sabato 31 marzo 2012

CONSIGLI LIBRARI N.112

A cosa serve l'articolo 18
Cavallaro Luigi
€ 15,00
2012, 119 p., brossura
Manifestolibri (collana Contemporanea)

Ma davvero l'articolo 18 dello Statuto dei lavoratori rappresenta il problema principale della nostra economia? Davvero è responsabile del dualismo del nostro mercato del lavoro? Davvero è l'artefice della disoccupazione e della precarietà che affliggono i nostri giovani? E davvero bisogna sbarazzarsene, come ci raccomandano professori autorevoli e opinionisti di grido? Scopo di questo libro è di offrire alcune risposte non convenzionali a queste domande, inquadrando la vicenda dell'articolo 18 in una storia più ampia e fin qui mai raccontata: la storia del diritto al lavoro. In un linguaggio semplice e rigoroso, le ragioni economiche e politiche a sostegno dell'art. 18 e una critica serrata delle proposte di riforma volte alla sua soppressione o comunque a derogarvi per un certo periodo di tempo o per particolari categorie di lavoratori.

Il sottobosco. Berlusconiani, dalemiani, centristi uniti nel nome degli affari
Gatti Claudio; Sansa Ferruccio
€ 15,00
2012, 189 p., brossura
Chiarelettere (collana Principioattivo)

I due autori vanno dritti al cuore del problema: gli affari della politica, che non hanno colore e se ne infischiano delle ideologie. Tutto comincia dalle incredibili convergenze tra Berlusconi e D'Alema, dalla famosa Bicamerale fino ad arrivare ai loro scudieri, De Santis e Dell'Utri. Le intercettazioni e gli atti di diverse indagini consentono di ricostruire i legami e gli incroci tra schieramenti opposti. Anche la prostituzione non ha colore: Tarantini procura donne al Cavaliere dopo averlo fatto per gli uomini del "cerchio magico" di D'AIema. Ma le combinazioni sono tante. Da Pranzato a Monchini e Lazzarini fino allo scandalo Enav, passando sempre per Italbrokers, il più grande broker assicurativo italiano. Naturalmente non poteva mancare lui, l'onnipresente Bisignani, amico di tutti e infaticabile manovratore. Gli autori non fanno sconti a nessuno. Ecco il sottobosco italiano, dalle seconde e terze linee, quelle che contano davvero e decidono dove la politica deve andare.

Qualcosa di scritto
Trevi Emanuele
€ 16,80
2012, 246 p., rilegato
Ponte alle Grazie (collana Romanzi)

Roma, primi anni Novanta. Mentre i sogni del Novecento volgono a una fine inesorabile e Berlusconi si avvia a prendere il potere, uno scrittore trentenne cinico e ingenuo, sbadato e profondo assieme trova lavoro in un archivio, il Fondo Pier Paolo Pasolini. Su quel dedalo di carte racchiuso in un palazzone del quartiere Prati, regna una bisbetica Laura Betti sul viale del tramonto: ma l'incontro con la folle eroina di questo libro, sedicente eppure autentica erede spirituale del poeta friulano, equivale per il giovane a un incontro con Pasolini stesso, come se l'attrice di "Teorema" fosse plasmata, posseduta dalla sua presenza viva, dal suo itinerario privato di indefesso sperimentatore sessuale e dalla sua vicenda pubblica d'arte, eresia e provocazione. "Qualcosa di scritto" racconta la linea d'ombra di questo contagio e l'inevitabile congedo da esso - un congedo dall'adolescenza e da un'intera epoca; ma racconta anche un'altra vicenda, quella di un'iniziazione ai misteri, di un accesso ai più riposti ed eterni segreti della vita. Una storia nascosta in "Petrolio", il romanzo incompiuto di Pasolini che vide la luce nel 1992 e che rivive qui in un'interpretazione radicale e illuminante. Una storia che condurrà il lettore per due volte in Grecia, alla sacra Eleusi: come guida, prima il libro postumo di Pier Paolo Pasolini, poi il disincanto della nostra epoca - in cui può tuttavia brillare ancora il paradossale lampo del mistero.

*descrizioni dalla quarta di copertina

"Eresia della felicità" a Venezia

Creazione per Vladimir Majakovskij. Il progetto del regista Marco Martinelli debutta a Venezia mercoledì 4 aprile alle ore 20.30 al Teatro Goldoni

“Eresia della felicità a Venezia affresco non-scuola per Vladimir Majakovskij”, con quarantacinque adolescenti di Mestre e Venezia, è il progetto pilota a cura del Teatro delle Albe/Ravenna Teatro per Giovani a Teatro 2011-12, prodotto da Euterpe Venezia - Fondazione di Venezia, in collaborazione con Liceo Classico Marco Polo di Venezia, Istituti Edison-Volta, Luzzatti-Gramsci di Mestre, Teatro Stabile del Veneto Carlo Goldoni.

Così Marco Martinelli descrive il suo progetto: “Gli adolescenti sono per la non-scuola i ‘molti’, la possibilità di spezzare la condanna dell’isolamento. I molti sono una particolare forma di ebbrezza. I molti sono una libertà raramente concessa al teatro contemporaneo. I molti sono l’anarchia possibile, imprevista, la sorpresa che rompe il disegno registico. I molti restituiscono senso alla regia, sanno come metterla in riga, la regia, che altro non è che lasciar spazio all’inatteso. I molti sono il plotone che gioioso si sottomette a se stesso, felicità dell’essere coro, non solo riuniti con l’altro, ma addirittura uno con esso. I molti cantano e danzano, pestano e strepitano, schiamazzo di ranocchi mascherati. I molti definiscono un cerchio dove lo schiavo diventa libero, dove s’infrangono le rigide, ostili delimitazioni che la necessità, l’arbitrio e la moda sfacciata hanno stabilite tra i viventi. I molti sono qui a Venezia la bellezza del Majakovskij di Mistero buffo, una favola sul diluvio che sommerge l’umanità e sulla necessità di trovare vie di uscita alla catastrofe: vivono tra la terraferma e il centro storico, i ‘nuovi italiani’ venuti dalla Moldavia e dal Marocco e da tanti altri paesi, e giocano qui insieme ai veneziani doc. Sanno che il diluvio è già arrivato e preparano le loro barche per salvarsi, scialuppe leggere e poetiche, disciplinate e scatenate allo stesso tempo, armate di umorismo e allegria, capaci di affrontare a viso aperto il futuro che ci attende".

L’ingresso è libero ma con prenotazione obbligatoria al numero verde di “Giovani a Teatro” 800.831. 606.

venerdì 30 marzo 2012

Onestà, la parola d'ordine per uscire dalla crisi

Siamo ancora dentro al crisi. L’Italia è in recessione, almeno per un altro anno, secondo il ministro Passera. Le riforme sono necessarie per uscirne. Quali? E come? Il Pil scende. Le Borse faticano e il segno meno non scompare. La Grecia è andata, Portogallo male. Spagna peggio. Italia? Basta vedere quanto amara è la medicina Monti. Lacrime e sangue. Il differenziale con i titoli tedeschi si è riportato a livelli medio alti, 350 punti. Siamo nel bel mezzo della crisi finanziaria europea e le previsioni non sono buone.
E si muore! Si sceglie il gesto estremo. Imprenditori e operai indistintamente. Insopportabile il peso della tassazione, l’indebitamento con le banche che non fanno prestiti, operai che non si riescono più a pagare e che quindi non portano a casa il salario per mantenere la famiglia, commesse che non arrivano, crediti che non vengono incassati e si potrebbe continuare.
Bologna, Verona, Novara scosse da tentativi di togliersi la vita paradossalmente il bene più prezioso.
Storie di disperazione, diverse eppure così simili sempre più ricorrenti.
A Verona un giovane operaio edile di origini marocchine si è dato fuoco in pieno centro, a Piazza Bra, a pochi passi dalla sede del Comune, come gesto estremo di protesta dopo mesi senza stipendio.
A Bologna un muratore si è dato fuoco nella sua auto a pochi passi dall'Agenzia delle Entrate.
A Novara un imprenditore si getta nelle acque di un fiume perché non può pagare gli operai.
Fatti gravi e allarmanti, che segnalano quanto profondo e crescente sia il disagio economico e sociale tra i lavoratori e gli imprenditori, gli artigiani e i disoccupati. Tutti accomunati dal fatto di essere stremati da una crisi economica profonda, alimentata da una stretta del credito e da una crescita del costo della vita e del lavoro, che stanno producendo nuove crisi aziendali, disoccupazione e scivolamento verso la povertà di fasce sempre più grandi di cittadini.
E la politica? Si muova, si faccia presto e bene, soprattutto non si ignori questa ondata di esasperazione. Si legge sui giornali ovunque questo ritornello: “è urgente dare risposte concrete, con iniziative di sostegno alla crescita economica, all’accesso al credito per le imprese, alla creazione di nuova occupazione”.
Non basta! E lo dico a partire da una lettura che mi sta occupando in questi giorni. Sto leggendo un libro del teologo del dissenso Hans Kung (v. foto) dal titolo: “Onestà. Perché l’economia ha bisogno di un’etica” (Bur Saggi 2012). Non voglio giudicare lo scritto di Kung, ma ne faccio tesoro e accolgo con attenzione quanto dice e propone. Non l’ho ancora finito, ma mi son fatto un’idea: non è la crisi che uccide ma un’economia disonesta. La disonesta economia genera ingiustizia sociale e siamo a un livello non più sopportabile e gli effetti sono sotto gli occhi di tutti.
Spesso si cercano le ragioni della crisi, ma di fatto occorrerebbe limitarci a denunciare chi ingenera un’economia altamente disonesta, non etica. Ci sono delle responsabilità oggettive, sia di persone come pure di istituzioni che chiaramente sono rette da persone.
Necessario, oggi più che ami, tornare a ricuperare un’etica in campo economico e non solo. Kung parla di due imperativi morali necessari per un sistema economico più giusto, etico: la reciprocità e l’umanità nel trattare ogni essere umano alla pari e come tale.
Ci sono tanti uomini onesti, ma ci sono pure i disonesti. Bastano pochi disonesti a mettere in ginocchio molti onesti, purtroppo. Basta un corrotto, un concusso, un incapace a sperperare il denaro pubblico e di tutti noi. Un buon manipolo di incapaci ha derubato gli italiani, ma restano spesso impuniti, cosi come restano impuniti i vari ministri, i membri delle varie commissioni, i tecnici degli appalti, i consulenti pagati a suon di migliaia di euro, gli assessori, i sindaci, i partiti che tra le altre cose pur essendo associazioni private ricevono soldi pubblici e sappiamo come son gestiti basti pensare all’ex tesoriere della Margherita, Luigi Lusi.
La casta insomma! Si, proprio loro che per buona parte sono ladri, incapaci, mafiosi e ingannatori.
Nel mondo non va meglio. Pochi uomini si sono appropriati di ricchezze e hanno gettato nella povertà molti altri uomini e donne.
Ha ben ragione Kung a propugnare un’economia etica, giusta, equa. Un’economia onesta che abbia come fine ultimo l’uomo e la sua dignità. Certo è che il valore dell’onestà sappiamo bene che è andato a farsi benedire, alla faccia del bene comune a cui pochi ormai badano.
Meditiamo e soprattutto chiediamo onestà, etica ed esempio in chi ci governa.

