domenica 31 luglio 2011

Deltaplano: Italia e Ploner campioni del mondo

Dopo quelli del 2009, sono ancora l’altoatesino Alex Ploner e la nazionale azzurra a conquistare i titoli mondiali di volo in deltaplano, superando 146 piloti provenienti da 35 nazioni.
A Christian Ciech, trentino trapiantato a Mornago (Varese), va la medaglia d’argento, davanti allo sloveno Primož Gričar ed al giapponese Koji Daimon. Elio Cataldi di Vittorio Veneto (Treviso) conclude con un eccellente quinto posto.
Del team azzurro facevano parte anche Davide Guiducci di Villa Minozzo (Reggio Emilia), Filippo Oppici di Parma, Karl Reichegger di Falzes (Bolzano), Suan Selenati di Arta Terme (Udine), Vanni Accattoli di Recanati (Macerata), gli accompagnatori Andrea Bozzato di Verbania e Alba Tombollato di Padova, guidati dal CT Flavio Tebaldi di Venegono Inferiore (Varese). Seguono l’Italia nella classifica a squadre Francia, Austria, Giappone e Gran Bretagna.
Ai vertici del mondo c’è anche la Icaro 2000, prima ditta di costruzione di deltaplani in Europa, compresi quelli di Ciech e Ploner. I deltaplani costruiti vicino Varese vantano una decina di titoli tra mondiali e continentali e 9000 sono gli esemplari messi in cielo nel 2010.
I campionati hanno vissuto due settimane difficili a causa del forte vento e delle perturbazioni, condizioni pericolose per la sicurezza dei piloti. Gli organizzatori, uno staff di 32 persone, hanno cancellato o sospeso tutte le task, escluso due, rispettivamente di 118 e 111 chilometri.
Dal decollo sul Monte Cucco i piloti hanno sorvolato parte dell’Umbria e dei suoi borghi medievali, località ancora più affascinanti se viste dall’alto durante il volo silenzioso di un deltaplano. Atterraggio a Sigillo in località Villa Scirca.
Questa vittoria conferma che in poche discipline sportive l’Italia ha vinto tanto quanto nel volo libero, cioè quello senza motore, soprattutto in deltaplano oltre che in parapendio.

Bassano / Teatro: La Repubblica dei bambini

Al Teatro Remodini l’ABC della politica per far riflettere e sorridere insieme ragazzi e adulti

Martedì 2 agosto alle ore 21.15, al Teatro Remondini di Bassano del Grappa, va in scena lo spettacolo “La Repubblica dei bambini” della compagnia Teatro Sotterraneo in collaborazione con Solares Fondazione delle Arti.


Cosa succede quando una compagnia di teatro di ricerca italiano si confronta con il linguaggio di teatro per ragazzi? Il risultato è in questo spettacolo, che è stato presentato al Festival In equilibrio di Castiglioncello. Si intitola «La repubblica dei Bambini», e prende ispirazione dal fenomeno delle micronazioni, piccole entità statuali che dichiarano la propria indipendenza in modo unilaterale su un territorio molto piccolo.

Due attori irrompono sulla scena vuota e cominciano a progettare il loro paese in miniatura. Servono leggi, servono cose, in realtà serve tutto perché si parte proprio da zero. Ogni cosa è da costruire, ma appunto per questo può essere costruita come si vuole, nella più totale libertà. Il palco lentamente si riempie di classici elementi teatrali come luci e musiche, ma anche di segnali che danno regole. Ecco quindi spuntare cartelli e striscioni, per far capire anche ai più piccoli come si costruisce dal nulla una repubblica tutta per loro.

Gli attori Chiara Renzi e Daniele Bonaiuti, impersonando se stessi, propongono ai bambini (ma anche agli adulti) in sala di fare la stessa cosa: una repubblica a tempo, che durerà solo sessanta minuti, il tempo dello spettacolo. Fuori campo la voce delle istruzioni spiega al pubblico e ai due “imbranati” ma volenterosi indipendentisti i passi da seguire per dare vita a una nazione: stabilire le regole, la forma di governo - entrambi sembrano tentati dalla dittatura, ma rinunciano quando scoprono che il popolo quando si ribella i dittatori le mette a morte - e indire le elezioni.

Esistono nel mondo alcune “nazioni in miniatura”. Piattaforme petrolifere abbandonate, isole o piccole porzioni di terraferma dove non vige alcuna giurisdizione o controllo politico-militare e dove alcuni soggetti, preso il controllo del territorio, hanno emanato proprie leggi, coniato una nuova moneta e strutturato proprie istituzioni. Partendo da questo spunto, Teatro Sotterraneo costruisce uno spettacolo dove l’esercizio di cittadinanza può ripartire da zero, dove è possibile porsi domande originarie sul fare società e rispondere con modalità inedite, per dimostrare come da un vuoto possa nascere una polis.

Teatro Sotterraneo è un collettivo di ricerca teatrale nato nel 2004. Dopo la partecipazione alla Generazione Scenario 2005, nel 2009 riceve il Premio Speciale Ubu come “uno dei gruppi guida dell’attuale ricambio generazionale”. Dalla fondazione ad oggi, la compagnia ha prodotto numerosi spettacoli per adulti e per l’infanzia. La Compagnia lavora da sempre su due piani: il coinvolgimento diretto e decisionale dello spettatore e la dimensione ludica dell’interazione teatrale, nel tentativo di conservare il riso e il tragico quasi nello stesso frammento Nel 2009 ha ricevuto il Premio Lo Straniero e il Premio Ubu Speciale, e nel 2010 il premio Hystrio-Castel dei Mondi.

Informazioni e biglietti: tel. 0424 524214 – 0424 217811

sabato 30 luglio 2011

Canoa: Bonato Campione del Mondo Junior

Pierpaolo Bonato del Valbrenta Team di Valstagna (VI) Campione del Mondo Junior di Canoa Discesa Classica

Dopo il bronzo di ieri nella gara a squadre, insieme a Federico Urbani e Francesco Vassanelli, oggi Pierpaolo Bonato riconferma il suo momento di straordinaria forma conquistando l’oro nella gara classica ad Opava, in Repubblica Ceca, ai Campionati del Mondo Junior di canoa discesa.
Esultano dirigenti, allenatori e sostenitori del Valbrenta Team di Valstagna (Vicenza) per gli ottimi risultati già conseguiti in questa stagione da Pierpaolo e da tutta la squadra, a coronamento di un duro lavoro di allenamento.

Mondiali di Shanghai: Italia campione!

Il Settebello batte la Serbia 8-7 dopo i supplementari. E' il terzo titolo iridato della storia dopo Berlino 1978 e Roma 1994

Una partita entusiasmante, ricca di colpi di scena ed emozioni, poi finalmente il suono della sirena al termine del secondo tempo supplementare a sancire la vittoria italiana, sì siamo Campioni del Mondo. Il Settebello è tornato sul tetto del mondo nella pallanuoto maschile, dopo aver battuto in finale la Serbia per 8-7. I pallanuotisti azzurri hanno superato Sudafrica, Stati Uniti e Germania nel girone preliminare; battuto la Spagna vice campione del mondo nei quarti, la Croazia campione d'Europa in semifinale e adesso hanno avuto la meglio anche sulla Serbia iridata a Roma 2009. Serbia avanti nei primi due tempi, poi l’Italia si è portata sul 6-3, i nostri avversari hanno rimontato lo svantaggio e il quarto tempo si è chiuso in parità. Si è andati quindi ai supplementari, dove la Nazionale di Campagna si è superata, Tempesti ha parato un rigore a Udovicic nella prima frazione, mentre Felugo ha siglato il gol decisivo che ha regalato all’Italia il successo, dando inizio ad un nuovo ciclo vincente. La festa è cominciata in piscina, con tutti gli azzurri in acqua, insieme al mister Alessandro Campagna e ad Amedeo Pomilio, ed è continuata sul bordo piscina insieme a Francesco Attolico, a Filippo Magnini e tutta la Nazionale di nuoto, tra gli applausi del pubblico cinese che ha tifato Italia fin dall’inizio. Un grande grazie alla nostra Nazionale composta da Tempesti, Perez, Gitto, Figlioli, Giorgetti, Felugo, Figari, Gallo, Presciutti, Fiorentini, Aicardi, Deserti, Pastorino e a tutto lo staff tecnico, per averci regalato questa grande vittoria. (f.m.)

Strepitoso argento iridato di Dotto nei 50sl

Una medaglia d'argento bellissima, quanto inaspettata, è quella che ha vinto Luca Dotto ai Mondiali di Shanghai, nei 50 metri stile libero. Il campione azzurro, 21 anni, padovano di Tombolo, si è involato tra le onde della piscina chiudendo secondo con 21"90, tra due mostri del nuoto: il brasiliano Cesar Cielo, oro in 21"52, e il francese Alain Bernard, bronzo in 21"92. “Non ci posso credere: due anni fa vedevo queste manifestazioni in tv e ora sono sul podio tra i giganti, campioni, idoli, esempi”, ha commentato ancora incredulo Luca. “Continuo a migliorare turno dopo turno, sia nei 50 sia nei 100, eppure in allenamento sono un po' scansafatiche, mi lamento sempre. Sono fortunato perché le cose mi vengono naturali. Non nascondo che, seppur lo ritenevo difficilissimo, pensavo di poter conquistare la medaglia. Dopo le semifinali ho sentito la mia famiglia (mamma Guglielmina istruttrice di nuoto e papà Fabrizio ferroviere) e la mia fidanzata (Rossella Flamingo, spadista della Nazionale juniores) che mi hanno esortato a crederci fino in fondo; non come in occasione dei 100 stile libero. Il tempo non è nulla di eclatante, almeno se paragonato al 21"52 di Cielo. Al tuffo ho perso il braccio sinistro, sono riuscito a ricompormi e preso acqua. Nella seconda parte di gara vedevo Cielo vicino. Ho abbassato la testa e sono andato al tocco. Perfetto. Ho subito guardato il tabellone. Non mi interessava il tempo. Avevo la sensazione di aver fatto bene. Volevo leggere il mio nome ed è comparso dietro al brasiliano. E' stata un'emozione infinita. Non riesco ancora a crederci. Voglio credere che Cielo (accusato di doping) sia pulito. Il Tas l'ha scagionato. Vuol dire che non ha preso nulla. Va bene così. Lui è il campione. Io il vice campione. Ragazzi battono ragazze 3-2, anche se le medaglie di Federica brillano di un colore diverso. E' bello aver contribuito, insieme a Fabio Scozzoli, ad aver riportato il settore maschile sul podio. E insieme a me e a Fabio, al capitano Filippo Magnini, a Sebastiano Ranfagni e agli altri velocisti, ci sono tanti giovani che stanno crescendo e spingendo per ritagliarsi uno spazio importante. Intanto già penso alla prossima stagione. Alle Olimpiadi dove arriverò da vice campione del mondo. Tutti mi guarderanno con rispetto. Gran parte della pressione sarà su di me, anche perché ripetersi sarà più difficile di conquistare l'argento. Proverò a prendere due-tre chilogrammi e a trasformarli in energia senza appesantirmi e perdere la leggerezza che è la mia caratteristica principale. Così Cielo sarò ancora più vicino. Due anni fa ho lasciato Padova, dove sono cresciuto al Plain Team Veneto con il tecnico Davide Pontarin, sono arrivato a Roma, alla Larus, per seguire il più forte velocista italiano di tutti i tempi, Filippo Magnini. Sono cresciuto, mi ha aiutato a diventare professionista, mi ha preso sotto la sua protezione e tutelato. I tecnici Claudio Rossetto e Alessandro Mencarelli mi hanno reso l'atleta capace di conquistare l'argento mondiale. Non posso che ringraziare tutti. Mi hanno portato dalla finale dei campionati assoluti al podio mondiale. E' il frutto di tanti sacrifici. Divido il mio tempo tra palestra e piscina. Ho amici e parenti a 700 chilometri. Con la mia fidanzata cerchiamo di confrontare i calendari agonistici per vederci. Non è una vita facile, ma una medaglia del genere ti ripaga di tutti i sacrifici. Roma mi ha accolto calorosamente. Sono fortunato perché con Pippo e Michele Santucci formiamo tre quarti della staffetta veloce. Dividiamo insieme le giornate e riusciamo a sostenerci vicendevolmente nei momenti difficili, quando la stagione è faticosa e ti aspettano 10 allenamenti a settimana e tre sedute in palestra. E poi c'è la playstation, le sfide ai giochi di velocità e i tornei di calcio".

