lunedì 30 aprile 2012

Alla periferia dell'Impero con o senza Monti

La politica vive di suggestioni. La ripetizione ossessiva e aprioristica di alcuni concetti favorisce la creazione di un sentire diffuso spesso completamente slegato da qualsiasi elemento empiricamente valido e riconoscibile. Tutti ripetono come pappagalli, per esempio, che grazie a Monti l’Italia ha acquisito peso e prestigio internazionale. Bene. Da cosa si ricava questa sicumera? Quali scelte di indirizzo politico in Europa sono state ad esempio ultimamente assunte sulla base di una presa di posizione italiana trainata dal prestigioso Monti? Boh, mistero. In compenso, dall’India alla Nigeria, la nostra diplomazia da quando ci sono i tecnici al potere continua a collezionare figuracce. Quelli che si riempiono la bocca vantando un nuovo protagonismo italico nel mondo, vogliono in realtà dire un’altra cosa. Questa folta categoria di laudatores a pagamento si bea, tuffandosi nel buio della piccineria che li contraddistingue, di un risultato molto meno entusiasmante e attinente in via esclusiva al concetto minimo di presentabilità. Se prima, con Berlusconi premier, i leader europei e mondiali non solo consideravano poco le richieste italiane, ma si davano pure di gomito dispensandoci sorrisini beffardi, ora, con l’arrivo di Monti, gli stessi leader si limitano più sobriamente ad ignorarci senza umiliarci in maniera sfacciata. Con o senza Monti restiamo comunque periferia dell’impero. Per cogliere in profondità questa amara verità, è utile volgere ancora una volta lo sguardo alle elezioni francesi. Gli oligarchi terroristi che affamano l’Europa a colpi di rigore e austerità sono in subbuglio. Hollande continua a ripetere in tutte le salse che, una volta eletto, non ratificherà il cosiddetto fiscal compact. Per quanto i giornali servi del sistema provino a consolarsi dipingendo Hollande alla stregua di un Berlusconi qualunque che spara promesse elettoralistiche da tradire poi alla prova dei fatti, la preoccupazione degli euroterroristi è palpabile. Il fiscal compact rappresenta infatti nelle intenzioni di chi lo ha pensato, preparato e imposto agli stati subalterni e periferici dell’Unione, uno strumento indispensabile per proseguire rapidamente sulla strada della cinesizzazione dei popoli europei. Il fiscal compact è recentemente entrato nella Costituzione italiana, grazie ad un voto plebiscitario di entrambi i rami del nostro Parlamento. Il Pd di Bersani, che tanto gioisce per il successo di Hollande, ha votato compatto in favore di quelle norme indicate dal leader socialista francese come inique e da ripensare. Con quale faccia Bersani e Fassina fanno gli ultrà di Monti in Italia e i tifosi della gauche in Francia non è dato saperlo. La verità è che i nostri leader politici di cartapesta, non avendo il coraggio di difendere idee che non hanno, e puntando in maniera miserabile solo a restare a galla, si barcamenano nell’attesa di capire quale posizione politica dovesse infine prevalere per aderirvi entusiasticamente a giochi fatti. Si tengono cioè furbescamente tutte le porte aperte e, sull’esempio del peggior Veltroni, chiedono rigore ma anche crescita. Che equivale a dire che bisogna ubriacarsi rimanendo però astemi. Prima che senza etica, la nostra classe politica è certamente priva di coraggio. Ed è bene che i cittadini comprendano in fretta come in politica i pusillanimi risultino alla lunga più dannosi persino dei ladri.

Francesco Toscano

domenica 29 aprile 2012

CONSIGLI LIBRARI 116

Gino Giugni. Riflessioni sul mondo del lavoro
Massaro Mattia
€ 18,00
2012, 238 p., brossura
CLEUP (collana Scienze politiche)

Luigi Giugni, meglio conosciuto come Gino, non fu solo un politico ma anche un professore, un intellettuale e, soprattutto, un riformista, la cui natura si fondava sulla particolare sensibilità verso la realtà sociale, i rapporti collettivi e il dialogo. Questo saggio si propone di esplorare alcuni dei momenti cruciali della vita di Giugni al fine di tracciare la commistione tra la sua concezione giuridica del lavoro e i suoi valori liberalsocialisti. Nel fare questo, il presente studio mette in rilievo il ruolo che egli ha avuto all'interno del protocollo Intersind-Asap del 1962, nella stesura dello Statuto dei lavoratori e nell'accordo del 1993. Particolare attenzione è rivolta alla posizione dell'uomo politico e riformista Giugni nell'analisi del secondo dopoguerra, dei governi di centro-sinistra degli anni Sessanta e dei rapporti tra questi e i sindacati. Il saggio mette a fuoco il valore dell'eredità lasciataci da Gino Giugni considerando anche le preoccupazioni che egli aveva, durante il suo ultimo periodo di vita, nei confronti del lavoro autonomo.

Vita e pensieri di Antonio Gramsci 1926-1937
Vacca Giuseppe
€ 33,00
2012, XVIII-367 p., rilegato
Einaudi (collana Einaudi. Storia)

Dei suoi anni di prigionia abbiamo molti documenti, primi fra tutti i "Quaderni", ma mancava una ricostruzione sistematica non solo del pensiero, ma anche della vita di Gramsci durante quel periodo. I lunghi silenzi della moglie, i sospetti su Togliatti per la mancata liberazione, i dissidi con il Comintern e il Pci, e altri dilemmi che tormentarono il prigioniero del fascismo, vengono sottratti alle narrazioni congetturali e risolti grazie ad una accurata ricostruzione fondata su documenti in gran parte inediti. La vicenda politica e umana di Gramsci ci viene finalmente restituita nell'intreccio con la grande storia e con le figure che la illuminarono: la moglie Giulia, Tania, Eugenia e Apollon Schucht, i compagni Palmiro Togliatti e Piero Sraffa.

Sogno cose che non sono state mai
Kennedy Robert F.
Curatore: Borgognone G.
€ 11,00
Einaudi (collana Super ET)

Al fratello, che ha aiutato per tutta la campagna presidenziale, si riferiva chiamandolo "presidente". Impulsivo e senza paura, credeva nella competizione, nel coraggio e nell'amore per la famiglia - composta da undici figli e la moglie. "Fra tutti i Kennedy era forse il più Kennedy". E il più lungimirante. Lo dimostra, su tutti, il discorso sul PIL, in cui mette in luce i limiti di questo indicatore nel rendere conto del vero benessere di un Paese. Qui vengono presentati i discorsi più significativi, dal '64, quando tornò alla politica dopo la morte del fratello John, fino al '68 della sua campagna per la presidenza, conclusasi con l'attentato di Los Angeles: un periodo ricco di temi e questioni, in un Paese attraversato da profonde divisioni sociali, da una grave crisi economica e da forti preoccupazioni circa le trasformazioni dello scenario globale. In tutti gli interventi viene fuori il "Bobby" che decise di continuare il lavoro del fratello, ma anche il promotore di politiche sociali che richiedevano oltre al denaro, immaginazione, determinazione e sincerità.

*descrizioni dalla quarta di copertina

sabato 28 aprile 2012

A Villa Contarini la mostra di Saverio Barbaro

"Saverio Barbaro. Esposizione antologica. Opere dal 1949 al 2011". Villa Contarini, Piazzola sul Brenta (Padova). Dal 29 Aprile al 30 Settembre 2012.

Dopo l'esposizione dello scorso anno, dedicata a Ennio Finzi, Villa Contarini ospita l'artista Saverio Barbaro.

Nato a Venezia nel 1924, si distinse giovanissimo alla Biennale Internazionale d'Arte del 1950 dove vinse il Premio "Omero Soppelsa". Nel 1952, grazie ad una borsa di studio del Governo Francese, Barbaro soggiornò in Francia, a Parigi e a Nizza, fino al 1960. Ottenne di partecipare alla Biennale del 1956, del 1958 e del 1962, conseguendo ogni volta un riconoscimento ufficiale e l'interesse dei maggiori critici e galleristi dell'epoca.

I successivi viaggi in Africa e Medio Oriente, consentirono una nuova apertura di interessi per la civiltà e la cultura arabo-islamica che tanta parte assume nella sua attuale tematica pittorica.

L'esposizione, che ricorre a trent'anni dalla mostra antologica che l'artista realizzò nel 1982 nell'allora Villa Simes-Contarini (oggi diventata proprietà regionale) intende ripercorrere l'intero percorso artistico di Barbaro, dai primi lavori del 1949, riferibili ad un contesto pittorico di ispirazione post-impressionista, passando per le successive rappresentazioni realiste degli anni cinquanta, conseguite attraverso addensamenti e stratificazioni di colore, fino al riconoscimento di una realtà sociale e culturale, quella africana, felicemente rappresentata nelle sue opere a partire dagli anni sessanta.

La mostra si chiude con i grandi lavori su tela degli anni ottanta e novanta e con una serie di ritratti relativi agli ultimi anni della produzione dell'artista veneziano. L'attualità della pittura di Barbaro sta nel volere farci pensare all'uomo africano "non inteso come notizia generale, asservito al proprio destino di miseria", ma come "all'essere che vuole vincere la sua distruzione e, attraverso la meditazione sulle proprie forze, riscattare se stesso in una conquista di dignità di vita".

Nello scritto di presentazione alla mostra il Vicepresidente e Assessore alla Cultura della Regione del Veneto, Marino Zorzato, invita dunque a visitare questa esposizione "con lo spirito di avventura che si riserva ad un viaggio, tra la laguna e l'Oriente. Tuttavia le atmosfere non saranno solo sognanti ed evocative. Le opere di Barbaro, infatti, costituiscono il versante pittorico di reportages severi sulle condizioni di vita che egli riscontrò nelle sue permanenze nei paesi arabi e nel nord dell'Africa. La forza del documentario traspare nei temi e nei tagli iconografici, ma non viene stemperata dal cromatismo che caratterizza le sue creazioni".

Le circa 60 opere esposte in mostra provengono, oltre che dalla Fondazione Saverio Barbaro di Verona, da collezionisti privati e da Enti pubblici quali il Museo Internazionale d'Arte Moderna Cà Pesaro di Venezia.

La mostra è corredata da un catalogo di 182 pagine, edito da Antigaedizioni (a cura di Michele Beraldo con un intervento di Giovanni Curatola), con 100 riproduzioni a colori e apparati biobibliografici. "Saverio Barbaro. Esposizione antologica. Opera dal 1949 al 2011", Villa Contarini, Piazzola sul Brenta (Padova), 29 aprile - 30 settembre 2012.

Mostra promossa ed organizzata dalla Regione del Veneto e dal Gruppo Euromobil. A cura di Michele Beraldo. Orario: 10 - 18 (mercoledì chiuso). Ingresso alla Mostra: gratuito. Per informazioni e prenotazioni: www.villacontarini.eu villacontarini@regione.veneto.it tel. 049.8778272 / 3

L'Unione Europea premia la Casa della Danza

Successo internazionale per il CSC/Casa della Danza di Bassano del Grappa, che registra la vincita di altri due bandi europei sul programma Cultura 2007/2013.