Ivano Maddalena

Madrid, una città che non dorme mai

“Diario di viaggio”. Rubrica a cura di Francesca Monti

Madrid è una città affascinante, teatro di numerosi eventi, come ad esempio la Giornata Mondiale della Gioventù con Papa Benedetto XVI, tenutasi lo scorso agosto 2011, cui hanno preso parte milioni di giovani provenienti da tutto il mondo. Madrid, la città che non dorme mai, centro della movida e del divertimento, patria del grande Real. E proprio per scoprire il fascino di questa metropoli, ho deciso di passare un week-end nella capitale spagnola.
La mia visita della città inizia dalla Porta di Toledo, risalente al XIX secolo, chiamata così perchè la sua facciata è rivolta in direzione della città di Toledo. Conclusa nel 1813, è l’ultima porta costruita, in ordine di tempo, sulla cinta muraria della città.
Realizzata su progetto dell'architetto spagnolo Antonio Lopez Aguado, è un arco di trionfo in stile neoclassico. Gli scultori Barba Garcìa, Ginés e Salvaterra realizzarono invece il complesso scultoreo che sovrasta l'arcata centrale e che raffigura due putti che sostengono lo stemma della città di Madrid.
La prima tappa del mio tour è il bellissimo Palazzo Reale, costruito nel XVIII secolo, conosciuto anche come Palazzo d’Oriente, usato dai Reali di Spagna per i ricevimenti ufficiali. Nelle sue vicinanze si trovano la Plaza de la Armeria, la Cattedrale dell’Almudena, i Giardini Reali e il Campo del Moro. Dietro il Campo, sul fiume Manzanarre, è situato il Ponte di Segovia. La Catedral de Nuestra Señora de la Almudena è adiacente al Palazzo Reale. Sorge nel luogo dove un tempo si trovava l'antica moschea madrilena, costruita dai mori durante la loro occupazione. Fu progettata alla fine del XIX secolo, ma venne consacrata nel 1993, quando Papa Giovanni II gli conferì il grado di Cattedrale di Madrid. Proprio in occasione della sua consacrazione all'interno della chiesa venne spostata la statua della Madonna dell'Almudena, la protettrice di Madrid, fino a quel momento conservata nella vecchia Cattedrale di San Isidro. La tappa successiva è la meravigliosa Plaza Mayor, la più antica piazza della città, che si trova proprio nel cuore di Madrid.
Al centro della piazza c’è la Statua equestre di Filippo III e lungo i suoi lati trovano posto numerosi edifici tra i quali spicca la Casa della Panaderia. Nelle vicinanze sono situate Plaza della Villa, che ospita la Casa della Villa (il municipio), Plaza della Provincia, con il Palazzo de Santa Cruz, sede del ministero degli esteri, il Teatro Reale e il Palazzo del Senato. Percorrendo la Calle dell’Arenal si giunge nel centro di Madrid e più precisamente alla Puerta del Sol. La piazza, frequentatissima da spagnoli e turisti, ospita il Palazzo delle Poste, la Casa de Correos con l’Orologio, e le statue della Mariblanca e dell’Orso con il Madrono, simbolo della città, uno dei monumenti più fotografati in assoluto. La Statua dell'Orso e del Corbezzolo è situata all'inizio di Calle del Carmen, è in bronzo, alta 4 metri, realizzata dallo scultore Antonio Navarro Santafé ed inaugurata nel 1967. La storia di questo simbolo cittadino è antica. L'orso entrò a far parte dello stemma della capitale spagnola sin dal XII secolo. Il motivo di questa introduzione sarebbe da ricollegare alla folta comunità di orsi, oggi estinta, che abitava in quel tempo l'altopiano dove è situata Madrid. L'origine del corbezzolo invece è politica, ed è da ricondurre ai vivaci scontri che in passato videro protagonisti i politici madrileni ed il clero per il controllo dei pascoli. Una curiosità, all'orso vennero aggiunte in seguito sette stelle su una coscia come chiaro riferimento all'Orsa Maggiore. Dopo la foto di rito vicino alla Statua dell’orso, riprendo il mio cammino in direzione della Gran Via. Dalla Puerta del Sol partono infatti la Calle de Preciados e la Calle del Carmen, che conducono a Plaza del Callao, da dove si accede alla Gran Via, costellata di negozi di moda.
Per rilassarsi in mezzo alla natura, non c’è niente di meglio che una passeggiata al Parque del Buen Ritiro, che è anche la sede del Palazzo di Cristallo e del Palazzo di Velasquez, che ospita importanti mostre. Il mio tour madrileno riparte da Plaza de España, caratterizzata dalla fontana centrale che si affaccia sul monumento dedicato al grande scrittore Miguel de Cervantes, con le statue dei protagonisti del celebre Don Chisciotte. La piazza ospita anche due alti palazzi degli anni Cinquanta: la Torre Madrid e l’Edificio España.
Plaza de Cibeles è invece una delle piazze più belle di tutta Madrid. Il suo simbolo è la Fuente de Cibeles, commissionata alla fine del XVIII secolo, per volere di re Carlo II, all’architetto spagnolo Ventura Rodrìguez che si avvalse per realizzarla anche dell’aiuto dello scultore francese Roberto Michel e dello spagnolo Francisco Gutiérrez. E’una fontana raffigurante Cibele, dea greca della natura, su di un carro trainato da due leoni contornati da schizzi d’acqua e di notte, da luci che la rendono ancora più spettacolare. La Puerta de Alcalà sorge al centro di Plaza de la Independencia, quasi a metà della Calle de Alcalà. Realizzata dall'architetto italiano Francesco Sabatini, su commissione dei reali di Spagna, fu completata intorno al 1778. La tappa successiva è la Porta d'Europa di Madrid, composta da due modernissime torri inclinate, alte ben 114 metri ed inaugurate nel 1996. Le due torri sono spesso menzionate anche con il nome di Torri Kio, per via del nome della società, la Kuwait Investment Office, che ne promosse la costruzione. Si trovano a Piazza Castiglia, nella parte settentrionale della città, la loro inclinazione è pari ad un angolo di 15° e ha permesso loro di essere il primo esempio al mondo di grattacieli inclinati. A progettare le due costruzioni furono gli architetti statunitensi Philip Johnson e John Burgee, che differenziarono i due edifici solo in un piccolissimo dettaglio: l'eliporto in cima ad una delle due torri ha i bordi blu, quello dell'altra li ha invece rossi. Madrid è anche la patria della corrida, quindi è immancabile una visita a Plaza de Toros, nel quartiere di Salamanca, che si raggiunge con la metro, scendendo alla fermata Ventas. E’ la più grande arena di tutta la Spagna, la terza al mondo dopo quella di Città del Messico e di Valencia in Venezuela. Realizzata tra il 1918 ed il 1929, su progetto dell'architetto José Espeliú, fu inaugurata nel 1931 ed ha una capienza complessiva di 25.000 persone. Ogni anno in occasione delle festa di San Isidro, ospita al suo interno anche il Festival Taurino. Ma non finisce qui. Ci sono altre interessanti cose da vedere, a cominciare dai quartieri di Malasana, famoso per i suoi locali e per essere il centro della movida di Madrid, e di Atocha, sede della principale stazione cittadina, passando per il bellissimo Museo del Prado, il più importante museo di arte di tutta la Spagna. Al suo interno si possono ammirare opere di Goya e Velasquez, oltre a numerose opere di pittori stranieri, tra cui molti italiani. Poco distante dal Prado si trovano il Giardino Botanico e il Museo Nazionale Reina Sofia, nel quale si può ammirare il celebre dipinto “Guernica” di Pablo Picasso. Lungo il Paseo della Castalleneda si trovano il Museo di Scienze Naturali, il Palazzo dei Congressi e il mitico Stadio Santiago Bernabeu, la casa del Real Madrid, che ha ospitato la finale fra Italia e Germania, il 12 luglio 1982, quando gli azzurri conquistarono il terzo titolo mondiale. Arrivare davanti al Santiago e poi entrare in uno dei templi del calcio mondiale, per me, amante del calcio, è stato veramente emozionante.
E ora qualche curiosità gastronomica: a Madrid si possono degustare tutte le specialità della cucina nazionale, dalle Tapas alla Paella, dal Cocido alle Torrijas. Ottimi i prosciutti spagnoli, che si possono mangiare in caratteristici locali del centro, i Museo del Jamon. Consigliato un giro alla Pasticceria Mallorquina, in Puerta del Sol, che fa dei dolci spettacolari.

giovedì 29 marzo 2012

Falde acquifere a rischio con la Pedemontana

Riceviamo dai “Comitati Difesa Salute Territorio. No Pedemontana” e pubblichiamo:

Come il Giornale di Vicenza riporta oggi a proposito delle falde acquifere nella zona tra Montecchio Precalcino e Rosà, i gravi rischi dell'Autostrada Pedemontana si presentano ad ogni piè sospinto e vanno oltre ogni immaginazione.

Del resto, come si può progettare un'autostrada a sei corsie e a grande traffico sopra la falda acquifera più grande d'Europa senza prevedere quali danni potrebbe provocare uno sversamento di sostanze tossiche e come evitarli?

Questi rischi li avevamo più volte denunciati, ma siamo stati come sempre inascoltati da questi organi di informazione e dai fautori del progetto che a questo riguardo hanno sviluppato delle perfette 'orecchie da mercante' (queste sì) a tenuta stagna. Da questa falda attingono acqua gli acquedotti di mezzo Veneto (Vicenza, Padova ecc...) e basterà una piccola infiltrazione a mandare in crisi tutto il sistema di approvvigionamento idrico.

Nessuno, a livello delle autorità preposte, si oppone?

Anche questo è possibile oggi nel Veneto, in una fase sempre più predatoria e distruttiva del nostro sistema economico dominante sempre più in crisi.

Pensate che questo nuovo rischio annunciato sarà un motivo sufficiente di ripensamento? No, naturalmente.

Basta vedere cosa è successo con la base Usa al Dal Molin, dove nonostante il movimento No Dal Molin lo dicesse da anni e in tutti i modi che l'impianto di migliaia di pali per sostenere la base avrebbe provocato un'ostruzione della falda e avrebbe favorito le alluvioni (come sempre lo stesso Giornale di Vicenza riporta oggi) si è andati avanti negando, per poi ammettere candidamente e senza nessuna autocritica il disastro avvenuto.

La distruzione dell'ambiente non basta e neanche lo sconvolgimento del clima: dopo le alluvioni, la siccità.. e poi ... di nuovo forse le alluvioni! Perciò ora avanti con le nuove opere di cementificazione come le casse di espansione del Guà/Agno a Trissino/Tezze di Arzignano, in via di realizzazione.

