerto, che vedrà il musicista tedesco esibirsi insieme all’Orchestra d’Archi Italiana, si terrà presso l’Aula Magna Pentagono, Campus Agripolis di Legnaro (PD), sede della Facoltà di Agraria dell’Università di Padova. Il programma sarà dedicato in particolare alla musica del Novecento, da Bruno Maderna a Béla Bartók, e alle composizioni dello stesso Stockhausen. Vincitore di numerosi premi e concorsi, Markus Stockhausen ha collaborato a lungo con il padre Karlheinz, che a lui ha dedicato diversi brani per tromba. Si è esibito nelle sedi più prestigiose, dalla Scala di Milano alla Royal Opera House di Londra, e affianca alla sua attività di musicista quella di compositore. Ad accompagnarlo sarà l’Orchestra d’Archi Italiana, formazione fondata nel 1994, preparata dal violoncellista Mario Brunello ed erede della lunga tradizione veneta della musica per archi. L’appuntamento avrà inizio con il Concerto per tromba e archi in re maggiore di Giuseppe Tartini, trascrizione da un concerto per violino. Seguirà la celebre Serenata per un satellite di Bruno Maderna, composta nel 1969 e dedicata al fisico torinese Umberto Montalenti, allora direttore dell’ESOC, European Space Operation Center, con sede a Darmstadt. Sarà poi la volta di due composizioni di Markus Stockhausen: il Concerto per tromba e archi Ascent and Pause, in quattro movimenti, e il Concerto per flicorno e orchestra d’archi intitolato Miniatur. Viaggio di un’anima; solista lo stesso Stockhausen. A chiudere il concerto saranno le note del Divertimento per orchestra d’archi di Béla Bartók. Compositore, pianista ed etnomusicologo ungherese, Bartók dedicò il Divertimento al direttore svizzero Paul Sacher e all’Orchestra da Camera di Basilea. Il brano risale al 1939, poco prima che il musicista ungherese, per ragioni politiche, lasciasse definitivamente l’Europa per trasferirsi in America.


L’ingresso è libero e gratuito fino ad esaurimento dei posti

lunedì 28 marzo 2011

Thiene: Festival delle Scuole di Danza

Al Comunale sabato 9 aprile l’evento che quest’anno giunge alla XII edizione

Thiene - Torna l’atteso appuntamento thienese con il festival delle Scuole di Danza, organizzato dall’Amministrazione Comunale con la collaborazione artistica di Rita De Biasi, responsabile dell’Associazione Studio Danza di Thiene. “Incontro con la Danza”, questo il nome del festival, si svolgerà in Teatro Comunale il prossimo 9 aprile 2011, con inizio alle ore 20.45. Lo scopo dell’iniziativa è quello di coinvolgere realtà coreutiche provenienti non solo dalla Provincia di Vicenza, ma dall’intera Regione, in un amichevole e proficuo confronto tra le varie scuole, alle quali va il merito di saper riconoscere e valorizzare le doti e i talenti dei futuri ballerini. Come tradizione, la serata sarà l’occasione per un’interessante panoramica sui diversi stili e sulle diverse tecniche di danza, stimolando un sempre più attento ed approfondito lavoro di ricerca didattica e coreografica. L'appuntamento è rivolto a tutti coloro che amano la danza ed in particolar modo ai giovani che la praticano come allievi. “Le scuole di danza - commenta Rita De Biasi - partecipano volentieri all’evento, attratte anche dal suggestivo fascino e dall’ospitalità offerta dal teatro thienese. A dimostrare il largo consenso all’iniziativa è anche quest’anno l’alto numero di richieste di partecipazione, ben superiore a quanto possibile per un’unica serata di spettacolo. Anche altre città d’Italia in questo periodo ospitano con successo festival, rassegne e concorsi di danza. Eventi come quello thienese favoriscono lo scambio di conoscenze e stimolano le stesse scuole ad un miglioramento continuo in un'arte che sa offrire emozioni sia a chi la vive da protagonista sulle assi del palcoscenico sia a chi vi assiste in qualità di spettatore.” Queste le scuole che parteciperanno all’edizione 2011: Associazione Studiodanza di Thiene, Danzarteatro di Padova, Armonia Danza e Scuola di danza "Grazia Paulon e Silvia Zaccaria" di Vicenza, Centro Elaborazione danza di Venezia, A.C.S.D. Come and Dance di Pieve di Curtarolo(PD), Centro Artedanza e Centro Danza Hip Hop di Thiene, Danzare a Solferino (VR), Centrodanza Treviso, Danse Atelier di Verona. (c.s.)


Per informazioni e biglietti: Ufficio Cultura (P.za Ferrarin, 1 - Thiene): 0445- 804.750

Taglio di Po: La musica per flauto e pianoforte

Sabato 2 aprile, al Museo Regionale della Bonifica a Taglio di Po (RO), primo appuntamento del mese con la rassegna Mousikè. In concerto il flautista Filippo Incigneri e la pianista Monica Catania

Una serata dedicata alla musica italiana tra Ottocento e Novecento, da Gaetano Donizetti e Gioachino Rossini a Franco Margola e Alfredo Casella: così Mousikè. I concerti della Fondazione declina i due temi cardine della XVII edizione, i 150 dell’Unità d’Italia e l’Ottocento elegante in mostra a Palazzo Roverella a Rovigo. Il concerto avrà luogo sabato 2 aprile 2011, alle ore 21.00, presso il Museo Regionale della Bonifica di Taglio di Po, Loc. Cà Vendramin (RO). La rassegna ospiterà per l’occasione il duo flauto-pianoforte formato da Filippo Incigneri e Monica Catania. Dopo essersi diplomato presso il Conservatorio di Frosinone, Filippo Incigneri ha seguito i corsi di perfezionamento presso l’Accademia Musicale Chigiana di Siena con Severino Gazzelloni. Tiene concerti in Italia e all’estero, in particolare in Germania, Olanda, Belgio e Austria. Al suo fianco si esibirà Monica Catania, diplomata presso il Conservatorio di Venezia sotto la guida di A. Barutti. Vincitrice di numerosi premi in concorsi nazionali e internazionali, ha al suo attivo performance da solista e registrazioni per importanti emittenti radiofoniche. I due musicisti interpreteranno un repertorio tra Ottocento e Novecento.

L’appuntamento si aprirà sulle note della celebre Sonata per flauto e pianoforte di Gaetano Donizetti, composizione che il musicista dedicò, nel 1819, alla nobildonna Marianna Pezzoli-Grattaroli. Seguiranno l’Andante e Allegro per flauto e pianoforte di Gioachino Rossini e la Sonata per pianoforte op. 8 n. 1 che Muzio Clementi compose durante il suo soggiorno a Vienna tra il 1781 e il 1782, dedicandola a Nancy d’Auenbrugger, figlia di un famoso medico viennese. Sarà poi la volta di alcune trascrizioni: due da note composizioni di Niccolò Paganini e altrettante da brani d’opera di Giuseppe Verdi. A concludere il ricco programma saranno i Tre pezzi per flauto e pianoforte del compositore bresciano Franco Margola e Siciliana e Burlesca op. 23 di Alfredo Casella, quest’ultima composizione datata 1914.


