sabato 30 giugno 2012

Nuova Lega, stessa solfa

di Luigi Pandolfi*

Patetico il congresso della Lega. Dimesso e ripetitivo, aggiungerei anche. A parte l’esautoramento di Bossi, considerato sempre più alla stregua di un paria, di un viscido untore, da parte di una base che per anni ne ha tessuto le lodi e magnificato le gesta, è difficile cogliere qualcosa di nuovo in quel Forum d’Assago annoiato, di un verde che stona più del solito.

La Padania, la secessione, Roma che frega i soldi al nord, sempre la stessa solfa, argomenti che dopo vent’anni tutt'al più riusciranno a tirar fuori dalla bocca degli italiani, anche del nord, qualche languido sbadiglio, non certo parole di apprezzamento, né di censura.

Non sono tra quelli che pensa ad una scomparsa definitiva, imminente, del Carroccio dal panorama politico italiano. Ci sono ragioni oggettive - crisi economica in primo luogo - e fattori che afferiscono alla natura di questo partito - radicamento, militanza - a screditare una simile ipotesi.

Nemmeno credo che nell’immediato, o forse più, saranno nondimeno rinnovabili i fasti degli ultimi anni, quando si gridava Roma ladrona ma non si disdegnavano le vacanze ministeriali romane; si giurava fedeltà alla Repubblica e, dal di dentro delle istituzioni, si lavorava al dissolvimento dello Stato unitario; si parlava il linguaggio della destra parafascista europea e, contestualmente, si stava al governo del paese; si imponevano riforme, come il federalismo fiscale, pensate per allargare ulteriormente il divario tra nord e sud.

No, quei tempi sono alle nostre spalle. Anche alle spalle di Maroni e soci. Anni ed anni di picconamento delle istituzioni repubblicane hanno tuttavia prodotto i loro effetti e se oggi quest’ultime sono più deboli, se nessuno, ad esempio, è disposto a scommettere più di tanto sull’effettiva cogenza delle norme costituzionali, lo si deve anche alla pedagogia antiunitaria, anticostituzionale, del Carroccio.

In ciò la responsabilità della politica, delle istituzioni, dei media, degli intellettuali (esistono ancora?) è stata enorme. Quante volte abbiamo sentito parlare di folclore a proposito delle sortite leghiste? Tante. E quante volte abbiamo ascoltato esponenti del centrosinistra rivolgersi agli uomini della Lega con espressioni del tipo “ma come fate a stare con Berlusconi”, come se Bossi, Borghezio, Calderoli, Maroni, fossero migliori di Berlusconi? In tantissime occasioni.

E che dire di alcuni termini, appartenenti al linguaggio ed alla propaganda leghista, diventati di uso comune, nella politica come nella vita quotidiana degli italiani? Il termine Padania, ad esempio, usato ormai generalmente per identificare una parte del paese, ancorché il suo significato originario, reale, anche nella sua variante aggettivata, esula dall’uso che la Lega ne ha fatto in questi anni?

Sembrano questioni di poco conto, ma, a ben vedere, descrivono uno scenario in cui anche le più intollerabili manifestazioni di rottura con la legalità costituzionale ed il sentimento unitario del paese sono state per così dire “normalizzate”, legittimate ex post.

Se non avessero fatto tutto da soli, sono certo che saremmo ancora qui a contemplarne, passivamente, gli ardimenti anticostituzionali, gli attacchi continui alle istituzioni della Repubblica, le crociate contro gli immigrati….


*Autore del libro: "Lega Nord. Un paradosso italiano in 5 punti e mezzo" (Laruffa 2011)

A Padova "flash mob" contro la mancata erogazione delle borse di studio

Riceviamo da "Il Sindacato degli Studenti" e pubblichiamo:

Come già accaduto lo scorso anno, la Regione Veneto ritarda nell'erogare agli studenti beneficiari le borse di studio assegnate: attualmente pochissime borse sono state versate, lasciando gran parte degli studenti idonei con nient’altro che una vaga promessa di pagamento futuro. In questo modo il governo regionale compie la precisa scelta politica di ritardare il versamento di oltre 2800 borse di studio, con il pretesto di essere tenuto al rispetto del patto di stabilità.
La Regione Veneto, non ritenendo il diritto allo studio una priorità, decide quindi di tenere bloccati i fondi per le borse di studio oltre ogni logica temporale: l'unica certezza in questo senso è che i soldi verranno versati entro dicembre, con un deprecabile ritardo di molti mesi, che impedisce agli studenti idonei di far fronte alle ingenti spese della vita universitaria.
Inoltre, anche quando il pagamento delle borse sarà finalmente effettuato, non si ha la certezza che tutti gli idonei riceveranno la quota loro assegnata, visto che quest'anno il fondo statale per il diritto allo studio è stato dimezzato e la regione non è intenzionata a contribuire con finanziamenti propri.
Rimane poi una grave discriminazione contro gli studenti provenienti da paesi extra-UE, dato che la Regione, con un’apposita legge, ha limitato al 3% del fondo delle borse di studio i finanziamenti a loro rivolti.
Noi de Il Sindacato degli Studenti denunciamo da tempo questo stato di cose e, dopo le proteste del luglio scorso, vogliamo agire concretamente perché la Regione dia agli studenti ciò a cui hanno diritto. Per questo motivo lunedì 2 luglio insceneremo un flash mob alla mensa S. Francesco e mercoledì 4 luglio ci troveremo alle 16.00 sotto l'orologio di Piazza dei Signori per informare gli studenti e discutere con loro della situazione.
Inoltre abbiamo invitato tutti gli studenti idonei a far sentire la loro voce tramite un mail bombing all'Assessore Donazzan, per reclamare la borsa e dimostrare quanto il problema sia grave e la sua soluzione non più procrastinabile.

Al via l’11^ edizione dell’Euganea Film Festival

Presentata la nuova edizione del festival itinerante tra i Colli Euganei che quest’anno si fa in tre dividendosi tra animazione, cortometraggio e cinema documentario

Presentato ieri in conferenza stampa l’Euganea Film Festival, alla presenza dell’Assessore alla Cultura della Provincia di Padova Leandro Comacchio, Bruno Bianchi, Direttore Generale Fondazione Antonveneta, Silvia Ferri, Direttrice per il Fai di Villa dei Vescovi, Marco Segato, direttore artistico Euganea Film Festival, Marco Trevisan, Direttore organizzativo Euganea Film Festival e Toni Mazzetti dell’Associazione Culturale Totem.

In occasione del Festival è stato presentato anche Itinerari Euganei, «piattaforma culturale- come ha spiegato Silvia Ferri del FAI - dove si sono unite le associazioni che operano da anni nel territorio dei Colli Euganei». Contenitore unico di iniziative che spazieranno dal cinema alla musica, dal teatro alle escursioni. Un progetto pensato per un turismo culturale, naturalistico e sostenibile, rivolto non solo al territorio, ma pronto ad intercettare il pubblico attento alle proposte culturali innovative, curioso, lontano dai circuiti del turismo di massa che scelga di passare i weekend nel Parco dei Colli Euganei.

Una rete salutata con entusiasmo da Bruno Bianchi di Fondazione Antonveneta, Toni Mazzetti e dall’Assessore Comacchio, il quale ha ribadito come la Provincia di Padova dall’anno corso abbia cercato di coinvolgere tutti i comuni e le associazioni invitandoli a fare rete. «Quest’anno sono nate oltre 13 reti comuni. Una di queste è Itinerari Euganei. La Provincia di Padova premia lo sforzo comune. Questi comuni hanno firmato un protocollo di intesa dandosi compiti specifici. Per questo abbiamo voluto premiarli».

Capofila del progetto sono stati proprio gli organizzatori dell’Euganea Film Festival. Una rete che, come ha sottolineato Marco Segato, direttore artistico della manifestazione, «nasce con noi e con il Cinemabulante che ha girato molti comuni del territorio euganeo, allacciando rapporti con associazioni, amministratori e comuni. L’idea parte da manifestazioni quali Suoni delle dolomiti e Bassano Opera festival. Con le associazioni presenti abbiamo deciso di unirci per creare un macrofestival per fornire qualcosa di ben strutturato. Questo è il numero zero, ma credo che nell’arco di qualche anno possa eguagliare questi festival».

L’Euganea Film Festival torna dal 6 al 22 luglio per la sua undicesima edizione, forte dei successi che lo confermano come uno dei più importanti festival cinematografici del Veneto riconosciuto a livello nazionale ed internazionale.

A dimostrarlo sono i numeri dell'edizione dello scorso anno: 1280 film iscritti al concorso provenienti da 90 paesi, 70 film selezionati e proiettati, 15 serate di proiezione, 8 comuni del comprensorio euganeo coinvolti, 40 ospiti, 2 spettacoli teatrali e 2 concerti, 7.000 spettatori.

«Una nuova edizione che si presenta ricca di iniziative e fortemente ancorata al territorio che la ospita - spiega Marco Segato - strutturata partendo dai generi cinematografici che hanno caratterizzato il Festival in questi dieci anni: l'animazione, il cortometraggio e il cinema documentario».

Inaugurerà il festival venerdì 6 luglio ai Giardini del Castello di Este l'Euganea Comics & Animations cinema d'animazione con proiezioni, workshop e tanti ospiti che proseguirà sabato 7 e domenica 8 luglio. Si prosegue con l'Euganea Doc, due giorni dedicati al miglior cinema documentario italiano e internazionale ospitato venerdì 14 e sabato 15 luglio a Villa dei Vescovi di Torreglia e serate speciali interamente dedicate al cortometraggio che si concluderanno domenica 22 luglio ai Giardini del Castello di Monselice con la cerimonia di premiazione e la proiezione dei film vincitori.

Non può mancare il Cinemambulante, l'iniziativa che forse più di altre ha caratterizzato le ultime edizioni del festival. Riparte il furgone attrezzato per le proiezioni che attraversa i colli e proietta i film del festival nelle ville, nei castelli e nei parchi, invitando anche i paesi più lontani e i comuni più piccoli a ritrovarsi davanti allo schermo. Quest'anno farà tappa al Passo Fiorine, sul Monte della Madonna a Teolo, al Castello del Catajo a Battaglia Terme e al Parco delle Ginestre di Baone.

Oltre alle sezioni competitive - Animazione, Cortometraggio e Documentario - si aggiungono il Premio Parco Colli Euganei, dedicato alle opere che affrontano temi ambientali e il Veneto Movie speciali, quest’anno interamente dedicati al cinema: domenica 8 luglio in piazza Maggiore ad Este la proiezione di Pirati! Briganti da strapazzo, ultima fatica di Peter Lord della Aardman animations, venerdì 13 luglio nel Parco delle Fiorine di Teolo l’omaggio a Piero Tortolina con il film Detour Movement, sezione dedicata al cinema della nostra regione. Infine, in collaborazione con l'Antica Trattoria Ballotta a Torreglia, verrà consegnato il 4°Premio Gamba - Creatività e Territorio ad un artista veneto. Vincitore di quest’anno l’autore e attore teatrale Balasso che si esibirà dal vivo durante la serata di premiazione

Come tradizione alle proiezioni si affiancheranno alcuni eventi di Edgar J. Ulmer, un capolavoro noir degli anni ’40 sulle strade degli Stati Uniti d’America. Infine venerdì 20 luglio al Castello di Monselice la proiezione di Io sono Li di Andrea Segre, in concorso alla scorsa edizione del Festival del Cinema di Venezia, primo film del noto documentarista padovano, girato interamente a Chioggia.

