martedì 31 maggio 2011

Buongiorno Italia! La liberazione è iniziata

Dopo Bologna e Torino, il centrosinistra vince a Milano, Napoli, Cagliari, Trieste ...e Arcore

L’avevamo capito che il vento era cambiato. Lo speravamo e auspicavamo. Ma il vento nuovo che soffia è molto più di una brezza leggera. Si tratta di un vero tornado che si è abbattuto sui ballottaggi e ha riservato una vittoria oltre modo per gli uni e una sconfitta paragonabile a molto più di una sberla, … un vero “cazzottone”, per gli altri. A destra si rialzeranno certo, ma non senza conseguenze.
Alla fine è stata ed è festa, una grande festa! L’ansia della vigilia si è sciolta in una straordinaria gioia per i vincitori nelle piazze di Milano, Napoli e non solo. Qualcuno vedendo le piazze piene di persone e bandiere ha pur detto: sembra un 25 Aprile!
Festa della liberazione? Pisapia ha detto: “Abbiamo liberato Milano. Liberiamo l’Italia”.
Pisapia e De Magistris sono sindaci rispettivamente con il 55,1% e il 65,3% dei voti. Il centrodestra perde anche Cagliari, Trieste e il comune di Arcore. Quanto deve rosicare Berlusconi nel vedere che Arcore è caduta nelle mani di coloro che a suo dire non usano il cervello. Il centrosinistra vince anche nella città di Virgilio: il comune di Mantova. Berlusconi ammette: “Abbiamo perso, l’unica strada è tenere i nervi saldi e andare avanti”.
Il fatto è che l’unico modo che consoce per andare avanti ormai è quello di attaccare, di non lasciar raffreddare la macchina del fango: “i milanesi preghino il buon Dio e i napoletani si pentiranno tutti moltissimo”.
Ma questa volta la strategia della violenza, della discriminazione e della paura non ha pagato. Questa volta gli elettori non si sono lasciati coinvolgere da manifesti elettorali pieni zeppi di rabbia, di messaggi xenofobi e intolleranti. La tecnica della violenza messa in atto a Milano o il sindaco compromesso con delinquenti a Napoli, non hanno più trovato terreno fertile. I risultati elettorali ci dicono che la gente vuole novità, freschezza e soprattutto gente coerente e trasparente, che non ha macchie sulla coscienza!
La Moratti si è dimostrata più realista facendo gli auguri sinceri a Pisapia ed aggiungendo di voler continuare a lavorare per Milano. Lettieri a De Magistris: in bocca al lupo.
La Lega per la prima volta deve ammettere la sconfitta che però scarica sulle spalle di Berlusconi.
Di fatto la Lega paga un prezzo altissimo e si vede arretrare non poco al nord.
In questo senso c’è la possibilità che il crollo dell’area berlusconiana, tenuta insieme dalla personalità di costui e da interessi specifici di economia e di affezione politica ingeneri riflessi non trascurabili in altre formazioni politiche. Il Pdl è sempre più allo sbando e le divisioni interne sono ormai lampanti. Fatto da non sottovalutare le dimissioni di Bondi da coordinatore Pdl.
Fini si limita a dire che il berlusconismo è finito.
Da più parti si chiedono le dimissioni del governo, si chiede al Premier di farsi da parte.
Il popolo che ha votato ha dimostrato di avere cervello e si è reso conto che l’Italia non ha un governo capace di governare e affrontare le scelte prioritarie e non più prorogabili.
Il “governo del fare” lascerà presto in eredità a chi governerà una situazione difficile purtroppo e scelte dolorose da affrontare. Saranno necessarie manovre drastiche per arrestare il debito pubblico e far diminuire il deficit.
Il Pd e il suo segretario hanno ben ragione di fare festa ma ancora più si devono interrogare e capire che davvero il centrosinistra ha ottenuto un risultato positivo. Giusto gioirne perché finalmente si va verso la fine inesorabile di questo governo del nulla. Ma questa vittoria carica di responsabilità perché come primo atto bisogna riparare i danni del berlusconismo che lascerà tracce profonde e durature con cui fare i conti. Occorreranno programmi concreti, partecipazione attiva e tanto, tanto impegno per garantire una politica volta al bene comune.
SEL e IDV hanno espresso candidati credibili e votati. Hanno fatto il pieno. Che responsabilità. Speriamo che non si cada nella tentazione di giocare a fare i primi della classe. Ho la sensazione che Vendola stia correndo un po’ troppo. Calma ragazzi. Occorre dialogare e non perdere l’occasione di restituire l’Italia alla democrazia.
Occorre essere a servizio del bene comune e cercare di fare una politica pulita e costruttiva.
Fin da oggi, per i vincitori ricomincia un’altra stagione di impegno. Qualcuno parla di “Terza Repubblica”. Se così sarà, la vogliamo più libera della seconda e non a rischio dittatura. Buon governo sindaci e presidenti di provincia sia di destra che di sinistra. Buon lavoro.

Ivano Maddalena

Diario di viaggio: New York, New York

Rubrica curata da Francesca Monti

“Start spreading the news, I’m leaving today, I wanna be a part of it, New York, New York. These vagabond shoes, are longing to stray, and step around the heart of it, New York, New York”, cantavano Frank Sinatra e Liza Minnelli, e proprio per la curiosità e il desiderio di sentirmi parte della mitica New York, anche se solo per pochi giorni, ho preso un biglietto aereo con la compagnia American Airlines ed è iniziata la mia avventura. Quando sono arrivata nella Grande Mela mi sembrava di aver già vissuto questo viaggio, perché i luoghi che vedevo, i monumenti che incontravo lungo il percorso, li avevo visti tante volte in tv, nei film, nei tg, nei documentari. Ma New York è una città talmente bella, che ha un fascino incredibile ed è sempre in grado di sorprendere il visitatore. Il mio viaggio alla scoperta della città è iniziato da Bowling Green, dove ho preso un biglietto (costo 12 dollari) per raggiungere, a bordo del traghetto Ferries New Jersey, il simbolo della Grande Mela, la mitica Statua della Libertà, che si trova sulla rocciosa Liberty Island e svetta sul fiume Hudson, con lo skyline di Manhattan sullo sfondo, dando il benvenuto a chi arriva in cita New York. E’ alta 93 metri, poggia su un piedistallo granitico di provenienza sarda e raffigura una donna che indossa una lunga toga e sorregge fieramente in una mano una fiaccola (simbolo del fuoco eterno della libertà), mentre nell’altra stringe un libro recante la storica data del 4 luglio 1776, giorno in cui fu sancita l’Indipendenza americana, mentre ai piedi vi sono delle catene spezzate (simbolo della liberazione dal potere del sovrano dispotico) e in testa ha una corona, le cui sette punte rappresentano i sette mari e i sette continenti. Ideata da Edouard Renè de Laboulaye, costruita a Parigi su progetto di Frederic Auguste Bartholdi, fu realizzata da Gustave Eiffel e donata dai francesi agli Usa in segno di amicizia tra i due popoli, spedita in 1883 casse trasportate a New York per mezzo di una piccola nave e poi assemblata. Nel 1924 la Statua divenne monumento nazionale insieme all’isola sulla quale è posta. Sul piedistallo vi è inciso un sonetto intitolato “The New Colossus”, scritto dalla poetessa americana Emma Lazarusal, che recita: “Datemi i vostri stanchi, i vostri poveri, le vostre masse infreddolite desiderose di respirare liberi, i rifiuti miserabili delle vostre spiagge affollate. Mandatemi loro, i senzatetto, gli scossi dalle tempeste. E io solleverò la mia fiaccola accanto alla porta dorata”. Nei tour alla Statua della Libertà è compresa anche una visita ad Ellis Island, l’isola in cui venivano portati gli immigrati che sbarcavano in America dopo la Guerra Mondiale. Dopo una breve visita a Battery Park, dove si tengono giornalmente spettacoli gratuiti di acrobati ed artisti di strada, ho attraversato Wall Street, il centro del distretto finanziario della città e la sede della Borsa. Dopo una breve sosta in uno Starbuck’s per uno spuntino mi sono incamminata nella zona del porto e davanti a me è apparso lo splendido Brooklyn Bridge. E’ una sensazione indescrivibile trovarsi di fronte a questo ponte sospeso sopra il fiume East River, che collega Manhattan a Brooklyn, e soprattutto attraversarlo sulla pista ciclopedonale col vento che ti accarezza il volto. La successiva tappa è stata Ground Zero Wtc. E’ emozionante ma allo stesso tempo triste trovarsi di fronte a questo posto e pensare che fino all’11 settembre 2001 c’erano le Twin Towers, appartenenti al World Trade Center, e ora, dopo gli attentati terroristici, resta solo morte e macerie. Al suo posto sorgerà il grattacielo One World Trade Center, precedentemente conosciuto come “Freedom Tower”, a ricordo delle vittime dell’11 settembre. Il 20 aprile 2008 Ground Zero è stato teatro della prima visita di Papa Benedetto XVI negli Stati Uniti, che dinanzi alle autorità e a numerosi familiari delle vittime degli attentati, ha pregato ed ha acceso un lume di candela al centro della piazza in memoria delle vittime. Nel secondo giorno newyorkese ho visitato l’Empire State Building, il più alto grattacielo di New York che si innalza verso il cielo per un’altezza di 381 metri. C’è un altro interessante grattacielo: il Flatiron Building, (“ferro da stiro”), con i suoi 86,9 metri di altezza, situato a Manhattan, costruito su un lotto triangolare compreso tra la 23a strada, la 5th Avenue e Broadway. La giornata si è conclusa con una visita a Times Square, tra insegne luccicanti, cartelli pubblicitari che cambiano scritta e colore in pochi secondi, negozi, caffè, taxi gialli e limousine, il tipico vapore che fuoriesce dai tombini, e una marea di persone provenienti da ogni parte del mondo, che guarda intorno ammirata. E poi Broadway, la mia zona preferita, mi sembra di vivere un sogno, io che adoro il teatro e il musical… ci sono teatri in ogni angolo, un’atmosfera allegra e colorata. In cartellone ci sono un’infinità di famosi musical tra cui scegliere: Spider Man, Sister Act, Mary Poppins, il Re Leone, con biglietti dai 40 euro della balconata ai 200 della prima fila. Il terzo giorno è stato dedicato alla visita dei musei, ce ne sono tantissimi, ma ho deciso di concentrare la mia attenzione su tre: il Solomon R. Guggenheim Museum, museo di arte contemporanea, fondato nel 1937, opera architettonica progettata da Frank Lloyd Wright. All’interno ci sono opere meravigliose di Braque, Cezanne, Chagall, Degas, Gauguin, Kandinsky, Manet, Mirò, Mondrian, Picasso, Renoir, Seurat, de Toulouse-Lautrec. Il secondo è stato il Metropolitan Museum of Art, a cui spesso ci si riferisce con il nomignolo di "The Met", è uno dei più grandi ed importanti musei del mondo. Sono permanentemente esposte opere risalenti all'antichità classica, all’antico Egitto, dipinti e sculture di quasi tutti i più grandi maestri europei e una vasta collezione di arte statunitense e moderna. Il Met possiede anche una notevole quantità di opere d'arte africane, asiatiche, dell’Oceania, bizantine e islamiche. Il museo ospita anche delle collezioni enciclopediche di strumenti musicali, abiti e accessori d'epoca, armi ed armature antiche provenienti da tutto il mondo. Il Museum of Modern Art (MoMA) infine ospita un’incomparabile visione d’insieme dell’arte moderna e contemporanea mondiale, con progetti d’architettura e oggetti di design, dipinti, sculture, fotografie, film. La biblioteca e gli archivi del MoMA raccolgono oltre 300.000 libri e periodici, e le schede personali di più di 70.000 artisti. La tappa successiva è stata la Cattedrale di San Patrizio che si affaccia sulla 5th Avenue. E’ la Chiesa principale dell’Arcidiocesi di New York. Venne costruita tra il1853 ed il 1878 in stile neogotico secondo i piani dell’architetto James Renwick Jr. Nei pressi del coro si trova un busto di papa Giovanni Paolo II a ricordo della visita papale del 1978. Immancabile una passeggiata lungo la 5th Avenue, elegante strada costellata di negozi di grandi marche, simile alla via Montenapoleone di Milano e una visita al Rockefeller Center, con la pista di pattinaggio sul ghiaccio e una miriade di negozi e hotel. Il quarto giorno in terra stelle e strisce è stato dedicato al famoso Central Park. Passeggiando lungo questo spettacolare parco, tra uccelli che cantano e scoiattoli che si rincorrono, si incontrano tanti luoghi utilizzati come set in famosi film. E’ il posto prediletto dei newyorkesi, che vengono a Central Park per fare jogging. Lungo il percorso si incontrano aitanti giovani, mamme che corrono spingendo i passeggini, ragazzi sui rollerblade, o persone che semplicemente si rilassano al sole. Al suo interno attualmente si trovano diversi laghi artificiali, estesi sentieri, due piste da pattinaggio sempre artificiali, parchi giochi per bambini, prati utilizzati per numerosi sport. Il parco è un'oasi per gli uccelli migratori e contiene anche il famoso zoo di Central Park, con alcuni animali come il panda rosso, gli orsi polari, i leoni marini, i pinguini e le farfalle. Dopo una camminata di circa 3 ore, sono arrivata all’uscita del parco e mi sono diretta verso il quartiere di Manhattan. Da vedere anche la zona di Harlem, nella parte nord della città, con la Columbia University, la Cathedral Church of St. Jhon Divine, dove ascoltare la Santa Messa con i cori gospel e The Cloiters. C’è poi Little Italy, il quartiere italiano, dove i nostri connazionali sono arrivati con le grandi immigrazioni di fine Ottocento e degli inizi del Novecento. Oggi la zona è abitata dai loro figli o i loro nipoti, interamente integrati nel tessuto sociale statunitense. Per questa ragione le tradizioni, come la lingua, vanno via via perdendosi. C’è poi Chinatown, con un’atmosfera particolare, con insegne dagli ideogrammi cinesi e colori sgargianti. Altri quartieri da visitare sono Soho e Tribeca,diventata area residenziale alla moda, dove risiedono anche celebrità quali Julia Roberts, Mariah Carey, Harwey Keitel, David Letterman e Robert De Niro, che ha aperto qualche anno fa il ristorante TriBeCa, dove si possono degustare bistecche americane al grill. Infine il Bronx che vanta una cattiva fama, infatti viene descritto come uno dei quartieri più violenti e pericolosi al mondo, ma in realtà questo pensiero risulta essere frutto di stereotipi, infatti Riversale, una delle zone più borghesi di New York, si trova proprio all’interno del borough del Bronx. In questo quartire si trova anche l’omonimo zoo, tra i più grandi del mondo. A New York si trovano ristoranti di ogni tipo, ma se volete assaggiare qualche specialità newyorkese vi consiglio, oltre ai soliti hamburger e patatine, i pancake con lo sciroppo d’acero serviti per colazione e strepitosi dolci come la cheese cake, l’apple pie, i muffin. E sono centinaia le immagini con cui potrei descrivere la Grande Mela, i grattacieli, le luci colorate, i McDonald’s, i caffè della Starbuck’s bevuti mentre si cammina per strada, gli automezzi dei pompieri del New York Fire Department sempre pronti ad entrare in azione; la metropolitana, sempre efficientissima, Time Square e i teatri di Broadway, le banche, i negozi lussuosi, la pattuglia della NYPD che controlla…Insomma una metropoli bellissima, in cui vorrei presto ritornare.