L’ingresso è libero e gratuito fino ad esaurimento dei posti

IL POPOLO VENETO N.12 / 2011

Il Popolo Veneto N°12 - 2011

La trattativa Stato - Mafia. Massimo Ciancimino si racconta

di Francesco Toscano


Certe volte il silenzio fa rumore. Specie quando è improvviso ed apparentemente immotivato. Gli italiani si erano abituati alla presenza mediatica costante di un personaggio controverso, definito a seconda delle angolazioni e della estemporaneità delle analisi, o come una specie di oracolo o come un pericoloso mitomane, disposto a giocare una partita pericolosissima pur di inseguire i suoi privatissimi interessi. Stiamo parlando di Massimo Ciancimino, figlio del più famoso Vito, già sindaco di Palermo negli anni del sacco che, con le sue dichiarazioni sugli anni delle stragi, ha indirizzato l’attenzione della pubblica opinione su vicende buie e inquietanti che, come fantasmi, tornano dal passato. Vicende relegate troppo frettolosamente in un angolo buio e polveroso della coscienza collettiva di un Paese, l’Italia, che non trova il coraggio di guardarsi allo specchio fino in fondo.


In molti, precisa Massimo Ciancimino, si chiedono dove sia finito. Anche un giornalista attento come Nuzzi si faceva la stessa domanda. La verità è molto semplice. Ho soltanto ritenuto fosse opportuno diminuire di molto la mia esposizione mediatica, considerato il nuovo ruolo di indagato che purtroppo sono stato costretto ad indossare. Credo sia doverosa, a questo punto, una speciale continenza verbale, anche per una forma di rispetto nei confronti dei magistrati. Io, a differenza di altri, intendo difendermi nelle sedi opportune.


Ci tiene Ciancimino a sottolineare questo ultimo passaggio che evidentemente chiama in causa i comportamenti del premier Berlusconi, istintivamente più portato a difendersi su terreni a lui più congeniali, come i media, piuttosto che in una austera aula di tribunale. Dalle parole di Massimo si evincerebbe dunque che l’improvviso diradarsi delle sue presenze televisive sarebbe frutto prevalentemente di una scelta intima e personale. Ma gli osservatori più attenti non hanno potuto fare a meno di notare come, tale cappa di silenzio, sia immediatamente successiva alla pubblicazione di alcune indiscrezioni di stampa che, addebitandone il contenuto a Ciancimino, accostavano la figura del prefetto Gianni De Gennaro a quella del misterioso signor Franco, personaggio più volte evocato nei racconti del giovane Ciancimino e indicato come punto di incontro di mondi solo apparentemente molti distanti.


Effettivamente alcune coincidenze sono curiose. Non appena sono state rese pubbliche alcune notizie che affiancavano il nome del signor Franco a De Gennaro, guarda caso, sono subito spuntate su alcuni giornali delle intercettazioni che mi riguardavano. Non sono un complottista ma la coincidenza è certamente singolare. Il 2 Dicembre del 2010 mi intercettano a Verona in compagnia di un personaggio indagato e che non conosco, e già il 7 dello stesso mese, alcune frasi intercettate, estrapolate dal contesto, me le ritrovo sui giornali. Singolari casualità. Non intendo comunque vestire i panni della vittima per questo. In ogni caso non ho detto che il signor Franco è De Gennaro. Questa voce esce grazie ad una efficientissima relazione di servizio del dott. Busceti sulla base di una discussione avvenuta in un bar tra noi. In sede di interrogatorio, come è giusto che sia, il mio atteggiamento è stato altro. Perché sento il dovere di difendermi sapendo che quello che dico potrà essere usato contro di me.


Nonostante Massimo Ciancimino venga di norma dipinto come un concentrato di furbizia di luciferina efficacia, lo stesso è invece recentemente incappato in una poco edificante vicenda che, comunque vada a finire, getta sul personaggio in questione una luce molto lontana dal cliché tradizionale che lo accompagna e che, a voler essere minimalisti e comprensivi, potremmo definire frutto di “straordinaria ingenuità”. Ciancimino è stato infatti intercettato a Verona, in compagnia di un calabrese sottoposto ad indagini perché ritenuto dagli inquirenti vicino alla ‘ndrangheta, mentre parlava di affari. Tutto ciò con l’ulteriore aggravante di essersi mosso senza scorta. Una storia decisamente scomoda per un personaggio sovraesposto come lui, al centro di vicende delicatissime e potenzialmente dirompenti. I suoi molti detrattori hanno perciò avuto gioco facile nel cavalcare la vicenda fino a chiederne la revoca della scorta.


La scorta però non mi è stata revocata, alcuni hanno soltanto avanzato questa ipotesi sulla scia delle polemiche riguardanti la mia fuga a Verona. Quell’incontro a Verona, utilizzato strumentalmente da chi ha interesse a delegittimarmi, è stato un errore, una leggerezza. Spero di essere chiamato al più presto dagli organi competenti per chiarire ogni aspetto di questa vicenda. Mi scuso per essermi mosso senza scorta, ma non comprendo che tipo di ritorsione sia la sua eventuale revoca. In Italia la scorta è quasi uno status symbol. Dicono: “Gode della scorta”. Ma chi è che “gode” della scorta? Questa forma di protezione non deve essere revocata sulla base dei miei comportamenti privati ma solo nel caso in cui cessi la condizione di pericolo. Se mi dicono che non corro più alcun rischio sarò felicissimo che mi venga revocata.


Nei dettagli della vicenda che a cascata ha determinato queste polemiche Ciancimino dice di non poter entrare. Si limita solo ad effettuare un’analisi generica sulle motivazioni che lo spinsero fino a Verona per incontrare un imprenditore calabrese risultato poi indagato per gravi reati.


La storia è semplicissima. Io lavoro e perciò ho l’esigenza di monetizzare. Ma che senso avrebbe per uno esposto come me avere rapporti consapevoli con uomini della ‘ndrangheta o della camorra? In quel caso andrei condannato all’ergastolo. Sfido qualsiasi procura a poter dimostrare rapporti tra me e questo tipo di personaggi. Quello in oggetto è un finto caso. Ho incontrato, solo tre volte, una persona (Strangi) che non conoscevo e che non potevo sapere fosse indagata. Le intercettazioni trascritte sui giornali non rendono un servizio alla verità. Il tono delle frasi era scherzoso e i concetti incriminati assolutamente estrapolati dal contesto. E’ una colossale strumentalizzazione. Il ministro Alfano ha detto che grazie a queste intercettazioni ambientali finalmente stanno facendo luce sul personaggio Ciancimino. E lo dice proprio lui che le intercettazioni vuole abolirle. Vedo in giro troppa doppia morale. Se le intercettazioni riguardano me, per molti, sono oro colato. Quelle del caso Ruby, invece, vanno interpretate. Gli stessi che attaccano me, quando si tratta di Berlusconi spiegano che al telefono si scherza, si millanta e si inventa. Eppur di giustificarlo si inventano di tutto. Concetti che naturalmente per me non valgono. Io, nonostante sia stato massacrato, in particolare dal Corriere della Sera, continuo però a ritenere le intercettazioni un indispensabile strumento di indagine.


Massimo Ciancimino fa certamente paura a molti. Le sue dichiarazioni hanno costretto l’Italia, con le sue immutabili classi dirigenti, a riaprire alcuni cassetti della storia che tanti vorrebbero rimanessero chiusi per sempre. Il nome di Massimo Ciancimino in particolare evoca lo spettro della “trattativa”, di quel presunto patto cioè che vide protagonisti uomini delle istituzioni e mafiosi, con i Ciancimino coinvolti nel ruolo di mediatori.


