“Professore scriva”. L’invito mi è rivolto da uno dei miei alunni. Scrivere che cosa? Scrivere ciò che un gruppo di circa sessanta persone, alunni e insegnanti in visita d’istruzione, hanno potuto vedere con i propri occhi a sei mesi dall’alluvione che ha colpito la Liguria e il nord della Toscana. “Ragazzi, fate attenzione, osservate il paesaggio e rendetevi conto di ciò che l’acqua ha combinato con il grave concorso dell’uomo”. Si, proprio così, perché la natura ci ha messo del suo ma le responsabilità dell’uomo ci sono sempre quando accadono disastri ambientali.Anche Vicenza e il basso vicentino, nel novembre 2010, ha vissuto la sua alluvione e i ragazzi hanno già visto con i loro occhi ciò che può accadere, ma quello che ancora si vede in Liguria e Toscana rende bene l’idea della devastazione. Ci sono state anche sei vittime in Liguria. Il bilancio potrebbe essere stato più pesante.
Siamo partiti dal basso vicentino, abbiamo puntato verso Bologna e attraversato gli Appennini lasciando Firenze alla nostra sinistra. Ci siamo fermati a Pisa, visitando il “Campo dei miracoli”. Ripreso il viaggio siamo passati attraverso le provincie di Massa e La Spezia e abbiamo iniziato a vedere i segni dell’alluvione. A sera siamo giunti a Lavagna, a circa 40 chilometri da Genova, cittadina di circa diecimila abitanti tagliata in due dal fiume Entela che sfocia bene in mare a differenza di torrenti come il Bisagno e il Fereggiano a Genova.
Per tre giorni abbiamo ammirato le bellezze del paesaggio ligure, le opere d’arte e la vita della riviera ricca di porti e borghi. Siamo rimasti colpiti dalla bellezza del mare e dalla macchia boschiva tipica della riviera di levante. La stagione primaverile segna il risveglio della natura e i colori e il sole hanno segnato il nostro soggiorno. Abbiamo visitato paesi piccoli come Sarzana e Lerici, città come Genova e lungo il viaggio attraversato paesi di costa e di collina piccoli e grandi.
La città di Genova porta ancora qualche segno della violenta alluvione seguita a quella che, pochi giorni dopo colpì la Val di Varo le Cinque Terre, la Lunigiana e zone limitrofe, ma nel capoluogo ligure il ricordo dell’alluvione è nelle menti e nei cuori delle persone. La sensazione condivisa è che non sia così scongiurato il pericolo del ripetersi di un simile evento purtroppo. Abbiamo visto con i nostri occhi torrenti, che rapidi scendono dalle colline, per finire inghiottiti dal cemento di costruzioni in zone chiaramente a rischio. Abbiamo constatato come i fiumi Bisagno, Fereggiano e altri ancora, praticamente in secca pieni di detriti, fiancheggino costruzioni in zone chiaramente a rischio. I fiumi interrati, sono potenziali pericoli e causa di possibili future distruzioni. Non ci è stato difficile immaginare i fiumi di fango che hanno invaso la città di Genova e i paesi della riviera di levante come Vernazza, forse il paese più colpito, totalmente evacuato per giorni per paura di nuove alluvioni e distruzione.
Il levante ligure non vuol dire solo Cinque Terre, che non abbiamo visitato, colpite dalle esondazioni del fiume Magra che abbiamo costeggiato per chilometri. Il paesaggio è incantevole e comprendo come questi luoghi abbiano avuto un ruolo importante nella letteratura italiana. Una musa che, nel corso dei decenni, ha ispirato grandi scrittori e poeti di fama internazionale, in primis Eugenio Montale. Il Magra è un fiume che in questa stagione avida di piogge è poco più di un ruscello. Un fiume che in molte zone purtroppo è degradato da escavazioni, invaso da vegetazione dove dovrebbero esserci prati di sfogo di eventuali piene. Il Magra mi è sembrato una discarica di legname a cielo aperto. Il forte abbandono delle coltivazioni, l’incuria dei sottoboschi, la malattia di piante non autoctone, è stata certamente la causa di fattori aggravanti della situazione climatica: diminuzione della resistenza geotecnica delle terre, formazione di materiale tetritico organico ed inorganico, occlusioni delle regimazioni delle acque. In alcuni tratti i detriti e i cumuli di legname scaricato a valle costeggiano ancora l’autostrada A12. Impressionante vedere la situazione della zona dei comuni di Brugnato e Borghetto di Vara. Altro aspetto non trascurabile è la cementificazione. Siamo rimasti impressionati dalla città di Genova, e non solo, così cementificata non può certo reggere precipitazioni più intense della norma. Sappiamo bene come sempre più stiamo andando incontro ad eventi di notevole intensità.
Alla fine sorge spontaneo l’invito a ciascuno di compiere il proprio dovere in ordine alla cura dell’ambiente. Ai politici l’impegno di investire bene le risorse e vigilare che le opere di ripristino e cura dell’ambiente siano svolte in modo adeguato. A tutti l’impegno di curare con attenzione l’ambiente in cui viviamo. Certamente i ragazzi si sono resi conto di ciò che significa distruzione. Spero che ognuno si renda conto che ognuno è responsabile dell’ambiente in cui si vive. Cerchiamo di avere cura del piccolo grande mondo in cui viviamo e impegniamoci a lasciarlo migliore di come l’abbiamo trovato.
Ivano Maddalena


























1 commento:
Ottima scelta: la meta della gita avrà scolpito nelle menti dei ragazzi immagini difficili da dimenticare e spero che ne trarranno insegnamento per i loro futuri comportamenti. Ciao!
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