Il festival, organizzato dall’associazione Euganea Movie Movement, realizzato con il contributo di Fondazione Antonveneta, della Regione del Veneto, della Provincia di Padova, dei Comuni di Este, Monselice, Baone, Battaglia, Teolo e Torreglia e in collaborazione con, l’Ente Regionale Parco dei Colli Euganei, Villa dei Vescovi e la Scuola Internazionale di Comics di Padova.


Per informazioni:
www.euganeafilmfestival.it
info@euganeafilmfestival.it

Torna il grande cinema di Operaestate

Dal 1 luglio al 31 agosto è Cinefestival Bassano al Giardino Parolini

Inaugura domenica 1 luglio, l’edizione 2012 del Cinefestival Bassano, la sezione cinematografica di Operaestate. Sessantadue serate di film all’aperto, nella verde cornice del Giardino Parolini, l’arena cittadina interamente dedicata alla programmazione cinematografica. Un viaggio attraverso le più diverse poetiche della pellicola, che affianca i percorsi d'autore ai grandi successi della stagione.

Il miglior cinema d’autore, con titoli provenienti dai festival internazionali di Cannes, Berlino e Venezia: Faust Leone d’Oro alla 68esima Mostra del Cinema di Venezia, di Aleksei Fedorchenko Silent of Souls film rivelazione a Venezia 2011 e, da una collaborazione Italia-Francia, Terraferma che ha vinto il Premio Speciale della Giuria. Sister di Ursula Meier vincitore dell’Orso d’Argento e il Vincitore al Festival di Berlino Una separazione dell’iraniano Asghar Farhadi, voce sempre più forte dell’Iran contemporaneo che racconta attraverso un realismo ricercato;17 ragazze vincitore della Settimana della Critica al Festival di Cannes.

Non mancano i grandi registi con le loro più recenti pellicole: Paolo Sorrentino con il stravagante, esilarante e commovente This must to be the place, viaggio mozzafiato interpretato da un formidabile Sean Penn, il visionario del cinema contemporaneo Lars Von Trier con Melancholia, Clint Eastwood che ripercorre la storia del caparbio, manipolatore, solitario e duro J. Edgar Hoover interpretato dal sempre più versatile Leonardo di Caprio, Steven Spielberg con War Horse e immancabilmente Woody Allen che ci conduce in un viaggio incredibilmente leggero tra i fantasmi del Novecento nell’incredibile sogno ad occhi aperti di Midnight in Paris.

Nutrita la schiera delle pellicole dedicate alle grandi interpretazioni di attori spesso premiati o candidati a Oscar e Golden Globe quali Octavia Spenser premiata in The Help, Michelle William nel ritratto intimo della celebre icona hollywoodiana Marylin, Johnny Depp diretto da Tim Burton per i vent’anni del loro inossidabile sodalizio in Dark Shadows e l’ennesima straordinaria prova d’attrice per Maryl Streep che si è aggiudicata la statuetta come miglior interprete nelle vesti di Margaret Thatcher in The Iron Lady.
Notevole importanza viene data come sempre al cinema italiano, ottimamente rappresentato da pellicole che si sono segnalate nei festival, nazionali e no, espressione di un’annata fortunata per la cinematografia tricolore: in co-produzione con la Francia Io sono Li del padovano Andrea Segre e Il primo uomo di Gianni Amelio; Scialla! (Stai sereno) dell’esordiente, ma rivelatosi cineasta a tuttotondo, Francesco Bruni, Benvenuti al Nord di Luca Miniero, Posti in piedi in paradiso di Carlo Verdone, I giorni della vendemmia di Marco Righi, Il villaggio di cartone di Ermanno Olmi, Cesare deve morire di Paolo Taviani per concludere con la collaborazione tra Italia e Argentina nel Il mundial dimenticato, film intelligente e divertente sognando un calcio diverso.

Diverse le pellicole dedicate a cinematografie meno conosciute ma vitali nei contenuti e originali nei linguaggi. Miracolo a Le Havre del regista finlandese Kaurismäki, Polisse film denuncia potente e coraggioso,Il sentiero della raffinata cineasta di Sarajevo Jasmila Zbanic che porta sullo schermo una storia del suo paese, crocevia di ragazze e soprattutto incontro e scontro di religioni e di tolleranza. Pina 3D tributo di Wim Wenders all’arte unica e visionaria della grande coreografa tedesca Pina Bausch e il piccolo capolavoro di cinema “da camera” tratto da una piece teatrale in quattro incredibili prove d’attore dirette da Roman Polanski, Carnage.

Dai paesi extraeuropei: E ora dove andiamo? (Libano), C’era una volta in Anatolia (Turchia), A simple life (Cina).

Il cinefest 2012 ha tenuto conto anche quest’anno del pubblico dei più piccoli con la programmazione che rientra all’interno del Minifest con una serie di proiezioni adatte a far sognare il pubblico di ogni età come Hugo Cabret di Martin Scorsese con un racconto sulla nascita del cinema dai fratelli Lumière, Biancaneve e le animazioni di Lorax - Il giardiano della foresta, Il gatto con gli stivali e Il castello nel cielo di Miyazaki.

Invariati i prezzi dei biglietti: interi euro 5.00, ridotti euro 4.00 in vendita all’ingresso del cinema, da un’ora prima delle proiezioni. Confermata anche la richiestissima formula di abbonamento: per 10 film euro 35,00 acquistabile presso la Biglietteria di Operaestate Festival. Per informazioni e abbonamenti Tel. 0424 524214.
In caso di maltempo, come di consueto i film verranno proiettati alla Sala J. Da Ponte del Centro Giovanile (eccetto spettacoli del 25 luglio e del 24, 25, 26 agosto che verranno trasferiti in Sala Martinovich).
Il cinefestival 2011 si allarga poi a tutto il territorio delle “città palcoscenico” con la programmazione cinematografica, tra luglio e agosto, anche nelle arene di Thiene (Parco di Villa Fabris), Montecchio Maggiore (Castello di Romeo), Schio (Palazzo Toaldi Capra), Castelfranco Veneto (Villa Revedin Bolasco), e Dueville (Busnelli Giardino Magico).

Tutti i film nelle varie arene avranno inizio alle ore 21.30 nel mese di luglio e alle ore 21.00 nel mese di agosto.

venerdì 29 giugno 2012

L'Emilia ferita dal terremoto si rialzerà

di Ivano Maddalena

Nei gironi scorsi la terra d’Emilia ha visto al visita di tre importanti personalità. Tre uomini, avanti negli anni, rappresentanti del potere temporale e di quello spirituale. Lo Stato e la Religione. Tre novelli “re magi” che hanno offerto il dono della loro presenza, del loro impegno e il denaro per la ricostruzione.
Il primo è stato il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano che ha esordito di fronte agli amministratori delle zone colpite con un perentorio: “Sono qui per vedere e ascoltare” e ancora: “Lo Stato è qui”. Il presidente ha poi visitato i luoghi del terremoto per toccare con mano il dramma patito dalla popolazione prendendo consapevolezza sul campo che: “Quanto è successo è qualcosa di molto grave per la pluralità e vastità delle dimensione che ha colpito al cuore un’ area di molteplici eccellenze, storiche, artistiche e religiose, per il grado di sviluppo economico e sociale e per i livelli di civismo e capacità della vita associata. Dobbiamo avere l’obiettivo di salvaguardia di tutto questo. A Mirandola così si è espresso: “Voi siete gente forte. Sono sicuro che l’Emilia debba riuscire a rialzarsi in piedi e sono sicuro che l’Emilia si rialzerà”. Giorgio Napolitano ultimamente si lascia facilmente commuovere e gli crediamo visto le vicende tristi che si ritrova a vivere non ultimo la morte del carabiniere in Afghanistan. Si è detto sicuro che gli emiliani sono gente che hanno fatto della coesione sociale un punto di forza e quindi sapranno “ricostruire insieme” ciò che è stato distrutto dal sisma. Se necessario: “Darò la sveglia ai politici” e crediamo sarà necessario. Qualcuno ha fischiato Napolitano ma sinceramente non capisco il motivo.
La seconda personalità, religiosa questa volta, a far visita ai terremotati è stato il Dalai Lama, domenica 24 giungo. Egli ha testimoniato la solidità e la forza del buddismo anche di fronte ad eventi simili. Poche e toccanti le sue parole: “Non è giusto venire a mani vuote in un posto colpito da questo disastro. Per questo motivo donerò altri 50 mila dollari a queste popolazioni”. Il Dalai Lama aveva già devoluto la stessa cifra alla Croce Rossa dell’Emilia-Romagna per le operazioni di soccorso. “Ho visto case e industrie distrutte arrivando qui. È un disastro. Ho pregato per voi da quando ho saputo del terremoto e mi trovavo a Udine. Vedendo la distruzione ho provato profondo dispiacere. In passato ho visitato altri posti dove ci sono stati disastri naturali e ho sempre convinto le persone a pensare al futuro”. L’appello agli sfollati: “Dovete essere determinati, solo questo vi aiuterà a costruire una nuova casa e a tornare a guardare al futuro”. La determinazione non manca certo all’operosa gente del’Emilia.
Da ultimo la visita di Benedetto XVI che porta i 3 milioni di euro stanziati dalla CEI e i 600mila euro mobilitati di persona. Ha ascoltato le istituzioni civili e religiose e la gente emiliana, ha ringraziato i volontari e invitato il governo ad un intervento sullo stile del “buon samaritano”. Alcuni passaggi del suo intervento sono alquanto toccanti e profondamente umani: “Fin dai primi giorni sono stato sempre vicino a voi con la preghiera e con l’interessamento. Ma quando ho visto che la prova era diventata più dura ho sentito più forte il bisogno di venire personalmente in mezzo a voi”. Il Papa stesso assicura all’Emilia, colpita ma non piegata che d’ora in poi vigilerà lui sulla ricostruzione. Gli sfollati non saranno dimenticati, il loro “patrono” sarà don Ivan Martini, il sacerdote morto sotto le macerie nella chiesa di Santa Caterina dove il Papa è sostato in preghiera. Il Papa ha incontrato oltre alle autorità alcune famiglie di terremotati, affiancato dal cardinale Carlo Caffarra, presidente dei vescovi emiliani. Il cardinale gli ha ricordato il modello, amato da Joseph Ratzinger, di don Camillo il prete che nei romanzi di Guareschi sostiene nelle sofferenze, come per esempio l’alluvione del Po, la gente più umile. Così fanno i parroci del modenese abbracciati uno ad uno dal pontefice. Uno di loro promette al Papa: “Non ci tireremo indietro, ci sono tante crepe nelle case, non nei cuori”.
Ad accompagnare le tre personalità c’è sempre stato il presidente della Regione Emilia-Romagna, Vasco Errani. Persona che ha dimostrato da subito serietà e competenza. Errani ha tenuto a ribadire che in Emilia: “nessuno chiede assistenzialismo” e “non si pratica lo sport di passare di mano il cerino acceso”. “L’Emilia si rialzerà”. Per cui nessun vittimismo, pessimismo e scarico delle responsabilità. Errani ribadisce comunque la paura dell’abbandono da parte delle istituzioni e mette in guardia dalle possibili infiltrazioni mafiose nella ricostruzione.
Tre visite dunque. Tre personalità e autorità temporali e spirituali. Incontri importanti. Parole e fatti concreti… che hanno evidenziato tra l’altro un certo stile e modo di fare ed essere. Non parlo tanto di Napolitano, ovvio. Ma che differenza di apparato e modi tra il Pontefice Romano e il Dalai Lama. Quando si dice: “Questione di stile”.