La mia colpa più grande è quella di avere aperto squarci di verità su un periodo buio e tragico come quello delle stragi. Fino al Gennaio del 2008 le stragi erano un argomento buono solo per tristi e retoriche commemorazioni. Il giorno dopo poi tornava tutto come prima. Ora fortunatamente grazie anche alla mia sovraesposizione mediatica, alcune coscienze si sono svegliate e a molti è tornata improvvisamente la memoria. A tutti quelli che mi accusano di avere ottenuto enormi vantaggi dalla scelta di parlare, vorrei ricordare che se sono indagato per calunnia e concorso esterno in associazione mafiosa lo devo proprio alla scelta di non aver preferito chiudermi in un interessato silenzio. Se mi fossi fatto i cazzi miei ora certamente non dovrei rispondere di questi reati, poiché tali procedimenti penali sono il diretto risultato delle mie dichiarazioni.


E’ lecito chiedersi perché Massimo Ciancimino ha deciso improvvisamente di frugare nel cassetto dei ricordi. Troppi anni sono passati. E proprio quando una coltre di colpevoli silenzi sembrava avesse archiviato per sempre storie tragiche e spaventose, ecco riemergere dal passato una figura capace di fare sanguinare ancora una ferita che pareva cicatrizzata. Perché lo fa? Quale molla lo spinge a fare un passo tanto delicato? Le possibili risposte oscillano dalle certezze di chi dipinge un uomo intento solo a salvaguardare le tante e illecitamente accumulate sostanze del padre, fino a chi riconosce al giovane Ciancimino una leale volontà di servire le ragioni della verità.


Quando lo Stato mi ha porto la mano io non l’ho mai rifiutata. Ho deciso di parlare anche a causa di un crescendo di situazioni e di molestie che ho ricevuto, culminate con l’iscrizione nel registro degli indagati per riciclaggio. Ma perché, mi domando, solo io, unico di cinque figli, devo rispondere dei soldi ereditati da mio padre? Hanno preso di mira solo me non per il mio tesoro ma a causa del mio bagaglio di conoscenze. I vari Cicchitto e Gasparri, poi, dovrebbero spiegarmi in concreto a quali benefici potrei aspirare. Mi dovrebbero indicare secondo quale norma di legge io potrei conservare i soldi di mio padre in virtù delle mie parole. Me lo dicano, se lo sanno. L’unica legge non scritta che io conosco e che generalmente consente di godersi le cose in assoluta tranquillità è quella di farsi i fatti propri.


Scrutare la mente di uomo al fine di comprendere le ragioni più intime che ne condizionano le scelte è impresa ardua e certamente rischiosa. Più semplice è forse passare dalla psicologia ai fatti, limitandosi ad unire quelli accertati e valutandoli nella loro fredda oggettività.


Perché nessuno chiede a De Donno come mai pensò di proporre proprio a me l’idea di aprire un canale di dialogo per fermare le stragi? Quando lo Stato si presentò da me nelle vesti di De Donno io non rifiutai di garantire il mio contributo perché non ho mai avuto la struttura del mafioso e questo chi di dovere lo sapeva benissimo. Sapevano pure che avevo già provato a convincere mio padre a collaborare ma fallii perché i miei fratelli si misero di traverso. Il mio obiettivo è sempre stato quello di fare passare mio padre dall’altra parte della barricata, e certamente sapevano pure questo. Vengono da me perché rappresentavo l’ala dialogante della famiglia, dialogavo pure con Falcone. Subito dopo le stragi mio padre disse “questa non è mafia, è terrorismo”. Queste parole vennero interpretate come un’ implicita apertura, e allora si fecero avanti. Mio padre accettò di fare da tramite per esclusivo interesse personale. Fondamentalmente Vito Ciancimino servì soltanto per catturare Riina, una volta catturato il superboss lui non serviva più perché aveva inizio una fase della trattativa che vedeva protagonisti altri personaggi. Mio padre mi diceva sempre che la vera trattativa era iniziata 19 giorni dopo la mancata perquisizione del covo di Riina.


Una domanda continua ad aleggiare sullo sfondo. Perché quelle stragi? A cosa servivano quei morti, concomitanti con la caduta di un potere, quello primorepubblicano, esercitato per lunghissimi anni da una partitocrazia invecchiata che esprimeva sempre gli stessi personaggi? Dopo il ’93 nulla sarà più come prima, anche se nel Paese del Gattopardo spesso i cambiamenti servono solo a conservare l’esistente. Una lettura dei fatti, ex post, può suggerire qualche via di uscita dal labirinto di incertezze che soffocano la via stretta che conduce alla nuda verità.


Mio padre diceva che lo stragismo accelera il cambiamento, isola le parti estremiste e ricompatta al centro. Ma escludo categoricamente che le stragi servissero ad aprire la strada a Forza Italia. Non troveremo mai risposte se prevarrà la tentazione della bassa strumentalizzazione politica di parte. Con riferimento alla trattativa, destra e sinistra sono concetti che non hanno senso. La trattativa, infatti, non ha colore politico ma solo il colore rosso sangue delle vittime. I politici che sono sopravvissuti o rinati grazie a quel sangue oggi siedono su tutti i lati del parlamento. Bisogna inseguire i fatti e non usarli per manipolare la verità a piacimento delle parti interessate. I media però non prestano la giusta attenzione alla gravità della vicenda. Il quadro non è incoraggiante. La destra, Gasparri in testa, si affanna nel dimostrare che il problema è riferibile a Conso, mentre prima quando tutti puntavano il dito contro Forza Italia esultava la sinistra. Bassezze. La verità è una sola ma temo che Sciascia avesse ragione quando affermava “lo Stato non può processare se stesso”.


Lo Stato. Un concetto nobile spesso violentato dalla inadeguatezza di uomini che, rappresentandolo, ne indeboliscono il prestigio. I farisei contemporanei sono soliti stracciarsi le vesti di fronte a racconti poco edificanti che riguardano le alte cariche istituzionali, con la motivazione risibile che bisogna difendere le istituzioni. La repubblica dell’ipocrisia trova così pieno compimento. Costoro si indignano non tanto per il fatto che uomini sospettati di avere giocato un ruolo in vicende così oscure continuino ad occupare posti di prestigio, no, si preoccupano piuttosto di ostacolare la ricerca della verità per un malinteso istinto di difesa di quelle istituzioni che garantiscono una tenuta di sistema che in fondo tiene in vita anche loro.


Sono tantissimi i personaggi pubblici che ancora non hanno ritrovato la memoria. Preferisco non fare nomi per evitare altri processi per calunnia. Noto però che Violante, ad esempio, si è ricordato solo adesso del fatto che forse aveva ricevuto all’epoca il rapporto sul 41 bis. Lo stesso Violante che, all’indomani della consegna del Papello, (foglio contenente le richieste di Riina allo Stato per interrompere le stragi) si era preoccupato di metterne in dubbio l’autenticità con l’argomentazione che il quinto punto, quello riguardante la dissociazione, comparve solo nel 1997. Non è così. Infatti di dissociazione e di revoca del 41bis si discuteva già nel 1993 a livello ministeriale, come dimostrano alcuni documenti consegnati nel processo Mori.


La trattativa rende concreti i peggiori pensieri. Interrogativi avvolgono anche personalità che gli italiani sono abituati a riconoscere come baluardi sicuri in difesa della onorabilità delle istituzioni Repubblicane. Persino ex Presidenti della Repubblica come Scalfaro e Ciampi vengono infatti sentiti dall’autorità giudiziaria. Mentre le scelte in tema di politica carceraria effettuate dal ministro Conso, all’epoca del governo Ciampi, disorientano parte della pubblica opinione e sono difficilmente spiegabili. I destinatari delle richieste contenute nel Papello, inoltre, sarebbero secondo Ciancimino, i due ex ministri Mancino e Rognoni che diverranno in seguito vicepresidenti del Csm, Mancino e Rognoni. La chiamata in causa di queste personalità, le cui eventuali responsabilità politiche prima che penali sono tutte da dimostrare, suggestiona in maniera particolare. Perché, diciamoci la verità, mina quella sensazione tutto sommato rassicurante che per togliere quel fastidioso alone di mafiosità dalla nostra vita pubblica basterebbe pensionare Berlusconi e Dell’Utri. I fatti ci dicono che il quadro, purtroppo, è più complesso e non consente facili scorciatoie.


