Riceviamo e pubblichiamo:
Le Rievocazioni più belle del Veneto a Thiene Domenica 2 Ottobre
Uno speciale appuntamento con alcune tra le più belle Rievocazioni del Veneto, tutte insieme in un’unica giornata a Thiene Domenica 2 Ottobre. Saranno ben 7 infatti le Rievocazioni protagoniste della prima edizione di Rievocare Veneto, tante quante le province, selezionate per rappresentare la storia e l’importanza del territorio, la sua vocazione turistica, la memoria dei fatti che l’hanno segnato. Un’iniziativa promossa dalla Provincia di Vicenza e dall’Associazione Pedemontana.Vi Turismo che ha trovato in Thiene la città adatta ad ospitarla, oltre che il patrocinio della Regione Veneto.
Il 2 Ottobre quindi Thiene diventerà il centro di una delle manifestazioni rievocative più importanti dell’anno, con la presenza delle seguenti rievocazioni: per la provincia di Vicenza La Partita a Scacchi di Marostica, per la provincia di Treviso La Dama Castellana, per la provincia di Verona Le Pasque Veronesi, per la provincia di Padova Voci dal medioevo di Trambaque, per Rovigo Arquata - Musici e sbandieratori arcuatesi, per Venezia il Palio di Noale e per Belluno il Palio di Feltre. Ovviamente non mancherà una rappresentanza della rievocazione della città ospitante, Thiene 1492.
L’iniziativa coinvolge moltissimi figuranti che presenteranno al pubblico le vicende storiche rievocate, i loro abiti e le loro migliori esibizioni tra sbandieratori, musici, battaglie, danze e sfilate. La manifestazione prenderà il via alle 15.30 quando tutte le Rievocazioni ospiti si presenteranno al pubblico tramite esibizioni accompagnate dalla narrazione della loro storia, fino alla sfilata rievocativa delle singole rievocazioni che chiuderà la manifestazione intorno alle 19.00 Durante la giornata ci sarà anche la premiazione del Palio delle contrade, che si terrà a Thiene Sabato 1 Ottobre.
Il Palio, Thiene, e l’origine delle sue sette Contrade
Ogni Contrada è stata collegata a una delle grandi famiglie presenti a Thiene fin dai primi secoli del secondo millennio a partire dai Thiene, giunti nel XIII secolo, fino ai Cornaggia, abitanti nell’omonima villa in Conca. In occasione del Palio, ogni partecipante alle gare, indosserà la casacca con i colori di una casata. Non è stato facile abbinare tutte le contrade ai “nobili signori” identificandoli con un determinato territorio, giacché possedevano terreni e case in tutto il territorio thienese. Per esempio, a metà del ‘500, era di proprietà dei Porto mezzo migliaio di campi, un quarto dell’intera superficie agraria estimata thienese. I possedimenti dei Da Thiene erano anche maggiori. A questi grandi proprietari terrieri si aggiunsero i Pajello, i Macchiavelli, i Berengan. Tutti costruirono bellissime dimore, alcune delle quali ancora testimoniano la ricchezza, il gusto, lo splendore del rinascimento nella Terra di Thiene. Ultima famiglia nobile giunta in città per abitare uno storico palazzo furono i Cornaggia, che acquistarono nell’Ottocento la villa fatta erigere da Giacomo di Thiene in Conca negli anni Settanta del XV secolo.
1. Contrada Ca’ Pajella
Gli stendardi con i quali è imbandierata la contrada sono verdi e rossi: i colori dello stemma nobiliare della famiglia Pajello, i ricchi possidenti che pure a est di Thiene avevano delle proprietà. Di origine bavarese, il primo antenato giunto a Vicenza nella prima metà del XII secolo al seguito dell’Imperatore Lotario II, fu Corrado. La storia del ramo thienese iniziò nel 1670 con Alessandro di Scipione. Possedevano campi, broli, palazzi. Le polizze dell’estimo forniscono l’esatta consistenza di un patrimonio piuttosto cospicuo. I Pajello acquisirono anche dei terreni compresi delle attuali vie Europa, Santa Anastasia, Divisione Julia lungo la quale costruirono la residenza di campagna, chiamata Cà Pajella e che negli anni ’30 divenne proprietà della famiglia dell’on. Balasso. Scrive A. Rossi ne “I Pajello a Thiene. “Su un altro documento successivo del 1657 i fratelli Achille e Alessandro…dividono tra loro i beni di Thiene e di Grumolo Pedemonte: ecco comparire la “Cà Pajella” anche se non è chiamata così.
Il pronipote Alessandro fu “amico dell’agricoltura, la promosse a Thiene ove possedeva et pubblicò di spesso le sue osservazioni”. In effetti era uno stimato agronomo che diede alle stampe testi di sicuro interesse.
2. Cappuccini
La Contrada Cappuccini viene imbandierata con gli stendardi azzurro e oro: sono i colori della famiglia Porto, le cui proprietà di espandevano in gran parte del territorio thienese.