Diario dei Campionati Europei di Scherma 2012

di Francesca Monti

L’Italia torna dai Campionati Europei di scherma di Legnano2012 con quattro medaglie, due ori e due bronzi. I duelli si sono svolti al Palaborsani di Castellanza, dove sono state ospitate le sfide fino ai quarti di finale, mentre le semifinali e le finali si sono disputate nella splendida cornice del Castello Visconteo di Legnano. La prima medaglia azzurra è arrivata nel fioretto femminile con Arianna Errigo, dopo una semifinale tiratissima fino all'ultima stoccata, persa per 15-14 contro la russa Inna Deriglazova, poi vincitrice del titolo continentale. La seconda è stata conquistata dalla sciabola femminile a squadre. Le ragazze italiane hanno infatti vinto il bronzo, al termine dell'assalto per il 3° e 4° posto contro la Polonia, imponendosi col punteggio di 45-42. La squadra azzurra composta da Gioia Marzocca, Irene Vecchi, Ilaria Bianco ed Alessandra Lucchino era stata battuta in semifinale dall'Ucraina, (poi argento alle spalle della Russia), per 45-42.
A far risuonare l’Inno di Mameli per la prima volta a Legnano 2012 è stata invece la squadra maschile di fioretto, composta da Andrea Cassarà, Andrea Baldini, Valerio Aspromonte e Giorgio Avola. Gli azzurri si sono confermati campioni d'Europa, vincendo il terzo titolo continentale di fila, dopo quelli di Lipsia2010 e Sheffield2011, battendo in finale la Francia per 45-34. I quattro moschettieri italiani, dopo aver esordito ai quarti vincendo contro l'Austria per 45-22, hanno sconfitto in semifinale la Russia, al termine di una sfida appassionante.
E nell’ultima giornata di gare è arrivata la quarta medaglia per l’Italia, un magnifico oro conquistato dalla squadra femminile di fioretto. Il Dream Team composto da Valentina Vezzali, Arianna Errigo, Elisa Di Francisca ed Ilaria Salvatori, ha sconfitto in finale la Francia con un netto 45-28. Le azzurre nei quarti avevano battuto l’Ucraina per 45-26, mentre in semifinale hanno avuto la meglio sulla Polonia per 45-31.
L’atmosfera che si respirava sia al Palaborsani sia al Castello era splendida. C’erano tantissimi schermidori provenienti da tutta Europa e tantissimi tifosi.
Come corrispondente del Popolo Veneto ho potuto seguire da vicino diverse sfide. La più spettacolare senza dubbio è stata la finale che ha visto protagoniste le ragazze del fioretto femminile. E ancora più emozionante è stato il momento della premiazione, con le fiorettiste azzurre che sono salite sul gradino più alto del podio, hanno cantato insieme al pubblico l’Inno di Mameli, regalando degli istanti splendidi e poi si sono fermate volentieri a firmare autografi e a fare foto ricordo con i tifosi.
Nel complesso, è stato un bel Campionato Europeo, che fa ben sperare in vista delle prossime Olimpiadi di Londra 2012, in cui l’Italia potrà sicuramente ottenere grandi risultati, sia a livello individuale, a cominciare dalla pluricampionessa olimpica Valentina Vezzali, che sarà alfiere azzurro alla cerimonia di inaugurazione, sia a squadre.
Un ringraziamento particolare al signor Gianmario dell’ufficio stampa di Legnano2012, che ci ha permesso di ottenere l’accredito e alla signora Enrica, mamma di Valentina Vezzali, che ho avuto modo di conoscere ed è una persona veramente splendida.

giovedì 28 giugno 2012

Super Mario caccia la Germania fuori dall'Euro

Tutti a Kyev! L’Italia è in finale ad Euro2012 grazie ad una splendida doppietta di Balotelli, che ha steso la Germania. Gli azzurri hanno giocato una partita strepitosa, dominando gli avversari e creando parecchie occasioni da rete. L’Italia è scesa in campo con il lutto al braccio per onorare la memoria del nostro carabiniere Manuele Braj, ucciso in un attentato in Afghanistan. Ad inizio match la Germania è partita forte e al 6’ Pirlo ha salvato sulla linea una conclusione di Hummels, poi l’Italia ha preso le redini del gioco e al 20’ è passata in vantaggio grazie ad un colpo di testa di Balotelli, su perfetto assist dalla sinistra di Cassano. Al 34’ Fantantonio ha lanciato Montolivo, ma il suo tiro è stato bloccato dalla difesa tedesca. Pochi minuti dopo Buffon ha compiuto una grande parata sulla conclusione da fuori area di Khedira. Al 36’ è arrivato il raddoppio, grazie a Supermario Balotelli, che con un meraviglioso tiro di destro che si è infilato sotto la traversa, ha battuto per la seconda volta Neuer. La ripresa è iniziata con i tedeschi in attacco, con due conclusioni pericolose di Reus e Lahm. Al 13’ Diamanti ha preso il posto di Cassano. Al 17’ Buffon ha compiuto una grande parata su punizione di Reus. Al 18’ Prandelli ha sostituito Montolivo con Thiago Motta. Poco dopo l’Italia è andata vicina al terzo gol con due conclusioni di Marchisio e un tiro del neo-entrato Di Natale che ha preso il posto di Balotelli. Al 45’ Buffon ha chiuso lo specchio della porta ad Hummels, ma l’assedio tedesco ha dato i suoi frutti al 47’, quando la Germania ha accorciato le distanze su rigore concesso per fallo di mano in area di Balzaretti. Ozil ha trasformato il penalty. Dopo quattro minuti di recupero l’arbitro Lennoy ha fischiato la fine ed è esplosa la festa italiana. Come successo ai Mondiali del 2006 abbiamo battuto la Germania in semifinale, anche quella volta si diceva che partivamo sfavoriti, ma alla fine abbiamo vinto la Coppa del Mondo. Domenica sera a Kyev, alle 20,45, affronteremo la Spagna, per tentare di portare a casa il trofeo continentale che abbiamo vinto una sola volta, nel 1968. Siamo ad un passo dal sogno, non smettiamo di sognare proprio adesso… (f.m.)

Crack Italia, ritratto di un Paese in bilico tra vecchi problemi e nuove energie

di Francesco Perrella*

Recensione del libro “Crack Italia. La politica al tempo della crisi” (Laruffa, 2012) del nostro nuovo collaboratore Luigi Pandofi

“Ahi serva Italia, di dolore ostello”… Iniziare un saggio politico con una citazione di Dante - posta nella terza di copertina - e concluderlo parlando di Carl Marx è un qualcosa che potrebbe lasciare spiazzato più di un lettore. Ma il viaggio che Luigi Pandolfi ci regala nel suo Crack Italia - La politica al tempo della crisi è qualcosa di molto di più che una semplice lettura del presente con gli occhi del passato. E’ una disamina puntuale e spietata di alcuni degli aspetti che più denotano la crisi profonda ed a tratti irreversibile che sta vivendo la politica italiana. E’ un percorso per cercare di capire innanzitutto perché la parola “politica” - l’arte di curare la cosa pubblica - si sia caricata di un significato tanto negativo, perché non ci si possa più riferire ad “politico” senza inevitabilmente pensare alla sua “casta” incrollabile ed ai suoi privilegi atavici. Per capire se il problema, in fin dei conti, cosa sia la vera “antipolitica” - altro termine destinato ad entrare nelle enciclopedie - e soprattutto gli “antipolitici”.
I “crack”, le fratture che minacciano l’unità del nostro Paese, sono mai come prima numerosi. A cominciare dal fatto che “secessionismo” non si legge più solo Lega Nord: sempre più movimenti, nel Mezzogiorno, sembrano voler rinnegare l’appartenenza ad un Stato da cui non si sentono tutelati. Quella che si sta aprendo, è la frattura tra due Italie che viaggiano a velocità differenti, una con ambizioni da paese europeo e l’altra sempre più anziana, spopolata, sempre più dipendente da quello Stato che è al contempo madre e matrigna. E leggendo questo libro, ci si sorprende a scoprire che in fin dei conti la rabbia del Nord e quella del Sud, pur partendo da presupposti, da obiettivi e da ambizioni differenti - che non di rado prescindono dalla buona fede - vorrebbero approdare allo stesso risultato.
La frattura non attraversa solo l’Italia, ma anche gli italiani. Quelli che, sempre più numerosi, si sentono schiacciati dal peso della crisi economica, e quelli che in questi anni hanno visto crescere i propri patrimoni in maniera esponenziale. Il ritratto è quello di un Paese che si regge su delle spalle numerose, ma sempre più deboli e soprattutto, sempre meno disposte a sostenere il peso di responsabilità che non avvertono come proprie.
Ma la frattura, quella più evidente e forse anche più insanabile, è tra i cittadini e le istituzioni preposte a rappresentarli. E’ nella totale sfiducia che gli elettori nutrono nei partiti che siedono in parlamento e legittimano una maggioranza “tecnica” che, nei canoni della democrazia, in fin dei conti legittima non è. Ed è anche nel consenso che in questo momento può ottenere qualunque “uomo della provvidenza” che sappia sfoderare gli argomenti giusti al momento giusto. La rottura totale con il passato sta nel fatto che per quante proposte serie si possano fare, il fascino del “vaffa” sembra avere sempre la meglio. Ed è cosi che “un comico diventa un politico”. Che a ben vedere, non è una cosa molto diversa da quanto successo più o meno vent’anni fa.
In un momento che l’autore definisce senza mezzi termini “la crisi più cupa” per l’Italia “dopo la caduta del fascismo e la fine della seconda guerra mondiale”, proprio ora che le certezze, i punti fermi su cui costruire il futuro sembrano scarseggiare, occorre forse mettersi in gioco ed in discussione. Chiedersi se il problema della politica siano davvero gli stipendi dei suoi rappresentanti, oppure se le buste paga vergognosamente gonfie non vadano cercate altrove. Chiedersi se sia sufficiente sbandierare e commemorare la nostra “unità” nazionale, o se servano nuove strade per ribadirla, farla vivere e donarle nuova forza. Chiedersi se davvero la democrazia possa vivere fuori dagli spazi della partecipazione, delle organizzazioni di partito, dalle piazze, o se più semplicemente si possa amministrarla stando seduti dietro ad un pc. Chiedersi se mettere una bomba (un ordigno metaforico, s’intende) alle fondamenta del sistema e farlo crollare portando con se i suoi protagonisti, sia davvero ciò di cui abbiamo bisogno per andare a capo nella storia del nostro paese, o piuttosto se non sia solo una trovata di un certo fascino e sicura presa sull’opinione pubblica.
Mai come ora è fondamentale distinguere la “politica” dal “politicantismo”, se davvero non vogliamo più vivere nel Paese “delle convergenze parallele e dei compromessi storici, del manganello e doppiopetto e dei partiti di lotta e di governo, della politica dei doppi forni”. Un’Italia di cui Luigi Pandolfi ci offre un’istantanea che più che una foto è una pittura ad olio. La forza dei fatti e delle tesi raccontate sta proprio nella loro ovvietà, nel loro essere sotto i nostri occhi giorni per giorno, sotto i nostri piedi. Ci sbatte in faccia gli ovvi paradossi in qui vive la nostra quotidianità di cittadini. Senza cadere nei facili espedienti del qualunquismo, del “cosi fan tutti”, dell’Italia che va a rotoli e dello sparare a zero. Strade per un successo immediato, sicuro quanto effimero e vuoto. Crack Italia è un distillato di un Paese che a tratti ristagna ed a tratti ribolle di nuove energie. Ma il retrogusto che lascia, sorprendentemente, è tutt’altro che amaro.