Mio padre mi disse che nel 1992 Cosa Nostra tutti i suoi nemici li aveva eliminati. Con gli altri si poteva discutere. Di Berlusconi diceva che non era mafioso bensì un soggetto tenuto sotto pressione e ricattato da questa gente. Queste parole hanno trovato conforto nelle dichiarazioni di tanti collaboratori di giustizia come Giovannello Greco, Brusca e altri. A Brusca, poi, non è che sto molto simpatico visto che voleva ammazzarmi. Eppure è vero che alcuni pentiti hanno confermato nel dettaglio i fatti riguardanti gli investimenti mafiosi a Milano. D’altronde c’è una sentenza che dice che Dell’Utri era mafioso fino al 1992. Mio padre diceva anche che lo stalliere era ad Arcore per il cavaliere e non per il cavallo che, peraltro, non c’era. Se sia casuale poi il fatto che i destinatari del Papello siano poi divenuti entrambi vicepresidenti del Csm non voglio esprimermi. Però mi interrogo. Credo che chiunque provi a mettere insieme i fatti e si accosti al tutto con spirito di verità capisce per forza cosa è successo. I fatti sono lì, basta trovare il coraggio di guardarli. La verità, dal punto di vista intellettuale, è già patrimonio comune.


Massimo Ciancimino ha più volte espresso perplessità sulla dinamica ufficiale riguardante la morte di suo padre. Secondo lui qualcosa non torna.


Mio padre aveva dichiarato ad Ingroia che nel giorno in cui Andreotti fosse stato condannato anche ad un solo giorno di galera lui avrebbe parlato. Guarda caso è morto esattamente il giorno dopo la condanna in appello di Andreotti a Perugia. Non dico altro. C’è a Roma un’inchiesta sul caso.


Massimo Ciancimino è inoltre accusato di fornire all’autorità giudiziaria documenti diciamo così “a tappe”.


E’ vero. Per questo mi chiamano il “Findomestic dei collaboratori”. Io mi ero posto inizialmente un livello di collaborazione incentrato esclusivamente sulla trattativa. In seguito è stata la Procura ad allargare il cerchio chiedendomi conto di verbali spariti, di fascicoli spariti e di carte scomparse riguardanti Berlusconi e Dell’Utri. Se io parlo senza un supporto cartaceo rischio di incorrere nella calunnia. Questo aspetto mi obbliga alla prudenza. L’inchiesta sulla trattativa è delicatissima, non punta verso il basso. Verso il basso ci sono le dichiarazioni di Spatuzza che sta facendo un ottimo lavoro e infatti a giorni la procura di Caltanissetta dovrebbe chiedere la revisione di alcuni processi proprio grazie al contributo offerto da Spatuzza. Le sue parole possono aiutare nell’individuazione degli esecutori materiali delle stragi. Le mie invece aiutano a definire il contesto decisionale ai massimi livelli. E’ facile dire “perché Ciancimino non dice tutto insieme?”. Mi dicono: “Ma lei ha ancora un fogliettino che parla di Napolitano”? Ma poi chi risponde del reato di calunnia? Solo io. Troppo comodo pontificare così. Ricucci aveva ragione: “E’ bello fare i froci cor culo dell’artri”. Quella che voi chiamate rateizzazione delle dichiarazioni è solo doverosa cautela. Io non sono un pentito, non è che ho ammazzato qualcuno e posso dire come sono andati esattamente i fatti. Io sono un teste e quindi devo provare alla virgola tutto quello che dico. Il Paese non è ancora pronto per affrontare tutta la verità Pure il grande Buscetta, pur collaborando con Falcone, aspettò dieci anni per parlare di Andreotti. Capiva che i tempi non erano maturi.


I tempi non sono maturi e forse non lo saranno mai. In Italia ancora mancano risposte esaustive persino sulle stragi degli anni di piombo.


La verità processuale è lontana soprattutto perché la magistratura non è compatta. Troppe gelosie tra procure su competenze e gestione dei processi. Io contribuisco come posso al fine di fare luce. Alcune cose, che pure so, ma che non sono in grado dimostrare, non le dico per prevenire i processi per calunnia. Mi hanno già querelato Mancino e De Gennaro. Non è facile parlare.


La magistratura non è compatta e forse ,in alcuni casi delicati, in passato ha commesso degli errori . I processi, ad esempio, costruiti sulle parole del pentito Scarantino, nonostante siano divenuti definitivi, potrebbero andare incontro a revisione.


Non so se i processi costruiti sulle parole di Scarantino siano stati condotti così per malafede o incapacità. Certo sapere oggi che il questore La Barbera era pagato dai servizi e individuato con il nomignolo di Catullo non depone favorevolmente. Voglio chiarire un concetto. Per capire la trattativa nel suo insieme è inutile inseguire il numero degli accordi. Il famoso cantante Lou Reed diceva che “dopo tre accordi è musica…”


La Sicilia di oggi pare molto diversa da quella che esprimeva sindaco di Palermo Vito Cinacimino.


Il malessere sociale è concime per la mafia, oggi come ieri. La mafia armata è però oggettivamente in disarmo. La mafia, in fin dei conti, è un organo parassitario e per questo non potrà mai sostituire lo Stato. La Licata mi ha ricordato che mio padre è stato il peggior sindaco che Palermo abbia mai avuto, io gli ho risposto che però la competizione non è ancora finita.


Un padre è un padre, qualunque cosa faccia. Per chiunque sarebbe complicato ricordarne la memoria all’interno di una cornice tanto sgraziata. Ma Massimo Ciancimino non lascia trasparire emozioni particolari. Non sembra esserci troppo spazio per i sentimentalismi nella ricostruzione del suo racconto.


Non soffro nel ricordare questi fatti che riguardano mio padre. Diceva uno scrittore francese: “Non si può giudicare chi si ama”. Io non amavo mio padre.


Massimo Ciancimino è ancora giovane, ha una moglie e un figlio piccolo. Nelle sue parole c’è più speranza che paura.


Io ho paura soprattutto di me stesso. Spero di tornare un giorno a condurre una vita normale. Vorrei soltanto tenere la mia famiglia lontano da tutto questo. Ho sofferto del fatto che mia moglie sia stata interrogata.


Su Saverio Romano, tirato in ballo da Ciancimino nelle sue dichiarazioni, dribbla con una battuta


Ormai si portano avanti con il lavoro. I ministri se li scelgono già indagati…


Massimo Ciancimino farà anche paura a molti ma di certo non ha perso il gusto della battuta.