(Bassano del Grappa) In epoca di tagli alla cultura diffusi e abbondanti, sorprende la vitalità di un progetto che non cessa invece di espandersi come il CSC/Casa della danza di Bassano del Grappa. Lo conferma la recente notizia che il CSC di Bassano è l’unico soggetto veneto attivo nell’ambito culturale, presente tra i 112 progetti selezionati e sostenuti dal programma Cultura 2007/2013 dell’Unione Europea (strand dedicato alla cooperazione culturale di breve periodo), unico soggetto italiano selezionato con due progetti.

Il programma Cultura dell’Unione Europea ha l’obiettivo generale di contribuire alla valorizzazione di uno spazio culturale condiviso e basato su un comune patrimonio, sviluppando la cooperazione tra i creatori, gli operatori e le istituzioni dei paesi europei, al fine di favorire l’emergere di una cittadinanza europea.
In particolare gli obiettivi specifici del programma intendono promuovere la mobilità transnazionale degli operatori culturali; incoraggiare la circolazione delle opere e dei prodotti artistici e culturali, favorire infine il dialogo tra le culture.

In totale saranno dunque 3 i progetti europei (Bassano ne aveva vinto un altro biennale anche nel 2011) che verranno sviluppati nel 2012, con una ricaduta rilevante sulla scena regionale delle arti performative e della danza contemporanea in particolare:
- Choreoroam Europe progetto biennale (2011/2012) di ricerca coreografica e mobilità artistica, promosso dal CSC di Bassano in partnership con: The Place di Londra, Dansateliers di Rotterdam, Paso a-2/Certamen Coreogràfico de Madrid, Dance Week Festival/Zagreb Dance Center di Zagabria.
- Act Your Age progetto biennale (2012/2013) di promozione del dialogo intergenerazionale e dell’invecchiamento attivo attraverso l’arte della danza promosso dal CSC di Bassano in partnership con il Nederlandse Dansagen Festival di Maastricht (Olanda) e il Dance House Lemesos (Cipro) e in relazione con centri di Turchia, Finlandia e Irlanda.
- Spazio: A European network for dance creation progetto biennale (2012/2013) di alta formazione nelle arti performative in relazione con le nuove tecnologie, promosso dal CSC di Bassano in partnership con ICK Amsterdam/Emio Greco PC (Olanda), Art Stations Foundation di Poznam (Polonia), Croatian Institute for Movement and Dance di Zagabria (Croazia).

In tutte e tre i progetti saranno coinvolte dal CSC professionalità artistiche attive sia sulla scena regionale che nazionale, per partecipare alle previste azioni di mobilità artistica, formazione, creazione e produzione. Obiettivo: l’internazionalizzazione della nostra scena della danza contemporanea con conseguenti, misurabili, ricadute positive nell’ambito del sistema spettacolo in termini di diffusione di buone prassi e innovazione dello stesso sistema.

Il CSC Centro per la Scena Contemporanea nasce nel 2007 come spazio stabile per attività di formazione e ricerca per le arti performative contemporanee di Operaestate Festival Veneto ed ha come base operativa il CSC Garage Nardini di Bassano del Grappa. Il progetto, sin dalla sua nascita promuove, in accordo e in rete con altri soggetti nazionali e internazionali, i linguaggi del contemporaneo nei diversi campi delle arti sceniche. Obiettivo prioritario del CSC è da sempre la promozione dei giovani artisti, la loro mobilità, la circolazione delle loro creazioni in diversi contesti, dal locale al transnazionale.
La progettualità e le attività del CSC di Bassano, sono state riconosciute a livello europeo nel 2010, con l’entrata del CSC nell’EDN European Dance Network, il network europeo delle Case della Danza. Il CSC è il primo e fino ad ora unico centro italiano entrato nel network che comprende alcuni dei centri più rinomati e attivi della danza contemporanea europea.

Bassano viene dunque riconosciuto centro privilegiato per la promozione della danza contemporanea grazie ai programmi che da qualche anno ha sviluppato in rete con numerosi soggetti sia nazionali che internazionali. Dando anche un decisivo contributo all’emersione e alla valorizzazione di una scena regionale che si sta imponendo fra le più innovative e originali, come non accadeva da molto tempo.
Particolare attenzione viene data anche allo sviluppo di occasioni di mobilità e residenza all’estero per gli artisti italiani sostenuti, e l’accoglienza a Bassano di artisti internazionali al fine di promuovere incontri e confronti tra diverse realtà culturali, artistiche, professionali, sociali.

Durante tutto l’anno infatti il CSC offre residenze a Bassano nei suoi diversi spazi disponibili, sia per sviluppare progetti di ricerca che per la creazione di nuove opere. Gli artisti ospiti vengono anche coinvolti in attività di formazione offerte gratuitamente agli artisti del territorio e a fine residenza presentano una prova aperta al pubblico contribuendo così al suo consolidamento e alla sua formazione.

venerdì 27 aprile 2012

Diario di viaggio: La magia di Lindau e Bregenz

Rubrica a cura di Francesca Monti

Lindau e Bregenz sono due splendide città affacciate sul Lago di Costanza, la prima si trova in Germania, la seconda in Austria. Il nome Lindau fu per la prima volta nominato da un monaco di San Gallo in un documento dell'882, che decretava la fondazione di un convento sull’isola da parte di Adalbert, conte di Rezia. Lindau conta 24mila abitanti ed è tra le più rinomate località di villeggiatura della Germania per la sua particolare posizione: è infatti situata in un'isola sul lago di Costanza (Bodensee), collegata alla terraferma da due ponti e al confine tra Germania, Austria e Svizzera.
Il lago ha altre due isole, che però non fanno parte della Baviera: Mainau, di proprietà di un ramo della famiglia Bernadotte (la casa reale di Svezia) e Reichenau, riconosciuta dall'Unesco patrimonio dell'umanità. Il cuore di Lindau è caratterizzato dalla Marktplatz, nella quale si trovano la chiesa cattolica "Unserer Lieben Frau" dedicata alla Madonna e quella protestante di St. Stephan, oltre alla casa patrizia Haus zum Cavazzen che ospita dal 1929 il museo di storia e arte locale.
La via principale è la Maximilianstraße, caratterizzata da una stupenda serie di casette risalenti al '500 dai variopinti colori, con eleganti negozi ed il quattrocentesco Vecchio Municipio (Alte Rathaus) affiancato da quello Nuovo (Neue Rathaus) in stile barocco. Da visitare anche la Peterskirche, chiesa risalente all'anno 1000 e tra gli edifici religiosi più antichi del lago di Costanza. Al suo interno è conservato il ciclo pittorico dedicato alla Passione di Cristo, opera di Hans Holbein il Vecchio. Di fianco alla chiesa si trova la trecentesca Diebsturm. Imperdibile una romantica passeggiata lungolago, per ammirare l’entrata del porto, caratterizzata dal Faro (Mangturm) e dall’imponente statua del leone di pietra, simbolo della forza e fierezza bavarese. Lindau è famosa anche per gli annuali incontri dei vincitori del premio Nobel destinati ad un pubblico di studenti e laureati provenienti dalle Università di tutto il mondo e per i Mercatini di Natale, che ogni anno attirano moltissimi visitatori.
A pochi chilometri di distanza da Lindau è situata Bregenz, venticinquemila abitanti, posizionata tra il lago di Costanza ed il fiume Reno. La città ha origine romana, in seguito i benedettini irlandesi introdussero il Cristianesimo. Dal centro cittadino, si raggiunge con la funicolare il monte Pfänder da dove si possono ammirare panorami mozzafiato sui tre paesi confinanti: Germania, Svizzera e Liechtenstein, oltre che sul lago di Costanza. Tra le attrazioni di Bregenz, ci sono la Kornmarktstrasse, la via principale, il vecchio municipio e la Torre di Martino, il Vorarlberger Landesmuseum con opere d’arte che raccontano la storia della città, la Kunsthaus Bregenz che ospita importanti mostre d’arte contemporanea, la chiesa di S. Gallus in stile gotico, con interni in stile barocco, la passeggiata sulla montagna Pfänder. Per chi ama la musica il Festival di Bregenz, una delle più importanti manifestazioni della regione, è un’occasione unica per assistere a rappresentazioni inscenate su uno strepitoso scenario lacustre. A Bregenz si trova inoltre un Casino. Ogni anno, in occasione del Natale, la città è abbellita dai tradizionali mercatini natalizi, dove i visitatori possono trovare tante idee regalo, gustosi dolcetti e finissimi ornamenti realizzati artigianalmente. Ogni domenica d'Avvento vige l'usanza di accendere una candela sulla tipica corona dell'Avvento (Adventskranz).
Lindau e Bregenz, due città affascinanti, che ho avuto modo di visitare durante il periodo natalizio, delle quali conservo un ottimo ricordo, per l’atmosfera magica e per i paesaggi stupendi che le caratterizzano.

La valle al bivio - Fumane Valpolicella (VR)

Dall'asfissia della cementificazione al respiro di nuove economie. Venerdì 27 Aprile 2012, alle ore 20.30, a Fumane presso l'Essicatoio delle uve, via Ponte Vajo.

giovedì 26 aprile 2012

Fernando Bandini sarà il protagonista di Flussidiversi 2012, ai primi di giugno a Caorle

Sarà Fernando Bandini l'ospite d'onore della quinta edizione di Flussidiversi, il festival di poesia che si terrà a Caorle, nel litorale veneziano, dal primo al 3 giugno 2012.
A promuovere la manifestazione dedicata alla poesia sono la Regione del Veneto, la Comunità delle Regioni dell'Alpe Adria e il Comune di Caorle.

Bandini aggiunge così, nel Libro d'oro di Flussidiversi, il suo nome a quelli di Andrea Zanzotto, Christoph Wilhelm Aigner, Parizia Valduga, Géza Szocs , poeti incoronati da Flussidiversi nelle precedenti edizioni.

Anche Bandini, come i suoi predecessori, lascerà un ricordo indelebile della Sua presenza a Caorle: un breve componimento il cui testo sarà scolpito sulle pietre della Scogliera dell'arte, sul lungomare dell'antico borgo lagunare.

Fernando Bandini, nato nel 1931 a Vicenza, è considerato uno dei maggiori poeti italiani del Secondo Novecento. Si dedica, oltre che alla produzione poetica, alla saggistica e alla traduzione. Ha insegnato dapprima Filologia romanza e Stilistica e metrica italiana all'Università di Padova, poi Letteratura italiana moderna e contemporanea presso l'Università di Ginevra, dove per più di vent'anni ha esercitato il ruolo di chargé de cours. Ha ricoperto il ruolo di Presidente dell'Accademia Olimpica di Vicenza e del Centro Studi Archivio Pier Paolo Pasolini di Bologna.

Secondo Andrea Zanzotto "Bandini è un poeta eccezionale tra pacatezza e meditazione; a sua differenza, è un poeta trilingue". Bandini scrive infatti in italiano, in veneto, o meglio, in vicentino, ma anche in latino. Per le composizioni in questa linfa gi sono stati assegnati riconoscimenti al Certamen poeticum Hoeufftianum di Amsterdam e al Certamen Vaticanum della Fondazione Latinitatis. Bandini pur non avendo fatto studi classici scrive anche poesie in lingua latina. "Avevo questo cruccio del latino" ha detto, "leggevo i classici e ne ero affascinato, pur non capendo nulla di quello che era scritto; ma a furia di leggerli sono diventato esperto della loro struttura!".