*Collaboratore di Malitalia.it

L'acqua (non) è una merce a Santorso

Venerdì 29 giugno si conclude il primo ciclo d'incontri "Il Comune per i beni comuni"

“L'acqua non è una merce” è il titolo dell'ultimo convegno nell'ambito di ciclo d'incontri “Il Comune per i beni comuni organizzato dall'amministrazione comunale di Santorso. L'appuntamento è per venerdì 29 giugno alle ore 20,00 presso l'aula magna dell'istituto comprensivo G.B. Cipani; opsiti della serata saranno Lorenzo Altissimo (direttore del Centro Idrico di Novoledo) e Luca Martinelli (giornalista di Altreconomia e autore del libro “L'acqua (non) è una merce”).

«Un anno fa 27 milioni di italiani si esprevano contro la privatizzazione dell'acqua - ricorda l'assessore alla partecipazione Paolo Manza - e dodici mesi dopo sentiamo il bisogno di fare un approfondimento sulla ripublicizzazione del servizio idrico, ancora in bilico tra essere bene comune e diventare fonte di profitto».

L'iniziativa ha il sostegno di Festambiente Vicenza ed è organizzata in collaborazione con il Forum Italiano dei Movimenti per l'acqua con la quale l'amministrazione ha mantenuto un confronto costante; «in Giunta - ricorda Manza - abbiamo approvato un atto d'indirizzo che dichiara, tra le altre cose, che “l'acqua è un bene comune, un diritto umano universale non assoggettabile a meccanismi di mercato”».

L'incontro conclude il ciclo d'iniziative “Il Comune per i beni comuni”; «un percorso - sottolinea l'Assessore alla Partecipazione - andato al di là di ogni aspettativa, con centinaia di persone che vi hanno preso parte e tante voci diverse a ragionare intorno al tema dei beni comuni, passando dalla filosofia alla cucina. Siamo soddisfatti - ha concluso Manza - e per questo ripeteremo l'esperienza, anche coinvolgendo la cittadinanza nella scelta dei prossimi temi da trattare».

Campodarsego: La storia diventa spettacolo

Un secolo di vita lungo il fiume Tergola raccontata a teatro da Filippo Tognazzo

Casse, campane, bande e trattori: sono questi gli elementi che comporranno la narrazione de Il Mulino di Dio che l’autore e attore padovano Filippo Tognazzo ha scritto per raccontare l’evoluzione del territorio campodarseghese fra la fine dell’800 e la prima metà del XX° secolo. Lo spettacolo, nato su iniziativa dell’Assessorato alla Cultura del Comune di Campodarsego, intende valorizzare il territorio attraverso il racconto di alcune vicende cardine che ne hanno determinato i mutamenti più significativi.

“Abbiamo deciso di concentrarci su un periodo preciso - racconta Tognazzo - ovvero fra il 1860 e il 1960. In quei cento anni Campodarsego muta completamente volto, si affranca da una condizione d’indigenza e di sfruttamento grazie alla coesione fra cittadini. Passa da un sistema agricolo basato sullo sfruttamento dei poveri a un sistema nel quale al centro si pongono l’iniziativa personale e il benessere collettivo”.

Lo spettacolo, infatti, ripercorre cent’anni di storia, di vita e di racconti, partendo dall’opera di Leone Wollemborg e di don Domenico Pianaro fino alla fondazione della Cassa Rurale di Campodarsego (oggi Banca Padovana di Credito Cooperativo) passando per la creazione della Banda di Sant’Andrea. Viene inoltre ripercorsa la storia dell’azienda Carraro fondata da Giovanni Carraro (dal quale nasceranno la Carraro Antonio S.p.a. e Carraro Group) e del Baulificio Antonio Roncato. Fra gli episodi narrati anche la morte del partigiano Antonio Ceron, medaglia d’oro al valore militare, ucciso dai tedeschi l’11 aprile del 1945. Per la scrittura del testo Tognazzo si è potuto avvalere della collaborazione di associazioni, esperti di storia locale, imprese e cittadini.

Le musiche originali sono scritte ed eseguite al pianoforte e alla fisarmonica dal M° Ivan Tibolla, accompagnato per l’occasione dal contrabbassista Giorgio Pellegrini. Arricchiranno la serata anche la partecipazione della Banda Giuseppe Verdi di Sant’Andrea diretta dal M°Paolo Zoccarato e degli allievi della Filarmonica di Campodarsego e Camposampiero. Cornice dello spettacolo sarà l’argine del fiume Tergola, nei pressi della preziosa chiesa di Panigale. L’appuntamento è per venerdì 6 luglio alle ore 21.20, in caso di maltempo lo spettacolo si terrà domenica 8 luglio (a Bronzola c/o chiesetta di Panigale o al Teatro Aurora).

Ingresso unico 5 euro con possibilità di acquistare il biglietto in prevendita presso: Tabaccheria Andriolo - via Antoniana 165 - tel. 049/9200459, Ristobar La fontana - piazza Don Pianaro - tel. 049/9201559, Tabaccheria Airone - via Antoniana 218 - tel. 049/5566496, Biblioteca Comunale - via Roma 5 - tel. 049/5564013. Per informazioni contattare la Biblioteca Comunale di Campodarsego al numero 049/5564013. Il Mulino di Dio è inserito nella programmazione del prestigioso Opera Estate Festival Veneto e in Rete Eventi.

IL MULINO DI DIO
Casse, campane, bande e trattori
Un secolo di vita a Campodarsego raccontata a teatro
di e con Filippo Tognazzo
musiche a cura di
M° Ivan Tibolla - pianoforte
Giorgio Pellegrini - contrabbasso
e la partecipazione di
Banda Giuseppe Verdi di Sant'Andrea di Campodarsego diretta dal M° Paolo Zoccarato
Accademia Filarmonica di Campodarsego e Camposampiero

Verità, grido il tuo nome. Giustizia per Aldro

di Francesco Toscano

Uccidere è l’abisso dell’uomo. Uccidere un adolescente, poi, poco più di un bambino, è negazione dell’umanità, aberrazione, vergogna, pathos, sgomento, scandalo, perdizione eterna che non conosce perdono, senza riparo, discesa lenta ma inesorabile verso gli inferi che avvolgono e ingoiano le anime più nere. Uccidere un adolescente, poco più di un bambino, “nel nome della legge”, significa tentare di coinvolgere le istituzione democratiche in questo lugubre viaggio, ostaggio pavido di un metallico abbraccio. La Corte di Cassazione ha recentemente condannato in via definitiva alla pena detentiva di tre anni e 6 mesi di reclusione gli agenti Paolo Forlani, Monica Segatto, Enzo Pontani e Luca Pollastri, considerati responsabili della morte del giovane ferrarese Federico Aldrovandi, deceduto per le violente percosse subite. Nessuno di loro varcherà mai la soglia di un carcere. Continueranno probabilmente a lavorare serenamente, pagati dallo Stato per far trionfare un osceno concetto di ordine e pubblica sicurezza. Adesso per un attimo non pensate più a quelle quattro divise sporche di sangue che continuano ad agire ancora oggi in nome e per conto di un corpo dello Stato. Pensate a vostro figlio. Pensate al primo bagnetto, alle prime parole, ai sorrisi improvvisi e inspiegabili con i quali da piccino illuminava le vostre giornate. Adesso accompagnatelo all’asilo, ditegli nell’orecchio, prima di lasciarlo alla maestra, “mi raccomando fai il bravo”, per poi andare a riprenderlo. Ripensate alla rincorsa carica di gioia del piccolo che si tuffa tra le braccia del papà e lo bacia. Poi sedetevi e piangete! Piangete quel figlio perché è stato ucciso, asciugate le lacrime di quel povero padre e, guardandovi allo specchio, gridate giustizia! Quale pena subita dagli assassini del figlio sarà mai in grado di lenire l’angoscia di una madre? E quanta forza serve a chi è vittima di una violenza così atroce per affidarsi alle istituzioni democratiche senza lasciarsi tentare dallo Zarathustra di Nietzsche che insegna: “Giacché, che l’uomo sia redento dalla vendetta. Questo è per me il ponte verso la speranza suprema e un arcobaleno dopo lunghe tempeste”. Il perdono, insegna invece il Cristo, è volontà del Padre e ambizione celeste. Ma alcune condotte sub-umane minano anche la coscienza del più fervente cristiano. Uno dei condannati per l’uccisione di Aldrovandi, Paolo Forlani, ancora oggi insolentisce la famiglia e la memoria di quel martire bambino. Il ministro dell’Interno Cancellieri promette provvedimenti, gli stessi che aveva promesso il capo della polizia Manganelli a conclusione del processo. Staremo a vedere. Certo i precedenti non aiutano. Molti protagonisti della mattanza avvenuta a Genova nel 2001 non sono stati né incarcerati, né cacciati, bensì promossi. L’unico caso, a mia memoria, di recente destituzione dalla polizia di Stato riguarda l’ex vicequestore di Palermo Gioacchino Genchi. Non aveva ammazzato nessuno, si era limitato a criticare Silvio Berlusconi. Evidentemente nulla, se non parlare, è più grave che uccidere.

mercoledì 27 giugno 2012

Il fiume Brenta regala grandi emozioni

Forestale, Vigili del Fuoco e Ivan Team insieme non solo nelle emergenze, ma anche nella solidarietà.

È iniziata domenica nell'Agordino, la Settimana Verde per i Disabili Visivi, un appuntamento ormai classico promosso ed organizzato dal Corpo Forestale dello Stato e dai Vigili del Fuoco di Agordo e Belluno in collaborazione con le amministrazioni e le associazioni di volontariato locali, per conto dell'Associazione Nazionale Disabili Visibili, che vede coinvolti già da qualche anno anche i campioni di rafting e canoa del Centro Nazionale di Sport Fluviali Ivan Team di Solagna (VI). Proprio oggi infatti, il gruppo di non vedenti e ipovedenti, insieme ai loro accompagnatori, hanno trascorso una giornata in Valbrenta, visitando il Complesso Turistico delle Grotte di Oliero, il Museo Etnografico del Canal di Brenta e la cittadina di Valstagna (VI), e si sono poi ritrovati in località San Gaetano, per salire sui gommoni dell'Ivan Team di Ivan Pontarollo, e con quelli scivolare sull'acqua sino a Solagna, in località Fontanazzi. Qui la giornata si è conclusa con un'allegra grigliata presso le suggestive sponde verdeggianti del fiume Brenta, alla Casa sul Fiume.

Pierpaolo Bonato, atleta del Valbrenta Team, nella rosa dei dieci migliori canoisti al mondo

Forse non si può dire di aver vinto delle medaglie, ma sicuramente si può esultare per una prestazione davvero unica. Il giovanissimo Pierpaolo Bonato è stato oggi il porta bandiera della squadra azzurra ai Campionati Mondiali di Canoa Discesa in corso a La Plagne (Francia) dal 26 giugno al 1° luglio. Con una prestazione sorprendente, l’atleta del Valbrenta Team, si è confrontato oggi nella specialità classica con i migliori senior al mondo, aggiudicandosi il nono posto a soli 14 secondi dal vincitore, il tedesco Tobias Bong, nella categoria più difficile ed agguerrita, quella del K1 senior. Settantasei atleti alla partenza, di ben 29 nazioni, hanno gareggiato per il titolo mondiale. Bonato a soli diciott'anni non ancora compiuti (ancora categoria junior) lascia sbalorditi tutti, atleti e tecnici, e si proclama miglior atleta italiano, piazzandosi nella rosa dei dieci migliori canoisti al mondo. Tra gli altri italiani, quindicesimo Paolo Bifano della Polisportiva Cilento, a 22,92 secondi dal primo, e ventiduesimo Mariano Bifano della Marina Militare, con un ritardo di 28,85.