Leggevo che il governo Berlusconi vuole trattare con Gheddafi mentre cadono le bombe. Certo che in Italia il vizio non se lo levano mai…



Francesco Maria Toscano

domenica 27 marzo 2011

Il Valbrenta Team fa il pieno di medaglie

Altro bottino di medaglie per il Valbrenta Team nella gara classica, valevole per i Campionati Italiani 2011 di canoa discesa, che ha avuto luogo oggi sulle acque del fiume Brenta, nel tratto compreso tra Valstagna (VI) e la Casa sul Fiume a Solagna (VI)

Davide Maccagnan ha conquistato la seconda posizione nella categoria K1 senior, a poco più di un secondo dal primo classificato, Luca Panziera del Canoa Club Pescantina, che si è aggiudicato il 1° Trofeo Renzo Fantasia, dedicato al noto gestore del Ristorante “Al Mondo” di Valstagna e grande amico dei canoisti, scomparso prematuramente il 6 dicembre 2009. Pierpaolo Bonato si riconferma vera e propria promessa della specialità, sia in velocità che nella gara classica, vincendo anche oggi nel K1 junior con un tempo di tutto rispetto, un 18:28 che gli è valso anche il settimo posto in classifica generale. Oltre a ciò Pierpaolo, insieme ai suoi compagni di squadra Davide Maccagnan e Stefano Scremin, ha dominato anche nella K1 a squadre senior. Grazie agli ottimi piazzamenti di tutti i suoi atleti, il Valbrenta Team ha conquistato il titolo di vice Campione Italiano di Società, a soli tre punti dalla Canottieri Comunali Firenze. Per ottenere il titolo tricolore, sarebbe stata sufficiente una prestazione adatta al giusto valore di Stefano Scremin, che purtroppo non si è dimostrato al massimo della forma in questo inizio di stagione. Estremamente soddisfatti il Presidente dell’associazione, Elio Rigotto, e Robert Pontarollo, allenatore della squadra nazionale ed ex campione di specialità, che puntano l’occhio sugli atleti più giovani: in particolare su Noemi Pellin, che oggi ha vinto nella categoria K1 cadette, ma anche sugli altri piccoli valligiani, Daniele Gaudiano, Pietro Marinello e Leonardo Pontarollo. A conferma, il Valbrenta Team ha in programma una serie di corsi di avviamento alla canoa, il prossimo dei quali sarà organizzato nei primi giorni di aprile. Il consigliere della Federazione Italiana Canoa Kayak Hansjorg Mayr, intervenuto a Valstagna in occasione delle competizioni, sostiene: “È un momento di riflessione, questo, per la nostra specialità. Si dovrà metter mano ai regolamenti federali e dare il giusto supporto alle società per l’organizzazione delle gare, in modo da far crescere questa disciplina. La discesa fluviale è un’attività accessibile a tutti e, pertanto, dobbiamo cercare di far crescere la base e la competitività. Il nostro obiettivo deve essere il raggiungimento del riconoscimento, da parte del CIO, come sport olimpico.” (c.s.)


Referendum: Il PD del Veneto per il Sì

In vista della consultazione popolare del 12-13 giugno 2011 è sfilato ieri a Roma il popolo dei “beni comuni”. Quattrocentomila i partecipanti al corteo per dire sì all’acqua pubblica, sì alle energie rinnovabili e sì al principio di uguaglianza davanti alla legge. In contemporanea alla mobilitazione promossa dal Comitato referendario “Due sì per l’acqua pubblica” si è svolta a Monastier di Treviso l’assemblea regionale del Partito Democratico del Veneto, che ha sancito l’impegno ufficiale dei democratici a fianco della causa referendaria. L’assemblea ha approvato per acclamazione un ordine del giorno che impegna il partito a promuovere la più ampia partecipazione ai referendum previsti per il prossimo mese di giugno (contro la privatizzazione forzata dell’acqua, contro il nucleare e il legittimo impedimento) e schiera il Pd a sostegno del sì ai quesiti proposti.

Campionati Canoa: Dominio Valbrenta Team

Davide Maccagnan in Coppa del Mondo

Gli atleti del Valbrenta Team riconfermano i successi della passata stagione agonistica anche nella competizione, valevole per i Campionati Italiani 2011 di canoa discesa, che si è svolta sabato 26 marzo sulle acque del fiume Brenta. Davide Maccagnan ha conquistato il secondo posto nella categoria K1 senior, dietro a Jaka Jazbec del Corpo Forestale dello Stato, piazzamento che gli ha permesso di ottenere la qualificazione per la Coppa del Mondo. Pierpaolo Bonato ha vinto nel K1 junior e, insieme a Stefano Scremin e Marco Trippetta, si è anche classificato al secondo posto nella K1 a squadre under 21, dominata dal Canoa Club Oriago. Il Titolo Italiano Under 21 nella canadese è andato al portacolori Marco Trippetta. Noemi Pellin, giovane promessa della squadra, si è classificata seconda nella categoria K1 cadette, che ha visto al primo posto Mathilde Rosa del KCC Palazzolo. Un bravo va anche agli altri atleti del Valbrenta Team, Claudia Nordio, Leonardo Pontarollo e Riccardo Mocellin che hanno partecipato con impegno alla competizione. (c.s.)

Padova: Il Teatro Valdoca inaugura Prospettiva Danza Teatro 2011

Giovedi' 31 marzo Il Museo Diocesano di Padova ospita il Teatro Valdoca con Bestia di Gioia, rito sonoro che apre la rassegna di Prospettiva Danza Teatro 2011

Giovedì 31 Marzo alle ore 21.00 presso la Sala San Gregorio Barbarigo del Museo Diocesano di Padova, Mariangela Gualtieri del Teatro Valdoca presenterà un recital di poesie aprendo così la rassegna Prospettiva Danza Teatro 2011, la rassegna dedicata alle arti performative promossa dall’Assessorato alla Cultura del Comune di Padova, in collaborazione con il Circuito Regionale Teatrale Arteven e con la direzione artistica di Laura Pulin. Nei giorni seguenti, verrà condotto da Cesare Ronconi il seminario Assenza-Essenza che presenterà al pubblico una prova aperta del lavoro domenica 3 Aprile.

L'apertura della rassegna Prospettiva Danza Teatro è affidata quest'anno al Teatro Valdoca, uno dei protagonisti del teatro d'avanguardia italiano, nato dalla collaborazione tra il regista Cesare Ronconi e Mariangela Gualtieri, che ne è la drammaturga.
Nella cornice del Museo Diocesano - nuovo spazio che da quest'anno si presta ad ospitare un evento di Prospettiva Danza Teatro - Mariangela Gualtieri proporrà il recital di poesie Bestia di Gioia.
Sensibile e attenta alla consegna orale della poesia, la Gualtieri ha da sempre dedicato piena attenzione all'apparato di amplificazione della voce e al sodalizio fra verso poetico e musica dal vivo.

Nel rito sonoro Bestia di Gioia, Mariangela Gualtieri si immerge nell'energia orale ed aurale della poesia, nella certezza che sia una antica, ma allo stesso tempo attuale via alla comprensione e compassione del mondo. La tessitura si basa su un filo lirico, fatto di parole lanciate a perforare il silenzio. Un filo in cui la natura e le potenze arcaiche della natura sono in primo piano. Senza paura vengono cantate le cose più semplici, con l'intento di riportarle alla loro misteriosa, antica potenza. Un tentativo di strappare la parola al ciarpame che la addobba, affinché ogni parola, tornando più vicina, rinnovata, rinnovi in noi la sostanza che ci fa umani.