Queste abbasseranno il piano di campagna di metri, per un'area enorme, portando uno sconvolgimento gigantesco a una delle ultime aree naturali. Avanti così, col 'progresso' e lo 'sviluppo' a tutti i costi, grazie e complimenti a tutti i fautori e a quelli che li sostengono (da sinistra a destra passando per il centro).

http://difesasaluteterritorio.blogspot.it

Il meraviglioso mondo di Mario Monti

Fanno tenerezza le anime candide che improvvisamente cominciano a capire la vera natura di Mario Monti e del suo governo tecnico. I più ingenui, come al solito, sono le migliori penne dei giornali cosiddetti riformisti, tipo Repubblica, che dopo avere salutato con estremo entusiasmo l’arrivo del nuovo Messia varesotto, cominciano ora faticosamente e non senza dolore ad essere assaliti da dubbi sempre più atroci. “Ma non sarà Monti”, si chiedono sbigottiti, un Berlusconi asessuato, e solo un tantino più presentabile?”. Lasciando perdere il Corriere delle banche, che ha tutto l’interesse a lodare ad oltranza un governo di questo tipo, gli altri quotidiani di un certo peso escono timidamente dall’iniziale torpore. Sarà la furia nel tagliare le pensioni, l’insensibilità nel trattare il dramma degli “esodati”, il piglio pedagogico e professorale, l’accanimento cieco contro l’art.18, ma finalmente, quella malsana cortina di meccanico e unanime consenso acritico intorno ai tecnici, comincia a diradarsi. I furbacchioni adoranti che oggi si stupiscono di alcune spigolature montiane non hanno semplicemente capito nulla prima e capiscono poco adesso. Monti può permettersi il lusso di umiliare i partiti in libertà, di soffocare i sindacati e di minacciare di andarsene nel caso venisse infastidito, proprio perché la vera legittimazione del suo governo e del suo potere risiede da tutt’altra parte. Chi è abituato a valutare l’operato dei governi in carica con le lenti della sana e normale dialettica democratico-parlamentare, non può cogliere fino in fondo l’essenza e il fine dell’esperienza Monti. Quelle che per i beoti columnist nostrani sono, nella migliore delle ipotesi, cadute di stile, tipo le frecciate ai partiti o la minaccia di dimissioni, sono molto più semplicemente espressioni lucide che chiariscono il tipo di investitura che il Premier riconosce. Nulla, più del concetto di potere delegato dal basso, è lontano dal perimetro filosofico dell’ex rettore della Bocconi. Monti sa che deve garantire una missione precisa e neppure segreta, finalizzata ad accelerare rapidamente nella direzione della cinesizzazione dell’Italia, mettendo in pratica con maniacale precisione le politiche cristallizzate nella famosa lettera della Bce inviata tempo fa all’Italia. Chi lo ha fatto premier, e non sono stati né i partiti né i lavoratori-elettori, vuole questo. Punto. Molto più indicativi delle proteste di quella che l’amico di Monti Jacques Attali chiamerebbe plebaglia italica, sono per il Premier gli attestati di stima da parte della oligarchia planetaria per le “impressionanti” riforme messe in cantiere. Mentre aumentano le voci dissonanti interne, si diffondono proporzionalmente le lodi esterne. Dal segretario generale dell’Ocse Angel Gurria al premier cinese Hu Jintao fino ai più oscuri rappresentanti politici dell’Unione Europea, si alza in contemporanea un coro celeste e unanime che decanta l’importanza strategica della riforma sul lavoro pensata dal governo italiano. E’ tutto abbastanza chiaro. Così chiaro che, forse, cominceranno ad accorgersene pure dalle parti di Largo Fochetti.

Francesco Toscano

Premio Scarpa al Bosco di Sant'Antonio

La Giuria del Premio Internazionale Carlo Scarpa per il Giardino ha deciso all’unanimità di dedicare la XXIII edizione (2012) al Bosco di Sant’Antonio, nelle montagne d’Abruzzo, nei dintorni di Pescocostanzo.

Il Premio conduce anche quest’anno una campagna di attenzioni su un luogo che contiene patrimoni di memoria e natura di particolare densità e si presenta come significativo per la ricerca scientifica e la sperimentazione di metodi e strumenti per la conoscenza e il buon governo dei beni culturali.
Il Bosco di Sant’Antonio è una figura di paesaggio che ci aiuta a capire come grandiose e terribili forze della natura siano state affrontate nella storia delle civiltà pastorali, e come conoscenze e tecniche, arti e mestieri, norme gestionali e pratiche manutentive, misure di tempo e di spazio di lunga tradizione abbiano saputo governarle in alleanza.
Questo speciale patrimonio di natura e di cultura, insidiato in tempo di guerra e in tempo di pace, esposto più alle nuove consuetudini degli uomini che alle impervie geologie e agli aspri scarti climatici, ha forma, vita e misure peculiari di un pascolo alberato, di un bosco difesa, nettamente differenti da quelle di una foresta fitta e produttiva o di una boscaglia arbustiva. È disegnato da una meravigliosa collezione di grandi alberi, per lo più faggi, molti dei quali vetusti, alcuni plurisecolari dotati di un corpo monumentale a candelabro. Migliaia di poderosi individui vegetali sono qui posti in relazione tra loro dentro una trama larga di luci e di ombre, di addensamenti e di radure, e mostrano i tratti fisiognomici di uno spazio quotidianamente vissuto e governato dall’uomo, escluso agli animali selvatici predatori e ai voraci armenti di ovini; ombroso e confortevole nella calura estiva per cavalli e buoi. È una condizione che garantisce il suo statuto di bene comune, ancor oggi compendio affidato alla responsabilità del Comune di Pescocostanzo, e ne fa un monumento simbolo per il quale si sono impegnati, fino a coinvolgere le più alte cariche dello Stato, e continuano a impegnarsi cittadini, istituzioni nazionali e locali, illustri studiosi. È una condizione che riesce a trasmettere il suo valore di bosco sacro, tutelato perché sacro, sacro perché e solo se tutelato.
Con questa edizione, il Premio entra in una figura di paesaggio che ha spesso incontrato, e in alcuni casi conosciuto da vicino, ma che mai era stata posta al centro di una sua ricerca e di una delle sue campagne culturali annuali dedicate a un luogo. Il Bosco di Sant’Antonio offre questa preziosa occasione di conoscere meglio, attraverso l’intensità della sua speciale vicenda, la storia più generale dei boschi, le diverse fasi della loro evoluzione, le aggressioni subite, i cicli di degrado e di rinascita. Fino alla loro condizione attuale, che appare, in generale in Europa, in particolare in Italia, connotata da una ennesima metamorfosi delle idee e dei comportamenti, nella quale una crescente ma impreparata domanda di natura provoca contrapposti abusi e immobilismi, abbandoni e calpestii eccessivi, espansioni non sempre utili e persistenti carenze manutentive.
La campagna culturale ha inizio pubblico a Roma e a Pescocostanzo con le conferenze del 29 e del 30 marzo 2012 e trova il suo apice a Treviso nelle giornate di venerdì 11 e di sabato 12 maggio prossimo, in un incontro con la delegazione abruzzese, nella pubblicazione del dossier dedicato al luogo designato, nell’apertura di un’esposizione di materiali documentari, nel seminario di riflessioni, e nella cerimonia di consegna del sigillo scarpiano.

La Mostra “Manciù. L’Ultimo Imperatore” ospite a Rai 1 e su Rai Radio 3

Il prossimo week end nelle trasmissioni “Applausi” si Rai1 e “Qui comuncia” su Rai Radio3, si parlerà della mostra “Manciù. L’ultimo Imperatore”, allestita a Casa dei Cararresi, a Treviso, sino al 13 Maggio

Treviso - La mostra MANCIU’. L’ULTIMO IMPERATORE, rassegna conclusiva del ciclo di quattro mostre che in 8 anni hanno raccontato ben 2500 anni di storia del Celeste Impero, e che ha già superato i 70 mila visitatori, viene raccontata sabato 31 marzo dalle 6.00 alle 6.45 da ANNA MENICHETTI, conduttrice della rubrica di Rai Radio3 «QUI COMINCIA». Nella seguitissima trasmissione che dà il Buongiorno al popolo radiofonico parlando di musica, di storie, di immagini e di racconti, Anna Menichetti conduce i radioascoltatori a conoscere la storia dei Manciù, l'ultima dinastia a governare la Cina prima della nascita della Repubblica Popolare Cinese.

E ancora, il curatore della mostra ADRIANO MÀDARO, giornalista, scrittore e noto sinologo, è su Rai 1 lunedì 2 aprile alle ore 00.30, ospite della puntata n. 20 della trasmissione APPLAUSI ideata e condotta da Gigi Marzullo. La apprezzata rubrica di approfondimento culturale dedicata al teatro e all’arte (realizzata dalla cptv di Roma) ha infatti deciso di riservare uno spazio per presentare la rassegna di Casa dei Carraresi, ospitando appunto il curatore che ha raccontato la storia dell'ultimo Imperatore PU YI, protagonista del famoso film di Bernardo Bertolucci L'Ultimo Imperatore, descrivendo alcuni degli oggetti esposti che ne ripercorrono l'avventura umana e politica, sottolineando l'eccezionalità dei prestiti ottenuti dal Governo Cinese tra i quali, per la prima volta in assoluto prestato ad una nazione straniera, il Trono del Celeste Impero, smontato dai Palazzi Imperiali di Pechino e rimontato a Treviso, a ben 12 mila chilometri di distanza.

Apertura gratuita de "Il Settecento a Verona"

Sabato 31 marzo, Verona propone "La Notte del Settecento".
Nel cuore della città scaligera, nelle stanze del Palazzo della Gran Guardia in piazza Bra, va in scena una serata straordinaria grazie all'apertura gratuita, a partire dalle 19.30 sino alla mezzanotte, della mostra "Il Settecento a Verona. Tiepolo, Cignaroli, Rotari".
Un'occasione imperdibile per quanti non hanno ancora avuto l'opportunità di ammirare il Tiepolo e i suoi contemporanei e scoprire l'arte veronese del Settecento.

In mostra, a raccontare sino al prossimo 9 aprile la ricchezza artistica di Verona nell'età dei lumi, 150 capolavori tra dipinti, sculture, disegni, stampe e documenti provenienti dai più importanti musei d'Europa.
Accanto agli spazi dedicati ai pittori veronesi Pietro Antonio Rotari, definito il "pittore della corte russa" per aver lavorato a lungo a servizio degli zar e dell'imperatrice Elisabetta, e Giambettino Cignaroli, fondatore dell'Accademia di Pittura che porta il suo nome, l'esposizione riserva sezioni ai vedutisti come Bernardo Bellotto e al nucleo di opere realizzate per la città da Giambattista Tiepolo.
Catalizzatore dell'ammirazione del pubblico la sala in cui è possibile vedere le alternative sulle quali si stanno confrontando i tecnici impiegati nel restauro del Trionfo di Ercole che il Tiepolo affrescò nel 1761 sul vasto soffitto di Palazzo Canossa e che fu ridotto in 51.000 frammenti dalle bombe nella notte tra il 24 e il 25 aprile del 1945.
Con una innovativa ricostruzione virtuale, ottenuta mediante la tecnica del transfer (pellicole speciali impresse sull'intonaco) sono collocate delle bacheche in cui due figure sono ricomposte con metodologie di restauro tradizionale, mentre sulle pareti intorno cinque sovrapporta della sala, sopravvissuti all'esplosione, sono accostati ai loro progetti originali prestati dal Victoria & Albert Museum di Londra.

