Occupy Wall Street. Il reportage dentro la protestaStaglianò Riccardo
€ 9,00
2012, 153 p., brossura
Chiarelettere (collana Reverse)
Di certo gli indignati di Occupy Wall Street sanno cosa non vogliono. Ovvero il perdurare di questa insostenibile diseguaglianza economica dove l’1 per cento della popolazione controlla il 40 per cento della ricchezza. Loro sono il restante 99 per cento. Quelli lasciati cadere nel tritacarne del capitalismo finanziario. Che si sono stancati di veder privatizzare i guadagni e socializzare le perdite. Riccardo Staglianò è entrato dentro al movimento. Nel libro ne racconta in presa diretta la genesi. Le storie dei protagonisti e la loro visione del mondo. Ha partecipato ai loro gruppi di lavoro. Prove tecniche di democrazia diretta, dove ogni decisione si prende all’unanimità. Niente leader («Il potere corrompe»). Niente richieste specifiche («Non chiediamo permesso al sistema; ci riprendiamo ciò che ci appartiene»). Con i riferimenti culturali più diversi, da Gandhi a Gene Sharp. Una cocente delusione per Obama. E il sostegno di intellettuali da tutto il mondo, dal premio Nobel Stiglitz a Naomi Klein, Slavoj Zizek e Roberto Saviano. Alla domanda «Quanto resisterete?» rispondono: «Anche tutta la vita. Non avendo un futuro, siamo qui per inventarcelo». Li hanno chiamati ingenui, ma nella dittatura del cinismo potrebbero essere un antidoto. Se anche otterranno poco, sarà comunque tutto guadagnato. Con la passione che ci mettono, poi, nessun esito è da escludere. Come dicono in America, only the sky is the limit, non c’è limite a dove potrebbero arrivare.
Assalto al cielo. La classe operaia va sui tettiGiachetta Michela
€ 14,00
2012, 200 p., brossura
Fandango Libri (collana Documenti)
La gravità della crisi del lavoro in atto a livello mondiale, con oltre duecento milioni di disoccupati, è da molti considerata una forte minaccia alla stabilità sociale. Il rapporto 2011 dell'Eures afferma che la disoccupazione causa un suicidio al giorno. In Italia e in tutta l'eurozona i tassi di occupazione calano costantemente e aumenta in modo preoccupante il numero dei cosiddetti Neet, giovani che non studiano e non lavorano (not in education, employment or training), sigillo di "non garanzia" del futuro per le nuove generazioni del nostro Paese. Dal 2008 la crisi economica che ha investito l'Europa ha sconquassato ogni equilibrio. Molte aziende non hanno retto e i licenziamenti sono diventati una prassi diffusa. Tanto da non fare più notizia. Come attirare l'attenzione dei media, come accendere i riflettori sulla cassa integrazione e su decisioni che i dipendenti erano e sono costretti a subire? I lavoratori hanno intrapreso una forma di protesta che non era mai stata utilizzata prima: sono saliti sui tetti e sui monumenti. Un viaggio in quel pezzo di Paese che ha dato l'assalto al cielo per non essere più invisibile. Dieci aziende, decine di occhi e di voci per raccontarle. Gli occhi e le voci sono quelle dei lavoratori e delle lavoratrici della Yamaha, della Merloni, ma anche dell'lspra, l'ente di ricerca ambientale. Le loro sono storie di rinunce e di lotte, di cassa integrazione e solidarietà, di attese e presidi davanti a una fabbrica chiusa.
Il disagio della libertà. Perché agli italiani piace avere un padroneAugias Corrado
€ 15,00
2012, 168 p., rilegato
Rizzoli (collana Saggi italiani)
In novant'anni di storia, dal 1922 al 2011, abbiamo avuto il Ventennio fascista e il quasi-ventennio berlusconiano: per poco meno di metà della nostra vicenda nazionale abbiamo scelto di farci governare da uomini con una evidente, e dichiarata, vocazione autoritaria. Perché? Una risposta possibile è che siamo un popolo incline all'arbitrio, ma nemico della libertà. Vantiamo record di evasione fiscale, abusi edilizi, scempi ambientali. Ma anche di compravendita di voti, qualunquismo: in poche parole una tendenza ad abdicare alle libertà civili su cui molti si sono interrogati. Da Leopardi a Carducci che dichiarava "A questa nazione, giovine di ieri e vecchia di trenta secoli, manca del tutto l'idealità", fino a Gramsci che lamentava un individualismo pronto a confluire nelle "cricche, le camorre, le mafie, sia popolari sia legate alle classi alte". Per tacere di Dante con la sua invettiva "Ahi serva Italia, di dolore ostello!" e di Guicciardini con la denuncia del nostro amore per il "particulare". Con la libertà vera, faticosa, fatta di coscienza e impegno sembriamo trovarci a disagio, pronti a spogliarcene in favore di un qualunque Uomo della Provvidenza. Questo libro, un'indagine colta e curiosa su una pericolosa debolezza del nostro carattere, è anche un appello a ritrovare il senso alto della politica e della condivisione di un destino. La libertà, intesa come il rispetto e la cura dei diritti di tutti, non è un'utopia da sognare ma un traguardo verso cui tendere.
*descrizioni dalla quarta di copertina


























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