Il Teatro Valdoca è nato nel 1983 a Cesena, in Romagna, arrivando fin da subito ad affermarsi nella scna europea coi primi due spettacoli Lo spazio della quiete (1983) e Le radici dell'amore (1984): sono lavori senza parole, con una cifra stilistica e poetica molto netta. Con Ruvido umano (1986) comincia una ricerca drammaturgica a ridosso della parola poetica, in questi anni la Compagnia dà vita ad una Scuola di Poesia che coinvolge i maggiori poeti italiani, fra cui Luzi, Fortini, Bigongiari, Conte, De Angelis, Loi, Maiorino, Cucchi, etc. Il lavoro pedagogico si apre poi all'incontro con numerosi giovani allievi attori, attraverso una vera e propria Scuola Nomade, producendo lavori dove musica dal vivo, canto e danza, entrano a dar forza e complessità alla parola poetica, che permane come caratteristica del lavoro della Compagnia. Dal 2004 inizia il percorso di creazione di Paesaggio con fratello rotto, un’opera in tre parti, compiuta nel 2005: una trilogia di affreschi contemporanei, rappresentata anche come unico, grande evento teatrale in tre atti, con dieci interpreti coinvolti e musica dal vivo. Continua il lavoro pedagogico, e dopo l'esperienza fatta nei due Corsi Europei di Alta Formazione Mariangela Gualtieri e Cesare Ronconi decidono di dar vita al progetto Officina Valdoca, progetto che sostiene la produzione di opere di giovani artisti promuovendoli e distribuendoli. Nel 2011 ha debuttato il loro nuovo progetto Caino, spettacolo multidisciplinare accolto con successo dalla critica.

Il teatro Valdoca torna protagonista il 3 aprile al teatro delle Maddalene con l’esito del seminario che ha coinvolto 20 tra danzatori ed attori provenienti da tutta Italia, registrando un vero successo di partecipazione, soprattutto per la qualità dei curriculum pervenuti che hanno fatto alzare da 14 a 20 il limite dei partecipanti.

Per informazioni Comune di Padova Settore Attività Culturali tel. 049 8205611 - 5624 - www.padovanet.it/padovacultura oppure Arteven tel. 041 5074711 - cell. 366 3361601 info@prospettivadanzateatro.it - www.arteven.it

sabato 26 marzo 2011

Il federalismo delle disuguaglianze

Continuano in questi giorni le celebrazioni per la festa dei 150 anni dell’unità d’Italia e tra uno sguardo alla nube tossica e al disastro Giapponese da una parte e l’altro alla guerra in Libia dove sembra acuirsi il conflitto e dilungarsi i tempi della conclusione del conflitto, c’è chi pone l’attenzione su un fatto che inquieta. La moratoria nucleare? No, non intendiamo quello, che tra l’altro è un tema assai scottante e di cui sarebbe bene parlare. Vogliamo porre l’attenzione ad alcune affermazioni sul Federalismo. I più sono consapevoli che la riforma è una vera e propria “furbata” e che ingenererà separazione, disuguaglianze e divisioni. Una riforma che porterà ad allargare il divario con buona parte degli stati europei. Si tratta di una riforma che strozzerà alcuni e ingrasserà altri, che arricchirà pochi e impoverirà molti.
Colpiscono alcune affermazioni del responsabile degli Enti locali di Alleanza per l’Italia, Franco Bruno: “Questo Federalismo finirà per acuire le differenze fra alcune regioni del Nord e il resto delle regioni italiane, in maniera molto forte e marcata”. Aggiunge pure: “Nessuno si illuda che amplificando queste differenze sostanziali, qualcuna di queste regioni possa agganciare il treno virtuoso dell’Europa più competitiva. Anzi - aggiunge - questa riforma non farà altro che aumentare l’incapacità del Paese di affrontare le questioni strutturali legate allo sviluppo economico-sociale”. “Purtroppo - rileva Bruno - questo Federalismo regionale finirà per far aumentare le tasse nelle regioni più disagiate, finendo per gravare in particolare sul Sud e andando a creare una sorta di fiscalità di svantaggio”.
Ciò che più sconcerta è che secondo il senatore di ApI, c’è il “concreto rischio di un allentamento dei vincoli unitari del Paese ed è particolarmente sorprendente l’atteggiamento di quelle forze politiche che ondeggiano nell’atteggiamento da tenere nei confronti dei decreti sul federalismo, condizionate tra le spinte dei propri amministratori del nord e gli interessi complessivi del Paese. Non è mostrandosi ossequiosi alla filosofia leghista - conclude - che si riconquisteranno ruoli politici nel nord Italia”.
Berlusconi dice che: “Governare è fare non dichiarare”. Così si è espresso a Bruxelles il presidente del Consiglio. Io dico che assegnare poltrone a ministri e sottosegretari e posti di comando e farlo litigiosamente sfiorando la crisi con il Colle è da dementi. Dividere e governare. Spartire senza scontentare, anzi accontentare per ricattare, per avere voti, sempre cercando di far capire che la cerniera del portafogli è nelle disponibilità di pochi e che star dalla loro parte è vantaggioso anche a discapito del bene dell’Italia. Cosa sta facendo il governo del fare? Niente. Aggiungiamo che anche destinare e dividere le risorse in modo ingiusto fa litigare e inasprire le relazioni tra regioni, tra comuni. Nel popolo italiano. Così operando, si diffonde divisione e non la passione per l’unità. Ho l’impressione che passate le feste, l’unità della nazione possa pure andarsi a far benedire.
A dire il vero per questo ci sono sempre i Vescovi italiani sempre più incapaci di dare a Cesare ciò che è di Cesare e a Dio ciò che è di Dio. In materia economica nella Chiesa il federalismo è ben rodato. Pensate, si ripartiscono nelle Diocesi i soldini a partire dalla conta delle teste dei fedeli, dei preti, delle parrocchie. Tot fedeli, tot preti, tot parrocchie, uguale tot soldini.
In base ai numeri si ripartisce, salvo poi eventuali eccezioni. Certo anche qui non mancano i furbetti che fanno lievitare i numeri per avere di più.
Come leggere quanto detto da Calderoli, ministro per la Semplificazione al Corriere della Sera: “L’unità d’Italia oggi non esiste. Non è stata fatta né 150 anni fa, né il 2 giugno del '46. Perché le Italie sono due”? Che fuori. Neppure la Lega sa da che parte si sta andando. Così si è espresso Maroni in un’intervista rilasciata all’Avvenire: “Potrà sembrare stravagante, magari paradossale, ma il federalismo è il modo migliore per celebrare l’unità nazionale”. Insomma, il cavallo di battaglia del Carroccio: “è una strada per rifondare l’unità del Paese, per tenere insieme le diversità. Anzi, per trasformarle in una forza: finalmente e pienamente in una opportunità”.
A me pare che le idee e la strada da percorre non sono chiare.
Dunque a pensarla bene è chiaro che di fatto il Federalismo come pensato andrà a minare l’unità dell’Italia. Occorre dirlo apertamente e non tacere. Occhio a non farsi imbrogliare. Purtroppo l’inganno è già in atto.

Ivano Maddalena

CONSIGLI LIBRARI N.60

La P2. Nei diari segreti di Tina Anselmi
A cura di Anna Vinci
€ 16,60
2011, XXVI - 576 p., brossura
Chiarelettere (collana Reverse)

Una donna, sola, contro il potere degli uomini della P2. Il libro contiene un’ampia selezione degli appunti personali di Tina Anselmi durante la presidenza della Commissione parlamentare inquirente sulla loggia massonica P2 di Licio Gelli, dall’ottobre del 1981 al luglio del 1984. Il diario, custodito nell’archivio dell’Istituto Sturzo, non è ancora consultabile dal pubblico. Pagine scritte giorno dopo giorno - scandite a volte dall’annotazione delle ore, dei luoghi degli incontri - appunti concitati o più distesi, sintesi delle audizioni rese alla Commissione, di documenti delle Procure, note personali, timori, voci, incertezze. Ecco tutta la passione, l’onestà intellettuale, la disciplina che l’Anselmi ha dimostrato nella sua vita e che queste carte documentano. Un intreccio di parole d’inquisiti e testimoni, di protagonisti e comprimari, di giudici e accusati, commissari, poliziotti, politici, avvocati, finanzieri, faccendieri, banchieri, spie, responsabili dei servizi segreti, militari, massoni piduisti. Una donna coraggiosa, tenace e lucida, che indaga sulla P2 del materassaio - nel 1956 Gelli diventa direttore della Permaflex di Frosinone - assurto a tessitore delle trame più inquietanti degli ultimi quarant’anni della nostra Repubblica.