Risale al 1962 "In modo lampante", la sua prima opera, per i tipi di Neri Pozza. Seguono "Per partito preso" nel 1965, "Memoria del futuro" nel 1969 e "La mantide e la città" nel 1979, questi ultimi due editi da Mondadori.
"Il ritorno della cometa" risale al 1985, mentre al 1994 "Santi di dicembre" e al 1998 "Meridiano di Greenwich". La sua ultima raccolta, "Dietro i cancelli e altrove", è stata pubblicata nel 2007 da Garzanti. Per quest'opera gli è stato consegnato a Marradi, sabato 6 ottobre 2007, il Premio di Poesia "Dino Campana".

Bandini riceverà, nel pomeriggio di sabato primo giugno, in Municipio, il testimone di Flussidiversi dal poeta magiaro Géza Szocs. Sarà poi i protagonista di alcuni readings e sarà ancora lui a chiudere ufficialmente la quinta edizione del festival con la cerimonia, il pomeriggio di domenica 3 giugno, di incisione sulla scogliera di Caorle di alcuni suoi versi.

Info: Comune di Caorle - Ufficio Cultura
Tel. 0421/219254 cultura@comune.caorle.ve.it www.caorle.eu
http://flussidiversi.jimdo.com

Assegnato il II° Trofeo "Renzo Fantasia" ai Campionati Italiani di Canoa Discesa Under 21/23

Riceviamo da "Ivan Team Rafting" e pubblichiamo:

Nelle giornate di sabato e domenica scorsi, tra Valstagna e Solagna (VI), nello spettacolare percorso di canoa in località Villetta sul fiume Brenta, hanno preso il via i Campionati Italiani Under 21/23.

I migliori pagaiatori azzurri si sono sfidati per l’ambito titolo italiano e ad avere la meglio è stato il nastro nascente valligiano Pierpaolo Bonato che, dopo una prestazione a dir poco straordinaria, si è aggiudicato entrambi i titoli in palio nella categoria più competitiva, quella del K1.

Nella terra dei Campioni, sempre per il Valbrenta Team, oltre a Bonato (Campione del Mondo Junior in carica), Stefano Scremin (nella foto) ha vinto la medaglia d’argento nella categoria under 21 e Davide Maccagnan quella di bronzo nella specialità C2 senior, assieme al compagno Stefano Cicciù del Canoa Club Vicenza.

Grande Emozione per la vittoria di Maccagnan, Scremin e Bonato nella gara a squadre K1 senior, con un distacco di ben 6’’ sugli avversari della Canottieri Comunali Firenze.

Anche nella categoria ragazzi le soddisfazioni non sono mancate. Infatti, grazie all’impegno e alla fatica di Nicholas Gheno, Riccardo Mocellin e Daniele Gaudiano, il Valbrenta Team può vantare una vittoria a squadre.

Nonostante il cinismo di un atleta, che ha lamentato una lunghezza del percorso superiore di 500 metri rispetto al regolamento, la macchina organizzativa si è messa in moto per risolvere il problema in un momento veramente difficile. Come sempre, grande lavoro e professionalità alla fine hanno ripagato gli organizzatori, che hanno saputo risolvere l’intoppo accorciando la gara.

Al termine delle competizioni di sabato, durante le premiazioni, è stato assegnato un premio speciale all’Unità Pastorale, nella figura di Don Patrizio, per la disponibilità da sempre dimostrata verso il club valligiano: un vaso in ceramica con disegni in oro offerto dalla ditta TRE-A verrà esposto nella chiesa e sarà ammirato da tutti i fedeli per la particolare finezza decorativa.

Domenica 22 aprile, per l’evento più atteso, è stato assegnato il secondo Trofeo Renzo Fantasia, in memoria dell’amico di tutta la comunità valstagnese scomparso nel 2009. A consegnarlo nelle mani della moglie Luisa, gestore della Pizzeria al Mondo, è stato il vincitore assoluto Luca Panziera del Canoa Club Pescantina. La targa in acciaio inox, con impressa l’immagine di un canoista e sullo sfondo il ponte di Valstagna e la centrale di Carpanè, è stata offerta, insieme ad altri modelli più piccoli, dalla ditta COMA di Rosà. È il secondo anno infatti che la ditta sponsorizza la gara con premi in acciaio di particolare bellezza e unicità, grazie ad una particolare tecnologia di taglio con il laser.

Presenti alle premiazioni i sindaci di Valstagna e Campolongo sul Brenta, Angelo Moro e Mauro Illesi, insieme al Dottor Renato Pontarollo, ai quali è stata riconosciuta la targhetta in miniatura del trofeo Renzo Fantasia. L’ambito ricordo è stato donato anche ad altri rappresentanti dei comuni e della Comunità Montana del Brenta. La commozione di tutti nel sentire il calore e l’affetto di Luisa dopo la consegna del trofeo, ha ripagato gli sforzi non sempre riconosciuti di un gruppo di volontari che si adoperano senza sosta per questo sport. La presenza di più di 250 atleti provenienti da tutta Italia - Campioni di livello internazionale come Paolo Bifano della Polisportiva Cilento, Mariano Bifano della Marina Militare e Viola Risso dell’Extreme Kayak, solo per citare alcuni dei campionissimi presenti - dimostrano che Valstagna è il cuore della canoa.

Il fiume Brenta, grazie alla sua bellezza naturalistica e alla sua costante portata d’acqua, è da sempre il punto di riferimento per atleti non solo italiani, provenienti da tutto il mondo, che si allenano con grande costanza e sacrificio. È compito di tutta la comunità tutelare il territorio, ma soprattutto il fiume e le sue acque. La possibilità che venga modificato un percorso storico, anche solo in parte, rappresenta un danno enorme, oltre che dal punto di vista sportivo, anche culturale e per l’economia turistica di tutta la Valbrenta. Deturpare il patrimonio comune non giova sicuramente alla valle, che trova beneficio dalle poche cose che offre, in primis il fiume.

Robert Pontarollo

Padova: Arriva da Roma una cartolina per le "Cinemamme" firmata Allen e Benigni

Ultimo appuntamento con il ciclo di prime visioni ed incontri dedicati a neogenitori che chiude con successo proiettando l’ultimo film di Woody Allen “To Rome with love”

Padova - Si chiude con successo venerdì 27 aprile al Cinema Porto Astra di Padova, alle ore 10.00, il ciclo di matinée dedicato alle mamme con figli in età d’allattamento. Ancora una prima visione per le Cinemamme con l’ultimo film di Woody Allen To Rome with love e a seguire l’incontro Dalle poppate alle pappe con la farmacista Giorgia Bolzonella e la psicologa Alessia Pitrelli.

Centinaia le carrozzine che hanno “invaso” il Porto Astra nelle giornate di proiezione del ciclo di film dedicati alle donne con figli piccolissimi. Bilancio estremamente positivo per la terza edizione di Cinemamme che ha visto la presenza anche di molti papà, vera novità di quest’anno. Un pubblico di mamme giovani, in media tra il 25 e i 35 anni, e amanti del cinema che grazie a Cinemamme hanno avuto la possibilità di continuare a coltivare la loro passione, ma anche di condividere un momento speciale della loro vita con altre donne che vivono la stessa esperienza. «La formula funziona, molto apprezzati sono anche gli incontri a fine proiezione e - sottolinea Angela Bigi, curatrice della rassegna organizzata al Porto Astra - moltissime sono le richieste di ripetere l’iniziativa».

Luci soffuse, volume basso in sala, fasciatoio e scalda biberon per una proiezione a misura di bebè di To Rome with love il nuovo film scritto e diretto da Woody Allen con protagonisti, tra gli altri, Penelope Cruz e Roberto Benigni. La commedia segna il ritorno dietro la macchina da presa dal genio newyorchese che ad un anno di distanza da Midnight in Paris, sceglie ora di omaggiare Roma. Quattro diverse storie s’intrecciano mettendo in luce i temi cari al regista, dalla psicoanalisi all’esistenzialismo, per un film leggero e divertente che cerca di mettere a nudo i vizi e le virtù italiche.

Al termine della proiezione seguirà un incontro con la farmacista Giorgia Bolzonella e la psicologa Alessia Pitrelli che spiegheranno alle mamme come affrontare il delicato passaggio Dalle poppate alle pappe.

In armonia con gli obiettivi dei progetti per la genitorialità dell’Unesco e Oms, Cinemamme è un progetto orientato a sostenere i neo-genitori e creare occasioni d’incontro e di scambio al di fuori dalle mura domestiche, a diffondere nel contesto sociale l'idea che avere un bimbo da allattare non è una ragione di handicap e a prevenire isolamento e depressione post-partum.

Cinemamme si avvale del patrocinio di Agis Triveneto, Azienda ULSS n. 16, Settore alle Politiche Sociali del Comune di Padova; del contributo di Remedia.it, anche web partner per il sito www.cinemamme.net, e della collaborazione di Tote ADV, Uscita Libera e Il Mulino a Vento.

VENERDì 27 APRILE, ore 10:00
CINEMA PORTO ASTRA
Padova, via Santa Maria Assunta 20
Proiezione: To Rome with love di Woody Allen
Incontro: Dalle poppate alle pappe con Giorgia Bolzonella, farmacista e Alessia Pitrelli, psicologa
BIGLIETTO d’INGRESSO 4 euro

Per informazioni:
Cinema Porto Astra
Via Santa Maria Assunta, 204 - Padova
Telefono: (+39) 049-680057

Centenario della nascita di Giacomo Chilesotti

Domani, venerdì 27 aprile, a Thiene (VI) si svolgeranno le celebrazioni per il centenario della nascita di Giacomo Chilesotti (1912 - 2012), partigiano, medaglia d'oro al valore militare. La città renderà omaggio al suo concittadino ucciso dai tedeschi il 27 aprile del 1945.

Questo il programma della giornata di venerdì 27 aprile:

- alle 9.30 S. Messa nella chiesa di S. M. Ausiliatrice in Conca
- alle 11.00 al Padiglione Fieristico presentazione del “Quaderno della Resistenza Vicentina” n. 8 dedicato a Giacomo Chilesotti intitolato “L'ultimo viaggio dei Comandanti Chilesotti, Carli e Andreetto: ricostruzione e antologia”. Moderatore: prof. Luigi Dappiano, dirigente scolastico dell'Itis Chilesotti; Relatore: prof. Benito Gramola
- alle 15.00 a Sandrigo ritrovo delle autorità con il gonfalone presso il municipio
- alle 15.15 partenza del corteo verso il luogo dell'eccidio e deposizione di una corona d'alloro
- alle 15.30 orazione commemorativa a cura del prof. Francesco Montemaggiore, accompagnerà la cerimonia il Corpo Bandistico “Città di Thiene” alle 18.00 a Thiene Auditorium “Città di Thiene” (via C. Del Prete) presentazione del DVD realizzato dagli studenti del liceo Corradini e dell'Itis Chilesotti. A seguire letture di brani con accompagnamento musicale dedicati a Giacomo Chilesotti. Lettura di Valeria Vicentini, canta Elena Tavella.