A rebours. L'arte dei giovani ripensa la storia

Ha ottenuto un insperato successo il Concorso “Biennale Giovani” finalizzato alla mostra biennale “A rebours. L’arte dei giovani ripensa la Storia”, rivolto agli studenti degli ultimi due anni della formazione artistica in Istituti d’arte e Licei artistici del Triveneto organizzato dalla rivista “AreaArte”.

Le scuole che hanno partecipato sono state 20 di cui 12 in Veneto, 5 in Trentino Alto Adige e 3 nel Friuli, per un totale di 1.158 studenti. Il Veneto dunque ha dato un’adesione decisamente di grande forza, fungendo da polo attrattivo per tutto il territorio Triveneto, con una formula che auspichiamo sarà applicabile negli anni futuri anche ad altre unità territoriali e regionali di tutta Italia.

Gli studenti coinvolti, ciascuno con un’opera, saranno protagonisti di una mostra - che si inaugurerà il 31 marzo alle ore 11,00, allestita nei suggestivi spazi delle le Gallerie di Piedicastello - Fondazione Museo Storico Trentino. Due tunnel di 290 metri realizzati forando la montagna trentina negli anni Settanta e dismessi nel 2007. Riattati e attualmente adibiti a luoghi di cultura e di esposizione i due Tunnel testimoniano come le ferite inferte dall’uomo al territorio possano essere sanate nel loro significato reinventandone la destinazione.

Molte e significative sono state le collaborazioni a questo Progetto di “AreaArte”. Infatti, oltre alla Commissione di valutazione costituita dagli stessi docenti degli Istituti partecipanti, che ha scelto una rosa di 9 opere per ciascuna delle scuole, la selezione di ulteriori 3 opere è stata effettuata da una seconda Commissione composta dai rappresentanti di alcuni importanti Musei patrocinatori del territorio delle Tre Venezie: la Fondazione Bevilacqua La Masa e la Collezione Peggy Guggenheim di Venezia, la Galleria Civica di Trento, MART di Rovereto e il Kunst di Merano.

In modo particolare l’iniziativa promossa da AreaArte, aggiunge al virtuoso ciclo delle biennali (arte, architettura, incisione, cinema, danza ecc) una sua declinazione dedicata ai giovani, dunque alla generazione futuribile dell’arte, di cui Venezia si è fatta promotrice da quasi un secolo, con la prima Biennale d’Arte del 1928.

Oltre a ciò, il Progetto è stato insignito di un prezioso riconoscimento da parte della Presidenza della Repubblica. Una speciale medaglia presidenziale in fusione di bronzo (80 mm di diametro con dedica nel verso) all’edizione 2012 della Biennale Giovani è stata coniata a cura della Zecca di Stato ed è stata assegnata dal Capo dello Stato all’iniziativa e gli organizzatori come riconoscimento della validità del loro intento e del modo in cui esso è stato condotto e diffuso, con particolare attenzione al mondo dei giovani e con l’obiettivo di valorizzare le loro qualità artistiche e sostenere il loro impegno nella propria attività formativa non solo specificamente dedicata alle discipline dell’arte ma anche nei confronti della Storia contemporanea.

La mostra alle Gallerie di Piedicastello avrà corso dal 31 marzo al 10 giugno 2012 e le sue fasi potranno essere seguite nel sito www.biennalegiovani.it in costante aggiornamento; vi sarà possibile vedere l’allestimento completo delle 1.158 opere con un particolare focus su ciascuna di esse, l’elenco degli Istituti partecipanti con i nomi di tutti gli studenti, le foto dell’inaugurazione con presentazione da parte di ed ogni successiva performance e attività ospitata dalla mostra lungo la sua durata.

La credibilità del progetto è confermata dai fatti anche con la fattiva collaborazione e il sostegno economico della Fondazione Museo Storico del Trentino e della Provincia Autonoma di Trento e il patrocinio della Regione Veneto, della Regione Autonoma Trentino Alto Adige e dalla Regione Friuli Venezia Giulia.

La mostra è accompagnata da un catalogo che pubblica tutti i 180 lavori selezionati dalla doppia commissione (cioè i 9 lavori scelti per ciascuno dei 20 istituti) e le liste per istituto con i nomi di tutti egli studenti partecipanti che ne riceveranno ciascuno una copia in omaggio. Il ricavato dei cataloghi messi in vendita al book shop della Galleria di Piedicastello verrà interamente devoluto da “AreaArte” agli istituti scolastici in proporzione alla quantità dei loro studenti presentati al Concorso.

AreaArte
www.biennalegiovani.it
info@areaarte.it

Museo Storico del Trentino Tel. 0461 174 70 00
info@museostorico.it

A Miriam. Preghiera in Marzo

Questa è la storia di Miriam Sermoneta, una giovane donna con un nome bellissimo dall’origine incerta, per alcuni egiziano per altri ebraico, di sicuro punto d’incontro tra oriente ed occidente. Miriàm/Maria è anche il nome della Madre, protagonista di uno dei più delicati romanzi dello scrittore partenopeo Erri De Luca. In questa storia però non c’è il lieto fine. Miriam ha deciso di recidere il cordone ombelicale che la legava, flebile, a questa grama esistenza. Miriam si è uccisa. Un colpo di pistola dritto al cuore ha cancellato in un sol istante sogni e delusioni. Il suo caso non ha conquistato le prime pagine dei giornali nazionali, ma non certo per pudore o rispetto, dei giornalisti, nel trattare l’ennesimo caso di suicidio. Miriam è stata oscurata, lasciata sola ancora una volta, perché la sua battaglia contro le ingiustizie della vita quotidiana e le sue idee facevano e fanno paura. La giovane guardia giurata denunciava le orribili condizioni di sfruttamento perpetrate dalla classe padronale, scriveva di uguaglianza ed il suo cruccio era quello di non capire il perché di tanta disumanità nei luoghi di lavoro. Spinta dalla disperazione aveva persino scritto una lettera al Presidente della Repubblica. Non è dato sapere se Napolitano abbia letto o meno quella lettera. Molto probabilmente no, magari qualche zelante funzionario del Quirinale ha provveduto a cestinarla. Una risposta, seppur formale, forse avrebbe cambiato il corso degli eventi, se non altro l’avrebbe fatta sentire meno sola. Dunque, rimedi subito Napolitano all’incresciosa mancanza e conferisca a Miriam la medaglia di Cavaliere del Lavoro alla memoria, sempre che tale titolo conservi ancora un valore etico dopo l’assegnazione a personaggi della bassezza di Tanzi. Ma torniamo all’impegno pubblico di Miriam. Nei social network parlava di solitudine nei posti di lavoro e nel privato chiedeva alla sua ditta di poter svolgere la sua attività in compagnia di altri colleghi. Richieste sempre disattese. Miriam non era una Rambo in gonnella e spesso le notti erano più buie del solito, i pensieri diventavano fitti e subentrava la paura e con essa il desiderio di scambiare qualche parola con una voce amica, consolatoria. E poi Miriam si batteva contro la stretta sul lavoro, fondando e partecipando attivamente al forum “Non toccate l’Art.18”. Se in questo Paese esiste ancora qualche Magistrato illuminato si impegni a dimostrare che non si tratta di “suicidi dettati dalla crisi” ma di “omicidi legalizzati”. Le banche, i padroni, i governi stanno facendo suicidare interi popoli. E la smettano una volta per tutte gli esperti, gli psicologi e i vari venditori di fumo di spacciare la crisi per un’opportunità. Per ritrovare la serenità bisogna rimuovere la crisi e chi la produce, bisogna fare l’opposto di quello che sta facendo l’attuale Governo. A cominciare dalla difesa dell’Art. 18 che non può essere barattato in cambio di un indennizzo economico. E poi bisogna creare le condizioni per una piena occupazione, e in attesa di questo concedere un reddito minimo garantito di cittadinanza (chissà perché Italia e Grecia, i paesi più colpiti dalla crisi, sono gli unici a non averlo). Ancora una volta gli uomini chiedono il pane e le rose, lavoro e dignità. Nessuno deve essere lasciato indietro e tutti devono essere liberi dalla paura. L’unica medicina per non soccombere è l’impegno, la lotta, la dedizione ad una causa, la ribellione verso un sistema sbagliato e crudele. La prossima volta che scenderemo in piazza portiamo con noi il dolce pensiero di Miriam, raccogliamone idealmente il testimone e facciamo nostro il suo monito: “Non voltate la faccia, non tappatevi le orecchie e non chiudete gli occhi”.

Emanuele Bellato

mercoledì 28 marzo 2012

A sei mesi dall'alluvione in Liguria e Toscana

“Professore scriva”. L’invito mi è rivolto da uno dei miei alunni. Scrivere che cosa? Scrivere ciò che un gruppo di circa sessanta persone, alunni e insegnanti in visita d’istruzione, hanno potuto vedere con i propri occhi a sei mesi dall’alluvione che ha colpito la Liguria e il nord della Toscana. “Ragazzi, fate attenzione, osservate il paesaggio e rendetevi conto di ciò che l’acqua ha combinato con il grave concorso dell’uomo”. Si, proprio così, perché la natura ci ha messo del suo ma le responsabilità dell’uomo ci sono sempre quando accadono disastri ambientali.
Anche Vicenza e il basso vicentino, nel novembre 2010, ha vissuto la sua alluvione e i ragazzi hanno già visto con i loro occhi ciò che può accadere, ma quello che ancora si vede in Liguria e Toscana rende bene l’idea della devastazione. Ci sono state anche sei vittime in Liguria. Il bilancio potrebbe essere stato più pesante.
Siamo partiti dal basso vicentino, abbiamo puntato verso Bologna e attraversato gli Appennini lasciando Firenze alla nostra sinistra. Ci siamo fermati a Pisa, visitando il “Campo dei miracoli”. Ripreso il viaggio siamo passati attraverso le provincie di Massa e La Spezia e abbiamo iniziato a vedere i segni dell’alluvione. A sera siamo giunti a Lavagna, a circa 40 chilometri da Genova, cittadina di circa diecimila abitanti tagliata in due dal fiume Entela che sfocia bene in mare a differenza di torrenti come il Bisagno e il Fereggiano a Genova.
Per tre giorni abbiamo ammirato le bellezze del paesaggio ligure, le opere d’arte e la vita della riviera ricca di porti e borghi. Siamo rimasti colpiti dalla bellezza del mare e dalla macchia boschiva tipica della riviera di levante. La stagione primaverile segna il risveglio della natura e i colori e il sole hanno segnato il nostro soggiorno. Abbiamo visitato paesi piccoli come Sarzana e Lerici, città come Genova e lungo il viaggio attraversato paesi di costa e di collina piccoli e grandi.
La città di Genova porta ancora qualche segno della violenta alluvione seguita a quella che, pochi giorni dopo colpì la Val di Varo le Cinque Terre, la Lunigiana e zone limitrofe, ma nel capoluogo ligure il ricordo dell’alluvione è nelle menti e nei cuori delle persone. La sensazione condivisa è che non sia così scongiurato il pericolo del ripetersi di un simile evento purtroppo. Abbiamo visto con i nostri occhi torrenti, che rapidi scendono dalle colline, per finire inghiottiti dal cemento di costruzioni in zone chiaramente a rischio. Abbiamo constatato come i fiumi Bisagno, Fereggiano e altri ancora, praticamente in secca pieni di detriti, fiancheggino costruzioni in zone chiaramente a rischio. I fiumi interrati, sono potenziali pericoli e causa di possibili future distruzioni. Non ci è stato difficile immaginare i fiumi di fango che hanno invaso la città di Genova e i paesi della riviera di levante come Vernazza, forse il paese più colpito, totalmente evacuato per giorni per paura di nuove alluvioni e distruzione.
Il levante ligure non vuol dire solo Cinque Terre, che non abbiamo visitato, colpite dalle esondazioni del fiume Magra che abbiamo costeggiato per chilometri. Il paesaggio è incantevole e comprendo come questi luoghi abbiano avuto un ruolo importante nella letteratura italiana. Una musa che, nel corso dei decenni, ha ispirato grandi scrittori e poeti di fama internazionale, in primis Eugenio Montale. Il Magra è un fiume che in questa stagione avida di piogge è poco più di un ruscello. Un fiume che in molte zone purtroppo è degradato da escavazioni, invaso da vegetazione dove dovrebbero esserci prati di sfogo di eventuali piene. Il Magra mi è sembrato una discarica di legname a cielo aperto. Il forte abbandono delle coltivazioni, l’incuria dei sottoboschi, la malattia di piante non autoctone, è stata certamente la causa di fattori aggravanti della situazione climatica: diminuzione della resistenza geotecnica delle terre, formazione di materiale tetritico organico ed inorganico, occlusioni delle regimazioni delle acque. In alcuni tratti i detriti e i cumuli di legname scaricato a valle costeggiano ancora l’autostrada A12. Impressionante vedere la situazione della zona dei comuni di Brugnato e Borghetto di Vara. Altro aspetto non trascurabile è la cementificazione. Siamo rimasti impressionati dalla città di Genova, e non solo, così cementificata non può certo reggere precipitazioni più intense della norma. Sappiamo bene come sempre più stiamo andando incontro ad eventi di notevole intensità.
Alla fine sorge spontaneo l’invito a ciascuno di compiere il proprio dovere in ordine alla cura dell’ambiente. Ai politici l’impegno di investire bene le risorse e vigilare che le opere di ripristino e cura dell’ambiente siano svolte in modo adeguato. A tutti l’impegno di curare con attenzione l’ambiente in cui viviamo. Certamente i ragazzi si sono resi conto di ciò che significa distruzione. Spero che ognuno si renda conto che ognuno è responsabile dell’ambiente in cui si vive. Cerchiamo di avere cura del piccolo grande mondo in cui viviamo e impegniamoci a lasciarlo migliore di come l’abbiamo trovato.