Quando lo Stato uccide
Della Longa Tommaso; Lai Alessia
€ 16,00
2011, 256 p., brossura
Castelvecchi (collana Tazebao)

Il G8 di Genova, le morti di Carlo Giuliani, Federico Aldrovandi, Gabriele Sandri, Stefano Cucchi… E poi, sparsi nell’ultimo decennio, altri nomi di persone uccise da uomini in divisa, spesso ignoti all’opinione pubblica, ma non a chi piange la scomparsa di un proprio caro. Errori. Imprudenze. Fatalità. Nelle poche righe che i giornali dedicano alle morti per mano di tutori dell’ordine la spiegazione della tragedia viene in genere archiviata in questo modo, tendendo a dimenticare che dietro ogni caso c’è una storia e che dietro ogni storia ci sono famiglie lasciate sole contro muri di indifferenza o di vera e propria omertà. Un filo rosso lega i giorni genovesi del 2001 - nei quali la gestione dell’ordine pubblico in Italia ha dato prova di incapacità e approssimazione portando all’estrema conseguenza dell’omicidio di un ragazzo - alle morti più e meno conosciute per mano di agenti di Polizia registrate dal 2000 fino ai giorni nostri. Quando lo Stato uccide, il pregiudizio dell’innocenza concesso ai responsabili tende a diventare una verità assoluta, sempre e comunque. Ma forse qualcosa sta cambiando. Il ribaltamento delle sentenze sul G8, il clamore mediatico suscitato dai casi Sandri, Aldrovandi e Cucchi hanno aperto spiragli di giustizia, illuminato verità che sembravano destinate solo a riempire le pagine di denuncia di Amnesty International. Segno evidente che, in rapporto all’ordine pubblico, è giunto il momento di voltare pagina, ricordando la missione di «servizio al cittadino» che dovrebbe animare le forze di Polizia e tornando, finalmente, a parlare di diritti e di garanzie.

L’acqua e i beni comuni
Mattei Ugo
€ 12,00
2011, 64 p., ill., brossura
Manifestolibri

Perché il governo italiano vuole privatizzare l’acqua? Perché se al ristorante ordiniamo una caraffa d’acqua i camerieri ci guardano storto? Perché compriamo bottiglie d’acqua minerale anche quando l’acqua è buonissima? È giusto che grandi società facciano profitti vendendo acqua a chi ha sete? Queste sono solo alcune delle domande che Simone, tredici anni, deve affrontare quando si trova a tavola con l’Avvocato Artemio Banchetti, personificazione dell’uomo di successo. Con questa storia, che non si ferma all’acqua, uno dei protagonisti della battaglia referendaria per l’acqua pubblica spiega in modo chiaro e accessibile ai più giovani (ma anche ai più grandi) che cosa sono i beni comuni e perché è giusto dedicarsi alla loro difesa.


*descrizioni dalla quarta di copertina

Presentazione del libro "Destino comune"

Riceviamo e pubblichiamo:

Esce nelle librerie “Destino comune. Da Felice Maniero a Matteo Vanzan” (Edizioni del Noce) del giornalista Emanuele Compagno

La presentazione si terrà il 5 aprile alle ore 21.00 al teatro Dario Fo di Camponogara (piazza Castellaro). Interverranno: Emanuele Compagno, autore. Vittorio Pierobon, vicedirettore de “Il Gazzettino” e autore della prefazione. Presenterà la serata Maurizio Crovato, giornalista Tg3

La storia di Matteo Vanzan entra in un libro e viene paragonata a quella di Felice Maniero. Per la prima volta in Italia, e in occasione dei 150 anni dall’Unità, esce un libro che narra la storia di un militare caduto nelle missioni all’estero. Un accostamento con Felice Maniero, il boss della mala del Brenta, che lascia emergere i profondi contrasti della nostra terra veneta.
Uno stimolo a riflettere oggi, a 150 anni dall’Unità, sul bisogno della nostra Nazione di ritrovare la sua nuova unità.
“Destino comune” vuole essere un incoraggiamento a superare ciò che ci divide per stringerci intorno a ciò che ci unisce. L’esempio di questa maturazione arriva da una terra, quella veneta, che diventa trampolino per tutta l’Italia. Proprio qui si è compiuta l’evoluzione che l’ha resa famosa, non più per le infiltrazioni mafiose che l’avevano colpita, ma per i nuovi eroi italiani nel mondo. Da Felice Maniero, il capo della mafia del Brenta, a Matteo Vanzan, il lagunare morto a Nassirija in Iraq. Dal male al bene, dall’egoismo al dono si sé. Due simboli, due esempi di tante altre storie presenti nel libro. Questa fetta d’Italia è riuscita a compiere l’evoluzione facendo crescere dentro di sé la consapevolezza di un destino comune e cioè facendo tesoro delle mille esperienze vissute nel suo quotidiano e da cui scoprire i valori che rendono preziosa la nostra vita insieme. Solo con il riconoscimento in comune di valori condivisi anche l’intera Italia potrà compiere la sua maturazione ed il suo riscatto.
Tra tanti libri che parlano di mafia, finalmente un libro narra un’Italia che vince la mafia.
Perché la storia, con la S maiuscola, si scrive anche nei piccoli centri, come Camponogara, dove è vissuto Vanzan e dove la mala ha operato.
Con questo libro, alla presenza dei sindaci della Riviera del Brenta, si sancirà il superamento definitivo della stagione della mafia del Brenta.
Le tante storie raccontate nel libro dimostrano come la coscienza comune si formi passando attraverso una riflessione su ciò che ogni giorno ci capita accanto.
Il libro, oltre al curioso accostamento tra Vanzan e Maniero, narra di tante altre storie vere. In ognuna si scopre pian piano la maturazione di una terra.
Dai recenti allagamenti che hanno segnato la nostra vita insieme, alle grandi opere che spesso sono motivo di forti polemiche tra la gente, dal rapimento di due bambini ai campioni veneti nello sport. C’è spazio anche per il ruolo di Napoleone Bonaparte da noi e per uno stimolo religioso e di fede che traspare in molte pagine.
Una cronistoria che si colora di romanzo dove un filo conduttore tiene unito tutto.
L’autore, Emanuele Compagno, avvocato, ha seguito per “Il Gazzettino” le vicende raccontate nel libro. La prefazione è affidata a Vittorio Pierobon, vicedirettore de “Il Gazzettino”. La casa editrice veneta “Edizioni del Noce” ha creduto nel progetto editoriale pubblicando un’opera che ha un eco nazionale.

venerdì 25 marzo 2011

I martedì al cinema con 2 euro (29 marzo)

Martedì 29 marzo 2011 ultimo appuntamento primaverile con il cinema di qualità offerto dalla Regione del Veneto, Fice (Federazione Italiana Cinema d’Essai) e Agis delle Tre Venezie, con il sostegno della Fondazione Antonveneta e Alì Aliper. Anche martedì 29 marzo gli appassionati del grande schermo potranno recarsi al cinema al prezzo scontatissimo di soli due euro nelle sale selezionate dalla Fice in tutte e sette le Province del Veneto. Le star di Hollywood, i vincitori dei premi Oscar e gli attori del cinema italiano salutano in questo modo il pubblico che ha decretato il grande successo dell’iniziativa.

