Esiste una parte crescente e numerosa di cittadini italiani ed europei sempre più consapevoli della grande mistificazione in atto intorno a parole abusate come “crisi” e “spread”. Nonostante il lodevole impegno della stampa unificata, trasversalmente impegnata nel combattere una guerra per il definitivo trionfo dell’oscurantismo e dell’acritico pensiero dogmatico, i cittadini intuiscono la strumentalità interessata di certe posizioni. Questa salutare massa critica, capace di affinare in proprio strumenti interpretativi utili per decodificare l’imbroglio in atto, non è però ancora in grado di modificare di una virgola le dinamiche perverse che opprimono impunemente la libertà, la civiltà e la dignità del genere umano. Che fare? Intorno a questo interrogativo è prioritario raccogliere idee, suggerimenti e proposte tendenti in ultima analisi a trasformare la consapevolezza in azione e l’azione in cambiamento. Prima di immaginare un percorso di intervento, è buona regola quella di definire con chiarezza i risultati di una accurata e preliminare diagnosi. Al fine di non disperdere inutilmente energie importanti in questioni tutto sommato emozionali e di contorno, bisogna tentare di aggredire direttamente il cuore del problema. La teoria del cambiamento raggiunto per “piccoli passi” è fuorviante, controproducente e in ultima analisi perfino stabilizzante. Sposando questa impostazione, non ha alcun senso dedicare troppe attenzioni rispetto ai dettagli delle diverse e involutive riforme che questo governo eterodiretto dall’esterno, sul lavoro piuttosto che sulla giustizia, intende imporre sventolando il fantasma greco. Così facendo finiremmo infatti per fare proprio il gioco del burattinaio che ci sovrasta, felice nel distogliere l’attenzione rabbiosa dei raggirati lontano dal centro di elaborazione operativa di un sistema di potere che comanda da fermo e ben nascosto. Assodata tale premessa, concentriamoci nel fotografare questo livello di comando operativo sovranazionale che a cascata impone figure di riferimento nei Paesi più corrotti e permeabili dell’Unione europea come Grecia e Italia. In questa fase storica, infatti, persino le formali parvenze di ossequio ai riti della democrazia sono sospesi, subordinati rispetto alla necessità di non “innervosire i mercati” che mettono in crisi i debiti sovrani dei Paesi più esposti. Eccoci quindi arrivati alla individuazione di due guardiani della controrivoluzione oligarchica: i fantomatici mercati in relazione ai debiti sovrani. Senza una capillare, robusta e articolata critica di questi pilastri astratti che, come Atlante, reggono questo impero nefando, è inutile immaginare di preparare un cambiamento duraturo e sistemico. Quali sono oggi gli strumenti concettuali, disponibili per chi li desidera, per abbattere queste sicumere che prosperano sul falso mito della mancanza di alternative possibili? La risposta a questo primo decisivo interrogativo è offerta dalla Modern Money Theory, che smaschera efficacemente le menzogne partorite dalla Troika e diffuse dappertutto da organi di informazione subalterni, collusi e compiacenti. Quindi, è indispensabile che tutti coloro che intendano combattere una battaglia di civiltà, senza limitarsi all’invettiva come le comari cantate da De Andrè, interiorizzino in profondità perlomeno i concetti basilari di questa teoria economica di stampo neokeynesiano (vedi a tal proposito lo speciale sul summit riminese di fine Febbraio 2012). Superata questa indispensabile e propedeutica fase, restano poi gli scogli principali. Come trasformare la consapevolezza in azione e l’azione in cambiamento? Questo interrogativo è certamente più complicato e potenzialmente disaggregante. Premetto che non ho rispetto a questo punto certezze assolute, ma conservo piuttosto impressioni e sensazioni che, magari, condivise con chi sposa il mio stesso approccio teleologico, diventano progressivamente più chiare, limpide e definite. Dato per assodato il principio che individua in un motore operativo sovranazionale il centro del problema, rispondere con una visuale di tipo strettamente nazionale risulterà probabilmente insensato. Ma, per converso, l’impossibilità di strutturare dal basso un movimento prepolitico su scala europea potrebbe indurre al contrario ad una paralisi da frustrazione. Una sintesi accettabile rispetto a queste premesse potrebbe ravvisarsi nella preparazione di una piattaforma politica alternativa interamente concentrata sull’Europa ma in prima istanza rivolta prevalentemente ai cittadini italiani. Barnard, preciso e indispensabile rispetto al momento diagnostico della malattia, si perde poi al momento di prescrivere le cure nella generica individuazione di un “partito Tu” (vedi articolo “Tutti i limiti della impostazione di Barnard”) che ovunque, da destra a sinistra, profetizzi l’avvento della MMT. E’ illusorio e sbagliato pensare di poter incidere sui processi decisionali ignorando la politica e i suoi vituperati strumenti, in primis i partiti. Forse è giunto il momento di provare a colmare questo vuoto, altrimenti comodo appannaggio dei troppi Gattopardi che vogliono che tutto cambi affinché tutto resti uguale.Francesco Toscano


























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