martedì 27 marzo 2012

Gli scagnozzi della Troika contro la Spagna

Monti, parlando dall’Asia, fa sapere di essere pronto ad andarsene se il Paese non dovesse dimostrare la capacità di apprezzarne il genio. Un atteggiamento da professorino saccente, antidemocratico e aristocratico, in linea con la sicumera del personaggio imposto da non meglio specificati “mercati” al fine di rendere edotto il rozzo popolino italico. Grazie professore, troppa grazia. Una volta, quando bisognava mettere in evidenza il comportamento sciatto di qualcuno, lo si ammoniva con queste parole: “Non siamo al mercato”. Oggi, a riprova dell’involuzione culturale che sorregge e preconfeziona mostri politici e governativi, tale paradigma è completamente ribaltato. Per giustificare qualsiasi sconcezza, tutti i pappagalli senza fantasia ripetono in coro: “ Ce lo chiedono i mercati”. Ma chi sono questi mercati e cosa vogliono non lo spiega nessuno. Il mercato è il nuovo dogma di fede. La mistificazione che santifica il premier Monti, divulga la favoletta di una Italia sull’orlo del baratro, salvata appena in tempo dall’arrivo del superman bocconiano. I mercati, al solo vederlo, se la sono fatta sotto e l’erezione dello spread si è magicamente afflosciata. Ora pare che i mercati abbiano messo nel mirino la Spagna di Mariano Rajoy, bacchettato senza garbo proprio dal nostro supermario. Napolitano, quando non legge il gobbo, chiede sacrifici (agli altri, s’intede) perché non “possiamo caricare una montagna di debito pubblico sulle spalle dei nostri giovani”. Ascoltavo questo nobile intento agli inizi degli anni novanta con preoccupazione, e lo risento oggi con sdegno. Per curiosità ho dato una controllatina al debito pubblico spagnolo che, vista la crescente preoccupazione, immaginavo altissimo e fuori controllo. Con mio sommo stupore ho scoperto che gli iberici hanno un debito risibile, pari ad appena il 66% del Pil, mentre quello italiano è quasi il doppio. E allora, come si concilia tale realtà di fatto con le storielle che ci raccontano sulla insostenibilità del deficit che ci obbliga a tagliare welfare, salari e diritti? Impossibile non capire la falsità grossolana di alcune strumentali ricostruzioni. Siccome Rajoy si è messo in testa di sforare l’imbelle regola che limita ad una massimo del 3% il rapporto annuo tra deficit e Pil, ecco che la Cupola-Troika ha cominciato a scatenare gli scagnozzi-mercati per fiaccare le resistenze del reprobo ribelle. Alla Cupola non bastano le misure di austerità e le controriforme sul lavoro imposte da Rajoy ad un Paese allo stremo con un tasso di disoccupazione che supera il 20%, in perfetta continuità con le politiche fallimentari del suo predecessore, il socialista Zapatero. Ai vampiri evidentemente il sangue non basta mai. Intanto, però, anche in Spagna qualcosa si muove. Nelle importanti elezioni regionali svoltesi in Andalusia, ad esempio, le sinistre hanno riportato una importante vittoria. Il Psoe si appresta a governare un territorio più grande del Portogallo insieme al partito progressista Izquierda Unida, non lasciandosi tentare dagli inciucioni permanenti tra destra e sinistra che soffocano anche l’Italia ma sviluppando, al contrario, una politica di forte e chiara critica alle scelte neoliberiste dettate della Troika. Anche dalla Spagna arriva quindi un chiaro segnale di speranza che indica la strada del possibile e indispensabile cambiamento.

Francesco Toscano

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