Intorno al termine vuoto “moderati”, si consuma un gigantesco imbroglio in danno dei cittadini votanti. Cosa significa “moderati”? Significa basso profilo comunicativo? Significa mediazione all’infinito tra interessi divergenti? O forse, più probabilmente, non significa proprio nulla? In Italia con il termine in questione si è soliti dipingere vecchi marpioni della politica abituati a non scegliere mai nella speranza di tenersi in prospettiva tutte le porte aperte. Il centrismo, l’idea cioè che è bene costruire un’area politica capace di dialogare con forze politiche diverse, non ha nulla a che vedere con il “moderatismo”. La Dc era certamente un partito “di centro” ma non ha mai fatto vanto, almeno nelle sue espressioni politiche più colte e lungimiranti, della sua essenza “moderata”. Eppure all’epoca, mentre le ideologie erano ancora vive e presenti, l’intento di porsi come forza in grado di smussare le intemperanze di partiti, allora sì, estremi, poteva avere anche una sua dignità ontologica. Ma oggi, quando tutti i partiti presenti in Parlamento sono identici, sostengono la stessa dittatura tecnocratica, applaudono all’unisono le stesse ricette cristallizzate nelle famosa lettera della Bce a firma Draghi, votano gli stessi provvedimenti infami ed estremi in materia di bilancio, alcuni dei quali così violenti e ottusi da stabilire che un genio del pensiero economico del novecento come Keynes deve essere bandito per legge, ma in un quadro così delineato, mi sapete spiegare che senso ha continuare con la retorica sulla necessità di far crescere le “forze moderate”. L’unica accezione possibile oggi per dare politicamente un senso al termine “moderati”, è quella che delimita un eventuale movimento di pensiero, avente il primario scopo di limitare ( e quindi moderare) la dilagante e barbara furia iperliberista generatrice cieca di lutti, povertà e suicidi. Al contrario invece, l’imbroglio lessicale permanente perpetuato da un stampa in genere mediocre e asservita, affibbia la patente di principe dei moderati al principale estremista presente sulla scena politica: Pier Ferdinando Casini, leader dell’Udc. Casini è infatti il più acritico sostenitore di tutte le iniziative intraprese dal governo Monti, iniziative finalizzate alla costruzione di una società oligarchica, devastata dal’ingiustizia sociale, piramidale e cinica. Casini è la punta di diamante dell’estremismo mercatista dilagante. E ci tocca pure sentirlo continuamente osannare come esempio di equilibrio. Semmai, di equilibrismo.Francesco Toscano


























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