venerdì 6 maggio 2016

Un libro in rete a Valdagno: “Le infiltrate” di Nicola Palmarini



Stasera, venerdì 6 maggio 2016, alle ore 20.30, presso Palazzo Festari (Corso Italia n.63 - Valdagno) Nicola Palmarini presenterà il suo ultimo libro dal titolo: “Le infiltrate. Ragazze e tecnologia, stereotipi e opportunità” (Egea, 2016). Dialogheranno con l’autore Maria Pierdicchi, manager e Alessandra Tognazzo, ricercatrice. L’incontro, promosso da Guanxinet in collaborazione con Coop Alleanza 3.0, sarà coordinato da Liliana Magnani.

Per informazioni: info@guanxinet.it - www.guanxinet.it tel. 0445 406758
“Hai letto cosa scrivono? Sarà vero quel che dicono? Sarà vero che da piccoli si sta meglio che da grandi senza un figlio? Sarà vero che l’amore viene al mattino presto, che ti coglie nel sonno e ti svegli e tutti gli uomini di prima sono andati, e forse muoiono? Che c’è un tempo buono anche per ambire ad un tempo migliore, è quando la stagione buona ti accarezza e si lascia intuire, ma tu non farmi accontentare mai ma fammi desiderare. Dammi il coraggio di sorridere di un sogno, se non si può esaudire” (Non voglio che Clara, “La stagione buona”, dall’album “Dei Cani”)
di Emanuele Bellato
E’ difficile scrivere una recensione obiettiva di un libro quando l’autore, già dalla prima pagina, ti conquista con una citazione di uno dei tuoi gruppi musicali preferiti… Se poi la band in questione, ossia i bellunesi Non voglio che Clara, fa parte di un circuito cantautorale indipendente di artisti poco noti al grande pubblico, con una media di appena diecimila visualizzazioni per i video presenti su Youtube, capirete che scatta subito una forte empatia. Inoltre, l’album titolato “Dei Cani” del 2010 è un autentico capolavoro. Se non li conoscete comprate i loro cd, andate ad ascoltarli dal vivo. Le mie canzoni preferite sono “L’Estate”, “Gli amori di gioventù”, “L’inconsolabile”, “Il dramma della gelosia” e poi l’originale cover, presente nell’album “Hotel Tivoli”, de “L’ultima occasione” portata al successo da Mina. 
Ecco sono andato fuori tema, ma “Le infiltrate” di Nicola Palmarini permette tutte le divagazioni e connessioni possibili, abbatte pregiudizi, tabù e stereotipi. Da un certo punto di vista incrina anche certi “miti”, come quello della Silicon Valley e dei suoi grandi innovatori, da Steve Jobs a Mark Zuckerberg. Il loro genio non è in discussione, ma il loro mondo sì. Un mondo senza donne o peggio vietato alle donne. Mi ha colpito leggere la storia del bigliettino da visita di un ancor giovane Zuckerberg (il papà di Facebook) sul quale era stampato “I’m CEO, Bitch” (trad. troi*), oppure delle scale di vetro trasparente dello store di Apple, più adatte ad un film di Tinto Brass. Viene da dire che negli ultimi anni abbiamo assistito ad una rivoluzione tecnologica-informatica “fallica”. 
Prendo a prestito il suddetto termine da un altro libro: “Satisfaction. La ribellione del rock” (Sprea Music, 2016) di Dario Salvatori, in cui il critico musicale parla di “rock fallico” e cita un’osservazione di Sheila Whiteley a proposito del celebre brano degli Stones: “[…] quel riff insistente e pulsante rende bene l’idea che l’appetito di Jagger sia insaziabile e che nessuno sia in grado di soddisfarlo. Non è un caso che, dalla fine degli anni Settanta, un enorme fallo turgido avrebbe dominato sul loro palco. Poco libertino e per niente libertario Mike Jagger stabiliva inequivocabilmente un atteggiamento maschile di tipo dominante, il potere e la soddisfazione sono concentrati sul pene, mentre la donna viene identificata come ‘altro’, un bene sessuale il cui ruolo è quello di gratificare”.
Questi esempi sembrano dire: tutte le rivoluzioni contengono una buona dose di reazione, ma se vogliamo cercare i responsabili dell’esclusione delle donne dobbiamo guardare ai modelli culturali o sotto-culturali di dominio maschile sedimentati da secoli, tramandati per generazioni, inculcati sin da bambini. Al contrario, Palmarini invita le ragazze a credere in sé stesse, a non porsi dei limiti e cercare di realizzarsi. Nessun campo deve essere loro precluso, specie quello scientifico-matematico-digitale, perché lì si giocherà la partita del futuro. 
Ada Lovelace
Certo, molte donne hanno conquistato posti di potere, ma spesso si sono comportate come degli uomini in gonnella. Così non va, anzi Palmarini dice di più: “non si tratta solo e soltanto di essere differenti, ma di fare la differenza”. Il “ghiaccio” è già stato rotto e gli esempi, anche storici, non mancano. Si pensi ad Ada Lovelace inventrice, all’inizio dell’800, del primo algoritmo, ad Eileen Pollack, una delle prime due donne ad ottenere un baccalaureato in Fisica a Yale e più recentemente Yvonne Brill, scienziata aerospaziale e tante altre donne fino alla nostra Samantha Cristoforetti.
Il libro di Palmarini è molto utile anche per quei genitori diffidenti verso percorsi di studi considerati prerogativa maschile. Scrive l’autore: “Matematica, per esempio, è una delle lauree in grado di fornire le maggiori opportunità per una carriera a livello internazionale”. Condizionamenti ed ignoranza possono sbarrare le porte ad un futuro radioso. Liberiamo dunque i saperi, finalmente anche per le donne sembra essere arrivato “un tempo buono per ambire ad un tempo migliore”… Se non ora, quando?