Motivazione della Medaglia d’Oro al Valor Militare:

«Anima ardente di patriota, ebbe larga schiera di giovani seguaci dal suo entusiasmo trascinata nella santa e cruenta lotta della liberazione della Patria. Dai Berici all’Altopiano di Asiago fu condottiero valoroso e le cinque Brigate partigiane da lui organizzate e da lui fieramente addestrate, rifulsero per indomito valore in numerose azioni di guerriglia e sabotaggio. Durante le radiose giornate insurrezionali si infiltrava arditamente fra le colonne tedesche portando lo scompiglio nelle file nemiche. Catturato e condannato alla fucilazione, affrontava con eroico stoicismo il plotone di esecuzione e le sue ultime parole furono di incitamento ai compagni a perseverare nella lotta. All’alba dell’agognata vittoria il piombo nemico stroncava la sua eroica esistenza. Fulgido esempio di coraggio, di mirabile forza d’animo e di combattente»,
- Sandrigo, 28 aprile 1945

Concerti con allievi del Conservatorio di Musica “A. Steffani” di Castelfranco Veneto

Concerto di Stefano Andreatta, pianoforte

Treviso - Domenica 29 aprile alle ore 17.00 la Fondazione Benetton Studi Ricerche, in collaborazione con il Conservatorio di Musica “A. Steffani” di Castelfranco Veneto, proporrà nell’auditorium degli spazi Bomben di Treviso, il secondo concerto con allievi del Conservatorio. Dopo la classe di Musica d’Insieme per fiati del Maestro Francesco Fontolan, protagonista di questo appuntamento sarà il pianista Stefano Andreatta, vincitore di numerosi primi premi assoluti in concorsi nazionali e internazionali.

La prima parte del concerto prevede l’esecuzione di tre dei poco noti Preludi di Ferruccio Busoni, uno dei più importanti pianisti e compositori italiani fra Ottocento e Novecento, e dell’ultima sonata per pianoforte di Ludwig van Beethoven, in due movimenti, definita dal pianista americano Robert Taub «opera di ineguagliabile espressione e trascendenza… il trionfo dell’ordine sul caos, dell’ottimismo sull’angoscia.»
La seconda parte vede due grandi autori romantici, Franz Liszt e Johannes Brahms, raffrontati a uno dei maggiori virtuosi di violino: Niccolò Paganini. Di Brahms saranno eseguite le variazioni sul ventiquattresimo capriccio di Paganini, mentre di Liszt due studi: il n. 2 basato sul diciassettesimo capriccio e il n. 3 sul rondò del concerto per violino e orchestra in si minore. In questa parte è inclusa la rapsodia ungherese n. 6, una delle più celebri di Franz Liszt.

Stefano Andreatta

Nato nel 1991, si diploma col massimo dei voti, la lode e la menzione d’onore al Conservatorio “A. Steffani” di Castelfranco Veneto nella scuola del M° Francesco Bencivenga. È vincitore di numerosi primi premi assoluti in concorsi nazionali e internazionali, tra i quali: Rassegna Nazionale “I giovani per i giovani” di Ravenna; Concorso Nazionale Pianistico “Città di Cesenatico”; Concorso Internazionale per giovani strumentisti di Povoletto (Udine); Concorso Nazionale “A. Guarnieri” di Feltre (Belluno); Concorso Internazionale Giovani Talenti di S. Bartolomeo al Mare (Imperia); Concorso Internazionale di Alice Bel Colle (Alessandria); Concorso Nazionale Pianistico “C. Vidusso” di Milano (nel quale riceve anche il premio speciale “Pavi”). Nell’ottobre 2011 si aggiudica il terzo premio al Concorso Pianistico Internazionale “Chopin” di Roma, risultando l’unico concorrente europeo in finale. Nel concerto dei vincitori è solista con la “Nova Amadeus Chamber Orchestra” di Roma.

Auditorium spazi Bomben, via Cornarotta 7, Treviso. Ingresso libero. Per informazioni: tel. 0422.5121, fbsr@fbsr.it

mercoledì 25 aprile 2012

Il Vescovo Giuseppe Fiorini Morosini: Ecco perché ho scritto al premier Mario Monti

Il vescovo della diocesi di Locri-Gerace, Giuseppe Fiorini Morosini, ha recentemente scritto una lettera al premier Monti paventando il rischio che i territori della locride, già economicamente deboli, possano risultare ulteriormente danneggiati e penalizzati da alcune politiche pubbliche unicamente volte al contenimento della spesa (clicca per leggere). Il risoluto intervento del vescovo Fiorini Morosini, successore a Locri di monsignor Bregantini, ha provocato letture e analisi ad ampio raggio, alcune delle quali tendenti ad inserire l’iniziativa del vescovo all’interno di un quadro più complesso e articolato, che vedrebbe coinvolto persino l’attuale Papa Benedetto XVI (clicca per leggere). Scenari, questi ultimi, che il vescovo bolla come fantasiosi e assolutamente privi di qualsiasi fondamento. Il giornalista Francesco Toscano, in esclusiva, lo ha intervistato a beneficio dei lettori.

- Vescovo Morosini perché ha sentito il bisogno di scrivere una lettera dura al premier Monti, rompendo di fatto il clima di unanime e acritico consenso che avvolge il governo dei cosiddetti tecnici?

“La mia lettera non è una critica nel merito dei provvedimenti economici del governo. Mi mancano le competenze specifiche per fare un’analisi di questo tipo. Io ho una formazione di tipo filosofico e il mio intervento è completamente rivolto alla situazione della locride. In questa prospettiva, le difficoltà di questi territori hanno origini molto lontane nel tempo, per cui sarebbe scorretto indicare Monti, da poco al governo, come responsabile e causa delle tante criticità che ci affliggono. Questo non mi esime però dal fare presente a Monti che le sue politiche, fatte di continui tagli, di sicuro non risolveranno nessuno dei tanti problemi che viviamo”.

- A Monti invece è riconosciuto il ruolo di salvatore…della patria. Cosa sbaglia?

“Io ho evidenziato due concetti importanti. Il primo riguarda la politica dei numeri, e il secondo concerne il concetto di risparmio. La politica dei numeri è una politica perversa. Una regola che stabilisce, ad esempio, un numero minimo di abitanti per la creazione di un presidio sanitario può avere un senso in una città come Roma, ma può rivelarsi ingiusta ed inefficace in una realtà come la locride, insieme di tante comunità spesso poco popolate e mal collegate. Situazioni specifiche richiedono interventi diversificati e mirati”.

- Passiamo al concetto di risparmio

“L’idea di tagliare i costi ha un senso se applicata a realtà ricche. A chi ha dieci puoi chiedere di dare cinque. Ma a chi ha uno cosa vuoi chiedere?”.

- La locride è ferma a uno?

“Molti paesini, specie nell’entroterra, continuano a sopravvivere non tanto contando sul lavoro, che non c’è, quanto sul fatto che vengono ancora garantiti alcuni servizi essenziali. Tagliando le poste, gli asili e le scuole materne, questi piccoli centri conosceranno una nuova emigrazione capace di spopolarli del tutto. E’ questo quello che desideriamo? La politica economica del governo Monti, continuando così, darà l’ultimo colpo, decisivo e mortale, per le sorti del nostro sud in generale e della locride in particolare”.

- Esempi pratici?

“Prendiamo il caso delle ferrovie. Non è che da qui passavano un’infinità di treni e ora ne hanno soppresso qualcuno. No. Hanno definitivamente cancellato i pochi treni a lunga percorrenza che collegavano il nostro territorio al resto d’Italia. Senza dimenticare lo stato pietoso dei collegamenti stradali. Dalla locride per raggiungere Reggio Calabria in macchina si impiegano quasi due ore. Questo è il quadro reale della situazione. Ed bene che il premier Monti ne prenda rapidamente atto”.

- Il suo appello ha sortito effetti?

“Io non ho il potere di cambiare le cose ma ho il dovere di sensibilizzare le coscienze. Ogni giorno sento sulla mia pelle le sofferenze di una intera comunità che chiede aiuto, che si rivolge alla Caritas per mangiare, per poter pagare le bollette e per trovare un posto di lavoro. Qualcosa bisogna pur fare”.

- In teoria le risposte dovrebbe darle la classe politica

“Appunto. Spesso i politici, presi dalla contingenza, non hanno il tempo materiale di ascoltare la gente. Chi vive in mezzo agli uomini, invece, conoscendo le tante difficoltà, non può rimanere inerte”.

- Non crede che la voce della Chiesa sia oggi tutto sommato debole di fronte ai guasti di un modello neoliberista affamante?

“No. La voce del Papa, attraverso le ultime encicliche, si è fatta sentire in maniera chiarissima. Gli attacchi alla Chiesa nel suo complesso sono solitamente falsi, cattivi e alimentati da persone che non cercano la verità ma si limitano a spargere veleni”

- Ne ricorda qualcuno in particolare?

“Mi vengono in mente tutte le ricostruzioni false e tendenziose che hanno accompagnato sulla stampa il trasferimento del mio predecessore monsignor Bregantini e la mia conseguente venuta nella locride. Hanno dipinto uno scenario dove il Vaticano, connivente con la mafia, avrebbe allontanato volutamente un vescovo scomodo per le cosche, sostituendolo con un altro, che sarei io, destinato a normalizzare la situazione perseguendo il supposto ripristino di una pacifica e interessata convivenza. Pura fantasia”.

- E’ rimasto personalmente turbato da queste ricostruzioni?

“Quando sono stato nominato vescovo, conoscendo il clima che si respirava, chiesi al nunzio apostolico quale fosse il mio mandato. Mi rispose: vai, vedi agisci. Non aggiunse altro. Oggi tanti di quelli che dissero che avevano cacciato Bregantini per fare un favore alla mafia mi riconoscono un profilo antimafia. Qualcosa quindi non quadra. La stampa costruisce castelli in aria. La gente poi si nutre di tante menzogne dolosamente diffuse”.

- Avverte il ritorno di un clima anticlericale?

“Certamente”.

- Alimentato da chi?

“Da tutti quelli che spargono bugie sulle presunte ricchezze del Papa che, dicono falsamente, potrebbero essere usate per sfamare l’Africa”.

- A proposito di lotta alla povertà. Alla Chiesa contemporanea viene spesso rimproverata una certa ostilità nei confronti della Teologia della liberazione, idea che mette i bisogni dei poveri al centro del messaggio evangelico di salvezza

“Bisogna capire cosa è la Teologia della liberazione. Io sono stato diverse volte in America latina. E’ falso dire che la Chiesa si è scagliata contro un’idea che professa il riscatto dei poveri. La Chiesa ha condannato quei teologi che hanno strumentalizzato l’azione della Chiesa per fini politici. La Chiesa non è un’istituzione politica, ma è portatrice di un messaggio di salvezza che si rivolge a tutti gli uomini. Leggendo ad esempio i documenti in proposito redatti dall’allora cardinale Ratzinger si coglie, non la condanna per la Teologia della Liberazione in quanto tale, ma verso l’opera di convincimento marxista diffusa da alcuni che pretendevano di parlare in nome della Chiesa”.