I Porto, famiglia vicentina di giudici e di notai, investì, dalla metà del ‘300, somme considerevoli per l’acquisto di terre a Thiene. Dopo la demolizione dell’antico maniero, nel 1453 Francesco Porto diede avvio ai lavori di costruzione, nel centro di Thiene, della splendida villa, un gioiello architettonico tardo gotico molto simile ai palazzi veneziani, con ampi spazi destinati alla lavorazione dei prodotti della terra.
La contrada Cappuccini diventa “famosa” a partire da quel sabato della primavera del 1530 quando, oltre la contrà Castelletto – verso Marano - la Madonna col Bambino in braccio, apparve a tre pastorelle, fra i rami di un olmo. Ben presto si diffusero notizie inerenti i miracoli che si ottenevano per intercessione della Vergine e molte persone affluivano al piccolo santuario. Leggendo il resoconto delle Visite Pastorali della diocesi di Padova apprendiamo che la cappella aveva le pareti coperte di tavolette votive.
Lo storico thienese Giovanni Rossi indica il luogo dove presumibilmente potevano abitare le pastorelle: “…Bisogna ricordare che a metà del fossato che da via Castelletto menava al convento, si intersecava (ed esiste ancora) una strada campestre detta le Vianelle [Vianelle di Sotto ora via Pastorelle] . Il nonno ricordava che sul punto di raccordo esisteva un capitello. Dunque Vianelle, appellativo dialettale, può essere la riduzione di Villanelle: le tre fanciulle che scendevano proprio da quella stradella. Forse si fermavano a recitare preghiere davanti al capitello dell’incrocio. La stradella conduce verso l’alta Thiene: precisamente al Cortivo, complesso di abitazioni, allora assai rustiche, quasi a ridosso del vecchio mulino. Là la mia fantasia ha collocato la casa delle tre pastorelle…”
3. Contrada del Centro: il cuore dei commerci thienesi
Il centro storico è imbandierato con i colori della famiglia Machiavelli o Maclavelli: il rosso e l’azzurro. La Contrada si sviluppò attorno a un primo insediamento romano, una villa rustica costruita dal soldato romano (assegnatario di un terreno che il Senato Romano conferiva ai militari nelle zone conquistate) e dal cui nome deriva quello di Thiene. Oltre ai vari reperti risalenti a quell’epoca, ancor oggi si può individuare l’impianto tipico romano del “castrum”. Si riconoscono facilmente il “decumanus” (est-ovest) nel Viale Bassani e Via G. Colleoni e il “cardo”con Via S.M. Maddalena e Via Zanella.
Nel medioevo il cuore della Città era occupato da un castello del quale rimane un’unica traccia visibile: la porta maggiore sopra la quale svetta il campanile del Serlio. Demolito dopo varie incursioni degli Ezzelini e di altri eserciti che si contendevano la “terra di Thiene”, fu sostituito dalla splendida dimora storica fatta costruire da Francesco Porto nel 1453. La superba villa di campagna della ricchissima famiglia vicentina, divenne una vera e propria azienda agricola, centro del potere economico legato all’agricoltura e all’artigianato.
La famiglia Machiavelli giunse a Thiene verso la metà del Cinquecento. Il palazzo a rombi, costruito alla fine del XV secolo e che si affaccia nell’attuale piazza Chilesotti, è tutt’ora ben conservato. La famiglia possedeva terreni agricoli, oltre che in diverse zone di Thiene, anche verso la periferia est, in zona Bosco dei Pretti (area citata in un documento del 1346), fino agli allora confini con Zugliano. Era in tale zona che si svolgeva la fiera franca del bestiame. Con la dogale del 1640, il Doge Francesco Erizzo aveva decretato che ogni anno, il 24 giugno, festa del patrono, si svolgesse una fiera franca di cavalli e bovini. Era un contributo indispensabile per la ripresa dell’economia messa in crisi dalla devastante epidemia di peste del 1630 che causò nella sola Thiene quasi 800 morti. A soli 10 anni di distanza dalla catastrofe, iniziano a sorgere i più bei palazzi in citta’: la loggia Piovene-Parminiom, Cà Brogliano-Pajello, Salici, Chilesotti Fabris, e tanti altri.
4. Contrada Conca
“Nel 1284 già esisteva, anche come denominazione, la Contrada Conca, dove avevano proprietà i Montemerlo, i Porto, i Da Marano e altri ricchi possidenti. Era, anche in quei tempi una delle zone più abitate di Thiene” scrive Nicola Scudella.
Il nero e l’oro dei drappi esposti in conca, sono i colori dello stemma dei Cornaggia, famiglia giunta a Thiene alla fine dell’Ottocento e imparentata con i Mangilli, nobili friulani ai quali cedettero la proprietà alcuni decenni dopo. Angelina, la sfortunata figlia di Fedele Lampertico, abitò in villa durante il matrimonio con il marchese Fabio Mangilli, sposato nel 1876 (il marchese chiese il divorzio nel 1892). Palazzo Thiene-Cornaggia, storica dimora dei conti Thiene i cui discendenti vivono ancora in Città, venne fatto erigere verso il 1470 in stile gotico-veneziano-rinascimentale. A lato della villa troviamo la cappella gentilizia di San Girolamo (vulgo San Gaetano) voluta dal conte Giacomo, il capitano che condusse la brigata thienese a Rovereto.