CONSIGLI LIBRARI N.78

Il libretto rosso di Pertini. La vita degna dell'uomo che passò dal carcere, all'esilio, alla presidenza della Repubblica
Curatori: Massimiliano e Pier Paolo Di Mino
2011, 248 p., ill., brossura
Purple Press (collana Libretti rossi)

Ci sono vite a confronto delle quali i romanzi più avvincenti impallidiscono. E la vita di Sandro Pertini, completamente votata alla causa del socialismo, basterebbe da sola a rendere inutili intere collane di narrativa avventurosa. Perché, nato a San Giovanni di Stella, in provincia di Savona, nel 1896, Sandro Pertini ebbe appena il tempo di abbracciare la causa socialista sui banchi di scuola prima di ritrovarsi in trincea a causa dello scoppio della Prima Guerra Mondiale. Nel corso dei combattimenti, guadagnò sul campo la medaglia d’argento al valor militare, ma questo non lo risparmiò dalle persecuzioni fasciste una volta smobilitato. Avversario irriducibile del duce e dei suoi sgherri, Sandro Pertini patì le bastonature, il carcere e l’esilio, ma niente servì a piegarlo. Protagonista della resistenza al nazifascismo, conquistò come partigiano una medaglia d’oro, divenendo celebre per il suo perentorio: «Bisogna mettere i tedeschi di fronte a un’alternativa, arrendersi o perire». Dopo la fine della Seconda Guerra Mondiale, Sandro Pertini diede il suo contributo alla stesura della Costituzione, intraprendendo poi una carriera politica riconosciuta da tutti come specchiato esempio di rigore e di onestà. Per questa ragione, e in virtù di un carisma eccezionale, sarà il popolo - più di ogni altra istituzione - a ricordarlo come «il presidente più amato dagli italiani». “Il libretto rosso di Sandro Pertini” ricostruisce la biografia morale del Pertini socialista e del Pertini partigiano: un’eredità fatta di scritti, discorsi e proclami che vengono direttamente da un tempo in cui, proprio grazie a uomini come Pertini, ci si poteva ancora dire orgogliosi di essere italiani.

La Costituente: storia di Teresa Mattei. Le battaglie della partigiana Chicchi, la più giovane madre della Costituzione


Pacini Patrizia
€ 16,00
2011, 224 p.
Altreconomia


La storia di Teresa Mattei, giovane partigiana a Firenze -nome di battaglia Chicchi-, eletta all'assemblea costituente a soli 25 anni, "madre" della Costituzione e della mimosa come simbolo dell'8 marzo. Un racconto teso ed emozionante, che si legge d'un fiato. Teresa - che oggi ha 90 anni - ha lottato per la libertà del nostro paese, rischiato la vita e provato sulla sua pelle la ferocia nazista. La versione definitiva dell'articolo 3 della Costituzione sul tema dell'uguaglianza reca la sua firma. Quando viene espulsa dal PCI, sceglie di difendere i diritti dei deboli, donne e bambini. Non rinnega mai le proprie passioni e idee, che la portano anche a manifestare a Genova nel 2001. Con interviste a Oscar Luigi Scalfaro e Valerio Onida e una testimonianza di Pietro Ingrao.


Qui ho conosciuto purgatorio, inferno e paradiso. La storia del prete che ha sfidato la 'ndrangheta
Panizza Giacomo; Fofi Goffredo
€ 15,00
2011, 234 p., brossura
Feltrinelli (collana Serie bianca)

Prima di andare a Vieni via con me ospite di Roberto Saviano, pochi conoscevano il coraggio e l'impegno di questo prete anti-'ndrangheta. Si chiama don Giacomo Panizza e la sua storia è stata raccontata davanti a milioni di italiani. Bresciano di origine, don Giacomo Panizza si trova assegnato nel quartiere più estremo di Lamezia Terme, in provincia di Catanzaro. Qui inizia a lavorare a contatto con persone disabili. Accetta di utilizzare a scopi sociali un palazzo requisito ai Torcasio, la famiglia malavitosa più temuta della zona. Non solo lo stabile assegnatogli dista pochi metri dalle abitazioni dei mafiosi a cui è stato sequestrato, ma ogni volta che deve accedere alla struttura deve bussare proprio a loro. Don Giacomo Panizza ha ricevuto molte minacce, la sede è stata più volte danneggiata, qualcuno addirittura è arrivato a sabotare i freni dell'auto di un disabile. Ma don Giacomo non ha mai smesso di metterci coraggio e lottare. In questo dialogo serrato con Goffredo Fofi, non solo emergono la fibra morale di un uomo che si è dedicato ai più deboli della società, ma anche soluzioni concrete per battere la cultura della mafia: "Bisogna che tanti facciano poco, più che pochi facciano molto. Contro le mafie non serve Rambo. Serve che tutti ci impegniamo per la libertà di tutti, e la legalità è cosa nostra, un tassello di questo impegno". Solo così il Sud potrà sprigionare pienamente la propria bellezza.

*descrizioni dalla quarta di copertina

venerdì 29 luglio 2011

Manifestazione Anpi in Pian de le Femene

L’Anpi di Vittorio Veneto dà appuntamento domenica 21 agosto, presso il Museo-Rifugio Agostino Piol (Medaglia d’oro al Valor Militare), per una giornata insieme ai partigiani. Per l’occasione il Museo resterà aperto tutto il giorno e una guida sarà a disposizione per rispondere a tutte le domande inerenti la lotta partigiana. Gli organizzatori ricordano che si potrà pranzare presso uno dei due ristoranti della zona (prenotazione consigliata) oppure semplicemente al sacco insieme all’ANPI. Infine è in programma lo spettacolo teatrale “Per un chilo di sale”, ambientato proprio nelle prealpi trevigiane e bellunesi.

Ecco il programma della giornata:
ore 10.00 - Ritrovo sul valico di Pian de le Femene;
ore 10.30 - S.Messa e posa della corona d’alloro in onore dei Caduti;
ore 11.00 - Saluto del Sindaco di Limana e orazione ufficiale di Renato de Fanti.
ore 15.30 - Rappresentazione teatrale “Un chilo di sale” (Di come si arrivò alla Liberazione in Vallata e nel Quartier del Piave) Monologo teatrale scritto ed interpretato da Paolo Donolato.

Scheda dello spettacolo teatrale: Ettore Benelli, baritono mancato, attraversa gli anni tempestosi nei quali si snodano le vicende dell’occupazione nazista e della dittatura fascista, della Resistenza e dell’epilogo della II guerra mondiale. Ettore è uno dei pochi personaggi immaginari, assieme alla giovane staffetta Toti, all’imberbe ma indurito partigiano Fàier e a pochissimi altri, che funge da espediente narrativo in una storia in cui i numerosi protagonisti reali fanno riemergere le loro voci e le loro azioni da vicende le cui realtà storiche troppo spesso vengono arbitrariamente rivisitate, spesso stravolte, oltrepassando disinvoltamente il confine della menzogna. Si assiste così, attraverso gli occhi di Ettore, a fatti succedutisi sulle ed ai piedi delle Prealpi trevigiane, dove le brigate Mazzini, Tollot e Piave combatterono quegli italiani in camicia nera che scelsero la sudditanza verso l’invasore tedesco, l’oppressione della popolazione civile come forma di autorità (e spesso come rivalsa per le sconfitte subite sul campo) e la tortura come strumento principale di guerra. Non vengono taciuti i fatti del Maggio ’45, né i comportamenti abbietti di chi non onorò l’appartenenza alle forze di Liberazione, ma tutto ciò trova il posto che spetta a vicende che hanno un prima ed un dopo, e molto spesso delle motivazioni magari non condivisibili ma che vengono sottratte spesso e volentieri ad una comprensione la più ampia e obiettiva possibile dei fatti in questione. I partigiani Feroce, Saetta, Bombay, Dotorin, Fumo, Spartaco, Mostaceti, Bambin, Dirce, Katia ed i loro numerosi compagni, i repubblichini della brigata nera Armellin, della Decima Mas, don Paolo Bolzan e don Galera, i contadini e gli operai, i civili della Vallata e del Quartier del Piave salgono sulla scena: nessuna pretesa di convincere qualcuno a cambiare le proprie idee, ma che non vengano millantate come verità le fumose congetture nate per proclamare, anzi urlare, apologie di un passato purtroppo tutt’altro che sepolto.

Per informazioni: anpivittorioveneto@gmail.com
oppure cellulare 347 1024232 (dopo le ore 19.00)

Il Castello di Romeo ospita le coreografie di Padovani ambientate nella romantica Parigi

Al Castello di Montecchio Maggiore va in scena la compagnia Naturalis Labor del coreografo vicentino Luciano Padovani

Domenica 31 luglio alle ore 21.20 va in scena al Castello di Romeo di Montecchio Maggiore il lavoro del coreografo Luciano Padovani e della sua compagnia Naturalis Labor, intitolato “Que reste-t-il de nos amour?”, ispirato e dedicato alla meraviglia di Parigi. Lo spettacolo si compone di piccole storie di vita tra i tetti di Parigi, in una sorta di musical che immerge lo spettatore nelle nostalgiche e sensuali atmosfere parigine, fondendo la danza contemporanea con la musica dal vivo, il teatro, il canto, il circo e altro ancora. Lo spettacolo intende raccontare l’amore attraverso parole dette, parole sussurrate, parole sperate, baci rubati, inganni stucchevoli, risate sincere. La volontà è quello di ricreare sul palco una visione d’altri tempi, un racconto danzato e poetico che sappia narrare le sfumature più sottili del complesso universo dell’amore.

Un intreccio di vite che si incrociano sul palco: “c’è Ivan, il timido, poeta, innamorato delle donne, di tutte le donne del mondo. Annalì, la giovane smorfiosetta, Claire fumatrice incallita e ingiallita come una vecchia foto d’epoca. Marc è un tipo scontroso, solitario che ruba le lettere d’amore degli altri e le tiene con sé, nella sua stanzetta perché vuole essere amato un po’ anche lui. Silvie è una ragazza vitale ma triste perché Jean l’ha lasciata. Riuscirà a trovare l’uomo della sua vita? Sandhia è arrivata qui con un piroscafo su una culla quando era bambina e fin da piccina ha sempre avuto una voce morbida, sensuale. E infine c’è il regista, con le sue foto, i suoi ricordi, le sue passioni per il musical e per la vita. E’ un po’ più vecchio, ma sa ancora amare e dire al pubblico: “Venite, accomodatevi, entrate in questo piccolo mondo magico ed ironico”. Il risultato è un sapiente intreccio di racconti e personaggi, ideato per narrare storie, amori e sentimenti presenti e passati, una moltitudine di passioni interamente dedicata alla città dell’amore per antonomasia: Parigi, seducente, romantica, misteriosa e affascinante.

