Rovigo, Palazzo Roverella, fino al 24 giugno 2012
E’ stata una delle più emozionanti stagioni dell’arte italiana negli ultimi secoli e ora, finalmente, una grande mostra la ripropone, con un taglio nuovo e con una scelta perfetta di opere.
“Il Divisionismo. La luce del moderno”, in corso di svolgimento a Rovigo (a Palazzo Roverella) fino al 24 giugno 2012, sarà sicuramente tra i più importanti eventi espositivi italiani dell’anno. A promuoverla sono la Fondazione Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo con il Comune di Rovigo e L’Accademia dei Concordi.
Il periodo che questa mostra illumina è quello tra il 1890 e l’indomani della Grande Guerra.
Negli anni in cui in Francia Signac e Seraut “punteggiano” il Neo Impressionismo, anche in Italia diversi artisti si confrontano con l’uso "diviso" dei colori complementari. E lo fanno con assoluta originalità. E’, come afferma il sottotitolo della mostra, la luce del moderno che essi così magistralmente creano e interpretano.
Sono sperimentazioni che consentono agli artisti che si affacciano alle soglie del Novecento di affrontare con tecnica spesso audace e coraggiosa le tematiche del nuovo secolo, dal mutato rapporto con la realtà agreste all’evoluzione della città moderna, dalle scoperte scientifiche agli incombenti conflitti sociali.
E’ la prima effettiva cesura rispetto agli stili del passato, prima delle avanguardie.
Nel Divisionismo italiano i puntini e le barrette colorate dei francesi diventano filamenti frastagliati che invece di accostarsi spesso si sovrappongono. Ma ciò che è veramente diverso è lo spirito: qui la nuova tecnica pittorica aiuta a rappresentare, meglio di altre, l’intimità, l’allegria, lo spiritualismo, il simbolismo, l’ideologia anche politica. Ovvero i sentimenti, le passioni, le istanze che univano quella generazione di artisti. Pittura di luce, colore ma anche e soprattutto pittura di emozioni.
L’indagine che Francesca Cagianelli e Dario Matteoni proporranno a Palazzo Roverella rilegge la storia di questo momento magico dell’arte italiana. Valorizzando figure come quella di Vittore Grubicy de Dragon e il suo Divisionismo fatto di musica e di ricerca scientifica. Poi Plinio Nomellini, icona del Divisionismo tra Toscana e Liguria, prototipo di quelle diverse dimensioni territoriali che sono forse la maggiore ricchezza del movimento e che questa mostra mette, per la prima volta, in giusta evidenza.
Poi i grandissimi: Previati, Segantini, Morbelli, Pellizza da Volpedo.
E ancora il ricordo della storica Sala Divisionista della Biennale del 1914. Per giungere alla straordinaria stagione divisionista di artisti come Giacomo Balla, Umberto Boccioni, Gino Severini, Carlo Carrà e alla Secessione Romana. Ultimi, emozionanti bagliori di una vicenda artistica che va a concludersi, per sfociare nel rivoluzionario “nuovo” del Futurismo. Ed è l’avvio di un’altra grande storia tutta italiana.
Presentazione della mostra
A cura di Francesca Cagianelli e Dario Matteoni
La necessità di indagare sempre più approfonditamente ruoli e contributi delle personalità artistiche italiane nell’elaborazione teorica e stilistica del Divisionismo italiano, in rapporto o anche in autonomia rispetto al neoimpressionismo francese, ha motivato diverse imprese espositive a partire dalla XXVI Biennale Veneziana del 1952, fino alla Mostra del Divisionismo Italiano del 1970 alla Permanente di Milano.
Lo sguardo comunque rivolto agli anni fondativi del divisionismo e ai cosiddetti maestri storici restava ancora da ampliare verso i protagonisti degli anni Venti del Novecento che, non potendosi ritenere dei semplici epigoni, dovevano invece essere ricondotti ad un dibattito necessariamente più complesso e articolato, come evidenziato nella mostra Divisionismo Italiano, organizzata a Trento nel 1990.
In tale direzione procede l’attuale mostra che mentre si propone di allargare la prospettiva critica anche ad artisti finora solo episodicamente annessi al Divisionismo propone anche una riflessione più attenta sul ruolo di personalità quali quelle di Vittore Grubicy de Dragon, volta a ritessere significativi ed inediti contributi dell’artista in margine ad un divisionismo vibrante di suggestioni musicali e al contempo serratamente proteso verso la riflessione scientifica, con una predilezione per il contesto europeo.
