giovedì 5 luglio 2012

Spending review: salva casta e spese militari

di Ivano Maddalena

Spending review. Di che cosa si tratta? La traduzione dall’inglese della dicitura “Spending Review” significa “revisione della spesa” e nella finanza italiana è stata introdotta dall’ex Ministro dell’Economia Padoa Schioppa, facente parte dell’esecutivo nel Governo Prodi. In termini pratici si tratta dell’analisi dei capitoli di spesa nell’ambito dei programmi delle attività da attuare da parte dei singoli dicasteri al fine di individuare le voci passibili di taglio, per evitare inefficienze e sprechi di denaro. Il focus di questa azione di bilancio è quello di pervenire a un più efficiente controllo nell’utilità effettiva della spesa pubblica.
Come si capisce si tratta di un’analisi che richiede competenze e conoscenza della realtà. Nella bozza ci sono alcune cose buone, mentre altri aspetti sono opinabili, inaccettabili, da rivedere in sede di confronto e approvazione.
Si può parlare di stangata vera e propria sugli statali e di dolorosi tagli alla sanità.
Nella bozza sono previsti il blocco degli stipendi e le ferie coatte per i dipendenti pubblici; la riduzione dei permessi sindacali del 10% per gli statali a partire da gennaio del 2013. Inoltre il fondo sanitario viene ridotto di 3 miliardi in due anni (un miliardo per il 2012 e due per il 2013); chiusi i piccoli ospedali e previsti circa 30mila posti letto in meno negli ospedali pubblici, con un rapporto di 3,7 posti letto per mille abitanti contro gli attuali 4,2. Stangata anche sulle auto blu (cosa buona e giusta): nel 2013 la spesa per le auto blu non dovrà superare il 50% di quanto speso nel 2011. Infine tagli a scuola e università. Questi aspetti sono da rivedere e certamente si può prestare maggiore attenzione alla scuola e alla sanità.
Tra le novità positive: congelato l’aumento dell’Iva per il 2012 e riduzione dell’incremento a decorrere dal 2013. Nella bozza si valuta anche l’eliminazione dell’ulteriore incremento di 0,5 punti dal 2014. Si prevede anche il blocco delle tariffe fino al 31 dicembre 2013. Il premier Mario Monti assicura: “non farò tagli con l’accetta. La spending review non è una manovra di finanza pubblica, piuttosto una operazione strutturale che serve a recuperare gli oltre i 4 miliardi necessari per evitare l’aumento dell’Iva a settembre” così ha spiegato il presidente del Consiglio.
Al tavolo con enti locali e parti sociali a palazzo Chigi, ha ribadito che il governo intende condurre un’operazione per evitare l’aumento dell’imposta e consegna agli interlocutori il piano del governo: taglio del 20% dei dirigenti della Pubblica amministrazione, del 10% dei dipendenti e di un altro 20% delle consulenze.
L’intenzione dell’esecutivo, è quella di eliminare gli sprechi e non ridurre i servizi, evitando tagli lineari guardando alle più alte priorità, ha spiegato Monti.
L’operazione spending review sarà divisa in tre fasi. La prima avviata la scorsa settimana con i tagli alla presidenza del Consiglio ed al Tesoro, la seconda con un decreto legge già probabilmente venerdì, la terza con un nuovo decreto per la riorganizzazione delle amministrazioni periferiche.
E’ positivo il primo giudizio complessivo di Confindustria, ma gli industriali vogliono valutare in modo approfondito le misure che l’esecutivo intende adottare. E’ la posizione espressa, dal presidente dell’associazione degli industriali, Giorgio Squinzi: “Mi auguro che dalla spending review ci sia veramente la possibilità di avere fondi disponibili per pagare i fornitori e anche per destinare quota parte di queste risorse agli investimenti che sono necessari”.
Grillo sul suo blog così si è espresso: “Il Paese si è rotto i c... di una massa di incapaci che si riempie la bocca di parole senza significato. Cari parlamentari, cari membri del governo, caro Fini, voi siete responsabili della deriva sociale che può fare esplodere l’Italia, il paese si è rotto i c... di una massa di incapaci che ha accumulato duemila miliardi di debito e che si riempie la bocca di parole senza significato come spending review, un inglese che ammanta di prestigio la solita presa per il culo”.
I sindacati sono sulle barricate e non nascondono la loro preoccupazione e ovviamente sono pronti a indire lo sciopero generale, ma la fiducia da parte del popolo nel loro ruolo sta venendo meno.
Le regioni escono da Palazzo Chigi deluse per l’assenza di dettagli precisi e preoccupate per i nuovi tagli ai trasferimenti che si profilano.
E noi cittadini? Noi cittadini gradiremmo un grande segno di responsabilità, la riduzione molto significativa di spese e stipendi di: Presidenza della Repubblica, Presidenza del consiglio, dei Ministri, dei deputati (oltre alla riduzione effettiva del loro numero), riduzione delle più che laute, oltre che non dovute, indennità di pensione ed indennità varie, e poi a seguire scalando la piramide degli incarichi istituzionali. I salari da nababbo gridano al cospetto di chi fatica ad arrivare a fine mese. E le spese militari? Eliminarle no? Io direi di sì.

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