Luciano Padovani si è avvicinato alla danza dopo alcune esperienze di teatro e mimo ed inizia la sua formazione con Carolyn Carlson a Venezia e con Robert Kovich, Peter Goss, Larrio Ekson, Domenique Petit, Ruth Burnus a Parigi. Nel 1988 fonda con Francesca Mosele la compagnia Naturalis Labor che già con il primo lavoro, vince il premio come miglior coreografia italiana al Concorso Internazionale di Coreografia città di Cagliari. Il codice gestuale di Padovani si avvicina molto alla danza belga e nei suoi spettacoli la coreografia si mescola al teatro, incorporando scene e musica all’interno del percorso drammaturgico. Da anni inoltre organizza e promuove con la compagnia eventi e iniziative, svolge attività di direzione artistica di numerose rassegne e festival di danza e tiene stages in Italia e all'estero.

Informazioni e biglietti tel. 0424-524214 e 0424-217811

Festa PD Abano / Serracchiani: "Tornare ad essere credibili in Europa, anche col turismo"

L’Europarlamentare del PD si confronta con le categorie economiche sui problemi del turismo in Italia e in Europa

Abano Terme - «Cominciamo a fare quello che non facciamo: pianificare e programmare». Debora Serracchiani riassume così il ritardo italiano nel recepimento delle normative comunitarie evidenziato da Confcommercio, Confesercenti e Confindustria, che frena la competitività e la crescita del paese . «La legislazione europea non viene scritta di notte per essere applicata il giorno dopo. Spesso passano anni - spiega l’eurodeputata - tra l’approvazione di un regolamento e le infinite direttive di applicazione, ma noi italiani ci svegliamo puntualmente il giorno prima della scadenza dei termini di applicazione dell’ultima direttiva. Se siamo “invisibili” in Europa sul tema turismo poi è una nostra scelta: ricordiamoci che il Commissario Europeo all’Industria ha mantenuto anche la delega al turismo ed è un italiano: Antonio Tajani. L’Europa - prosegue Serracchiani - vede nel turismo un fattore di sviluppo: il Parlamento Europeo affronta la materia insieme ai trasporti nella stessa commissione. Se in Italia continueremo a trattare il turismo come tema residuale non andremo lontano. Col trattato di Lisbona il turismo diventa materia comunitaria: ciò significa nuove linee guida, fondi e stanziamenti; e noi siamo già in ritardo perché in Europa andiamo a fare la politica italiana, la Lega ne è un esempio. Serve credibilità - conclude Serracchiani - per tornare ad essere a buon diritto considerati fondatori dell’Europa quali siamo. La Lega questa credibilità l’ha persa anche qui al Nord e la gente lo ha dimostrato col voto amministrativo». (c.s.)

giovedì 28 luglio 2011

Porto Tolle. Idv: Centrale a carbone scelta miope e dannosa che tradisce i polesani

Nota congiunta dei consiglieri regionali di Italia dei Valori, Gustavo Franchetto, Antonino Pipitone e Gennaro Marotta sulla questione della riconversione a carbone della centrale Enel di Polesine Camerini

«Riteniamo miope e dannosa, per la comunità bassopolesana e per tutto il Veneto, la scelta di Lega e PDL (con l'astensione del PD) di modificare l'articolo 30 delle legge sul Parco del Delta del Po, che di fatto spiana la strada alla conversione a carbone della Centrale di Porto Tolle. In qualsiasi altro paese civile un Parco naturalistico unico al mondo, come quello del Delta, verrebbe difeso e tutelato dalla classe politica con le unghie e con i denti. Il Veneto invece concede di costruirci una centrale a carbone giusto nel mezzo. Così si sfregia un patrimonio inestimabile, che oggi rappresenta benessere, lavoro e ricchezza per migliaia di famiglie e per la qualità della vita di chi ci abita e soggiorna. Si mette a rischio un giro economico di almeno 100 milioni di euro all'anno con oltre 1,5 milioni di presenze turistiche. La scelta del carbone Enel tradisce i polesani, a cui era stato promesso che il terminal rigassificatore off shore rispondeva anche all'esigenza di riconvertire la centrale a metano. Come IdV sosterremo le iniziative che coinvolgeranno i residenti del Parco, per sapere se ciò che la politica regionale ha (con così poca attenzione) deciso, trova il loro consenso o meno».

Festa PD del turismo ad Abano / Zanonato: La manovra colpisce i comuni virtuosi

Il Sindaco di Padova commenta gli effetti della manovra finanziaria sul rilancio del paese

Abano Terme - «Consentire ai comuni di fare investimenti significa rimettere in moto l’economia del paese». Flavio Zanonato spiega così perché i tagli dei trasferimenti agli enti locali previsti nell’ultima manovra del governo sono da ritenere un danno per il paese. «Dei tagli agli enti locali ne risentirà tutto il sistema economico nazionale. Il governo ha introdotto il criterio della “virtuosità” - spiega Zanonato - per valutare gli enti locali: questa dipenderà dalla quota di competenza per i servizi a domanda individuale. Cosa significa? - si domanda Zanonato - semplicemente che un comune per essere virtuoso dovrà far pagare al cittadino il costo dei servizi che eroga. Il servizio mensa potrebbe essere un buon esempio. Ma il federalismo - continua il Sindaco - prevede una cosa ben diversa: la sostituzione d’imposta per gli enti locali, ovvero lo stato che si fa da parte e gli enti locali trattengono sul territorio una parte delle entrate. Quello che stiamo conoscendo è un federalismo finto e vuoto, lo spostamento dei “ministeri al Nord” lo dimostra. Il turismo allora - conclude Zanonato - rimane una risorsa fondamentale per gli enti locali. Garantisce un fortissimo indotto ed ha un impatto morbido sul territorio rispetto allo sviluppo industriale come lo abbiamo conosciuto. Il Veneto è una delle regioni più turistiche d’Italia e Padova ha conosciuto un eccezionale aumento di visitatori. Sono forme di turismo differenziate, da quello religioso a quello “d’affari”, legato ai congressi, per finire col turismo d’arte. Tutte forme che oggi sono sempre più organizzate (oltre l’80%): sono sempre meno i “turisti fai da te”. Questo significa che il turismo predilige sempre più “pacchetti offerta”, che sono gestiti da operatori istituzionali, ed è con questa catena che gli enti locali dovranno sempre più lavorare per creare una filiera di promozione del territorio». (c.s.)

Vittorio Veneto: V Edizione Comodamente

Il 2.3.4 settembre a Vittorio Veneto si rinnova l'appuntamento con Comodamente, giunto alla V edizione

Comodamente è un contenitore di idee, un festival che mette insieme il meglio della cultura contemporanea per diffondere informazione, filosofia, musica, scienza, libri e storia tra la gente. È una modalità libera e gratuita di condividere i temi su cui si sta costruendo il nostro futuro, buttando lo sguardo ovunque e oltre l'ostacolo, a partire da una parola chiave.
È una festa della cultura liquida in cui dialoghi, sessioni letterarie, eventi musicali, dibattiti si alternano a piacevoli occasioni conviviali, realizzati nel centro storico e negli ambiti dismessi della città ri-allestiti per l'occasione. Va così in scena un confronto serrato e trasversale tra pubblico e intellettuali, scrittori, scienziati, giornalisti, docenti universitari, artisti, imprenditori e politici sui temi della contemporaneità, del recente passato e del futuro sempre più prossimo, per poter offrire strumenti di comprensione della realtà ed invitare la gente ad esprimersi, confrontarsi, prendere posizione.
Saranno così tre giorni di parole, storie, immagini, pensieri, suoni e sapori per confrontarsi sui temi della contemporaneità con i protagonisti e gli interpreti più attenti dei nostri giorni.
La parola chiave di questa edizione sarà la fedeltà, un concetto che rappresenta un'attitudine, una qualità, una sicurezza, ma anche un disvalore quando assume il volto dell'ottuso attaccamento a una posizione, dell'incapacità di stare al passo coi tempi. Proprio per il fatto di prestarsi a letture defferenti e contrastanti, la fedeltà sarà il filtro ideale per interpretare i fatti della storia e della politica, l'orientamento della nostra identità, le arti e il nuovo pensiero che avanza. La fedeltà sarà anche una lente con cui vedere i processi che hanno costruito la nostra identità e la nostra storia, ma anche quelli che concorrono a formare il nostro futuro, come la sfida europea e l'italianità.
A confrontarsi trasversalmente, sono attesi - solo per citare alcuni nomi - Antonia Arslan, Gherardo Colombo, Furio Honsell, Gianluca Nicoletti, Achille Bonito Oliva, Khaled Fouad Allam, Marco Panara, Edoardo Pittalis, Stefano Bolignini, Aldo Cibic, Franco Zagari, Pippo Ciorra, Stefano Moriggi, Vitaliano Trevisan, Arrigo Cipriani, Giovanni Fasanella, David Riondino, Dario Di Vico e molti altri ancora (l'aggiornamento in tempo reale delle conferme è visibile nel sito www.comodamente.it).
Comodamente è un evento ideato dal Centro Studi Usine e promosso da Città di Vittorio Veneto e Fondazione Frabcesco. Il festival è inserito nei network RetEventi della Provincia di Treviso ed è tra i grandi eventi che supportano la candidatura del Nordest a Capitale Europea della Cultura 2019.

Ulteriori informazioni
www.comodamente.it

Voci per la Libertà: Terzobinario e Piccola Orchestra Karasciò in concerto ad Adria

"Una Canzone per Amnesty in tour", venerdì 29 luglio Adria (RO), palco di Corso Mazzini, ore 21.30

A pochi giorni dalla chiusura dell'edizione 2011 "Voci per la Libertà" si congeda con una piccola ma significativa appendice concertistica. Terzobinario e Piccola Orchestra Karasciò, vincitori rispettivamente del Premio Amnesty Italia Emergenti 2009 e 2010, si esibiranno ad Adria, in occasione del Motor Day. Una occasione per sancire il sempre più stretto legame tra Voci per la Libertà e il territorio.


Terzobinario (vincitori Premio Amnesty Italia Emergenti 2009)

La filosofia del gruppo, che viene sintetizzata nel nome, e quella di una netta presa di posizione rispetto all'esistente. Una posizione che rifiuta le contrapposizioni binarie amico/nemico, buono/cattivo, bianchi/neri su cui sempre di più la società si sta strutturando e rifiuta la richiesta di schierarsi a favore o contro qualcosa o qualcuno. Rifiuta anche in musica la necessità che i testi di contenuto debbano appartenere solo ad alcuni generi e che una musica orecchiabile debba avere testi privi di sostanza. Il Terzobinario è quello su cui riescono a convivere la canzone d'autore nei temi dei testi, assieme all'orecchiabilità del pop e all'energia del rock e della musica elettronica.