Ivano Maddalena

Padova: Una grande festa dedicata alla danza apre la XIV Edizione di Prospettiva Danza Teatro

Sabato 31 marzo la danza urbana arriva in centro a Padova, con incursioni di 100 danzatrici e un curioso appuntamento con la danza verticale da gustare col naso all'insù

(Padova) - Sabato 31 Marzo apertura in grande stile per l'avvio della quattordicesima edizione di Prospettiva Danza Teatro - la rassegna dedicata alle arti performative promossa dall'Assessorato alla Cultura del Comune di Padova, in collaborazione con il Circuito Teatrale Regionale Arteven e con la direzione artistica di Laura Pulin.

A partire dalla ore 18 un centinaio di danzatrici provenienti da sette tra le più importanti scuole di danza del territorio patavino animeranno alcuni degli angoli più suggestivi del centro storico della città, a partire da piazza Garibaldi. Sarà la danza dunque a muoversi verso il pubblico che incuriosito dall'evento potrà seguire tutte le tappe del percorso (Piazza Garibaldi - Via Santa Lucia - Piazzetta Pedrocchi - Piazza Cavour - Piazzetta della Garzeria - Via Gorizia - Piazza della Frutta - Piazza delle Erbe - Piazza del Bo) che culminerà presso il cortile di Palazzo Moroni, dove tutte le danzatrici si ritroveranno insieme in un ultimo momento corale per una coreografia conclusiva.

Fondamentale, per questo evento di apertura la preziosa collaborazione di note scuole di danza di Padova: ACADeMia - diretta da Francesca De Bello, ASD SCARPETTE ROSSE con la direzione artistica di Anna Sadocco e Lucia Perin, DANCE SCHOOL DNA di Patrick Duncan, FACTORY DANCE SCHOOL diretta da Alessia Rampazzo, OTTAVOGIORNO di Marina Giacometti, SCUOLA DI BALLETO di Mariolina Giaretta (performance curate da Natalia Viola e Margherita Pirotto) e SPAZIO D. ASD a cura di Antonella Schiavon, Margherita Pirotto e Alessandra Toson.

Queste incursioni danzate anticipano lo spettacolo Atto Bianco previsto per le ore 19 presso il Cortile di Palazzo Moroni, dove il pubblico potrà ammirare da una singolare prospettiva i danzatori che sfideranno la forza di gravità. Si tratta infatti di uno spettacolo di danza verticale, dove i danzatori/performer assicurati da apposite imbracature, realizzano coreografie danzando sulle pareti degli edifici.
Lo spettacolo, realizzato dalla Compagnia Il Posto Marco Castelli Small Ensemble con le coreografie di Wanda Moretti- è ancora in forma di work in progress, e si ispira al tema dell'arca e dello spostamento attraverso immagini che suggeriscono una "dislocazione", con l'intento di indagare il rapporto tra il corpo e lo spazio. Spostamenti che attivano lo spazio lasciato e smuovono quello d'arrivo con la volontà di infrangere la stretta appartenenza di un soggetto al territorio.

Testimonial italiana della danza verticale, la Compagnia Il Posto - fondata nel 1994 a Venezia da Wanda Moretti - è da anni protagonista di eventi magici e di grande effetto che hanno animato i cieli di numerose città in tutto il mondo. Si è specializzata nella creazione di performance site-specific su superfici verticali, realizzate attraverso un progetto di integrazione tra danza, musica e architettura. Il lavoro si avvale di un insieme di tecniche di danza contemporanea e arrampicata che permettono una messa in discussione del rapporto convenzionale dei corpi con la forza di gravità. Cambiando la comune prospettiva di fronte agli spettacoli teatrali, sono gli edifici a farsi palcoscenico e contesto per le sfide fisiche in un costante adattamento grazie alle opportunità offerte ad ogni performance dalle sempre diverse strutture dei luoghi.

Ingresso libero. Per informazioni www.prospettivadanzateatro.it COMUNE DI PADOVA Settore Attività Culturali tel. 049 8205611 - 5624 o ARTEVEN tel. 041 5074711 - cell. 366 3361601 www.arteven.it

Colazione da Tiffany. Omaggio a Capote

Decimo e penultimo appuntamento per la Stagione di Prosa di Thiene (VI) con lo spettacolo “Colazione da Tiffany” di Truman Capote per la regia di Pietro Maccarinelli, in scena al Comunale martedì 3, mercoledì 4 e giovedì 5 aprile 2012 - ore 21.00 con Francesca Inaudi e Lorenzo Lavia

Questa la trama: Si racconta la storia di Holly; chi la racconta è William Parson, scrittore giovane che arriva dall’Alabama a New York, forse un alter ego di Truman Capote. Siamo nel 1957 e lo scrittore incontra Joe Bell, il barista che, segretamente innamorato di Holly, lo invita a ripercorrere la sua storia e a rivedere il suo vecchio appartamento nell’East Side… William/Fred ritorna e ricorda tutto del 1943, l’anno in cui ha conosciuto per la prima volta Holly. Holly è una ragazza del Sud che si è trasferita a New York, dove frequenta il bel mondo dell’East Side ma anche personaggi equivoci come il mafioso Sally Tomato che lei visita a Sing Sing o il suo avvocato Mr. O’Shaughnessy. I suoi amici sono personaggi fatui: Mag Wildwood, una fotomodella dell’Arkansas; O.J. Berman, agente di secondo piano di Hollywood; il diplomatico brasiliano Josè Ybarra-Jaegar; Rusty Trawler, miliardario nazista; Middy Munson, ex attrice ora giornalista di gossip; Madame Spanella, cantante lirica pettegola e frustrata. Holly si innamora di Josè, ma a provocare un cortocircuito emotivo è l’arrivo, dal Texas, del suo primo marito, Doc Golightly. Holly vorrebbe sposare Josè di cui è rimasta incinta ma uno scandalo le impedisce di farlo. Perde il bambino che aspettava da Josè e decide, nonostante tutto, di partire da sola per il Brasile dove vuole incontrare i venti miliardari più ricchi di ogni razza e di ogni colore… Da quel momento, dopo aver abbandonato anche il suo gatto, di Holly si perdono le tracce… Joe e Fred si raccontano, nel ’57, che forse lei era in Africa, fotografata da Yunioshi, il giapponese di Harper Bazaar. Solo una lettera spedita da Holly all’editore di Fred ci dice che avrebbe fatto conoscere il suo indirizzo quando l’avesse saputo lei stessa; l’indirizzo non si conoscerà mai e Holly entrerà nel sogno di Fred/William/Truman con grande leggerezza e nell’immaginario collettivo di tutti noi…

Nelle note di regia Pietro Maccarinelli spiega: “Raccontare Holly? Innamorarsi di una creatura selvatica? Per tutti Colazione da Tiffany è il film di Blake Edwards con l’indimenticabile Audrey Hepburn e George Peppard… Per quasi tutti, dato che Colazione da Tiffany è un breve romanzo gioiello di Truman Capote da cui Samuel Adamson ha tratto una riduzione teatrale. Ho accettato di dirigere Colazione da Tiffany perché lo considero un classico del ‘900. Holly Goligthly è una cover girl americana arrivata a New York un po’ lolita cresciuta, un po’ traviata; intorno a lei ruotano i molti personaggi del mondo un po’ ridicolo e patinato dell’East End newyorkese: un agente di Hollywood, un mafioso italoamericano, il proprietario di un bar, ricchi diplomatici brasiliani. Lei vive in una modesta casetta dell’East Side popolata da una fauna artistica al limite della sopravvivenza e della trasgressione. Tutti sono un po’ innamorati di Holly che sembra attraversare la vita in punta di piedi: il suo passato, il primo marito, la sua attività di prostituta, le sue feste sgangherate… ma Holly ha una grazie innata e per tutti 'è in trasito'. Nessuno la può fermare, catturare o dire che appartenga a lui. Suo contraltare è lo scrittore William Parsons, timido, impacciato, che subisce il suo fascino e la considera sua fonte di ispirazione. Trascinato da Holly a conoscere e vivere la grande New York, William è la nostra guida fra le pagine del testo teatrale.

Martedì 3, mercoledì 4 e giovedì 5 aprile 2012 - ore 21.00
COLAZIONE DA TIFFANY
di Truman Capote
adattamento teatrale di Samuel Adamson
con: FRANCESCA INAUDI - LORENZO LAVIA
regia: PIERO MACCARINELLI
produzione: Gli Ipocriti

L'arte di Picasso rivive in scena

Il Teatro fatto di immagini di Michele Sambin

Lonigo (VI) - Venerdì 30 marzo ore 21.00 va in scena al Teatro Comunale Giuseppe Verdi di Lonigo lo spettacolo “Picablo - dedicato a Pablo Picasso” del TAM Teatromusica. Un appuntamento fuori abbonamento, promosso in collaborazione con Arteven nell’ambito del Progetto “La parola ai giurati”: rassegna che vede i finalisti del Premio Off del Teatro Stabile del Veneto, diretto e fortemente voluto da Alessandro Gassman, proporre i propri spettacoli in tour nei teatri della regione.