Luoghi di valore a Volpago del Montello

Una selezione dei materiali delle cinque mostre del progetto, organizzate dalla Fondazione Benetton Studi Ricerche, sarà ospitata dal Comune di Volpago del Montello 1-15 luglio 2012 presso l'auditorium Comunale, Piazza Ercole Bottani 4, Volpago del Montello, Treviso

Dal primo al 15 luglio 2012 una selezione di materiali relativi al progetto Luoghi di valore, tratta dagli elaborati predisposti dalla Fondazione Benetton Studi Ricerche per le cinque mostre organizzate nei propri spazi espositivi dal 2007 al 2011, sarà ospitata dal Comune di Volpago del Montello, presso l’auditorium comunale in piazza Bottani. L’idea e la cura di questa esposizione si devono a un piccolo gruppo di segnalatori che, dopo aver partecipato a diverse edizioni del progetto con segnalazioni riguardanti in particolare l’area del Montello, dove vivono e svolgono la loro attività professionale, hanno chiesto alla Fondazione il prestito dei materiali per coinvolgere tutti i cittadini e diffondere una maggiore consapevolezza circa il valore dei luoghi e dei paesaggi che vivono quotidianamente. L’esposizione sarà inaugurata domenica primo luglio alle ore 11, alla presenza dei curatori Alessandro Facchin, Fabio Fava e Alfonso Sernagiotto, e, per la Fondazione, di Simonetta Zanon, che coordina il progetto Luoghi di valore fin dalla prima edizione. È atteso anche l’architetto Domenico Luciani, ideatore e supervisore dell’iniziativa. La mostra sarà aperta il lunedì e il mercoledì dalle ore 15 alle 21, il martedì, il giovedì e il venerdì dalla 20 alle 23, il sabato e la domenica dalla 10 alle 13 e dalla 20 alle 23. Tra i documenti in mostra: fascicoli di segnalazioni ricevute, materiali audiovisivi, pannelli espositivi, che offriranno uno sguardo sui Luoghi di valore segnalati nel territorio trevigiano, ma soprattutto nell’area del Montello e illustreranno il progetto, nei suoi obiettivi e nella sua articolazione.

Ingresso libero. Per informazioni sulla mostra: Comune di Volpago del Montello, ufficio cultura, tel. 0423.873481. Per informazioni sul progetto Luoghi di valore: Fondazione Benetton Studi Ricerche, tel. 0422.5121, luoghidivalore@fbsr.it, www.fbsr.it.

Nel quadro delle attività che la Fondazione Benetton Studi Ricerche dedica alla conoscenza, il governo e il disegno dei luoghi, il progetto Luoghi di valore è stato avviato alla fine del 2006, per l’ambito della provincia di Treviso, in forma di appello diretto per chiedere a tutti i cittadini, esplicitamente e molto semplicemente, di segnalare e descrivere il luogo (o i luoghi) che ritengono di valore, di spiegarne le ragioni e di suggerire (dal 2012) azioni concrete che ritengano utili o necessarie per questi luoghi, impegnandosi per la condivisione con altri cittadini dei contenuti della propria segnalazione. Tra gli obiettivi di questo progetto culturale, innovativo e fortemente ispirato ai principi della Convenzione Europea del Paesaggio (in Italia legge 9 gennaio 2006, n. 14), vi è l’interesse per il punto di vista sui luoghi dei singoli individui e delle comunità che nei luoghi vivono e lavorano. La presentazione dell’iniziativa Luoghi di valore è stata richiesta in numerosi convegni e incontri scientifici di livello nazionale e il suo “modello” è diventato oggetto di imitazioni (auspicate e incoraggiate) in Italia e all’estero. Un’importante approvazione è stata quella degli uffici del Consiglio d’Europa responsabili della redazione (prima) e dell’attuazione (oggi) della Convenzione Europea del Paesaggio.

martedì 26 giugno 2012

Un mondo "altro" è possibile

di Ivano Maddalena

Sono tornato da un breve soggiorno in montagna che mi ha permesso di fuggire all’afa della città. Domenica ho fatto una breve escursione per andare a vedere il Forte Campomolon. I resti del forte si trovano tra l’Altopiano di Tonezza e quello dei Fiorentini, a quota 1853 m. nella sommità del Monte Campomolon. L’inizio dei lavori per la costruzione del forte risalgono al 1912, ma l’opera rimase incompiuta allo scoppio del conflitto. Anzi, colpisce come per non farla cadere nelle mani degli austro-ungarici venne presa la decisione di far saltare l’opera. Il compito fu eseguito il 19 maggio 1916 dal sottotenente Paolo Ferrario, che restò ucciso dallo scoppio (sulla facciata del forte, una lapide ricorda il fatto). Impressiona vedere le rovine delle opere e ancor più meditare che quelle rocce, ora ricoperte da vegetazione d’alta quota, siano state testimoni di lotte e di morte di migliaia di uomini. Uomini, soldati italiani, austro-ungarici e di altre nazioni ancora. Per capire un pochino cosa è successo in questo lembo di montagne ecco una breve pagina di diario tratta dal “Diario di un fante”, di Luigi Gasparotto: “2 Agosto 1915: Un sibilo che poi diventa urlo si avvicina sempre più forte, sempre più rabbioso, crudele, l’aria trema e più si avvicina anche la terra comincia a tremare, si trattiene il respiro, il cuore sospende i battiti, l’urlo che diventa boato ha il tempo di finire in uno schianto che sprigiona un turbine di pietre, di ferro, e l’aria ne resta a lungo oscurata, E’ il 305, il primo, tutti corrono ai ripari anche dall’accampamento di fanteria posto a ridosso del forte i fanti fuggono a cercar riparo nelle poche caverne. Il piccolo mondo di Campomolon in questo momento è sotto il dominio del mostro invisibile che i nostri osservatori non riescono a individuare. Loro hanno individuato noi ma noi non sappiamo individuare loro. Ci aspettiamo altri colpi oggi per fortuna solo 8 e grazie a Dio nessun morto. Ma confesso che ogni volta che ci bersagliano con il 305 rimanere in vita è un vero miracolo”. Emblematico!
Ieri sera poi ho visto su Rete Quattro “Il patriota”. Film del 2000 diretto da Roland Emmerich ed interpretato da Mel Gibson e Heath Ledger ambientato nella Carolina del Sud. Questa è la trama che ricaviamo da Wikipedia: “Siamo nel 1776 e Benjamin Martin, un eroe di guerra inglese, vive con i suoi 7 figli in tranquillità, dopo aver combattuto la lunga guerra tra britannici e francesi per il controllo delle colonie nord-americane. La prospettiva di una rivolta contro i britannici, agli albori della Guerra di indipendenza americana non lo convince, e si oppone inutilmente di fronte ai suoi concittadini davanti a tale eventualità. Ma la guerra inizia e la sua preoccupazione è rivolta al figlio Gabriel che si è arruolato. Benjamin si vede costretto a riprendere le armi dopo che lo spietato colonnello inglese William Tavington ha fatto prigioniero Gabriel (che era tornato a casa ferito dopo una battaglia svoltasi nel campo di fronte alla proprietà di Benjamin) e ucciso, davanti ai suoi occhi, l’altro figlio Thomas. Egli riprende quindi le armi dalla parte degli americani (guadagnandosi il nome di spettro in quanto realizzava imboscate senza farsi individuare), recluta dei volontari con i quali, operando agguati e atti di guerriglia, riesce a cambiare gli equilibri della guerra nella Carolina del Sud. Durante i mesi trascorsi nell’esercito Gabriel sposa, dopo essersene innamorato, Anne Howard, vecchia conoscenza infantile e figlia di un amico e sostenitore di Benjamin. Intanto, a causa dei grandi insuccessi riportati dai suoi uomini, il generale Charles Cornwallis, autorizza il colonnello Tavington a utilizzare ogni metodo anche se poco onorevole per stanare Benjamin e gli altri volontari. Infatti dopo pochi giorni la casa dove si erano rifugiati i figli e la cognata di Martin viene data alle fiamme da una truppa comandata da Tavington, con conseguente assassinio dei badanti della casa. La famiglia di Benjamin viene trasferita in un luogo segreto al sicuro da altre incursioni inglesi. Una diversa sorte tocca ad Anne e alla sua famiglia, su ordine di Tavington tutti gli abitanti del villaggio dove vivevano vengono chiusi in chiesa la quale viene data alle fiamme. Martin e gli altri arrivano tardi quando ormai la chiesa è rasa al suolo. Gabriel accecato dall’ira si lancia all’inseguimento del colonnello insieme a un piccolo gruppo di volontari, riesce a ferire quest’ultimo ma viene ucciso durante lo scontro. Benjamin, addolorato dalla morte del figlio, perde la motivazione nel combattere e in un primo momento rinuncia a partire per la battaglia decisiva, ma cambia idea ricordando le motivazioni e il coraggio del figlio perduto. La battaglia finale vede l’esercito inglese in numero molto maggiore rispetto a quello americano, composto in parte anche da volontari. Sul campo, Benjamin per vendicare la morte dei suoi due figli affronta Tavington e lo uccide. Durante lo scontro, per superbia, Cornwallis commette errori strategici importanti e perde la battaglia, dopo una strenua resistenza delle truppe americane. L’arrivo dei Francesi pone fine alla guerra che viene vinta dagli americani. Nel corso delle battaglie, vengono evidenziati tutti i temi che caratterizzeranno la storia statunitense: dagli schiavi di colore che combattono per essere liberati, all’efferatezza e crudeltà degli inglesi e degli stessi americani durante il conflitto.”
Un film cruento che mette in mostra quanto la guerra produce e cioè niente di buono.
Questa mattina immerso nelle mie letture mi imbatto in questo passo di Etty Hillesum (1914 - 1943) tratto dal suo Diario: “Possono renderci la vita un po’ spiacevole, possono privarci di qualche bene materiale o di un po’ di libertà di movimento, ma siamo noi stessi a privarci delle nostre forze migliori con il nostro atteggiamento sbagliato: con il nostro sentirci perseguitati, umiliati e oppressi, con il nostro odio e con la millanteria che maschera paura. Certo ogni tanto si può esser tristi e abbattuti per quel che ci fanno, è umano e comprensibile che sia così. E tuttavia: siamo soprattutto noi stessi a derubarci da soli... Una pace futura potrà esser veramente tale solo se prima sarà stata trovata da ognuno in se stesso, se ogni uomo si sarà liberato dall’odio contro il prossimo, di qualunque razza o popolo, se avrà superato quest’odio e l’avrà trasformato in qualcosa di diverso forse alla lunga in amore se non è chiedere troppo... Trovo bella la vita, e mi sento libera... I cieli si stendono dentro di me come sopra di me. Credo in Dio e negli uomini e oso dirlo senza falso pudore.”
Come sono belle e profonde le parole di questa donna. Cerchiamo di essere in pace con noi stessi e sarà pace anche attorno a noi. Non è chieder troppo davvero.