Piccola Orchestra Karasciò (Vincitrice Premio Amnesty Italia Emergenti 2010)


La Piccola Orchestra Karasciò, incline al genere melodico popolare, propone un repertorio cantautorale influenzato ed arricchito da sfumature folk, ska, reggae, con interventi acustici e percussivi. Si propone ad un pubblico eterogeneo capace di cogliere emotività passione e ironia all'interno di brani che spaziano da canzoni ricercate a provocatorie e incalzanti ballate.

mercoledì 27 luglio 2011

La guerra di Berlusconi alla Giustizia

Il capo dello Stato certamente nella sua lettera al Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi avrà sottolineato come la situazione sia sull’orlo di una vera e propria crisi e come certe scelte siano quanto mai discutibili, inopportune e dai diciamocelo incostituzionali e dunque non accettabili, non ricevibili eppure oggi abbiamo la nomina del nuovo guardasigilli e un nuovo ministro.
Ci sono ben più di alcuni rilievi e motivi di preoccupazione caro presidente della Repubblica.
Non se ne può più. Le proteste montano ogni dove e si preannuncia un autunno bollente sotto il cielo della politica e credo che molti siano pronti a scendere nelle piazze.
Basti ricordare solo gli ultimi fatti… Una manovra finanziaria che metterà le mani nelle tasche dei cittadini e lascia la “casta” continuare almeno fino a fine legislatura piena di privilegi e stipendi non meritati e sproporzionati.
Di fatto la possibilità reale di “mandare a casa” Berlusconi e di cominciare a progettare qualcosa di meglio non è più un sogno anche se l’opposizione è ancora “debole”. Di certo i tagli alla sanità, alla cultura, alla scuola e ai servizi possono trasformarsi nella sepoltura di questo governo.
Dopo aver bocciato la legge sull’omofobia, il che costituisce una vergogna per questo governo e per questa maggioranza, chiaramente in ostaggio dell’ignoranza e dei pregiudizi.
Pensare che molti di coloro che ci governano in primis il duce di Arcore risultano tra i corruttori e corrotti, i più violenti e i più immorali sono sempre quelli che si fanno paladini della civiltà e della società cristiana. Ancora una volta l’UDC dimostra di essere il partito del cardinal Bertone.
Dopo che c’è stato il sì del Parlamento al finanziamento e alla continuazione delle missioni italiane all’estero speriamo che si torni presto a casa da queste situazioni di guerra. Pensiamo all’Afganistan. Di fatto la “missione” è fallita. Qualcosa, in verità, ha fatto: ha ucciso centinaia di migliaia di civili, ha lasciato sul campo migliaia di soldati, ha distrutto un paese che ora lascia nel caos più completo o quasi. Quaranta e oltre i soldati italiani morti… c’è da pensare e può bastare.
E oggi ancora nuove nomine da parte di un Governo che non governa. Oltre all’arrivo del nuovo Guardasigilli, abbiamo anche un nuovo ministro: Anna Maria Bernini è stata nominata ministro senza Portafoglio ed avrà probabilmente la delega per le Politiche Ue.
Per non parlare della dispensa di ministeri per mantenere in piedi una maggioranza che traballa. Anzi, anche su questo tema la maggioranza è spaccata.
Riassunto tutto ciò apprendiamo che Nitto Francesco Palma è il nuovo ministro della Giustizia in sostituzione di Angelino Alfano. Lo ha nominato il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano su proposta del Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi. Il nuovo ministro, nella poltrona che fu di Palmiro Togliatti in via Arenula, è nato a Roma nel 1950. Professionalmente, fino al 2001, anno della suo passaggio alla politica, è stato sostituto procuratore della Repubblica al Tribunale di Roma, ma è passato anche per Vicenza come giudice istruttore.
Ebbene! Avremo ancora leggi ad personam come scriveva il povero Angelino?
Sarà Palma prono al suo “benefattore” e gli favorirà vie di fuga dai suoi processi?
Sarà Palma in grado di far rientrare nelle tasche di Silvio i milioni di euro pagati alla CIR?
Nel frattempo presentiamo alcuni numeri al nuovo ministro e gli ricordiamo che grosso modo vi sono 84 parlamentari che hanno pendenze con la giustizia: 53 alla Camera e 31 al Senato. Tra questi, 29 hanno ricevuto una sentenza di condanna, 9 hanno beneficiato di una prescrizione e 5 sono stati condannati dalla Corte dei conti. Il Popolo delle libertà batte tutti, segue il Pd e la Lega.
Speriamo che Palma sia “immacolato” e mi chiedo: ma se costoro devono essere di esempio ai cittadini vogliamo parlarne? La questione morale è tenuta in seria considerazione dai partiti?
Ma chi siede in Parlamento?
Vuoi vedere che son pochi coloro che si salvano! Buona giustizia a tutti, un augurio, una speranza o utopia?

Ivano Maddalena

Campiello 2011: Incontri ad Asiago e Cortina

Incontri con gli autori del “Campiello” Venerdì 29 luglio ad Asiago e Sabato 30 luglio a Cortina

Ultimi incontri dedicati alla presentazione degli Autori finalisti della XLIX edizione del Premio Campiello, Maria Pia Ammirati con “Se tu fossi qui” (Cairo Editore), Ernesto Ferrero con “Disegnare il vento” (Einaudi), Giuseppe Lupo con “L’ultima sposa di Palmira” (Marsilio), Federica Manzon con “Di fama e di sventura” (Mondadori) e Andrea Molesini con “Non tutti i bastardi sono di Vienna” (Sellerio).
Dopo gli incontri di Venezia, Castelfranco Veneto, Milano, Spello, Punta Ala e Jesolo i cinque finalisti del prestigioso premio letterario istituito nel 1962 faranno tappa ad Asiago. Appuntamento venerdì 29 luglio al Centro Millepini di Asiago alle ore 18.00. L’incontro ad ingresso libero sarà condotto dal giornalista Antonio Di Lorenzo. Ultima presentazione sabato 30 luglio a Cortina d’Ampezzo alle ore 18.00 nell’ambito della manifestazione di Cortina InConTra. I cinque finalisti si ritroveranno quindi a Venezia, presso il Teatro la Fenice, sabato 3 settembre per la Cerimonia di premiazione finale che decreterà il vincitore dell’edizione 2011.

Concorso fotografico: "Ricordi Vintage"

A Padova il concorso fotografico dove il futuro è già passato

In attesa della tre giorni del Padova Vintage Festival dal 9 al 11 settembre, prende il via "Ricordi Vintage", un'iniziativa artistico-fotografica a tema vintage promossa dal Vintage Festival 2011 e il Mattino di Padova. I partecipanti potranno inviare foto realizzate ad hoc (fotografia digitale, analogica, cellulare) o foto recuperate da archivi personali (ritratti di famiglia, foto di oggetti, momenti passati) che esprimano la propria visione del vintage. La partecipazione al concorso è gratuita.
Talento e creatività saranno i criteri di selezione dei 10 migliori scatti che verranno esposti durante il Vintage Festival 2011. Tra questi la giuria decreterà il vincitore che, l'11 settembre alle ore 18.00, verrà premiato al Centro Cuturale San Gaetano con un cellulare smartphone Sony Ericsson Xperia. Per partecipare basta collegarsi al sito http://www.vintagefestival.org/vintage/

Musica: La Stagione Armonica su Raiuno

Giovedì 28 luglio 2011, alle 23.25 su Rai Uno verrà trasmesso il concerto legato al progetto Le vie dell’Amicizia, registrato il 7 luglio 2011 al Palazzo Mauro de André di Ravenna. Protagonista il coro La Stagione Armonica, invitato per il secondo anno consecutivo dal Maestro Riccardo Muti, che ha così riconfermato la stima nel gruppo vocale padovano diretto dal Maestro Sergio Balestracci.


Riccardo Muti ha diretto l’Orchestra Giovanile Luigi Cherubini, la Giovanile Italiana, a cui si sono affiancati i ragazzi dell’Orchestra Giovanile di Nairobi, con la presenza festante sul palcoscenico di giovani artisti di Nairobi (ex bambini di strada provenienti da Kibera e dagli altri slum accolti e aiutati dai numerosi missionari italiani operanti in Kenya) che si sono esibiti conacrobazie, canti e ritmi sulle loro percussioni tradizionali.

Il programma ha visto un alternarsi di sinfonie, arie e duetti del più popolare repertorio italiano (Giuseppe Verdi e Vincenzo Bellini) e si è concluso dal coro del ‘Va pensiero’ eseguito dai cori La Stagione Armonica, del Municipale di Piacenza e da oltre 200 giovanissimi allievi delle missioni italiane a Nairobi coordinati da Nino Valerio, ravennate da anni attivo nella metropoli africana per conto dell’Associazione Volontari per il Servizio Internazionale (Avsi).


La Stagione Armonica, complesso corale padovano specializzato nel repertorio rinascimentale barocco, nei suoi ultimi dieci anni di attività ha partecipato ai più importanti festival e rassegne in Italia e all’estero. Oltre che del proprio gruppo vocale e strumentale, l’Ensemble si avvale della collaborazione di cantanti solisti e strumentisti tra i più rinomati specialisti del repertorio barocco. Dal 1996, è diretta e preparata da Sergio Balestracci che ne ha assunto la direzione artistica.

Crisi Corno d'Africa: Appello Medici Cuamm

Riceviamo e pubblichiamo: Serve una mobilitazione urgente e generosa per sostenere una popolazione già molto provata

Padova - Il primo allarme è stato lanciato dall'Onu il 28 giugno scorso e lunedì 25 luglio la comunità internazionale si è riunita a Roma presso la FAO per coordinare gli aiuti alle popolazioni. In un'area dove prevale un'economia di sussistenza, per lo più basata sull'agricoltura, due stagioni di scarse piogge hanno determinato la peggiore siccità degli ultimi sessant'anni: il conseguente innalzamento del prezzo dei generi alimentari e la cronica instabilità politica hanno scatenato una crisi devastante. In Kenya, Somalia, Etiopia, Gibuti e Uganda, le zone più colpite dalla siccità, più di undici milioni di persone stanno lottando contro lo spettro della fame.
Medici con l'Africa Cuamm, presente in alcune delle aree più colpite, la regione della Karamoja in Uganda e l'Etiopia, non può restare indifferente. "L'emergenza aggrava una situazione terribilmente ordinaria - dichiara il direttore don dante Carraro - sulla quale non abbiamo mai smesso di portare l'attenzione. In queste regioni registriamo il più alto tasso di malnutrizione infantile dell'Africa sub-Sahariana: il 48% dei bambini al di sotto dei 5 anni soffre di malnutrizione e il tasso di mortalità ospedaliera raggiunge, e talvolta supera, il 20% perché arrivano in ospedale in condizioni già gravissime".
Affrontare e lenire questa piaga è oggi una missione ancora più urgente: Medici con l'Africa Cuamm interviene presso l'ospedale di Matany in Karamoja e presso l'ospedale di Wolisso in Etiopia dove nel febbraio 2010 è stato inaugurato proprio un reparto dedicato alla cura dei bambini malnutriti. In questo contesto i piccoli pazienti ricevono un programma completo di cure e di attenzioni della durata di 4 settimane, mentre alle madri vengono impartiti consigli sulla preparazione dei cibi e sulle abitudini alimentari più corrette.
In questo momento di grande difficoltà il CUAMM Medici con l'Africa lancia un appello a favore del reparto per i bambini malnutriti dell'ospedale di Wolisso in Etiopia e di Matany in Nord Uganda, entrambi sottoposti ad un enorme carico di richieste di aiuto da arte di mamme e bambini in difficoltà. Anche un piccolo aiuto può produrre un risultato concreto: con 125 ? è possibile assicurare a un bambino malnutrito l'intero trattamento di cura previsto; con 70 ? si sostiene la riabilitazione nutrizionale di un bambino in cura, con 30 ? si contribuisce al sostegno alimentare dei suoi familiari e con 15 ? si assicurano i controlli periodici, ospedalieri e domiciliari.