Una serata fatta di visioni pittoriche per scoprire qualcosa in più di uno dei massimi artisti del 900. Pablo Diego Josè Francisco Juan Maria Cipriano Clito Patricio sono solo alcuni dei tanti nomi di Picasso, primo indizio di una personalità sfaccettata e multiforme, la cui arte è piena di motivi ricorrenti e invenzioni straordinarie. Nella sterminata produzione di Picasso Michele Sambin, regista di punta del teatro di ricerca Veneto, ha individuato alcuni temi e trovato il ritmo proprio delle immagini pittoriche, affidandosi alla vorace energia che le domina.

Così come il lavoro artistico di Picasso è per semplicità racchiuso in periodi, lo spettacolo del TAM è diviso in episodi. Tutto ha inizio nello studio del pittore. E’ lì che i quadri prendono vita, vengono interpretati, abitati e trasformati. Lo studio, luogo di scoperte e rivelazioni inattese si apre poi all’esterno, attraversato da saltimbanchi e tori, ballerine e colombe, arlecchini e toreri. All’inizio è un Picasso vecchio quello che dal suo studio osserva lo spettatore. Lentamente andrà indietro nel tempo fino a tornare bambino. In questo suggestivo spazio della memoria, posati sui cavalletti, si trovano una serie di pannelli/quadro e c’è un gran da fare, per le due figurine presenti in scena, a spostarli più avanti o più indietro, a destra o a sinistra, per cogliere frammenti delle immagini proiettate, con movimenti lenti o con ritmica concitazione.

Tra i temi che Picablo individua e interpreta ci sono la giovinezza (ballerina con palla e arlecchino), la leggerezza e l’ironia (colombe che scherzano con un buffo prestigiatore), l’amore (il pittore e le modelle), la lotta tra istinto e ragione (la corrida), dal buio alla luce (Guernica e la colomba della pace), la gioia (dipingere insieme un quadro di luce colorata). Sono i quadri, la pittura, a ispirare e guidare le azioni dei performer che, nelle vesti di affannati personaggi guida, custodi del circo museo ambulante Picablo, invitano il pubblico ad entrare nell’irresistibile magia della pittura.

Lo spettacolo, in omaggio al pubblico degli abbonati, rappresenta un’interessante opportunità per gli spettatori più tradizionali di fare una piacevole incursione nei linguaggi del contemporaneo. Un’occasione offerta dalla Regione del Veneto, attraverso il circuito teatrale Arteven, di far conoscere al grande pubblico gli spettacoli finalisti al prestigioso premio regionale dedicato al teatro di ricerca. Nel caso di “Picablo” si tratta di un vero e proprio ponte tra teatro e pittura, che intende affiancare alle proposte più tradizionali nuove forme teatrali dedicate ad un pubblico curioso di confrontarsi con i tanti volti della scena.

Info e prevendita Teatro Comunale di Lonigo Piazza Matteotti 1, 0444 835010. Tutte le informazioni sul nuovo sito www.teatrodilonigo.it

martedì 27 marzo 2012

Gli scagnozzi della Troika contro la Spagna

Monti, parlando dall’Asia, fa sapere di essere pronto ad andarsene se il Paese non dovesse dimostrare la capacità di apprezzarne il genio. Un atteggiamento da professorino saccente, antidemocratico e aristocratico, in linea con la sicumera del personaggio imposto da non meglio specificati “mercati” al fine di rendere edotto il rozzo popolino italico. Grazie professore, troppa grazia. Una volta, quando bisognava mettere in evidenza il comportamento sciatto di qualcuno, lo si ammoniva con queste parole: “Non siamo al mercato”. Oggi, a riprova dell’involuzione culturale che sorregge e preconfeziona mostri politici e governativi, tale paradigma è completamente ribaltato. Per giustificare qualsiasi sconcezza, tutti i pappagalli senza fantasia ripetono in coro: “ Ce lo chiedono i mercati”. Ma chi sono questi mercati e cosa vogliono non lo spiega nessuno. Il mercato è il nuovo dogma di fede. La mistificazione che santifica il premier Monti, divulga la favoletta di una Italia sull’orlo del baratro, salvata appena in tempo dall’arrivo del superman bocconiano. I mercati, al solo vederlo, se la sono fatta sotto e l’erezione dello spread si è magicamente afflosciata. Ora pare che i mercati abbiano messo nel mirino la Spagna di Mariano Rajoy, bacchettato senza garbo proprio dal nostro supermario. Napolitano, quando non legge il gobbo, chiede sacrifici (agli altri, s’intede) perché non “possiamo caricare una montagna di debito pubblico sulle spalle dei nostri giovani”. Ascoltavo questo nobile intento agli inizi degli anni novanta con preoccupazione, e lo risento oggi con sdegno. Per curiosità ho dato una controllatina al debito pubblico spagnolo che, vista la crescente preoccupazione, immaginavo altissimo e fuori controllo. Con mio sommo stupore ho scoperto che gli iberici hanno un debito risibile, pari ad appena il 66% del Pil, mentre quello italiano è quasi il doppio. E allora, come si concilia tale realtà di fatto con le storielle che ci raccontano sulla insostenibilità del deficit che ci obbliga a tagliare welfare, salari e diritti? Impossibile non capire la falsità grossolana di alcune strumentali ricostruzioni. Siccome Rajoy si è messo in testa di sforare l’imbelle regola che limita ad una massimo del 3% il rapporto annuo tra deficit e Pil, ecco che la Cupola-Troika ha cominciato a scatenare gli scagnozzi-mercati per fiaccare le resistenze del reprobo ribelle. Alla Cupola non bastano le misure di austerità e le controriforme sul lavoro imposte da Rajoy ad un Paese allo stremo con un tasso di disoccupazione che supera il 20%, in perfetta continuità con le politiche fallimentari del suo predecessore, il socialista Zapatero. Ai vampiri evidentemente il sangue non basta mai. Intanto, però, anche in Spagna qualcosa si muove. Nelle importanti elezioni regionali svoltesi in Andalusia, ad esempio, le sinistre hanno riportato una importante vittoria. Il Psoe si appresta a governare un territorio più grande del Portogallo insieme al partito progressista Izquierda Unida, non lasciandosi tentare dagli inciucioni permanenti tra destra e sinistra che soffocano anche l’Italia ma sviluppando, al contrario, una politica di forte e chiara critica alle scelte neoliberiste dettate della Troika. Anche dalla Spagna arriva quindi un chiaro segnale di speranza che indica la strada del possibile e indispensabile cambiamento.

Francesco Toscano

Abbasso la dittatura tecnica

Nemmeno per scherzo bisognerebbe inneggiare a qualsivoglia tipo di dittatura. Probabilmente non la pensa così Pierluigi Battista che nel supplemento “Sette”, numero 12, del Corriere della Sera, titola un suo pezzo “Viva la dittatura tecnica”. Sottotitolo: “Speriamo che ci salvi dal ritorno dei politici, dalle ‘narrazioni’ sconclusionate di Vendola, dalle manette verbali di Di Pietro”. Il sentimento dell’antipolitica di Battista si scaglia contro un politico come Vendola che non siede nemmeno in Parlamento e contro l’ex PM di Mani Pulite reo di non sostenere il governo Monti. Battista, in spregio della democrazia e della Costituzione, sostiene: “Dicono e auspicano che nel 2013 possa ritornare la ‘politica’. Speriamo di no. Speriamo in un congruo prolungamento della dittatura tecnica”. Poco dopo prosegue: “che i tecnici, dopo aver salvato l’Italia dalla bancarotta (?, ndr) e dal mal di spread, ci salvino pure dall’invadenza della politica. E’ una supplica”. Ma in quale paese vive Battista? Siamo in piena crisi economica - finanziaria (e di sistema) ed uno dei più “importanti” giornalisti italiani la nega come un Berlusconi qualsiasi. A proposito del Cavaliere, nell’articolo non è nemmeno citato. Se la politica è ridotta in questo stato pietoso qualche responsabilità ce l’avrà pure l’uomo solo al comando per quasi un ventennio? O No? Battista preferisce invece scegliere un bersaglio più innocuo, ovvero l’ex Ministro degli Esteri Franco Frattini. Il riferimento è a quando l’ex inquilino della Farnesina andò in Parlamento a riferire sulle indagini a carico del cognato di Fini per l’appartamento di Montecarlo proprio mentre infuriava la Primavera dei popoli arabi. Su questo punto si può concordare, ma adesso quali meriti possiamo attribuire al neo Ministro Giulio Terzi di Sant’Agata? Siamo forse più rispettati di prima? Proprio sul piano internazionale l’Italia sta dimostrando tutta la sua fragilità ed inconsistenza. Il Governo è commissariato giacché sta eseguendo punto dopo punto i diktat contenuti nella lettera inviata dalla BCE. Quali sono i cosiddetti successi del Ministro degli Affari Esteri Terzi di Sant’Agata? Forse il fallito blitz inglese in Nigeria culminato con la morte di Franco Lamolinara, in cui siamo stati informati ad operazione avvenuta e nessuno oltremanica si è sentito in dovere di rivolgere delle scuse all’Italia. La rispettabilità, la sobrietà, il prestigio, nulla hanno potuto nemmeno riguardo al caso dei due marò arrestati in India con l’accusa di aver ucciso due pescatori. E cosa ancor più grave, ma poco nota, è la sciagurata decisione dell’esecutivo di appoggiare le sanzioni europee nei confronti dell’Iran. Una vera e propria scempiaggine in tempi in cui l’oro nero segna ogni giorno record stellari. L’editore, economista e scrittore Elido Fazi, criticando la decisione del governo italiano, nel suo ultimo saggio titolato: “La terza Guerra Mondiale? Libro primo. La verità sulle banche, Monti e l’Euro”, scrive: “[…] il 31 dicembre 2011. Mentre qui da noi tutti pensavano al veglione di Capodanno e si ubriacavano facendosi stupidi auguri per un felice 2012, lui (Obama, ndr) a Washington firmava una legge che obbliga il Congresso a punire qualunque organizzazione finanziaria che faccia transazioni con la Banca Centrale dell’Iran, che ha avuto l’ardire di aprire una Borsa del petrolio dove si tratta in euro ed altre valute, non in dollari. Immagina come può sentirsi un italiano come me quando lunedì 23 Gennaio l’Unione Europea, cioè in questo caso Londra e Parigi, gli stessi della guerra contro la Libia, dà il via libera alle nuove sanzioni europee contro l’Iran, decise dai ministri degli Esteri dei ventisette Stati dell’Unione. Una vera e propria mazzata soprattutto per l’Italia, il paese europeo più dipendente dal petrolio e dal gas iraniano, e che in teoria avrebbe sei mesi di tempo per trovare fonti alternative. La domenica prima, con grande valenza simbolica, la portaerei ‘Abraham Lincoln’, seguita da una flotta comprendente la fregata inglese ‘Argyll’ e una nave da guerra francese, aveva attraversato lo Stretto di Hormuz, nel Golfo Persico, lo stretto dove deve passare gran parte del petrolio estratto nell’area. Il nostro non-eletto ministro degli Esteri ha rassicurato tutti: per noi non si tratta di nulla di grave. Ma è sicuro signor ministro dal nome tanto altisonante? A me risulta - ma non sono io che lo dico, è l’ ‘Economist’ del 21 gennaio - che l’Italia è il più grande importatore europeo di petrolio iraniano, dopo la Cina, il Giappone, l’India e la Corea del Sud. Gli italiani non leggono il ‘Financial Times’, e fanno bene. Eppure il giornale economico inglese il 26 gennaio riporta in prima pagina alcune notizie interessanti: ‘Iran threatens top re-empt EU oil embargo by halting exports’. Cosa dice questo articolo? Che l’Iran non ha nessuna intenzione di aspettare che entri in vigore il divieto a luglio del 2012, il parlamento iraniano sta mettendo a punto in tutta fretta una legge che vieterà le esportazioni all’Europa da subito. Dovrebbe essere approvato a giorni. Mica mancano i clienti! La Cina e l’India saranno più che contente di comprare il petrolio che non arriverà più in Europa. E’ sicuro, signor ministro degli Esteri, che per noi non c’è nessun problema? Perché non accetta un pubblico dialogo? Gliele faccio io le domande. Perché una banca come Société Générale ritiene che a seguito dell’embargo il petrolio, il Brent Crude, supererà presto i 150 dollari al barile? E’ sicuro che l’Italia, il paese che avrà quest’anno una delle peggiori recessioni della sua storia - il FMI prevede il PIL a -2 per cento o anche meno - non ne risentirà?”. Bravo Fazi, ma forse tutto questo Battista, come Alice, non lo sa ed infatti chiude il suo articolo con un patetico invito all’armi: “Tecnici salvateci voi. Armatevi di spread e colpite duro. Tutto ma non il ritorno degli zombie. Non ce lo meritiamo più”. Mancava solo un eia eia alalà.