La Conca può essere definita la seconda zona artigianale di Thiene già a partire dal XIV secolo. La Roggia, uscendo dal centro di Thiene, corre a fianco dell’antica via Codalunga, al termine della quale troviamo il Bottonificio Facchinetti che sorse in un precedente insediamento produttivo: ancora ai primi del ’600 era un mulino con due ruote, che Alessandro Beregan aveva acquistato dai conti Porto; poco dopo costruì accanto un “filatoio de seda”, sicuramente in funzione nel 1655. Ma la contrada è nota anche per aver ospitato il Tezon (nell’attuale parco Chilesotti), la fabbrica di salnitro, un sale che, entrando nella composizione della polvere da sparo, era ritenuto particolarmente prezioso. Voluta a Thiene dalla Serenissima, era stata costruita tra il 1579 e il 1580.
5 - 6. Contrade Rozzampia e Santo
Le due contrade a sud di Thiene sono identificate con i colori oro e verde: tinte dello stemma araldico dei Berengan che costruirono la splendida villa dopo aver acquistato, nel 1637, il podere denominato Cà Mazzocca. Vi abitarono pressoché stabilmente i fratelli Giovanni Battista e Alessandro Berengan. I Berengan erano di origini vicentine, ma i notevoli interessi spinsero alcuni membri della famiglia a trasferirsi nelle campagne di loro proprietà, terreni acquistati dai Machiavelli, Ghellini, Thiene. Alessandro fu il membro della famiglia che maggiormente contribuì all’affermazione del casato a Thiene. Il suo matrimonio con la contessa Faustina Chiericati, nobildonna appartenente a una delle più influenti famiglie vicentine, rafforzò il suo prestigio. Dal matrimonio erano nate Vittoria, Laura e Maria Aurora e il “figliolo diletissimo” Nicola. Venuto alla luce il21 gennaio 1627, fu un esponente di rilievo nell’ambiente letterario veneto. Ricevette ambiti riconoscimenti, come il Collare di San Michele in Francia (ed era giovanissimo). Tuttavia un tragico evento segnò la sua vita. Era domiciliato a Venezia, dopo il matrimonio con Orsetta Garzadori, e nel 1649 la sua famiglia venne aggregata alla nobiltà di Venezia. Ma il 5 febbraio ne fu bandito per aver assassinato in laguna un mercante tedesco di Amburgo al quale doveva mille ducati. Fu graziato il 18 aprile 1660. Nicola Berengan frequentò regolarmente la sua villa di Thiene dove nacquero tutti i suoi figli. Non trascurò gli affari derivanti dalle notevoli proprietà, ma si dedicò sempre con passione a comporre testi poetici e filosofici.
7. Contrà San Vincenzo…la prima zona artigianale di Thiene
Argento e azzurro sono i colori distintivi della famiglia dei conti Thiene (per le bandiere è stato utilizzato il bianco in luogo dell’argento e il giallo al posto dell’oro in quanto tinte non reperibile nei tessuti adottati). Thiene dà il nome ad una casata la cui origine non è annoverata fra le aristocrazie feudali. Il capostipite Vincenzo giunse a Thiene da Arsiero. Il primo atto che lo nomina è del 1280. Arricchitosi in tempi brevissimi, la sua discendenza, soprattutto nei secoli XIV e XV influirà notevolmente sull’economia vicentina. Vincenzo, che morì prima del 1304, è ricordato dai tre figli, Marco Uguccione e Miglioranza, con una lapide datata 5 maggio 1333, posta sulla facciata della chiesa di S.Vincenzo nella contrada Capodivilla (com’era chiamato il quartiere nei primi secoli dell’anno Mille). Centro dei loro interessi fondiari, i Thiene vi avevano costruito una villa, successivamente demolita per dar luogo all’attuale ospedale. La loro ascesa sociale fu rapidissima. Furono sostenitori dei veronesi Della Scala, prima di avviare più ampi rapporti. Per esempio Simone divenne consigliere del re di Napoli. Giacomo trattò, nel 1404, la dedizione di Vicenza a Venezia. I Thiene, nel 1469, furono insigniti dall’imperatore Federico III del titolo di Conte Palatino sopra il Vicariato di Thiene. Per lo sviluppo della contrada e di tutta la Città, fu fondamentale la costruzione della Roggia, realizzata fra il 1279 e il 1281, nella quale scorrevano le acque deviate del Timonchio. Con l’apertura della roggia il commercio ricevette una forte spinta propulsiva. Sorsero lungo il corso d’acqua numerose botteghe artigiane. Si lavorava il legno, il ferro, la lana, la canapa…L’ultimo sogaro, ancora in attività nel secolo scorso, aveva la sua bottega proprio in Contrà San Vincenzo. Anche l’attività dei calderai s’incrementò notevolmente, soprattutto per garantire le attrezzature per i tintori e per la lavorazione della seta, nonché per la produzione dei formaggi. Tre attività che costituirono la base dello sviluppo dell’artigianato thienese.