Per informazioni e donazioni contattare:
www.mediciconlafrica.org

martedì 26 luglio 2011

Diario di viaggio: Atene, tra storia e modernità

Rubrica a cura di Francesca Monti

Atene è una città che mi ha sempre affascinato, fin dagli anni della scuola, quando leggevo delle epiche battaglie contro Sparta, delle leggende mitologiche legate alle divinità dell’Olimpo, delle affascinanti teorie dei grandi filosofi come Socrate, Platone e Aristotele, delle tragedie di Eschilo, Sofocle ed Euripide, delle commedie di Aristofane, delle poesie di Simonide o delle storie di Erodoto, Tucidide e Senofonte, e ammiravo la bellezza delle sculture di Fidia. Era da qualche tempo che desideravo passare un week-end in questa città, ma gli scontri degli ultimi mesi, causati dalla crisi economica e politica, mi avevano fatto rimandare il viaggio. Poi ho deciso, dopo aver letto su internet le ultime news ed essermi informata sulla situazione, di prenotare un volo ed andare a vedere coi miei occhi com’era Atene. Patria di Socrate e Platone, secondo la leggenda fu edificata dalla dea Atena. Un'altra versione del mito spiega che l'origine della città è dovuta alla dea Atena non come fondatrice, ma solo nelle vesti di protettrice. Il mito racconta che, al momento della fondazione della città, il Fato aveva stabilito che sarebbe diventata ricca, prospera e la più potente di tutta la Grecia. Atena decise, quindi, di prenderla sotto la sua custodia. Tuttavia, anche Poseidone la voleva sotto la sua protezione, poiché la cittadina era molto vicina al mare. Atena e Poseidone entrarono in conflitto, perché nessuno dei due voleva concedere la giovane città all'altro; neppure Zeus riuscì a metterli d'accordo. Così Atena propose di lasciar decidere ai cittadini chi ne avrebbe preso la custodia. Atena e Poseidone riunirono il popolo della città sull'Acropoli e dissero che ciascuno dei due avrebbe concesso un dono: il regalo giudicato migliore avrebbe fatto vincere la rispettiva divinità. Poseidone fece comparire un magnifico cavallo, mentre Atena fece nascere dal terreno un ulivo. A quel punto dalla folla si fece avanti uno degli anziani più autorevoli affermando che entrambi i doni erano degni di essere scelti e avevano un significato: il cavallo rappresentava la forza, il coraggio, la guerra, mentre l'ulivo la prudenza, la serenità, la pace. L'anziano disse anche che la guerra poteva portare ricchezze, potere, ma era incerta; invece la pace, anche se i beni che concedeva erano meno vistosi, era più sicura e duratura. Tutti concordarono con le parole dell'anziano e scelsero il dono di Atena, che diede il suo nome alla città. Dopo la decisione, i cittadini promisero a Poseidone che avrebbero innalzato un tempio anche per lui e gli avrebbero concesso i sacrifici dovuti, per mantenere il suo favore: infatti, Atene si trovava poco distante dal mare, e quest'ultimo sarebbe divenuto il fulcro della sua civiltà. Sotto la protezione di Atena, dea della saggezza, Atene diventò una città fiorente, abile anche nelle guerre, per l'intelligenza e per l'attento uso della tattica dei suoi comandanti. Finché Atene mantenne i valori della prudenza, della diplomazia, della pace, visse senza problemi: quando li abbandonò, decadde e venne assoggettata. Secondo un’altra leggenda, la città sarebbe stata fondata dal leggendario Cecrope, che era mezzo uomo e mezzo serpente. Il mito lo considera primo re di Atene. La capitale della Grecia non è solo storia, miti e leggende, è anche modernità, venditori ambulanti con i loro vestiti coloratissimi, taverne, night club e teatri all’aperto ed è stata resa ancora più bella dalle Olimpiadi del 2004. Arrivata all’aeroporto El. Venizelos, ho preso il bus che mi avrebbe portato fino a Piazza Syntagma, cuore della città. In realtà siamo dovuti scendere poco distante dalla piazza perché in quel momento c'era una contestazione pacifica con tanto di striscioni e chitarre, di alcuni gruppi che protestavano contro le decisioni prese dal governo. Ho posato lo zaino all'ostello che avevo prenotato, nel quartiere di Plaka e ho iniziato il mio viaggio alla scoperta della città. La Plaka è abitata da circa 7.000 anni e non è stata intaccata e modificata dagli scavi. Proprio per il suo aspetto inalterato, è una delle zone più turistiche della città con le sue botteghe caratteristiche, i palazzi e le chiese bizantine, i monumenti appena nascosti dalle piccole stradine e i numerosi negozi di souvenir e oggetti particolari. E' piacevole passeggiare tra i vicoli e cenare in uno dei tanti ristorantini all'aperto, ascoltando il sirtaki e la musica degli artisti di strada, in un’atmosfera rilassata e coinvolgente. Seconda tappa: La Torre dei Venti, chiamata anche horologion, è una torre ottagonale in marmo Pentelico, situata nell'agorà romano di Atene. Il costruttore è presumibilmente Andronico di Cirro, che l'avrebbe realizzata nel 50 a.C; ma secondo altre fonti sarebbe stata costruita nel II secolo a.C., prima del resto del foro. La struttura è alta 12 metri e ha un diametro di circa 8 metri. Nel passato era sormontata da una specie di banderuola a forma di Tritone, indicante la direzione del vento. Sotto il fregio raffigurante le otto divinità del venti - Borea (N), Kaikias (NE), Euro (E), Apeliote (SE), Noto (Astreo) (S), Lips (SO), Zefiro (O), e Skiron (NO) - ci sono nove meridiane. All'interno si trova una clessidra, funzionante tramite l'acqua proveniente dall'Acropoli. Nel periodo paleocristiano l'edificio fu usato come campanile per una chiesa bizantina. E' rimasta parzialmente sepolta sotto terra fino al XIX secolo. Esiste una torre simile a Sebastopoli, costruita nel 1849, ed un'altra a Bergamo, costruita nel periodo fascista. La Torre dei Venti si trova all’interno dell'agorà, dove pulsava il cuore commerciale, politico e amministrativo di Atene e tutti gli uomini si ritrovavano per prendere decisioni politiche importanti e concludere affari. Proprio nell'agorà, nel 399 a.C. , il grande filosofo Socrate fu condannato a morte perché accusato di corruzione nei confronti della gioventù e nonostante gli fosse stato offerto un modo per salvarsi, il filosofo volle comunque scontare la sua pena, bevendo la cicuta, dimostrando a tutti l'importanza del rispetto delle leggi. L'Hephaisteion o Tempio di Efesto è un tempio greco situato poco sopra l'antica agorà. E' uno dei templi dorici meglio conservati al mondo, pur essendo meno noto del vicino Partenone. Il tempio è conosciuto anche come Theseion, perché ritenuto erroneamente in epoca bizantina, il luogo di sepoltura di Teseo.
E’ arrivato finalmente il momento più atteso del viaggio, la visita alla mitica Acropoli. La salita a questo meraviglioso monumento è abbastanza faticosa, soprattutto per il gran caldo, ma all'arrivo la vista ripaga lo sforzo. L'Acropoli domina la valle circostante da uno sperone di roccia, è caratterizzata da bellissimi monumenti ed è il simbolo universale della civiltà e dello spirito classico, ricco di fascino e di mistero. E' il più grande complesso architettonico ed artistico lasciato dalla civiltà greca a tutto il mondo: una collina rocciosa dove sono sorti importantissimi pensieri filosofici e ambiziose strategie politiche. Durante l'epoca di Pericle fu realizzata la ricostruzione dell'acropoli, con la costruzione del Partenone, dei Propilei ed in seguito dell'Eretteo e del Tempio di Atena Nike. Il Partenone è uno dei Templi più belli di tutta l'umanità. Simbolo di Atene e della sua cultura intellettuale che si contrapponeva alla forza fisica per governare le cose del mondo tipiche della città avversaria, Sparta, fu eretto nel quinto secolo avanti Cristo sull'acropoli ateniese in onore della dea Atena Parthénos, per volere di Pericle, dagli architetti Ictino e Callicrate. Il Partenone è il più grande esempio di arte dorica, è dotato di diciassette colonne sui lati lunghi e otto sui lati corti. Le decorazioni scultoree furono progettate da Fidia, come la statua di Athena Parthénos, andata purtroppo perduta. Nei secoli successivi il Partenone fu trasformato in chiesa cristiana prima e in moschea dopo la conquista ottomana della Grecia. I turchi utilizzarono il tempio come deposito di armi e munizioni. Nel 1687 durante l'assedio veneziano alla città di Atene, un colpo di mortaio sparato da una nave colpì il tempio che fu praticamente distrutto. In seguito si provvide alla ricollocazione delle parti superstiti, ricostruendo solo parzialmente il tempio, al quale tuttavia mancano numerose parti scolpite che nel XVIII secolo gli inglesi acquistarono dai turchi e trasportarono a Londra dove sono conservate nel British Museum.
Da visitare il Museo dell’Acropoli che ospita molte opere famose tra cui: il Moscoforo, i Quattro delle Cariatidi dell'Eretteo, la Kore del Peplo, l'Atena pensosa, la Metope del Partenone di Fidia. Tra l’agorà e l’Acropoli si trova l’Areòpago (Άρειος Πάγος "Collina di Ares"). Nel periodo monarchico vi si riuniva il collegio delle supreme magistrature dello stato presiedute dal re (governo dei 9 arconti), mentre intorno al 624 a.C. tale termine venne utilizzato per indicare l'assemblea degli anziani (ex arconti). La sua principale funzione era quella di occuparsi della custodia delle leggi contro ogni violazione e della giurisdizione sui delitti di sangue. Il suo orientamento fu del tutto conservatore, e la sua composizione formata da membri provenienti dall'aristocrazia, per anzianità o per principi ereditari, accentua il suo indirizzo moderato e sancisce il suo ruolo decisivo nella custodia delle leggi, della pubblica moralità e dei culti cittadini. L'areopago perdette lentamente il controllo della vita pubblica col sorgere delle prime forme di democrazia, che presero subito piede rispetto alle leggi arcaiche dell'arcontato, i cui membri erano addirittura eletti a vita, senza possibilità di rinnovo del consiglio. A partire dal 487 a.C. ci fu il declino dell'areopago, grazie alla rivoluzione democratica avviata da Clistere, con la fondazione della Boulè. Areòpago deriva da Ares, dio della guerra greco. Secondo la leggenda il dio sarebbe stato accusato di omicidio da Poseidone, dio del mare greco, e Ares sarebbe stato giudicato da dodici dei, riuniti come giudici del tribunale, proprio in quel luogo. Secondo un'altra versione storicamente sulla collina sorgeva un tempio dedicato ad Ares. Un'altra tappa consigliata è il Museo Archeologico Nazionale di Atene, fra i dieci musei più importanti al mondo per la vastità e la ricchezza delle sue collezioni, che ripercorrono le origini di questo affascinante Paese e tracciano il percorso di tutte le culture che sono passate da qui. Il patrimonio presente nel Museo Archeologico Nazionale di Atene è diviso in vari settori: al pianterreno, la sezione delle sculture e quella preistoria, dove si ripercorrono i primordi della storia della Grecia, mentre al secondo piano si trova la splendida collezione delle ceramiche.
Dopo un buon gelato acquistato a Monastiraki, mi incammino per le vie di questo splendido quartiere, che brulica di vita grazie al famoso mercato che si tiene in questa zona. Il mercatino di Monastiraki è un’esplosione di colori e di vivacità, dove si può trovare di tutto, dagli strumenti musicali alle scarpe, dai vestiti usati a cellulari, elettrodomestici, cd, video e addirittura caviale. Tantissime le bancarelle immerse nei vicoletti e nelle stradine di Monastiraki che ospita anche bellissime chiese e monumenti da visitare. Sparsi in ogni angolo artisti di strada, bar e caffè all’aperto, venditori di frutta fresca e secca.
Prossima tappa: Piazza Syntagma, il cuore della città. Il nome "Syntagma" può essere reso in italiano come piazza dello Statuto o piazza della Costituzione e fa riferimento alla maestosa facciata del parlamento alla cui base è situato il monumento al milite ignoto sorvegliato dagli "Evzones", guardie con il caratteristico costume greco. Il parlamento greco è monocamerale ed è composto da 300 deputati eletti per 4 anni con sistema proporzionale. Il parlamento esercita la funzione legislativa insieme al governo. Si riunisce di diritto il primo lunedì del mese di ottobre, a meno che il presidente della repubblica non l’abbia convocato anteriormente. Piazza Syntagma è una delle principali mete turistiche di Atene per la sua storia tormentata e per la sua vicinanza alle zone più interessanti e affascinanti della città. In questi giorni la piazza è occupata da alcuni gruppi che protestano pacificamente contro la manovra di governo per salvare la Grecia dal tracollo economico. In giugno la zona è stata al centro degli scontri tra polizia e manifestanti, ora la situazione è leggermente più tranquilla. Da vedere lo Zappeion, una costruzione neoclassica situata nella parte meridionale del centro storico di Atene e progettata dall'architetto danese Theophil Hansen. La realizzazione di questo edificio è dovuta ai progetti del commerciante ed organizzatore Evangelos Zappas, che aveva devoluto parte dei suoi beni nell'organizzazione di manifestazioni sportive internazionali. Dopo l’apertura avvenuta nel 1888, questo edificio fu utilizzato per i Giochi Olimpici del 1896, quelli della I Olimpiade dell'età moderna. Per l'occasione, lo Zappeion ospitò le competizioni di vari sport di combattimento. Zappas, il mecenate, nel frattempo era già morto.
Il trattato per l'entrata della Grecia nella Comunità Europea nel 1981 fu firmato proprio nello Zappeion. Nei pressi del monumento si trovano i bellissimi Giardini nazionali e a circa 700 metri più a est c’è il Tempio di Zeus, costruito sulle rovine di un tempio preesistente per volere dei tiranni Pisistratidi nel 515 a.C. Durante gli anni della democrazia ad Atene non si continuò a costruire il tempio perché la costruzione era ritenuta un'insolenza verso la divinità, se edificata sulle basi gettate dai Tiranni. I lavori ricominciarono nel 174 a.C. sotto Antioco IV, durante la dominazione macedone. Il tempio venne riprogettato dall’architetto romano Cossutius, in modo che fosse il più grande che il mondo avesse mai visto, così come desiderato dal sovrano macedone. La costruzione fu nuovamente interrotta quando il sovrano morì nel 163 a.C. Il tempio fu completato da Adriano tra il 129 e il 131 d.C. Il sovrano dedicò il tempio a Zeus, conosciuto a Roma come Giove, il re degli dei. Fece erigere una statua in oro e avorio di Zeus nella cella e, poco distante da questa, una sua statua grossa quanto quella del dio. Non rimane tuttavia nulla dell'interno del tempio, distrutto dai barbari e usato come cava di pietre. Si pensa che però, come molti altri edifici in Grecia, possa essere stato distrutto da un terremoto durante il Medioevo e che le rovine rimaste furono reimpiegate come materiali da costruzione. Nelle vicinanze si trova anche lo Stadio Panathinaiko (in greco Παναθηναϊκό Στάδιο, "stadio di tutti gli Ateniesi"), noto anche come il Kallimarmaron, (cioè "dei bei marmi"). E’ uno storico stadio di Atene, l'unico al mondo costruito interamente con marmo pentelico (quello proveniente dal Monte Pentelico).
Lo stadio è inoltre famoso per aver ospitato gli eventi principali dei Giochi della I Olimpiade, dei Giochi Olimpici intermedi ed alcuni eventi dei Giochi della XXVIII Olimpiade. Nell'antichità, venne usato per ospitare i Giochi Panatenaici, in onore della dea Atena, protettrice della capitale greca. Durante l'età classica, lo stadio aveva i posti a sedere in legno; venne rinnovato con il marmo del monte Pentelico dall'arconte Licurgo nel 329 a.C. Nel 140 a.C. venne ampliato da Erode Attico, raggiungendo i 50.000 posti. Rimasto sepolto per diversi secoli, venne riscoperto nel 1870 e restaurato con i fondi di Evangelis Zappas, per i Giochi Olimpici di Zappas, un personale tentativo di rinascita delle antiche Olimpiadi, giochi che si tennero nel 1870 e nel 1875. Venne restaurato una seconda volta nel 1895, in occasione dei primi Giochi Olimpici, grazie al benefattore greco George Averoff. Lo stadio è stato costruito molto tempo prima che le dimensioni delle strutture sportive di atletica leggera fossero state standardizzate e per questo la sua pista segue l'antica traccia. Può contenere circa 80.000 posti su 50 file diverse di gradini in marmo. Nei tempi recenti, questo stadio venne usato spesso come sede di celebrazioni per vittorie sportive, come quella della Nazionale di calcio agli Europei o la cerimonia di apertura dei Mondiali di atletica leggera del 1997, con un concerto del compositore Vangelis. Durante i Giochi Olimpici del 2004, il Panathinaiko ospitò il torneo di tiro con l’arco e l'arrivo della Maratona, vinta dal campione azzurro Stefano Baldini.
Infine il Pireo, il porto di Atene, dal quale oggi si possono prendere navi e traghetti per tour in alcune delle più belle isole della Grecia, come Samo, Chio, Mikonos, Creta, Rodi, Egina, Hydra, solo per citarne alcune. La città è costellata di negozi, botteghe e mercatini sparsi un po’ ovunque, dove poter fare shopping. Ci sono poi quartieri dove trovare boutique di alta moda, come nelle zone di Glifada, Kifissià e Kolonai. Discoteche, locali alla moda e divertimento sono concentrati principalmente nella zona di Monastiraki, Piazza Syntagma e Piazza Omonia, mentre per una cena tipicamente greca consiglio i ristoranti e le taverne della Plaka. Buona la cucina che propone piatti interessanti come la moussakà, un pasticcio di carne e melanzane, i souvlaki, spiedini di carne e verdure, i dolmades, foglie di vite ripieni di riso, cipolle e pomodoro con erbe aromatiche, la tyropitakia, formaggio fuso al forno in piccoli triangoli di pasta sfoglia. Famose sono le insalate come la choriatiki, con pomodoro crudo, olive, peperoni, cipolle e feta, il buonissimo formaggio greco, ottimo anche fritto. Numerosi sono anche i piatti a base di pesce. Un ingrediente che non manca mai sulla tavola greca è lo yogurth, servito con frutta secca e miele, o impiegato per preparare salse, come la tzatziki, con cetriolo, aglio e olio. Come bevande ci sono la birra, il caffè greco, la retzina, tipico vino bianco locale e l’ouzo, aperitivo a base di anice. Insomma, una città molto bella, con tante sfaccettature, che unisce storia e modernità, cultura e divertimento.