lunedì 30 maggio 2011

Rovigo celebra in musica l'Unità d'Italia

Rovigo - Per celebrare la ricorrenza dei 150 anni dell’Unità d’Italia, Mercoledì 1 giugno 2011, alle ore 21.00, il Teatro Sociale di Rovigo ospiterà due affermate formazioni venete: il Coro Città di Padova e la Civica Orchestra di Fiati di Padova.

Grande protagonista della serata, promossa da “Mousikè. I concerti della Fondazione”, sarà la musica di Giuseppe Verdi, compositore che più di ogni altro rappresenta in musica il Risorgimento italiano. Saranno proposti alcuni dei suoi brani più conosciuti tratti da Nabucco, I Lombardi alla prima Crociata, Ernani, Giovanna d’Arco, La Forza del Destino, Otello, e dal celebre Requiem. Non mancherà l’Inno d’Italia di Michele Novaro e Et In Terra Pax del compositore belga Jan Van der Roost.

Il Coro Città di Padova, fondato nel 2000 e istruito da Dino Zambello, è composto da circa sessanta elementi tra diplomati e artisti di comprovata esperienza. Costantemente impegnata per le celebrazioni solenni della Cattedrale di Padova, la formazione ha carattere lirico sinfonico. Ad affiancarla sarà la Civica Orchestra di Fiati di Padova. Promossa nel maggio 1991 dal Comune di Padova e dal C.A.M.P. (Centro Artistico Musicale Padovano), la Civica Orchestra di Fiati riunisce qualificati musicisti del Triveneto. Dalla fondazione si è dedicata soprattutto a diffondere le composizioni originali per banda, e ultimamente ha ampliato il suo repertorio comprendendo anche sinfonie, ouverture e arie d’opera. Il Presidente del C.A.M.P., Paolo Bettella ne è stato l’ideatore e realizzatore. La compagine sarà diretta da Marco Bazzoli, docente di Direzione presso l’Istituto Superiore Europeo Bandistico, nonché membro del comitato tecnico della Federazione dei corpi bandistici del Trentino.

L’ingresso è libero e gratuito fino ad esaurimento dei posti

Storia di una montatura anticomunista

Padova - Lunedì 6 giugno 2011, alle ore 18.00, presso la Sala della Gran Guardia, Piazza dei Signori, a Padova presentazione del libro di Alessandro Naccarato: “Angeli o demoni i nostri bimbi? Storia di una montatura anticomunista: il processo ai pionieri di Pozzonovo”. All’incontro, promosso dal Centro Studi Ettore Luccini, interverranno: il professore Giorgio Roverato, presidente Centro Studi Ettore Luccini Onlus; Andrea Colasio, assessore alla Cultura del Comune di Padova, don Cesare Contarini, Preside dell’Istituto vescovile Barbarico e Alessandro Naccarato, autore del libro.
Il volume, edito da Cierre Edizioni, narra la disavventura giudiziaria di sette militanti comunisti, nel 1953, accusati di insegnare ai bambini dell’A.P.I. (Associazione Pionieri d’Italia) a bestemmiare ed altre cose disdicevoli. Il processo di Pozzonovo si concluse con la piena assoluzione degli imputati ed oggi, a quasi sessant’anni di distanza, la Chiesa ha chiesto scusa, riconoscendo che le accuse di allora erano solo frutto di una montatura ideologica.

Filippin (PD): "Lezione chiara dal voto"

Il segretario regionale del Pd: “In Italia è cambiato il vento. Bossi e Berlusconi sconfitti”

Padova - “Il dato di queste amministrative dimostra un fatto inequivocabile. Per la prima volta dopo anni, a livello nazionale, il vento è cambiato. Ha vinto il centrosinistra unito e ha perso il centrodestra di Bossi e Berlusconi. Nel paese c'è una voglia forte di cambiamento e il centrosinistra vince dove si attrezza per coglierlo. Servono strumenti capaci di rispondere alla voglia di partecipazione e alleanze costruite attorno a candidati credibili. E quando non è possibile sparigliare il gioco con schemi innovativi come quello di Chioggia, una sperimentazione di successo, si conferma indispensabile per il centrosinistra il ricorso a consultazioni primarie”. Rosanna Filippin, segretario regionale del Pd Veneto, commenta così il risultato delle elezioni amministrative.
“Quanto al Veneto, il centrosinistra si era affacciato a queste elezioni governando in 3 dei 7 comuni che sono andati oggi al ballottaggio. Si conferma questo rapporto, con le vittorie di Cavarzere, Este e Chioggia, in un quadro generale in cui il centrosinistra aveva prevalso nelle sfide minori al primo turno. A Montebelluna si è confermata difficile la sfida di dare continuità ad un'esperienza amministrativa, quella guidata da Laura Puppato, per certi versi irripetibile. A Rovigo il candidato Frigato ha saputo recuperare moltissimo rispetto al primo turno. Purtroppo il suo sforzo non è bastato, ma il centrosinistra perde per una manciata di voti. Penso che il centrosinistra abbia pagato un prezzo per aver rinunciato alle primarie, un elemento che appartiene ormai al dna del nostro elettorato. Malgrado questa sconfitta, però, e grazie alla vittoria di Chioggia, il centrosinistra si conferma lo schieramento che governa in 3 dei 5 comuni più popolati della Regione e in 6 dei primi 10. Per il futuro, l’alternativa alla Lega passa da esperienze forti di partecipazione e coinvolgimenti e da alleanze anche innovative, costruite attorno a programmi credibili di governo del territorio”. (c.s.)

domenica 29 maggio 2011

Spezzare l’intreccio tra politica ed affari

L’ex governatore della Banca d’Italia Antonio Fazio è stato condannato a 4 anni di reclusione per aggiotaggio con riferimento alla scalata della banca Antonveneta. I più ricorderanno la vicenda che, nell’estate del 2005, quella dei “furbetti del quartierino”, tenne “banco”. Senza inseguire le singole e tristi vicende personali che hanno contraddistinto all’epoca l’operato dei tanti eccellenti protagonisti della vita pubblica italiana, tra i quali spicca la figura dell’ex governatore ciociaro oggi condannato, il dato complessivo che merita di essere analizzato e approfondito riguarda una serie di aspetti. In primo luogo, la condanna di un potente come Fazio, emessa da un tribunale italiano in nome del popolo italiano, restituisce un minimo di speranza circa la tenuta dell’impianto democratico della nostra declinante democrazia. Gli italiani sono infatti abituati a pensare che il cosiddetto “garantismo” riguardi soltanto i vertici della società, mentre le pulsioni giustizialiste, mai sopite, possano tranquillamente essere soddisfatte colpendo gli ultimi anelli di un una società divisa in caste dal sapore antico. Sia chiaro, dal punto di vista soggettivo sulla condanna di un uomo, chiunque esso sia e qualunque cosa abbia fatto non è mai cosa nobile gioire, ma la consapevolezza che la legge non riguardi soltanto immigrati e disoccupati rinforza la fiducia nelle istituzioni e garantisce coesione sociale. In secondo luogo, questa sentenza deve costituire un monito per le nostre classi dirigenti circa l’indispensabilità di non mischiare dolosamente affari e politica. Nell’estate del 2005, anche grazie alle denunce coraggiose e solitarie del deputato Bruno Tabacci, venne fuori uno spaccato inquietante. Una specie di “bicamerale degli affari” teneva in scacco il Paese. Nessuna forza politica pareva immune dal sistema e le diverse scalate, da Antonveneta a Unipol, davano l’impressione di essere intrecciate. La Lega in un primo momento attaccava Fazio e il suo modo di interpretare il ruolo, fino a quando, in seguito allo scandalo della banca leghista “Credieuronord”, non decise improvvisamente di cambiare linea politica. Il giudice Clementina Forleo, che intendeva tentare di accertare tutte le responsabilità, anche quelle della politica di destra e di sinistra, finì pesantemente delegittimata ed isolata per aver definito big della politica come D’Alema e Latorre “consapevoli complici di un disegno criminale”. Una cosa è certa, il cammino per ristabilire le fondamenta di un sistema che non si regga soltanto sul concetto di forza, alienato cioè da ogni parvenza di agibilità democratica, è ancora lungo. Ma un passo nella direzione giusta è già di per sé una buona notizia.