lunedì 25 giugno 2012

La coerenza di Casini,la confusione della sinistra

di Luigi Pandolfi*

Eccoci qua. Casini dice si al patto tra progressisti e moderati proposto illo tempore da Bersani. Si fanno sentire anche dalle parti di Futuro e Liberà: siamo d’accordo, muoviamoci, dice Della Vedova.
A questo punto si pongono due problemi, immediatamente: se le primarie del centrosinistra hanno ancora un senso; se Vendola e Di Pietro possono stare dentro la cosa rilanciata da Casini sul Corriere.
Evidentemente, a meno che in questo clima di generale decadenza non dovremo ricrederci anche sull’ovvio, l’ipotesi di una colazione di centrosinistra imperniata sulla famosa foto di Vasto è andata definitivamente in frantumi.
Tanto più che lo stesso Casini, nel motivare la sua scelta, ha dichiarato che un accordo col Pd rappresenterebbe la naturale continuità di un rapporto politico cementatosi nel sostegno al governo Monti.
Ripartire da Monti, dunque. Dalla sua visione dell’economia, dei rapporti sociali, del lavoro.
In fondo bisogna apprezzare la coerenza di Casini: se con Monti a Palazzo Chigi ci troviamo d’accordo quasi su tutto, perché alle elezioni dovremmo andare divisi? Vai a dargli torto.
Come ho avuto modo di scrivere recentemente, la differenza oggi non è più tra chi sta con Berlusconi e chi lo avversa, ma tra chi sostiene le politiche di Monti e chi le contrasta, tra chi accetta questa Europa del rigore fine a se stesso e chi si batte per una nuova idea di Europa, in cui il primato è assegnato ai diritti dei cittadini, dei lavoratori, al futuro dei giovani, anziché agli interessi delle banche e della speculazione.
Questo Casini sembra d’averlo capito. E gli va dato merito. A fare gli indiani sono invece coloro che hanno scelto di collocarsi all’opposizione di Monti, ma, in vista delle prossime elezioni politiche, continuano a giocare con foto abruzzesi sbiadite, con primarie fantasma ed inutili, con schemi elettorali assolutamente incoerenti e avulsi dallo scenario politico che si sta profilando.
Casini va dunque con Bersani in nome di Monti. La sinistra ci andrebbe invece in nome di che cosa?


*Autore di "Crack Italia. La politica al tempo della crisi (Laruffa, 2012)".

La tragedia del "montismo" senza Monti

di Francesco Toscano

Un idiota si riconosce il più delle volte dalle idiozie che dice. In questi tempi barbari e bui, il motivetto preferito dagli idioti rei confessi è quello che allontana il più possibile lo spettro elettorale perché “non si vince sulle macerie del Paese”. Nessuno spiega perché l’amata italica patria potrebbe subire colpi mortali nel caso in cui il popolo bovino votasse al cadere delle foglie d’ottobre, anziché nell’aprile dell’anno prossimo venturo. Nessuno scioglie l’arcano, ma molti ripetono di continuo la stessa fesseria. Forse la Francia è al centro di una gravissima carestia a causa delle recenti votazioni? O vi risultano tumulti di piazza nella regione tedesca del nord Reno-Westfalia, teatro della brillante e giovane affermazione dell’ottima Hannelore Kraft? Non ci sembra, cortesi signori. La cupidigia di servilismo che acceca molti mediocri giornalisti e alcuni pessimi politicanti, trasforma un massone reazionario cinico ed inespressivo come Mario Monti in nettare prezioso da gustare lentamente e fino in fondo. Quel nettare per il palato di privilegiati come Bersani e Casini, diventa però veleno mortale per i deboli, gli sfruttati e gli emarginati da questo sistema politico e di potere corrotto, infame, ipocrita e schiavista. Votare a ottobre del 2012 o nell’aprile del 2013 cambia poco in termini assoluti. Relativizzando, è bene avere presente come ogni giorno di governo Monti rappresenti un chiodo conficcato con sadismo nella carne viva degli ultimi e, conseguentemente, prima scompare dalla scena politica italiana questo macellaio in loden al servizio di una banda di euro strozzini molto influenti, meglio è per tutti. Capire quale forza politica vincerà le prossime elezioni politiche, ad ottobre o in aprile, è questione invece molto più seria. La destra è un deserto dei tartari, paralizzata dal grigiore meccanico di Angelino Alfano, e scossa dal desiderio di rivalsa di un Berlusconi non ancora rassegnatosi al ruolo di illustre panchinaro. La Lega è già di fatto scomparsa. L’estrema debolezza del vecchio polo di centrodestra fa male però anche alla cosiddetta sinistra. Bersani, pur senza avversari visibili, sta tentando in tutti i modi di perdere le prossime elezioni e, probabilmente, potrebbe perfino riuscirci. Il caso Mancino-Napolitano sulla trattativa Stato-mafia ha tracciato un solco difficilmente ricomponibile tra il Pd e l’Idv. Lo strabismo del Pd in tema di giustizia irrita non solo Di Pietro, ma anche tutte le persone perbene di questo mondo. Se la difesa impacciata di Napolitano allontana Di Pietro, l’adesione acritica e clownesca del partito di Bersani alle ricette iperliberiste di Mario Monti in Bilderberg rischia di fare scappare anche un improvvisamente migliorato Nichi Vendola. Quest’ultimo ha ultimamente posto una questione molto seria e difficilmente aggirabile dai maggiorenti del Pd (clicca per leggere) riguardante la natura stessa della futura coalizione. Ha senso, si chiede correttamente Vendola, mettere in piedi un’alternativa politica formale che nella sostanza prosegua le solite ricette economiche affamanti? Bella domanda. Al Pd così resterebbe come alleato solo l’Udc di Casini e Caltagirone (editore capace di rivalersi su poveri giornalisti precari se condannato a risarcire i danni. (Clicca per leggere). Un futuro governo Pd e Udc è un incubo da scongiurare. Una specie di prosecuzione del montismo senza Monti. Una ipotesi terribile e spettrale.

Italia in semifinale. Il sogno azzurro continua

Una grandissima Italia ha superato ai rigori per 4-2 l’Inghilterra e giovedì affronterà la Germania nella semifinale di Euro2012.

E’ stata una partita entusiasmante, dominata dagli azzurri, che hanno creato moltissime occasioni da rete, sottomettendo nel gioco gli inglesi.

L’Italia al 3' ha colpito un palo clamoroso con una splendida conclusione di controbalzo dalla distanza di De Rossi. L’Inghilterra ha risposto al 4’ con un tiro di Johnson, parato da Buffon e con un colpo di testa in tuffo di Rooney al 13’, finito di poco alto, ma è stata l’Italia a mantenere il comando della gara e a rendersi pericolosa con Cassano e Balotelli. Nella ripresa gli azzurri hanno creato le occasioni da rete più ghiotte, con Balotelli, Montolivo e De Rossi, ma la porta di Hart sembrava stregata ed insormontabile. Prandelli ha sostituito Cassano con Diamanti e gli infortunati De Rossi e Abate con Nocerino e Maggio. Nonostante i ripetuti tentativi italiani, i tempi regolamentari si sono conclusi sullo 0-0. Nei supplementari l’Italia ha colpito di nuovo il palo, questa volta con Diamanti e così per decidere la partita si è andati ai calci di rigore, che hanno premiato la squadra più meritevole per quello che si è visto in campo.

La lotteria dei penalty è stata avvincente. Balotelli si è presentato per primo sul dischetto ed è andato in gol, Gerrard ha pareggiato i conti, Montolivo ha calciato a lato, Rooney invece non ha sbagliato. La situazione a questo punto vedeva avanti l’Inghilterra, ma per fortuna in pochi minuti tutto è cambiato. Pirlo con un delizioso cucchiaio alla Totti ha battuto Hart, Young invece ha centrato la traversa, Nocerino ha segnato, mentre Buffon ha neutralizzato il rigore di Cole. E’ stata quindi la volta di Diamanti che ha trasformato il quinto penalty, facendo esplodere di gioia l’Italia.

Immagini che ci hanno riportato alla mente la partita contro la Francia dei Mondiali di Germania 2006, quando Grosso siglò il rigore decisivo, regalandoci il quarto titolo mondiale. E’ vero ieri sera erano i quarti di finale, ma ci sono tantissime analogie con il 2006, a cominciare dal clima teso pre-Europei, sei anni fa con Calciopoli, oggi con Scommessopoli, e le solite critiche contro la Nazionale ed alcuni suoi giocatori. L’Italia c’è, a dispetto di chi non credeva in questa squadra.

"Ci ho sempre creduto. E' stata una vittoria meritata, i rigori hanno fatto giustizia. E' stata una grande partita dal primo all'ultimo minuto. Una battaglia. La partita l'abbiamo fatta noi dal primo minuto. E' stato giusto così. Il primo pensiero dopo il calcio di rigore? Andare ad abbracciare Buffon che mi aveva consigliato di allargare il tiro", ha detto Diamanti a fine gara ai microfoni della Rai. “Abbiamo giocato una grande partita e avremmo meritato di vincere prima. Siamo stati bravi, abbiamo creato tante occasioni, poi quando si va ai rigori ci vuole fortuna. Siamo soddisfatti, dico bravi ai ragazzi. Oggi voglio mettere l'accento sulla squadra, sullo spirito, sul cuore, siamo stati bravi a non far giocare bene l'Inghilterra. Godiamoci questi dieci minuti, poi penseremo alla Germania. Sono favoriti? Assolutamente sì", ha commentato mister Prandelli.

E ora l’appuntamento è per giovedì con la Germania, alle ore 20,45 a Varsavia per continuare a sognare. (f.m.)

A Gallio il ritiro delle nazionali italiane di Sci alpino femminile e di Salto e combinata nordica

Gallio (VI) - Dal 2 al 6 luglio Gallio si vestirà d’azzurro con il prestigiosissimo ritiro delle Nazionali Italiane di sci Alpino Femminile (Gigante e Slalom), e di Salto e Combinata Nordica che hanno scelto il paese dell’Altopiano per effettuare una parte della sempre importante preparazione estiva.
Le atlete dello sci alpino presenti a Gallio e ospitate all’Hotel Gaarten saranno, oltre naturalmente alla campionessa di casa Giulia Gianesini, Sabrina e Nadia Fanchini, Lisa Agerer, Federica Brignone, Chiara Costazza e Denise Karbon accompagnate dai tecnici: Michaela Abart, Seraina Pazeller e Costazza Stefano. Gli atleti del salto, alloggiati invece all’hotel Valbella, saranno: Alessandro Pittin, Giuseppe Michielli, Armin Bauer, Lukas e Mattia Runggaldier, Samuel Costa, Manuel Maierhofer e Roberto Tomio accompagnati dai tecnici Ebenhoch Fabien, Chenetti Giuseppe e Strobl Jochen. Nomi d’eccezione che ci hanno fatto sognare e che abbiamo tifato a più non posso in tante occasioni. Per le punte di diamante dello sci femminile l’amministrazione di Gallio, con il consigliere delegato allo sport Giorgio Tagliaro, ha organizzato una settimana allettante che si articolerà tra mattinate in palestra e pomeriggi dedicati al golf, presso il bellissimo campo del Golf Club Asiago, uscite in mountain bike e perfino il rafting al centro “Ivan Team” a Valstagna.
Ci sarà anche un bel momento di incontro, programmato per la serata del 4 luglio (ore 20.45, all’Auditorium di via Roma) con le atlete e gli atleti al quale sono stati invitati tutti i giovani che fanno parte degli sci club e delle scuole sci del vicentino, oltre che a tutti gli appassionati.
“Per Gallio, che vanta una lunga tradizione nello sci e soprattutto nel salto, è un vero onore ospitare le due nazionali - dichiara il consigliere delegato allo sport Giorgio Tagliaro - pensiamo non ci sia per questi atleti posto più idoneo perché indissolubilmente legato a queste discipline grazie ai suoi trampolini, a tutta la loro storia, ai campioni di casa che, oggi come in passato, li hanno calcati e alla presenza di un’atleta come Giulia Gianesini, galliese e ormai parte integrante del gruppo nazionale femminile”.
“Ringrazio i due team per la loro disponibilità ad incontrare i nostri giovani sportivi. - continua Tagliaro - Ho voluto organizzare questo momento per dar ai nostri ragazzi una testimonianza diretta e vera che possa aiutarli e incentivarli nel loro percorso sportivo, pieno a volte di difficoltà ma senz’altro ricco di valori che solo lo sport può trasmettere. Vorremmo realizzare una serata in cui i veri protagonisti siano proprio i giovani che potranno ascoltare le esperienze sportive e di vita degli atleti ai quali spesso guardano come esempio da imitare, ma anche e soprattutto passare una serata in bella compagnia, ricca di festa ed allegria con i loro beniamini”.
Dare ospitalità alle nazionali di sci alpino femminile (Gigante e Slalom) e di Salto e Combinata Nordica è stato possibile grazie all’impegno non solo dell’Amministrazione Comunale di Gallio ma anche dell’Ufficio Turistico, il Fans Club Giulia Gianesini, dello Sci Club Gallio, alla fattiva collaborazione di sponsor come la Cassa Rurale ed Artigiana di Roana, la Rigoni di Asiago, della Sport Plus Italian Academy dell’hotel Gaarten, con il direttore Andrea Braga in particolare, dell’Albergo Valbella e alla gentile disponibilità della presidente del Golf Club Asiago Irene Gemmo, dell’Ivan Team di Valstagna e, non ultimo, al contributo degli azzurri altopianesi Giulia Gianesini e Pietro Frigo (asiaghese e skiman della nazionale di salto e CN) che sono stati veri ambasciatori di quanto di bello e importante può offrire il loro territorio.
L’augurio degli organizzatori è che l'Altopiano contribuisca a far conseguire importanti risultati nella prossima stagione invernale agli atleti azzurri.