Emanuele Bellato


*Elido Fazi, “La terza Guerra Mondiale? Libro primo. La verità sulle banche, Monti e l’Euro”, Fazi Editore marzo 2012, pp.12, 13, 14

lunedì 26 marzo 2012

Inaugurata la mostra di Paolo Staccioli

Inaugurata sabato 24 marzo la mostra PAOLO STACCIOLI: CONFINI ANCESTRALI, allestita alla Galleria ARTissima di Silvia Prelz di Abano Terme.

Era presente l’artista, Paolo Staccioli, classe 1943, toscano, di Scandicci, “artigiano di classe” come lo ha definito durante la sua presentazione la curatrice della rassegna, Ornella Casazza, storica dell'arte presso la Soprintendenza per i Beni Artistici e Storici di Firenze, dove ha diretto il Dipartimento per lo Studio e l'Applicazione di Tecnologie Avanzate e Direttrice del Museo degli Argenti di Palazzo Pitti a Firenze, appassionata ora anche dell’arte del Novecento.

Un artigiano di classe - ha spiegato appunto Ornella Casazza - perché sa modellare la materia e assoggettarla al suo volere, mettendola in grado di dialogare con i grandi del passato, con Giotto, con Simone Martini, con il Giambologna. Staccioli è artista maturo, non per la sua età ma per l’espressione artistica che ha maturato in questi anni. Egli è frequentatore dei musei sia con le sue opere, sia come visitatore che come pensatore sul passato, sulla memoria della nostra cultura mediterranea rielaborata in maniera del tutto originale. Staccioli è un artista attraente perché nel museo non “toglie” nulla, anzi “aggiunge” riuscendo a dialogare con Giotto, con Simone Martini, con il Giambologna, con le famose ceramiche medicee, poiché parla lo stesso linguaggio che fa parte della nostra cultura umanistica e rinascimentale.

Tra le opere esposte, circa una ventina selezionate tra le produzioni più recenti, spiccano i “Guerrieri” in varie versioni e colori, ottenuti grazie alla tecnica antica della ceramica a lustro, della quale Staccioli si è impadronito grazie alla assidua frequentazione di una bottega faentina di un ceramista locale, Umberto Santandrea, che lo ha guidato nello sperimentare nuovi linguaggi espressivi.

Usare la cottura a riduzione di ossigeno direttamente nel forno, tecnica nella quale spesso il fuoco mi aiuta, ma a volte no, è come cuocere il pane: - ha raccontato il maestro Staccioli con il tipico accento toscano – non sempre riesce o lievita allo stesso modo. Spesso non so nemmeno io cosa ne uscirà e sono curioso di guardare dentro il forno. Ma ogni oggetto, quando è pronto, è una cosa a se, perché questa tecnica mi consente di ottenere colori e sfumature sempre nuovi e diversi.

Perché i “Guerrieri”? Mi ricordano le battaglie tra Assiri e Babilonesi che studiavo a scuola - ha spiegato con semplicità Staccioli - ho frequentato solo le scuole medie, poi sono andato a lavorare. Ma questi guerrieri, così forti e imponenti, mi sono sempre rimasti nella memoria. I miei Guerrieri non fanno la guerra: vigilano sulla pace. Poi ci sono i personaggi contemporanei, i guerrieri di oggi, che viaggiano, che si portano sulle spalle le loro responsabilità, come “L’uomo con la palla”, che rappresenta per me la nostra condizione: si porta il peso delle proprie responsabilità sulla spalla con una certa facilità da giovane, ma lo sentirà sempre di più con l’avanzare dell’età.

Moltissimi i riconoscimenti tributati all’artista, soprattutto in questo ultimo decennio, da pubblico e critica, tanto da renderlo presente in esposizioni e collezioni sia pubbliche che private di altissimo prestigio: il museo delle Porcellane di Palazzo Pitti a Firenze; il Museo Archeologico di Fiesole; l’International Ceramic Art Museum di Fuping in Cina; il museo Horne di Firenze dove i suoi bronzi e le sue ceramiche si trovano accanto a Giotto, Simone Martini, Masaccio, Giambologna, Bernini.

Una sua opera è stata donata nel 2006, all’allora Presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi, e nel 2008, all’attuale presidente della Repubblica Giorgio Napolitano.

E ancora, altre sue creazioni in ceramica sono state donate come premio alla carriera al regista statunitense Spike Lee e all’attore e regista Dario Fo, e anche il magnate e collezionista americano Jack Larsen ha scelto per il suo parco di sculture due guerrieri in bronzo.

La mostra resterà aperta sino al 22 aprile, con ingresso libero.

Immagine: PAOLO STACCIOLI, “GUERRIERI”, 2011. Sculture in ceramica terzo fuoco, cm 50 x 18 x 10

Per informazioni: Galleria ARTissima di Silvia Prelz, Via A. Volta 26, Abano Terme (PD), tel. 347.6936594. Email: info@artissimacontemporanea.it, www.artissimacontemporanea.it

Venezia - Giornate armene in Marciana: "Percorsi del pensiero e della spiritualità armena"

Nell’ambito della mostra “Armenia. Impronte di una civiltà”, la Biblioteca Nazionale Marciana organizza un ciclo d’incontri intitolato “Giornate armene in Marciana”, dedicato ad approfondire singole tematiche della storia, dell’arte e della cultura armene. Gli incontri si svolgeranno nell’Antisala della Libreria Sansoviniana (Piazzetta San Marco 13/a, Venezia), con ingresso libero fino ad esaurimento dei posti disponibili.

L’ultimo incontro si svolgerà giovedì 29 marzo 2012, alle ore 17.00 e avrà per titolo

“Percorsi del pensiero e della spiritualità armena”.

Saluto di Maurizio Messina, direttore della Biblioteca Nazionale Marciana. Interventi di Boghos Levon Zekiyan (curatore della mostra insieme a Gabriella Uluhogian e Vartan Karapetian) e Benedetta Contin.

"La spiritualità dell'Armenia cristiana trova probabilmente una delle sue espressioni più tipiche e intense nella sua arte e liturgia. E' però al tempo stesso una spiritualità nutrita da un retroterra, di un singolare spessore e originalità, di pensiero filosofico e di riflessione teologica. La serata vorrebbe offrire alcune chiavi di lettura del pensiero e della spiritualità armena, partendo dai testi filosofici più celebri, detti "corpus davidicum" (Benedetta Contin), per soffermarsi in seguito su alcuni nessi tra pensiero, arte e spiritualità (B.L. Zekiyan)".

Giovedì 29 marzo 2012, ore 17.00
ultimo appuntamento del ciclo
“Giornate armene in Marciana”
Antisala della Libreria Sansovinana
Piazzetta San Marco 13/a, Venezia

domenica 25 marzo 2012

Trofeo Expo Montegrappa: Ali colorate di deltaplani e parapendio nei cieli del Veneto

Ritorna il tradizionale appuntamento per deltaplano e parapendio a Borso del Grappa (Treviso), l’Expo Trofeo Montegrappa.

Dal 7 all’8 Aprile il consorzio turistico Vivere il Grappa e l’Aero Club Montegrappa ospiteranno, in un’area espositiva di circa 1000 mq, più di quaranta aziende da tutta Europa in rappresentanza dei più quotati produttori del settore del volo in deltaplano e parapendio, di operatori di attrezzatura tecnica del mondo dello sport e della montagna e dei prodotti tipici locali.
Dal 5 al 9 il trofeo, competizione internazionale di volo libero tra le più importanti in Europa, con i più forti piloti al mondo ad affrontarsi nel il cielo della pedemontana veneta lungo percorsi che spesso superano i 100 km prima di raggiungere l’atterraggio presso la struttura del Garden Relais, sede della manifestazione e della Expo. Le gare saranno trasmesse in diretta su maxischermo, grazie al live tracking, uno strumento in dotazione a ciascun pilota che permette di visualizzare in ogni momento la sua posizione. Si attendono più di 250 partecipanti tra deltaplano e parapendio da circa 35 nazioni e la consueta folla di visitatori.
Moltissime le attività collaterali: voli in biposto parapendio e deltaplano, prove di parapendio per bimbi, percorso mini mountain bike, percorso go-kart a pedali, parete arrampicata con guida alpina, passeggiate e pedalate eno-gastronomiche, tappa del Nordic Walking in Tour e prove gratuite con istruttore della camminata coi bastoncini, dimostrazioni dell’arte marziale Vovinam Viet Vo Dao, la Tabula per simulare la pratica degli sport come il surf e lo snowboard, laboratorio di aquiloni, trucco per bimbi, corretto approccio bambini-cani, dimostrazione di paracadutismo, competizione del gioco in miniatura Warhammer 40000, prove di rafting in piscina con mini gommoni, simulatore di volo, giri in elicottero.

Nel fine settimana 31 marzo 1 aprile a Spotorno (Savona), scocca l’ora del parapendio e del deltaplano, insieme a paramotore e paracadutismo.
Sarà l’Aero Club Albatros di Genova a farsi carico dell’evento inserito nel contesto del Festival del Vento, una manifestazione che occupa l’intero mese con esibizioni di aquiloni, aeromodelli, vela, bike, rally e contorno di mercatini, convegni ed appuntamenti culturali ed altro ancora.
Si tratta di un raduno interdisciplinare che prevede per il pubblico la possibilità di provare voli in biposto parapendio e lanci tandem in paracadute dall’elicottero con istruttori. I parapendio decolleranno dal monte Mao; atterraggio in spiaggia di fronte a piazza della Vittoria dove è allestito il gazebo Albatros con DJ ed animazione, visto che il tema conduttore del Festival 2012 è la musica. Recupero il 7-8 aprile in caso di maltempo.