Tognazzo racconta il Veneto perduto di Coltro

Va in scena Mercoledì 27 luglio alle ore 21.20 presso la Tensostruttura a Mure di Molvena la lettura rievocativa del Veneto testimoniato da Dino Coltro ad opera di Filippo Tognazzo

Dino Coltro è stato un infaticabile osservatore dell’evoluzione del Veneto dell’ultimo secolo e testimone attento di una realtà in continua mutazione, facendosi narratore e divulgatore di un patrimonio culturale straordinario.
La serata è dedicata proprio al mondo raccontato dall’autore: un Veneto antico di cui si è persa memoria, dove il tempo è scandito dal lavoro e dalla preghiera, dove i santi in paradiso litigano come i contadini sulla terra e dove un giovane Dino Coltro si avvicina alla scuola considerandola l’unica possibilità di riscatto dalla povertà.

L’autore ed interprete Filippo Tognazzo darà voce a brani tratti da “Lunario Veneto”, “Il Veneto perduto”, “L’uomo e la terra”, “Cante e cantàri”, recitati in un dialetto veneto vivo e colorato, voce di un mondo che si tramanda attraverso oralità ed esperienza e racconterà di antichi lavori come el moleta (l’arrotino) o il caregaro (l’impagliatore di sedie).

Una serata per rievocare radici ed origini, ascoltando i suoni della lingua della tradizione per riscoprire il Veneto odierno e le sue recenti ma radicali trasformazioni.

Filippo Tognazzo nel 2003 vince la borsa europea Nexus e lavora a Parigi presso lo Studio Théâtre de Montreuil. Tornato in Italia dopo una breve esperienza come indipendente, crea assieme a Federica Bittante e Diego Zorzetto, la Compagnia Teatrale Zelda. Come autore e attore fra il 2005 e il 2010 porta in scena Musi Neri (sull’emigrazione italiana nelle miniere belghe), I vulnerabili (spettacolo interattivo sulla sicurezza stradale), Le cose mute (surreale monologo sulla Grande Guerra), Uomini e sport.

Info biglietti: 0424/524214

lunedì 25 luglio 2011

Estremismo destra, male oscuro d’Europa

Con l’attentato di Oslo ed il massacro dei giovani innocenti sull’isola di Utoya, l’Europa torna a fare i conti con il suo male oscuro: l’estremismo di destra, spesso tollerato e minimizzato. Il quotidiano “Repubblica” ne traccia una mappa dettagliata: in Norvegia il “Partito del progresso”; in Gran Bretagna “La lega di difesa inglese”; nei Paesi Bassi “Il partito della libertà olandese”; in Francia il “Fronte Nazionale”, in Svezia i “democratici” di estrema destra, in Finlandia “I veri finlandesi”; in Svizzera il “Partito del popolo”; in Austria il “Partito della libertà”; in Romania il partito della “Grande Romania”; in Ungheria il “Jobblic” per finire con l’Italia dove il secondo quotidiano italiano per diffusione inserisce a sorpresa anche il nome della “Lega Nord”. Tutti, partiti e movimenti, accomunati da un feroce odio contro gli immigrati. Negli ultimi dieci anni i partiti di ispirazione nazista e xenofoba hanno persino conquistato posizioni rilevanti di governo in molti paesi d’Europa. Dopo l’11 settembre la paura del nemico esterno ha permesso di coltivare in casa un mostro non meno pericoloso. E’ stato infatti un micidiale mix di fondamentalismo cristiano e teorie naziste e superomiste ad armare di lucida follia il terrorista Breivik. Nonostante la personalità indubbiamente disturbata del soggetto criminale, capace di uccidere 76 persone a sangue freddo, non si può liquidare il massacro come l’opera di un pazzo solitario. I giovani di sinistra non erano un bersaglio qualsiasi. La conferma viene da Eskil Pedersen, segretario del movimento giovanile laburista, in una toccante intervista concessa al giornalista de l’Unità Umberto De Giovannangeli: “Ognuno dei 560 ragazzi che partecipavano al campus era un obiettivo da eliminare […] Quel criminale non cercava persone a caso da uccidere, non era il numero che contava […] Aveva militato nell’estrema destra, si alimentava del fanatismo razzista di quei gruppi. Il massacro di Utoya è stato compiuto contro giovani democratici che hanno un credo, quello di vivere in una società che non demonizza o emargina l’altro da sé. Giovani che si battono perché un essere umano non venga discriminato per il colore della propria pelle o per la sua fede religiosa. Giovani che credono negli ideali di tolleranza ed antirazzismo”.
La sicurezza invocata dopo la perdita dell’innocenza è un diritto della popolazione sotto shock, ma ciò non deve significare chiusure. L’augurio è che la Norvegia continui ad abbattere i muri della divisione per costruire ponti di dialogo e speranza. In questo senso sono condivisibili ed apprezzabili le parole del sindaco conservatore di Oslo Fabian Stang, riportate da “Il Post”, secondo cui: “Non penso che la sicurezza possa risolvere i problemi. Dobbiamo insegnare di più il rispetto”. Ed insieme al rispetto bisogna promuovere una cultura di pace, basata sul disarmo. Paura e morte non possono avere l’ultima parola, sarebbe come tradire il sacrificio dei giovani socialisti norvegesi.