Lo stesso ruolo di Plinio Nomellini, icona di un divisionismo trait-d’union tra Toscana e Liguria, rende necessari ulteriori chiarimenti e riflessioni in margine alla necessità di reimpostare flussi e diffusione di un linguaggio policentrico.
Sarà dunque l’occasione per ampliare e valorizzare le geografie di un movimento che incrocia pervasivamente le diverse tradizioni regionali e impone istanze di mutazioni stilistiche, spesso in contro-tendenza rispetto al verismo ottocentesco.
Tali riflessioni proseguono ovviamente fino alla soglia delle avanguardie e, anche in questo particolare settore di confine, si rende necessario ampliare lo spettro dell’indagine in margine ai diversi contributi, puntando il cannocchiale non solo sui protagonisti ormai consacrati, ma anche verso coloro che seppero individuare rivoli autonomi di sperimentazione luminosa: anche in questo caso non si può non spaziare dalla Toscana alla Liguria, dall’Emilia Romagna al Veneto.
A concludere tali serrate tappe di un’inevitabile estensione della questione divisionista resta da apporre il sigillo della Secessione Romana, da indagare quest’ultima non tanto e non soltanto in rapporto all’ampliamento del ventaglio dei diversi contributi, ma anche e soprattutto rispetto al fenomeno di un linguaggio che diventa strumento di trascrizione di nuovi miti mondani e di inedite mode esotiche.
La Mostra e le sue Sezioni
Se è vero che tra lettera inviata da Giovanni Segantini a Vittore Grubicy nel 1887, che giurava come “Se l’arte moderna avrà un carattere sarà quello della ricerca del colore nella luce” e la memoria di Gino Severini su Giacomo Balla che lo iniziò “alla nuova tecnica moderna del “divisionismo” corrono stagioni creative e fasi evolutive davvero cruciali, Francesca Cagianelli e Dario Matteoni hanno scelto di trasporre nel sottotitolo della mostra, La luce del moderno, le ragioni della rivoluzione divisionista.
Il percorso scientifico seguito in catalogo punta evidentemente ad una revisione storiografica proiettata in pieno Novecento, laddove Annamaria Damigella tratteggia “il lungo tempo del divisionismo”, Sergio Rebora focalizza l’asse emotivo del divisionismo musicale di Vittore Grubicy de Dragon, destinato a creare un ponte con le avanguardie europee, Francesca Cagianelli delinea nell’asse Toscana-Lombardia la questione irrisolta delle finora asserite geografie del divisionismo italiano.
L’affondo sul Nord Italia è firmato da Nicoletta Colombo che nel suo saggio Divisionismo tra Milano e Torino (1891-1902), pittura di “moderne idealità” trascorre dall’indagine delle sperimentazioni pre-divisioniste di Lombardia e Piemonte, attraverso le polemiche delle Triennali milanesi del 1891-94-97 e le rassegne torinesi del 1896-98-1902, per sfumare infine sui più giovani continuatori della tecnica divisa post-1900.
Lo sguardo finora rivolto agli anni fondativi del divisionismo e ai cosiddetti maestri storici restava ancora da ampliare, rispetto ai precedenti capisaldi critici, verso i protagonisti degli anni Venti del Novecento che, non potendosi ritenere dei semplici epigoni, dovevano invece essere ricondotti ad un dibattito necessariamente più complesso e articolato.
Dalla prima sezione intitolata L’alfabeto di Vittore Grubicy: la polifonia della Natura, dominata dal trittico donato dall’artista al Museo Civico Giovanni Fattori, quale sigillo di un sodalizio con il gruppo toscano, alla seconda sezione dedicata a L’innovazione tecnica e gli archetipi del paesaggio, dove alla produzione di Giovanni Segantini e Emilio Longoni si accostano, in una ritrovata dignità espressiva, artisti quali Carlo Fornara, Angelo Torchi, Adriano Baracchini-Caputi, Cesare Maggi, Carlo Prada, Giambattista Ciolina, Carlo Cressini, Giovanni Sottocornola, si arriva alla terza sezione, quella che traccia La via antinaturalista: le ore del giorno, la melodia delle stagioni. Ai maestri storici, in primis Gaetano Previati e Giuseppe Pellizza, si affiancano anche in quet’occasione alcuni protagonisti di ambiti geografici forse finora eccessivamente subordinati all’asse del Nord Italia: ed ecco Plinio Nomellini, icona di un divisionismo trait-d’union tra Toscana e Liguria, che ora, con alcuni capolavori rende necessari ulteriori chiarimenti e riflessioni in margine alla necessità di reimpostare flussi e diffusione di un linguaggio policentrico. Ma il “caso” Lloyd resta davvero esemplare di una rinnovata visione scientifica che rivaluta finalmente il Toscano non più come uno dei tanti “casi disparati”, bensì in quella luce di intellettuale-filtro tra la stagione fattoriana e gli aneliti divisionisti pellizziani e grubicyani. Accanto a quest’ultimo diventa una vera e propria scoperta nell’ambito delle promesse del circuito commerciale di Alberto Grubicy l’inedita personalità di Adriano Baracchini-Caputi, anch’esso coinvolto nel cenacolo grubicyano in Toscana.