Per ulteriori informazioni su TROFEO EXPO MONTEGRAPPA contattare:
Cesare De Pieri - 348 4755706 - fax 178 2239947 (numero gratuito)
Alessandro Olin - 333 6648808 - skype: alessandromontegrappa
info@aeroclubmontegrappa.it - www.aeroclubmontegrappa.it
www.vivereilgrappa.it

Per ulteriori informazioni sul FESTIVAL DEL VENTO contattare:
Agostino Gurrieri – 349 0676701 – albatros.para (AT) tin.it
Paolo Ruggieri – 340 4101400 - paolo.r@people.it - www.albatrospara.it
Programma completo: www.comune.spotorno.sv.it/cgi-bin/eventi/view-182-2012.html

sabato 24 marzo 2012

CONSIGLI LIBRARI N.111

Se potessi avere 1000 euro al mese. L'Italia sottopagata
Voltolina Eleonora
€ 15,00
2012, XIII-167 p., brossura
Laterza (collana I Robinson. Letture)

Non vi siete distratti né addormentati sui banchi. Siete giovani, volenterosi e avete finito di studiare più o meno nei tempi giusti. Il problema però è che nonostante master, corsi di specializzazione e tripli salti mortali non avete ancora un lavoro retribuito il giusto, per guadagnare di più dovete lavorare in nero e se siete fortunati vi rinnovano il contratto a progetto facendovi stare a casa solo un mese, quanto basta per non avere troppi diritti. Oppure, se lavorate in un negozio come commesse vi assumono come "associate in partecipazione" anziché come dipendenti subordinate e così vi pagano meno. O, peggio ancora, il vostro lavoro diventa quello di cercare lavoro, un'attività con cui non ci si annoia mai. Sono alcune delle storie che trovate in queste pagine: non sono solo i "soliti noti" - artisti, giornalisti, ricercatori ma anche categorie insospettabili come medici, avvocati, architetti. Eleonora Voltolina spiega capitolo dopo capitolo perché nessuna categoria è immune e racconta come sia possibile che in Italia milioni di persone non riescano a mantenersi con quel che guadagnano e perché il periodo di formazione in tutte le professioni si stia dilatando a dismisura e aumentino i contratti "di collaborazione autonoma", cocopro e partite iva, che nascondono normale lavoro dipendente. Pagina dopo pagina, troviamo dati e racconti di vita vissuta di chi è stato - o è ancora - precario, ma soprattutto sfruttato.

E se lavorassimo troppo? Lo stomaco di Menenio Agrippa gli spilli di Adam Smith e i baffetti di Charlie Chaplin
Costantino Nicola; Costantino Marco
€ 15,00
2012, IX-117 p., brossura
Donzelli (collana Saggine)

Il lavoro: condanna biblica o strumento di realizzazione personale? Partendo dal famoso aneddoto della fabbrica di spilli di Adam Smith, e attraverso le parole di alcuni grandi pensatori del ‘900 e non solo, gli autori si interrogano sull’evoluzione del rapporto tra il sistema di produzione capitalista e il più importante dei fattori produttivi, l’uomo. Negli ultimi due secoli il progresso tecnologico e la crescente globalizzazione dei mercati hanno infatti provocato enormi aumenti di efficienza produttiva, molto superiori all’incremento demografico. Questi ultimi tuttavia non sempre hanno determinato un aumento del benessere degli individui. La “mano invisibile” del mercato tende, paradossalmente, a trasformare lo sviluppo tecnologico in incrementi nell’offerta da una parte, e in disoccupazione dall’altra, piuttosto che in tempo libero e qualità della vita dei lavoratori. A livello macroeconomico, questo si traduce nella rincorsa sfrenata al Pil e al profitto, a discapito della sostenibilità sociale, ambientale e perfino economica del sistema. La soluzione, secondo gli autori, passa attraverso un sistema economico più etico e sobrio che, privilegiando la persona, rispetto al lavoratore-consumatore, e prendendo ad esempio i più riusciti esperimenti di economia sociale (dal commercio equo e solidale alla finanza etica) sia in grado di produrre “valore a mezzo di valori”.

L'amore ai tempi di Berlinguer
Fontana Luisa
€ 14,00
2012, 202 p., brossura
Pubblicato dall'Autore. La community di ilmiolibro.it
2012, 202 p., brossura

La vicenda, tra romanzo storico e storia di formazione al femminile, collocata tra gli anni '50 e gli anni '80 sullo sfondo della città di Padova e dei suoi provinciali dintorni, intreccia privato e pubblico di una ragazzina, Claudia, che crescendo percorre la seconda metà del '900. L'ordine della storia è dato dagli uomini della sua vita: dal padre al leader del PCI Berlinguer, passando per amici, compagni, mariti, amanti. Ma la chiave di lettura è l'amore, amato, desiderato, ricercato, fatto e disfatto, trovato infine in nuove creature, lontano dagli uomini e dai loro universi.

*descrizioni dalla quarta di copertina

venerdì 23 marzo 2012

Bassano del Grappa: Una Regola in regalo

I pupazzi di Calatela raccontano ai bambini i principi fondamentali della Costituzione Italiana

Domenica 25 marzo ore 17.00 Teatro Remondini

L’Assessorato allo Spettacolo di Bassano del Grappa, in collaborazione con l’Associazione Culturale Calatatela, presenta Teatro per crescere una nuova rassegna teatrale dedicata al pubblico infantile e alle loro famiglie. Terzo appuntamento questo portato in scena proprio dalla compagnia Calatela, con Franca Perini ( che ne ha curato testi e regia) e Massimo Sappia, le musiche di Luigi Ferro e Francesco Lo Giudice

Una regola in regalo. Chi ha rosicchiato la Costituzione?" è uno spettacolo a tecnica mista rivolto a bambini e ragazzi ( a partire dai 5 anni) che, attraverso una storia divertente e coinvolgente, racconta i principi fondamentali della Costituzione Italiana. Nell'incontro fra il protagonista scrittore e il topino che si intrufola nella sua libreria, lo spettacolo mette in scena un dialogo ricco di emozioni e sorprese fra un adulto capace di ascolto e un personaggio che interpreta lo sguardo infantile sul mondo. Così, i contenuti profondi e complessi offerti dalla Carta Costituzionale vengono elaborati all'interno di una trama narrativa che permette di riportarli alla concretezza dell'esperienza infantile, arricchendoli del sapere e dell’esperienza dell’adulto. Protagonista della storia, lo scrittore per ragazzi Gian Pennino, che, in cerca di ispirazione, passa il tempo nel suo studio circondato da libri di ogni colore che farebbero la gioia di tutti i lettori bambini. Ma un piccolo libro, sgualcito e senza figure, occupa un posto speciale nel suo cuore: non è una favola, non è un’avventura e nemmeno una storia d’amore… Eppure quel piccolo libro, scritto a più mani più di sessant’anni fa, racchiude emozioni, promesse, speranze e ideali coraggiosi. Un modo semplice e divertente per fare educazione civica e ricordare ai bambini cosa vuol dire essere cittadini italiani. (c.s.)

L'associazione Culturale CALALATELA e' un laboratorio di ricerca teatrale che esprime la propria progettualità attraverso i linguaggi artistici, privilegiando le forme del teatro di figura. Riconoscendo al teatro un intrinseco valore educativo, l’Associazione ha inoltre elaborato percorsi ed occasioni di formazione per insegnanti ed educatori interessati a sperimentare i linguaggi teatrali con bambini e ragazzi nella pratica didattica. Nei suoi spettacoli, che affrontano spesso aspetti problematici della realtà contemporanea, CALALATELA privilegia una comunicazione di natura poetica che si avvale di simboli e analogie, si affida a suoni e colori, attraverso situazioni emotivamente significative e atmosfere suggestive. La narrazione teatrale può così offrire il suo contributo alla conoscenza rinunciando a una funzione puramente didascalica delle parole: il tessuto narrativo dà senso alle esperienze dei personaggi che esprimono con voce propria emozioni e pensieri, domande e riflessioni, creando spazi di coinvolgimento e interpretazione che ogni spettatore potrà colmare a sua misura.

Biglietteria del Teatro aperta dalle ore 16.00 biglietti adulti € 4,50 biglietti bambini (fino 14 anni) € 2,50 Per informazioni e prenotazioni Assessorato allo Spettacolo 0424 519819. Associazione Calalatela 0424 829472

Treviso: "L’enigma del significato"

“Tra parole, suoni e immagini”

Conferenza pubblica con Mario Galzigna, Università Ca’ Foscari di Venezia in collaborazione con il Conservatorio Statale di Musica “A. Steffani” di Castelfranco Veneto. Martedì 27 marzo 2012 ore 20.30 spazi Bomben, di Treviso

Treviso - Dopo l’avvio di un ciclo di guide all’ascolto per un pubblico adulto e di lezioni concerto per bambini della scuola primaria, la collaborazione fra la Fondazione Benetton Studi Ricerche e il Conservatorio Statale di Musica “A. Steffani” di Castelfranco Veneto, continua con la proposta di due conferenze pubbliche, negli spazi Bomben di Treviso, nel corso delle quali si affronteranno diverse questioni connesse al “mondo dei suoni” e più in generale a quello dell’arte e della comunicazione.

Nel primo appuntamento, in programma martedì 27 marzo alle ore 20.30, Mario Galzigna, Università Ca’ Foscari di Venezia, affronterà il tema “L’enigma del significato. Tra parole, suoni e immagini”, assumendo, come punto di partenza, una congiuntura trasversale, che ha interessato direttamente, tra fine Ottocento e primo Novecento (con conseguenze che si proiettano fino a oggi) le arti figurative, la letteratura e la musica: si tratta di quella che può essere definita una “rottura del rapporto di filiazione diretta tra significante e significato”. Ne furono interessate la pittura astratta, la letteratura (da Artaud fino a Joyce), la musica, almeno a partire dal superamento del campo tonale, già avviato nel secondo Ottocento da musicisti “tonali” come Richard Wagner (si pensi, ad esempio, al Wagner del “Tristano e Isotta” e al suo uso del cromatismo). Questo vasto movimento di “crisi del rapporto tra segno e senso” ha inaugurato anche, paradossalmente, il primato delle emozioni e delle passioni, considerate come emergenza direttamente connessa all’autonomia e alla potenza espressiva del discorso musicale, oltre che alle urgenze e alle contraddizioni del mondo e della storia.

La seconda conferenza, in programma venerdì 20 aprile, sempre alle ore 20.30, affronterà invece il tema de “Il senso dei suoni. Riflessioni di uno psicoanalista”. Interverrà Alberto Schön dell’Università degli Studi di Padova.

Auditorium spazi Bomben, via Cornarotta 7, Treviso. Ingresso libero. Per informazioni: tel. 0422.5121, fbsr@fbsr.it