di Ivano MaddalenaSono tornato da un breve soggiorno in montagna che mi ha permesso di fuggire all’afa della città. Domenica ho fatto una breve escursione per andare a vedere il Forte Campomolon. I resti del forte si trovano tra l’Altopiano di Tonezza e quello dei Fiorentini, a quota 1853 m. nella sommità del Monte Campomolon. L’inizio dei lavori per la costruzione del forte risalgono al 1912, ma l’opera rimase incompiuta allo scoppio del conflitto. Anzi, colpisce come per non farla cadere nelle mani degli austro-ungarici venne presa la decisione di far saltare l’opera. Il compito fu eseguito il 19 maggio 1916 dal sottotenente Paolo Ferrario, che restò ucciso dallo scoppio (sulla facciata del forte, una lapide ricorda il fatto). Impressiona vedere le rovine delle opere e ancor più meditare che quelle rocce, ora ricoperte da vegetazione d’alta quota, siano state testimoni di lotte e di morte di migliaia di uomini. Uomini, soldati italiani, austro-ungarici e di altre nazioni ancora. Per capire un pochino cosa è successo in questo lembo di montagne ecco una breve pagina di diario tratta dal “Diario di un fante”, di Luigi Gasparotto: “2 Agosto 1915: Un sibilo che poi diventa urlo si avvicina sempre più forte, sempre più rabbioso, crudele, l’aria trema e più si avvicina anche la terra comincia a tremare, si trattiene il respiro, il cuore sospende i battiti, l’urlo che diventa boato ha il tempo di finire in uno schianto che sprigiona un turbine di pietre, di ferro, e l’aria ne resta a lungo oscurata, E’ il 305, il primo, tutti corrono ai ripari anche dall’accampamento di fanteria posto a ridosso del forte i fanti fuggono a cercar riparo nelle poche caverne. Il piccolo mondo di Campomolon in questo momento è sotto il dominio del mostro invisibile che i nostri osservatori non riescono a individuare. Loro hanno individuato noi ma noi non sappiamo individuare loro. Ci aspettiamo altri colpi oggi per fortuna solo 8 e grazie a Dio nessun morto. Ma confesso che ogni volta che ci bersagliano con il 305 rimanere in vita è un vero miracolo”. Emblematico!
Ieri sera poi ho visto su Rete Quattro “Il patriota”. Film del 2000 diretto da Roland Emmerich ed interpretato da Mel Gibson e Heath Ledger ambientato nella Carolina del Sud. Questa è la trama che ricaviamo da Wikipedia: “Siamo nel 1776 e Benjamin Martin, un eroe di guerra inglese, vive con i suoi 7 figli in tranquillità, dopo aver combattuto la lunga guerra tra britannici e francesi per il controllo delle colonie nord-americane. La prospettiva di una rivolta contro i britannici, agli albori della Guerra di indipendenza americana non lo convince, e si oppone inutilmente di fronte ai suoi concittadini davanti a tale eventualità. Ma la guerra inizia e la sua preoccupazione è rivolta al figlio Gabriel che si è arruolato. Benjamin si vede costretto a riprendere le armi dopo che lo spietato colonnello inglese William Tavington ha fatto prigioniero Gabriel (che era tornato a casa ferito dopo una battaglia svoltasi nel campo di fronte alla proprietà di Benjamin) e ucciso, davanti ai suoi occhi, l’altro figlio Thomas. Egli riprende quindi le armi dalla parte degli americani (guadagnandosi il nome di spettro in quanto realizzava imboscate senza farsi individuare), recluta dei volontari con i quali, operando agguati e atti di guerriglia, riesce a cambiare gli equilibri della guerra nella Carolina del Sud. Durante i mesi trascorsi nell’esercito Gabriel sposa, dopo essersene innamorato, Anne Howard, vecchia conoscenza infantile e figlia di un amico e sostenitore di Benjamin. Intanto, a causa dei grandi insuccessi riportati dai suoi uomini, il generale Charles Cornwallis, autorizza il colonnello Tavington a utilizzare ogni metodo anche se poco onorevole per stanare Benjamin e gli altri volontari. Infatti dopo pochi giorni la casa dove si erano rifugiati i figli e la cognata di Martin viene data alle fiamme da una truppa comandata da Tavington, con conseguente assassinio dei badanti della casa. La famiglia di Benjamin viene trasferita in un luogo segreto al sicuro da altre incursioni inglesi. Una diversa sorte tocca ad Anne e alla sua famiglia, su ordine di Tavington tutti gli abitanti del villaggio dove vivevano vengono chiusi in chiesa la quale viene data alle fiamme. Martin e gli altri arrivano tardi quando ormai la chiesa è rasa al suolo. Gabriel accecato dall’ira si lancia all’inseguimento del colonnello insieme a un piccolo gruppo di volontari, riesce a ferire quest’ultimo ma viene ucciso durante lo scontro. Benjamin, addolorato dalla morte del figlio, perde la motivazione nel combattere e in un primo momento rinuncia a partire per la battaglia decisiva, ma cambia idea ricordando le motivazioni e il coraggio del figlio perduto. La battaglia finale vede l’esercito inglese in numero molto maggiore rispetto a quello americano, composto in parte anche da volontari. Sul campo, Benjamin per vendicare la morte dei suoi due figli affronta Tavington e lo uccide. Durante lo scontro, per superbia, Cornwallis commette errori strategici importanti e perde la battaglia, dopo una strenua resistenza delle truppe americane. L’arrivo dei Francesi pone fine alla guerra che viene vinta dagli americani. Nel corso delle battaglie, vengono evidenziati tutti i temi che caratterizzeranno la storia statunitense: dagli schiavi di colore che combattono per essere liberati, all’efferatezza e crudeltà degli inglesi e degli stessi americani durante il conflitto.”
Un film cruento che mette in mostra quanto la guerra produce e cioè niente di buono.
Questa mattina immerso nelle mie letture mi imbatto in questo passo di Etty Hillesum (1914 - 1943) tratto dal suo Diario: “Possono renderci la vita un po’ spiacevole, possono privarci di qualche bene materiale o di un po’ di libertà di movimento, ma siamo noi stessi a privarci delle nostre forze migliori con il nostro atteggiamento sbagliato: con il nostro sentirci perseguitati, umiliati e oppressi, con il nostro odio e con la millanteria che maschera paura. Certo ogni tanto si può esser tristi e abbattuti per quel che ci fanno, è umano e comprensibile che sia così. E tuttavia: siamo soprattutto noi stessi a derubarci da soli... Una pace futura potrà esser veramente tale solo se prima sarà stata trovata da ognuno in se stesso, se ogni uomo si sarà liberato dall’odio contro il prossimo, di qualunque razza o popolo, se avrà superato quest’odio e l’avrà trasformato in qualcosa di diverso forse alla lunga in amore se non è chiedere troppo... Trovo bella la vita, e mi sento libera... I cieli si stendono dentro di me come sopra di me. Credo in Dio e negli uomini e oso dirlo senza falso pudore.”
Come sono belle e profonde le parole di questa donna. Cerchiamo di essere in pace con noi stessi e sarà pace anche attorno a noi. Non è chieder troppo davvero.


























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