SEL: No alla centrale a carbone nel Delta

Riceviamo da Dino Facchini, coordinatore regionale di Sinistra ecologia libertà, e pubblichiamo:

Mestre - Sinistra Ecologia Libertà del Veneto è schierata da tempo contro la riconversione a carbone della centrale di Porto Tolle (RO).

Il Consiglio di Stato ha poi emesso - in data 17 Maggio 2011 - una sentenza che di fatto annullava la possibilità di avviare i lavori per la riconversione a carbone.

Il referendum contro il nucleare ha rafforzato in modo significativo una nuova linea energetica fondata sul risparmio e sulle fonti pulite e rinnovabili.

Oggi il governatore leghista del Veneto Luca Zaia, che pure si è espresso contro il nucleare, vuole cambiare la legge del parco del Delta del Po, per fare un regalo all’Enel, aggirare la sentenza del Consiglio di Stato e permettere la riconversione a carbone di Porto Tolle.

I danni per l’ambiente sarebbero gravissimi e l’inquinamento atmosferico si estenderebbe per centinaia di kilometri, rendendo l’aria dannosa e irrespirabile in grande parte della pianura padana, in modo ben più grave che accogliendo quote contenute di spazzatura dell’area napoletana.

Dal punto di vista occupazionale, il livello di spesa previsto dalla riconversione a carbone permetterebbe - se indirizzato alle fonti rinnovabili e al risparmio energetico - l’attivazione di posti di lavoro dieci volte superiori di quelli prevedibili nella fase cantieristica e in quella di massa a regime della centrale voluta dall’Enel.

E’ necessaria la più ampia mobilitazione per impedire le modifiche legislative regionali volute dal governatore leghista Luca Zaia e per riaprire la possibilità di una riconversione a metano della centrale.

Sinistra Ecologia Libertà aderisce sin d’ora alla manifestazione contro il carbone proposta a Porto Tolle dal Comitato Nazionale contro il nucleare che si sta trasformando nel “Forum italiano per l’energia”.

Strage Norvegia, la fine dell'innocenza

Rivedendo le immagini degli attentati che hanno colpito Oslo e la vicina isola di Utoya, località dove si stava tenendo un meeting di giovani laburisti (partito del premier norvegese Jels Stoltenberg) la prima sensazione che traspare è quella di un paese sotto choc e, ancora una volta, di un’innocenza violata. Stavolta, gli spari e le deflagrazioni cupe del terrorismo hanno squarciato la purezza e la tranquillità tipica di un paese scandinavo: la Norvegia. Una realtà dove, da sempre, civiltà e antiviolenza fanno da sfondo, per antonomasia. Invece, noi tutti dovremo ricordare le parole dette a caldo da un cittadino norvegese, sbigottito dalla tragedia consumatasi ad Oslo: “nessuno è più al sicuro, in qualsiasi posto del globo”. Eppure qualcosa, fin dal primo momento, mi ha suggerito delle similitudini con le giornate di follia che, spesso, si consumano negli States. Istintivamente, ho scartato ogni accostamento dell’accaduto con il più classico degli attentati di matrice islamica. Voglio dire che specie la sparatoria ad Utoya ricorda molto quelle carneficine inverosimili che, periodicamente, si abbattono sui college americani causate, il più delle volte, da studenti in preda a raptus omicidi o dalle visioni di sedicenti santoni. Leader di proliferanti sette capaci di infondere il parassita della più inaudita violenza nella testa di soggetti disperati e di preparare il terreno ad atroci stragi concimandolo con la debolezza di persone labili. Eppure fin dai primi minuti (come non pensare ad Al Qaeda dopo gli attacchi ai paesi occidentali nell’ultimo decennio?) i sospetti erano caduti sui fondamentalisti musulmani. Le prime news delle emittenti private ed il web indicavano una chiara matrice araba. Poco male, purtroppo la sostanza non cambia per ovvie ragioni. Però sono in molti a non ricordare che la Norvegia è tra i pochi paesi che hanno riconosciuto giuste le richieste palestinesi annunciando che, a breve, si schiererà a favore della creazione di uno stato di Palestina. Inoltre, Oslo ha manifestato la volontà di ritirare le proprie truppe dal conflitto libico. Un paese, quello scandinavo, che non sembra possa rientrare nel mirino degli arabi. L’opinione pubblica, però, sebbene da subito sia circolata la voce dell’arresto del responsabile - un uomo bianco, di fattezze nordiche - ha addossato l’attacco contro i laburisti alle violenze solite delle cellule antioccidentali. Il colpevole, stavolta, è un giovane norvegese antisemita, probabilmente di ideologie filo naziste e fondamentalista … cristiano. Già, per la prima volta sentiamo parlare anche di attacchi terroristici perpetrati da estremisti cristiani, sicuramente esagitati, ai danni di una cultura tipicamente tollerante e modernista. Il dato che emerge è preoccupante, più di quanto possa definire una qualsiasi drastica seppur lucida analisi. È un’epoca in cui la guerra subdola e strisciante che si sta combattendo diventa una lotta fratricida, una guerra di religione, peggio, tra due culture - quella occidentale e quella araba - di sicuro tanto differenti quanto fortemente essenziali. Un periodo storico difficile, in cui da una parte la profonda crisi sociale porta avanti disvalori, ansie e paura del prossimo futuro mentre dall’altra emerge una spirale di violenza legata ad un’intolleranza ancestrale che, spesso, s’incontra con il fondamentalismo religioso. Oggi il fanatismo si è installato anche in quell’universo cristiano storicamente caritatevole e misericordioso sebbene non privo di peccati originari e originali. Però, ciò che preoccupa e più stupisce è la fragilità di un paese tanto aperto quanto innocente. La sprovvedutezza e l’ingenuità degli apparati di sicurezza colti totalmente di sorpresa lascia perplessi e il controllo del territorio è sicuramente da rivedere. Ben vengano tolleranza e apertura ma un sistema colpito con estrema facilità dall’ultimo dei fanatici - sebbene il paese abbia subito il primo attentato della sua storia recente - lascia davvero sbigottiti. In particolare, ci si chiede come un singolo individuo abbia potuto eludere ogni impianto di sorveglianza ed agire indisturbato portando a termine il suo diabolico piano. Certo, non è cosa di tutti i giorni girare armati fino ai denti vestiti da poliziotto ed arrivare senza problemi nel luogo - un’isola - dove si sta svolgendo un importante congresso. Bisogna porsi il problema di come l’uomo abbia potuto agire indisturbato sparando all’impazzata tra la folla per più di mezz’ora. Anzi, dopo aver adunato e fatto stendere quei poveri martiri per poi eseguire una vera e propria esecuzione di massa, una mattanza. Il maledetto folle stava pianificando l’azione terroristica dal 2009, un’azione - non c’è dubbio - curata nei minimi particolari. È stupefacente la facilità con la quale il terrorista ha colpito il centro di una città europea quale è Oslo, da solo, piazzando un ordigno che poteva causare molte più vittime e inverosimile è la freddezza e la libertà d’azione nel colpire più di novanta giovani inermi, nell’isola di Utoya. Possibile che ad un meeting così importante che ha radunato tantissimi giovani non vi fosse un servizio d’ordine e di sicurezza capace di disarmare in tempo la follia omicida dell’uomo? I primi minuti dopo l’esplosione, poi, mi hanno fatto riflettere sul fatto che a cambiare non è solo la società occidentale: direi che sta cambiando nettamente proprio la specie umana. Dico scientificamente: in occidente l’homo erectus è stato soppiantato dall’homo tecnologico. Perché in barba ad ogni istinto di sopravvivenza e di pura e naturale paura l’abitante di Oslo è stato attento a filmare accuratamente con il videofonino per poi poter caricare tutto in rete. Di solito, un tempo, davanti ad uno scenario apocalittico quale può essere un attentato, la prima cosa che passava per la testa era l’idea di fuggire o la necessità di dare i primi soccorsi alle probabili vittime. Comunque, prima di sentirsi al sicuro ci si metteva al riparo da eventuali altri attacchi aspettando la bonifica della zona colpita. In quest’ultimo atto di violenza, invece, ha colpito proprio l’impassibilità di coloro impegnati in escursioni itineranti atte ad alimentare la condivisione telematica e la voglia irrefrenabile di filmare gli attimi di terrore e caricare il dolore sul web. La classica pace scandinava è stata scossa dalla Norvegia, dalla sua verginità perduta e non è più così scontata. Il sacrificio di queste giovani vite, però, dovrà servire da monito. Bisogna prepararsi ad affrontare altri attacchi che, spesso, non provengono solo dai paesi islamici. È necessario monitorare i contesti che si trasformano all’interno dei propri confini e cercare di prevenire possibili focolai di antisemitismo e follia xenofoba. Questa è una condizione imprescindibile per la sicurezza di un paese. Occorre un reset per cercare di bloccare le degenerazioni sociali e le deviazioni ideologiche e culturali. C’è un forte bisogno di punti di riferimento solidi ma trasparenti, a volte, però, la velocità moderna di questa pazza corsa verso il nulla non ci dà neanche la lucidità per difenderci dallo squilibrio di un criminale. Quella giornata di sangue innocente, le centinaia di vite spezzate non devono farci sprofondare nell’odio più becero ma ci devono proiettare verso una cultura della non violenza e della tolleranza verso il prossimo sempre più convinta. Oggi siamo tutti un po’ norvegesi, domani dovremo essere tutti un po’ più umani.

Domenico Latino
(Curatore del blog: www.diarioitalianoweb.blogspot.com)

domenica 24 luglio 2011

Festa Pd Abano: Dibattito Fassina sindacati

Fassina: “Manovra contraria fa il contrario di ciò che serve al paese”. Viafora: “Serve alternativa a una manovra depressiva”. Porto: “Dal Pd ci aspettiamo scelte chiare su energia e infrastrutture”.