Francesco Toscano

Villa Brandolini Estate Fotografica 2011

Per iniziativa della Fondazione Francesco Fabbri, Villa Brandolini a Solighetto di Pieve di Soligo, nel cuore delle colline trevigiane del prosecco, diventa polo nazionale estivo della fotografia.
Dal 12 giugno al 28 agosto, la grande dimora settecentesca, l’ampia serra e altri storici ambienti ospitano tre importanti rassegne fotografiche, accompagnate da un notevole programma di iniziative collaterali: incontri, proiezioni, spettacoli, concerti.
Il progetto è curato da Carlo Sala e si avvale della collaborazione del Comune di Pieve di Soligo. Il progetto è patrocinato da Provincia di Treviso e Regione del Veneto che lo hanno inserito nel circuito di manifestazioni regionali RetEventi Cultura Veneto.

Fulcro di “Estate Fotografia 2011” è la mostra “Corrispondenze elettive” di Paul Strand e Walter Rosenblum, cui si accompagna una monografica sul “Pittorialismo italiano. Le collezioni del FAST” e “Chernobyl. L’eredità nascosta”, personale di Pierpaolo Mittica, che di Rosenblum è stato allievo.

Paul Strand e Walter Rosenblum sono qui messi a confronto nelle loro “Corrispondenze elettive”. Complessivamente sono 74 le immagini proposte (alcune esposte per la prima volta), realizzate in un arco di tempo che scorre tra le due guerre ed oltre (1915 - 1959). La mostra è curata da Enrica Viganò e Carlo Sala.

Gli scatti di Strand irruppero in un ambiente, quello americano d’inizio Novecento, ancora dominato da autori che cercavano di imitare il dato pittorico tramite scatti sfuocati, mistificati e lavorati secondo le idee del Pittorialismo.
Strand è fautore della “fotografia diretta”, documento della realtà, secondo canoni modernisti, con tagli prospettici e inquadrature originalissime. Nella mostra di Pieve di Soligo, immagini come la “Staccionata bianca” o “Dal viadotto” sorprendono per rigore e per l’uso della luce a modellare le forme. Immagini che pur tendenti ad una oggettività di base, la superano e assumono una dimensione nuova, modulazioni tonali, costruzioni visive che vogliono “essenzializzare” oggetti ed edifici, senza però negare il rapporto diretto con essi. Un interesse per i luoghi che compongono questo “nuovo mondo” che sono gli Stati Uniti, carichi di stimoli e visioni.

In mostra, oltre alle foto americane, risultano particolarmente intense quelle realizzate in Italia. Paul Strand le scatta nell’immediato dopoguerra a Luzzara, vicino Reggio Emilia, in occasione della realizzazione del libro “Un paese”, ideato con Cesare Zavattini. Di queste immagini colpiscono particolarmente i ritratti delle famiglie locali con i volti segnati; umili lineamenti di un'Italia degli anni Cinquanta che non esiste più.
Molto suggestivi sono poi i ritratti creati in Francia o le foto ambientate nei bianchi villaggi del Messico.

Accanto a Paul Strand, Walter Rosenblum, il maestro e l’allievo, due degli sguardi fotografici più importanti nella storia della fotografia del Novecento.
Walter Rosenblum aveva solo 17 anni quando incontrò Paul Strand nella famosa Associazione americana Photo League e i due, dagli anni '50 in poi, decisero di seguire insieme un tratto del proprio cammino, che si intensificò quando Strand si trasferì in Francia nel 1950 e tra loro iniziò la lunga e famosa corrispondenza protratta per i successivi 25 anni.
Il loro era un rapporto che passava attraverso consigli sulla tecnica fotografica ed i materiali, sulla ricerca, ma soprattutto sulla vita stessa, terreno d’esperienza e d’ispirazione profonda.
Nella mostra, insieme alle opere fotografiche più famose, si ammirano per la prima volta immagini vintage, alcune delle quali sino ad ora inedite, compresa l’ultima fotografia scattata da Paul Strand e realizzata con l’aiuto di Walter Rosenblum. Negli ultimi anni della sua vita, infatti, Strand divenne praticamente cieco e così, dirigendo la mano e l’occhio di Walter Rosenblum, costruì la sua fotografia e la scattò.
Rosenblum ci mostra l’immagine di un’America di strada, fatta di frammenti quotidiani. Particolarmente suggestive le immagini di New York con i bambini che si divertono spensierati nel Bronx, come la bellissima “Il gioco del mondo”. Ma anche frammenti della grande storia, come lo sbarco in Normandia nella seconda guerra mondiale, le immagini dei rifugiati o dei barellieri al fronte. La doppia mostra è accompagnata da un catalogo edito da Admira Edizioni, a cura di Enrica Viganò, con testi di Naomi Rosenblum e Carlo Sala.

In contemporanea alla mostra di Strand e Rosenblum saranno presenti in villa altri due eventi che completeranno l'offerta espositiva.
La mostra “Il Pittorialismo italiano. Le collezioni del FAST”, dedicata al movimento che precedette le idee sulla modernità fotografica, a fungere da prologo ideale alla mostra americana. Opere di sicuro fascino, come le "scene settecentesche" in cui Guido Rey crea delle immagini vestendo i suoi modelli secondo le mode di altri periodi storici, per citare le grandi opere della storia della pittura occidentale. Oppure le immagini di Vittorio Sella, con le sue celebri visioni della montagna, paesaggi rarefatti che portano ad un senso del sublime.

Nelle serre della Villa sarà ospitata invece una mostra personale del contemporaneo Pierpaolo Mittica, allievo di Walter Rosenblum. In esposizione una serie di trenta scatti controversi e di sicura attualità, intitolati "Chernobyl. L'eredità nascosta". Una testimonianza toccante di uno dei grandi disastri della nostra epoca, raccontato senza la volontà di spettacolarizzare la tragedia. Lavori densi di poesia, che mostrano un territorio profondamente mutato e violentato, fatto di silenzio e solitudine, di oggetti che sono i simulacri di una vita passata. Entrambe le mostre sono curate da Carlo Sala. (c.s.)

Villa Brandolini Estate Fotografia 2011
“Paul Strand - Walter Rosenblum. Corrispondeze elettive”; “Il pittorialismo italiano. Le collezioni del Fast”; Pierpaolo Mittica “Chernobyl L’eredità nascosta”
Villa Brandolini, Solighetto di Pieve di Soligo (Treviso), 12 giugno - 28 agosto 2011. Evento promosso dalla Fondazione Francesco Fabbri con la collaborazione del Comune di Pieve di Soligo. In collaborazione con: Admira, Milano; Rosenblum Family, New York; FAST; Fondazione Giuseppe Mazzotti. Rassegna inserita in RetEventi Cultura Veneto con il patrocinio di Provincia di Treviso e Regione del Veneto. Riconoscimento FIAF.

Orari di apertura: giovedì, venerdì e sabato 16 - 20, domenica e festivi 10 -12 e 16 - 20.
Ingresso: Intero euro 5,00. Ridotto euro 3,00 dai 18 ai 25 anni; over 65; studenti universitari; aderenti FIAF; gruppi di almeno 15 persone. Gratuito minori di 18; portatori di handicap con accompagnatore; giornalisti con tesserino.

Info mostra:
tel. +39 334 9677948 - eventi@fondazionefrancescofabbri.it - www.fondazionefrancescofabbri.it

sabato 28 maggio 2011

CONSIGLI LIBRARI N.69

Io manifesto per la libertà
Curato da: Amnesty International
€ 20,00
2011, 174 p., ill., brossura
Fandango Libri (collana Documenti)

Nel 1961, l’avvocato inglese Peter Benenson diede vita a una campagna mondiale, accese i riflettori sui prigionieri dimenticati del pianeta, accese la candela della speranza che brucia ancora oggi. L’“Appello per l’amnistia 1961” fu lanciato con la pubblicazione di un articolo sul quotidiano britannico The Observer. Venuto a conoscenza dell’arresto di due studenti portoghesi che avevano sollevato i loro bicchieri in un brindisi alla libertà, Benenson fu spinto a cercare di trasformare il “fastidioso senso di impotenza del lettore” nel convincimento che il cambiamento era possibile. La campagna di Benenson è cresciuta di successo in successo fino a diventare un movimento globale per i diritti umani che conta oggi 2,8 milioni di membri, attivisti e sostenitori, tutti impegnati a cambiare il nostro mondo. “Io manifesto per la libertà” racconta la storia incredibile di questo movimento attraverso 25 poster che percorrono nel tempo e nello spazio gli ultimi 50 anni di storia dei diritti umani, grazie anche alla voce particolare e personale di autori e autrici d’eccezione che hanno accettato di manifestare per la libertà al fianco di Amnesty International donando i loro preziosi contributi. Con la prefazione di Dario Fo e Franca Rame e l’introduzione di Valentina Maran.