Crisi e chiusura all'ippodromo Le Padovanelle

Riceviamo dallla LAV di Padova e pubblichiamo:

Il cavallo: magnifico animale tanto caro all’uomo, fin dai tempi più remoti. Utile come strumento bellico, mezzo di trasporto, fonte di cibo, strumento di divertimento per passeggiate bucoliche del fine settimana, attrazione nei palii, nelle rievocazioni storiche piuttosto che nei circhi; utile per la pet-therapy e persino per la vivisezione, anche in Italia; utile come fonte di guadagno nel corso di scommesse ippiche, legali e non, ed, infine, come fonte proteica tanto decantata dai degustatori di carni dal sapore deciso.

Nel mondo dell’ippica, in particolare, il cavallo è costretto a diventare un atleta a tutti gli effetti; con la differenza che, al contrario di quelli umani, lui non ha scelto di esserlo. Qualcun altro ha deciso per lui, condannandolo, fin da puledro, ad una vita all’insegna della doma, del duro addestramento quotidiano e della somministrazione farmacologica, più o meno lecita, per fare di lui un campione, e quindi una sicura fonte di guadagno per chi ne gestisce le sorti. Sessioni estenuanti di esercizi sotto la minaccia del frustino, sfruttando l’effetto dell’antico sistema educativo coercitivo del premio/punizione. Metodi che si avvicinano, a volte superandolo palesemente, il confine con il maltrattamento. E la cosiddetta “doma naturale”, contrariamente a quanto affermano i suoi sostenitori, si basa anch’essa sul rapporto impari di dominanza dell’Uomo sull’(altro) animale. Un rapporto utilitaristico e all’insegna della mercificazione, non rispettoso delle vere esigenze etologiche del cavallo, cui nulla importa delle questioni umane e della loro fame di guadagno. Gli si chiede una prestazione ottimale, come ad una macchina qualsiasi, ignorando che si tratta di un essere vivente senziente. E se non dà quello che gli si chiede, si cambia. Il40% circa dei puledri avviati all’ippica rimane irrimediabilmente danneggiato durante la fase di training nell'età compresa tra i diciotto mesi e i due anni, mentre un altro 25-30% si perde durante la stagione di corse tra i due e i tre anni. I soggetti scartati, se sono “riutilizzabili”, finiscono nei maneggi di piccoli centri o nelle piazze di molti comuni dove si svolgono anacronistici palii, magari su strade asfaltate e senza controlli ufficiali. Oppure vengono impiegati da organizzazioni criminali che li usano nelle corse clandestine, vera piaga sociale in continuo aumento e attualmente fonte di maggior reddito per la zoomafia, con un indotto annuo pari a 1 miliardo di euro, come denunciato dall’Osservatorio Zoomafia della LAV.
E i cavalli-atleta, invece? Dopo una fugace carriera agonistica, ormai “vecchi”, vengono usati per correre gare di livello più basso, per poi, infine, essere anche loro sfruttati nei maneggi più che si può oppure diventare riproduttori. Il suo valore di mercato cala sempre di più fino a quando diventa, a metà dei suoi potenziali anni di vita (20 anni, contro i 40 a cui potrebbe arrivare in libertà), solo un animale da macello. Eh sì, perché il cavallo, tanto caro agli “amanti dei cavalli” non è ancora considerato dalla nostra legislazione un animale d’affezione, ma da reddito; e quindi macellabile.

Uno scenario che lascia poco spazio alle idilliache descrizioni fornite da chi dell’ippica ha fatto un mestiere e cerca di impietosire l’opinione pubblica con allarmanti appelli di imminenti chiusure di ippodromi. Una vera e propria operazione di strumentalizzazione, come sta accadendo per l’Ippodromo “Le Padovanelle” a Ponte di Brenta, attualmente in balia di una confusione gestionale senza precedenti. Con anche qualche palese, sottile minaccia, di rischio di morte per disidratazione dei 50 cavalli attualmente ancora detenuti all’interno della struttura, considerando che Grassetto ha comunicato ai “proprietari” dei malcapitati equidi che a fine mese interromperà l’erogazione delle utenze, acqua compresa.

Ricordiamo, per memoria storica, che proprio il tanto decantato ippodromo patavino, che in molti si ostinano a difendere per impedirne la definitiva chiusura, nonostante un’inesorabile e auspicata (da parte nostra) agonia di tutto il settore ippico, è stato al centro di indagini per corse truccate, che nel 2006 hanno portato ad un arresto con l’accusa di associazione a delinquere finalizzata alla truffa ai danni dello Stato e degli scommettitori, come riportato nel “Rapporto Zoomafia2007” della LAV.

Alle Padovanelle, ma non solo, lamentano un calo drastico dei finanziamenti come causa della loro crisi. Colpa dello Stato, che ha ridotto del 40% gli stanziamenti previsti per l’anno in corso, accusano. Non dicendo che, però, il settore incasserà comunque ben 235 milioni (!) di euro. Una cifra che, in questo momento di crisi, fa rabbrividire, se consideriamo che si tratta di denaro pubblico investito per un’attività economica fallimentare ormai già da tempo e la cui causa (o merito, per noi) è da ricercare in realtà nel drastico calo delle scommesse ippiche, attualmente “solo” l’1,7% del totale.

Ma questi discorsi economici sono di poco conto e interessano solo chi sfrutta i cavalli. La vita non ha prezzo. E il punto fondamentale deve essere un altro: quale sorte attende questi poveri cavalli? I proprietari per quanto ancora saranno disposti a sborsare per mantenere atleti che non possono più correre (almeno lì) e fruttare? Saranno venduti per essere sfruttati in altri ippodromi o nei maneggi? Oppure avviati al fiorente mercato delle corse clandestine? O ringraziati per i loro servigi, avviandoli al macello? In ogni caso, non sarà difficile disporne a proprio piacimento, vista l’attuale lacunosa tracciabilità prevista per gli equidi.


Helga Vincenti
Responsabile STP LAV Padova

Sede locale: Via Savonarola 117 - 35137 Padova
E-mail: lav.padova@lav.it

I Venturieri: "Possono un vecchio, una barca ed un secchio di pece salvare la nautica?"

Possono un vecchio, una barca ed un secchio di pece salvare la nautica? È quello che si sono chiesti I Venturieri al loro 8° Raduno di Chioggia e ne sono usciti con un’idea: “ecco come possiamo fare noi per salvare il mondo della nautica, o almeno il nostro angolo di banchina”. La desertificazione morale dei diportisti è la conseguenza della gestione della nautica moderna, delle barche di “plastica”. Si badi, non è un problema di materiale di costruzione, ma della filosofia moderna imposta dall’industria al diportista, che mira ad un produzione intensiva, con barche usa-getta (ma poi dove le gettiamo?), aprendo il mare ad automobilisti trasformati marinai. Questa è la nautica da cui I Venturieri vogliono salvarci. Come? La risposta, una possibile risposta, si poteva trovare seguendo le varie fasi del Raduno di barche classiche ed autocostruite che I Venturieri organizzano da diversi anni, a Chioggia. Le barche hanno riempito la banchina di Piazza Vigo; è stata una festa che ha coinvolto sia la curiosità di chi passava per caso, sia l’interesse degli esperti del settore nautico. Bastava infatti camminare lentamente lungo la banchina ed osservare gli scafi. Non occorre esser tecnici del settore, anzi il fascino che quelle barche emanano, colpisce l’interesse e la fantasia di tutti. Ogni barca ha la sua storia e la racconta. Qualcuna ci parla di lussi passati, altre fanno immaginare lunghe navigazioni, altre il lavoro dei pescatori, altre ancora raccontano di lunghe ore di costruzione amatoriale... Sono barche “venturiere” che hanno qualcosa da comunicare, come i loro proprietari, sempre felici di rispondere alle domande dei curiosi. Nell’ambito del Raduno si è inoltre tenuto il Seminario sulla “Storia ed evoluzione nella progettazione, costruzione e recupero delle barche tradizionali” cui partecipano relatori da tutta Europa. Quest’anno è stata la volta di Thedo Fruithof ( Presidente dell’European Maritime Heritage dei Paesi Bassi). Ci ha parlato della grande flotta di barche da lavoro e tradizionali, che sopravvivono solo se possono dare un reddito che possa sostenere la loro manutenzione, e se vi sono porti storici che possano ospitarle a costi ridotti. Questi porti siti nel centro storico, e oggi inadatti alla portualità moderna sono ideali per ospitare le nostre barche. Si ottiene così il risultato di avere un omogeneo contesto tra i palazzi e le antiche strutture restaurate e le imbarcazioni tradizionali in acqua e quindi la valorizzazione del territorio. Non potrebbero fare lo stesso i nostri comuni? L’intervento del Sindaco di Chioggia sembra lasci aperta questa possibilità, condivisa da Marino Budicin ,Vicesindaco di Rovigno e presidente della comunità degli italiani d' Istria , che ha sottolineato la vicinanza culturale, storica e di interessi, delle due città. Mi chiedevo all’inizio se possono un vecchio, una barca ed un secchio di pece salvare la nautica. Forse I Venturieri, come Don Chisciotte, combattono a vuoto contro i mulini a vento! Ma tutto è collegato: barche, cultura marinaresca, ambiente, inquinamento. I Venturieri, che storicamente hanno sede a Chioggia, hanno particolarmente a cuore le loro barche e il loro mare. L’Adriatico è un mare eccezionalmente bello, ma fragile, a grande rischio di inquinamento. Tutti, tutte le regioni, tutte le nazioni hanno bisogno di turismo. Ma riteniamo debba essere un turismo intelligente, sostenibile. Nei sogni dei Venturieri vi è la promozione di questo mare, non solo della laguna , ma del “Golfo di Venezia”, che nelle antiche carte è indicato a partire da Corfù e termina su a Trieste. Incrementare ancor di più i contatti tra le varie Amministrazioni regionali e statali, per aver leggi e controlli omogenei ed efficaci in materia di inquinamento e di salvaguardia dei luoghi di interesse storico-artistico e naturalistico (cosa già realizzata nei Paesi del Nord Europa). Attenzione - sottolineano I Venturieri - non vogliamo una piatta globalizzazione, anzi sappiamo che ogni golfo, ogni isola ha le sue barche, e noi vorremmo salvare e valorizzare le ultime rimaste. Questo è il nuovo, ambizioso progetto de I Venturieri.