Abano Terme - “La manovra finanziaria fa il contrario di quello che serviva in questo momento al paese”. Lo ha affermato Stefano Fassina, responsabile nazionale del Partito Democratico per l’economia e il lavoro, ieri sera ad Abano Terme per la Festa Democratica Nazionale del Turismo, in programma a Villa Bassi (Abano Terme) sino all’1 agosto, per la tavola rotonda sui temi del lavoro moderata dal responsabile regionale del settore Nicola Verdicchio.
“Servono scelte per ridurre la pressione fiscale - ha sottolineato Fassina - sul lavoro e sull’impresa attingendo alla rendita. Questo non avviene e non avverrà. Il risultato è una manovra che pareggia i conti rinviando i tagli più duri al prossimo Governo, ma non contiene nessuna vera misura per la crescita. E senza rilancio della crescita, non c’è nessuna possibile riduzione del debito pubblico”.
Alla tavola rotonda con Fassina, hanno partecipato anche Emilio Viafora, segretario regionale della Cgil, Franca Porto, segretario regionale della Cisl, e Brunerio Zacchei, componente della segreteria regionale della Uil.
“Al Partito Democratico - ha affermato Viafora - chiediamo di offrire un’alternativa ad una politica economica depressiva per l’economia del paese, che colpisce i lavoratori senza dare prospettive di sviluppo”. Franca Porto: “Dall’opposizione ci aspettiamo scelte chiare sui temi strategici per lo sviluppo della nostra regione: penso al lavoro, ma anche alle politiche per l’energia o a quelle per le infrastrutture, settori strategici per la competitività del sistema manifatturiero su cui si basa l’economia della nostra regione”. (c.s.)

sabato 23 luglio 2011

CONSIGLI LIBRARI N.77

Ci volevano con la terza media. Storia dell’operaio che ha sconfitto Marchionne
Barozzino Giovanni
€ 15,00
2011
Editori Riuniti (collana Romanzi d'inchiesta)

La narrazione inedita della vicenda che ha messo in ginocchio la Fiat e Marchionne. Giovanni Barozzino racconta le ingiustizie e le angherie subite dagli operai di Melfi nello stabilimento Sata e denuncia la volontà dei “vertici aziendali” di spremere i lavoratori fino all’ultima goccia di sangue. Le sue battaglie sono l’ultima voce accorata dei più deboli, gli uomini in “linea” nella catena di montaggio. Giovanni è il moderno Davide che sfida un Golia sempre più ingordo, ricattatorio, scorretto e sfruttatore, che mira a cancellare anni di lotta operaia. Il diario toccante di chi testimonia una storia vista dalla parte degli oppressi.

L’eclisse della democrazia. Le verità nascoste sul G8 2001 a Genova
Agnoletto Vittorio; Guadagnucci Lorenzo
€ 15,00
2011, 266 p., ill., brossura
Feltrinelli (collana Serie bianca)

Genova, luglio 2001: un ragazzo di 23 anni ucciso dai carabinieri; 93 persone pestate e arrestate sulla base di prove false alla scuola Diaz; decine di fermati torturati nella caserma di Bolzaneto; in una vera e propria eclisse dei diritti costituzionali democratici, di fatto sospesi. Vittorio Agnoletto, all’epoca portavoce del Genoa social forum, e Lorenzo Guadagnucci, testimone e vittima del blitz alla Diaz, raccontano tutte le verità sul G8 di Genova e sui tentativi di fermare e condizionare i processi. Enrico Zucca, pm al processo Diaz, per la prima volta svela agli autori i retroscena dell'inchiesta genovese. I massimi vertici della polizia e dei servizi segreti, oltre a decine di agenti, sono stati condannati in secondo grado. Sono giudizi clamorosi, senza precedenti. Eppure tutti sono rimasti al loro posto e molti sono stati addirittura promossi, con l'avallo dell'intero arco politico parlamentare. La ferita aperta nel luglio 2001 non è stata ancora rimarginata. In questo libro si racconta il volto autentico del G8 di Genova: un tracollo dei valori democratici, ma anche una proposta culturale e politica che resta vitale. Prefazione di Susan George.

Oltre il muro dell’omertà. Scritti su verità, giustizia e impegno civile
Borsellino Paolo
A cura di Bongiovanni G.
€ 9,90
2011, X-238 p., brossura
BUR Biblioteca Univ. Rizzoli (collana Saggi)

Paolo Borsellino è uno dei simboli della lotta alla mafia e dell’impegno civile. Eppure, per la sua dedizione assoluta al lavoro, e per il suo carattere schivo, furono rarissimi i suoi interventi scritti, nonostante l’intensa attività oratoria, e la personalità complessa e umanissima. Per la prima volta sono presentati in volume gli scritti privati e gli appunti di Borsellino, dimenticati per troppo tempo e invece fondamentali per comprenderne il pensiero. Una raccolta di riflessioni che toccano argomenti ancora attuali: carcere duro, riforma della giustizia, divisione delle carriere, lotta alla droga, intercettazioni e pentiti e, soprattutto, la pericolosa convergenza di interessi fra le mafie e alcuni settori dello Stato. Ma anche scritti più personali - come la durissima commemorazione dell’amico Giovanni Falcone - che ci restituiscono tutta la forza, la sensibilità e il coraggio di un grande magistrato. Presentazione di Manfredi Borsellino. Prefazione di Antonio Ingroia.

*descrizioni dalla quarta di copertina

Cinefestival Bassano: Il programma

Continua la stagione del cinema all’aperto con Cinefestival Bassano. Un film ogni sera dunque, con inizio alle 21.30 durante le serate luglio, con una programmazione attenta che tiene conto dei diversi tipi di pubblico.

Ecco i prossimi appuntamenti all’arena del Giardino Parolini:

Lunedì 25 luglio Il Grinta (U.S.A., 2010, 110’) di Ethan Coen, Joel Coen con Jeff Bridges, Hailee Steinfeld, Matt Damon, Josh Brolin, Barry Pepper, Dakin Matthews, Jarlath Conroy, Paul Rae, Domhnall Gleeson, Elizabeth Marvel, Ed CorbinLeon Russom Remake del classico interpretato nel 1969 da John Wayne, il film dei fratelli Coen, candidato a ben 10 Oscar, è un meraviglioso western rispettoso del classico ma moderno nello stile, con una sceneggiatura da manuale. Tra i protagonisti, grandi Jeff Bridges e Matt Damon e la sorprendente, giovanissima Hailee Steinfeldin. Interpreta Mattie Ross, una 14enne intenzionata a portare dinanzi al giudice l’uomo che ha brutalmente assassinato suo padre, che ingaggia lo sceriffo Cogburn, detto «il Grinta». I due si spingeranno nei territori indiani e sulla loro strada troveranno un giovane Texas Ranger di nome LaBoeuf, che è alla ricerca dello stesso uomo e che si unirà a loro.

Martedì 26 luglio L’esplosivo piano di Bazil (Francia 2009, 105’) di di Jean-Pierre Jeunet con Dany Boon, André Dussollier, Nicolas Marié, Jean-Pierre Marielle, Yolande Moreau, Julie Ferrier, Omar Sy, Dominique Pinon. Il regista di Amélie, Jean-Pierre Jeunet, offre ancora una volta un mondo favoloso, dove Bazil cerca di sconfiggere potenti mercanti d’armi, per vendicarsi di un proiettile vagante che lo ha lasciato in fin di vita. Avendo perso il lavoro e la casa, Bazil vaga per le strade finché non incontra Slammer, un condannato graziato che gli presenta un esperto di matematica, un recordmen come palla di cannone umana, un artigiano di automi e una contorsionista. Un film variopinto e spiritoso, pieno di gag e trucchi artigianali, sorrisi e virtuosismi, divertente per tutte le età.

Mercoledì 27 luglio Habemus Papam (Italia, 2010, 104’) di Nanni Moretti con Margherita Buy, Roberto Nobile, Michel Piccoli, Nanni Moretti, Jerzy Stuhr, Renato Scarpa, Franco Graziosi, Massimo Dobrovic, Leonardo Della Bianca. Divertente e toccante commedia che Nanni Moretti incentra sui dilemmi interiori di un neo-papa in crisi d’identità. Il Papa è il cardinale Melville, interpretato magistralmente da un grande Michel Piccoli e simbolicamente chiamato con il nome di Celestino VI. L’improvviso affiorare del senso di inadeguatezza per questo immane incarico, rende assai commovente la vicenda umana ed efficace la storia che la racconta. Moretti invece, veste i panni di uno psicanalista, chiamato per curare la depressione del nuovo Papa. Un ruolo defilato, come a suggerire che la materia del racconto non è affar suo, lasciando un fondo di pessimismo e di solitudine con molta ironia.

Giovedì 28 luglio La donna che canta (Canada, Francia, 2010, 130’) di Denis Villeneuve con Lubna Azabal, Mélissa Désormeaux-Poulin, Maxim Gaudette, Rémy Girard. Dopo la morte della madre, i due gemelli Jeanne e Simon, scoprono di avere un fratello e un padre ignoti nei territori palestinesi. Jeanne decide di partire, iniziando un percorso di scoperta e svelamento raccontato alternando l’oggi della figlia al passato della madre. Un tragico pellegrinaggio dentro una terra martoriata dalle guerre ma insanguinata anche dalle lotte e dalle vendette fratricide. Per capire infine che la tragedia di tutto un Paese, si può invece superare liberandosi dagli odi che affondano nel passato e cercando di «rinascere» diversi. Presentato all’ultima Mostra di Venezia, è una delle più belle sorprese dell’anno.

Venerdì 29 luglio Vallanzasca-Gli angeli del male (Italia.,2010, 125’) di Michele Placido con Paz Vega, Kim Rossi Stuart, Filippo Timi, Moritz Bleibtreu, Valeria Solarino, Francesco Scianna . E’ il 1985: Vallanzasca è rinchiuso in una cella d’isolamento. La sua propensione per il crimine si era rivelata sin da bambino quando, a nove anni, con la sua piccola banda libera una tigre da un circo. E quella prima ragazzata, che gli apre le porte del carcere minorile, segnerà la sua strada per sempre. In rapida escalations: rapine, sequestri di persona, omicidi, fino a diventare il famigerato “boss della Comasina”. Con una coesione esemplare e un ritmo implacabile, Placido racconta la storia del bandito milanese, coadiuvato in maniera mirabile da un superbo Kim Rossi Stuart.

Sabato 30 luglio Ladri di Cadaveri - Burke and Hare (UK., 2011, 91’) di John Landis Tim Curry, Simon Pegg, Isla Fisher, Andy Serkis, Christopher Lee, Tom Wilkinson, Hugh Bonneville, Jenny Agutter. William Burke e William Hare, irlandesi emigrati in Scozia, sono ricordati nelle cronache dell’800 come i più solerti procacciatori di cadaveri “freschi” per la facoltà di medicina di Edimburgo. John Landis, maestro di paura, da sempre affascinato sia dall’horror Usa che dal gotico britannico, qui rimescola abilmente i sapori, dall’umorismo nerissimo al romanticismo struggente, moltiplicando presenze-cameo, allestendo una microstoria del cinema. Ne scaturisce non tanto un film horror, quanto una commedia agrodolce, dove la sfida del regista è quella di trasformare una storia terribile in un racconto comunque “alla Landis”.

Domenica 31 luglio Il discorso del re (UK, Australia, 2010, 111’), di Tom Hooper con Helena Bonham Carter, Colin Firth, Guy Pearce, Michael Gambon, Geoffrey Rush, Jennifer Ehle, Timothy Spall, Dere Jacobi, Eve Best, Anthony Andrews.
Con quattro Oscar «pesanti»: migliori film, regia, attore, sceneggiatura, “Il discorso del re” viene celebrato fra le migliori pellicole della stagione.
E’ la storia del futuro Re Giorgio VI, afflitto da una grave forma di balbuzie che gli aliena la considerazione del padre, il favore della corte e l’affetto del popolo. Costretto suo malgrado a tenere un discorso alla nazione, è obbligato a rieducare la balbuzie e a trovare una voce. La grande interpretazione di Colin Firth conduce a un finale commovente e paradossale, in cui lo sforzo di prevalere su un problema personale, conduce a una piccola vittoria proprio nel momento in cui l’intera nazione precipita nella guerra.

Prezzi dei biglietti: interi 5 euro e ridotti 4 euro (riduzioni per ragazzi fino a 14 anni e oltre i 60 anni). Abbonamenti per 10 film 35,00 euro. Informazioni e abbonamenti Ufficio IAT di Bassano tel. 0424 524214. In caso di maltempo i film in programma verranno proiettati presso la sala Da Ponte.