- Ma le idee di fondo della Teologia della liberazione restano valide?

“La Chiesa è sempre vicina al povero. In Brasile le scuole materne cattoliche tolgono i bambini poveri dalla strada e sfamano quelli che non hanno cibo. In America latina lo scandalo delle diseguaglianze economiche è insopportabile. Ma non per responsabilità della Chiesa”.

- I cittadini della locride hanno apprezzato la sua presa di posizione?

“La mia lettera ha riscosso l’approvazione della gente della locride perché ha intercettato i suoi bisogni. I politici devono tornare a sintonizzarsi con i bisogni veri della gente. Sono troppo distanti dalla realtà quotidiana. L’ossessione di far quadrare i bilanci a tutti i costi produce guasti sociali”.

- Ma questo governo, oltre all’ossessione per la fredda contabilità, pare molto attivo nel limitare i diritti dei lavoratori e dei pensionati. Al di là del dato economico, non crede che il montismo miri più ambiziosamente a ridisegnare la società in termini neofeudali?

“Non sono in grado di dire se alcuni interventi legislativi in tema di lavoro vanno più nella direzione della limitazione degli attuali diritti o in quella dell’ampliamento delle future opportunità. Un certo capitalismo ha prodotto in ogni caso gravi danni”.

- Ma il capitalismo di oggi non è identico a quello del dopoguerra

“La società consumistica ha creato le premesse per un mondo fondato sull’egoismo e l’insensibilità. La politica economica contemporanea riflette questa degenerazione. Ricordo un intervento di tanti anni fa di un vescovo di Ivrea che invitava un grosso industriale di cui non ricordo il nome a ricordare che dietro ogni singolo licenziamento c’è un uomo. Allora l’industriale rispose al vescovo di farsi gli affari suoi. Non è cambiato poi molto. Slegare il profitto dalla morale è stato un tragico errore. La società contemporanea ha poi smarrito il concetto di solidarietà sulla scia anche di una interiorizzazione dell’idea dell’accumulo capitalistico”.

- Quale ruolo ha oggi la Chiesa?

“La Chiesa forma le coscienze. Noi riproponiamo il messaggio evangelico. Le famiglie oggi si indebitano per inseguire beni e desideri superflui”.

- Avverte una cappa mafiosa su questa area?

“Non avverto nessuna cappa. I problemi si affrontano nel rispetto dell’uomo, anche di quelli che sbagliano. Io condanno l’usura, l’intimidazione, il traffico di droga e dico che Dio farà giustizia del male, ma accolgo tutte quelle persone che vogliono redimersi e cambiare”.

- Come ha vissuto le notizie pubblicate da organi di stampa come il Fatto Quotidiano che hanno pubblicato documenti che testimoniano profonde lacerazioni interne alla Chiesa di Roma?

“Sono vicende che non conosco e non mi toccano. Ogni realtà umana conosce le lotte per il potere e anche la Chiesa purtroppo non ne è esente. Sono lotte che mi lasciano assolutamente indifferente”.

- Esiste la massoneria dentro la Chiesa?

“Non ho alcuna informazione al riguardo ma una cosa è certa: la Chiesa non va d’accordo con la massoneria. Sono realtà distinte e contrapposte. Non si può aderire contemporaneamente alla Chiesa cattolica e alla fratellanza massonica. E’ sufficiente la fratellanza in Gesù Cristo. Chi accusa la Chiesa di avere al suo interno presenze massoniche abbia il coraggio di fare i nomi”.

- Ma secondo lei esistono vescovi e cardinali massoni?

“Io non ho modo di sapere se uno aderisce o meno alla massoneria. Se dovessi sapere che nel mio clero c’è un sacerdote massone lo sospenderei immediatamente. Il cardinale Ratzinger in proposito ha firmato in passato un documento chiarissimo ed esaustivo”.

- La voce della Chiesa è oggi complessivamente flebile di fronte ai drammi della crisi economica e sociale?

“La voce della Chiesa non è affatto debole. La dottrina sociale della Chiesa non entra nel merito della moralità di alcuni provvedimenti come il pareggio di bilancio in Costituzione. La Chiesa si preoccupa di salvaguardare alcuni valori e alcuni principi fondamentali. Ogni volta che la Chiesa, storicamente, si è spinta oltre ha sbagliato”.

- La preoccupa lo svuotamento delle democrazie nazionali ad opera di un superorganismo europeo composto da tecnocrati nominati?

“Non è possibile, se è questo che mi chiede, pretendere che la Chiesa prenda una posizione che di fatto rimproveri il Presidente Napolitano per avere incoraggiato la formazione del governo Monti. Mi preoccupano le sceneggiate. Un minuto prima che arrivasse Monti, la destra e la sinistra si accusavano di tutto ed oggi, invece, gestiscono insieme il potere. Recite elettoralistiche”.

- Insomma il rischio che la tecnocrazia soffochi la nostra democrazia non lo vede

“Monti è semplicemente il risultato del fallimento della nostra classe politica”.

- Sergio di Cori Modigliani, artista e scrittore, ha collocato la sua lettera all’interno di uno scenario più articolato che finirebbe con il palesare il fastidio del Papa verso la politica di austerità della cancelliera tedesca Angela Merkel

“Una ricostruzione ridicola e divertente. Ho riso di fronte a quella ricostruzione. Ma chi avrebbe poi mandato la lettera a tutti i sacerdoti francesi e tedeschi? Una lettera che sarebbe diventata addirittura cult nei Paesi d’oltralpe? Fantasie allo stato puro”.

- Chiudiamo con una analisi più generale. La fine dell’Urss ha paradossalmente fatto male all’occidente?

“L’Urss non aveva nessuna attenzione per i poveri. Sono stato due anni nella repubblica Ceca dopo la caduta del muro. Ho sentito di persona le tante sofferenze provocate dal comunismo. La fine delle ideologie in generale, e non dell’Unione sovietica in quanto tale, ha impoverito la nostra cultura e la nostra società”.

- E la politica calabrese è all’altezza dei bisogni di questa terra?

“La politica calabrese affronta le emergenze senza una visione strategica del futuro. Ma non si può chiedere alla Chiesa di supplire ai limiti della politica. Non dobbiamo ripetere gli errori del passato”.

Francesco Toscano

BUON 25 APRILE!


martedì 24 aprile 2012

Donne in rete per la Pace

Il sabato pomeriggio, nonostante la crisi e le lamentele dei commerciati che vedono i loro incassi diminuire, il centro storico di Vicenza si anima. Molti giovani e non solo percorrono Corso Palladio e Corso Fogazzaro tenendo a portata di mano l’ombrello visto che il cielo promette pioggia. Tra la folla anch’io cammino. Ad un certo punto nella centrale piazza San Lorenzo si sente la voce di un uomo amplificata da un megafono. Faccio attento il mio orecchio e sento che si parla di pace, di crisi, di economia, di investimenti e missioni militari. Mi guardo attorno e scorgo un capannello di persone che circonda un gruppo di teatranti. Non si tratta di una commedia, ma della messa in scena di uno spaccato della nostra ordinaria quotidianità. Mi rendo conto che si tratta di donne. Sono sei donne che interpretano ruoli differenti. Scorgo un barbone sdraiato a terra ricoperto di giornali. Vedo una dottoressa alle prese con una paziente che gli porge una ricetta. Una donna è seduta e tiene la testa tra le braccia guardando a terra. Un’altra donna è sopra un piedistallo e in mano tiene un aereo, un caccia militare. Un’altra persona con il caschetto giallo da operaia. In tutto sei donne. C’è un particolare che le accomuna: il volto è coperto da una maschera bianca. Inoltre non si muovono. Sono ferme, fisse. La staticità che allude alla non vita. Le si sta a guardare e suscitano sentimenti e riflessioni nei passanti. Molti si limitano a scansare la scena, vanno oltre. Altri si fermano e si lasciano coinvolgere dalla scena. Altri ancora vengono intervistati dall’unico uomo che con il megafono suscita riflessioni e snocciola numeri. Ad un certo punto il gruppo delle teatranti si anima e prende vita una scena che rappresenta il nostro quotidiano ormai impastato di crisi, paure, sprechi, solitudine, ruberie e spese folli per interessi personali a scapito del bene comune. Da ultimo le teatranti si tolgono la maschera bianca e mostrano il volto. Volti comuni, volti che rappresentano noi cittadini. Dal megafono si ode la richiesta di un applauso. La gente non applaude non per mancanza di educazione, ma per la consapevolezza che quanto sentito, visto è un pugno allo stomaco che ci fa aprire gli occhi sulla realtà malata della nostra politica e sull’ingiusta e non certo etica economia che getta nella disperazione molti uomini e donne.
Alla fine mi viene messo in mano un volantino che riprende gli spunti di riflessione risuonati durante la rappresentazione.
Scopro che si tratta di una associazione: “Donne in rete per la Pace”. Il titolo del volantino è il seguente: “L’Italia ha denaro per le basi e le missioni militari ma non per il sociale”. Leggo e mi rendo conto di sapere già molto sul contenuto del foglio, ma non tutto.
Non ero a conoscenza di quanto detto all’inizio e cioè del “Bilateral International Agreement”, sancito nel 1954 con gli Stati Uniti d’America. L’Italia contribuisce alle spese per le basi militari americane per il 41,5 %. In base a tele accordo un soldato americano costa all’Italia 27.500 euro l’anno. Proprio così. Nel 2014 saranno presenti a Vicenza circa 5.000 soldati americani con un onere complessivo di circa 137 milioni di euro all’anno a carico dell’Italia.
Cosa si potrebbe fare con questo denaro? O meglio come lo si potrebbe impiegare diversamente?
Le proposte sono molte ed eticamente valide. Sanità, scuola e sociale necessitano di investimenti e non di tagli. Ci sono delle contraddizioni che emergono dai numeri e fanno riflettere.
Il costo totale in bilancio 2011 delle Forze Armate: 23 miliardi di euro che equivale alla spesa sanitaria della Regione Veneto per due anni e mezzo. Da una parte si taglia (sanità) e dall’altra si finanzia come previsto dalla recente legge di stabilità che conferma la cosiddetta “mini naja” con uno stanziamento di 7,5 milioni di euro per il 2012 e di un milione di euro per il 2013.
La sola missione in Afghanistan costa più di 2 milioni di euro al giorno e quasi cinquanta morti ormai. 500 giorni di missione costano come un anno di spesa sociale della Regione Veneto. 150 giorni di missione in Afghanistan equivalgono al denaro che serve per finanziare il fondo sociale per le persone non sufficienti (300 milioni di euro) per l’assistenza domiciliare di 250.000 cittadini disabili: questo fondo oggi è azzerato.
Ogni cittadino italiano paga per le spese militari oltre 400 euro l’anno.
Contemporaneamente lo Stato ha tagliato trasferimenti al Comune di Vicenza per 9 milioni di euro.
E dati e riflessioni, considerazioni, indignazione e sdegno potrebbero continuare.
Finita la rappresentazione i teatranti si spostano in un’altra piazza. Comincia a piovere. Si aprono gli ombrelli e si fugge a casa con la consapevolezza di aver assistito non a una rappresentazione fantastica, ma alla riflessione sull’ordinaria e quotidiana realtà. La crisi è reale, la recessione è un dato di fatto, ma qualcuno gode, molti soffrono e io non ci sto. Cosa posso fare? Per ora ho scritto, non basta, ma è già qualcosa.