Nella quarta sezione, che prende lo spunto dai Divisionismi sulla costa: lo studio del mare, si fondono per la prima nella storiografia critica le suggestive elaborazioni liguri di Plinio Nomellini, Rubaldo Merello, Llewelyn Lloyd, Antonio Discovolo e le visionarie marine livornesi dello smaltato Benvenuto Benvenuti e dell’impetuoso Mario Puccini.
Lo spartiacque tra la stagione divisionista più orientata verso la riflessione paesaggistica e l’applicazione della scomposizione ottica alla composizione di figura, coincide con la quinta sezione, Il divisionismo ideologico da Nomellini a Morbelli, che vede fronteggiarsi incunaboli della riflessione sociale nomelliniana quali La diana del lavoro con alcune emblematiche testimonianze dell’excursus morbelliano nella solitudine del ciclo del Pio Albergo Trivulzio. In quest’ambito costituisce una vera proiezione nel clima novecentesco I conquistatori del sole di Giuseppe Cominetti, vero incunabolo di un’iconografia sociale che trapassa verso il mito del moderno.
Ed ecco la sesta sezione, dedicata a La psicologia della vita moderna, dove tutta una galleria di volti a firma Segantini, Longoni, Balla (Ritratto all’aperto, Galleria Nazionale d’Arte Moderna di Roma - l’icona della mostra), Morbelli, Boccioni, Romolo Romani, puntualizza la questione di una sperimentazione tecnica che senza dubbio si offre adeguatamente ai fini della trascrizione psichica di una nuova generazione.
Si susseguono dunque due sezioni, quelle in cui l’affondo visionario ed eroico tocca le vette della maggiore densità espressiva, la settima sezione, dal titolo Miti e Simbologie, e l’ottava sezione, denominata Il cosmo secondo i divisionisti: la pittura ideista verso la svolta eroica, dominate entrambe da capolavori di Pellizza, Previati, Chini, Nomellini.
D’ora in avanti il percorso espositivo vola davvero verso il mito del moderno con la nona sezione, Prima del Futurismo, l’esasperazione della luce fino all’ultima vibrazione, dove sfilano Carlo Carrà, Gino Severini, Umberto Boccioni, Luigi Russolo, Leonardo Dudreville, e la decima ed ultima, dal titolo: In tema di Secessioni, dove i riflettori si accendono su un divisionismo mondano, vibrante di eccessi e incandescenze: da Camillo Innocenti a Giuseppe Cominetti, da Galileo Chini a Aleardo Terzi, da Ferruccio Ferrazzi a Arturo Noci.
DIVISIONISMO. LA LUCE DEL MODERNO
Rovigo, Palazzo Roverella, via Laurenti 8/10; fino al 24 giugno 2012
Informazioni: Palazzo Roverella
Tel. 0425 460093 - www.mostradivisionismo.it – info@palazzoroverella.com
Mostra a cura di: Dario Matteoni e Francesca Cagianelli
Direzione della mostra: Alessia Vedova.
Catalogo: Silvana Editoriale
Sede e orari:
Palazzo Roverella
Rovigo , Via Laurenti 8/10
feriali 9.00-19.00; sabato 9.00-20.00; festivi 9.00-20.00. Chiuso i lunedì non festivi
Biglietti:
intero € 9
ridotto € 7 (over 65, studenti universitari, insegnanti con documento, categorie convenzionate)
gratuito (bambini fino ai 6 anni, portatori di handicap con un accompagnatore, giornalisti con tesserino, militari in divisa)
gruppi (min 20 persone) € 7 (gratuito per un accompagnatore)
“Galileo Chini. La luce della ceramica.”
Sede e orari:
Villa Badoer, Fratta Polesine (Ro)
Feriali e festivi: 10.00-13.00; 14.00-19.00
Chiuso i lunedì non festivi
Biglietti: intero € 5; ridotto € 3; visita guidata a gruppi € 60
Biglietto Integrato:
“Il Divisionismo” + “Le ceramiche di Galileo Chini”
Intero € 12; ridotto € 10