Cercare il Sole. Dopo Fukushima
Agostinelli Mario; Tronconi Pierattilio
€ 20,00
2011, 300 p.
Ediesse (collana Saggi)

Cercare il sole è un “racconto” sull’energia che si articola su diversi argomenti fondamentali. L’approfondimento di una relazione chiave come “energia-vita” serve per spostare il dibattito sulle politiche energetiche dalla geopolitica all’ambito della biosfera. Vengono così fatti emergere temi raramente posti al centro del pragmatismo dell’azione politica: inquinamento, cambiamenti climatici, rinnovabilità ed esaurimento delle risorse, sobrietà degli stili di vita, non violenza, lotta alla povertà, riproducibilità della specie e dell’ambiente naturale. Per qualificare la situazione energetica mondiale e la crisi del paradigma dominante centrato sul ricorso alle fonti energetiche fossili e al nucleare, vengono esaminate le proposte che emergono dagli scenari scientifici-economici compilati dagli istituti di ricerca più prestigiosi. Gli effetti sul cambiamento climatico sono analizzati per ogni scenario e vengono presi in considerazione i vertici mondiali da Kyoto a Copenhagen a Cancun. Quindi viene descritta la peculiarietà energetica del nostro Paese, assieme alla politica energetico-ambientale del governo Berlusconi, che si allontana irreversibilmente da quella europea. Vengono confutati gli argomenti dei sostenitori del “Risorgimento nucleare”, presto sottoposto al vaglio del referendum, documentando le ragioni della inutilità, pericolosità e insostenibilità del ritorno dell’atomo. Infine viene affrontata con realismo la prospettiva di un “mondo solare possibile”, con i suoi riflessi non solo tecnologici, ma soprattutto sociali, organizzativi occupazionali e come prospettiva di civiltà in sintonia finalmente con quel “ben vivere” che restituisce armonia tra uomo e natura. Prefazione di Riccardo Petrella.

I giorni di piazza Tahrir. Un popolo in piedi per la sua democrazia nel racconto di uno dei protagonisti
Shoair Mohamed
€ 14,00
2011, 64 p., brossura
Poiesis (Alberobello) (collana I lapislazzuli)

Una narrazione effervescente, propulsiva, da parte di uno dei protagonisti de “I giorni di Piazza Tahrir”, la piazza nel cuore del Cairo che ha saputo sorprendere il mondo con la sua rivoluzione pacifica e non violenta che Mohamed Shoair, brillante giornalista egiziano, non esita a chiamare “rivoluzione che ride” poiché: “Per la prima volta assistiamo a movimenti di protesta o rivoluzioni che abbattono il dittatore cantando e ballando, ascoltando musica e declamando poesie”. Così questo piccolo libro, Shoair ci fa entrare direttamente nel fuoco percussivo di piazza Tahrir, ci riporta le voci, i desideri, le strategie, le attese, il coraggio di “Giovani e vecchi. Uomini e donne. Musulmani e cristiani” che insieme hanno abbattuto a mani nude il regime di Hosni Mubarak. In queste settimane di rivolte i giovani del mondo arabo si sono mossi in una luce nuova che smentisce tutti i luoghi comuni a proposito dell’impossibilità dei musulmani di accedere a una propria idea di democrazia. Probabilmente il mondo di paura e terrore diffuso a partire dall’11 settembre 2001 è finito nella gioiosa macchina di piazza Tahrir che ha fatto tacere persino il terrorismo.

Il lamento inascoltato. La ricerca scientifica di fronte al dolore e alla coscienza animale
Rollin Bernard E.
Curatori: De Mori B.; Biasetti P.; De Mori C.
€ 19,00
Sonda (collana Saggi)

Negli ultimi anni l’opinione pubblica è diventata maggiormente consapevole dello sfruttamento degli animali da parte degli esseri umani, e delle atrocità commesse nei laboratori che praticano la vivisezione. Ma come può la scienza insegnarci che gli animali non provano dolore quando “sappiamo”, grazie anche solo al senso comune, che provano un’ampia gamma di emozioni oltre al dolore stesso? Questo è l’interrogativo da cui parte il saggio. Rollin, filosofo morale e veterinario, che si è specializzato proprio sulla sofferenza animale, analizza i cambiamenti verificatisi nella società e nella ricerca scientifica nei confronti degli animali, affiancando all’esperienza personale un esauriente excursus storico che va dal comportamentismo di Darwin ai recenti sviluppi dell’etologia.

*descrizioni dalla quarta di copertina

Infinite forme bellissime

Immagini di natura africana

Treviso - Martedì 31 maggio 2011 alle ore 21, spazi Bomben, via Cornarotta 7, la Fondazione Benetton Studi Ricerche propone un incontro pubblico dedicato all’arte della fotografia e al continente africano, quest’ultimo già al centro dell’attenzione della Fondazione con la recente assegnazione del Premio Internazionale Carlo Scarpa per il Giardino al villaggio di Taneka Beri in Benin, ma stavolta indagato non da un punto di vista paesaggistico, antropologico, sociale, ma nella sua componente naturalistica. Protagonista dell’appuntamento sarà infatti la savana africana, con i suoi temuti predatori, i grandi erbivori, i suoi spazi immensi e incontaminati, ritratti dal fotografo Matteo Bendini, che discuterà i contenuti del suo lavoro insieme a Marco Tamaro, direttore della Fondazione, e a Francesco Mezzavilla, biologo.

Attraverso gli scatti di Bendini si entrerà nel cuore dell’Africa, all’interno del Samburu Game Reserve e del parco nazionale Nakuru in Kenia, e del Ngorongoro Crater e del parco nazionale del Serengeti in Tanzania, ambienti tra i più ricchi di fauna selvatica e tra i più interessanti per quanto riguarda le questioni legate alla biodiversità e alla conservazione della natura.

Matteo Bendini, nato a Udine nel 1963, vive a Roncade (Treviso) e lavora nel reparto di Neuroradiologia dell’ospedale Ca’ Foncello di Treviso, come aiuto responsabile della Risonanza Magnetica. Da sempre appassionato di fotografia naturalistica, frequenta a questo scopo la provincia di Treviso, specialmente le sue zone montuose e, quando il lavoro glielo consente, anche mete lontane, principalmente l’Africa con i suoi meravigliosi parchi. Fotografa con la digitale Canon, 2 corpi macchina, la 5D markII e la 7D, con obiettivi 24-105 f4, 70-200 f2.8 e 500 f4.

Ingresso libero
Per informazioni: tel. 0422.5121, fbsr@fbsr.it
Foto: Matteo Bendini

venerdì 27 maggio 2011

C'è chi il cervello lo usa ...e bene

Pensavo di non dover aggiornare il lungo elenco di frasi pronunciate dal duce di Arcore e invece? Si deve aggiornare eccome. Sempre più preoccupante e delirante. La macchina del fango del Cavaliere, in questi giorni, si è scatenata a pieno regime contro De Magistris e Pisapia: “Nostri candidati deboli. Vince la sinistra? Elettori senza cervello” e poi “Non c’è alternativa a noi e alla Lega”. Ma ne siamo sicuri? Io direi che il vento nuovo c’è e soffia e spazzerà via presto le polveri bagnate della destra.
Questa non la possiamo non riportare: “Non ho attaccato i magistrati”. Vuoi vedere che è la volta buona che Pinocchio nel testo di Collodi sarà sostituito da Berluschio? Dovranno fare a gara per capire chi racconta più bugie. Vincerà Berluschio statene certi.
“Contro di me un blocco mediatico”. Beh! E venerdì scorso cosa si è verificato in tv, un vero e proprio monologo del Premier candidato. A questo ha posto un freno l’Agcom, ma pagheremo noi il comizio elettorale.
Altra chicca: “Crisi economica? I ristoranti sono pieni”. Beh questo un po’ lo verifico anch’io e passi dai.
“La telefonata per Ruby? L’avrei fatta anche per Rosy Bindi”. Ironico davvero signor Berlusconi. “Disposto a passo indietro per riunire i moderati”. Caro Silvio, avrai ancora tanti soldi e ti dovrai dar da fare per comprare voti e favori e ne troverai di proni mercenari della politica più becera e irresponsabile ma i moderati stanno già altrove. Sul passo indietro… no non ci crediamo proprio.
Non da meno sono anche le truppe del duce di Arcore che per mettere in cattiva luce Pisapia a Milano inventano le aggressioni, le violenze, gli spintoni.
Chi ascolta attentamente può comprendere come a destra, Moratti e Bossi in testa, proseguono la politica del fango, degli insulti. Ci si rende conto che continuano a diffondere paura, seminare paura, creare panico e confusione. Vendono fumo e non si rendono conto che così facendo rischiano ancora di più la sconfitta e il rigetto da parte dei cittadini con cervello attivo. E poi ... occhio ai brogli. Giocheranno anche questa carta e c’è da giurarci.
Dall’altra abbiamo un Pisapia che il cervello sembra usarlo e bene. Argomenta, parla di progetti, mantiene un linguaggio misurato, senza eccedere in promesse.
Al primo turno è andata bene, molti hanno usato il cervello e c’è da augurarsi che al ballottaggio siano ancora di più. Ho la speranza che un crescente numero di cittadini cominci a cogliere la differenza di stile delle due coalizioni.
In generale a Milano, Napoli e la dove c’è in vista il ballottaggio mi aspettavo comunque maggiore intelligenza a destra e un po’ anche a sinistra e mi spiego. Speravo che insulti e promesse lasciassero il posto ad un confronto rispettoso e alla presentazione di progetti, soprattutto a destra. Ma si sa quando si fiuta la sconfitta si perde la bussola e le armate sbandano. I candidati di sinistra, in primis a Milano mi hanno dato decisamente un’impronta di maggiore concretezza e uso del cervello alla faccia del ducetto di Arcore.
Quando si pensa davvero al bene comune, anche le parole assumono un significato ben preciso e allora la burla è preferibile all’insulto. Il progetto è meglio della promessa. Il poco concreto è decisamente più credibile del tanto sparato e non plausibile.
Usare il cervello prima di parlare e agire è cosa buona e giusta. Gli elettori sono chiamati a decidere in coscienza e con intelligenza chi governerà. Anche i politici di destra e sinistra sono invitati a usare il cervello, consapevoli che ognuno ne ha uno, prezioso e da far lavorare e non vendere a chi come assoluto capo supremo pensa di poter manovrare in eterno.
Il cervello è lui a non averlo, basti vedere come si è rivolto a Obama!
C’è un popolo grande di elettori che prima di essere di destra o di sinistra usa il cervello e decide da che parte stare, a voi la scelta! Usate il cervello e non preoccupatevi se qualcuno oserà dire che non lo avete, non credetegli. Non è più credibile da tempo e con lui molti della sua compagnia che si son venduti il cervello.