Ivano Maddalena

Un treno, una valigia, ricordi e poesie

Giovedì 26 aprileore 21,00 al Teatro Parrocchiale di Romano d’Ezzelino (VI) in Piazzale Chiesa, si terrà con ingresso libero, la rappresentazione di “Un treno, una valigia, ricordi e poesie” reading tratto dal libro “Viaggi diversi” di Giovanni Rattini.

L’evento fa parte dellarassegna “Tutti in teatro”, manifestazione a corredo della 22^ edizione degli Angoli Rustici che sarà domenica 29 aprile sempre a Romanod’Ezzelino.

La presentazione del libro“Viaggi diversi” diviene così un piccolo spettacolo allestito dall’autore in collaborazione con gli attori Eros Zecchini e Mario Dalla Fina e il cantastorie Ezio Pesavento Squinz, dove si racconteranno le storie di più persone che hanno lasciato traccia delle loro emozioni provate, nei pressi o a bordo, del treno che collegava Piovene Rocchette con Asiago. Parteciperanno anche alcuni figuranti dell’Associazione Culturale Sèriola di Romano d’Ezzelino.

La mattina del 10 febbraio 1910 nonostante gli inconvenienti dovuti all’abbondante nevicata della notte, la linea ferroviaria a scartamento ridotto che avrebbe collegato Piovene Rocchette con Asiago, venne finalmente aperta al traffico passeggeri e merci.

L’inaugurazione ufficiale sarebbe arrivata sei mesi più tardi, il 4 agosto, ma ormai l’attesa, soprattutto da parte degli abitanti dell’Altopiano, poteva dirsi conclusa. Erano infatti passati più di vent’anni da quando nel 1882a veva cominciato a circolare l’idea dell’industriale Alessandro Rossi, titolare dell’omonimo lanificio, di una linea ferroviaria che potesse collegare la pianura con la terra dei suoi avi.

Tra i tanti contributi, accanto agli scritti di Mario Rigoni Stern e Goffredo Parise, ci saranno quelli di poeti per lo più sconosciuti che, grazie a quanto messo nero su bianco,hanno fermato nel tempo le loro emozioni. Ciò che è uscito dalle loro penne, senza questo libro probabilmente sarebbe andato irrimediabilmente perduto.

Il titolo del libro è un po'un gioco di parole; erano quelli viaggi diversi, ma sono anche viaggi poetici, in cui appassionati quanto improvvisati poeti, hanno voluto dedicare a quell'indimenticabile treno suggestivo.

In sottofondo il rumore del treno sarà la colonna sonora di questo viaggio “di versi”.

Si partirà con una vecchia valigia di cartone piena di simboli attraverso i quali identificare i protagonisti del libro e il viaggio terminerà quando la valigia tornerà ad essere vuota, ma avrà lasciato dietro di sé, i ricordi più importanti.

Ezio Pesavento ha trovato il modo di inserire nello spettacolo anche alcune canzoni (l'Albaro e La Vaca Mora) tratte dal cd che ha da poco pubblicato.

Patrizia Laquidara in concerto a Cittadella

La raffinata autrice e interprete vicentina in duo col pianista Alfonso Santimone al Teatro Sociale di Cittadella, per la rassegna “Musikè”

Proseguono gli appuntamenti padovani di Musikè, la nuova rassegna di musica, teatro, danza promossa e organizzata dalla Fondazione Cariparo. Sabato 5 maggio al Teatro Sociale di Cittadella (PD) sarà la volta di Patrizia Laquidara, una delle cantautrici italiane più apprezzate al di là dei confini nazionali, dagli Stati Uniti all’America Latina, dal Giappone ai principali Paesi europei. Accompagnata dal pianoforte di Alfonso Santimone, si esibirà in un concerto di rara suggestione, tra jazz e cantautorato.

Nata a Catania, vicentina d’adozione, Patrizia Laquidara è considerata dalla critica una delle voci più belle del panorama italiano. Un talento eccentrico ed eclettico che per Musikè presenterà una selezione di brani tratti dai suoi ultimi album: Indirizzo portoghese, Funambola, Il canto dell’anguana. Proprio con Il canto dell’anguana Patrizia Laquidara si è aggiudicata la Targa Tenco 2011 per il miglior album in dialetto: un disco, infatti, cantato interamente in dialetto vicentino. Questo originalissimo progetto discografico è nato dal desiderio di dar voce a una figura mitologica della tradizione popolare veneta: l’anguana, creatura legata all’acqua, a volte rappresentata come una giovane donna seducente, altre volte come un essere per metà donna e per metà rettile o pesce (il dialetto veneto conserva il detto Sigàr come n’anguana, “gridare come un’anguana”), altre volte ancora come una figura notturna e spettrale, che si dilegua prima che la si possa riconoscere in viso. «Un viaggio musicale che non lascia spazio alla nostalgia, ma anzi - spiega la cantautrice - vuole risuonare con esperienze musicali e vocali che abbracciano le culture popolari del Mediterraneo, incrociando le rotte erranti di Ulisse».

Patrizia Laquidara si è aggiudicata il premio della critica al Festival di Sanremo del 2003, dopo aver vinto il premio alla miglior voce e alla miglior composizione e il premio della critica al Festival di Recanati del 2002. Vanta collaborazioni prestigiose, tra cui la colonna sonora per il film Manuale d’amore, scritta con Paolo Buonvino e nominata al David di Donatello nel 2005. Insieme allo storico Emilio Franzina ha affrontato il repertorio dei canti dell’emigrazione italiana, portando in Italia e all’estero spettacoli come Veneto Transformer ed Esuli profughi rifugiati, in una parola: Migranti.

La voce di Patrizia Laquidara sarà accompagnata dal pianista Alfonso Santimone, musicista e compositore dal tocco visionario che vanta innumerevoli collaborazioni, tra cui spiccano quelle con Paolo Fresu, Tony Scott, Gianluca Petrella, Robert Wyatt, Marc Ribot, Harold Land, John Clark, Ares Tavolazzi, Enzo Favata, Jessica Lurie, Chris Speed. Santimone fa parte del collettivo di musicisti “El Gallo Rojo”, etichetta discografica indipendente che sempre più si sta affermando sulla scena nazionale e internazionale.

Ingresso libero e gratuito fino ad esaurimento posti.

"I nostri anni migliori" tra rivoluzione e libertà

Tappa vicentina del Veneto Film Tour con un documentario teso ed emozionante che racconta la storia di cinque profughi tunisini sbarcati a Lampedusa nel 2011

Cosa resta di una rivoluzione nelle vite delle persone che l’hanno attraversata? Una risposta la cercano i due registi padovani Matteo Calore e Stefano Collizzolli con "I nostri anni migliori", un lavoro fortemente impegnato nella tradizione del cinema documentario d’impegno civile che racconta le drammatiche vicende dei profughi tunisini nell’estate del 2011. Per la rassegna Veneto Film Tour il film verrà proiettato sugli schermi del Cinema Leone XIII di Vicenza, venerdì 27 aprile alle ore 21.00. Ad introdurre la serata i cortometraggi "Neve" di Luca Zambolin e Diego Scano e "L’intruso" di Filippo Mene­ghetti. Due opere prime che dimostrano già maturità registica, coadiuvate da attori di esperienza come Roberto Citran e Silvio Comis.

Tra febbraio ed aprile 2011 ventitremila tunisini arrivano a Lampedusa. Il governo italiano urla all’invasione, si parla di un’orda barbarica, di un esodo biblico, di uno tsunami umanitario. Non si parla invece della storia di queste persone. I due registi padovani, Matteo Calore e Stefano Collizzolli, quella primavera sono scesi nei campi di prima accoglienza di Mandria, Mineo e Palazzo San Gervasio e hanno chiesto a cinque di loro si raccontarsi. Un’intera vita soffocata sotto il regime di Ben Ali, la rivoluzione inaspettata e dirompente che l’ha messo in fuga. Poi la possibilità di partire, per alcuni a lungo sognata e per altri solo improvvisata. Gli anni migliori sono quelli di Adel, Fehti, Mehrez, Nader, Mouez: una generazione a cui troppo tempo è stata negata la libertà, e che ora ha deciso di provare a prenderla fino in fondo.

Introduce la serata "Neve" (2010) breve fiction di 11 minuti che ha valso ai registi Luca Zambolin e Diego Scano il Premio "Veneto Movie Movement" all’Euganea Film Festival 2011. È il ritratto di un uomo che passa la vita tra la fabbrica dove lavora e la casa, l’unico luogo dove non è obbligato ad interagire con la società in cui attraverso uno sguardo nel passato riemergono emozioni sotterrate da una vita vacua.

A seguire il cortometraggio "L’intruso" (2011), opera prima di Filippo Meneghetti, storia di uno scontro generazionale tra padre e figlio. "L’intruso" racconta il tessuto sociale di un piccolo paese della campagna del NordEst, scosso dalle crescenti insicurezze causate dall’arrivo di alcuni immigrati. Due mentalità diverse, quella del padre Dino e del giovane figlio Thomas il cui difficile rapporto arriverà alla resa dei conti.

VICENZA, VENERDì 27 APRILE
Cinema Leone XIII, ore 21.00
"Neve" di Diego Scano e Luca Zambolin
"L’intruso" di Filippo Meneghetti
"I nostri anni migliori" di Matteo Calore e Stefano Collizzolli
Alle proiezioni saranno presenti gli autori
Biglietto ingresso proiezioni: 4 euro.

Il programma completo della rassegna è disponibile all’indirizzo www.venetofilmfestival.it

Per informazioni
www.venetofilmfestival.it
info@venetofilmfestival.it
Veneto Film Festival c/o Cinit-Cineforum Italiano
Via Manin, 33 - 30173 MESTRE-VENEZIA

"Viva l'Italia" per festeggiare la Liberazione

Mercoledì 25 Aprile 2012 presso il Teatro Remondini di Bassano del Grappa, alle ore 21.00, spettacolo speciale per la Festa della Liberazione

Il "Bel Paese" protagonista di uno spettacolo multimediale, che vede sul palcoscenico Aldo Cazzullo, celebre firma del Corriere della Sera, con la trasposizione teatrale del suo libro Viva l’Italia. La serata conclude la Stagione Teatrale Città di Bassano 2011 /2012 promossa dall’Assessorato allo Spettacolo, in collaborazione con la Fondazione Atlantide e il sostegno della Regione del Veneto.

