martedì 17 aprile 2012

Cristina Fernandez Kirchner, la buona politica

L’Argentina della Presidente Cristina Fernandez Kirchner si dimostra ancora una volta un modello per tutti quei Paesi che, come l’Italia, vivono una profonda crisi economica, politica e sociale. Mentre in Europa la furia del neoliberismo mercatista e dogmatico risveglia i fantasmi totalitari del novecento, in Sud America cresce e si rafforza un’idea di sviluppo compatibile con il rispetto della dignità dell’uomo e capace di guidare i processi politici orientandoli verso la ricerca dell’interesse collettivo. In Europa si è imposto con la forza dell’insipienza il concetto secondo cui la bontà di un governo si misura attraverso le lenti deformate che palesano la soddisfazione di non meglio specificati mercati. In ossequio a questo nuovo vitello d’oro, adattato ai tempi, si giustificano crimini di massa, si impoveriscono nazioni intere e si sospende la democrazia. I famosi sacrifici che tanto piacciono al nostro Presidente Napolitano, parlamentare dal 1953, servono, a sentire i tromboni di regime, per rilanciare l’agognata crescita. Il dato empirico inconfutabile che dimostra come le politiche di rigore e austerità, analizzate in un arco di tempo oramai lungo, producano al contrario recessione e conseguente disoccupazione, non suggerisce però alla nostra peggiore politica politicante di rinchiudersi in un dignitoso silenzio. Evidentemente perché l’obiettivo di alcune scelte non è affatto finalizzato alla crescita economica, e neppure al miglioramento delle condizioni di vita dei cittadini, ma soltanto ad imporre un modello sociale in voga nell’ancien régime che colloca una ristretta élite di moderni negrieri in condizione di disporre delle vite di una moltitudine di nuovi disgraziati, volutamente ridotti in una condizione di miseria per renderli più miti e servizievoli. L’Argentina invece, dopo avere nel 2001 definitivamente abbandonato le politiche iperliberiste imposte da Menem e Cavallo, che avevano ridotto il Paese al collasso, ha conosciuto e conosce un lungo periodo di crescita economica orientata ai valori della giustizia sociale (clicca per leggere). Il caso argentino è emblematico e significativo perché distrugge in concreto i capisaldi del paradigma economico attualmente in voga in Europa, a partire dalla privatizzazioni selvagge. Tema avvertito come prioritario anche dai cittadini italiani che, sul punto, si sono recentemente espressi tramite appositi referendum in difesa di alcuni beni pubblici fondamentali come l’acqua. L’idea sbagliata che tende ad escludere l’intervento pubblico, e quindi democratico, anche rispetto a questioni delicatissime che riguardano l’accesso per tutti a beni e servizi essenziali, in Argentina non ha più diritto di cittadinanza. Il governo guidato da Cristina Fernandez Kirchner ha infatti deciso di riappropriarsi della propria sovranità energetica (clicca per leggere), nazionalizzando in maniera coraggiosa e lungimirante l’azienda petrolifera YPF controllata dalla multinazionale spagnola Repsol. Il primo dei diciannove articoli del progetto di legge in questione recita testualmente:” l’obiettivo prioritario da raggiungere nell’interesse pubblico e nazionale è l’autosufficienza nel settore degli idrocarburi”. Con buona pace del primo ministro spagnolo Rajoy che, vestiti i panni di Don Rodrigo e spalleggiato dai tanti bravi che si aggirano nelle stanze della Ue, minaccia isteriche ritorsioni. E persino Hillary Clinton dagli Stati Uniti ritiene che l’Argentina “dovrà spiegare questa decisione”(clicca per leggere). La spiegazione è in realtà semplicissima. Fernandez Kirchner punta il dito contro la gestione della multinazionale spagnola tutta orientata a spartire dividendi all’estero senza preoccuparsi molto di reinvestire gli ingentissimi utili. Tutto questo naturalmente in danno dell’interesse del popolo argentino. Rajoy, poi, farebbe bene a guardare a casa sua, visto che la Spagna conosce anche grazie a lui tassi disoccupazione impressionanti e il Paese vive una fase turbolenta e potenzialmente esplosiva. Ai poveri e raggirati cittadini italiani, greci, portoghesi e spagnoli, traditi da governanti che servono interessi opachi e inconfessabili, raccontano che devono umiliarsi per attirare miracolosi investimenti stranieri. I buoni governanti come la Fernandez Kirchner, quelli cioè che lavorano nell’interesse esclusivo del proprio Paese, ribaltano completamente questa scellerata impostazione. “E’ benvenuto”, mandano a dire, “chiunque viene ad investire coniugando il suo legittimo interesse con quello del popolo argentino”. Rassegnatevi, l’Argentina non è più un buon terreno di caccia per speculatori, avvoltoi e avidi affaristi.

Francesco Toscano

3 commenti:

Anonimo ha detto...

La dichiarazione di Clinton viene utilizzata in modo diverso, a seconda del mezzo. La stessa storia in un altro giornale. Clarin fa guerra alla Kirchner: http://www.lavoz.com.ar/noticias/politica/hillary-clinton-dice-que-decision-argentina-expropiar-ypf-generara-debate
il giornalismo è essenziale per chiarire o disinformare il pubblico

Anonimo ha detto...

grazie per il suo articolo. Grazie infinita.

PopoloVeneto ha detto...

Grazie per il link!