Ivano Maddalena

giovedì 26 maggio 2011

Le due facce della stessa medaglia

Le vesti di moderato stanno proprio strette a Berlusconi. Lui ci prova, ma la missione è impossibile. La strategia del centrodestra è sempre la stessa, quella del fango, delle ingiurie e delle calunnie. “Chi vota a sinistra è senza cervello” ha detto il premier a “Porta a Porta”. Il copione è noto ma questa volta neppure il salotto televisivo di Bruno Vespa, già teatro dei fasti dell’era berlusconiana, è riuscito a rilanciare un Berlusconi irrimediabilmente spento. Persino le battute di spirito sulle sue disavventure giudiziarie appaiono ripetitive ed imbarazzanti solo per chi le ascolta. Dal cilindro non esce più nulla. Non c’è lungimiranza, non c’è un sogno, non c’è un progetto, non c’è speranza nelle sue parole. Quando nel lontano 1994 scese in campo almeno parlava di “miracolo italiano, di “rivoluzione liberale”, prometteva 1 milione di posti di lavoro, cercava un consenso il più largo possibile con lo slogan del “presidente operaio”. Oggi, dal suo bunker dorato, Berlusconi vuole governare contro tutto e tutti, con l’arroganza, seminando paura e odio. L’esponente più moderato nel Pdl si presenta come minimo con la “bava alla bocca” e il partito è dilaniato da continui scontri personali e lotte per il potere. “Fuga da Berlusconi”, titolava nei giorni scorsi “Il Fatto Quotidiano”. Fuga dei cattolici, allibiti leggendo gli attacchi della stampa filoberlusconiana al Cardinale Tettamanzi. Fuga dei telespettatori dai Tg (giustamente multati) in cui il presidente fa comizi illegali a reti quasi unificate. Fuga degli industriali, con la presidente di Confindustria Emma Marcegaglia sempre più delusa dal premier e pronta, imitando Luca Cordero di Montezemolo, ad impegnarsi. Per questi “scontenti di lusso” dell’ultima ora, prima di portarli ad esempio, non dimentichiamo le loro corresponsabilità nel declino del Paese, i riprovevoli applausi durante la recente assemblea confindustriale ad Harald Espenhahn, amministratore delegato della Thyssen, su cui pende una condanna, in primo grado, a 16 anni e 6 mesi per omicidio volontario per il rogo nel quale persero la vita 7 operai, ed infine, ma non meno importante, l’adesione acritica del “sindacato dei padroni” al “modello Marchionne” quello del lavoro (forse) in cambio della rinuncia dei diritti più elementari. Berlusconi è al crepuscolo e come abbiamo scritto più volte il vento sta cambiando, ma dobbiamo stare attenti a dove ci trascina la corrente.

Work in progress “I am a fan”

Sabato 28 maggio ore 21.00 sharing finale di residenza dei coreografi Lea Martini e Diego Agullò che presentano al pubblico il risultato della residenza artistica svolta a Bassano del Grappa

Residenze artistiche, formazione, working progress aperti al pubblico, sono alcune delle attività che si svolgono al CSC, Centro per la scena contemporanea di Bassano del Grappa dallo scorso anno entrato a far parte dell’EDN, l’European Dancehouse Network, la prestigiosa rete europea delle Case della Danza. E’ il primo e finora unico centro italiano ad essere accolto nel network che comprende alcuni fra i centri più rinomati e attivi nella scena della danza contemporanea europea: Londra, Parigi, Vienna, Oslo, Stoccolma, Lione tra gli altri.
Dal 13 al 31 maggio il CSC Garage Nardini ospita i coreografi Lea Martini (tedesca basata a Berlino) e Diego Agulló (Spagnolo basato a Berlino). Durante la residenza i due artisti hanno approfondito un percorso di creazione di I am a fan, loro prima collaborazione. Diego Agulló e Lea Martini si incontrano per la prima volta nella cornice di una residenza presso K3-centro per la coreografia di Amburgo dove emerge il tema del fanatismo e la consapevolezza di essere parte di un gioco sociale onnipresente sul divismo. I am a fan riguarda infatti il fenomeno sociale del fandom da un punto di vista performativo. La ricerca vuole indagare gli estremi del fenomeno, scissi tra una gioia autentica di adorazione e una paurosa assenza di senso critico che può diventare tangibile attraverso la fisicità, il testo e i suoni.
Dopo aver condotto un workshop intensivo per coreografi sabato 21 e domenica 22 maggio per condividere con i partecipanti i temi e le modalità di ricerca del processo creativo in corso, presenteranno al pubblico il lavoro realizzato durante la residenza il 28 maggio alle 21.00, al CSC Garage Nardini.

L’iniziativa è realizzata con il sostegno di Goethe Institut Mailand. Ingresso libero su prenotazione. Informazioni: tel. 0424 217819 - 0424 217804

Montegrotto Terme: Jazz by the pool III

Da venerdì 24 giugno al 9 settembre il jazz incontra l’acqua termale di Montegrotto

Saranno dodici gli appuntamenti con la musica dal vivo, da venerdì 24 giugno fino al 9 di settembre, proposti da “Jazz by the pool”, giunta quest’anno alla terza edizione. Dal bebop al flamenco tutti i venerdì, presso le Terme Preistoriche di Montegrotto, la musica live accompagnerà il pubblico in due appuntamenti da non perdere: al tramonto dalle 20 alle 20.30 e al chiaro di luna, dopo cena dalle 22.00 in poi.

Il programma dei concerti è quanto mai ricco di suggestioni. Venerdì 24 giugno la serata d’apertura sarà affidata alla BGV Jazz Orchestra diretta da Ettore Martin. La big band, composta da 19 elementi, proporrà una serata di standard e mainstream del jazz. Il 1 luglio il bordo piscina ospiterà un altro coinvolgente progetto musicale, il Duke Ellington Sacred Concert eseguito dalla Venezze Big Band diretta dal Ambrogio de Palma con Alessandra Fasolo alla voce, Marco Tamburini alla tromba e Marcello Tonolo al pianoforte. L’8 luglio sarà la volta di Alessandra Pascali featuring Daniele Vianello 4et con un omaggio alle voci della black music, seguita il 15 luglio dalla jam band di Enrico Crivellaro.
Venerdì 22 luglio il jazz lascerà spazio, per una notte, all’oriente di Zayanib con musica e danze arabe. Il mese di luglio si chiuderà il 29 con il caldo latin jazz dell’Edu Hebling Xtet.
Ad agosto si esibirà l’Astra Quartet, venerdì 5, con l’incredibile Lele Barbieri alle percussioni e il 12 i Manomanouche con l’inconfondibile sound delle musiche di Django Reinhardt. Il 19 agosto protagonista sarà la musica soul con la band di Alan Farrington accompagnato da Sandro Gibellini alla chitarra ed Ellade Bandini alla batteria, per poi tornare, il 26, alle atmosfere da cotton club di Laralù & the Vintage Kings.
Il rientro dalle ferie sarà accompagnato dal un ritorno al jazz old style grazie al tributo a Benny Goodmann venerdì 2 settembre. La serata di chiusura venerdì 9 settembre sarà affidata ad uno spettacolo pieno di passione della ballerina Eleonora Manica, Sangre Flamenca. (c.s.)

Per informazioni:
www.jazzbythepool.it
PROGRAMMA DELL’EDIZIONE 2011

24 GIUGNO 2011
BGV JAZZ ORCHESTRA (Ettore Maritin, direttore; Sara 6, voce)

1 LUGLIO 2011
DUKE ELLINGTON SACRED CONCERT
VENEZZE BIG BAND (Ambrogio De Palma, direttore; Alessandra Fasolo, voce; Marco Tamburini, tromba; Marcello Tonolo, piano)

8 LUGLIO 2011
ALESSANDRA PASCALI Featuring DANIELE VIANELLO 4ET

15 LUGLIO 2011
ENRICO CRIVELLARO BAND (Enrico Crivellaro, chitarra; PietroTaucher, organo e piano; Simone Serafini, basso; Carmine Bloisi, batteria)

22 LUGLIO 2011
ZAYANIB. NOTTE D'ORIENTE (Ismail El Aouam Oud, buzuk e voce; Stolfo Fent, percussioni arabe; Celeste Bri, percussioni e danza; L'Aura e Amar, danze orientali)

29 LUGLIO 2011
EDU HEBLING XTET

5 AGOSTO 2011
ASTRA QUARTET (Atina Tarasova, pianoforte; Benedict Ganciu, clarinetto; Adriano Brunelli, contrabbasso; Lele Barbieri, batteria)

12 AGOSTO 2011
MANOMANOUCHE Nunzio Barbieri, chitarra acustica; Luca Enipeo, chitarra acustica; Pierre Steeve Jino Touche, contrabbasso; Massimo Pitziani, Fisarmonica e Bandoneon

19 AGOSTO 2011
ALAN FARRINGTON BAND (Alan Farrington, voce; Roberto Soggetti, pianoforte; Andro Gibelllini, chitarra; Marco Cocconi, basso; Ellade Bandini, batteria)

26 AGOSTO 2011
LARALU’ & THE VINTAGE KINGS (Lara Luppi, voce; Michele Vignali, sax tenore e baritono
Marco Bovi, chitarra: Glauco Zuppiroli, contrabbasso; Lele Barbieri, batteria)

2 SETTEMBRE 2011
TRIBUTE TO BENNY GOODMAN (Alfredo Ferrario, clarinetto; Gianni Sanjust, clarinetto; Paolo Alderighi, pianoforte; Luciano Milanese, contrabbasso; Carlo Milanese, batteria)

9 SETTEMBRE 2011
ELEONORA MANICA
SANGRE FLAMENCA

mercoledì 25 maggio 2011

Manifestazione "No Pedemontana"

Appuntamento a Breganze, sabato 28 Maggio, alle ore 15.30

Riceviamo e pubblichiamo l’appello dei Comitati difesa salute e territorio “No Pedemontana” Altovicentino-Malo e Valle Agno contro l’inizio dei lavori per l’autostrada Pedemontana veneta:

Cosa accomuna la resistenza all’Autostrada Pedemontana Veneta con l’opposizione al nucleare, con la battaglia contro la privatizzazione dell’acqua e la mobilitazione a favore dei beni comuni? Perché, acqua e nucleare creano aggregazione e opposizione in grande misura, mentre grandi opere quali TAV, autostrade, ponte sullo stretto e cementificazione meno? Eppure tutti questi temi sono conseguenze della stessa logica: la vendita del bene comune in favore degli interessi di entità economiche (le corporations) e dei capitani di ventura (i managers) che le guidano oggi, nel nuovo medioevo tecnologico,

La nostra percezione delle grandi opere cambia a seconda di dove abitiamo: siamo portati a pensare che una grande opera riguardi chi abita nel territorio che la supporta. Eppure, le grandi opere vengono costruite sottraendo risorse comuni a piccole utili opere e lasciando il deserto nel territorio e nei cuori di tutti.

Riguardo all'acqua, noi esseri umani, capiamo in modo istintivo che essa ci è indispensabile per vivere: è un diritto che acquisiamo con la nascita, come l’aria che respiriamo, come il nome che ci viene dato, come la dignità. Chi mai penserebbe di pagare per l’aria? Chi potrebbe farci pagare il nostro diritto a respirare? Come potremmo rinunciare al nostro nome. E quanto soffriamo quando ci viene tolta la dignità? Questa è la nostra percezione “animale”.

Noi persone comuni, capiamo la pericolosità dell’energia nucleare, a causa di esperienze e accadimenti occorsi durante la nostra vita (l'ultimo: Fukushima). Di conseguenza non riteniamo di dover rischiare la vita per produrre energia. Noi percepiamo istintivamente che il nostro diritto a vivere supera il diritto di qualsiasi organizzazione di qualsiasi tipo e natura a produrre elettricità da sprecare e non siamo disposti a rinunciare a tale diritto.

Il territorio idoneo, la qualità dell’aria, la qualità dell’ambiente, livelli di rumore non inquinanti, lo spazio verde, il cibo, la bellezza del paesaggio, un vita a misura di persona sono diritti naturalmente acquisiti Di questo noi cittadini, ci accorgiamo solo se ci soffermiamo a pensarci. Noi siamo vissuti all’interno della civiltà dell’automobile e abbiamo sempre visto solo edificazione ed espansione continua e nuove infrastrutture di collegamento in perenne realizzazione. Oggi questo modello ha perso di senso. L’edificazione è puramente speculativa. Il mercato immobiliare è drogato, poiché a fronte di inesistente domanda si continua a creare nuova offerta. A fronte di un’economia e di un mondo che cambia la APV è (nel migliore dei casi) la risposta vecchia a un problema che ha altre soluzioni. Noi temiamo che dietro l’autostrada vi sia un progetto di trasformazione del territorio che trasformerà le zone agricole sempre più ristrette, in zone logistiche-commerciali.