Ultimo appuntamento con la stagione teatrale della Città di Bassano del Grappa, che si conclude con uno speciale spettacolo fuori abbonamento in occasione della ricorrenza del 25 aprile, festa della Liberazione.
Aldo Cazzullo, giornalista e scrittore, porta in scena, insieme a Marianna Dal Collo, Michela Ghionna, e Paolo Valerio, la presentazione del suo libro Viva l’Italia, con il supporto multimediale di immagini di repertorio montate da Roberto Guglielmi, e accompagnati al pianoforte da Sabrina Reale.

Chissà cosa direbbe dell’Italia di oggi Garibaldi, che conquistò un regno ma con sé a Caprera non portò i quadri di Caravaggio e l’oro dei Borboni, bensì un sacco di fave e uno scatolone di merluzzo secco. Cosa direbbero i volontari della Grande Guerra, che scrivevano alle madri: «Forse tu non potrai capire come non essendo io costretto sia andato a morire sui campi di battaglia, ma credilo mi riesce le mille volte più dolce il morire in faccia al mio paese natale, per la mia Patria». Cosa direbbe il generale Perotti, capo del CLN piemontese, condannato a morte dal tribunale di Salò, che ai suoi uomini ansiosi di discolparlo e addossarsi ogni responsabilità grida: «Signori ufficiali, in piedi: viva l’Italia!»?

«Viva l’Italia!» oggi è un grido scherzoso. Ma per molti italiani del Risorgimento e della Resistenza furono le ultime parole. Si dimentica che i partigiani non furono tutti sanguinari vendicatori ma anzi vennero braccati, torturati, impiccati ed esposti per terrorizzare i civili. Nel corso dello spettacolo Cazzullo, fa riferimento anche alla triste vicenda di Viale dei Martiri.

L’autore rispolvera anche il Risorgimento, ricordando come nel 1848 insorse l’Italia intera, paragonandola, all’oggi, dove protagonisti sembrano i movimenti indipendentisti.

“L’Italia la si vorrebbe divisa o ridotta a Belpaese – racconta in scena Cazzullo - invece l’Italia è una cosa seria. È molto più antica di 150 anni; è nata nei versi di Dante e Petrarca, nella pittura di Piero della Francesca e di Tiziano. Ed è diventata una nazione grazie ad eroi spesso dimenticati”.

Aldo Cazzullo nel suo libro edito da Mondadori, anziché limitarsi prudentemente ai valori incontestabili e alle eccellenze universalmente riconosciute, mette dunque il dito nelle piaghe del Risorgimento, della Grande Guerra e della Resistenza rintracciandovi i motivi per cui “dobbiamo essere orgogliosi della nostra nazione”. Non del nostro Paese, e nemmeno del Belpaese fatto di pizza, spaghetti e mandolino, ma della Patria, della Nazione: di quell’ideale a tal punto serio da meritare letteralmente il sacrificio della vita.

Biglietto unico 8 euro. Informazioni e prenotazioni ufficio Informazioni turistiche tel. 0424 524351

lunedì 23 aprile 2012

Padova: Ateneo nelle mani della casta baronale

Riceviamo dal Sindacato degli Studenti e pubblichiamo:

Senato Accademico del 23 aprile 2012: s
i conferma l’indisponibilità alla democrazia nel governo dell’Università

Nella seduta di oggi del Senato Accademico sono stati eletti i 5 membri interni del Consiglio d'Amministrazione. Lo Statuto approvato a dicembre prevedeva che le candidature di questi 5 membri interni (docenti, ricercatori, tecnici amministrativi) fossero prima esaminati da una commissione istruttoria che valutasse la “comprovata competenza in campo gestionale ovvero di esperienza professionale o qualificazione scientifica di alto livello" (art. 16, comma 2 dello Statuto) di cui devono essere in possesso. Questa formula fu contestata duramente da Marco Maggioni, rappresentante de Il Sindacato degli Studenti in commissione statuto, perché si temeva che questa si rivelasse in realtà un modo attraverso il quale impedire di fatto a determinate componenti di accedere al CdA, riservando l'accesso solamente a professori ordinari o già parte del “governo” dell’ateneo. Temevamo infatti che “comprovata esperienza” diventasse sinonimo di “comprovata fedeltà” alla cricca che da ormai un decennio regna nella nostra Università. Infatti noi proponemmo invece che nell’organo più importante dell’Università di Padova fossero rappresentate tutte le componenti: anche quelle deboli come i ricercatori.

Purtroppo i fatti hanno dato ragione alle nostre perplessità: dalle decine di candidati che hanno presentato curriculum e motivazione della candidatura, la commissione istruttoria, formata dal rettore Zaccaria e da altri 3 docenti, ha selezionato solo 8 ordinari e un'appartenente al personale tecnico-amministrativo. Fra questi 9 superstiti, guarda caso sono presenti proprio quelle persone che da settimane sono date come sicuri componenti del prossimo Cda dalle mille voci che hanno preceduto questa seduta del senato accademico.
Solo stamattina, mezzora prima dell’inizio della seduta e solo dopo la richiesta di 9 membri del senato accademico il rettore ha messo a disposizione il verbale della commisione e i curriculum dei candidati esclusi. Un fatto che sfiora il ridicolo.

Inutile dire che questo comportamento qualifica ancora una volta l’attuale governo dell’Università come tutt’altro che democratico e assegna ancor più il nostro Ateneo nelle mani di ordinari e di quella casta baronale fedele a Milanesi e Zaccaria. Dopo le nomine per la commissione statuto decise senza tenere conto della rappresentatività delle varie componenti e la scelta di non parlare con le componenti deboli dell’ateneo durante i sei mesi di attività della commissione, ora Zaccaria ha blindato le nomine dell’unico organo che conterà nell’Università di Padova. “Chi ha deciso che solo gli ordinari sono in possesso della competenza necessaria a stare in Cda?” dichiara Giovanni Zamponi, rappresentante degli studenti in Senato Accademico. “Quello della competenza è un criterio giusto, ma in questo caso rappresenta solo una maschera che serve a coprire una logica di casta. Una logica che prevede che chi rappresenta veramente le istanze della varie componenti dell’ateneo sia escluso dagli organi di governo. Questo comportamento e questa idea di governo sono pericolose, tanto più se espresse da chi poi si fa vanto di democrazia, di partecipazione e di trasparenza e peseranno su chi ha avuto la responsabilità di avvallarle e attuarle. Zaccaria non si nasconda dietro la legge Gelmini, dietro lo statuto e dietro a obblighi di legge inesistenti. Si prenda le proprie responsabilità.”
Occorre che ci sia da parte dei docenti e del personale dell’ateneo una presa di coscienza che vada al di là delle convenienze di settore, ma che guardi all’importanza delle fondamentali norme della democrazia.

Giovanni Zamponi - Il Sindacato degli Studenti
Rappresentante degli studenti in Senato Accademico

Vicenza: A "caccia" delle tessere Pdl fantasma

A Vicenza in questi giorni torna alla ribalta il tema dei falsi tesseramenti in casa Pdl. Stiamo parlando di quelle persone che a loro insaputa si sono ritrovate iscritte nelle liste del Popolo della libertà e di cui abbiamo già dato più volte notizie. Nel vicentino il Pdl ha raccolto circa 17 mila tesseramenti e il 12 febbraio 2012 i tesserati erano chiamati a recarsi al Teatro Nuovo di Vicenza per eleggere - assistere all’investitura di Sergio Berlato come coordinatore provinciale. Inoltre c’erano da formalizzare le iscrizioni al Pdl. Furono poco meno di tremila coloro che si recarono al congresso quel giorno e pochi furono i tesseramenti regolarizzati. La magistratura sta indagando su circa 8.000 tesseramenti ritenuti non regolari. Di fatto molti si sono ritrovati iscritti a loro insaputa al partito del ducetto di Arcore. I loro dati anagrafici, il versamento della quota (10 euro) e le false firme avrebbe gonfiato assai il numero degli iscritti al Pdl. In poche parole si tratta di tessere false su cui ha indagato e continua ad indagare la procura sulla scia di un esposto alla magistratura fatto poco prima del Natale 2011. Era emerso che molte persone erano state inserite e tesserate a loro insaputa nelle liste del Pdl. Formalmente quelle erano “richieste di adesione”, cioè moduli con gli estremi anagrafici dei richiedenti e le loro firme (falsificate, evidentemente). Qualcuno aveva versato per loro anche la quota di 10 euro. Col senno di poi vien da pensare che parte del finanziamento/rimborso ai partiti sia servito pure a questo. A conti fatti 8.000 per 10 euro danno 80 mila euro circa per pagare tesseramenti fasulli. Anche su questo la magistratura indaga.
Tra le persone coinvolte c’erano dentro consiglieri leghisti di alcuni comuni insieme ad alcuni sindaci, pure l’ex Pd Massimo Calearo che di passaggi in gruppi parlamentari ne ha fatti molti ma mai nel Pdl. Pure un militante comunista si è ritrovato iscritto al Pdl e poi i numerosi cacciatori dell’Associazione cacciatori vicentini di cui Sergio Berlato è consigliere, e pure persone defunte.
Molti dei coinvolti hanno preso le distanze e si sono detti indignati di simile vicenda. Al Congresso svoltosi a Vicenza il 12 febbraio alcuni tesseramenti sono stati formalizzati, ma in percentuale assai piccola rispetto agli oltre ottomila ritenuti dalla magistratura falsi. C’è chi dice che siano addirittura 12 mila i tesseramenti non regolari sui 15 mila circa raccolti da Berlato e soci.
Ora emerge che pure un prete, anche lui a sua insaputa, si è ritrovato iscritto al Pdl. Trattasi di don Giuseppe Pettenuzzo, 61 anni, parroco di Gambellara. A sua insaputa è stato informato di essere tra i circa 8.000 “falsi iscritti”. Come mai? Se lo è chiesto pure il “don”. La risposta è presto trovata: la passione per la caccia. Don Giuseppe è iscritto all’Associazione cacciatori veneti. L’iscrizione al Pdl risale a fine ottobre 2011, ma don Giuseppe lo ha “scoperto per caso, una decina di giorni fa: è stato un amico a informarmi, uno che conosce gli ambienti Pdl aveva saputo che negli elenchi degli iscritti c’era anche il mio nome. Ma io non ho mai firmato nulla, non ho mai avuto a che fare con alcun partito, né voglio schierarmi, ci mancherebbe”. Come agirà ora don Giuseppe? Così si esprime: “Denuncia? No, non mi interessa. Però ho già scritto una lettera al Pdl, a Roma, chiedendo l’immediata cancellazione e anche spiegazioni: resto in attesa. È un fatto spiacevole. Per formalizzare l'iscrizione don Giuseppe Pettenuzzo avrebbe dovuto recarsi al congresso, il 12 febbraio a votare. Ma non lo ha fatto come del resto molti altri.
Le sorprese non sono finite e altro ancora emergerà. Già si vocifera di altri “don” iscritti al Pdl a loro insaputa. Sappiamo che in diocesi di Vicenza i don appassionati della doppietta sono almeno una dozzina. Ad essere “impallinati” ormai sono sempre più i vertici del Pdl vicentino che dopo il Congresso farsa del 12 febbraio scorso continua a vivere lotte intestine per la leadership non indifferenti. Dicono di avere un candidato sindaco per Vicenza che sbaraglierà il campo. Speriamo che l’interessato lo sappia e non sia candidato a sua insaputa...