BELLUNO - Il Cinema Italia propone a soli 2 euro la sera di martedì 29 marzo un film d’autore italiano: “Il gioiellino” di Andrea Molaioli (“La ragazza del lago”), con Remo Girone e Toni Servillo: un’importantissima azienda agro-alimentare a gestione familiare, la Leda (nome di fantasia per la ben più celebre Parmalat), s’indebita perché i suoi manager sono assolutamente inadeguati; toccherà al suo fondatore il compito di salvarla (alle 21.45).

PADOVA - Anche l’ultimo “Martedì al cinema” fa tappa a Padova in due multisala: Mpx e MultiAstra. Il primo, in pieno centro storico, propone il 29 marzo “Il gioiellino” di Andrea Molaioli (“La ragazza del lago”), con Remo Girone e Toni Servillo: un’importantissima azienda agro-alimentare a gestione familiare, la Leda (nome di fantasia per la ben più celebre Parmalat), s’indebita perché i suoi manager sono assolutamente inadeguati; toccherà al suo fondatore il compito di salvarla (alle 18, 20.15 e 22.30). Al MultiAstra all’Arcella da non perdere “I ragazzi stanno bene” di Lisa Cholodenko, con Annette Bening (Oscar) e Julianne Moore (alle 20.45). Le due star danno vita ad una coppia lesbica con due figli avuti con l’inseminazione artificiale, decisi a scoprire l’identità del padre (Mark Ruffalo).

ROVIGO - Al Multisala Cinergia la Regione propone martedì 29 marzo a soli 2 euro due film. Alle 18.15 da non perdere, per piccoli e grandi, il film d’animazione “Rango” diretto da Gore Verbinski (“Il pirata dei caraibi”). Protagonista un camaleonte con la passione per il Far West, catapultato in uno sperduto villaggio chiamato “Polvere” di cui diventerà lo sceriffo. A lui il compito di smascherare un sordido affare di corruzione in nome dell’acqua, l’oro blu. In serata, alle 20.20 e 22.35, “La vita facile” di Lucio Pellegrini, con Pierfrancesco Favino, Stefano Accorsi e Vittoria Puccini. In provincia, al Multisala Politeama di Badia Polesine “Vallanzasca” di Michele Placido (alle 21.15), con Kim Rossi Stuart nei panni del popolare criminale, già al centro di polemiche all’ultimo festival di Venezia.

TREVISO - Cinema italiano a soli 2 euro al Multisala Corso la sera del 29 marzo con “Dalla vita in poi” di Gianfrancesco Lazotti, con Cristiana Capotondi e Filippo Nigro (alle 17.30, 19.45 e 22). Katia, giovane invalida che s'innamora dell'uomo a cui scrive le lettere per conto di un'amica. In provincia, il Multisala Italia a Montebelluna presenta a 2 euro “The fighter”, che ha conquistato due statuette agli Oscar con gli attori non protagonisti, Christian Bale e Melissa Leo (alle 15.30, 19 e 21.05). Il film, diretto da David O. Russel, racconta la storia vera di un ex pugile tossicodipendente che, spalleggiato dalla madre spietata e ingorda, spinge il fratello a battersi sul ring fuori dalla sua categoria welter pur di far soldi.

VENEZIA - due le sale cinematografiche scelte per i martedì con biglietto a soli 2 euro. Al Cinema Teatro di Mirano da non perdere “Nessuno mi può giudicare” di Massimilano Bruno, con Paola Cortellesi e Raoul Bova (alle 20.50). La trentacinquenne Alice vive in una bella casa ai Parioli con marito e figlio di nove anni e tre domestici extracomunitari. Ma la sua vita da sogno si trasformerà in un incubo: morto il marito si ritrova sul lastrico e per sbarcare il lunario si mette a fare la escort. A Cinema Teatro Oratorio di Robegano (Salzano) biglietto scontato il 29 marzo per vedere “Il canto delle spose” di Karin Albou (alle 20.30). Ambientato a Tunisi nel 1942 racconta l’amicizia tra due sedicenni alle prime esperienze amorose, segnate dalla guerra.

VERONA - All’Alcione di San Michele Extra tutti con il fiato sospeso per il thriller psicologico di Darren Aronofsky “Il cigno nero” (vietato ai minori di 14 anni), con Natalie Portman nei panni di una ballerina di danza classica ossessionata dalla ricerca della perfezione in scena a scapito della sua vita reale (alle 15.30, 17.45 e 20.30). Al Multisala Rivoli in centro città due i film a 2 euro. Nel pomeriggio da vedere “Dylan Dog” di Kevin Munroe (alle 16.45). Il popolare eroe dei fumetti di Tiziano Sclavi è interpretato da Brandom Routh (“Superman returns”), alle prese con una lotta per il controllo di New Orleans tra un clan di vampiri e un branco di lupi mannari. In serata, alle 20.15 e 22.30, “I discorso del re”, plurivincitore agli ultimi Oscar, con Colin Firth nei panni di re Giorgio d’Inghilterra, incapace di parlare in pubblico per colpa di una grave forma di balbuzie. Ma guarirà, seguendo metodi poco ortodossi e trovando un amico (Geoffrey Rush).

VICENZA - ben tre le sale cinematografiche del vicentino coinvolte dalla Regione per i suoi martedì a soli 2 euro. Il 29 marzo il Multisala Metropolis di Bassano del Grappa propone la commedia “Nessuno mi può giudicare” di Massimilano Bruno, con Paola Cortellesi e Raoul Bova (alle 20.20 e 22.20). La trentacinquenne Alice vive in una bella casa ai Parioli con marito e figlio di nove anni e tre domestici extracomunitari. Ma la sua vita da sogno si trasformerà in un incubo: morto il marito si ritrova sul lastrico e per sbarcare il lunario si mette a fare la escort. A Vicenza, al Cinema Araceli da non perdere “Il concerto” di Radu Mihailenau (alle 20.45). Il regista romeno, dopo “Train de vie” torna a parlare delle persecuzione con il tono lieve e toccante che caratterizza la sua produzione cinematografica. Un direttore, cacciato dal podio dal regime sovietico antisemita, torna a dirigere dopo tanti anni la sua vecchia orchestra portandola con l’inganno a Parigi. All’Odeon risate a non finire con “Che bella giornata” di Gennaro Nunziante (alle 16, 18, 20 e 22) con Checco Zalone e Tullio Solenghi: grazie a una raccomandazione Checco ottiene lavoro come addetto alla sicurezza del Duomo di Milano ma ne vedrà delle belle!

Diretta Web: La rivoluzione araba digitale

La rivoluzione araba digitale

Tutta la rete piange Mohammad Nabous detto Mo, blogger libico e volto del citizen journalism in nord-Africa, fondatore di Lybia Al-Hurra, la prima web tv di Bengasi. Mo è stato freddato da un cecchino perché impegnato nel raccontare sul web la guerra.

Oggi venerdì 25 marzo dalle ore 15 realizzeremo una diretta "a rete unificata" su Altratv.tv, sulle micro web tv italiane e su diversi grandi network editoriali per ricordare Mo e riflettere su ciò che sta avvenendo nel nord-Africa: insieme a giornalisti, professori, blogger, videomaker ci interrogheremo su come i social network stiano ancora contribuendo a tenere viva la rivoluzione araba.

www.altratv.tv