Ci vogliono far credere che la felicità sta nel comperare oggetti e merci. Ci vogliono far credere che la bellezza sia avere labbra a canotto, seni al silicone, muscoli all’estrogeno. Ci vogliono convincere che il progresso sia la vita che stiamo vivendo. Ci vogliono far credere che a questo modo di vivere non c’è alternativa. Non è così. Noi pensiamo che l’alternativa esista e che sia il vero progresso.



Progresso significa: sobrietà degli stili di vita, produzione e consumi consapevoli, energie rinnovabili, organizzazione del lavoro a misura di persona, realizzazione dell’individuo attraverso la pratica delle proprie abilità, economia prossimale, mobilità immobile, rapporti tra persone e non tra soggetti economici, ridimensionamento dei valori economici e rafforzamento dei valori umanistici, giustizia sociale, riconoscimento dei diritti ambientali.

Per tutto questo, noi lanciamo una manifestazione a Breganze (VI), per sabato 28 Maggio 2011 alle ore 15.30 in via Ferrarin (concentramento al parcheggio vicino agli impianti sportivi), in difesa delle colture pregiate, del territorio, della qualità della vita, dei beni comuni contro la cementificazione del territorio per un nuovo modo di vivere.

www.difesasaluteterritorio.blogspot.com

Il Don Giovanni praghese a Vicenza

Venerdì 27 maggio e lunedì 30 maggio, il Teatro Olimpico di Vicenza ospita la prima versione del capolavoro di Mozart in forma semiscenica

E’ il Don Giovanni di Wolfgang Amadé Mozart l’opera proposta dal festival delle Settimane Musicali al Teatro Olimpico di Vicenza. Il capolavoro del salisburghese, dramma giocoso in due atti su libretto di Lorenzo Da Ponte, sarà eseguito in forma semiscenica, venerdì 27 maggio 2011, alle ore 20.00, presso il Teatro Olimpico di Vicenza, con replica lunedì 30 maggio alla stessa ora.

L’opera mozartiana sarà eseguita nella versione accolta per la prima volta “con il successo più clamoroso possibile”, al Teatro degli Stati Generali di Praga, il 29 ottobre 1787. Una proposta non casuale: la capitale della Repubblica Ceca è la seconda tappa di “Ambasciatori di note”, progetto pluriennale col quale si propone un itinerario musicale attraverso le capitali europee, dove grandi musicisti italiani hanno lavorato e lasciato un segno della nostra cultura.

Ad interpretare il capolavoro di Mozart sarà un cast di tutto rispetto. Tra i cantanti più apprezzati nel repertorio mozartiano e nel belcanto rossiniano, il basso Lorenzo Regazzo farà il suo debutto nel ruolo dell’impenitente libertino; il giovane baritono siciliano Marco Filippo Romano sarà Leporello; il mezzosoprano Silvia Beltrami vestirà i panni di Donna Elvira, mentre il giovane soprano catalano Isabel Rodríguez García vestirà quelli di Donna Anna; Dionigi D’Ostuni sarà Don Ottavio, il giovane basso Abramo Rosalen sarà il Commendatore, Omar Camata sarà Masetto e Diana Mian interpreterà Zerlina. Salirà sul palco il Coro Iris Ensemble, gruppo vocale da camera fondato nel 2007, istruito da Marina Malavasi. Maestro al fortepiano sarà Riccardo Mascia.

Giovanni Battista Rigon (foto), direttore artistico delle Settimane musicali, reduce dal grande successo ottenuto al San Carlo di Napoli con La Serva Padrona di Pergolesi, sarà chiamato a dirigere l’Orchestra Regionale Filarmonia Veneta. Nata nel 1980, la compagine orchestrale è impegnata in diverse produzioni liriche con importanti teatri e vanta numerose incisioni discografiche.

L’opera sarà preceduta, venerdì 27 maggio, alle ore 18.30, presso l’Odeo del Teatro Olimpico, da una conferenza introduttiva tenuta dal critico musicale Alessandro Cammarano.

Opera rivoluzionaria per la storia del teatro e della musica, il Don Giovanni fu composto da Wolfgang Amadé Mozart tra la primavera e l’autunno del 1787. Conclusa a Praga, andò in scena nella stessa città, il 29 ottobre 1787, presso il Nationaltheater del conte Nostitz. Il successo fu senza precedenti. La rappresentazione, affidata ad una compagnia d’opera italiana, ebbe luogo sotto la direzione dello stesso Mozart, che, secondo le cronache del tempo, fu più volte accolto da numerose ovazioni. Tra i personaggi che colsero la genialità di quest’opera spicca il nome di Johann Wolfgang Goethe, poeta, scrittore e drammaturgo tedesco, grande ammiratore del giovane musicista.

Le “Settimane Musicali al Teatro Olimpico” proseguono domenica 29 maggio, alle ore 21.00, con un concerto dedicato al bicentenario della nascita di Liszt, organizzato in collaborazione con il Festival Biblico. Per l’occasione saliranno sul palco la pianista coreana Ilia Kim e la violinista Sonig Tchakerian.

Per informazioni/biglietti:
www.olimpico.vicenza.it
info@olimpico.vicenza.it

martedì 24 maggio 2011

Sull'orlo di una crisi sociale

Secondo un recente studio dell’Istat l’Italia vive una fase di fortissima depressione economica. I disoccupati aumentano e persino molti occupati finiscono con lo scivolare nella triste categoria dell’esclusione sociale a causa di salari irrisori e di politiche inadeguate. Siamo più poveri, precari e senza molte prospettive. Ma se sull’analisi delle cose quasi tutti concordano, sulle ricette le ipotesi si sprecano. Il ritornello che va per la maggiore da un ventennio a questa parte è quello incentrato sulla retorica “della crescita”. Siamo messi così, spigano fior di professori, perché il sistema è ingessato e l’economia è asfittica. Certamente è una parte del problema. Ma la verità non è racchiusa in questa minimalistica analisi. E’ vero, l’Italia fatica a produrre ricchezza ma quella che produce è spalmata in maniera diseguale. Le disparità economiche aumentano in maniera vertiginosa, il contraltare delle nuove e crescenti povertà è rappresentato infatti dai lussi smisurati che una ristretta élite di iperprivilegiati può permettersi sulle spalle delle categorie più deboli. E’ ora di pretendere politiche pubbliche che mettano un freno a questa barbarie non più sostenibile. Bisogna potenziare il welfare, imporre salari dignitosi e proporzionati al merito, colpire le rendite parassitarie e le pratiche familistiche e di favore. Una società molto diseguale è sopportabile solo nella misura in cui è estremamente limpida. Solo, cioè, nella misura in cui le enormi differenze economiche e sociali sono direttamente proporzionate al merito e all’impegno dei singoli individui. Le differenze italiche sono al contrario spesso soltanto il frutto di prassi consolidate, di logiche clientelari, familistiche e di favore. Tutto è stato privatizzato. La politica e il concetto stesso di interesse pubblico è sacrificato sull’altare dell’interesse particolare. Siamo ai prodromi di una crisi sociale dai risvolti imprevedibili. L’incantesimo che ha tenuto fino ad ora il Paese inebetito e paralizzato sta per terminare. E il risveglio repentino dei sonnambuli è pacificamente considerato un momento molto pericoloso. Per tutti.

Francesco Toscano

Quali libri ci hanno reso più italiani?

Il Piccolo Festival della Letteratura celebra i 150 anni dell’Unità con un gioco che anticipa la sua ottava edizione,dal 24 al 26 giugno a Palazzo Bonaguro a Bassano del Grappa

In occasione delle celebrazioni per il 150° anniversario dell’Unità d’Italia e per lanciare l’ottava edizione del Piccolo Festival della Letteratura, l’Associazione culturale Palomar di Bassano del Grappa (VI) propone un gioco cui tutte le persone di tutte le età sono invitate a partecipare: un esercizio di memoria storica letteraria nonché l’occasione per far sentire la propria voce in un campo che è quasi-esclusiva dell’erudizione della critica letteraria.

Quante volte, a scuola, avremmo voluto dire alla classe che un certo testo proprio non ci piaceva? Quante volte abbiamo desiderato che si parlasse di un libro che, invece, ci aveva emozionato? Questa è l’occasione per dire la propria! Con ‘15x10’ Palomar e il Piccolo Festival chiedono a tutti quanti di elencare i dieci libri italiani (pubblicati a partire dal 1861) che, in qualche modo, ci hanno resi più italiani: libri di qualsiasi genere, dimensione o spessore culturale, classici o novità editoriali. Si potrà inviare la lista in molti modi: sul sito www.piccolofestival.it (sezione dedicata), su Facebook (evento “15x10” collegato alla pagina “Piccolo Festival della Letteratura”) o semplicemente via mail (15x10@piccolofestival.it).

Con il contributo di tutti, Palomar elaborerà la lista dei quindici libri più scelti in generale: la selezione letteraria per il 150° a cura del Piccolo Festival e del suo pubblico! Questi quindici libri andranno ad occupare una sezione apposita della libreria del Piccolo Festival, che si terrà nel fine settimana dal 24 al 26 giugno e che, per questa ottava edizione, tornerà ad occupare i saloni signorili del Palazzo Bonaguro di Bassano del Grappa (VI).

Durante i giorni del Piccolo Festival, inoltre, una tra le persone che avranno partecipato a ‘15x10’ inviando la propria lista, estratta a sorte, riceverà in premio tre libri a scelta, regalati dall’Associazione Palomar.