Ivano Maddalena

Precedenti articoli sullo stesso argomento:
- Pdl, un milione di tessere per tutti (Martedì 10 Gennaio 2012)
- Il congresso farsa del Pdl vicentino (Domenica 12 Febbraio 2012)
- Pdl, spuntano nuovi tesserati a loro insaputa (Venerdì 17 Febbraio 2012)

Europroblemi

di Pino Rossi

Una decina di anni fa abbiamo messo in soffitta la lira italiana ed iniziato ad utilizzare l’Euro, tutti con l’euro sarebbero stati meglio, le industrie sarebbero divenute maggiormente competitive, gli stati sarebbero stati più efficienti nella loro gestione finanziaria, le esportazioni sarebbero dovute aumentare, il PIL sarebbe volato, il futuro sarebbe stato migliore e ricco di nuove opportunità per noi e per le generazioni a venire.

Cerchiamo di capire dove risiede l’aspetto negativo della moneta unica e quindi il motivo principale per il quale, dieci anni dopo, molti rimpiangono la lira e le varie monete nazionali.

L’Eurozona, non è un’area economicamente omogenea, esistevano ed esistono degli stati che hanno una più spiccata vocazione manifatturiera ed altri che economicamente se la cavano peggio.

Se un imprenditore produce il suo prodotto in uno stato che è povero di materie prime, dove quindi paga l’energia molto di più, dove la pressione tributaria è più forte, dove esiste una burocrazia pesante, lenta e costosa, dove c’è una rete infrastrutturale talvolta carente rispetto ai paesi concorrenti, dove i tempi della giustizia assomigliano di più a delle ere geologiche piuttosto che a dei tempi ragionevoli, come può quell'imprenditore competere nel prezzo con il suo collega che lavora in un ambiente più favorevole? Semplicemente non può, ma questo non significa che l’imprenditore tedesco sia più abile di quello italiano, significa semplicemente che l’ambiente in cui opera è più favorevole.

Data questa premessa l’Italia si trovava, fino ad una decina di anni fa, con la sua moneta, la Germania utilizzava il marco, e così per gli altri paesi.

Semplicemente cosa accade in questo scenario pre-euro? I tedeschi riescono a produrre con dei costi inferiori a quelli italiani, ed i consumatori pertanto preferiscono comperare i prodotti costruiti in Germania piuttosto che quelli fatti in Italia, in quanto costano meno.

Ma se gli italiani, o i greci, o gli spagnoli desiderano comperare in Germania, a monte devono avere dei marchi, cioè devono comperare marchi.

Quando si concretizza l’acquisto di marchi, contemporaneamente si vendevano lire, (oppure pesetas o dracme...) e questo comportava la svalutazione della lira e l’apprezzamento della divisa tedesca.

Questo meccanismo, dato l'apprezzamento del marco e la conseguente svalutazione della lira comportava che ora, a livello di mercati internazionali, il nuovo cambio delle monete rendeva più conveniente comperare i prodotti italiani, e più caro acquistare quelli tedeschi.

Questo meccanismo consentiva all’industria italiana di continuare a competere a livello internazionale con paesi aventi delle condizioni produttive migliori delle nostre.

Tutto ciò ovviamente scompare nel momento in cui viene ad essere utilizzata la stessa moneta.

Da un punto di vista economico questi sono concetti molto semplici, ma non si è ritenuto di doverli illustrare agli italiani una dozzina d'anni fa.

Senza il paracadute delle svalutazioni le aziende italiane vanno in sofferenza e poi chiudono, ed è quello che si assiste in questi anni, anche nel ricco nord-est, con una conseguente crescita della disoccupazione e quindi con una diminuzione anche dei consumi interni, che a sua volta mette in crisi anche le aziende che producono prevalentemente per i mercati interni.

Diminuisce il gettito fiscale ed esplode la spesa pubblica con aumento del debito pubblico.

Gli stati sono costretti a tagliare le spese pubbliche e ad incrementare la pressione fiscale.

Entrambe queste strategie non fanno altro che deprimere ancora di più i consumi interni.

Talvolta si sentono affermazioni atte a insinuare l'ipotesi che la Germania voglia uscire all'Euro, ma perché mai dovrebbe farlo?

Con questo meccanismo le sue aziende lavorano bene, vende molto di più all'estero (cioè anche a noi), ha una bilancia import/export ottima, elimina la concorrenza (cioè le nostre aziende), ci guadagna alla grande!

Le soluzioni, nell'ipotesi di tenere l'euro, che prevale a livello politico, sono solamente 2.

La prima è incrementare la nostra produttività (bisognerebbe investire in ricerca e nuove tecnologie).

La seconda è diminuire i prezzi di vendita e quindi ridurre i salari dei lavoratori.

(La riduzione dei salari dei lavoratori è una strada impensabile, perché i lavoratori italiani non percepiscono certamente stipendi adeguati, ma il costo del lavoro è l'unica variabile interna su cui agire, le altre quali i costi dell'energia, del petrolio, dei trasporti internazionali... sono variabili esterne al sistema produttivo italiano, sulle quali è quasi impossibile intervenire, inoltre la diminuzione di questi costi non darebbe alcun vantaggio competitivo a livello internazionale perché sarebbe condivisa anche dalle aziende degli altri paesi).

Rimane una unica altra misura, la diminuzione della spesa pubblica, eliminando sprechi e privilegi, ma questo percorso si scontra con la mancanza di volontà politica ad agire in tal senso.

Si discuteva dell'eliminazione delle provincie, delle comunità montane, degli enti inutili; si parlava dei privilegi dei deputati e senatori... ma tutti questi propositi sono poi scomparsi rapidamente dal dibattito politico.

Ciò che si tenta di fare è invece toccare l'articolo 18 (la cui applicazione riguarda solamente decine di lavoratori), invocando la necessità della “flessibilità in uscita”, che per dire la cosa senza eufemismi significa licenziare in maniera più facile.

Un'ultima considerazione che si deve presentare agli italiani, è il raffronto con il dollaro USA, ove 50 stati adottano la stessa moneta da sempre senza particolari sconvolgimenti economici (quelli degli ultimi 4-5 anni e del '29 hanno altre cause), qui si è dimenticato di elencare un fattore presente negli USA ed estraneo nell'UE, ossia la presenza di un bilancio federale molto forte.

Nell'Italia della lira c'erano regioni produttive molto efficienti ed altre scarsamente produttive, e tutte usavano la lira, tuttavia le tasse venivano pagate a Roma che le redistribuite sul territorio in maniera da sostenere le regioni più povere, similmente buona parte delle tasse USA gli statunitensi le versano non al loro stato, bensì al bilancio federale, così, come accadeva in Italia, gli stati forti sostengono quelli più deboli, ma questo elemento manca totalmente in Europa, dove gli italiani pagano le tasse a Roma, i francesi a Parigi... e dove gli stati deboli, e resi ancor più deboli dall'euro, debbono arrangiarsi.

Inoltre la società USA presenta una più spiccata mobilità interna dei lavoratori (favorita dalla lingua comune) che permette ai lavoratori rimasti disoccupati di essere più facilmente riassorbiti dalle economie delle zone più produttive.

Mi chiedo, “Se gli italiani fossero stati informati per tempo sugli effetti della moneta unica, se avessero potuto sceglier, avrebbero desiderato così tanto avere l'Euro”?

Marzo, un mese nero per l’Italia che lavora

Sono state 6 le morti sul lavoro registrate nel solo mese di Marzo in Triveneto dall’Osservatorio Sicurezza sul Lavoro Vega Engineering e 44 nel Paese. Così sale a 15 il numero dei decessi a Nordest nel primo trimestre 2012; a 108 in tutta la Penisola. Ma per Veneto, Friuli e Trentino è il dato peggiore degli ultimi tre anni: erano 14 infatti le vittime del primo trimestre 2010, 13 nel 2011

Un mese nero per l’Italia che lavora e un mese nero anche per il Nordest; sono state 6 infatti le morti sul lavoro registrate nel solo mese di marzo dall’Osservatorio Sicurezza sul Lavoro di Vega Engineering: 3 in Veneto, 2 in Friuli Venezia Giulia e 1 in Trentino Alto Adige.

E sale a 15 il numero dei decessi in Triveneto nel primo trimestre 2012. 108, invece, le morti bianche registrate in tutto il Paese. Ma per il Nordest è il peggior dato degli ultimi tre anni (erano 14 le vittime del primo trimestre 2010, 13 nel 2011).

Tant’è che l’area nordorientale italiana si distingue purtroppo anche come la seconda della Penisola per incidenza di morti bianche rispetto alla popolazione lavorativa con un indice pari a 4,9 contro il 4,7 della media nazionale. Il Veneto, poi, continua ad essere ancora sul podio del Paese; quarta per numero di decessi - ne conta 9 - dopo la Lombardia (18), la Toscana (17) e l’Emilia Romagna (10). Sono invece raddoppiate nel mese di marzo le vittime in Friuli Venezia Giulia e Trentino Alto Adige (salite rispettivamente a 4 e a 2).

Insieme ai numeri assoluti, però, l’Osservatorio mestrino analizza anche l’indice di mortalità rispetto alla popolazione lavorativa. E i valori più elevati a Nordest arrivano dal Friuli Venezia Giulia (7,9 contro una media nazionale di 4,7), seguito dal Veneto e dal Trentino Alto Adige (4,3).

Osservando poi la classifica provinciale si contano 2 vittime a Rovigo, Verona, Vicenza, Udine e Bolzano. Un decesso sul lavoro è stato registrato a Venezia, Treviso, Belluno, Gorizia e Pordenone (tutti i dati sono disponibili sul sito www.vegaengineering.com). Padova, Trieste e Trento, invece, continuano fortunatamente ad esorcizzare il dramma.

A Rovigo, poi, spetta anche una maglia nera a livello nazionale: settima provincia per numero di morti bianche confrontate con la popolazione lavorativa: l’indice per Rovigo è pari a 19,4. Ma non va bene neppure a Gorizia (nona posizione nazionale con un indice di 17,6). Rilevante in tal senso anche l’indice di Belluno (11).

Quattro vittime del lavoro su dieci a Nordest operavano nel settore agricolo. Mentre due su dieci nelle costruzioni. Il terzo posto nella graduatoria dei settori economici viene condiviso tra i trasporti, comunicazioni e magazzinaggi, e il commercio e le attività artigianali (in entrambi i casi si rileva il 13,3 per cento delle vittime); seguono alla pari le industrie alimentari e i servizi (6,7 per cento).

Il decesso per schiacciamento avvenuto in seguito alla caduta di oggetti pesanti è la prima causa di morte a Nordest (il 33,3 per cento dei casi), seguita dalla caduta dall’alto (26,7 per cento), dal ribaltamento di veicoli o mezzi in movimento (20 per cento), da cause elettriche (13,3 per cento), da contatto con organi lavoratori in movimento (6,7 per cento).

Le fasce d’età più colpite a Nordest sono quelle tra i 55 e i 64 anni (36 per cento del totale dei decessi) e tra i 45 e i 54 anni (29 per cento).