LE INFILTRATE Ragazze e tecnologia, stereotipi e opportunità

Descrizione a cura dell’editore: «Non è necessario che le ragazze si iscrivano». Questa frase campeggiava su un cartello che nel 2009 faceva bella mostra di sé all’Università della California. Per quanto offensiva possa sembrare, non è una pratica così inusuale tenere le donne fuori da faccende che gli uomini giudicano molto maschili come le scelte formative legate alle discipline STEM: Science, Technology, Engineering, Mathematics. E mentre le ragazze sono «indirizzate» a occuparsi d’altro, non possiamo nemmeno immaginare, perché non abbiamo mai davvero potuto metterlo alla prova, un sistema socio-economico-politico globale realmente paritario. Reiteriamo lo stesso modello di cui siamo figli e in cui da un lato c’è «la società» e dall’altro centinaia di iniziative «al femminile», come se la società e la società al femminile fossero entità separate.

Ma qui non si tratta di studiare un algoritmo. Qui si tratta di sfruttare il talento, la conoscenza, la capacità, il merito, la diversità, nell’interesse di tutti. Non è la conquista di posizioni di potere e di leadership: è la scommessa del cambiamento proposto dalla società digitale, con tutti i suoi limiti e iperboli ma anche con quelle che sembrano essere oggettive opportunità-di-pari-opportunità, abilitate dall’apparente asessualità del codice binario.

La svolta è possibile, se le ragazze adesso, immediatamente, capiscono che sta a loro scegliere di percorrere strade in cui la necessità di competenze e capacità è semplicemente, oggettivamente maggiore e più urgente del retaggio della discriminazione. Alla nascente industria del digitale, dell’analisi dei dati, dei modelli predittivi servono scienziati preparati, intelligenti, in grado di cambiare i paradigmi e, perché no?, portatori di quella competenza, propria del femminile, che si forma nell’abitudine a occuparsi delle cose della vita, a saperci stare dentro.

Il tema se le ragazze possano scrivere codice o meno non si pone. Possono. La domanda è: sanno di poterlo fare? Sanno che cosa si nasconde dietro a questa possibilità? Dobbiamo dirlo loro e, prima ancora, ai loro genitori, chiamati a raccontare alle proprie figlie che sono portate e geneticamente qualificate per un lavoro alternativo a quello cui in genere paiono destinate. 

Nicola Palmarini, ha lavorato per oltre dieci anni nella comunicazione come direttore creativo. In IBM dal 2000, ha guidato numerosi progetti di trasformazione digitale per promuovere la creazione di valore attraverso le emerging technologies, la collaborazione e i social media. Esperto di Internet delle cose e di social data, è stato fino al 2014 Manager Digital Marketing & Brand Systems di IBM Italia e direttore europeo dell’IBM Human Centric Solutions Center, realizzando progetti di ricerca applicata basati sulle tecnologie per il sociale, le persone disabili, gli anziani. Dopo aver contribuito alla creazione e al lancio della start-up fintech Tinaba.it, vive oggi a Boston, dove è Global Digital Creative & Technology Advocate per IBM Research. Insegna Comunicazione sociale presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano. Con Egea ha pubblicato Lavorare o collaborare? Networkingsociale e modelli organizzativi del futuro (2012) e Boomerang. Perché cent’anni di tecnologia non hanno (ancora) migliorato il mondo (2014). 

Maria Pierdicchi, ha ricoperto diversi ruoli manageriali apicali con primarie organizzazioni internazionali nel settore finanziario e ha conseguito il Premio Bellisario nella sezione Manager “Finanza”. Attualmente è Consigliere non esecutivo di Luxottica, SP, Nuove Banche Marche, Etruria Cari Ferrara e Cari Chieti. E’ stata socia fondatrice di Valore D, associazione che raggruppa più di 150 società per promuovere la leadership femminile. 

Alessandra Tognazzo,  laurea e Ph.D. all’Università di Padova, dove oggi è Post-doc Research Fellow. Sposata e mamma di Miriam (3 anni) e Samuele (18 mesi). Nel 2010 è stata Ph.D. Visiting Student alla IESE Business School di Barcellona. Ha vinto numerosi premi internazionali: “Best Ph.D Proposal” dall’IFERA Doctoral Consortium (2010), “Best Teaching Case Study-Competition” da ASFOR-Emerald (2012), “Giovani Talenti Città Impresa” (2013), “Philip Morris-Empowering Research Award” (2015), “The most innovative and provocative paper” dall’IFERA Research Development Workshop (2016). È docente di Family Business all’Università di Padova e di  Human Resource Management all’Università Cà Foscari di Venezia. Le sue ricerche sono apparse in pubblicazioni internazionali (tra cui Journal of Technology Transfer, International Journal of Entrepreneurship and Innovation). 

Liliana Magnani, Assessore all’istruzione, formazione, sviluppo e attività economiche del Comune di Valdagno e dirigente Coop Alleanza 3.0.

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Aiutiamo Vincenza Sicari nella maratona più importante, quella per la vita. Firma la petizione lanciata da “Il Popolo Veneto - Giornale Italiano Fondato nel 1921” (clicca qui

Leggi l'intervista de "Il Popolo Veneto" con Vincenza Sicari (clicca qui)

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