Diario di viaggio: La Nazione Arcobaleno

Rubrica curata da Francesca Monti

I riflettori di tutto il mondo sono stati puntati sul Sudafrica in occasione dei Mondiali di calcio 2010, che per la prima volta sono stati organizzati nel continente africano, tra vuvuzelas e il waka waka di Shakira, ma questo paese, che ha dato i natali a grandi personaggi come Mandela e Miriam Makeba, situato all’estremità sud dell’Africa, ha molto da offrire ai visitatori. Un paese, il Sudafrica, che per anni ha dovuto lottare contro il razzismo e l’apartheid. Nel 1948, dopo la fine della guerra, il Partito Nazionale vinse le elezioni, e iniziò ad attuare nel paese la politica segregazionista nota come apartheid, ideata dai primi ministri boeri, soprattutto da Hendrik Frensch Verwoerd (in carica dal 1956 al 1966). L’obiettivo era quello di isolare i diversi gruppi etnici del Sudafrica, lasciando che ognuno di essi si sviluppasse in un proprio contesto sociale, economico e territoriale. Verwoerd spiegò anche che il ruolo predominante dei bianchi nei processi politici che avrebbero portato all’autonomia delle diverse etnie era giustificato dalle circostanze storiche, ovvero dal ruolo fondamentale che i boeri avevano avuto nella nascita del Sudafrica. Questa situazione diede origine a gravi contrasti interni e all’isolamento internazionale, finché il 27 aprile 1994 si tennero le prime elezioni democratiche con suffragio esteso a tutte le etnie, e venne eletto presidente il capo dell’ANC Nelson Mandela, cui successe poi il delfino Thabo Mbeki nel 1999. Il periodo di transizione dal regime dell’apartheid al nuovo corso politico fu gestito da un tribunale speciale istituito nel 1995 a Città del Capo, la Commissione per la Verità e la Riconciliazione. “Il bambino negro non entrò nel girotondo dei fanciulli bianchi. I fanciulli bianchi giocavano tutti in un vivo girotondo di canzoni fresche ed allegre risate… Il bambino negro non entrò nel girotondo. E arrivò il vento accanto ai bambini e ballò con loro e con loro cantò le canzoni e le danze delle aspre tempeste. Il bambino negro non entrò nel girotondo. Uccelli e stormi volarono cantando sulle teste ricciute dei bambini e si posarono tutti intorno. Alla fine volarono i loro voli, cantarono i loro inni. ma il bimbo negro non entrò nel girotondo”, recita una poesia di G.B. Victor, che rispecchia le condizioni di vita attuali dei neri, che restano ancora difficili, tanto che i quartieri più lussuosi sono abitati dai bianchi, mentre i neri vivono nelle townahip, i quartieri poveri ai margini della società, formati da case popolari e baraccopoli.


Il Sudafrica, chiamato anche Rainbow Nation (“nazione arcobaleno”, ovvero “abitato da persone di diversi colori”), conta sei importanti città: la capitale Johannesburg, Città del Capo, Pretoria, Bloemfontein, Durban, Port Elizabeth. Ho avuto la fortuna di fare un viaggio in Sudafrica lo scorso anno, fermandomi una settimana a Città del Capo, la capitale legislativa del Sudafrica e la terza città più popolosa del Paese. Quando si arriva a Città del Capo si rimane sorprendentemente colpiti dalla bellezza del paesaggio, con le Table Mountain che svettano verso il cielo, abbracciando la città e riflettendosi nell’azzurro dell’oceano. Città del Capo fu il primo insediamento europeo del Sudafrica e porta i segni culturali e architettonici della storia del paese, dallo sbarco dei primi coloni olandesi al primo discorso di Nelson Mandela dell’era post-apartheid. Gli antichi edifici in stile cape dutch sono affiancati da moderni grattacieli e lussureggianti giardini botanici. Sono tanti i posti da visitare: il centro, detto City Bowl, il famoso molo del Victoria & Alfred Waterfront, dove fare shopping e ammirare lo strepitoso panorama, il museo marittimo e il Two Oceans Aquarium, con una vasta varietà di fauna marina dell’Oceano Atlantico e dell’Oceano Indiano; Adderly, la strada più storica che attraversa da nord a sud la città, ricca di grandi centri commerciali. Ci sono poi lo Scratch Patch, un’esposizione di minerali e l’Imax Theatre-Cyber World che offre spettacoli hi-tech e film in 3D. Dal molo parte il Robben Island Ferry, che porta i turisti alla celebre Robben Island. Sin dalla fine del XVII secolo, l’isola fu adibita a prigione dai coloni europei. Dal 1836 al 1931 fu utilizzata come colonia per lebbrosi, e nel XX secolo divenne carcere per prigionieri politici nel periodo dell’apartheid, tra i quali ci fu Nelson Mandela. E proprio alla sua prigionia a Robben Island, Mandela ha dedicato molti capitoli dell’autobiografia “Lungo cammino verso la libertà”. Altra meta imperdibile, il giardino botanico di Kirstenbosch, situato sul lato est della Table Mountain, in cui ci sono quasi 10.000 piante, tra cui tutte le principali specie del fynbos sudafricano. Meritano una visita anche il quartiere malese Bo-Kaap, con le tipiche case colorate, Constantia, la zona più esclusiva della città, dove vivono le grandi famiglie storiche del Capo e vip come Desmond Tutu o Wilbur Smith. E’ possibile visitare anche le township, situate nella zona di Cape Flats, ma è meglio farsi accompagnare da una guida locale o acquistare uno dei vari tour, poiché è un luogo poco sicuro. Da Cape Town si possono fare delle bellissime escursioni come quella alle Table Mountain, salendo con una funivia fino alla sommità della montagna, spesso coperta da una nube, che viene chiamata “la tovaglia”. Oltre al Tafelberg, ci sono altri imponenti rilievi: Lion’s Head (“testa di leone”), Devil’s Peak (“picco del diavolo”), Twelve Apostles (“dodici apostoli”) e Signal Hill (“collina del segnale”). Ci sono tour che portano a Cape Winelands, con visita della storica città di Stellenbosch, famosa per i vigneti, alla regione semi-desertica del Grande Karoo, costellata di fiumi e canyon, o che percorrono la celebre Garden Route (“Strada dei giardini”), strada panoramica che da Città del Capo conduce fino a Port Elizabeth, attraversando splendidi posti come Hermanus, Mossel Bay, George, Wildeerness, Knysna e Plettenberg Bay che offrono la possibilità di ammirare tesori della fauna marina come barriere coralline, delfini e otarie, ma anche squali, e le balene, da luglio a dicembre, quando i cetacei si avvicinano alla baia per partorire o allattare i piccoli.


Durante il mio soggiorno a Città del Capo ho acquistato due escursioni, una all’Inverdoorn Game Reserve, una riserva privata a circa due ore di strada dalla città, dove ho potuto ammirare da vicino leoni, springbok, l’animale simbolo del Sudafrica, antilopi, wildbeats, giraffe, zebre, bufali, rinoceronti, aquile, ghepardi, a bordo di una jeep. Un’esperienza incredibile. Se avete tempo a disposizione conviene prendere un volo interno con destinazione Parco Kruger, nel nord del paese, dove potrete venire a contatto con i big five (rinoceronti, leoni, bufali, leopardi e ghepardi), oltre a un’infinità di altre specie. L’altro tour che ho scelto è stato quello che mi ha portata al mitico Cape Point, che tradizionalmente viene considerato come il punto più a sud del continente africano e come punto di separazione tra l’Oceano Atlantico e l’Oceano Indiano, anche se in realtà è Capo Agulhas. La regione attorno al Capo è una riserva naturale chiamata Cape of Good Hope Nature Reserve, costituita da circa 7700 ettari lungo 40 km di costa, ospita numerose specie di uccelli, in particolare struzzi, antilopi, gnu, facoceri e babbuini, la tipica vegetazione è costituita dal fynbos della zona del Capo. Il Capo di Buona Speranza è una spiaggia formata da ciottoli. Poco più a nordest si trova il punto più elevato di Cape Point, raggiungibile in funicolare (dal nome simbolico di Flying Dutchmen, ovvero Olandese Volante), dove c’è un grande ristorante panoramico, il Two Oceans Restaurant, e due fari, quello più antico fu attivo dal 1860 al 1919 ma, a causa della sua posizione eccessivamente elevata, risultò spesso inefficace a causa della nebbia. Siamo saliti a piedi fino al faro, un’impresa faticosa, ma quando si arriva in cima e si guarda il panorama mozzafiato, ci si perde nella bellezza della natura e si dimentica la fatica fatta. Prima di arrivare a Cape Point, abbiamo percorso la scenografica Chapman’s Peak Drive, e ci siamo fermati a Simon’s Town, una cittadina situata sulla costa orientale della Penisola del Capo, nella Provincia del Capo Occidentale. Il suo porto si affaccia sulla False Bay. Storicamente Simon's Town è stata una base navale. Nei pressi di Simon’s Town si trova la splendida Boulders Beach, una delle spiagge più popolari della Penisola, che dal 1985 ospita una colonia di pinguini africani. E’ un’esperienza veramente emozionante venire a contatto con questi bellissimi animali, che si tuffano dalle scogliere e camminano tra le persone senza timore.


E ora qualche curiosità gastronomica: i piatti tradizionali del Sudafrica sono a base di carne di pollo o tacchino, o montone stufato condito con cocco o spezie, oppure per gli stomaci forti ci sono piatti con carne di serpente delle rocce, il tutto annaffiato dai famosi vini sudafricani Sauvignon blanc, Hanepoot, Merlot, Shiraz, Pinot nero, Ruby, Tinta barocca e Pontat. Anche il pesce occupa un posto importante con piatti di crostacei, ostriche, aragoste, granchi, gamberi, conditi semplicemente con limone od uniti a fresche insalate. Il pesce di taglia medio-grande come la trota, il kingklip o lo shoek, viene accompagnato con salse speziate, cucinato alla griglia, con banane, o al cartoccio di foglie di banano. Diffusissima la tradizione del barbecue, considerato come un momento di incontro e socializzazione. Buonissimi il succo di mango e i dolci a base di cocco. Non servono vaccinazioni particolari, solo se si va nelle zone del Kruger e del Mpumalanga è consigliata la profilassiantimalaria. La moneta corrente è il rand, per fare un euro servono circa 10 rand. La vita in Sudafrica è economica, una cena a base di pesce costa all’incirca 10-15 euro. Per lo shopping consiglio la zona del Waterfront, mentre per i souvenir ci sono i mercatini. Un ultimo sguardo all’oceano da Sea Point, una camminata in spiaggia tra migliaia di conchiglie ed è già ora di prendere il volo del ritorno a casa, con ancora negli occhi e nel cuore tante splendide immagini del Paese dell’Arcobaleno.

lunedì 23 maggio 2011

Ricordando Giovanni Falcone

Sono passati 19 anni esatti dall’eccidio di Capaci nel quale persero la vita Giovanni Falcone, la moglie Francesca Morvillo e gli uomini della scorta. L’Italia non è più quella di allora, tutto è cambiato. Gli impresari dell’epoca oggi fanno i politici e la politica tutta è ridotta a triste cabaret. La morte di Falcone turbò le coscienze dei giusti e quel sangue servì, specie in Sicilia, per dare il via alla riscossa sociale e civile di un popolo, quello siciliano, che trovò su quei corpi straziati la forza di ribellarsi al giogo mafioso e alle sue regole perverse. Ma la domanda è un’altra. Al netto della retorica, delle parate e delle frasi fatte, chi ha per davvero raccolto gli insegnamenti testimoniati in vita dal giudice Falcone? Pochi, o forse nessuno. Fa inorridire pensare, a quasi un ventennio dalle stragi, il limbo nel quale la verità vera è rimasta incagliata. Nonostante una miriade di pentiti e una palesata unità d’intenti tra le forze politiche per rendere giustizia alle vittime attraverso la ricerca di tutti i responsabili, ancora oggi sembra di essere all’anno zero. Le procure continuano ad indagare per scoprire i mandanti a volto coperto, così coperto che probabilmente non li scopriremo mai. A brandelli l’opinione pubblica viene messa al corrente di verità parziali, di indizi poco rassicuranti che svelano il dubbio atroce che in realtà, su quelle morti, troppi sciacalli abbiano costruito fulgide e istituzionali carriere politiche. Sconsolato mi domando: ma se anche dovessimo oggi comprendere e sapere le dinamiche più profonde che per una diabolica interpretazione delle “ragion di stato” portarono allo scientifico sacrifico di alcuni servitori delle istituzioni, questo servirebbe forse a lenire il dolore? Non credo, il dolore aumenterebbe. Perché una giustizia che arriva dopo vent’anni, quando ormai i frutti velenosi dei compromessi più indicibili sono stati tutti raccolti, farebbe solo aumentare la rabbia e i rimpianti. Ma ciononostante la verità va inseguita e pretesa comunque e ad ogni costo. Perché se i vili coccodrilli che hanno pianto e contemporaneamente seppellito il cadavere di Falcone e degli uomini della scorta sono riusciti a sfuggire al giudizio della cronaca, quello della storia non darà loro scampo. E la storia raramente si prostituisce sull’altare della forza.