Se siete interessati al dvd che raccoglie gli atti del Convegno “Storia ed evoluzione nella progettazione, costruzione e recupero delle barche tradizionali”, contattate la segreteria de I Venturieri all’indirizzo mail info@venturieri.it

Verona: La sera in riva al fiume. II^ Edizione

Seconda edizione per la rassegna di Teatro sulla terrazza sull’Adige del Circolo Ufficiali dell’Esercito di Verona

Si rinnova l’appuntamento teatrale estivo offerto dal Circolo Ufficiali dell’Esercito in collaborazione con il Teatro Impiria di Andrea Castelletti e con la Filodrammatica Partenopea del Generale Modaudo. All’insegna dello spirito di accoglienza, si aprono gli spazi di Castelvecchio riservati al Circolo che in occasione delle serate teatrali potranno essere così apprezzati da tutti i veronesi. Come la scorsa estate, sarà uno degli angoli più belli della città, la terrazza sull’Adige di Castelvecchio, a dar luogo ad una serie di suggestivi appuntamenti teatrali dal titolo “La sera in riva al Fiume”.

Gli spettacoli si terranno tutti al martedì, con inizio alle ore 21.15. Ad aprire il cartellone sarà proprio la Filodrammatica Partenopea con una serata dal titolo “Napoli e dintorni”, in cui vengono proposti due esilaranti atti unici provenienti direttamente dalla migliore tradizione partenopea, “L’avvocato Strummolo” e “‘Na scappatella” per la regia di Beppe Morisi, con attori campani rigorosamente doc della storica compagnia che da ben 27 anni cavalca i più grandi capolavori eduardiani.

Il 24 luglio arriva da Bolzano il gruppo teatrale Luci della Ribalta che porta a Verona la commedia giallo-surreale “Cose dell’altro mondo” di Jean Noel Fenwick. Un luogo chiuso senza vie d’uscita e tre persone sconosciute, completamente diverse, che si trovano improvvisamente insieme ad affrontare una situazione irreale: una giornalista in carriera incapace di accettare i compromessi, un segretario di un uomo politico, un esuberante parrucchiere alla moda. Un brillante e incalzante susseguirsi di situazioni in cui ognuno entra nel mondo degli altri, a scoprirne le verità.

Il 7 agosto andrà in scena l’attrice veronese Francesca Botti che si sta guadagnando le attenzioni del circuito teatrale nazionale con il suo “Electroshow”, un lavoro che prende spunto da Petrolini e dal cabaret degli anni ’20, per riflettere, sorridendo, sugli essere umani che assomigliano sempre più a dei fantocci persi dietro i comandamenti degli slogan pubblicitari, riviste, tv e delle chiacchiere da bar che fanno da guida ai nostri desideri.

Chiude la rassegna il 21 agosto il Teatro Impiria che presenta il suo “Il ragazzino e la bicicletta”, una deliziosa commedia tratta dal bel libro di Michele Marziani per la regia di Andrea Castelletti. Nella bottega di un vecchio meccanico di biciclette entra un ragazzino trascinando la sua bici bucata: scoprirà un mondo di ferri, gomme, manubri, grasso e sudore. Per tutte le vacanze estive, il ragazzino si troverà a trascorrere le sue giornate nell’officina, affascinato da quel mondo e da una storia che si tinge di giallo.

In caso di pioggia gli spettacoli si terranno nel teatro interno ricavato nel Salone del Circolo.


I biglietti potranno essere acquistati in loco. Per informazioni contattare Teatro Impiria (3405926978 - info@teatroinpiria.net) o la Direzione del Circolo (0458002868 - cusegreteria@cedocvr.esercito.difesa.it).

domenica 24 giugno 2012

Un libro in rete a Valdagno: I padroni del Veneto

Venerdì 29 giugno 2012, alle ore 20.45, presso Palazzo Festari in Corso Italia n.63 a Valdagno (VI) il giornalista Renzo Mazzaro presenterà il suo ultimo libro dal titolo: "I padroni del Veneto" (Laterza, 2012).

Parteciperà alla presentazione Lorenzo Bernardi, professore ordinario di Statistica Sociale all’Università di Padova di cui è stato anche Preside della Facoltà di Scienze Statistiche, Prorettore alla didattica e allo sviluppo dell’Ateneo, Presidente del Nucleo di Valutazione, presidente dal 2011 della Fondazione Palazzo Festari, autore di numerose pubblicazioni scientifiche e libri tra cui "Percorsi di ricerca sociale" (2005) e "Il delta dei significati" (2008), collaboratore in commissioni tecnico-scientifiche e in attività di consulenza presso l'ISTAT, alcuni Ministeri e Regioni.

Coordinerà la serata Francesco Jori, giornalista, editorialista dei quotidiani del Nordest del gruppo "L'Espresso" e collaboratore de "la Repubblica", già inviato speciale e vicedirettore de "Il Gazzettino", vicedirettore del Centro Studi "Giorgio Lago" dell'Università di Padova.

Splendori e miserie di una classe dirigente che ha giocato per vent'anni solo in casa e solo per se stessa

Forza economica ma nano politico: è la desolante definizione data del Veneto da Sergio Romano, editorialista del "Corriere della Sera". È drammaticamente vero, spiega Renzo Mazzaro, autore di "I padroni del Veneto". Lo spiega ricostruendo gli ultimi vent'anni di politica veneta in mano a una classe politica locale suddita di interessi altrui. Vent'anni fa il Veneto era il principale bacino di voti per la Democrazia Cristiana. Con la fine della Prima Repubblica e il trionfo della Lega sembrava che il leone di San Marco potesse tornare a ruggire. Ma non è stato così. Il Veneto è l'unica regione europea più ricca della Baviera ma con una politica locale deludente e priva di spessore. L'autore scopre le ragioni del suo fallimento nella storia politica recente, nel suo malaffare, nelle piccole ambizioni e nei grandi interessi economici di un governo suddito di profitti altrui. Prima con Giancarlo Galan, appeso al consenso di Silvio Berlusconi e franato con lui, poi con Luca Zaia, giovane e rampante, ma incapace di smarcarsi dai diktat di Bossi e della Lega lombarda. La stessa classe imprenditoriale, con nomi famosi in tutto il mondo, non è stata capace di darsi una rappresentanza nazionale adeguata, non è andata oltre il successo sui magazine e in alcuni casi, come quello delle fusioni bancarie, il risparmio dei cittadini veneti e la gestione della finanza sono stati portati altrove. Il risultato è un territorio distrutto da uno sviluppo caotico, crisi sociale, crollo economico. Scrive il giornalista Piero Erle: «il titolo del libro di Mazzaro ha due facce. Perché da una parte è vero che ci sono tutti, i volti noti del Veneto di questi venti anni. Ma dall'altra è altrettanto chiaro, nel dipanarsi delle vicende politiche ed economiche che via via Mazzaro far rivivere agli occhi del lettore, con un ricchissimo patrimonio di "dietro le quinte", che il filo rosso della storia pare un altro: il potere, quello che ha determinato le svolte e le scelte da veri "padroni del Veneto", non è qui, ma altrove». Una possibile via di scampo è quell'unica risorsa sempre presente nel DNA veneto: la capacità imprenditoriale. Una sorta di molla che non si schiaccia mai. "Sembra una frase fatta, aria fritta. Invece rinvia ai fondamentali: è la molla dentro, se ce l'hai, che ti tiene in piedi quando tutto crolla attorno". Una potente risorsa individuale, che dovrebbe essere al servizio di un riscatto collettivo.


Renzo Mazzaro, giornalista del gruppo "Repubblica - Espresso", lavora per i quotidiani veneti "Il Mattino" di Padova, "La Nuova Venezia" e "La Tribuna" di Treviso per i quali si occupa di politica e della Regione Veneto, di cui scrive dal 1986.

Consegnato il tricolore a Vezzali e De Pellegrin

Nella sala dei Corazzieri al Quirinale, il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ha consegnato il tricolore a Valentina Vezzali, alfiere alle Olimpiadi di Londra 2012, e a Oscar De Pellegrin, alfiere paralimpico. L’emozione ha caratterizzato la cerimonia e si è percepita fin dalle prime note dell'inno di Mameli, (il cui testo è anche cucito sulle nuove divise olimpiche), intonato dal coro delle voci bianche dell'Accademia di Santa Cecilia.
"Farò di tutto per essere a Londra", ha detto il Capo dello Stato. "Portando questa bandiera diventate portatori della Nazione italiana. L'Italia è una nazione e uno Stato ma è nata prima come nazione, ma le nazioni sono un'altra cosa. Conservano la loro identità, sono fatte di cultura, di partecipazione sociale, di senso civico. Voi rappresenterete la nazionale italiana, del resto cosa sono Olimpiadi e Paralimpiadi se non una festa delle nazioni?".
Il Presidente del CONI, Giovanni Petrucci ha aggiunto: "Faremo fare bella figura al Paese. Allo sport italiano si chiede sempre di vincere, non è facile ma ce la metteremo tutta. I due portabandiera dei prossimi Giochi sono un'atleta come Valentina Vezzali, che vincendo cinque medaglie ai Giochi ha fatto risuonare l'inno di Mameli, e Oscar De Pellegrin, che è alla sua sesta partecipazione olimpica. Nello sport esiste la cultura della vittoria, ma anche quella della sconfitta. Noi ce la metteremo tutta ma senza sconfinare nel fanatismo".
Dopo l'intervento del Ministro dello Sport, Piero Gnudi, hanno preso la parola i due portabandiera. "Sto provando un'emozione unica ed indescrivibile. Per me è un orgoglio difficile da spiegare, è una giornata speciale. Signor Presidente in ognuno di noi si accenderà un fuoco che ci consentirà di dare il massimo in ogni competizione. Si può vincere e si può perdere, l'importante è dare tutto senza recriminare. Essere l'alfiere, è molto importante e motivo di responsabilità. Molti giovani ci guardano, è importante dare un'impressione positiva", ha detto Valentina Vezzali.
''Per me è un grandissimo onore, anche per promozionare lo sport paralimpico. Ringrazio il presidente del Cip, Luca Pancalli, che mi ha concesso l'onore di portare questa bandiera. Oggi lo sport conferma che serve per unire, nello sport l'impegno e il sacrificio sono comuni per qualsiasi atleta: dobbiamo far sì che un numero sempre più crescente di atleti si avvicini a questo movimento. Ho l'occasione per dirle, egregio e caro Presidente: la aspettiamo a Londra, dove potrà toccare con mano l'importanza e l'autenticità delle nostre discipline. Ci venga a vedere”, queste le parole di Oscar De Pellegrin.
A Valentina, a Oscar, e a tutta la delegazione italiana un grande in bocca al lupo per i Giochi di Londra 2012. (f.m.)