Francesco Toscano

Acqua per tutti, Sì grazie!

Incontri pubblici e convegni per parlare di acqua pubblica in Veneto. Con Luca Martinelli.

VILLORBA (TV) Martedì 24 maggio 2011, 18:30

Verso i referendum del 12 e 13 giugno
Martedì 24 maggio - ORE 18.30
Alla Libreria Lovat di Villorba

Presentazione del libro: L’acqua (non) è una merce di Luca Martinelli. Sarà presente l'autore
Introduce Monica Tiengo del Comitato Acqua Bene Comune di Treviso. Iniziativa promossa dalla Cooperativa Pace e Sviluppo e dal Comitato Acqua Bene Comune di Treviso

Libreria Lovat - Via Isacco Newton 13, Villorba (TV) - Tel 042292697

VITTORIO VENETO (TV) Martedì 24 maggio 2011, 20: 45

Martedì 24 maggio 2011 Area Fenderl - Vittorio Veneto (Treviso) ore 20.45

Il comitato "Acqua bene comune vittoriese" a sostegno dei Referendum del 12 giugno, organizza un incontro sul tema "Acqua per tutti, sì grazie". Partecipa Luca Martinelli, giornalista di Altreconomia

LEGNAGO (VR) Mercoledì 25 maggio 2011, 20:45

Acqua bene prezioso e di tutti - Legnago (Verona)
"Colomba bianca" propone un incontro di approfondimento sul tema:
"Acqua bene prezioso e di tutti"
Relatori:
- Luca Martinelli, autore di "Imbrocchiamola!" e "L'acqua (non) è una merce"
- Francesco Avesani, comitato referendario "2 sì per l'acqua bene comune"
a Legnago (Sala Civica - palazzo di vetro)

http://rondine.altromercato.net/colombabianca
http://www.facebook.com/event.php?eid=102135319877025
http://www.facebook.com/pages/Colomba-Bianca/173615894675?ref=ts

MONSELICE (PD) Giovedì 26 maggio 2011, 18:00

"L'acqua (non) è una merce" e "Le conseguenze del cemento" - Monselice (Padova)

Giovedì 26 maggio, ore 18, vicolo Branchini, laterale via Roma, presentazione del libro "L'acqua (non) è una merce". Sarà presente l'autore, Luca Martinelli. Un'occasione per parlare dei referendum del 12 e 13 giugno. Intervengono: Flores Baccini, Legambiente Este; Wilma Mazza, Comitato referendario "2 sì per l'acqua bene comune" - Ya Basta. Coordinano: Alessandra Boaretto e Massimo Maffezzoni - Comitato "2 sì per l'acqua bene comune"

Dalle 19, nello stesso luogo e con lo stesso autore parliamo del libro "Le conseguenze del cemento". Una chiaccherata informale con Gianni Sandon, Silvia Mazzetto, Francesco Miazzi, Leandro Belluco. Presentano i comitati "Lasciteci respirare" ed "E noi?"

RUBANO (PD) Giovedì 26 maggio 2011, 21:00

Servizi idrico pubblico, perché no?

Giovedì 26 maggio, auditorium Santa Maria Assunta, ore 21 - Rubano (Padova)
Intervengono: Luca Martinelli (Altreconomia) e Stefano Svegliado (presidente di Etra)

SCHIO (VI) Venerdì 27 maggio 2011, 20:30

"L'acqua non è una merce" - Schio (Vicenza)

Nell'ambito di "Ti voglio bere" ciclo di incontri letture concerti escursioni dedicati all'Acqua a Schio, venerdì 27 maggio 2011, ore 20.30 presso il Lanificio Conte -Sala Conferenze Largo Fusinella:
"L'acqua (non) è una merce", il giornalista Luca Martinelli presenta il suo ultimo libro (Altreconomia, 2011). Introduce Luca Bassanese.

Luca Martinelli, “L’acqua è una merce. Perchè è giusto e possibile arginare la privatizzazione” (Altreconomia Edizioni)

Scheda libro: L’acqua è ormai una merce. E con la benedizione di politici e media si appresta a diventare - da bene comune e diritto di tutti - un affare per pochi. Una torbida verità la cui fonte è la recente riforma dei servizi pubblici locali. Questo libro ricostruisce la storia della privatizzazione dell’acqua in Italia dal 1994 a oggi, dimostrando come e perché la gestione pubblica degli acquedotti può essere la più efficiente. Per tenere, come scrive Erri De Luca nel prezioso testo inedito che apre il libro, “il conto delle gocce”.

“L’acqua è un bene comune. Privatizzarne la gestione vuol dire mercificare un diritto. Ma un diritto non si vende, semmai si tutela. Se il mercato vuol farci pagare l’acqua, come fosse un prodotto qualsiasi, noi rispondiamo: l’acqua è già nostra, l’acqua è di tutti noi”.

La “Vagabunda” ha trovato casa

Adesso “riposa” e racconta le sue storie al Museo dell’Automobile “Bonfanti-VIMAR”

Romano d’Ezzelino (VI) - La storia di “vagabunda” è quella di una Flavia coupè del 1964 che il giornalista giramondo Roberto Chiodi acquista nel 1996 per partecipare nientemeno che alla Pekino-Parigi per veicoli storici.
L’auto viene rinforzata nelle sospensioni, rialzata da terra, aggiunto qualche accorgimento, come due comodi sedili di una Maserati biturbo. Chiodi prende il via con la moglie Rita. Organizzazione inglese, che vuol dire pedalare! Quello che conta è la resistenza, l’intesa con il co-pilota, la macchina.
Deserto del Gobi, tutto il Tibet (dieci volte oltre i 5.000 metri!), Pakistan, Iran. Fantastico!
Nel 2000 viene deciso il “Giro del Mondo in 80 giorni”. Partenza in centro a Londra dal Ponte della Torre, la Flavia è una delle più piccole di cilindrata. A Pekino Chiodi-Chiodi sono quarti assoluti e primi di categoria, ma la povera Flavia è esausta. Nel Nord del Canada l’auto finisce in un burrone. Sembra la fine, ma non per la Flavia che rabberciata alla meglio rientra a Londra e poi in Italia.
Sono avventure che vanno raccontate, condivise, così Chiodi aggiorna costantemente il suo sito (www.girodelmondo.com), mentre essendo giornalista, con la moglie che scatta migliaia di immagini, realizza reportage su quotidiani, settimanali specializzati, collegamenti radiofonici ed una miniserie televisiva per RAISAT Ragazzi.
La “vagabunda” ha visitato deserti e montagne, meraviglie su meraviglie. E poi i ricordi dei coniugi Chiodi, come quell’italiano incontrato a Kamloops (Canada) che diceva di possedere la vigna più alta del mondo, del concorrente giapponese che li mandò a cena e si fece carico, di notte in Cina, della riparazione del radiatore della Lancia, il meccanico in Patagonia che non volle essere pagato (Italia, en mi corazòn), l’appassionato peruviano (Lanzia Flavia? La primera al Titicaca!), il saldatore sovietico che al momento del conto, disegnò sul parafango impolverato uno zero e, alla insistenze di Chiodi, dentro al cerchio tracciò una mezzaluna. Quello era il prezzo. Un sorriso.
Adesso “vagabunda” riposa e racconta le sue storie al Museo dell’Automobile “Bonfanti-VIMAR” di Romano D’Ezzelino (VI), donata con generosa passione da Rita e Roberto Chiodi.

Tutti sanno che Mozart odiava il flauto

Serata di musica e letture, a cura di Anna Tonini, per offrire un inedito sguardo su Wolfgang Amadeus Mozart. Con l’Ensemble del Bagatto e Giovanni Tomassetti. Giovedì 26 maggio ore 21.00, auditorium spazi Bomben, via Cornarotta 7, Treviso

Treviso - Giovedì 26 maggio alle ore 21.00 la Fondazione Benetton Studi Ricerche propone una serata di musica e letture, a cura della musicologa Anna Tonini, per offrire un inedito sguardo su Wolfgang Amadeus Mozart. Accanto all’attore Giovanni Tomassetti (voce recitante), l’Ensemble del Bagatto (Anna Tonini, flauto; Maria Luisa Barbon, violino; Alessandro Dalla Libera, viola; Alberto Barbaro, violoncello) darà corpo alla musica del genio austriaco.

Un profilo di Wolfgang Amadeus Mozart attraverso i quartetti per flauto e archi potrebbe sembrare una provocazione dal momento che «tutti sanno che Mozart odiava il flauto».

Spesso questa frase si legge nelle note ai programmi di sala relative alle composizioni per flauto del nostro, ma forse si tratta di una interpretazione superficiale e decontestualizzata del contenuto di una lettera che Mozart scrisse al padre nel 1778, dove appare la frase «devo scrivere per uno strumento che non posso tollerare». In realtà non era lo strumento a indisporre Wolfgang, ma il flautista dilettante De Jean, che pare poi non l’avesse neppure pagato per l’opera commissionata.
Mozart, genio indiscusso, forse è il più umano dei compositori proprio per i contrasti, a volte stridenti, tra la perfezione della sua musica e le inevitabili manifestazioni dettate dalle debolezze umane. La giocosità scurrile nelle lettere di Mozart e la sua musica sublime: non si vuole in questa occasione spiegare l’apparente contrasto, ma semplicemente raccontarlo, perché ognuno di noi possa sentirsi comunque non estraneo e non lontano dalla meraviglia e dalla intensità del grande genio.

I quartetti per flauto e archi, composti a ventidue anni, alternano a pagine ispirate (si ascolti l’adagio del quartetto in re maggiore K 285), “scherzi” o “parodie”, come ad esempio il Rondeau del Quartetto K 298 in La maggiore con indicazione di tempo: «allegretto grazioso, ma non troppo presto, però non troppo adagio. Così così con molto garbo ed espressione».
A Basle (soprannome affettuoso dell’amata cugina Anna Maria) Mozart scriveva: «vedi, sono capace di scrivere in tutti i modi che voglio, elegante o selvaggio, corretto o contorto. Ieri ero di pessimo umore e il mio linguaggio era corretto e serio, oggi sono allegro e il mio stile è contorto e giocoso». (c.s.)

Ingresso 5 euro.
Auditorium spazi Bomben.
Per informazioni: tel. 0422.5121, fbsr@fbsr.it, www.fbsr.it.

domenica 22 maggio 2011

IL POPOLO VENETO N.20 / 2011

Il Popolo Veneto N°20 - 2011